martedì 30 dicembre 2014

SIN 2015, ma la bonifica del Golfo è un’altra storia

La caratterizzazione può dirsi allora terminata? Mentre il Comune di Monte Sant'Angelo, direttamente competente sul sito di Macchia continua a comportarsi come se il sindaco non fosse la massima autorità sanitaria territoriale, dall'amministrazione comunale di Manfredonia filtra una timida smentita a livello informale rispetto ai comunicati del ministero, ma mai affidata, a quanto pare, ad alcuna nota ufficiale, lasciando permanere un dubbio troppo pesante sulla coscienza collettiva desiderosa di riprendersi la sua risorsa naturale più preziosa: le acque del golfo.
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mercoledì 24 dicembre 2014

LA TURBOGAS DI SAN SEVERO CHIEDE PIU' PREZIOSA ACQUA DAL 2015


Alla turbogas di San Severo non basta la fornitura del consorzio di bonifica e, per questo, si vuole scavare un altro pozzo artesiano per tirar fuori l'acqua dalla falda acquifera che viene utilizzata dall'agricoltura - ammesso che ce ne sia... infatti, non è detto che con la/le perforazione/i si giungerà all'esito atteso.
Questo è quanto si ricava dall'istanza di modifica dell'autorizzazione integrata ambientale sul sito del Ministero dell'Ambiente:
http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1508
Sul sito della centrale non se ne dà notizia. Nemmeno all'albo pretorio del Comune di San Severo è stato possibile rintracciare l'avviso.
Sul sito del Ministero la procedura è stata pubblica il 9 dicembre. La scadenza per presentare osservazioni è il 23 gennaio 2015. Mentre alla fine del 2014 le associazioni di categoria annunciano già il rischio siccità per la prossima estate, il Comune di San Severo avrà qualcosa da obiettare a questo progetto?

martedì 18 novembre 2014

NO DELLA PROVINCIA ALLA CENTRALE A BIOMASSE A CARAPELLE

LA centrale termoelettrica a biomasse a base di vinacce ed altri scarti agricoli non si farà a Carapelle. Così in base a quanto emerge dalla determina del dirigente del settore ambiente della Provincia di Foggia, Giovanni D’Attoli, datata 11 novembre 2014. Quasi una resa da parte della società Carapelle Energia Srl (facente capo alla coop faentina Caviro, proprietaria del marchio del vino da tavola Tavernello), che non avrebbe neppure controdedotto alle osservazioni con cui l’Autorità di Bacino nella prima conferenza dei servizi (2013) segnalava la pericolosità idraulica dell’area prescelta per lo stabilimento per eventi di piena, poi verificatisi in effetti a poche settimane di distanza con l’inondazione di quegli stessi terreni. Tali circostanze hanno fatto sì che nell’ultima conferenza dei servizi del 20 ottobre 2014 sia stato espresso dalla Provincia di Foggia un giudizio definitivamente contrario e difficilmente opinabile alla richiesta di autorizzazione da parte della Carapelle Energia.

Si tratta della seconda bocciatura per questo progetto, che era stato presentato originariamente nel 2007 come co-inceneritore di rifiuti urbani, e la cui localizzazione fu rigettata grazie ad una forte protesta della popolazione caldeggiata anche da imprenditori ortofrutticoli del posto, preoccupati per le conseguenze dell’inquinamento sulla sicurezza alimentare del proprio prodotto che fresco e surgelato viene destinati alla grande distribuzione organizzata.

Nel 2012 il progetto – forte questa volta della partecipazione finanziaria nella compagine sociale di numerose cantine locali già storiche fornitrici di Caviro ed interessate a trovare uno sbocco profittevole per i propri scarti di produzione – veniva delocalizzato in zona Bonassisa, lontano dall’abitato di Carapelle ma molto più vicino ad Orta Nova, in una zona praticamente contigua con quella del “bubbone” di Borgo Tressanti, l’inceneritore ETA (Gruppo Marcegaglia). Una destinazione, in pratica, destinata a risvegliare i bollenti spiriti della comunità del basso Tavoliere, che già nel giugno del 2011 aveva dimostrato in un corteo di quasi 5 mila persone di Cerignola e dei comuni vicini dai Cinque Reali Siti alle Valle dell’Ofanto il proprio disagio rispetto all’aumento tangibile dei casi di cancro e di altre malattie cardiocircolatorie non meno gravi: manifestazione, per certi versi, premonitrice rispetto alla più recente rivelazione di traffici ecomafiosi che hanno interessato la “terra nera” di Cerignola e di Ordona (operazione Black Land,ndr).

Con questa secondo ‘no’ alla Carapelle Energia si celebra, tuttavia, una vittoria dal sapore agrodolce. Mentre qualcuno non mancherà di certo l’occasione di affiggersi al petto l’ennesima spilletta da eroe, procedono imperturbati – come scritto di recente su Stato Quotidiano – i lavori della centrale di Sant’Agata di Puglia autorizzata dalla stessa Provincia e di quella di Borgo Eridania a Foggia che ha ottenuto il via libera dall’assessorato allo sviluppo economico della Regione Puglia insieme ad un inedito finanziamento a fondo perduto al 50% da Invitalia, per il quale il parlamentare del Movimento Cinque Stelle Giuseppe L’Abbate ha chiamato in causa già da alcuni mesi i competenti ministeri, senza però ancora una risposta.

(A cura di Giuseppe Dimunno – Redazione Stato@riproduzioneriservata)

Oneri e incentivi delle rinnovabili selvagge: a pagare è il cittadino!

Consiglio la lettura di due articoli. Il primo spiega come la situazione sia drammatica per i pagamenti che lo stato deve alla lobby dell'eolico e del fotovoltaico industriali, tanto da emanare una legge per dilazionarli - lo "spalmaincentivi" (in pratica, un nodo di cravatta che si stringe sempre più) -, ma poi con l'altra mano dispensa ulteriori incentivi per i prossimi anni:
http://www.viadalvento.org/costi-per-la-collettivita/i-soldi-facili-dei-mercanti-daria/.
Il secondo spiega quanto incide il costo degli incentivi (CIP6 per gli inceneritori, capacity payment per le turbogas, certificati verdi per le rinnovabili industriali, tutti a scapito della microgenerazione e del risparmio energetico!) e degli oneri nelle bollette della luce del gas e degli italiani. Non sarà per questo, e non per la mancanza di energia, che le nostre bollette sono le più salate al mondo?
http://www.viadalvento.org/costi-per-la-collettivita/gli-oneri-appesantiscono-la-bolletta/

mercoledì 5 novembre 2014

GOVERNO RENZI NON RISPONDE SU CENTRALE A BIOMASSE A FOGGIA

Prosegue il lavoro della Enterra S.p.A per l’impianto di Rignano Garganico Scalo, ex Borgo Eridania, mentre a quattro mesi di distanza non giungono risposte all’interrogazione del deputato pugliese L’Abbate (M5S)

È stata pubblicata sull’albo pretorio della Provincia di Foggia l’Autorizzazione Paesaggistica per la costruzione di una linea elettrica aerea interrata ed un posto di trasformazione da palo dell’Enel per la fornitura della Enterra S.p.A. Continua, dunque, l’iter d’approvazione della società di Orio al Serio (Bergamo), iniziato nel novembre 2011, per la realizzazione di una centrale a biomasse a Rignano Garganico Scalo, nel Comune di Foggia nonostante la forte opposizione dei cittadini del territorio. L’impianto, non sottoposto a valutazione di impatto ambientale perché di poco inferiore ai 50 megawatt termici, presenta non poche criticità, sollevate anche in una interrogazione parlamentare indirizzata ai Ministri Guidi (Sviluppo Economico), Martina (Agricoltura) e Galletti (Ambiente) del deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S). Per la centrale, l’Enterra (il cui 70% è stato acquistato dalla società estera “Belenergia”) ha firmato ad inizio 2014 con Invitalia un contratto di sviluppo, in base al quale il progetto Borgo Eridania sarà finanziato dalla società privata per un importo pari a 22,52 milioni di euro e dall’Agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa per 26,34 milioni di euro da fondi pubblici.

“Sono trascorsi più di quattro mesi e non abbiamo ricevuto ancora alcuna risposta da parte dell’Esecutivo di Matteo Renzi – dichiara L’Abbate (M5S) – Non si comprende l’utilità di questo impianto né come riuscirà davvero a funzionare dato che l’intera quantità di materia di cui necessita non è presente sul territorio della Capitanata. Nel foggiano, peraltro, oltre ad essere state realizzate negli ultimi anni ben due centrali turbogas (San Severo e Candela), potrebbero entrare in funzione prossimamente sia l’inceneritore di Manfredonia (anche questo presentato inizialmente come a biomasse), i cui lavori restano in proroga sino a gennaio 2015, sia un’ulteriore centrale a biomassa a Sant’Agata di Puglia dell’AgriTRE – Gruppo Tozzi da 80 MW che ha recentemente ottenuto dalla Amministrazione del Comune subappenninico il placet sull’allargamento della strada che conduce all cantiere per consentire il passaggio dei tir. A pagarne le conseguenze in termini di salute saranno, come sempre, i cittadini foggiani – continua il deputato pugliese M5S – dato che sono ignoti i benefici per il territorio a fronte di un così alto dispendio di soldi pubblici sotto forma di finanziamento e incentivi”.

Le riserve espresse sull’impianto di Borgo Eridania riguardano, innanzitutto, la provenienza del materiale combustibile. Il regolamento regionale della Puglia sulle biomasse, datato 2008, infatti, prescrive che il requisito della filiera corta, modalità con cui Enterra intende esercire l’impianto, sia dimostrato attraverso effettive intese o accordi di filiera con il mondo dell’agricoltura, da stipularsi prima dell’autorizzazione e che in questo progetto non vengono evidenziati. Si tratta di un combustibile, quale la sansa vergine, il cui utilizzo in impianti di così grossa taglia non ha alcun precedente adducibile a conforto della comprovata qualità del progetto e della sua sicurezza. Peraltro, la potenziale scarsità del combustibile potrebbe rappresentare un fattore di mancanza di solidità economico-finanziaria dello stesso progetto.

“Ho sollecitato una risposta da parte del Governo Renzi – conclude Giuseppe L’Abbate (M5S) – Il finanziamento pubblico di queste centrali a biomasse, laddove dati statistici certi farebbero emergere la mancanza di materia prima sul territorio necessaria al loro operato ed anche in assenza di reali garanzie di mantenimento dei livelli occupazionali, collide con i bisogni di sviluppo economico del territorio foggiano”. I Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Agricoltura e dell’Ambiente dovranno rispondere se nel corso dell’istruttoria da parte di Invitalia sulla futura centrale a biomasse di Borgo Eridania sia stata tenuta in debita considerazione l’analisi costi-benefici, visti gli ingenti finanziamenti pubblici, in modo tale da garantire alla cittadinanza locale, già allarmata dalla presenza di altri impianti simili, che le ricadute occupazionali ed economiche, anche indirette, giustifichino gli impatti ambientali e sanitari ed anche il danno all’agricoltura biologica e di qualità che questo progetto porta inevitabilmente con sé.

lunedì 3 novembre 2014

VERSO LA COSTRUZIONE DELLE 2 CENTRALI A BIOMASSA A FOGGIA


Foggia – MENTRE i lavori dell’inceneritore di Manfredonia restano in proroga fino a gennaio 2015 (una recente delibera della giunta municipale, la n° 197 del 29 agosto 2014, ha differito il termine per la presentazione della documentazione per il rilascio del certificato di fine lavori all’atto della presentazione della domanda di agibilità), sono riprese invece freneticamente, dopo una lunga pausa, le attività relative alle due centrali a biomasse autorizzate in provincia di Foggia, una volta chiusa – sembra, con successo – la fase di financing e di trattativa con le banche.

A Sant’Agata di Puglia la centrale a biomasse dell’AgriTRE (Gruppo Tozzi) da 80 MW ha recentemente chiesto ed ottenuto dalla neoinsediata amministrazione comunale, guidata da Gino Russo del movimento civico “CambiaMenti”, il consenso alla realizzazione di un’opera propedeutica: con un provvedimento emanato nel mese di settembre, il Comune subappeninico ha dato il via libera all’allargamento della strada vicinale che collega la SP 119 con la località Viticone, in cui è prevista la cantierizzazione dell’impianto, in modo da rendere possibile il passaggio dei tir.

Il secondo caso riguarda il capoluogo daunio, in cui è prevista da tempo la conversione dell’ex zuccherificio di Borgo Eridania (in località Rignano Scalo) in una centrale termoelettrica da quasi 50 MW. A corredo dell’Autorizzazione Unica concessa dalla Regione Puglia nel 2010 e della convenzione con il Comune di Foggia regolante le compensazioni economiche, la Provincia di Foggia ha emesso in data 29 ottobre l’Autorizzazione Paesaggistica inclusiva delle prescrizioni della Soprintendenza per la pratica ENEL riguardante la costruzione della linea elettrica (per la quale è previsto l’attraversamento sotterraneo del “Tratturo del Re” L’Aquila-Foggia) e di un Posto di Trasformazione da Palo per l’allacciamento del cliente ENTERRA SPA alla rete TERNA.

(A cura di Giuseppe Dimunno - Redazione Statoquotidiano)
FONTE: http://www.statoquotidiano.it/03/11/2014/verso-costruzione-delle-2-centrali-biomassa-in-capitanata/265223/

domenica 2 novembre 2014

Si sgonfia il processo sulla discarica di Giardinetto

Una giornata triste per la giustizia e per la nostra terra. Nell'aula del Tribunale di Lucera abbiamo assistito all'ennesimo e definitivo paradosso con il PM che nella sua arringa finale chiede assoluzioni, proscioglimenti e prescrizioni. Per il dott. De Luca la vicenda si è completamente sgonfiata...e quindi ecco le sue conclusioni:
1) la derubricazione dei reati ossia passaggio da un'imputazione a una meno grave e quindi il proscioglimento per intervenuta prescrizione nei confronti di De Munari, principale imputato di questo come del precedente processo;
2) “assoluzione perchè il fatto non costituisce reato” nei riguardi dei due imputati Balice e Piccirillo per mancanza di dolo nell'esecuzione delle operazioni bonifica dell'amianto
3) prescrizione per i reati minori contestati a Balie e Piccirillo.
Per il PM De Luca resta il problema della bonifica considerando che in attuazione di una recente direttiva comunitaria un bene non può essere confiscato se non vi è una sentenza di condanna.
Il prossimo 22 gennaio assisteremo alle arringhe difensive dei legali degli imputati e delle parti civili...
Una vicenda che diventa sempre più triste....

Comitato Salute e Territorio, 24 ottobre 2014

domenica 12 ottobre 2014

Conferenza stampa sulla bonifica della SAIBI a Margherita

Dovranno terminare entro il mese di luglio del 2015 i lavori di bonifica e messa in sicurezza dell’area ex Saibi. Una scadenza perentoria per non perdere i finanziamenti regionali destinati a questo intervento che si trascina ormai da otto anni (il progetto preliminare risale al 2006). Ad annunciarlo il sindaco, Paolo Marrano, nel corso dell’incontro pubblico, ospitato nell’auditorium del Liceo Scientifico, dal titolo “Bonifica ex Saibi: la sicurezza prima di tutto”. E sul tema della sicurezza si è incentrato l’intervento dell’ingegnere Lorenzo Bonomo, progettista e direttore dei lavori che ha illustrato gli interventi che saranno realizzati entro luglio del prossimo anno, per rendere l’area di 16mila metri quadrati dell’ex Saibi un parco pubblico.

L’intento dell’incontro con la cittadinanza “è stato quello di diffondere tranquillità nella popolazione” ha spiegato ancora il sindaco. Si interverrà nella massima sicurezza, gli ha fatto eco il direttore dei lavori, ingegner Bonomo, a cominciare dall’operazione di smontaggio delle torri e del manufatto presente ancora sul terreno della ex Saibi. Il sottosuolo dell’area interessata dalla bonifica sarà tombato, mentre la parte superficiale verrà coperta con un capping impermeabile, così da evitare che l’acqua piovana possa infiltrarsi nella falda sottostante.

In conclusione dell’incontro il sindaco ha annunciato di aver chiesto alla Regione Puglia di allargare le caratterizzazioni (ossia, l'analisi a campione dei suoli) ai terreni circostanti all’area interessata dalla bonifica e che queste, in mancanza di fondi regionali, saranno effettuate grazie ad un progetto della Provincia Bat.

L'incontro pubblico era stato annunciato precedentemente alcuni giorni prima con una nota della società Teorema che sta effettuando i lavori (bat.ilquotidianoitaliano.it/dalla-provincia/2014/10/news/margherita-di-savoia-bonifica-ex-saibi-conclusa-a-luglio-2015-47494.html/). Ma in realtà l'appuntamento con data e luogo è stato diffuso dal Comune soltanto alcune ore prima (impossibile saperlo, dunque, come già accaduto in passato...), cosicché piuttosto che di un incontro pubblico si è trattato dell'ennesima conferenza stampa monodirezionale e senza il contraddittorio annunciato, che dovrebbe venire in sede istituzionale. La bonifica dei terreni, la loro eventuale rimozione in qualità di rifiuto speciale, resta una "promessa".

INCENERITORE, MOVIMENTI "SOSPETTI" SUL CANALE E TEST INFINITI

Necessario fare urgentemente il punto della situazione e delle numerose deroghe passate senza informativa della popolazione. Movimento terre e rifiuti sospetto e chiusura di un canale di bonifica.

Agli inizi di settembre scorso sono avvenuti dei lavori di movimento terra all’interno e all’esterno del perimetro dell’impianto, come avevano denunciato il video su facebook di Isabella Antonacci [CLICCA QUI PER VEDERE]. In particolare, il comitato paventa la copertura di un canale del reticolo degli affluenti del Torrente Carapelle nei pressi dei Canali Pescia e Peluso, canali sottoposti a vincolo nonché insistenti in un’area ad elevata pericolosità idrogeologica. Vige in tale area il divieto di interventi modificativi nelle cosiddette fasce di rispetto di 150 metri da entrambi i margini lungo tutto il canale.
Si è proceduto ad inoltrare una richiesta di informazioni all'AdB (Autorità di Bacino), ente a difesa del patrimonio idrico, del suolo e del sottosuolo, finalizzata a richiedere chiarimenti sulla natura delle attività in atto e se per tali operazioni avessero le autorizzazioni. Segnalazione in tal senso è stata effettuata ai Carabinieri del NOE, al Servizio Ecologia della Regione, al Prefetto di Foggia e al sindaco di Manfredonia.

Inoltre, il comitato rende noto che si è aperto un nuovo contenzioso fra la Regione e la società ETA gestore dell’inceneritore, riguardo alla richiesta dell’Autorizzazione Unica inviata all’Ufficio Reti, Energia Infrastrutture regionale, preliminare per ottenere gli incentivi alla produzione elettrica nella parte relativa alle biomasse bruciate (0-20%). Vi sono state due note della Regione nelle quali si invita ETA a fornire documentazione integrativa per ottenere l’autorizzazione richiesta, a norma dell’art. 12 dlgs n. 387/2003. ETA, dal canto suo, non ritiene vi siano “modifiche” al progetto autorizzato e si rivolge con un ricorso al TAR, che si esprime con due ordinanze di sospensione delle richieste della Regione, pur accertando il corretto comportamento dell’ufficio competente. Ora si è in una fase aperta, in cui si dovrà individuare la documentazione mancante ed indire una Conferenza di Servizi fra gli enti partecipanti. Il Comitato ha fatto richiesta di copia delle note citate all’Ufficio regionale competente.

Attualmente l’inceneritore continua a "fumare" con discontinuità, soprattutto di notte. Il comitato di Cerignola ha presentato una nuova richiesta di informazioni all'ARPA sede di Foggia al fine di sapere quali siano gli accordi intercorsi con la società proprietaria dell’impianto per questo prolungamento dei test oltre il termine precedentemente previsto dalle autorizzazioni.

Il comitato reitera, infine, la richiesta all’ufficio dell'ex Genio Civile per ottenere copia della concessione ad emungere acqua dal sottosuolo, anche considerato il fatto che l’inceneritore è situato in una zona a conclamata scarsità idrica, e che in prossimità dell’area del nuovo pozzo è sospeso il rilascio di concessioni per usi irrigui.



Comitato contro l’inceneritore nei pressi di B. Tressanti - Cerignola

domenica 24 agosto 2014

COMPLETATA CARATTERIZZAZIONE SIN MANFREDONIA?

Secondo il ministro dell'ambiente Galletti, la caratterizzazione di Manfredonia può dirsi completa. Tuttavia, come recentemente rilevato da ISPRA, la bonifica dovrebbe includere anche il mare. Sappiamo che ci sono stati dei problemi relativi al modello di previsione del flusso idrico della falda sottostante lo stabilimento, non idoneo a carpire le specificità di un territorio carsico (http://www.statoquotidiano.it/15/05/2014/sin-manfredonia-ricorso-syndial-visione-atti-per-bonifica-falda/210346/); sappiamo inoltre che l'ARPA Puglia avrebbe soddisfatto soltanto in modo tardivo le richieste del Comune di Manfredonia, finalizzate ad un'indagine ulteriore le aree a mare incluse nel SIN, (dopo che i risultati della campagna di monitoraggio della piattaforma CNR ISMAR, che hanno rilevato tracce di inquinanti di origine industriale nelle acque del golfo, sono stati valutati come insufficienti), fornendo risultati eccessivamente rassicuranti. Mancano all'appello ancora un tavolo tecnico tematico annunciato dal ministero per venire in contro alle richieste molteplici dalla Capitaneria di Porto. Questa durante l'ultima conferenza dei servizi a Roma a maggio 2014 si è detta preoccupata per la sicurezza alimentare dei prodotti ittici non essendo nessuno a conoscenza delle coordinate geografiche dell'area marino costiera del SIN, probabilmente nemmeno il Ministero (che, in questa sede, ha ammesso la "carenza dei dati ambientali disponibili per valutare quali attività possano essere effettivamente svolte in quest'area di mare), nella quale peraltro una delle aziende del contratto d'area ha incominciato la realizzazione di un porto turistico autorizzato da Comune di Monte Sant'Angelo e Regione Puglia senza previa comunicazione al Ministero.


Roma – Quasi una Conferenza dei Servizi al giorno, 62 decreti, progetti per circa 600 ettari: il ministero dell’Ambiente accelera e imprime una marcia sostenuta alle attività istruttorie per la bonifica dei Siti di Interesse Nazionale.

Nei primi sette mesi dell’anno, dal 1° gennaio al 1° agosto sono stati predisposti 62 decreti per progetti di bonifica delle aree ‘SIN’: 51 di approvazione, 8 di autorizzazione di avvio dei lavori, 3 di approvazione dei progetti di dragaggio. Oltre il doppio, dunque, rispetto all’intero 2013, in cui i decreti erano stati 26 (11 di approvazione, 12 di autorizzazione avvio lavori e 3 di approvazione progetti di dragaggio). E ancora più significativo è il confronto dal 2000 ad oggi: in questi primi sette mesi, infatti, è stato predisposto il 23% della totalità dei decreti.

Sempre nei primi sette mesi dell’anno, si sono tenute 112 Conferenze dei Servizi (65 istruttorie e 47 decisorie, quasi una al giorno) nel corso delle quali sono stati esaminati progetti di interventi di bonifica per circa 600 ettari.

L’attività svolta ha consentito di completare le caratterizzazioni in alcuni SIN, di incrementare le percentuali sia delle aree a terra per le quali sono stati approvati progetti di bonifica sia delle aree liberate e restituite agli usi legittimi. La caratterizzazione è stata completata per i SIN di Manfredonia; Cengio e Saliceto; Massa e Carrara; Balangero; Pieve Vergonte; Sesto San Giovanni; Fidenza; Laguna di Grado e Marano; Cogoleto; Bari Fibronit; Biancavilla; Livorno; Emarese; Broni; Gela e Pioltello – Rodano.

Sono stati approvati progetti di bonifica per la totalità delle aree di Cengio-Saliceto e Pieve Vergonte; per il 93% di Broni; per il 92% di Fidenza; per il 73% di Bari Fibronit; per il 55% di Venezia-Porto Marghera; per il 47% di Sesto San Giovanni; per il 46% di Trento Nord; per il 40% di Emarese; per il 36% di Pioltello – Rodano; per il 26% di Crotone; per il 24% di Napoli Bagnoli-Coroglio; per il 22% di Massa e Carrara e Cogoleto; per il 16% di Napoli Orientale; per il 15% di Laguna di Grado e Marano e Trieste; per il 13% di Priolo ed, infine, per il 12% di Brescia Caffaro.

Infine, le aree liberate e restituite agli usi legittimi sono circa 4.290 ettari: l’85% delle aree della Val Basento; il 19% di Milazzo; il 18% di Manfredonia; l’11% di Crotone; l’8% di Fidenza; il 7% di Priolo, Taranto e Trieste; il 6% di Sesto San Giovanni; il 5% di Venezia-Porto Marghera; il 4% di Piombino e Porto Torres; il 3% di Laghi di Mantova e il 2% di Laguna di Grado e Marano.

“Sulla sicurezza ambientale, che vuol dire salute per i cittadini e difesa del nostro territorio – spiega il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – vogliamo andare veloci e fare bene. Nel decreto-legge 91 abbiamo introdotto una procedura accelerata e facilitata per le bonifiche, nel pieno rispetto degli standard ambientali. C’è bisogno di regole più semplici, e su questo il governo sta mettendo massimo impegno, ma anche di una maggiore collaborazione e responsabilità da parte di tutti i protagonisti del procedimento, visto che non sempre alle decisioni prese corrisponde un incremento delle attività di bonifica, come del numero delle aree risanate e restituite agli usi legittimi”.

All’attività istruttoria sulle bonifiche prodotta dal ministero attraverso un intenso lavoro di esame di documenti, valutazioni tecniche e redazione verbali va aggiunta anche quella, altrettanto importante, che ha riguardato la riperimetrazione, su richiesta delle Regioni interessate, delle aree di 5 SIN: “Laguna di Grado e Marano”, “Venezia (Porto Marghera)”, “Massa e Carrara”; “Livorno” e “Napoli Bagnoli Coroglio”.

Comunicato Stampa MATTM

Ma dal Comune di Manfredonia arriva la smentita, secondo cui la caratterizzazione non può ancora dirsi completata ...


FONTE: Archivio bonifiche Ministero dell'Ambiente MATTM

DA LEGGERE ANCHE (2013): Qui SIN Manfredonia: la vera discarica è il mare

lunedì 21 luglio 2014

RIFLETTORI SULL'INCENERITORE DEI MONTI DAUNI A SANT'AGATA DI PUGLIA


Non si placano le polemiche sulla centrale che la holding ravennate TRE (Gruppo Tozzi) prevede di realizzare alle porte del borgo subappeninico di Sant'Agata, il "balcone della Puglia" bandiera arancione del Touring Club.

Si tratta di una centrale termoelettrica ad agromasse fra le più importanti in Italia, più grande del "forno" della Marcegaglia costruito nelle campagne del Tavoliere nei pressi dei borghi Mezzanone e Tressanti, anche questo presentato inizialmente come centrale a biomasse e rivelatosi ben presto un inceneritore di rifiuti vero e proprio. Adesso, potrebbe vedere la luce anche questo secondo termovalorizzatore in provincia di Foggia. L'impianto AgriTRE infatti è già in possesso di tutte le autorizzazioni, oltre che essere già iscritto nella graduatoria per gli incentivi del GSE, e si trova in fase di reperimento delle risorse - almeno 50 milioni di euro - necessarie per la cantierizzazione.

Ma l'opposizione del Comune di Sant'Agata ritorna a chiedere conto dello "stato dell'arte" dell'opera fortemente contestata; e recentemente inserita fra le vertenze "calde" dall'osservatorio nazionale NIMBY FORUM (dove curiosamente è stato, invece, tolto l'inceneritore ETA di Manfredonia, non prima di lasciare il testimone all'eolico offshore). La consigliera di minoranza, Giuseppina Cutolo del PD, socia dell'associazione ambientalista riconosciuta Italia Nostra, denuncia come, nella campagna elettorale appena conclusa, il tema sia stato palesemente glissato dal neosindaco Lugi "Gino" Russo. Né hanno trovato ad oggi un riscontro le sollecitazioni di Tonino Soldo di Legambiente Foggia rivolte al nuovo primo cittadino santagatese ed al suo omologo foggiano, Franco Landella (http://www.statoquotidiano.it/08/07/2014/centrali-biomassa-soldo-ne-pensano-russo-landella/223217/), quest'ultimo alle prese con un'altra centrale a biomasse, quella di borgo Eridania (Rignano Garganico Scalo) il cui caso è finito recentemente in parlamento ad opera del M5S (http://www.statoquotidiano.it/08/07/2014/foggia-centrale-biomasse-eridania-allattenzione-renzi/223355/).

Dissenso aperto sulla vecchia gestione di Sant'Agata di Puglia, ma ponderato silenzio sul caso dell'"inceneritore del Viticone" da parte di Russo e del suo movimento civico «CambiaMenti», passività e mancanza di una vision e di una concreta prospettiva sui Monti Dauni, in contrapposizione alla centrale simbolo dell'antisviluppo e della sottomissione degli interessi dell'agricoltura di qualità e del turismo all'industria delle fonti rinnovabili: secondo la professoressa Pina Cutolo, vi sono però ancora tutta una serie di adempimenti formali ed oneri economici che la società ravennate dovrebbe aver già sostenuto prima di incominciare la (ormai prossima?) cantierizzazione dell'opera, come il deposito di fideiussioni bancarie, la stipula degli appalti e le procedure d'acquisto delle principali tecnologie impiantistiche (caldaia, filtri, ecc.); inoltre, si chiede notizia dell'indagine epidemiologica preliminare prescritta dal comitatio VIA provinciale, dei contratti di approvvigionamento del combustibile (in prevalenza paglia, come da progetto) e della fornitura del calore in esubero nei confronti di serre che dovrebbero sorgere nelle vicinanze della centrale, come già avviene per la vicinissima turbogas di Candela. Queste domande sono state protocollate all'attenzione del consiglio comunale di Sant'Agata di Puglia unitamente alla richiesta di costituzione di una commissione consiliare tematica.

3 Santi all'Inferno - http://noinceneritoretressanti.blogspot.com




martedì 8 luglio 2014

FOGGIA: LA CENTRALE A BIOMASSE DI BORGO ERIDANIA ALL’ATTENZIONE DEL GOVERNO RENZI

Un'interrogazione parlamentare per fare il punto sulla servitù energetica della Daunia e delle centrali a biomasse a Foggia. Un ottimo lavoro di squadra fra il territorio ed i nostri portavoce in Parlamento, fra il nostro blog 3 Santi all'Inferno ed il deputato-cittadino Giuseppe L'Abbate con il suo staff.


FOGGIA: LA CENTRALE A BIOMASSE DI BORGO ERIDANIA ALL’ATTENZIONE DEL GOVERNO RENZI

Oltre 25 milioni di euro di fondi pubblici, una materia prima che sembra non essere sufficiente per la portata dell’impianto e uno sviluppo poco consono con il progresso economico della Capitanata. Il deputato pugliese L’Abbate (M5S) interroga i Ministri Guidi, Martina e Galletti


È datata novembre 2011 l’autorizzazione unica concessa dalla Regione Puglia alla società Enterra S.p.A. di Orio al Serio (Bergamo) per la realizzazione di una centrale a biomasse a Rignano Garganico Scalo, nel Comune di Foggia. E se, nel frattempo, il 70% dell’impresa è stata acquistata dalla società estera “Belenergia”, Enterra nei primi mesi del 2014 ha firmato con Invitalia un contratto di sviluppo, in base al quale il progetto sarà finanziato dalla società privata per un importo pari a 22,52 milioni di euro e dall’Agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa per 26,34 milioni di euro da fondi pubblici. Un’opera che ha visto la forte opposizione dei cittadini del territorio foggiano a causa dell’immediata vicinanza, pari a poche decine di metri, dell’abitato alla futura centrale di “Borgo Eridania”, dove un tempo sorgeva lo zuccherificio dismesso. La centrale Enterra, non sottoposta a valutazione di impatto ambientale perché di poco inferiore ai 50 megawatt termici, presenta non poche criticità, sottolineate dal deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S) in una interrogazione parlamentare indirizzata ai Ministri Guidi (Sviluppo Economico), Martina (Agricoltura) e Galletti (Ambiente).

“Le riserve espresse su questo impianto riguardano, innanzitutto, la provenienza del materiale combustibile”, commenta L’Abbate (M5S). Il regolamento regionale pugliese sulle biomasse, datato 2008, infatti, prescrive che il requisito della filiera corta, modalità con cui Enterra intende esercire l’impianto, sia dimostrato attraverso effettive intese o accordi di filiera con il mondo dell’agricoltura, da stipularsi prima dell’autorizzazione e che in questo progetto non vengono evidenziati. “Nel dicembre scorso – continua il deputato 5 Stelle – la società parlava di contatti coi fornitori ancora in fieri. Si tratta di un combustibile, quale la sansa vergine, il cui utilizzo in impianti di così grossa taglia non ha alcun precedente adducibile a conforto della comprovata qualità del progetto e della sua sicurezza. Peraltro, la potenziale scarsità del combustibile potrebbe rappresentare un fattore di mancanza di solidità economico-finanziaria dello stesso progetto”.

Altro aspetto è il cumulo di altri progetti analoghi nello stesso territorio, in assenza di uno screening “dell’utilizzazione di risorse naturali, della produzione di rifiuti, dell’inquinamento e dei disturbi ambientali da essi prodotti, la loro localizzazione e il loro impatto potenziale con riferimento, tra l’altro, all’area geografica e alla densità della popolazione interessata”, come stabilito dalla direttiva europea 92 del 2011. Eppure, in Capitanata continuano a fioccare richieste per questa tipologia di impianti, l’ultimo dei quali a Sant’Agata di Puglia; nonostante l’85,5% dell’energia prodotta in Puglia risulti in eccedenza (come da elaborazione dati Terna realizzata dal Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia).

“Il finanziamento pubblico di queste centrali a biomasse – dichiara Giuseppe L’Abbate (M5S) –, laddove dati statistici certi farebbero emergere la mancanza di materia prima sul territorio necessaria al loro operato ed anche in assenza di reali garanzie del mantenimento dei livelli occupazionali, collide con i bisogni di sviluppo economico del territorio e del paesaggio italiano. Seppur non manchino alternative ragionevoli da finanziare – continua il deputato pugliese 5 Stelle – come la stessa società Enterra aveva colto commissionando dieci anni fa, per lo stesso sito, uno studio di fattibilità per un Centro Logistico Polifunzionale (una sorta di interporto in grado di sfruttare il collegamento già esistente con le Ferrovie e che vanta pochi altri eccellenti esempi in Puglia, ndr) per valorizzare la filiera agroalimentare made in Italy, vera vocazione del territorio del Tavoliere, Invitalia e lo Stato Italiano continuano a finanziare progetti il cui unico o principale presupposto di validità del business plan sono i lauti incentivi per le fonti energetiche rinnovabili. Incentivi, che nel nostro Paese, sono destinati per la maggior parte a grandi impianti industriali in aree verdi a scapito della microgenerazione e del fotovoltaico sui tetti”.

I Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Agricoltura e dell’Ambiente dovranno rispondere se nel corso dell’istruttoria da parte di Invitalia sulla futura centrale a biomasse di “Borgo Eridania” sia stata tenuta in debita considerazione l’analisi costi-benefici, visti gli ingenti finanziamenti pubblici, in modo tale da garantire alla cittadinanza locale, già allarmata dalla presenza di altri impianti simili, che le ricadute occupazionali ed economiche, anche indirette, giustifichino gli impatti ambientali e sanitari ed anche il danno all’agricoltura biologica e di qualità che questo progetto porta inevitabilmente con sé.


(Per l'atto dell'interrogazione: http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=20504&stile=6&highLight=1).

(Per scorrere tutti i post su questo blog relativi all'inceneritore di Borgo Eridania selezionare la tag 'borgo eridania').

mercoledì 2 luglio 2014

BENVENUTI CACCIATORI SUL GARGANO A BAIA CALENELLA



Se nella Murgia si praticano esercitazioni militari in pompa magna, l'altro parco nazionale pugliese, quello del Gargano, prova a non essere da meno.

Dopo il progetto respinto di lottizzazione della baia di Calenella, arriva l'autorizzazione del settore ambiente della Provincia di Foggia, con il nullaosta del Parco Nazionale del Gargano, per lo svolgimento di una manifestazione chiamata Fair Game Italia festa campestre dedicata alla "caccia e non solo", patrocinata tra gli altri dal Comitato Nazionale Caccia e Natura e dall'Associazione Nazionale Produttori Armi di Confindustria, nonché sponsorizzata dalla rivista Armi e Tiro (consigliato uno sguardo al loro sito, dove si possono trovare articoli come "la guerra in 3D", comunicati dell'"associazione ebraica per la salvaguardia del possesso delle armi", articoli contro la LAV Lega AntiVivisezione accusata di speculare e contro la proposta di legge del M5S contro i "richiami vivi", sostenuta per altro dalla LIPU-Birdlife).

La manifestazione si svolgerà il finesettimana del 6-7 settembre nella Piana di Calenella, agro di Vico del Gargano, comune patrocinante.

Il "campo", secondo il sito ufficiale, starebbe già nascendo, anche se l'autorizzazione provinciale (valutazione d'incidenza ambientale) risale a poche ore fa.

giovedì 26 giugno 2014

BONIFICHE. MIRACOLO DEL GOVERNO RENZI SULLE AREE MILITARI

Bonifiche. Miracolo del Governo Renzi, 30.000 ettari di nuove aree industriali in Sardegna e migliaia in altre parti d'Italia!
Secondo il Coordinamento Nazionale Siti Contaminati: "E' solo un favore ai vertici militari, si alzano i limiti per l'inquinamento dei suoli di 100 volte."


Il Governo Renzi moltiplica le aree industriali del paese, ma l'obiettivo non è creare occupazione. Si tratta di mettere sotto al tappeto la contaminazione dei suoli delle aree militari alzando anche di 100 volte i limiti di legge.

Il decreto 91/2014 pubblicato ieri sulla gazzetta Ufficiale, chiamato in maniera tragicomica “Ambiente Protetto” dal Ministro Galletti, è un vero e proprio vergognoso colpo di spugna sullo stato di contaminazione delle aree militari del paese. Decine di migliaia di ettari distribuiti in tutto il paese occupati da poligoni militari, campi di addestramento, caserme, e in cui sono state svolte per decenni attività che possono aver liberato sostanze pericolose (si pensi ai continui brillamenti di cariche nei poligoni) ora vengono equiparati ad aree industriali per i quali la legge prescrive soglie di contaminazione molto più alte.

Il decreto prevede, infatti, che nelle aree militari si deve far riferimento ai limiti della colonna B della tabella relativa alle soglie di contaminazione dei suoli del decreto Legislativo 152/2006, quella relativa alle aree industriali, e non già alla colonna A, quella con i limiti per le aree residenziali e a verde.

Per fare un esempio, nelle aree a verde la soglia per il Cobalto è 20 mg/kg mentre per le aree industriali è 250 mg/kg, più di 10 volte. Per la sommatoria dei composti policiclici aromatici (tra cui diversi tossici e/o cancerogeni) addirittura il limite per le aree industriali è più alto di 100 volte (1 mg/kg contro 100 mg/kg). Il benzene, cancerogeno di prima classe per lo IARC, ha un limite più alto di venti volte (0,1 mg/kg contro 2 mg/kg). Per il tetracloroetilene, un altro sospetto cancerogeno e tossico per il fegato, il limite è 40 volte più alto.

Il tutto in aree che spesso appaiono come ampie zone verdi coperte da macchia mediterranea e boschi! Si pensi a Capo teulada e Quirra (Perdasdefogu) in Sardegna oppure a Monte Romano in Lazio (vasto 5000 ettari!).

Il Decreto di fatto impedirà l'alienazione delle aree militari a favore di regioni e comuni che li richiedono da tempo per un loro uso civile perché si prevede che in tal caso si debba tornare a considerare la tabella A, quella con i limiti più stringenti. A quel punto chi sarà così incauto da proporre di spendere centinaia di milioni di euro per le bonifiche in presenza di una legge che consente di rispettare la legge con limiti molto più elevati e senza spendere un euro?

INCOSTITUZIONALE LA FILIERA CORTA SULLE BIOMASSE IN PUGLIA

Le Regioni non possono limitare la realizzazione di impianti a biomassa in area agricola, bypassando i principi fondamentali in materia di energie rinnovabili fissati dal Legislatore statale e introducendo criteri non conformi a quanto previsto a livello nazionale dal Dlgs 387/2003. Con la sentenza dell’11 giugno 2014, n. 166, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la Legge della Regione Puglia n. 31/2008 nella sezione che preclude la realizzazione in zona agricola di impianti alimentati da biomasse, salvo che queste ultime provenissero, per almeno il 40%, da "filiera corta", cioè da un'area contenuta entro 70 chilometri dall'impianto. Il ricorso era stato presentato sulla base di un diniego per una megacentrale a biomasse da oltre 10 MW a Trinitapoli, in cui - unici - avevamo già parlato su questo blog: "Inceneritore a Trinitapoli: si va alla Corte Costituzionale".

La norma contestata recita: "4. E’ vietata la realizzazione in zona agricola di impianti alimentati da biomasse, salvo che gli impianti medesimi non siano alimentati da biomasse stabilmente provenienti, per almeno il quaranta per cento del fabbisogno, da “filiera corta”, cioè ottenute in un raggio di 70 chilometri dall’impianto.".
La Corte Costituzionale ha quindi (chi può darle torto?) interpretato alla lettera questa norma. Anche se nei fatti la Regione Puglia agevola la realizzazione di centrali a agromasse in zona agricola tramite la variante urbanistica che si ottiene automaticamente con l'Autorizzazione Unica grazie al rispetto del requisito della filiera corta, evidentemente la Corte Costituzionale ha ritenuto questo divieto illegittimo. Ovviamente, però, chi volesse costruire una centrale a biomasse di grandi dimensioni in zona agricola, dovrà prima ottenere il provvedimento assestante della variante urbanistica.

La Regione ha sostenuto davanti alla Corte Costituzionale che la norma non vietasse "propriamente" l'insediamento in zona agricola degli impianti, ma si limitasse bensì a «prescrivere particolari modalità gestionali», costituite dall’obbligo di alimentare l’impianto per almeno il 40% di biomassa prodotta entro 70 chilometri dalla struttura.
Secondo la Corte, però, «appare evidente che la norma regionale impugnata persegue un obiettivo che trascende i limiti tracciati dalla normativa statale di principio, in un ambito materiale ove la Corte ha già ravvisato la prevalenza della materia 'energia' (sentenza n. 119 del 2010)»; ricorda inoltre come l’articolo 12 comma 7 del Dlgs 387/2003 consenta espressamente di localizzare gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da biomasse in zone agricole, pur dovendosi tener conto delle disposizioni in materia di sostegno del settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, nonchè del patrimonio culturale e del paesaggio rurale.



Blog 3 Santi all'Inferno - http://noinceneritoretressanti.blogspot.com/

giovedì 19 giugno 2014

LEGAMBIENTE: "EOLICO OFFSHORE PER SBLOCCARE IL PAESE"


Neanche il tempo di lasciar spegnere le polemiche scaturite da un articolo alcuni giorni fa su Il Fatto Quotidiano di che descrive Legambiente Onlus come una potente lobby con le mani in pasta nel carbone, nelle ecoballe e nelle rinnovabili selvagge, che la lega ambientalista ritorna alla ribalta con affermazioni scandalose. E, che nessuno si aspetterebbe da un'associazione ambientalista, ma a cui i comitati locali purtroppo sono abituati amaramente, trovandosi Legambiente spesso dall'altra parte dello scranno a "difendere l'indefendibile".

Si chiama #sbloccafuturo ed è (chiamiamo le cose con il proprio nome!) l'ultima campagna di greenwashing "pro Renzi" di Legambiente, in attesa del decreto governativo Sblocca Italia annunciato per luglio. In pratica, si chiede al Governo di sbloccare 101 cantieri, dove: "La voce più consistente riguarda il sistema dei trasporti (ferrovie, trasporti urbani, mobilità dolce), insieme alla messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico. Poi, a seguire, bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti." Ma, in mezzo a questo elenco di "opere utili e giuste", proprio come in Parlamento si fa con l'inserimento di emendamenti truffaldini nella finanziaria, che nulla hanno a che spartire col bilancio dello Stato, nel documento di Legambiente si trova tutta una serie di frutti velenosi. E, visto che a pensare male spesso si azzecca, non è da escludere che Legambiente possieda pure delle partecipazioni in questi progetti.

Ecco che cosa scrive Legambiente sull'eolico offshore:
"l’esempio di blocco più evidente è forse quello relativo agli
impianti eolici off-shore: ben 15 progetti fermi lungo le coste della nostra penisola, nonostante gli incentivi e l’efficienza che gli impianti in mare sono in grado di assicurare. C’è evidentemente un problema che deve essere affrontato direttamente dal Governo e che si ponga l’obiettivo di definire maggiore compatibilità fra le linee guida nazionali e regionali e la possibilità di interdizione da parte delle Soprintendenze che possono intervenire fino alla fine del procedimento, bocciando
impianti anche solo perché “visibili” da aree vincolate. Il caso forse più significativo è quello dell’impianto eolico off-shore di Termoli, un progetto da 54 torri presentato nel 2006 che ha ottenuto il parere positivo di Valutazione d’Impatto Ambientale nel 2009, ma bloccato da ricorsi e pareri contrari di Enti Locali e Soprintendenza, nonostante la torre più vicina sia prevista a 6 (sei!!) chilometri dalla costa. Sebbene la ditta proponente abbia manifestato la disponibilità a rivedere il progetto, la dimensione e il layout delle macchine, il tracciato del cavidotto sotterraneo a terra, enti locali e Regione non hanno mai voluto alcun confronto nel merito".
Beh, che dire! Poveri soprintendenti, ultimamente sempre più spesso querelati, sbeffeggiati e destinatari di istanze di risarcimenti milionari, da parte dei colossi energetici. Legambiente da che parte sta? Evidentemente, dalla parte di chi vuol eliminare anche l'ultimo baluardo a difesa del territorio e della bellezza italiana, l'art. 9 della Costituzione che tutela il paesaggio.

Tra l'altro, l'eolico off-shore di Termoli è del tutto simile ai due progetti destinati al Gargano ed al Golfo di Manfredonia.

Se non ci credete, ecco il link al sito di Legambiente.

lunedì 16 giugno 2014

TRE NUOVI ELETTRODOTTI NELLA DAUNIA

Tutta questa energia in giro per L'Italia si disperde alla fine nella rete stessa ... Solo per guagagnare dai certificati verdi che i cittadini pagano in bollette. Tre progetti attualmente in attesa di essere valutati dal ministero e tempo per le osservazioni in scadenza: Bisaccia-Delicetto e Troia-Celle San Vito/Faeto



PROGETTO 1

Opera: Elettrodotto 380 kV Bisaccia-Deliceto
Progetto: Elettrodotto aereo 380 kV in semplice terna Bisaccia-Deliceto ed opera connessa
Descrizione: Realizzazione di un nuovo collegamento a 380 kV tra le stazioni elettriche di Deliceto e Bisaccia al fine di consentire il trasferimento in sicurezza dell'energia prodotta in Puglia verso la Campania e garantire la connessione alla rete elettrica nazionale dei nuovi impianti di produzione da fonte rinnovabile.
Proponente: Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A.
Tipologia di opera: Elettrodotti
Data di scadenza presentazione osservazioni da parte del pubblico: 30/06/2014

http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=751


PROGETTO 2

Opera: Nuovo elettrodotto 150 kV doppia terna "Stazione Elettrica di Troia - Stazione Elettrica Celle San Vito/Faeto"
Progetto: Nuovo elettrodotto 150 kV doppia terna "Stazione Elettrica di Troia - Stazione Elettrica Celle San Vito/Faeto"
Descrizione: Il progetto prevede la realizzazione di un elettrodotto aereo 150 kV di lunghezza complessiva di circa 9,4 km in palificata doppia terna, una delle due terne collegherà la stazione elettrica di Troia con quella di Celle San Vito, mentre l'altra collegherà la stazione elettrica di Troia con l'esistente linea aerea 150 kV "Celle San Vito - Faeto", al fine di convogliare più agevolmente l'energia prodotta dai parchi eolici esistenti e previsti dalla rete AT (150 kV) alla rete AAT (380 kV).
Proponente: Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A.
Tipologia di opera: Elettrodotti
Data di scadenza presentazione osservazioni da parte del pubblico: 19/07/2014

http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=1363


PROGETTO 3

Opera: Elettrodotto aereo 150 kV doppia terna Stazione Elettrica di Troia - Cabina Primaria Troia
Progetto: Elettrodotto aereo 150 kV doppia terna Stazione Elettrica di Troia - Cabina Primaria Troia - Stazione Elettrica Troia EOS1 ed opere connesse
Descrizione: Il progetto prevede la realizzazione di due nuovi tratti di elettrodotto aereo in doppia terna 150 kV dalla SE di Troia alla CP di Troia e dalla CP Troia alla SE Troia/EOS1 e di una variante all'elettrodotto aereo semplice terna 150 kV esistente CP Orsara - CP Troia - SE Troia/EOS1. La lunghezza complessiva degli elettrodotti è di circa 10,7 km per i collegamenti su palificata doppia terna e circa 6,2 km per i collegamenti su palificata semplice terna. L'opera consente di incrementare l'affidabilità e la continuità del servizio di Trasmissione a fronte della produzione crescente di energia elettrica da fonte rinnovabile nella Provincia di Foggia.
Proponente: Terna Rete Elettrica Nazionale S.p.A.
Tipologia di opera: Elettrodotti
Data di scadenza presentazione osservazioni da parte del pubblico: 19/07/2014

http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=1348

"NO A ENERGAS". CE LO CHIEDE LA CICOGNA!

“NO alla distruzione di quest’area, NO al progetto Energas. Lo dice la Cicogna, lo dice la LIPU, dillo anche Tu”.

E’ l’appello conclusivo a margine di un video diffuso su Youtube, relativo alle riprese effettuate per l’occasione a uno storico nido di Cicogne proprio nei pressi del sito di progetto.

Quasi 20 gli ettari interessati, caratterizzati da habitat prioritario a pascolo steppico, ricadenti in SIC, ZPS, IBA, contigui al Parco Nazionale del Gargano e contemplati dall’istituendo Piano Paesistico: 12 grandi serbatoi, parcheggi, edifici, senza contare rete viaria e ferroviaria di servizio, con opere accessorie e 10 km di gasdotto fino al porto di Manfredonia attraverso la spiaggia di Siponto e il mare. E’ la riesumazione di un progetto presentato nel 1999 dalla stessa società, allora Isosar. Si concluse con un parere ambientale negativo e scia di contenziosi, ricorsi al TAR e vertenze tra società, istituzioni e la LIPU.

Oltre ad ospitare la nidificazione e sostenere specie faunistiche di rilievo e in forte diminuzione, come Occhione e Lanario, quest’area rappresenta una attrattiva per gruppi di Cicogne che si alimentano di ortotteri qui abbondanti.

“Basta ulteriore e inutile consumo di territorio, a maggior ragione in siti di grande importanza come la ZPS in esame – afferma Enzo Cripezzi della LIPU -. La riproposizione di questo vecchio progetto è un brutto segnale dopo la condanna comunitaria sostenuta dalla LIPU proprio per la distruzione delle stesse zone contermini a causa del malgoverno indotto con il Contratto d’Area”.

“La società non fa mistero di affidarsi proprio agli esiti della conclusione di questa condanna, evidentemente grazie alle prescrizioni annacquate da Comune e Regione con pseudo ‘compensazioni’ e, come si vede, prive di effetto deterrente”.

“Con una diversa e più seria conclusione della condanna comunitaria, oggi gli atteggiamenti sarebbero ben diversi. E’ per questo che il caso è stato preventivamente segnalato a quella stessa Commissione Europea che si è fatta ingannare da misure farlocche per la chiusura della vertenza. Da alcuni mesi la procedura di VIA è in atto presso il Ministero dell’Ambiente e nel gennaio scorso la LIPU ha trasmesso articolate osservazioni nell’ambito della stessa procedura.”

“Abbiamo controdedotto in ordine alla incoerenza rispetto alle pianificazioni energetiche e alle vocazioni territoriali – continua Cripezzi – oltre che rispetto alle incidenze negative sulla ZPS e sull’area Parco, sul cui confine, strumentalmente individuato a suo tempo (!), insisterebbe questo faraonico bubbone paesaggistico”.

“In via preliminare è stata contestata anche l’illegittimità della stessa procedura di Valutazione Ambientale. Infatti emergono inadempienze formali sul rispetto degli obblighi degli avvisi pubblici del procedimento e si registra la indisponibilità dello ‘studio di incidenza’, una relazione obbligatoria e ineludibile per verificare gli effetti sulla biodiversità e sulla ZPS ma il proponente rimanda semplicemente a un elaborato depositato al 1999. Anche per quanto riguarda ‘sicurezza’ e ‘alternative di progetto’, la società si limita a rimandare a quanto proposto 15 anni fa”.

“La LIPU ha coinvolto il Ministero dell’Ambiente, deputato ad esprimersi sulla VIA, ma anche Ente Parco del Gargano e Regione Puglia per i pareri al procedimento. Anche Comune di Manfredonia e Provincia di Foggia devono formalmente dire la loro. Da questi Enti la LIPU si aspetta una seria assunzione di responsabilità con un diniego al progetto”.

“Invitiamo Energas a desistere – concludono alla LIPU – e a rivalutare questo territorio che non può essere considerato ancora con le stesse logiche di 15 anni or sono. E’ nell’interesse di tutti. Anche di Energas”.

venerdì 13 giugno 2014

BONIFICA SAIBI DI MARGHERITA: RIPARTONO I LAVORI

Disco verde per la ripresa dei lavori di bonifica e messa in sicurezza dell’ex Saibi. Il via libera arriva al termine della conferenza di servizi, tenuta a Bari presso la sede dell’assessorato regionale all’Ambiente, alla quale hanno partecipato, oltre ai tecnici dell’assessorato, dell’Arpa Puglia e della Provincia Bat, anche il sindaco Paolo Marrano insieme all’ing. Riccardo Miracapillo, al Responsabile del Servizio Ambiente Giuseppe Rizzitelli e al Segretario Generale Giuseppe Borgia, e i responsabili della Teorema, l’impresa aggiudicataria dei lavori di bonifica dell’ex Saibi.

La riunione si era resa necessaria per l’approvazione della perizia di variante, grazie alla quale, entro la prossima decade di giugno, si potranno riprendere gli interventi di messa in sicurezza e bonifica dell’area. Si provvederà all’abbattimento dei fabbricati e delle torri, mentre resterà al suo posto la ciminiera dello stabilimento, vera memoria storica per le generazioni future.

Come previsto dal progetto originario, finanziato interamente dalla Regione Puglia, quando sarà completata la bonifica e messa in sicurezza, l’area dell’ex Saibi diventerà una zona verde all’ingresso del paese. “Finalmente possiamo scrivere la parola fine per una vicenda che troppe preoccupazioni ha sollevato nella comunità margheritana. Abbiamo sbloccato una situazione di stallo - dichiara il sindaco - e di questo devo ringraziare in particolare l’ingegner Riccardo Miracapillo con l’ufficio tecnico che con solerzia, perseveranza e grande capacità professionale ha perseguito sin dal suo arrivo in questo Comune (pochi mesi) l’obiettivo che oggi è stato raggiunto”.

Un riconoscimento il sindaco lo rivolge anche a tutta l’Amministrazione comunale “che giorno dopo giorno si sta adoperando per il bene della collettività, raggiungendo obiettivi importanti e, per certi versi, insperati. Quasi tutte le opere pubbliche - ricorda Marrano - che sino ad un anno fa’ erano completamente ferme, sono state riavviate senza distrarre fondi dal bilancio e portandoli, sono certo, ad una rapida conclusione”.

Staff Comunicazione Comune di Margherita di Savoia

venerdì 23 maggio 2014

QUANDO VOLEVANO COSTRUIRE LA TURBOGAS ALL'INCORONATA ...

Sul web è rimasto pochissimo materiale a proposito. Si tratta del progetto della Foggia Energia S.r.l., risalente al 2004, di una centrale turbogas da 400 MW presso la zona industriale ASI del Borgo Incoronata, a Foggia.

L'assessorato all'ambiente della Regione Puglia, durante la prima giunta vendoliana, arrivò persino a proporla come alternativa alla centrale in progetto e poi costruita a San Severo, per cercare di placare le proteste della comunità dell'alto Tavoliere.

L'approvvigionamento sarebbe dovuto avvenire attraverso un metanodotto interrato di 10 km per l'approvvigionamento, da un esistente PIDI (Punto di Intercettazione di Derivazione Importante) del metanodotto Candela - Borgo Mezzanone. Inoltre, per favorire questo progetto, l'Autorità di Bacino si adoperò nel 2006 per modificare il vincolo PAI relativamente al torrente del Cervaro per il sito individuatio per la realizzazione delle centrale: da alta pericolosità a media pericolosità, con possibilità di ulteriore riduzione a bassa pericolosità (firma pesante di Onofrio Introna).

Per fortuna, non si è fatto più niente, anche grazie all'istituzione dell'Ente Parco all'Incoronata in quello stesso 2006.

Un pericolo scampato finora ... Ma è meglio tenere alta l'attenzione finché il Parco Naturale Regionale Bosco Incoronata, incluso il Corridoio Ecologico del Cervaro, non avranno un piano di gestione come qualsiasi area protetta degna di questo nome.

giovedì 15 maggio 2014

IL MATTM ISTRUISCE LA PRATICA ENERGAS A MANFREDONIA. LIPU C'E'

IN corso l’istruttoria tecnica CTVIA (Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale) – presso il Ministero dell’Ambiente – relativamente al Deposito costiero di GPL nel comune di Manfredonia, Loc. Santo Spiriticchio.

SE NE E' PARLATO QUI IN PRECEDENZA: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2013/11/dopo-leolico-offshore-unaltra-minaccia-per-il-golfo-di-manfredonia-un-deposito-costiero-di-gpl/

E’ quanto emerge dal sito ministeriale. Si fa riferimento, come già anticipato, alla “realizzazione di un deposito costiero di GPL costituito da 12 serbatoi di capacità complessiva di 60.000mc e delle opere funzionalmente connesse: gasdotto di lunghezza 10km di collegamento tra il deposito ed il pontile di attracco delle navi gasiere, raccordo ferroviario della lunghezza di 1800m di collegamento del deposito alla stazione di Frattarolo ed opere di adeguamento al pontile di attracco delle navi”. Proponente la Energas S.p.A., con tipologia di opera: Impianti di stoccaggio gas combustibili.

Per la VIA, data presentazione istanza il 10.11.1999, data Decreto VIA: 21.12.2000 con esito negativo e procedura conclusa. Positiva la procedura integrata con la Valutazione di incidenza, con presentazione dell’istanza il 28.10.2013.

Scaduto il termine presentazione Osservazioni del Pubblico (19.01.2014). Data avvio istruttoria tecnica il 12/12/2013, stessa data della ricezione di integrazioni al progetto. Il 21/01/2014 la data della 2° ricezione delle integrazioni.

Ne dà notizia la redazione di Stato Quotidiano.

Chi ha formalmente presentato opposizioni al progetto? Le uniche osservazioni pervenute sono quelle della LIPU, scaricabili dal sito VIA del Ministerio. Oasi di Lago Salso SPA, Comune di Manfredonia, Parco Nazionale del Gargano, sono invece clamorosamente assenti.

LINK: http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=973

giovedì 17 aprile 2014

IL CANDIDATO DEL M5S A FOGGIA RIZZI E GLI INCENERITORI

Non basta fare video con la telecamerina o spararsi i "selfie" davanti ai siti in cui sorgeranno gli impianti. Bisogna anche fermarli con le azioni concrete!

L'impegno di Vincenzo Rizzi per l'ambiente con il Movimento Cinque Stelle di Foggia è qualcosa di chiaro, persino lampante, per competenza e, diciamo così, per insistenza su alcuni temi come quello del depuratore di Foggia sul Candelaro, una delle foci più inquinate di Europa, oppure sul tema della "puzza" proveniente dagli impianti di Lucera. Temi che sono diventati, anche grazie alla capacità di divulgatore ed allo stile nazional-popolare di Vincenzo Rizzi, di dominio pubblico in poco tempo.

Tuttavia, questo non risolve i problemi, lamentarsi (è qualcosa che noi italiani sappiamo fare molto bene ... ) non basta, ed è proprio questo atteggiamento che avvicina di più Vincenzo Rizzi al "foggiano medio", quel cittadino che è perfettamente consapevole di vivere in una città costantemente in fondo alle classifiche di qualità della vita, sia reale sia percepita, anche perché non è capace di articolare il suo dissenso in maniera costruttiva. In pratica, incapace di passare dalla protesta alla proposta, dalle parole ai fatti.

Veniamo all'impegno di Vincenzo Rizzi sul "fronte degli inceneritori", movimento, purtroppo mai arrivato a maturazione, ma presente nella nostra provincia da oltre quindici anni (tanto che l'impianto a Manfredonia, più noto come "inceneritore di Borgo Tressanti", figura fra le principali opere contestate in Italia, a fianco di TAV e Dal Molin, secondo il rapporto NIMBY di Nomisma, una delle più quotate società di consulenza in Italia). In questo ambiente, Rizzi è del tutto nuovo, pur portando con sé un bagaglio di competenze specifiche da naturalista. Prima del suo impegno col M5S, Rizzi non si era mai occupato di questo scottante argomento, un argomento prim'ancora degli olezzi fastidiosi, ha rappresentato la vera emergenza ambientale e sanitaria in Capitanata, visti i rischi dell'inquinamento delle nanoparticelle prodotte dai moderni "termovalorizzatori" che sono la prima causa di cancro al mondo!

E, forse, c'è anche un motivo. Come può Rizzi venire in piazza protestare contro impianti il cui iter autorizzativo è in capo all'istituzione provinciale, in seno al cui comitato VIA (Valutazione Impatto Ambientale) egli siede come componente ed esperto naturalista deputato ad esprimere un parere tecnico su questi impianti? Il conflitto d'interessi sarebbe, in questo caso, troppo evidente, persino ridicolo.

Certamente, bisogna anche sfatare il mito secondo cui Rizzi avrebbe autorizzato la centrale a biomasse dell'Agritre Srl di Sant'Agata di Puglia. Lui ha solo espresso un parere di merito sulla materia di sua stretta competenza, ponendo il vincolo di 50 ettari di pascolo arborato come misura di mitigazione dell'impianto dell'inceneritore dei Monti Dauni. Ma il parere favorevole, alla fine, viene espresso dal dirigente del settore ambiente provinciale.

Più complesso ed eloquente è l'impegno di Rizzi sull'altro inceneritore di agromasse, questa volta nel comune di Foggia, a Borgo Eridania presso l'ex zuccherificio di Rignano Garganico Scalo. E' facile lamentarsi di impianti costruiti imputanto populisticamente alla vecchia classe politica, più difficile è impedire sul nascere queste situazioni.
Durante le riunioni del M5S, quando ancora c'era un unico gruppo a Foggia, il sottoscritto è venuto allo scontro di opinioni con l'attuale candidato sindaco del M5S. Il quale, senza alcun motivo apparente, manifestava una certa irritazione sul tema, interromendomi ogni volta che l'argomento - di assoluta urgenza - faceva capolino nelle riunioni come punto da mettere all'ordine del giorno dell'attivismo, e che Rizzi, invece, assolutamente voleva derubricare. Secondo lui, l'impianto non si sarebbe mai fatto - continuava a ripetere - perché la società non sarebbe riuscita a finanziarlo: "così vanno queste cose ... ".
Alla fine, infatti, Rizzi ed il suo gruppo non hanno nemmeno firmato l'esposto del M5S contro il termovalizzatore a Foggia. Hanno, però, stretto alleanza con Matteo Loguercio, attivista degli amici di Beppe Grillo di Cerignola, in provincia di Foggia, il quale però non si è mai interessato di Borgo Eridania, anche perché - si sa - l'inquinamento non ha confini, ma la battaglia elettorale sì ...

Ultimamente, Rizzi ha rispolverato il tema della "centrale a biomasse" a Borgo Eridania come punto su cui imbastire la sua campagna elettorale, con una videointervista davanti al sito dell'impianto. Mi sarebbe piaciuto rivolgergli, a margine, alcune domande: "Caro Vincenzo, ma questo non era l'impianto di cui era inutile occuparsi, Come mai questo cambio di opinione? La società è riuscita alla fine a reperire le risorse con una maxi finanziamento pubblico a fondo perduto all'inizio di quest'anno. Forse, non era meglio tenere alta l'attenzione, denunciare ed attivarci prima, invece che stare qui a lamentarsi come al solito di chi ci governa? Infine, come fai a pretendere di "non aver saputo" tu che lavori gomito a gomito con la Provincia?"

Queto mio post non vuole certo essere un giudizio sulle qualità e l'onesta intellettuale del candidato del M5S a Foggia Vincenzo Rizzi (n.b.: scelto con un sondaggio online di appena 200 votanti), piuttosto sul lato pragmatico delle cose.
Se non si passa dal livello della mera lamentela alla denuncia, se non si mette da parte quell'ipocrisia di fondo secondo cui siamo tutti contrari all'inquinamento a parole ma concretamente ci rifiutiamo di agire collettivamente contro di esso, allora si continua soltanto a regredire.

Giuseppe Dimunno - Blog 3 Santi all'Inferno

domenica 13 aprile 2014

BIOMASSE A FOGGIA: PRONTA L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

Pronta l'interrogazione parlamentare del M5S sulla centrale a biomasse a Borgo Eridania a Foggia. Scarsa chiarezza sulla provenienza della materia prima e sul business plan, finanziato con oltre 26 milioni - oltre il 50% dell'investimento - a fondo perduto, con soldi pubblici di Invitalia.

sabato 22 marzo 2014

IN ARRIVO LE TRIVELLE AL SALICE?

Foggia. Non bastavano l'inceneritore vicino Mezzanone, la centrale a biomasse finanziata dallo Stato a Eridania (in agro di Foggia), le discariche ... Adesso anche le trivellazioni! Un pozzo per l'estrazione di gas naturale (metano) è stato richiesto a Foggia, in località "Masseria Conca" presso il quartiere periferico del Salice a poche decine di metri dalle case.

Lo stesso iter che si è già svolto un paio di anni fa a Torremaggiore, e di cui poi si sarebbero perse le tracce.

E' stata indetta un'inchiesta pubblica aperta alla cittadinanza. Ne dà notizia all'ultimo momento attraverso il sito e la newsletter del Comune l'assessore all'ambiente, il medico Pasquale Russo. L'appuntamento è fissato, dunque, lunedì 24 marzo 2014 alle ore 17,30 presso la sala Giunta Comunale.

Sul sito del Comune è anche disponibile una "presentazione divulgativa" della Medoilgas.

All’interno dell'areale della medesima concessione ministeriale denominata Celone, la Medoilgas ha già effettuato perforazione presso i pozzi “Torrente Celone 1” e “Vigna Nocelli 1”, produttivi a gas metano, e il pozzo “Lucera 6” (risultato sterile).
Nella sua presentazione powerpoint (in realtà, per legge andrebbe pubblicato lo studio d'impatto ambientale!) la società sostiene l'assenza di motivate preoccupazioni ambientali prendendo a modello il sito UNESCO di Ragusa Iblea in Sicilia. In realtà, a Ragusa c'è un problema di inquinamento delle acque sotterranee.

Teleblu ne aveva già parlato alcuni giorni fa, intervistando l'assessore all'ambiente, in risposta alle polemiche del centrodestra locale (Landella,Longo) in consiglio comunale, che hanno dato la sponda al comitato spontaneo di protesta sorto al Salice.
http://www.teleblu.tv/trivelle-al-salice-lassessore-russo-conferma-richiesta-ma-chiarisce-primo-parere-negativo/

Alla conferenza dei servizi ha partecipato fortunamente anche Enzo Di Salvatore, coordinatore nazionale del movimento No Triv. Ecco le sue preziose dichiarazioni, in cui suggerisce innanzitutto ai cittadini di fare accesso agli atti e si mette a disposizione per studiare il progetto:
http://www.spaziofoggia.it/foggia-intervista-al-prof-di-salvatore-sulle-trivellazioni-del-salice-a-foggia/
La ASL ha già rilasciato nullaosta, mentre l'ARPA un parere positivo con prescrizioni.

Secondo un lettore (Biblioblogger) di questo blog, la tecnica che verrebbe utilizzata al Salice, la trivella Drillmec HH220 utilizzabile anche per perforazioni orizzontali, è idonea anche all'estrazione del pericolo shale gas.

E, intanto, giovedì 27 marzo si è tenuta già la terza conferenza dei servizi.


La giornalista di Teleblu Rosalia Marcantonio se ne sta occupando per una puntata di PRISMA che dovrebbe andare in onda lunedì 31 marzo (http://www.teleblu.tv/produzioni/prisma/).

lunedì 10 marzo 2014

Il "prestito d'onore" per la centrale a biomasse a Foggia

Invitalia-Enterra, sul piatto 65 milioni: centrale a biomasse e 130 posti di lavoro

Il piano nell'ex zuccherificio Eridania a Rignano Scalo
Coinvolta la società francese specializzata nell'energia



FOGGIA - Invitalia ed Enterra società a controllo francese attiva nel settore dell’energia - hanno firmato un Contratto di Sviluppo del valore complessivo di oltre 48 milioni per realizzare in Puglia una nuova centrale elettrica alimentata a biomasse. L’iniziativa consentirà di creare 130 nuovi posti di lavoro, tra assunzioni dirette e operatori dell’indotto. L’accordo è stato firmato a Roma da Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, e Jacques Levy, amministratore delegato di Enterra. «La firma di oggi – ha affermato Domenico Arcuri – dà il via a un nuovo investimento produttivo nel Sud da parte di un’impresa estera che, grazie al Contratto di Sviluppo gestito dalla nostra Agenzia, può insediarsi in tempi ridotti e con procedure semplificate. Il progetto è doppiamente virtuoso perché genera nuovi posti di lavoro e ha un impatto benefico sotto il profilo ambientale. L’accordo con Enterra conferma che investire nel Mezzogiorno diventa possibile e conveniente se gli imprenditori trovano regole certe e interlocutori affidabili».

LA SOCIETA' - Jacques Levy ha dichiarato: «Siamo particolarmente felici di sottoscrivere con Invitalia il contratto di finanziamento relativo all'iniziativa industriale di Enterra. L'investimento consentirà la nuova valorizzazione di un’area industriale dismessa, in un territorio svantaggiato, che, negli ultimi anni, ha visto la chiusura di troppe imprese. Siamo, infine, certi della ricaduta occupazionale, diretta e indiretta, che l'investimento sarà in grado di assicurare. L'infrastruttura che nascerà sarà certamente utile per l'intero comparto agroindustriale del nord della Puglia».

IL SITO - La centrale elettrica sarà realizzata a Foggia, in località Rignano Scalo, nell’area industriale dismessa denominata «ex zuccherificio Eridania», che in questo modo verrà riconvertita e rilanciata. L’impianto sarà alimentato da biomasse provenienti dalla filiera agroindustriale e agroforestale e produrrà energia elettrica di potenza nominale di 13 MWe. Il progetto sarà finanziato da Enterra con circa 22,5 milioni e da Invitalia con 26,3 milioni attraverso le agevolazioni del Contratto di Sviluppo. L’investimento complessivo supererà i 65 milioni di euro. Quello firmato oggi è il sesto Contratto di Sviluppo firmato da Invitalia. I precedenti cinque, tre dei quali con rilevanti aziende multinazionali, sono stati siglati in Campania e Sicilia, attivando investimenti per circa 214 milioni di euro nei settori aeronautico, alimentare e telecomunicazioni.
10 marzo 2014
FONTE: Corriere del Mezzogiorno

domenica 9 marzo 2014

ARPA ROMPE IL SILENZIO SULL'INCENERITORE MARCEGAGLIA

Il mistero dei collaudi a caldo non è ancora risolto, ma queste risposte di ARPA Puglia all'Osservatorio Rifiuti Zero di Cerignola rimarcano un interrogativo di fondo: è possibile accendere l'impianto, sia pure in fase di test condotti "privatamente", senza il rilascio dei certificati di agibilità e quelli di conformità urbanistico-edilizia?
http://www.statoquotidiano.it/08/03/2014/inceneritore-marcegaglia-2-sopralluoghi-arpa-attesa-per-rispetto-prescrizioni/195976/

sabato 1 marzo 2014

IN ARRIVO LA CONFERMA SUI TRAFFICI ECOMAFIOSI A CERIGNOLA

Un agro sconfinato. Una rete ben organizzata di silenzi da parte di istituzioni, trasportatori ed agricoltori. Finalmente, sta per saltare il tappo sul fenomeno ecomafioso a Cerignola ... e sull'aumento dei tumori!

Due montagne di rifiuti nelle campagne di Cerignola; un tragitto non ancora identificato ma al vaglio della magistratura che potrebbe svelare retroscena inquietanti delineando una tratta di monnezza che dal napoletano arriva dritto nell’agro ofantino senza chiedere permessi a chicchessia. Fino ad oggi sono state soltanto voci infondate, quelle sui camion provenienti dalla Campania che disseminano nel territorio foggiano ogni tipo di rifiuto, pericoloso e non. Poi nel 2013 vengono desecretate le dichiarazioni rese alla Commissione ecomafie dal boss della Camorra Schiavone, il cugino di “Sandokan”, che parlava di siti inquinati anche nella provincia di Foggia e quel continuo vociare si fa più insistente, come negli scorsi anni, quando qualcuno dice di aver visto carovane di camion in fila per approfittare delle lunghe distese di verde della zona per parcheggiare rifiuti di ogni tipo. Oggi quelle parole si tramutano in attività certificata e documentata da parte della Procura di Foggia. Esistono dei verbali trasmessi a Foggia che spiegano con dovizia di particolari tutte le scoperte avvenute a Cerignola nell’estate del 2013: operazioni importanti e delicate rimbombate nel silenzio più acuto. Le cronache giornalistiche di quei giorni non riportano notizie sul sequestro di due terreni subissati da scarti provenienti dalla regione Campania.

È luglio quando un proprietario terriero cerignolano si reca nella sua campagna e scopre un colosso di immondizia lì dove proprio qualche ora prima c’erano soltanto terra, sassi e alberi; nella notte qualcuno deve aver varcato i confini della sua campagna scaricando i rifiuti: sul posto arrivano i vigili urbani, si rendono conto dell’accaduto, ipotizzando il peggio, e segnalano tutto alla Procura della Repubblica di Foggia e al gruppo Noe dei carabinieri.

Partono le prime indagini, perché gli agenti si ritrovano di fronte ad una scena che non avevano mai visto fino a quel momento: infatti, nel corso degli anni, non era arrivata alcuna segnalazione alle forze dell’ordine sullo scarico di rifiuti nelle sterminate campagne di Cerignola. I poliziotti municipali iniziano ad aprire le buste accatastate l’una sull’altra e iniziano a studiarne il contenuto scovando confezioni di mozzarelle, buste di pasta, cartoni di oggettistica, etichette di boutique; prodotti assai diversi tra loro con un unico e solo tratto distintivo ad accomunarli, ovvero il luogo di provenienza.

La montagna di monnezza contiene rifiuti provenienti dalla Campania, ma è difficile per gli inquirenti capire come e perché, da dove e chi abbia potuto violare i campi ofantini con lo sversamento selvaggio ed illegale di immondizia. L’unico elemento certo è che l’operazione è stata compiuta a notte inoltrata, nel massimo riserbo, e ad arrivare è stato più di un camion e più di una persona che ha scaricato il contenuto della motrice e del rimorchio, per poi scappare via senza lasciare traccia del proprio passaggio. Solamente all’indomani, in una calda mattina di luglio 2013, il proprietario rinviene la sorpresa inquinante, assai pericolosa perché tra gli scarti depositati illegalmente vi sono anche prodotti ospedalieri, farmaceutici e tutto ciò che va sotto la dicitura: rifiuti speciali pericolosi.

A distanza di pochi giorni, tra la zona Pozzo Terraneo – verso il confine con Ascoli Satriano – e la zona Diga Capacciotti arriva un’altra segnalazione: questa volta il proprietario terriero è di Lavello e, come nel primo caso, una volta raggiunta la sua proprietà scopre una valanga di rifiuti al centro del campo. L’iter si ripete e quelle che poteva essere una coincidenza, pur molto sospetta, diventa robusta realtà perché anche in questo caso la provenienza dei rifiuti è rigorosamente campana ed ancora una volta la qualità dei rifiuti non è omogenea, in quanto quei camion approdati a Cerignola nella notte hanno trasportato rifiuti speciali pericolosi e non di ogni fattura.
Infatti il 3 luglio del 2013, una cava dismessa in località Toppo Russo (Diga Capacciotti) è stata completamente inondata di immondizia proveniente dal napoletano: la denuncia è partita da uno dei proprietari terrerieri che, giunto sul posto, si era ritrovato di fronte ad un cumulo di grosse dimensioni. La montagna era alta oltre 4 metri, oltre agli scarti depositati in profondità: un mausoleo imponente dato subito alle fiamme, tanto che i vigili del fuoco accorsi sul posto hanno riscontrato più di un problema per gestire l’incendio che ha bruciato i rifiuti per oltre dieci ore. Le operazioni di gestione del rogo si sono protratte dalla mattina fino alla sera e, una volta sedato, c’è stata la scoperta sulla provenienza della monnezza: Napoli, Caserta, Salerno. I rifiuti campani sono arrivati fino a Cerignola nell’arco di una sola notte.

Il doppio intervento dei vigili urbani serve ad effettuare una nuova segnalazione in Procura della Repubblica: la duplice operazione non fa luce su tanti particolari su cui ora dovrebbe essere concentrato l’occhio della magistratura. Il sito utilizzato come discarica abusiva è facilmente raggiungibile perché a pochi chilometri, seguendo una vita che taglia in due le chilometriche campagne cerignolane, c’è lo svincolo autostradale Cerignola Ovest, attraversato il quale si può raggiungere, tra le altre mete, la regione Campania. Probabilmente chi ha sversato rifiuti pericolosi avrebbe potuto utilizzare tranquillamente l’autostrada, per poi imboccare l’uscita “ovest” per poi immettersi nei vicoli asfaltati che collegano le campagne individuate per lo sversamento.


La denuncia verso ignoti è stata accompagnata da una seconda segnalazione avvenuta appena 7 giorni dopo: il 10 luglio, difatti, un secondo appezzamento (località Coppa Tonti) si è trasformato in una discarica abusiva a cielo aperto accogliendo, contro la volontà degli ignari proprietari, valanghe di scarti pericolosi e non. Entrambi i siti risultano ancora oggi sotto sequestro, ma ciò che è successo nei giorni a seguire non lascia di certo migliori speranze perché a novembre 2013, a quattro mesi dall’intervento di vigili e carabinieri, è stato appiccato il fuoco ai rifiuti ubicati nel secondo sito. Ancora una volta da ignoti.


I Vigili Urbani hanno sequestrato i due appezzamenti di terra e le montagne di rifiuti, in un primo momento, sono state coperte con della terra, in attesa delle decisioni della Procura della Repubblica di Foggia.

Secondo fonti bene informate, oltretutto, anche nei giorni immediatamente precedenti al Natale, vi sarebbe stata una terza ondata di rifiuti campani, ma questa volta l’iter sarebbe più complesso poiché riguarderebbe la costruzione di una vera e propria cava che avrebbe ospitato gli scarti caricati su più camion: l’immondizia sarebbe stata data alle fiamme. I responsabili, però, sono svaniti nel nulla. I rifiuti, invece, no.

FONTE: Marchiodoc.it

martedì 25 febbraio 2014

VIDEO DEL SEMINARIO MED FOOD ANTICANCER

In occasione della ‘Giornata Mondiale contro il cancro’ la ASL FG ha organizzato il seminario ‘Med Food Anticancer program: La Dieta mediterranea per la prevenzione dei tumori’. L’incontro, promosso dal Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione della ASL FG in collaborazione con il Comune di Foggia, si è tenuto il 4 febbraio a Foggia presso la sala consiliare di Palazzo di Città. Attesa la partecipazione, del professor Jeremiah Stamler, professore emerito di Medicina Preventiva alla Northwestern University di Chicago e del dottor Michele Conversano, Presidente Nazionale della Società italiana di igiene e Medicina Preventiva. All’incontro – moderato da Michele Panunzio, Direttore Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione-ASL Foggia Sud – hanno preso parte anche Elena Gentile, Assessore regionale alle Politiche della salute, il sindaco Gianni Mongelli, Franco Carella, Direttore del Dipartimento di prevenzione-ASL FG.
http://www.comune.foggia.it/portfolio/seminario-med-food-anticancer/

domenica 23 febbraio 2014

FACCIAMO IL PUNTO SULLE ROYALTIES DEL GAS PER IL SUBAPPENNINO

Gianni Lannes ritorna sulla questione delle royalties del metano. Sbloccati i primi fondi regionali solo nel 2013, ma ci sarebbero ancora risorse governativeda trasferire alla Puglia.

Con un nuovo articolo sul suo blog Su la Testa! Gianni Lannes ritorna ad incalzare sulla questione che spettano da decenni ai Comuni per le attività estrattive di gas naturale (comunemente detto "metano") che hanno luogo nei propri territori. La quasi totalità dei Comuni pugliesi interessati dall'estrazione di questi idrocarburi si trova in provincia di Foggia.

Gli articoli di Lannes già da diversi anni denunciano il mancato pagamento di questi contributi ai Comuni, sottoforma di oneri di infrastrutturazione ma anche di compensazioni ambientali. Qualcosa si mosso solo nell'ottobre 2013 quando il sindaco di Biccari Mignogna ha posto in essere la questione delle royalties, che restano sulla carta o meramente simboliche nel gran parte dei casi. Anche con riferimento all'eolico con un'intervista su Preappenino Oggi in cui si denuncia il misero guadagno per le casse di alcuni Comuni, a fronte dell'impatto paesaggistico, come Troia, a causa di convenzioni tutte a favore dei privati (ne parleremo altrove più approfonditamente su questo blog) ...

Biccari, Mignogna: "Mai chiesti prima recupero fondi su idrocarburi".

Successivamente, l'assessore regionale al bilancio, il foggiano Di Gioa, ha annunciato una delibera di giunta regionale (http://www.regione.puglia.it/index.php?page=delibere&opz=view&id=11030) per lo sblocco di 7 milioni ai Comuni foggiani. Ecco il comunicato stampa del dicembre 2013 per intero:
Foggia, ripartizione comuni royalties metano Regione Puglia
„Comunicato Stampa

La Giunta Regionale, anche a seguito dell’iniziativa dell'assessore al Bilancio Leonardo Di Gioia, che ha reperito nel bilancio le risorse occorrenti, ha varato, su proposta dell’assessore allo Sviluppo Economico Loredana Capone, una delibera che definisce la ripartizione e le linee guida per l’utilizzo delle somme derivanti dall’estrazione di idrocarburi nel Preappennino Dauno.

“Un provvedimento importante su un tema cruciale per il nostro Preappennino” commenta Leonardo Di Gioia “Le somme che vengono finalmente restituite al territorio dopo essere finite per anni nei residui inutilizzati del bilancio, possono avere un impatto importante per la loro destinazione.

Realizzare o completare l’infrastrutturazione materiale ed immateriale delle aree di insediamento produttivo migliora l’attrattiva di quei Comuni per gli investimenti e genera dinamiche virtuose per lo sviluppo economico ed occupazionale. Sono lieto” conclude Di Gioia “di avere contribuito all’adozione di questa delibera. Anche questi atti, attesi per un quinquennio, confermano l’apertura di una fase nuova nei rapporti fra la Regione e la Capitanata.”

Le risorse di cui si parla sono quelle previste dal Decreto Legislativo 625/96, destinate a finanziare la realizzazione dei metanodotti e delle altre infrastrutture collegate alla coltivazione dei giacimenti di idrocarburi presenti sul territorio e, una volta esaurita queste necessità, da impiegare per opere pubbliche al servizio di attività produttive. Le somme raccolte nel periodo 2008/2012, come da tabella qui sotto, ammontano a quasi sette milioni di euro, così ripartiti:

ALBERONA 373.671,80 | ASCOLI SATRIANO 767.393,82 | BICCARI 1.696.911,70 | CANDELA 696.023,36 | DELICETO 2.477.361,38 | SANT'AGATA DI PUGLIA 83.624,04 | VOLTURINO 808.897,76 | TOTALE: 6.903.886,86

Queste risorse verranno assegnate sulla base di accordi di programma da realizzare con i sette Comuni interessati in merito ai progetti che presenteranno singolarmente o in forma associata. Le tipologie di opere realizzabili si differenziano a seconda che si tratti di aree con insediamento produttivo superiore o inferiore al 75%.

Nel primo caso saranno ammissibili, recita il testo della delibera, interventi di ammodernamento e rifunzionalizzazione delle infrastrutture esistenti (con esclusione degli interventi di manutenzione), realizzazione di reti tecnologiche (reti energetiche, reti per la fornitura di acqua industriale, infrastrutture per la sicurezza, infrastrutture ICT); interventi di completamento infrastrutturale dell’intera area, interventi per il miglioramento delle condizioni di accessibilità degli agglomerati per gli insediamenti produttivi alle reti di trasporto nazionali.

Nel secondo, invece, interventi di completamento delle aree strettamente connesse alle imprese insediate finalizzati alla completa operatività delle infrastrutture primarie, interventi di ammodernamento e rifunzionalizzazione delle infrastrutture esistenti strettamente connesse alle imprese insediate (con esclusione degli interventi di manutenzione), realizzazione di reti tecnologiche (reti energetiche, reti per la fornitura di acqua industriale, infrastrutture per la sicurezza, infrastrutture ICT), interventi di infrastrutturazione di nuove aree e per il miglioramento delle condizioni di accessibilità degli agglomerati per gli insediamenti produttivi alle reti di trasporto nazionali.

Nella stessa delibera è previsto un primo stanziamento per l’esercizio 2013 di 700mila euro per consentire il rimborso ai Comuni dei costi sostenuti per dotarsi delle progettazioni necessarie. Tutte le attività saranno gestite dall'Assessorato allo Sviluppo Economico.“

Dunque, i fondi regionali sono stati stanziati e sarebbe in progettazione da parte dei Comuni il loro utilizzo. Ma resta da capire che cosa ne è del fondo governativi, di cui parla per l'appunto il giornalista Gianni Lannes. Questi fondo dovrebbe, a nostro avviso, essere concesso direttamente ai Comuni (come avviene in urbanistica per gli "oneri di urbanizzazione"), non per progetti ed infrastrutturazioni che, alla fine, risulterebbero funzionali agli stessi interventi di sfruttamento dei giacimenti. Bensì, per progetti di compensazione ambientale (offsetting) miranti alla riduzione dell'inquinamento e al monitoraggio dello stesso, che non è mai stato effettuato e che potrebbe essere inaspettatamente rilevante soprattutto su alcune componenti come le falde acquifere (ricordiamo che i Monti Dauni "eccellono" nelle statistiche dell'atlante provinciale dei tumori, e non se ne conosce il motivo).

Ps.: Mentre in Norvegia grazie alle royalties del petrolio si viagga solo con mezzi di trasporto rinnavabili, nel Subaappenino dauno le strade sono disconnesse e sgarrupate.

venerdì 21 febbraio 2014

Il regalo agli inquinatori sulle bonifiche è legge. Vergogna!

Se sei un semplice cittadino paghi la TARES e ti arriva Equitalia se non puoi pagare. Se hai devastato interi territori lo Stato ti paga profumatamente per i tuoi profitti. Il Destinazione Italia passa al Senato senza le modifiche richieste da movimenti e comuni dei Siti inquinati. Ora segnalazione alla Commissione Europea e battaglia sui singoli accordi di programma per le inaccettabili norme contenute nel decreto. In Puglia Manfredonia, Bari, Brindisi e Taranto.

E' ufficiale: da mercoledì chi inquina in Italia deve essere premiato. Dopo il passaggio in Senato è diventata legge dello Stato l'incredibile norma contenuta nel Decreto Destinazione Italia volta a regalare nei Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche miliardi di euro ai privati, anche ai peggiori inquinatori, pure se rei confessi e condannati in via definitiva.

La modifica apportata dalla maggioranza alla Camera non ha risolto nulla perché pone solo un limite all'uso delle risorse pubbliche da parte del privato che dovrà usare il denaro ricevuto solo per coprire le spese degli investimenti in nuovi impianti e non per le bonifiche che dovrebbero rimanere a suo carico. A parte il fatto che in ogni caso gli inquinatori più incalliti, responsabili delle devastazioni del paese e dei danni alla salute per i cittadini, si vedono premiati con il sostegno ai loro profitti, realisticamente sarà ben difficile assicurare il rispetto di tale previsione, visto che ogni giorno il Ministero dell'Ambiente non riesce neanche a far avanzare le procedure amministrative più importanti.

Inoltre resta in tutta la sua gravità il problema del condono mascherato contenuto nella norma, che prevede che una volta firmato l'accordo di programma che destina il denaro al privato la scoperta di una situazione più grave di inquinamento rispetto a quella finora accertata non potrebbe più essere messa a carico del privato inquinatore. E' una situazione comunissima nelle aree inquinate, da Brescia a Bussi a Taranto, dove nuove analisi puntualmente fanno scoprire contaminazioni più estese.

Infine resta la norma che fa diventare di interesse pubblico qualsiasi nuovo impianto proposto dal privato nell'area inquinata (anche inceneritori, raffinerie ecc.) con lo Stato che finanzierà sia con denaro a fondo perduto sia con credito d'imposta per la parte restante, interventi che condannano definitivamente ad un triste destino di devastazione aumentando la pressione antropica sui siti. Queste sono aree che invece dovrebbero rinascere con interventi di riqualificazione ambientale e che dovrebbero essere invece portate a nuova vita come accaduto in Germania e in altri paesi con azioni ben diverse,come la realizzazione di parchi tematici, aree verdi, ecomusei.

I prossimi passi delle lotte saranno presto condivisi con movimenti ed associazioni. In ogni caso provvederemo a denunciare alla Commissione Europea quanto accaduto per farne un caso nella comunità. Apriremo uno scontro sui singoli accordi di programma che dovessero essere approvati nelle singole aree nei prossimi mesi. La lotta è solo all'inizio.


Forum Italiano Movimenti per l'Acqua
CNSC - Coordinamento Nazionale Siti Contaminati
Associazione A Sud
Stop Biocidio Lazio
Stop Biocidio Abruzzo

REGISTRO TUMORI FG: I COMUNI POSSONO CHIEDERE I DATI

Finalmente possiamo mettere un punto fisso alla polemica strumentale sulla salute del popolo daunio. Una polemica tutta interna alle fazioni del PD e della partitocrazia che ha lottizzato la sanità, portandola allo sfascio e ridimensionando ospedali di fondamentale importanza territoriale nella nostra provincia (Manfredonia, Cerignola, Lucera, San Severo) al fine apparente di costruire un unico polo universitario ai Riuniti di Foggia, che si presenta oggi come nient'altro che un'operazione di stampo più che altro edilizio in quanto manca il personale per i nuovi reparti che sorgeranno, mentre si svuotano i reparti degli altri ospedali mandando a casa il personale.

Nella polemica è intervenuto anche il sindaco di Rocchetta Sant'Antonio accusando gli artefici della polemica di guastare l'immagine promozionale del territori dei Monti Dauni, col semplice fatto di parlare di questo temo scottante. Ebbene, Rocchetta Sant'Antonio è probabilmente il Comune pugliese più vicino all'inceneritore Fenice. Questo non è un fatto? Dov'era questo sindaco quando Sant'Agata di Puglia ha dato il nullaosta per la più grande centrale a biomasse della Regione?

Da una parte l'AIRTUM per bocca del suo segretario, Emanuele Crocetti, smentisce il dirigente ASL di Cerignola Rocco Dalessandro. L’associazione italiana registro tumori, si apprende dal sito internet, si occupa di “consentire il confronto tra i dati epidemiologici riguardanti i tumori nelle diverse aree geografiche del Paese, di sorvegliare e valutare la patologia oncologica in termini di mortalità, incidenza e sopravvivenza, di studiarne l’andamento temporale e di comparare i risultati così ottenuti con quelli osservati a livello internazionale”. Ed è proprio all’AIRTUM che Rocco Dalessandro si è appellato per non diffondere tutte le tabelle richieste, spiegando che “se dovessero divenire pubbliche prima della validazione ministeriale, l’AIRTUM potrebbe invalidare tutto il lavoro”. Queste invece le dichiarazione del segretario nazionale ad un giornale locale: “Questo passaggio non rientra nei nostri protocolli, anzi ci sono molti enti che richiedono l’accreditamento all’associazione dopo aver pubblicato altrove le percentuali sulla incidenza e mortalità tumorale”.

Dall'altra il direttore generale della ASL Foggia Attilio Manfrini, secondo cui il registro dei tumori della provincia di Foggia "non si pubblica perché non c’è nessuna emergenza da dover soddisfare, anzi, se c’è qualcuno che agita allarmismo allora è pregato di fornire anche le sue fonti. Inoltre, se il consiglio comunale di Cerignola, da cui è partita questa storia, vuole entrare in possesso delle tabelle può tranquillamente riunirsi e fare richiesta agli uffici dell’oncologico di Bari, dov’è conservato il rapporto epidemiologico del foggiano”.

Importante anche l'intervento di Salvatore Onorati: “Se esistono dei dati certi, allora si pubblichino senza alcun timore, perché è proprio sui numeri che si costruisce una seria politica sanitaria in provincia di Foggia e non con le chiacchiere sui giornali o su Facebook”. Il presidente dell’Ordine dei Medici provinciale prosegue: “E’ normale che una questione così importante per il nostro territorio sia affrontata in quel modo nel consiglio comunale di Cerignola?”. Una domanda che ci sentiamo di rilanciare. La questione, infatti, interessa tutta la provincia ed i Comuni dovrebbero piuttosto agire uniti.