giovedì 26 giugno 2014

BONIFICHE. MIRACOLO DEL GOVERNO RENZI SULLE AREE MILITARI

Bonifiche. Miracolo del Governo Renzi, 30.000 ettari di nuove aree industriali in Sardegna e migliaia in altre parti d'Italia!
Secondo il Coordinamento Nazionale Siti Contaminati: "E' solo un favore ai vertici militari, si alzano i limiti per l'inquinamento dei suoli di 100 volte."


Il Governo Renzi moltiplica le aree industriali del paese, ma l'obiettivo non è creare occupazione. Si tratta di mettere sotto al tappeto la contaminazione dei suoli delle aree militari alzando anche di 100 volte i limiti di legge.

Il decreto 91/2014 pubblicato ieri sulla gazzetta Ufficiale, chiamato in maniera tragicomica “Ambiente Protetto” dal Ministro Galletti, è un vero e proprio vergognoso colpo di spugna sullo stato di contaminazione delle aree militari del paese. Decine di migliaia di ettari distribuiti in tutto il paese occupati da poligoni militari, campi di addestramento, caserme, e in cui sono state svolte per decenni attività che possono aver liberato sostanze pericolose (si pensi ai continui brillamenti di cariche nei poligoni) ora vengono equiparati ad aree industriali per i quali la legge prescrive soglie di contaminazione molto più alte.

Il decreto prevede, infatti, che nelle aree militari si deve far riferimento ai limiti della colonna B della tabella relativa alle soglie di contaminazione dei suoli del decreto Legislativo 152/2006, quella relativa alle aree industriali, e non già alla colonna A, quella con i limiti per le aree residenziali e a verde.

Per fare un esempio, nelle aree a verde la soglia per il Cobalto è 20 mg/kg mentre per le aree industriali è 250 mg/kg, più di 10 volte. Per la sommatoria dei composti policiclici aromatici (tra cui diversi tossici e/o cancerogeni) addirittura il limite per le aree industriali è più alto di 100 volte (1 mg/kg contro 100 mg/kg). Il benzene, cancerogeno di prima classe per lo IARC, ha un limite più alto di venti volte (0,1 mg/kg contro 2 mg/kg). Per il tetracloroetilene, un altro sospetto cancerogeno e tossico per il fegato, il limite è 40 volte più alto.

Il tutto in aree che spesso appaiono come ampie zone verdi coperte da macchia mediterranea e boschi! Si pensi a Capo teulada e Quirra (Perdasdefogu) in Sardegna oppure a Monte Romano in Lazio (vasto 5000 ettari!).

Il Decreto di fatto impedirà l'alienazione delle aree militari a favore di regioni e comuni che li richiedono da tempo per un loro uso civile perché si prevede che in tal caso si debba tornare a considerare la tabella A, quella con i limiti più stringenti. A quel punto chi sarà così incauto da proporre di spendere centinaia di milioni di euro per le bonifiche in presenza di una legge che consente di rispettare la legge con limiti molto più elevati e senza spendere un euro?

INCOSTITUZIONALE LA FILIERA CORTA SULLE BIOMASSE IN PUGLIA

Le Regioni non possono limitare la realizzazione di impianti a biomassa in area agricola, bypassando i principi fondamentali in materia di energie rinnovabili fissati dal Legislatore statale e introducendo criteri non conformi a quanto previsto a livello nazionale dal Dlgs 387/2003. Con la sentenza dell’11 giugno 2014, n. 166, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la Legge della Regione Puglia n. 31/2008 nella sezione che preclude la realizzazione in zona agricola di impianti alimentati da biomasse, salvo che queste ultime provenissero, per almeno il 40%, da "filiera corta", cioè da un'area contenuta entro 70 chilometri dall'impianto. Il ricorso era stato presentato sulla base di un diniego per una megacentrale a biomasse da oltre 10 MW a Trinitapoli, in cui - unici - avevamo già parlato su questo blog: "Inceneritore a Trinitapoli: si va alla Corte Costituzionale".

La norma contestata recita: "4. E’ vietata la realizzazione in zona agricola di impianti alimentati da biomasse, salvo che gli impianti medesimi non siano alimentati da biomasse stabilmente provenienti, per almeno il quaranta per cento del fabbisogno, da “filiera corta”, cioè ottenute in un raggio di 70 chilometri dall’impianto.".
La Corte Costituzionale ha quindi (chi può darle torto?) interpretato alla lettera questa norma. Anche se nei fatti la Regione Puglia agevola la realizzazione di centrali a agromasse in zona agricola tramite la variante urbanistica che si ottiene automaticamente con l'Autorizzazione Unica grazie al rispetto del requisito della filiera corta, evidentemente la Corte Costituzionale ha ritenuto questo divieto illegittimo. Ovviamente, però, chi volesse costruire una centrale a biomasse di grandi dimensioni in zona agricola, dovrà prima ottenere il provvedimento assestante della variante urbanistica.

La Regione ha sostenuto davanti alla Corte Costituzionale che la norma non vietasse "propriamente" l'insediamento in zona agricola degli impianti, ma si limitasse bensì a «prescrivere particolari modalità gestionali», costituite dall’obbligo di alimentare l’impianto per almeno il 40% di biomassa prodotta entro 70 chilometri dalla struttura.
Secondo la Corte, però, «appare evidente che la norma regionale impugnata persegue un obiettivo che trascende i limiti tracciati dalla normativa statale di principio, in un ambito materiale ove la Corte ha già ravvisato la prevalenza della materia 'energia' (sentenza n. 119 del 2010)»; ricorda inoltre come l’articolo 12 comma 7 del Dlgs 387/2003 consenta espressamente di localizzare gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da biomasse in zone agricole, pur dovendosi tener conto delle disposizioni in materia di sostegno del settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, nonchè del patrimonio culturale e del paesaggio rurale.



Blog 3 Santi all'Inferno - http://noinceneritoretressanti.blogspot.com/

giovedì 19 giugno 2014

LEGAMBIENTE: "EOLICO OFFSHORE PER SBLOCCARE IL PAESE"


Neanche il tempo di lasciar spegnere le polemiche scaturite da un articolo alcuni giorni fa su Il Fatto Quotidiano di che descrive Legambiente Onlus come una potente lobby con le mani in pasta nel carbone, nelle ecoballe e nelle rinnovabili selvagge, che la lega ambientalista ritorna alla ribalta con affermazioni scandalose. E, che nessuno si aspetterebbe da un'associazione ambientalista, ma a cui i comitati locali purtroppo sono abituati amaramente, trovandosi Legambiente spesso dall'altra parte dello scranno a "difendere l'indefendibile".

Si chiama #sbloccafuturo ed è (chiamiamo le cose con il proprio nome!) l'ultima campagna di greenwashing "pro Renzi" di Legambiente, in attesa del decreto governativo Sblocca Italia annunciato per luglio. In pratica, si chiede al Governo di sbloccare 101 cantieri, dove: "La voce più consistente riguarda il sistema dei trasporti (ferrovie, trasporti urbani, mobilità dolce), insieme alla messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico. Poi, a seguire, bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti." Ma, in mezzo a questo elenco di "opere utili e giuste", proprio come in Parlamento si fa con l'inserimento di emendamenti truffaldini nella finanziaria, che nulla hanno a che spartire col bilancio dello Stato, nel documento di Legambiente si trova tutta una serie di frutti velenosi. E, visto che a pensare male spesso si azzecca, non è da escludere che Legambiente possieda pure delle partecipazioni in questi progetti.

Ecco che cosa scrive Legambiente sull'eolico offshore:
"l’esempio di blocco più evidente è forse quello relativo agli
impianti eolici off-shore: ben 15 progetti fermi lungo le coste della nostra penisola, nonostante gli incentivi e l’efficienza che gli impianti in mare sono in grado di assicurare. C’è evidentemente un problema che deve essere affrontato direttamente dal Governo e che si ponga l’obiettivo di definire maggiore compatibilità fra le linee guida nazionali e regionali e la possibilità di interdizione da parte delle Soprintendenze che possono intervenire fino alla fine del procedimento, bocciando
impianti anche solo perché “visibili” da aree vincolate. Il caso forse più significativo è quello dell’impianto eolico off-shore di Termoli, un progetto da 54 torri presentato nel 2006 che ha ottenuto il parere positivo di Valutazione d’Impatto Ambientale nel 2009, ma bloccato da ricorsi e pareri contrari di Enti Locali e Soprintendenza, nonostante la torre più vicina sia prevista a 6 (sei!!) chilometri dalla costa. Sebbene la ditta proponente abbia manifestato la disponibilità a rivedere il progetto, la dimensione e il layout delle macchine, il tracciato del cavidotto sotterraneo a terra, enti locali e Regione non hanno mai voluto alcun confronto nel merito".
Beh, che dire! Poveri soprintendenti, ultimamente sempre più spesso querelati, sbeffeggiati e destinatari di istanze di risarcimenti milionari, da parte dei colossi energetici. Legambiente da che parte sta? Evidentemente, dalla parte di chi vuol eliminare anche l'ultimo baluardo a difesa del territorio e della bellezza italiana, l'art. 9 della Costituzione che tutela il paesaggio.

Tra l'altro, l'eolico off-shore di Termoli è del tutto simile ai due progetti destinati al Gargano ed al Golfo di Manfredonia.

Se non ci credete, ecco il link al sito di Legambiente.

lunedì 16 giugno 2014

TRE NUOVI ELETTRODOTTI NELLA DAUNIA

Tutta questa energia in giro per L'Italia si disperde alla fine nella rete stessa ... Solo per guagagnare dai certificati verdi che i cittadini pagano in bollette. Tre progetti attualmente in attesa di essere valutati dal ministero e tempo per le osservazioni in scadenza: Bisaccia-Delicetto e Troia-Celle San Vito/Faeto



PROGETTO 1

Opera: Elettrodotto 380 kV Bisaccia-Deliceto
Progetto: Elettrodotto aereo 380 kV in semplice terna Bisaccia-Deliceto ed opera connessa
Descrizione: Realizzazione di un nuovo collegamento a 380 kV tra le stazioni elettriche di Deliceto e Bisaccia al fine di consentire il trasferimento in sicurezza dell'energia prodotta in Puglia verso la Campania e garantire la connessione alla rete elettrica nazionale dei nuovi impianti di produzione da fonte rinnovabile.
Proponente: Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A.
Tipologia di opera: Elettrodotti
Data di scadenza presentazione osservazioni da parte del pubblico: 30/06/2014

http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=751


PROGETTO 2

Opera: Nuovo elettrodotto 150 kV doppia terna "Stazione Elettrica di Troia - Stazione Elettrica Celle San Vito/Faeto"
Progetto: Nuovo elettrodotto 150 kV doppia terna "Stazione Elettrica di Troia - Stazione Elettrica Celle San Vito/Faeto"
Descrizione: Il progetto prevede la realizzazione di un elettrodotto aereo 150 kV di lunghezza complessiva di circa 9,4 km in palificata doppia terna, una delle due terne collegherà la stazione elettrica di Troia con quella di Celle San Vito, mentre l'altra collegherà la stazione elettrica di Troia con l'esistente linea aerea 150 kV "Celle San Vito - Faeto", al fine di convogliare più agevolmente l'energia prodotta dai parchi eolici esistenti e previsti dalla rete AT (150 kV) alla rete AAT (380 kV).
Proponente: Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A.
Tipologia di opera: Elettrodotti
Data di scadenza presentazione osservazioni da parte del pubblico: 19/07/2014

http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=1363


PROGETTO 3

Opera: Elettrodotto aereo 150 kV doppia terna Stazione Elettrica di Troia - Cabina Primaria Troia
Progetto: Elettrodotto aereo 150 kV doppia terna Stazione Elettrica di Troia - Cabina Primaria Troia - Stazione Elettrica Troia EOS1 ed opere connesse
Descrizione: Il progetto prevede la realizzazione di due nuovi tratti di elettrodotto aereo in doppia terna 150 kV dalla SE di Troia alla CP di Troia e dalla CP Troia alla SE Troia/EOS1 e di una variante all'elettrodotto aereo semplice terna 150 kV esistente CP Orsara - CP Troia - SE Troia/EOS1. La lunghezza complessiva degli elettrodotti è di circa 10,7 km per i collegamenti su palificata doppia terna e circa 6,2 km per i collegamenti su palificata semplice terna. L'opera consente di incrementare l'affidabilità e la continuità del servizio di Trasmissione a fronte della produzione crescente di energia elettrica da fonte rinnovabile nella Provincia di Foggia.
Proponente: Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A.
Tipologia di opera: Elettrodotti
Data di scadenza presentazione osservazioni da parte del pubblico: 19/07/2014

http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=1348

"NO A ENERGAS". CE LO CHIEDE LA CICOGNA!

“NO alla distruzione di quest’area, NO al progetto Energas. Lo dice la Cicogna, lo dice la LIPU, dillo anche Tu”.

E’ l’appello conclusivo a margine di un video diffuso su Youtube, relativo alle riprese effettuate per l’occasione a uno storico nido di Cicogne proprio nei pressi del sito di progetto.

Quasi 20 gli ettari interessati, caratterizzati da habitat prioritario a pascolo steppico, ricadenti in SIC, ZPS, IBA, contigui al Parco Nazionale del Gargano e contemplati dall’istituendo Piano Paesistico: 12 grandi serbatoi, parcheggi, edifici, senza contare rete viaria e ferroviaria di servizio, con opere accessorie e 10 km di gasdotto fino al porto di Manfredonia attraverso la spiaggia di Siponto e il mare. E’ la riesumazione di un progetto presentato nel 1999 dalla stessa società, allora Isosar. Si concluse con un parere ambientale negativo e scia di contenziosi, ricorsi al TAR e vertenze tra società, istituzioni e la LIPU.

Oltre ad ospitare la nidificazione e sostenere specie faunistiche di rilievo e in forte diminuzione, come Occhione e Lanario, quest’area rappresenta una attrattiva per gruppi di Cicogne che si alimentano di ortotteri qui abbondanti.

“Basta ulteriore e inutile consumo di territorio, a maggior ragione in siti di grande importanza come la ZPS in esame – afferma Enzo Cripezzi della LIPU -. La riproposizione di questo vecchio progetto è un brutto segnale dopo la condanna comunitaria sostenuta dalla LIPU proprio per la distruzione delle stesse zone contermini a causa del malgoverno indotto con il Contratto d’Area”.

“La società non fa mistero di affidarsi proprio agli esiti della conclusione di questa condanna, evidentemente grazie alle prescrizioni annacquate da Comune e Regione con pseudo ‘compensazioni’ e, come si vede, prive di effetto deterrente”.

“Con una diversa e più seria conclusione della condanna comunitaria, oggi gli atteggiamenti sarebbero ben diversi. E’ per questo che il caso è stato preventivamente segnalato a quella stessa Commissione Europea che si è fatta ingannare da misure farlocche per la chiusura della vertenza. Da alcuni mesi la procedura di VIA è in atto presso il Ministero dell’Ambiente e nel gennaio scorso la LIPU ha trasmesso articolate osservazioni nell’ambito della stessa procedura.”

“Abbiamo controdedotto in ordine alla incoerenza rispetto alle pianificazioni energetiche e alle vocazioni territoriali – continua Cripezzi – oltre che rispetto alle incidenze negative sulla ZPS e sull’area Parco, sul cui confine, strumentalmente individuato a suo tempo (!), insisterebbe questo faraonico bubbone paesaggistico”.

“In via preliminare è stata contestata anche l’illegittimità della stessa procedura di Valutazione Ambientale. Infatti emergono inadempienze formali sul rispetto degli obblighi degli avvisi pubblici del procedimento e si registra la indisponibilità dello ‘studio di incidenza’, una relazione obbligatoria e ineludibile per verificare gli effetti sulla biodiversità e sulla ZPS ma il proponente rimanda semplicemente a un elaborato depositato al 1999. Anche per quanto riguarda ‘sicurezza’ e ‘alternative di progetto’, la società si limita a rimandare a quanto proposto 15 anni fa”.

“La LIPU ha coinvolto il Ministero dell’Ambiente, deputato ad esprimersi sulla VIA, ma anche Ente Parco del Gargano e Regione Puglia per i pareri al procedimento. Anche Comune di Manfredonia e Provincia di Foggia devono formalmente dire la loro. Da questi Enti la LIPU si aspetta una seria assunzione di responsabilità con un diniego al progetto”.

“Invitiamo Energas a desistere – concludono alla LIPU – e a rivalutare questo territorio che non può essere considerato ancora con le stesse logiche di 15 anni or sono. E’ nell’interesse di tutti. Anche di Energas”.

venerdì 13 giugno 2014

BONIFICA SAIBI DI MARGHERITA: RIPARTONO I LAVORI

Disco verde per la ripresa dei lavori di bonifica e messa in sicurezza dell’ex Saibi. Il via libera arriva al termine della conferenza di servizi, tenuta a Bari presso la sede dell’assessorato regionale all’Ambiente, alla quale hanno partecipato, oltre ai tecnici dell’assessorato, dell’Arpa Puglia e della Provincia Bat, anche il sindaco Paolo Marrano insieme all’ing. Riccardo Miracapillo, al Responsabile del Servizio Ambiente Giuseppe Rizzitelli e al Segretario Generale Giuseppe Borgia, e i responsabili della Teorema, l’impresa aggiudicataria dei lavori di bonifica dell’ex Saibi.

La riunione si era resa necessaria per l’approvazione della perizia di variante, grazie alla quale, entro la prossima decade di giugno, si potranno riprendere gli interventi di messa in sicurezza e bonifica dell’area. Si provvederà all’abbattimento dei fabbricati e delle torri, mentre resterà al suo posto la ciminiera dello stabilimento, vera memoria storica per le generazioni future.

Come previsto dal progetto originario, finanziato interamente dalla Regione Puglia, quando sarà completata la bonifica e messa in sicurezza, l’area dell’ex Saibi diventerà una zona verde all’ingresso del paese. “Finalmente possiamo scrivere la parola fine per una vicenda che troppe preoccupazioni ha sollevato nella comunità margheritana. Abbiamo sbloccato una situazione di stallo - dichiara il sindaco - e di questo devo ringraziare in particolare l’ingegner Riccardo Miracapillo con l’ufficio tecnico che con solerzia, perseveranza e grande capacità professionale ha perseguito sin dal suo arrivo in questo Comune (pochi mesi) l’obiettivo che oggi è stato raggiunto”.

Un riconoscimento il sindaco lo rivolge anche a tutta l’Amministrazione comunale “che giorno dopo giorno si sta adoperando per il bene della collettività, raggiungendo obiettivi importanti e, per certi versi, insperati. Quasi tutte le opere pubbliche - ricorda Marrano - che sino ad un anno fa’ erano completamente ferme, sono state riavviate senza distrarre fondi dal bilancio e portandoli, sono certo, ad una rapida conclusione”.

Staff Comunicazione Comune di Margherita di Savoia