domenica 29 dicembre 2013

Solidarietà al movimento NO TRIV in Irpinia

Il Forum Pugliese Acqua Bene Comune vuole esprimere solidarietà alle popolazioni irpine per la difesa dei loro territori dagli interessi dei petrolieri.

Un quarto della provincia di Avellino sarebbe sacrificata alla logica di trivellare un territorio sismico con vocazione all'agricoltura, alla pastorizia e alla tutela del paesaggio.

L'Irpinia è il centro imbrifero più importante del Mezzogiorno d'Italia da cui attingono acqua potabile quattro regioni (tra cui la Puglia), la città di Napoli e circa dieci milioni di cittadini residenti.

In particolare, per quanto riguarda la nostra regione, le fonti del fiume Sele (nel comune di Caposele) e quelle del fiume Calore (nel comune di Cassano Irpino) sono convogliate nella galleria Pavoncelli che eroga nove mila litri al secondo alle popolazioni pugliesi.

Con le autorizzazioni a trivellare in un territorio di 64 km quadrati, si rischia di replicare ciò che si verifica in Basilicata, con la massiccia presenza di pozzi petroliferi e il conseguente inquinamento delle falde acquifere.

http://irpinianotriv.blogspot.it/

lunedì 23 dicembre 2013

Processo Chernobyl. Fanghi tossici dalla Campania a Foggia e Lucera

La Campania e il foggiano come Chernobyl, comincia così un articolo segnalato dal blog del Gargano, Amara Terra Mia, e raggiungibili qui: http://www.today.it/cronaca/processo-chernobyl-altre-terre-dei-fuochi.html. Chernobyl, un "processo morente" quello che si sta celebrando a Santa Maria di Capua Vetere, la cui prossima udienza è fissata per il 30 gennaio 2014. La direttrice che porta i rifiuti da Salerno verso Foggia (Posta Pioppi) e Lucera (contrada Vado Leone), alimentata da due ditte la FRA.MA. di Ceppaloni (BN) e la So.Ri.Eco.. di Castelnuovo di Conza (SA), quest'ultima già processata insieme nel 2008 dalla sezione distaccata di Apricena del tribunale di Lucera (qualcosa si trova con google).

sabato 21 dicembre 2013

LA LIPU VUOL VEDERCI CHIARO SULLA DISCARICA DI GROTTELINE

SPINAZZOLA LA LEGA PER LA TUTELA DEGLI UCCELLI AVANZA RICHIESTE DI BLOCCO DELLA DISCARICA CHE LA REGIONE VUOLE REALIZZARE A «GROTTELLINE»
«Quante ombre su quella richiesta»

Dalla relazione della Lipu spuntano le immagini di allagamenti nelle cave risalenti ad oltre vent’anni fa

di Cosimo Forina

Sull’immondezzaio che si vuole costruire a “Grottelline” nel territorio di Spinazzola dato in realizzazione e gestione da Nichi Vendola all’Ati Tradeco-Gogeam per circa vent’anni, la Lipu associazione per la tutela degli uccelli rapaci e dei loro ambienti, con Enzo Cripezzi coordinatore della Puglia unitamente al Centro Studi e Documentazione “Torre di Nebbia” presidente Piero Castoro e all’associazione “Altura” presidente nazionale Stefano Allavena, ha presentato nuove osservazioni. Ventiquattro cartelle in cui si smontano tutte le aspettative dell’Ati (Columella per la Tradeco, al 51 per cento nella Gogeam il gruppo Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa SpA) e aggiungono altre ombre sull’operato di questi anni. Sotto la lente di ingrandimento finisce l’iter seguito dagli uffici della Regione, senza mancare di accendere riflettori anche sul Comune di Spinazzola in particolare sull’ufficio tecnico. Dubbi vengono sollevati sulla validità di tutti gli atti fin qui prodotti che hanno portato alla nuova procedura VIA che mira a canalizzare l’acqua solo nella parte in cui si è creato un lago all’interno delle cava. Poiché, si sostiene, la VIA risulta essere scaduta. A corredo delle osservazioni Enzo Cripezzi ha inserito diverse fotografie scattate a Grottelline. Ed in particolare alcune risalenti al 1992 relative al catalogo dello scultore Giampiero Carlesso, da cui si evince che l’allagamento delle cave già era presente altre un ventennio fa, mentre ora tutti sembrano sorpresi, tanto alla Regione come al Comune di Spinazzola.

La prima autorizzazione della Regione alla realizzazione della discarica, viene ricostruito, venne pubblicata sul Burp del 24 marzo del 2005, la data si evince dall’atto dirigenziale del 17 gennaio 2007. Nel 2005 era vigente la LR11/2001 che prevedeva che il parere del VIApositiva aveva efficacia per un tempo non superiore ai tre anni e se i lavori non partivano le procedure dovevano essere rifatte. Ed invece, inspiegabilmente si afferma nelle osservazioni, non solo non si è riproposto nei tempi dovuti l’iter necessario ad una nuova approvazione ma si è proceduto a dire di si a diverse varianti del progetto. Con il primo assenso era anche previsto un impianto di trattamento delle prime piogge che a Grottelline non è stato mai realizzato. Nel merito viene trattata nelle osservazioni, ancora, tutta la situazione idraulica e idrogeologica dell’area destinata ad immondezzaio: i corsi d’acqua presenti ed ignorati, la mancata Valutazione di Incidenza obbligatoria per interventi che possono avere influenza anche esterna al sito Rete Natura 2000 e sulle specie presenti nel SIC/ZPS “Alta Murgia”. Le incertezze sulla legittimità poi si spostano sull’Autorizzazione Paesaggistica rilasciata. Sull’ampliamento delle superfici, sulla mancata valutazione delle masserie adiacenti al sito e tanto altro ancora. Non mancano di certo le chicche dopo le fotografie delle cave allagate da sempre, come quelle relativi ai cartelli stradali presenti nella zona adiacente le cave che limitano il transito ad automezzi con portata di peso superiore a 12 tonnellate. Questo a dimostrare che tutti non potevano non sapere della condizione idrogeologica dell’area interessata all’immondezzaio. E poi, dalla Lipu si sono domandati: «a quale emergenza rifiuti ci si riferisce, a distanza di nove anni, per giustificare l’opera?»

Il 13 giugno 2013 la Lipu aveva avanzato altre richieste di chiarimenti relative alle tante anomalie procedurali e carenze valutative di tutto il procedimento per la realizzazione dell’impianto di Spinazzola. Ma dalla Regione si è scelto di mantenere la consegna del silenzio. Fatto salvo riproporre l’immondezzaio di Grottelline nuovamente nel nuovo Piano Rifiuti Regionale proposto dell’assessore Lorenzo Nicastro, approvato, ma con paletti imposti per la questione di Spinazzola da parte delle opposizioni con Ignazio Zullo e per la maggioranza da Fabio Amati e Ruggiero Mennea. L’unica risposta ricevuta ai suoi primi quesiti dalla Lipu quella dell’autorità di Bacino della Basilicata. «Si sono evidenziate numerosi omissioni, carenze valutative, problemi procedurali». Poi giù, nelle osservazioni, una serie di nuovi quesiti diretti tra gli altri a Nichi Vendola nel suo ruolo di presidente e Commissario delegato per l’emergenza ambientale, agli assessori Angela Barbanente e Lorenzo Nicastro, al dirigente del servizio ecologia Antonello Antonicelli, a quello dell’ufficio VIA-VAS Caterina Di Bitonto. Al Commissario Delegato viene chiesto se in assenza della definizione della VIA a distanza di 10 anni è ancora valido il contratto con l’Ati assegnataria, visto che il capitolato d’oneri approvato dallo stesso Vendola prevedeva che solo «dopo l’aggiudicazione si addivverà alla sottoscrizione del relativo contratto la cui efficacia sarà comunque subordinata all’esito positivo della procedura VIA. E come è possibile ad oggi utilizzare il finanziamento previsto per l’intervento attraverso il POR Puglia 2000-2006 stante l’impossibilità di rendicontare la spesa relativa all’intervento non ancora realizzato e non realizzabile in tempi brevi». E per ultimo, viste le tante varianti sull’immondezzaio di Spinazzola: «se sia possibile modificare le caratteristiche dell’impianto risultato vincitore in base al Bando del 13 dicembre 2003». Ai dirigenti del Servizio Ecologia e dell’Ufficio VIA-VAS viene chiesto: «se non sia il caso di procedere all’eventuale annullamento in autotutela nel caso si confermino aspetti procedurali illegittimi». Ed ancora in ogni caso: la necessità della risottoposizione a VIA e valutazione di Incidenza dell’intero progetto e non solo della sistemazione idraulica richiesta dall’Ati Tradeco-Cogeam. Come anche la produzione di studi adeguati a valutare gli impatti e la valutazione di tutte le problematiche non valutate nelle determine VIA favorevoli nei precedenti procedimenti. La Lipu altresì chiede di esprimere agli stessi dirigenti: «parere negativo in merito alla sistemazione idraulica dell’ultima procedura alla luce delle sue osservazioni». Ai dirigenti del servizio Assetto e Territorio e dell’Ufficio Attuazione Paesaggistica si chiede: «di sottoporre ad autorizzazione l’intero progetto dell’Ati-Tradeco-Cogeam e non solo la sistemazione idraulica». Non è escluso che ci sia un magistrato a Trani o Bari che voglia veder chiaro sulla storia infinita di Grottelline.

(Gazzetta del Mezzogiorno - Gazzetta del Nordbarese, 20 dicembre 2013)

venerdì 20 dicembre 2013

Diritto di accesso alle informazioni ambientali ex Dlgs. 192/05

Il diritto di accesso alle informazioni contenute in un documento, reperibile presso una Pubblica Amministraziome (PA), è regolamentato dalla L. 241 del 1990 (art. 22 e seguenti), che espressamente riconosce tale diritto non a tutti i cittadini, ma solo a chi è detentore di un interesse concreto ed attuale alla consultazione del documento stesso.
Occorre però sottolineare che l'accessibiltà delle informazioni in materia ambientale è regolamentata anche diversamente e con meno restrizioni rispetto alla 241/90. Infatti il nuovo D. Lgs. 195 del 2005 ("Attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale") trae origine dall'art. 14, c. 3 della legge 349 del 1986 ("Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale"), che consente a chiunque di conoscere il contenuto degli atti riguardanti un'informazione di carattere ambientale disponibile presso la PA.

In tutti i casi in cui la PA neghi l'informazione al cittadino, questi ha il diritto di essere informato:
del rifiuto entro i termini suddetti (ovvero 30 giorni dalla presentazione della richiesta di accesso);
delle motivazioni sottostanti il rifiuto; della possibilità di ricorre presso il Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.) o presso il Difensore Civico detto anche Ombudsman (art. 7 D.Lgs. 195/05). La Regione Puglia non ha un Ombudsman.

L'informazione ambientale ha un contenuto preciso e determinato che il D. Lgs. 195 indica all'art. 2, comma 1, lett. (a) come: "qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altra forma materiale concernente:

- lo stato degli elementi dell'ambiente, quali l'aria, l'atmosfera, l'acqua, il suolo, il territorio, i siti naturali, compresi gli igrotopi, le zone costiere e marine, la diversità biologica ed i suoi elementi costitutivi, compresi gli organismi geneticamente modificati, e, inoltre, le interazioni tra questi elementi;
- fattori quali le sostanze, l'energia, il rumore, le radiazioni od i rifiuti, anche quelli radioattivi, le emissioni, gli scarichi ed altri rilasci nell'ambiente, che incidono o possono incidere sugli elementi dell'ambiente, individuati al numero 1);
- le misure, anche amministrative, quali le politiche, le disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi ambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonchè le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell'ambiente di cui ai numeri 1) e 2), e le misure o le attivitè finalizzate a proteggere i suddetti elementi;
- le relazioni sull'attuazione della legislazione ambientale;
- le analisi costi-benefici ed altre analisi ed ipotesi economiche, usate nell'ambito delle misure e delle attività di cui al numero 3);
- lo stato della salute e della sicurezza umana, compresa la contaminazione della catena alimentare, le condizioni della vita umana, il paesaggio, i siti e gli edifici d'interesse culturale, per quanto influenzabili dallo stato degli elementi dell'ambiente di cui al punto 1) o, attraverso tali elementi, da qualsiasi fattore di cui ai punti 2) e 3)."

Sul sito dell'ISPRA è disponibile una elenco di FAQ.

domenica 15 dicembre 2013

In Molise il primo Comune per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti


Ogni tanto bisogna parlare su questo blog, anche se apparentemente ciò non ha che fare con l'ambiente (cosa oggi non riguarda l'ecologia?), di amministrazioni e di collettività che hanno il coraggio di remare controcorrente. Una di queste, è quella Montefalco nel Sannio, in Molise, giusto ai confini con la nostra Daunia.

Una goccia può diventare un mare
di Marco Bersani (Attac Italia)

Montefalcone nel Sannio è un piccolo Comune in provincia di Campobasso. È il primo ente locale ad aver approvato la delibera proposta dalla campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti. Nei prossimi giorni altri 36 piccoli Comuni della zona faranno altrettanto, innescando un meccanismo virtuoso che speriamo si diffonda presto presso tutti gli enti locali del paese.

Non sfugge a nessuno come sia proprio sul terreno dei Comuni che si giocherà nei prossimi mesi uno degli scontri più importanti fra un modello neoliberale teso all'autoriproduzione di se stesso e volto alla privatizzazione di ogni bene pubblico e la possibilità di mettere in campo un altro modello sociale, basato sulla riappropriazione dei beni comuni e della democrazia, a partire da quella di prossimità.

I Comuni dispongono della gran parte del "tesoretto" su cui i grandi capitali finanziari tenteranno di mettere le mani, sia esso rappresentato dal territorio, dal patrimonio pubblico e demaniale o dai servizi pubblici locali. Sapientemente strangolati da un patto di stabilità che, dopo aver loro sottratto occupazione e capacità di investimento, oggi gli enti locali vedono intaccata le stessa possibilità di funzionamento ordinario, fino a metterne in discussione ruolo e funzione pubblica.

Trappola del debito, spendine review, drastico taglio dei trasferimenti sono diversi nomi per un unico obiettivo: cancellare dalla cartina gli enti locali, come luogo della democrazia territoriale e come ente in diretto contatto con le comunità locali di riferimento. La svendita di tutto ciò che appartiene alle comunità locali trova un importante alleato in Cassa Depositi e Prestiti che, da quando è stata trasformata in società per azioni con l'ingresso delle fondazioni bancarie, ha rivolto l'utilizzo dell'enorme massa di denaro proveniente dal risparmio postale - oltre 240 miliardi di euro - ad un unico obiettivo: la spoliazione dei beni comuni. Per questo troviamo Cdp dietro i finanziamenti di molte delle grandi opere che devastano il territorio; per questo assistiamo a Cdp che si propone come partner ideale dei Comuni nella svendita del patrimonio pubblico e per favorire le fusioni tra le grandi mutiutility dei servizi pubblici locali.

Ma è venuto il momento di invertire la rotta e di chiedere agli enti locali di schierarsi una volta per tutte, non accettando più di essere gli ultimi terminali delle politiche monetariste europee e nazionali e scegliendo di divenire i primi rappresentanti di un territorio e delle popolazioni che lo abitano. A questo scopo, la campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti ha preparato una delibera da sottoporre a tutti i Consigli Comunali del paese: un testo che, affrontando il ruolo richiesto agli enti locali di fronte ad una crisi sempre più drammatica, chiede espressamente quattro cose:

a) una forte opposizione a tutti i processi di privatizzazione in corso nell'ambito dei servizi pubblici locali
b) la realizzazione dell'esito referendario del giugno 2011 sulla riappropriazione sociale dell'acqua e dei beni comuni
c) una drastica revisione del patto di stabilità, escludendo dallo stesso tutti gli investimenti finalizzati alla realizzazione di servizi essenziali per le comunità relativi ai beni comuni e al welfare locale
d) la trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in ente di diritto pubblico volto al sostegno a tassi calmierati degli investimenti degli enti locali.

Un piccolo Comune ha attraversato il guado: è una goccia, senza la quale nessun mare diventa possibile.

venerdì 13 dicembre 2013

Il Ministro Orlando sull'inceneritore Fenice di San Nicola di Melfi

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/attivitaproduttive/2013/12/il-ministro-orlando-non-chiude-linceneritore-fenice.html

Il PD respinge l'emendamento M5S-PdL sulle bonifiche

Manovra, primo asse tra Forza Italia e grillini
Gli azzurri votano, per la prima volta, un emendamento dei Cinque Stelle, che viene comunque respinto


In mattinata c’era stata un’intesa temporanea col Pd, sulla legge elettorale. Nel pomeriggio, l’asse con Forza Italia. L’intesa «momentanea» tra M5S e berlusconiani si è creato sulla Legge di Stabilità in commissione Bilancio della Camera: i deputati di Fi hanno votato per la prima volta per un emendamento dei deputati «pentastellati», che comunque è stato respinto. L’emendamento tagliava investimenti al settore aeronautico in favore di programmi per siti da bonificare.

«NESSUN ASSE» - Nuovi scenari? Per il capogruppo in Commissione, Rocco Palese, non bisogna forzare l’interpretazione: «Non c’è nessun asse politico con il Movimento 5 Stelle, abbiamo votato quell’emendamento perché non si poteva fare altrimenti e siamo molto arrabbiati con il governo e la maggioranza per non averlo appoggiato», ha detto.

TERRITORI INQUINATI - «L’emendamento - ha spiegato Palese - assegna 40 milioni di euro al finanziamento dello screening di prevenzione delle malattie tumorali a cui vanno incontro le popolazioni che insistono su territori fortemente inquinati come Taranto o la terra dei fuochi, io sono anche un medico, non avrei mai potuto oppormi a una misura del genere». «La proposta scaturisce infatti - continua l’esponente di Forza Italia - dal `progetto sentieri´, un’indagine epidemiologica condotta per di più dal ministero della Salute con l’appoggio dell’Istituto superiore di sanità».

12 dicembre 2013
Corriere della Sera

lunedì 9 dicembre 2013

APPROVATO IMPIANTO EOLICO A BORGO TRESSANTI


Un giorno era la "Reale Riserva", area protetta dei re di Borbone, prima ancora di Federico II von Hohenstaufen, che in questi territori, paludosi prima della bonifica, praticava il suo sport preferito, la caccia con il falchetto.

Poi, negli anni settanta lo scempio: la distruzione delle mura federiciane, della pineta, della vecchia chiesa di San Giuseppe e del convento.

Oggi terra di inceneritori ... e di eolico. Il territorio di Cerignola, poco ventoso, era rimasto fino ad oggi quasi indenne dall'invasione dell'eolico selvaggio, nonostante l'incombere di numerosi progetti anche in aree dall'elevato pregio naturalistico come la diga di Capacciotti. In data 3 dicembre 2013 la Provincia di Foggia ha dato parere favorevole di VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale) alla società NAONIS WIND per l'installazione di ben 11 pale alla località Posta Crusta a Borgo Tressanti, e adesso si aspetta soltanto la formalizzazione del provvedimento con l'Autorizzazione Unica da parte della Regione. Questo potrebbe essere solo il primo di una lunga serie di provvedimenti autorizzativi, com'è già successo del resto nelle vicine Orta Nova e Stornara.

Un secondo parco eolico, nella stessa zona ai confini fra Stornara, Orta Nova e Cerignola, è stato sottoposto a procedura di V.I.A. dalla società Inergia, con pubblicazione dell'avviso pubblico sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia del 16 gennaio 2014.

DA LEGGERE ANCHE IL DOSSIER DELLA LIPU: http://noinceneritoretressanti.blogspot.it/2011/08/dossier-il-falco-grillaio-natura-e.html

mercoledì 4 dicembre 2013

VIDEO | INONDATI I TERRENI DELL'INCENERITORE DI CARAPELLE. E IL VITICONE?

La zona di località Bonassisa a Carapelle, nei pressi dei borghi Tressanti (frazione di Cerignola) e Mezzanone (frazione di Manfredonia) è allagata dopo le ultime pioggie. Qui la società Caviro di Faenza ha presentato un progetto per la realizzazione di una "centrale a biomassa". Il sito è noto per le sue caratteristiche di alto rischio idrogeologico.

Stessa, e forse ancora più grave situazione, potrebbe verificarsi in località Viticone (che prende il nome dall'omonimo torrente), a Sant'Agata di Puglia, zona dove la società TRE (Gruppo Tozzi) è stata autorizzata da Provincia e Regione a costruire uno dei più grandi inceneritori di agromasse in Italia? Il Viticone è una zona che i tecnici definiscono di "piena bicentenaria". Basta cercare il termine su google per capire l'entità del pericolo.

Per finire, anche l'impianto ETA-Gruppo Marcegaglia a Manfredonia, meglio noto come l'inceneritore di Borgo Tressanti, è circondato da torrenti e canali, fra cui lo stesso Carapelle.

Ecco, invece, che cosa è successo sulla linea ferroviaria Foggia-Potenza per via dello straripamento del Cervaro, vicino al Parco del Bosco Incoronata: http://www.sanmarcoinlamis.eu/notizie/ultime-notizie/8596-il-maltempo-scatena-il-finimondo-vicino-foggia-deraglia-pure-il-treno-da-potenza

Dopo Sant'Agata di Puglia, TRE (Tozzi) ci prova a Terni con la biomassa

Comunicato Stampa: Riparte il secondo inceneritore “Terni Biomassa”. Il silenzio assordante dell’amministrazione, altro che Rifiuti zero.

La Terni Biomassa, della Tozzi Holding di Ravenna, ha iniziato i lavori di “manutenzione ordinaria” della centrale a biomasse ex Printer a Maratta che si concluderanno nel 2014. Con una normale comunicazione di inizio lavori infatti l’impresa sta mettendo mano all’impianto (con tecnologia di combustione a pirolisi), e parti di esso vengono smontate. Tutto normale se non fosse che anche stavolta sta a noi denunciare quest’ennesimo assalto al territorio mentre l’amministrazione, maggioranza, opposizione, tace solerte. Non una parola, non una comunicazione, né tantomeno una presa di posizione del Sindaco. Forse sono tutti troppo impegnati in congressi e campagne elettorali, o forse temono di rovinarsela rendendo pubblico l’inizio dei lavori di un secondo inceneritore.
Altro che delibera Rifiuti Zero e dichiarazioni più o meno formali di intenti, questa città ha bisogno che l’amministrazione si ponga come elemento di opposizione e contrarietà reale ad ogni impianto di incenerimento. Non quindi come fatto con la farsa del Piano d’Ambito che rimanda semplicemente il ricorso all’incenerimento dei rifiuti urbani al 2015, e intanto prevede il CSS, ma azioni politiche chiare che rendano manifesta una intenzione.
Intanto sul piano autorizzativo non giace in Provincia alcuna comunicazione in merito a modifiche impiantistiche tali da rendere necessaria la convocazione di una Conferenza di Servizi, così ci ha confermato l’assessore Bellini la scorsa settimana. Insomma, a Terni sarà normale (come lo è stato in passato) avere due impianti di incenerimento attigui, a distanza di cinquecento metri l’uno dall’altro, senza che l’aggravio delle condizioni ambientali e di esposizione agli inquinanti nelle aree a massima ricaduta sia presa in considerazione. Borgo Rivo, Colleluna Villa Palma, zona Fiori che riceveranno le polveri emesse da due inceneritori dovranno dormire sonni tranquilli?
E’ quindi evidente che le procedure autorizzative, in assenza di una politica di reale valutazione di incidenza su salute e ambiente, non sono altro che dei “giri a vuoto” poiché di fatto sono dalla norma finalizzate all’individuazione della migliore soluzione per garantire i profitti, mascherando questo con prescrizioni tecniche e non già alla tutela dell’ambiente e della salute. Altrimenti non avrebbe possibilità alcuna di darsi la presenza di due inceneritori nella stessa area di una sola città e con le caratteristiche orografiche e produttive di Terni. E proprio a tal proposito chi ha avuto responsabilità politiche nel settore ambiente della giunta provinciale passata dovrà spiegarci il perché di una autorizzazione così generosa, data nel 2009 e valida fino al 2019 ad un impianto a quel tempo chiuso perché tecnicamente ed economicamente inefficiente. Uno strano regalo ad una società in fallimento, Tecnocentro, che si è rivelato un vero affare per Tozzi e la sua Terni Biomassa. Da questa poi ci aspettiamo qualche sorpresa, non è infatti un soggetto improvvisato ma una holding che ha nelle così dette “rinnovabili” grandi investimenti e profitti. Una holding che dalla Puglia al Madagascar è in grado di mettere sotto scacco interi territori e chi li abita. Dalla mega centrale a biomasse di Capitanata in provincia di Foggia, in cui ha coinvolto direttamente le associazioni contadine sotto l’ombrello della “green economy”, all’Africa dove coltiva milioni di ettari a jatropha, per estrarre olio combustibile da bruciare nelle centrali in Italia.
Comitato No Inceneritori Terni