mercoledì 28 gennaio 2015

Procedure di infrazione n. 2009/2086 e n. 2013/2170

Le procedure di infrazione n. 2009/2086 e n. 2013/2170 riguardano la parziale disapplicazione da parte dell'Italia della direttiva VIA/VAS. L'ultima delle due procedure sopraelencate è relativa alla messa in mora dell'Italia per un caso riguardante lavori sul fiume Piave non sottoposti a VIA sulla base di una falla della legge regionale veneta ed è stata aperta grazie ad un'interrogazione durante la penultima legislazione europea da parte di Andrea Zanoni, oggi non più riconfermato all'europarlamento.
Mentre, per quanto riguarda la prima delle due, la storia è più complessa. Essa risale al 2003 con il progetto di espansione dell'aeroporto Malpensa e si basa sul mancato riferimento nella legislazione nazionale e di conseguenza nelle leggi regionali a tutti quei parametri quali-quantitativi che rendono necessaria la procedura di assoggettabilità a VIA (o VAS), in pratica lo "screening" preliminare, delle istanze progettuali.
A proposito, consigliamo la lettura di questo articolo del giuristica ambientale Berardino Albertazzi.
Le modifiche necessaria alla disciplina vigente riguarderebbero: la definizione di “progetto”; i progetti soggetti a verifica di assoggettabilità alla VIA (screening); l’accesso alle informazioni ed alla partecipazione al pubblico ai processi decisionali in materia di VIA e VAS.

Nuova definizione di progetto (lettere a) e b) del comma 1)

Il comma 1, lettera a), novella, integrandola, la definizione di “progetto” contenuta nell’art. 5, comma 1, lettere g) e h), del D.Lgs. 152/2006, trasponendo integralmente la definizione recata dall’art. 1, paragrafo 2, lett. a), della direttiva 2011/92/UE. La nuova definizione di “progetto” fa riferimento alla realizzazione di lavori di costruzione o di altri impianti od opere e di altri interventi sull’ambiente naturale o sul paesaggio, compresi quelli destinati allo sfruttamento delle risorse del suolo. Inoltre, in relazione alla vigente formulazione della norma, si precisa che:
– per le opere pubbliche, gli elaborati del progetto preliminare e del progetto definitivo sono predisposti in conformità all’art. 93, commi 3 e 4, del D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture);
– negli altri casi, il progetto preliminare e quello definitivo sono predisposti con un livello informativo e di dettaglio almeno equivalente ai fini della valutazione ambientale.

Progetti soggetti a verifica di assoggettabilità alla V.I.A. (“screening”) (lettere c), d) ed e) del comma 1; commi 2, 3 e 4)
Con le lettere c), d) ed e) del comma 1 dell’art.15 della nuova legge vengono introdotte nuove disposizioni, sostitutive di quelle introdotte dall’art. 23 della L. 97/2013, al fine di pervenire ad un recepimento della direttiva capace di superare in maniera definitiva le censure mosse dalla Commissione europea nell’ambito della procedura di infrazione 2009/2086, avviata, principalmente, per non conformità delle norme nazionali che disciplinano la verifica di assoggettabilità a VIA (screening) con l’articolo 4, paragrafi 2 e 3, della direttiva 2011/92/UE.

LO "STATO DELL'ARTE" A INIZIO 2015

Alle Procedure di infrazione n. 2009/2086 e n. 2013/2170 l'Italia ha cercato di mettere prima una pezza a colori con l'introduzione della "VIA postuma" (subito bocciata dal consiglio di stato); successivamente, con
la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24 giugno 2014 dell Decreto Legge del 24 giugno 2014, n. 91.
Per il superamento del rilievo principale della procedura 2009/2086, l’articolo 17 del D.L.91/2014 prevede, l’emanazione di Linee guida nazionali destinate a ridefinire i criteri e le soglie per determinare l’assoggettamento alla procedura di verifica dei progetti dell’Allegato IV del D.Lgs.152/2006 e s.m.isulla base di tutti i criteri dell’Allegato III della direttiva VIA e non solo sulla base di criteri dimensionali e localizzativi.
Il ministro dell'Ambiente ha trasmesso, con lettera dell’8 gennaio, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale recante le "linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale dei progetti di competenza delle regioni e delle province autonome (allegato IV alla parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni e integrazioni)".
Come riportato nel provvedimento, l'emanazione del DM è finalizzato a superare le censure formulate dalla Commissione europea nell'ambito della procedura di infrazione 2009/2086, avviata per non conformità delle norme nazionali alla normativa comunitaria in materia di Via (direttiva 201/92/Ue) e procedura di infrazione 2013/2170.
Nel testo si specifica che il ministero monitorerà le ricadute derivanti dall'applicazione delle linee guida, predisponendo eventuali revisioni o aggiornamenti.
Il documento è stato dunque assegnato alle commissioni Ambiente di Camera e Senato, che dovranno esprimere il proprio parere entro il 3 febbraio [AGGIORNAMENTO APRILE 2015: le camere hanno approvato il documento].

Se la commissione UE non dovesse accettare i correttivi dell'Italia, il rischio è che l'Italia venga condannata a pagare una pioggia i risarcimenti a tutte quelle imprese già in possesso di titoli autorizzativi, come si legge in un
articolo del Sole24Ore del l'agosto 2014.

LA PROCEDURA DELLE INFRAZIONI DEL DIRITTO COMUNITARIO
Ma come funziona il procedimento delle infrazioni europee?
Innanzitutto, c'è una fase pre-contenziosa di competenza della Commissione europea, che può avviarla d'ufficio (art. 258 TFUE), ovvero su richiesta di qualsiasi altro Stato membro (art. 259 TFUE), oppure ancora su impulso di un'interrogazione parlamentare presentata al Parlamento europeo da un deputato, ovvero da una denuncia di privati cittadini. La Commissione, ove rilevi l'effettiva violazione di una norma di diritto dell'Unione europea, concede allo Stato membro sottoposto alla procedura un termine di due mesi per presentare le proprie osservazioni circa gli addebiti mossi, tramite l'invio di una lettera di messa in mora (o lettera di contestazione). Laddove lo Stato interessato non risponda entro i termini, ovvero non fornisca chiarimenti soddisfacenti, la Commissione emette un parere motivato con cui opera una formale diffida ad adempiere nei confronti dello Stato sottoposto alla procedura.
L'eventuale passo successivo è la fase giurisdizionale o contenziosa. Qualora lo Stato in causa non si conformi al parere nel termine fissato dalla Commissione, questa, ovvero lo Stato membro che abbia eventualmente avviato la procedura, sono legittimati a proporre ricorso per inadempimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

Se la Corte decide riconoscendo la violazione del diritto comunitario da parte dello Stato ritenuto inadempiente, quest'ultimo ha l'obbligo di porre immediatamente rimedio alla violazione accertata. Se poi la Commissione ritiene che lo Stato membro non abbia preso i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza emessa dalla Corte comporta, allora può dar corso ad una ulteriore procedura di infrazione e ad un nuovo giudizio innanzi alla stessa Corte per l'esecuzione della sentenza ed il pagamento di penalità.





sabato 24 gennaio 2015

DIFFIDA DI FOGGIA ATTIVA SULLA CENTRALE A BIOMASSE ENTERRA

A puro titolo informativo, pubblichiamo la diffida scritta dal signor Matteo Loguercio e dall'avvocato Pio Giorgio Di Leo per conto dell'associazione Foggia Attiva facente a capo al consigliere comunale ex M5S (nonché membro del comitati VIA della Provincia di Foggia e, dal 2014, anche della Regione Puglia) Vincenzo Rizzi, disocciandoci dal suo contenuto che non ha a che fare con questo blog ed i suoi autori. In sostanza, la "diffida" impugnerebbe l'autorizzazione concessa dalla Regione Puglia ad Enterra nel 2012 perché incompatibile con due legge italiane sopravvenuta nel 2014 (e recentemente nel 2015 ulteriormente ritoccata). Per il resto, essa ricalca da vicino l'esposto già presentato dal M5S nel 2013 e che aveva sortito l'effetto di far aprire, se pur per poco, un fascicolo d'inchiesta alla procura di Foggia, nel quale si sottolineava l'elusione della procedura di valutazione di assoggettabilità a VIA (detta anche "screening" - per approfondire: VIA e screening regionali: tutte le novità introdotte dal DL 91/2014) come del resto anche nell'interrogazione parlamentare del parlamentare Cinque Stelle Giuseppe L'Abbate. 3 Santi All'inferno

All’Ufficio Servizio Energia
Reti Infrastrutture Materiali
per lo Sviluppo Regione Puglia

al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Foggia


ATTO DI SIGNIFICAZIONE, INVITO E DIFFIDA
Con il presente atto, i sottoscritti cittadini residenti nel Comune di Foggia intendono sottoporre all'attenzione del Dirigente del Servizio e delle altre Autorità sopra evidenziate la grave violazione del diritto comunitario sulle norme che regolano la valutazione ambientale ed altre incongruenze presenti nell’Autorizzazione Unica, rilasciata per determinazione dirigenziale n. 298 del 15 novembre 2011 alla società Enterra S.p.A relativa alla costruzione ed all’esercizio di un impianto per la produzione di energia elettrica alimentata da biomassa vegetale, da realizzarsi nel Comune di Foggia in località “Rignano Garganico Scalo”.

CONSIDERATO
- Che l’impianto in questione per le sue caratteristiche, per la localizzazione e per l’impatto potenziale va sottoposto a VIA ed AIA, così prescriveva la Direttiva 85/337/CEE poi sostituita dalla Direttiva 2011/92/UE;
- Che l’esclusione dalla procedura di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale contrasta con il diritto europeo; è fatto obbligo al nostro Stato (in tutte le sue articolazioni, nazionali e locali, del potere esecutivo, legislativo e giudiziario) di disapplicare le leggi statali e regionali e gli atti amministrativi non conformi al diritto europeo, onde evitare una possibile condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia e il risarcimento dei danni;
- Che il DL 91/2014, convertito in legge 116/2014, all’art 15 prevede “Disposizioni finalizzate al corretto recepimento della direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, in materia di valutazione di impatto ambientale. Procedure di infrazione n. 2009/2086 e n. 2013/2170”; conferisce ai ministeri competenti il compito di emanare un apposito decreto in cui sono “definiti i criteri e le soglie da applicare per l'assoggettamento dei progetti di cui all'allegato IV alla procedura di cui all'articolo 20 (dlgs 152/2006 e smi) sulla base dei criteri stabiliti nell'allegato V... Fino alla data di entrata in vigore del suddetto decreto, la procedura di cui all'articolo 20 è effettuata caso per caso, sulla base dei criteri stabiliti nell'allegato V”; la dimensione dei progetti è, quindi, solo uno dei criteri in base ai quali il diritto dell’Unione europea sottopone tali progetti alla procedura di VIA;
- Che per l’impianto in argomento esistono diversi motivi di attenta analisi VIA e AIA, seguendo i criteri stabiliti dalla Parte II – Allegato V del Dlgs 152/2006 e smi:
⚪ dimensioni ragguardevoli dell’impianto, circa 50MWtermici;
⚪ cumulo con altri impianti inquinanti esistenti insieme a progetti in corso di valutazione:
⚪ inceneritore di rifiuti già autorizzato in territorio di Manfredonia nei pressi di Borgo
Mezzanone a 18km dal centro abitato di Foggia;
⚪ centrale termoelettrica a gas nei pressi di Candela;
⚪ centrale termoelettrica a gas a San Severo;
⚪ centrale termoelettrica a biomasse vegetali a Sant’Agata di P., già autorizzata;
⚪ centrale termoelettrica a biomasse vegetali a Carapelle, in fase di autorizzazione
provinciale;
⚪ avvio del procedimento per un impianto a biogas con recupero energetico nei pressi
di Lucera.
Senza dimenticare gli impianti eolici e fotovoltaici a terra che, oltre a produrre energia
per circa 2GWelettrici, hanno impattato profondamente con il territorio e il paesaggio;
la non trascurabile quantità di acqua di cui avrà bisogno l’impianto, non in linea con la
“promozione di un utilizzo sostenibile delle risorse idriche” presente all’art 1 della
direttiva 2000/60/CE;
produzione di rifiuti quali ceneri per circa il 15% del combustibile, fanghi di
depurazione acque reflue;
il rischio di incidenti rilevanti, insito nelle centrali termoelettriche;
il territorio di Foggia è contornato da zone protette, quali il Parco del Gargano, Bosco
Incoronata, i Monti Dauni, Lago Salso, le Zone Umide della costa;
qualità dell’aria ambiente già fortemente inquinata, così come accertato dal Piano
Regionale Qualità dell’Aria, nel quale troviamo Foggia ed altri rilevanti centri abitati
della provincia, con aria pessima, da risanare secondo la direttiva 2008/50/CE;
durata ventennale dell’autorizzazione più altri venti dalla prima scadenza;
una scelta che non pare necessaria sia dal punto di vista energetico (surplus regionale
dell’83,5%), sia per usi alternativi delle biomasse utilizzate.
Sottrarre a priori all'obbligo di valutazione ambientale la totalità di una categoria di progetti, eccede il margine di discrezionalità. Le autorità locali hanno l’obbligo di adottare, nell’ambito delle loro attribuzioni, tutti i provvedimenti, generali o particolari, atti a rimediare alla mancata valutazione dell’impatto ambientale di un progetto ai sensi dell’art 2, paragrafo 1, della direttiva 85/337; l’Italia non ha provveduto ad adeguare la disciplina
interna e, nel 2009, la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione 2009/2086;
- Che la Corte di Giustizia dell’Unione europea con le sentenze del 24 ottobre 1996, causa C-72/95; 16 settembre 1999, causa C-435/97; 7 gennaio 2004, causa C-201/02; 19 aprile 2012, causa C-21/11; 21 marzo 2013, causa C-244/12, sancisce che gli Stati membri non possono escludere dall’obbligo della VIA alcune categorie di progetti ricorrendo al solo
criterio dimensionale.

TENUTO CONTO
- del comma 1 art.29 Legge n. 234/2012 che stabilisce: “lo Stato e le regioni, nelle materie di propria competenza legislativa, danno tempestiva attuazione alle direttive e agli altri obblighi derivanti dal diritto dell'Unione europea”;
-dell’art.43 della stessa legge sul “diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di regioni o di altri enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell’Unione europea”;
- posto che l’art.29 comma 1 del D.lgs. n.152/2006 prescrive che i provvedimenti di autorizzazione o approvazione adottati senza la previa valutazione di impatto ambientale sono annullabili per violazione di legge;

INVITANO E DIFFIDANO
L’Ufficio amministrativo in indirizzo, per quanto scritto in narrativa, all’annullamento d’ufficio in via di autotutela dell’Autorizzazione Unica rilasciata e a prendere atto che il mancato esercizio dell’autotutela nei confronti di un atto chiaramente illegittimo, può portare alla condanna alle spese dell’amministrazione, con conseguente danno erariale, la cui responsabilità potrebbe essere fatta ricadere sul dirigente responsabile del mancato annullamento.
Per i motivi d’urgenza innanzi elencati di cui all’art. 328, 1° c., c.p., la presente valga quale diffida
ex art. 328, 2° c., c.p.

venerdì 23 gennaio 2015

INCENTIVI INVITALIA PER BIOMASSE: NO GRAZIE!

di Agostino Di Ciaula (30/12/2011)

Il Ministero dello Sviluppo Economico del Ministro Passera ha promosso incentivi per gli impianti a biomasse in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un bando che offre agevolazioni per progetti di attivazione, rafforzamento e sostegno della filiere delle biomasse, per un totale di 100 milioni di euro.

Le domande da porsi sono se questa sia una decisione compatibile con la sostenibilità ambientale e con lo sviluppo di quelle regioni meridionali e se sia compatibile con le minime garanzie di sicurezza sanitaria per i residenti, di salubrità dell’ambiente e di sviluppo dell’economia agraria, punto di forza delle regioni meridionali.

Ci sarebbe anche da chiedersi se non sarebbe stato più opportuno indirizzare risorse economiche così ingenti ad altre più pressanti priorità dei residenti di quelle regioni, anziché a favorire gli industriali delle biomasse.

Le biomasse, quando prodotte in loco (filiera corta) spesso alterano il panorama locale delle colture, distorto dal privilegiare per motivi economici quelle da bruciare nella centrali per la produzione di energia elettrica. Quando, peggio, sono importate (filiera lunga), generano un incremento di inquinanti legato alla loro mobilizzazione. In entrambi i casi (produzione locale o importazione), va considerata la produzione di gas serra ed inquinanti prodotti dalla movimentazione delle ceneri prodotte da tali impianti. I problemi legati al trattamento, recupero, utilizzo e smaltimento delle ceneri che gli impianti a biomassa inevitabilmente producono è quasi sempre completamente ignorato dai proponenti di questi impianti. A questo proposito è da sottolineare la tossicità delle ceneri prodotte. Il contenuto di cadmio, cromo, rame, piombo e mercurio delle ceneri volanti derivanti dalla combustione di legname (quercia, faggio, abete) è superiore a quella riscontrabile nelle ceneri volanti prodotte dalla combustione di carbone. Queste ceneri andrebbero smaltite in discariche per rifiuti tossici, con gravi conseguenze ambientali e con elevati costi di smaltimento.

Sino ad ora questo tipo di centrali sono state proposte (e spesso autorizzate) in zone del mezzogiorno classificate dalle ARPA locali come “zone da risanare”, e questo è spesso avvenuto in seguito ad iter autorizzativi semplificati e gestiti non dalle Regioni ma dalle Province, con tutti i limiti logistici che questo comporta in termini di risorse disponibili a garantire adeguate valutazioni di impatto ambientale per questa tipologia di impianti.

Le regioni che dovrebbero “beneficiare” degli incentivi ministeriali sono ai primi posti per emissione di inquinanti atmosferici da impianti industriali.

Tale situazione sarebbe peggiorata dall’elevato numero di nuove centrali a biomasse e a biogas, che emetteranno gas serra e numerosi altri inquinanti (polveri sottili, ossidi di azoto, formaldeide, idrocarburi, benzene, persino diossine) con gravi conseguenze sanitarie nel breve termine (malattie cardiorespiratorie, specie in gruppi a rischio come bambini, anziani e affetti da patologie croniche) e nel lungo termine (tumori maligni, malformazioni fetali, disturbi dell’accrescimento e dello sviluppo in età infantile).

Nonostante i sistemi di abbattimento degli inquinanti atmosferici utilizzati dalle centrali a biomasse, per questi impianti è prevista dalla legge la possibilità di emettere almeno sino a 450mg/Nm3 di diossido di azoto (NO2), un valore circa doppio rispetto a quello concesso ad un inceneritore di grossa taglia (200 mg/Nm3 D.Lgs. 11 maggio 2005, n.133) e circa 11 volte superiore a quello di solito concesso alle centrali termoelettriche a metano (40mg/Nm3).

I limiti per il monossido di carbonio (almeno sino a 500 mg/Nm3) sono invece circa 16 volte superiori a quelli previsti per una centrale termoelettrica alimentata a metano (30 mg/Nm3). Per gli altri inquinanti vengono concesse concentrazioni simili a quelle degli inceneritori di grossa taglia.

A questo si aggiunga che i progetti di questo tipo di centrali in genere non prevedono alcun monitoraggio delle emissioni di diossine.

In ultimo, considerata la particolare vocazione agricola delle regioni oggetto degli incentivi, è opportuno sottolineare come, a parte la sottrazione di suolo a produzione agricola da destinare alla localizzazione delle centrali, le emissioni inquinanti (soprattutto particolato secondario e COT) causeranno significative conseguenze sul ciclo vitale soprattutto di ulivi e vigneti confinanti con tali impianti, e sulla capacità e qualità produttiva dei terreni agricoli limitrofi.

In conclusione, non appaiono essere in alcun modo giustificabili incentivi governativi che invece di privilegiare pratiche virtuose come il compostaggio, il risanamento di impianti industriali fonte di livelli record di emissioni inquinanti, il risanamento ambientale, la correzione di atavici dissesti idrici e idrogeologici di Puglia, Calabria, Sicilia e Campania, ancora una volta genereranno un vero e proprio tsunami di inquinanti in queste regioni, incrementando criticità già presenti, mettendo a rischio l’economia agricola e la qualità delle colture e minacciando seriamente la salute dei residenti.

È auspicabile una presa di posizione chiara e decisa delle amministrazioni regionali interessate, che dovrebbero mettere in atto tutti gli strumenti possibili utili ad ostacolare questa ulteriore minaccia ambientale e sanitaria indirizzata alle comunità meridionali.

Puglia, Campania, Sicilia e Calabria non dovranno più essere territori di conquista per nessuno se favoriranno le preziose risorse umane e territoriali sulle quali possono contare. Favorire speculazioni economiche in danno delle comunità non può considerarsi bene comune.

FONTE: https://www.facebook.com/notes/agostino-di-ciaula/incentivi-del-governo-allinquinamento-da-biomasse-al-sud-perch%C3%A9-dovremmo-rispond/10150470705664678

DISCARICA A GIARDINETTO? SOLO UN BRUTTO SOGNO!

Giardinetto, la discarica
Solo un brutto sogno!

di Ines Macchiarola
FONTE: http://www.affaritaliani.it/puglia/giardinetto-la-discarica-solo-un-brutto-sogno.html

Troia (Fg) - Emesso il dispositivo di sentenza relativo al Processo Giardinetto presso l'ex Tribunale di Lucera dal Collegio giudicante formato dal Presidente Giancarlo Pecoriello, e i Giudici a latere Giuseppe Sciscioli e Giulia Stano, trasmesso al Pubblico Ministero Pasquale de Luca. Ascoltate le arringhe difensive dei legali degli imputati accusati a vario titolo, insieme all'azienda I.A.O Srl di falso ideologico e disastro ambientale per fatti risalenti al 1999, il giudice ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti di Vito Balice e Vincenzo Piccirillo perchè il fatto non sussiste. Estinti per prescrizione, invece, le imputazioni di reato a carico di Giuseppe De Munari.
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Un esito intravisto già nel corso dell'udienza dello scorso 23 ottobre nella quale, sentiti numerosi “Testi” della Pubblica accusa e della difesa, negli accapi principali della requisitoria finale si richiedeva: la derubricazione dei reati, e il proscioglimento per intervenuta prescrizione nei confronti di De Munari, il proscioglimento per fatti contestati dagli inquirenti, avvenuti nel 1999, e l'“assoluzione perchè il fatto non costituisce reato” nei riguardi di Belice e Piccirillo.
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A questi era stato chiesto il dissequestro, e agli aventi diritto, la restituzione di quanto sequestrato al fine di effettuare la bonifica. Con la sentenza, di conseguenza, é stata disposta la restituzione e il dissequestro dell'area all'azienda avente diritto, ovvero alla I.A.O Srl ai fini della bonifica integrale del sito a termini di legge. E' stata, invece, emessa separatamente un'Ordinanza relativa a fatti contestati a Balice e Piccirillo riguardanti le accuse di falso ideologico e la messa in sicurezza del sito rispetto alla presenza di amianto.
Giardinetto Korea


In particolare, dall'esame degli atti il reato ipotizzato è risultato diverso da quello contestato. La falsità ideologica penalmente rilevante, che riguarda l'atto pubblico costituito dalla Delibera regionale nella parte in cui presuppone la circostanza della messa in sicurezza del sito relativamente all'amianto, non risulterebbe corrispondente al vero.

“L'atto regionale”, si legge nel dispositivo, “erroneamente prodotto è stato, però, indotto dalle relazioni degli imputati, indicato nel capo di imputazione di tal che nel fatto commesso dagli stessi imputati appare ravvisabile il reato di cui agli articoli 48, 110, e 479 c.p.”. Per tali motivi è stata disposta la trasmissione di copia degli atti relativi al relativo accapo, al PM perchè proceda in ordine al fatto diverso configurabile nella ondotta degli imputati Belice e Piccirillo.

(inesmacchiarola1977@gmail.com)

M5S: NO RICONVERSIONE ZUCCHERIFICI IN CENTRALI A "BIOMASSA"


I progetti di riconversione degli zuccherifici in centrali elettriche a biomassa risultano essere finanziati, in conformità del regolamento del Consiglio (CE) n. 320/2006, del 20 febbraio 2006, relativo a un regime temporaneo per la ristrutturazione dell’industria dello zucchero nella Comunità. Il parlamentare del M5S Vittorio Ferraresi ha lanciato una proposta di legge, alla quale è possibile contribuire online registrandosi al portale del Movimento Cinque Stelle (qui), per abolire questo odioso incentivo. Un incentivo ormai obsoleto, spacciato inizialmente come a favore del settore della bieticoltura italiana, ma che in realtà non ha fatto altro che acuirne la crisi ed ammazzarla con la complicità di alcune associazioni di categoria.

Anche altri parlamentari del M5S si stanno impegnando su questo fronte. Il deputato pugliese Giuseppe L'Abbate, componente della commissione agricoltura, sta interrogando i ministeri competenti (finanze, sviluppo economico, agricoltura, ambiente e sanità) su di un finanziamento di 25 milioni di euro concesso da Invitalia (quelli del "prestito d'onore" ai giovani del sud...) concesso per la realizzazione della centrale a biomasse ENTERRA presso Borgo Eridania (Rignano Garganico Scalo) nel Comune di Foggia, da alimentarsi prevalentemente a sansa. Non si tratta di un progetto di riconversione ai sensi degli artt. 24 e 26 del Decreto Legislativo 3 marzo 2011, n. 28, che il M5S vuole abrogare ora, come nel caso di Eridania a Russi in provincia di Ravenna. Ma, anche se il progetto pugliese è stato portato avanti senza gli incentivi "ammazza-bieticoltori", comunque il sospetto è che la sua sostenibilità finanziaria ed economica riposi esclusivamente sugli incentivi pubblici, ricavati dalle tasse dei cittadini; anzi, come nel caso di altri progetti finanziati da Invitalia (a proposito, Report ha fatto un'intera puntata), il rischio è che l'opera, anche se finanziata, non venga mai ultimata.

Intanto, ieri dalla Procura di Lanciano è arrivata la notizia che la guardia di finanza ha sequestrato un sansificio con annessa centrale a biomasse a Treglio in Abruzzo. Fra le irregolarità contestate, il superamento dei limiti emissivi (a proposito, ricordiamo che il comitato VIA provinciale, di cui è componente il consigliere comunale ex PD ed ex M5S Vincenzo Rizzi, in seguito al suo "nulla osta preliminare" non ha mai di fatto autorizzato il quadro delle emissioni e degli scarichi di Enterra), lo smaltimento irregolare delle ceneri (in Puglia, manco a dirlo: Cerignola e Corato) e l'uso di rifiuti speciali al posto delle biomasse autorizzate.

domenica 18 gennaio 2015

VENDOLA, SBLOCCA ITALIA E INCENERITORI: MARCEGAGLIA RINGRAZIA!

E' ufficiale: nel ricorso contro lo Sblocca Italia la Regione Puglia non ha impugnato l'art. 35 sugli inceneritori. Al Sud in arrivo rifiuti da tutta Italia.

Il lungo silenzio del governo regionale rispetto alle pressanti richieste giunte soprattutto da parte del Movimento Cinque Stelle avrebbe dovuto farlo presagire: con la delibera di giunta regionale n. 3 del 2015, la Regione Puglia ha impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale lo Sblocca Italia tralasciando però l'art. 35 sugli inceneritori. I "termovalorizzatori", dunque, non rientrerebbero - secondo quando commentato da Nichi Vendola - tra le "materie delicatissime che non includono solo le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e di stoccaggio di gas naturale, ma anche le infrastrutture ferroviarie (inclusa la tratta Napoli-Bari) e aeronautiche, il governo del territorio, le infrastrutture energetiche e i gasdotti, anche per quanto concerne i profili di valutazione dell'impatto ambientale". Ciò nonostante il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani sia stato annunciato come aderente alla filosofia "rifiuti zero".
Se l'art. 35 non dovesse essere rigettato come incostituzionale dalla Corte, verrebbe istituita una rete nazionale degli inceneritori, in base alla quale tutti gli inceneritori ritenuti "strategici" dallo stato dovranno accogliere rifiuti provenienti anche da fuori regione, senza possibilità da parte delle Regioni di porre alcun limite a questo traffico. La lista degli impianti verrà pubblicata a breve dal MinAmbiente.
Si tratta dell'ennesimo dono di Vendola a Marcegaglia, che gestisce in regime di quasi monopolio il business degli inceneritori in Puglia, con i forni di Manfredonia (in fase di collaudo) e quello "gemello" di Massafra, per cui è stato chiesto il raddoppio, e i numerosi impianti CDR della COGEAM distribuiti su tutto il tacco della penisola.
Le Regioni che hanno impugnato lo Sblocca Italia sono Abruzzo, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto. La Lombardia (che già da tempo ha una "exit strategy" dall'incenerimento) è stata la prima ad impugnare l'art. 35, condividendo la scelta con le altre Regioni del Nord, come dichiarato dall'assessore regionale all'ambiente. Si delinea chiaramente il progetto di rendere il Meridione la ciminiera d'Italia per il futuro. Anche l'altra regione meridionale a presentare ricorso, la Campania, infatti, non ha "deciso" di non impugnare l'art. 35.

martedì 13 gennaio 2015

IL GOVERNO RENZI RISPONDE SULLA CENTRALE DI BORGO ERIDIANIA



A più di sei mesi di distanza, giunge finalmente il responso del Ministero dello Sviluppo economico all’interrogazione parlamentare del deputato L’Abbate (M5S) sulla centrale a biomasse di Rignano Garganico Scalo, a Foggia

Il cittadino Giuseppe L'Abbate davanti ai cancelli della Manfredonia Vetro
Dopo numerose pressioni a Montecitorio ed a sei mesi dalla presentazione, domattina il Ministero dello Sviluppo economico risponderà all’interrogazione parlamentare presentata dal deputato pugliese Giuseppe L’Abbate sulla futura centrale a biomasse di Borgo Eridania a Foggia della società Enterra S.p.A. Mercoledì mattina, infatti, è previsto alle ore 9.00 presso la Commissione Attività Produttive della Camera il responso del Governo Renzi sull’impianto di Rignano Scalo. Il parlamentare 5 Stelle, nel suo atto del 25 giugno 2014, aveva richiesto ai ministeri dello Sviluppo economico, dell’Agricoltura e dell’Ambiente se, nel corso dell’istruttoria da parte di Invitalia sulla centrale a biomasse, sia stata tenuta in debita considerazione l’analisi costi-benefici, visti gli ingenti finanziamenti pubblici, in modo tale da garantire alla cittadinanza locale, già allarmata dalla presenza di altri impianti simili, che le ricadute occupazionali ed economiche, anche indirette, giustifichino gli impatti ambientali e sanitari ed anche il danno all’agricoltura biologica e di qualità della Capitanata, che questo progetto porta inevitabilmente con sé.

“Attendiamo di conoscere, finalmente, la posizione del Governo Renzi sulla centrale di Borgo Eridania – dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura e primo firmatario dell’interrogazione parlamentare – Le riserve espresse sull’impianto riguardano, innanzitutto, la provenienza del materiale combustibile. Il regolamento regionale pugliese sulle biomasse, datato 2008, infatti, prescrive che il requisito della filiera corta, modalità con cui Enterra intende esercire l’impianto, sia dimostrato attraverso effettive intese o accordi di filiera con il mondo dell’agricoltura, da stipularsi prima dell’autorizzazione e che, in questo progetto, non vengono evidenziati. A dicembre 2013, la società parlava di contatti coi fornitori ancora in fieri. Peraltro, si tratta di un combustile, come la sansa vergine – continua L’Abbate (M5S) – il cui utilizzo in impianti di così grossa taglia non ha alcun precedente adducibile a conforto della comprovata qualità del progetto e della sua sicurezza. Un combustile la cui potenziale scarsità potrebbe rappresentare un fattore di mancanza di solidità economico-finanziaria dello stesso progetto. Vedremo cosa ci risponderà il Ministero dello Sviluppo economico in merito”.

L’autorizzazione unica concessa dalla Regione Puglia alla società Enterra di Orio al Serio (Bergamo) per la realizzazione della centrale a biomasse a Foggia è datata novembre 2011. Nel frattempo, il 70% dell’impresa è stata acquistata dalla società estera “Belenergia” mentre Enterra ha firmato, nei primi mesi del 2014, un contratto di sviluppo con Invitalia, in base al quale il progetto Borgo Eridania sarà finanziato dalla società privata per un importo pari a 22,52 milioni di euro e dall’Agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa per 26,34 milioni di euro con fondi pubblici. Un’opera che ha visto la forte opposizione dei cittadini del territorio a causa dell’immediata vicinanza dell’impianto al centro abitato e per la mancata valutazione di impatto ambientale, dato che trattasi di centrale di poco inferiore ai 50 megawatt termici. Infine, è stata pubblicata a novembre, sull’albo pretorio della Provincia di Foggia, l’Autorizzazione Paesaggistica per la costruzione di una linea elettrica aerea interrata ed un posto di trasformazione da palo dell’Enel per la fornitura della Enterra S.p.A. a Rignano Garganico Scalo.

lunedì 12 gennaio 2015

OSSERVATORIO RIFIUTI ZERO SU INCENERITORE MARCEGAGLIA

Nota stampa su inceneritore Marcegaglia del 12 gennaio 2015

"TENERE ALTA L'ATTENZIONE E SOPRATTUTTO INFORMARE CORRETTAMENTE LA CITTADINANZA"


Negli ultimi giorni sono circolati diversi articoli sull'inceneritore sprovvisti di fonti e documentazione, che in realtà non aggiungono nulla di nuovo rispetto a quanto andiamo, inascoltati, dicendo da diversi mesi in qualità di Osservatorio Rifiuti Zero della città di Cerignola. L'unica notizia veramente utile circolata è relativa all'articolo scritto da Michele Cirulli per L'Attacco (http://www.marchiodoc.it/2.0/index.php?option=com_content&view=article&id=4921:qlinceneritore-e-attivoq-parola-del-gruppo-marcegaglia&catid=48:homepage-notizia-principale), il quale, al fine di trovare un riscontro oggettivo, ha intervistato telefonicamente l'a.d. della società ETA del Gruppo Marcegaglia, Roberto Garavaglia. Quest'ultimo infatti confermerebbe che l'inceneritore è sì attivo, ma in modalità test ("pre-esercizio"), ma non è ancora in funzione a tutti gli effetti di legge e di funzionalità, non essendo stato ancora completato il collaudo (al quale, peraltro, il Comune di Cerignola non ha richiesto di partecipare). Pertanto, con la presente nota, intendiamo porre alla pubblica attenzione alcune questioni sulle quali sarà fondamentale vigilare nelle prossime settimane:

1) il permesso di costruire dell'inceneritore scade perentoriamente il 27 gennaio 2015, data a partire dalla quale la nostra attività di osservatorio riprenderà a pieno ritmo attraverso l'invio di un'istanza di accesso agli atti indirizzata a tutti gli organismi competenti a vario titolo;

2) resta un mistero la vicenda del capannone "CDR" adiacente all'inceneritore, di proprietà della Cogeam (joint venture di ETA e Tradeco, quest'ultima comproprietaria di Ecocapitanata, inceneritore di rifiuti speciali nella zi. di Cerignola, oggi per fortuna spento) e gestito dalla società Progetto Ambiente FG partecipata all'1% dalla Provincia di Foggia) inaugurato e mai entrato in funzione, che è stata spesso da più parti paragonato ad un cavallo di Troia;

3) l'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell'impianto efficace a partire dal 7 ottobre 2010 con validità di 5 anni è già in scadenza, quindi bisognerà vigilare sulla procedura nella quale Cerignola risulta ente cointeressato, in quanto nell'AIA (o meglio nella relativa II conferenza dei servizi) viene stabilita la provenienza del CDR (oggi CSS) esclusivamente dalla Regione Puglia e prioritariamente dalla nostra provincia, salvo residuali eccezioni che ogni volta andranno preventivamente comunicate ed autorizzate dalla Regione: a proposito, l'ufficio ambiente del Comune di Cerignola ha lasciato già da tempo filtrare la notizia secondo cui la società ETA avrebbe aperto nei confronti della Regione Puglia un braccio di ferro per far arrivare rifiuti da fuori regione, ma di questa "vertenza" a noi non risulta alcuna traccia scritta formale;

4) nell'ultimo articolo di Cirulli la Regione Puglia affermerebbe che la delega sarebbe passata alla Provincia, circostanza però già smentita tempo fa dal competente dirigente provinciale ing. Giovanni D'Attoli: questo è perciò errato ed, anzi, non sarebbe la prima volta che il Servizio Ecologia della Regione Puglia, specialmente nell'ultimo biennio, si contraddice palesemente sull'iter;

5) infine, con l'art. 35 del D. Lgs. 133/2014 "Sblocca Italia" (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 11/11/2014), l'inceneritore dovrebbe entrare nella rete strategica nazionale degli impianti per lo smaltimento di rifiuti urbani, che verrà annunciata con un imminente decreto del Ministero dell'Ambiente, a causa del quale l'AIA verrà modificata in automatico per consentire al forno nei pressi di Tressanti di "servire" alla pubblica utilità dello stato italiano.


Dall'articolo di Cirulli ciò che emerge di più allarmante è, oltre al ben noto e perdurante lassismo di tutte le amministrazioni comunali coinvolte, il contrasto fra la società ETA che afferma la titolarità di diritti che la Regione Puglia invece starebbe negando con diffide che sistematicamente non sortiscono l'effetto desiderato. Fra i due litiganti, il terzo, il popolo inquinato, non gode.

sabato 3 gennaio 2015

ENNESIMA BEFFA PER TARANTO: AMIU VUOL PRODURE CSS


E' stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (BURP) del 31/12/2014 l'autorizzazione alla “Trasformazione dell’opificio esistente in un centro di lavorazione preliminare e stoccaggio provvisorio di scarti recuperabili e non, derivanti dalla raccolta differenziata e selettiva di RSU” ‐ Taranto ‐ loc. La Riccia Giardinello”.
Da ricordare che il presidente del CdA dell'AMIU Taranto è l'ing. Federico Cangialosi, il quale è allo stesso tempo funzionario del servizio ecologia della Regione Puglia ed in fase di redazione del nuovo piano regionale dei rifiuti urbani sosteneva la necessità di attrezzarsi in Puglia con nuovi impianti per estrarre combustibile da rifiuti per almeno il 50% dal totale degli RSU prodotti in regione (2.200.000 tonnellate all'anno), "per stare tranquilli"... In realtà, Cangialosi non ha ben presente la distinzione tra il diagramma di flusso di un vero impianti di TMB "a freddo" (che ottimizza la separazione di umido e solido, entrambi riutilizzabili, dal residuo sporco non riciclabile) e quello di un impianto spurio di tipo "STIR", che non fa né l'una né l'altra cosa, come quelli realizzati in Campania, nel Lazio da Cerroni ed in parte anche in Puglia dalla Co.ge.am., in grado soltantoi di "eco-imballare".

Tuttavia, leggendo l'autorizzazione alla riconversione del sito dismesso di proprietà di AMIU Taranto SpA sulla strada provinciale fra Statte e Taranto in località La Riccia Giardinello (zona destinata già all'allargamento di Italcave), si tratterebbe tutt'altro che di un centro di multiselezione; esso sarebbe finalizzato a:
"effettuare la movimentazione annua comples‐
siva di 1.700,00 t/anno di rifiuti speciali perico‐
losi e 50.000,00 t/anno di rifiuti speciali non
pericolosi con una potenzialità di stoccaggio
istantaneo di 100,00 t di pericolosi e 1.250,00 t
di non pericolosi".

Non solo. L'impianto sarà predisposto alla produzione di CSS (combustibile solido secondario), ex "CDR", che dovrebbe essere ricavato da rifiuti con codice CER 2002012 (sfalci di potatura e di verde urbano).

Tuttò ciò potrebbe andare a finire nell'inceneritore "Città di Taranto" che si trova a Statte al km 642 della SS7 "Via Appia", nei pressi di una gravina su cui dovrebbe insistere il vincolo galassino ai sensi del Codice dei Beni Culturali. Pare che entrambe le linee dell'impianto siano attualmente ferme, infatti il forno risalente al '78 a causa della sua obsolescenza è motivo di continue spese di manutenzione e di gestione straordinaria ed ordinaria, l'ultima delle quali è un appalto per il monitoraggio delle ricadute degli inquinanti atmosferici: http://www.amiutaranto.it/index.php?option=com_content&view=article&id=161&Itemid=311