giovedì 26 settembre 2013

Ilva, l’Ue contro il governo italiano (battuto da 3 cittadini e da 270 lettere)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/26/ilva-lue-contro-il-governo-italiano-battuto-da-3-cittadini-e-da-270-lettere/724597/ E' ora di nazionalizzare l'ILVA.

Qui SIN Manfredonia: La vera discarica è il mare!

Entro il 10 ottobre si terrà presso il sito Syndial (ex Enichem) un tavolo tecnico fra società, enti locali, autorità ministeriale e ISPRA (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca Ambientale). Come si legge in una nota stampa di Michele Apollonio, pubblicata sull'edizione locale della Gazzetta del Mezzogiorno, la decisione è stata presa al termine di una conferenza di servizi al Ministero dell'Ambiente, presieduta dalla funzionaria Giuliana Gasparrini. Si inaugura così, con le parole del sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi, il nuovo corso di "verità e trasparenza" sui fatti del petrolchimico del golfo. "Non mi fido di Syndial", sarebbe la frase ripetuta più di frequente da parte del primo cittadino sipontino, che ci tiene a sottolineare l'urgenza di questa problematica di salute pubblica. Da par suo, Maria Grazia Angrisani dell'ISPRA ha ricordato come già dal 2007 l'ente governativo ha più volte ribadito la necessità di adeguare le metodologie, avendo chiesto e mai ricevuto i relativi elaborati progettuali: secondo ISPRA, in definitiva, è mancato "un propedeutico studio idrogeologico dell'area". Lo stesso ing. Giovanni Dattoli, dirigente del servizio ambiente della Provincia di Foggia, ha affermato di essersi opposto al progetto di emungimento di acqua dalla falda.
Ma il grande buco nero nell'agenda istituzionale della bonifica resta ancora lo studio delle aree a mare, nonostante le tracce di inquinamento riscontrato nella recente campagna di monitoraggio sulla pesca sostenibile dalla stazione meteo-oceanografica CNR ISMAR (l'istituto centrale ISMAR di Venezia, peraltro, si era detto pronto a mettere a disposizione il proprio know e le proprie tecnologie SkyTem Aps per lo studio della struttura geologica delle aree interessate dagli inquinamenti nell'area di Manfredonia: http://www.ismar.cnr.it/eventi-e-notizie/notizie/la-bonifica-enichem-va-in-europa). In pratica, mancherebbe ancora una risposta del Ministero rispetto alla necessità da parte della Syndial di predisporre un apposito progetto di bonifica. Infatti, pare che la bonifica delle aree a mare, se pur elencate tra i tre siti contaminati (insieme alle discariche di Siponto e al sito vero e proprio dello stabilimento a Macchia), sia prevista dalla legge istitutiva (n. 426/1998) e dal decreto di perimetrazione (provvisoria - è bene sottolinearlo) del ministero dell'ambiente (datato 10 febbraio 2000) del SIN "Manfredonia", ma non si è mai proceduto alla successiva caratterizzazione dettagliata del fondale il cui areale potenziale si estende per circa 3 km di arenile antistante lo stabilimento e per un totale di 8,6 km quadrati.


Come ha affermato anche il dottor Franco Carella, dirigente del dipartimento di prevenzione della ASL FG nonché ex parlamentare DS, "il mare è la via diretta che influisce sulla salute dell'uomo" - chiaro riferimento alla sentenza di assoluzione del 'Processo Anic' -, riferendosi anch'egli allo studio, senza conclusioni, effettuato nel 2008 dall'ISPRA. E' il caso di dire, misteri italiani. Intanto, si è costituita a Mantova la rete dei comuni italiani SIN. “Da oggi mi sento meno solo”, è stata la dichiarazione del sindaco Riccardi, intervenendo al primo appuntamento di una rete spontanea che si è creata tra le città che vivono criticità ambientali e sanitarie per le mancate bonifiche. La bonifica nel sito Syndial (ex Enichem) continua ad essere un tema complesso, spinoso, sottovalutato da chi avrebbe dovuto portare a termine i compiti affidati, ma sul quale l’Amministrazione Comunale si batte senza sosta. Il colloquio avvenuto a Roma tra il Sindaco Riccardi e il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Andrea Orlando, al quale era seguita una missiva con cui Orlando invitava la Syndial ad intervenire per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti presenti nella discarica “ex pista Vigili del Fuoco”, detta anche “Marchesi”, non frena ma rilancia e moltiplica le idee e le iniziative per giungere a soluzioni celeri e definitive. Quest’oggi, mercoledì 25 settembre 2013, Angelo Riccardi ha preso parte ad un incontro svoltosi a Mantova e che ha visto la presenza di larga parte dei Sindaci delle 187 città incluse nella lista dei Siti di Interesse Nazionale (SIN). Sta nascendo una rete dei Comuni e quello di oggi è un esordio con il botto perché è stata numerosa la presenza fisica di Sindaci e Assessori in quel del Teatro Bibiena. Quasi inaspettata, viste le distanze chilometriche che separano tra loro tutte le città interessate. Un esordio col botto anche perché si è passati subito alle vie di fatto ed è stato già preparato un documento che a stretto giro verrà sottoposto all’attenzione del Governo, dei Ministeri competenti e delle Commissioni Parlamentari. Angelo Riccardi è intervenuto e la sua considerazione iniziale su quanta motivazione e determinazione abbia notato in tutti i colleghi primi cittadini potrebbe essere uno slogan per questa rete spontanea che si sta creando tra i Comuni SIN: “Da oggi mi sento meno solo!”, “Noi Sindaci siamo rimasti l’ultimo baluardo della democrazia. Possiamo essere protagonisti di un cambiamento vero, se lo vorremo”.


LEGGI ANCHE: COMPLETATA CARATTERIZZAZIONE SIN MANFREDONIA? (24/08/2014)

Inquinamento Fenice-EDF: SEMPRE PIU' GRAVE!

Le ultime tabelle ARPAB dei monitoraggi falde acquifere riferite al mese di maggio 2013, mostrano una situazione peggiore rispetto a quella di marzo. Non solo. Delle circa 70 sostanze monitorate in precedenza, mancano all’appello la metà. Senza alcuna motivazione ufficiale da parte di ARPAB, le nuove tabelle si riducono ad un solo foglietto. Un dato è certo: LA MESSA IN SICUREZZA NON FUNZIONA ED I VALORI DEI METALLI PESANTI PEGGIORANO. EPPURE L’INCENERITORE CONTINUA A FUNZIONARE. Non ci è dato sapere quale sia la reale portata dell’inquinamento delle falde. Sulle diossine ci sono solo le rassicurazioni di chi le produce ed un campionamento effettuato da ARPA Puglia un anno fa. Campionamento ottenuto bussando alla porta dell’inceneritore. Il ministro Orlando, il presidente della Regione De Filippo, il presidente della provincia Lacorazza, la magistratura, il Prefetto, il Sindaco di Melfi, sono tutti a conoscenza della situazione (anche i pinguini dell’antartico la conoscono). L’ASP si limita a telefonare all’INAIL per sapere se ci sono denunce da parte di lavoratori che possano essersi ammalati a causa di Fenice-EDF ritenendo di aver assolto al proprio compito. Le associazioni che rappresentano il mondo agricolo ed il loro assessore Benedetto, tacciono. L’inquinamento è prodotto dall’inceneritore, ma è pur vero che c’è chi continua a dargli la possibilità di farlo. Perché??? 13 luglio 2013 COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO Comitato Diritto alla Salute - Associazione Ambiente e legalità

mercoledì 25 settembre 2013

LIPU: Eolico mortifica Paesaggi e Natura di Io non ho paura‏

L’eolico mortifica anche i capolavori del cinema italiano. Piantagioni eoliche sopprimono l’identità della Nazione oltre a Natura e Paesaggio. All’indomani della 70a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, al Sud ricorrono 10 anni di un capolavoro cinematografico che, però, è scandalosamente omaggiato con la cancellazione dell’anima territoriale che ne fu ispirazione: alla devastazione di paesaggi, natura e storia perpetrati dell’eolico si aggiunge quella della cultura. 2003, nasce “Io non ho paura”, tratto dall’omonimo romanzo di Ammaniti. Una storia ambientata nel 1978, in un immaginario, minuscolo borgo pugliese e tradotta con gli occhi di un bambino. Il piccolo Michele di 10 anni, tra sentimenti ed emozioni, è alle prese con le angosce di un segreto più grande di lui: il rapimento di un suo coetaneo. Sullo sfondo è miscelata la drammaticità e la crudeltà degli adulti. Con l’abilità di un grande regista, Gabriele Salvatores, proprio il Paesaggio e la Natura dei luoghi diventano essi stessi personaggi di una narrazione coinvolgente, perché l’ambiente “racconta cose che i personaggi in carne e ossa non esprimono” come lo stesso regista ha affermato in proposito. “Le immagini di grandi spazi, dosate con musiche suggestive, parlano anch’esse – afferma Enzo Cripezzi della LIPU di Puglia e Basilicata - e raccontano di un sud assolato e luminoso, naturale, dominato dall’oro dei campi di grano estivi. Il contorno di Nibbi reali e altri animali selvatici contribuisce incantare lo spettatore”. (a questo link sul canale youtube della LIPU di Capitanata, un estratto del film insieme a un assaggio della colonizzazione eolica) Per le riprese, Salvatores aveva scelto i mosaici paesaggistici che lo avevano catturato e ispirato ai piedi del Vulture melfese, tra Basilicata e Puglia. Campagne dorate, panorami ben conservati, infiniti, il vulcano del Vulture sullo sfondo, masserie e testimonianze della civiltà rurale. Era il luogo ideale per la location di una grande pellicola, con riprese ad altezza del grano e degli occhi dei bambini. Il film si affermava, anche all’estero, come una delle pellicole più belle del cinema italiano. “Io non ho paura” veniva premiato dalla critica ma anche con riconoscimenti e nomination per regia, fotografia, sceneggiatura. Fino ad essere riconosciuto “Opera di Interesse Nazionale” dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e poi essere candidato a rappresentare l’Italia agli Oscar. “Questi territori sono stati umiliati, subiscono un'aggressione sempre più estesa- continua Cripezzi - la valle dell’Ofanto con le campagne di Melfi e Candela dominate dal massiccio del Vulture, sono state vergognosamente amputate della loro bellezza grazie a una politica miserabile. Il versante pugliese incancrenito, quello lucano, in vista del Castello Federiciano che diede i natali alle costituzioni di Melfi, squallidamente condannato da altre decine e decine di megatorri in costruzione. E cosi non è risparmiata nemmeno la grandiosità del Vulture, assediata da cortine di pale enormi dopo migliaia di ettari già confiscati, assoggettati e degradati sul piano paesaggistico, naturale e storico nel Mezzogiorno”. Quindi, territori sempre più ampi, a perdita d’occhio, sottratti anche alla memoria e alla identità di un Paese incapace di riconoscere le vere ricchezze, con istituzioni complici di una colossale speculazione territoriale. Ironia della sorte, il confine appulo-lucano tra le pendici del Vulture Ofantino e la valle Bradanica viene proposto come meta rappresentativa di questa location cinematografica. Schizofrenicamente, da una parte si promuovono “Apulia Film Commission” e “Lucana Film Commission” per favorire l’industria del cinema al Sud, dall’altra si distruggono i beni più preziosi, funzionali, tra l’altro, all’ispirazione di opere cinematografiche ! Ed è solo un esempio: gli scenari del Sud hanno conferito pregio a molte altre pellicole famose ma inesorabilmente l’eolico, con le sue dimensioni sproporzionate e invasive, con il suo carattere degradante, sta ingoiando i territori del Mezzogiorno nell’indifferenza più irresponsabile. “Ancora una volta, l’ennesima – conclude Cripezzi –, pretendiamo uno stop immediato all’inaccettabile foraggiamento finanziario dello Stato per queste ulteriori mattanze territoriali, inutili e perfino dannose anche per la stessa lotta ai gas serra, come dimostrato con alternative inoppugnabili. In un momento di crisi come questo è ancor più imperdonabile, qualunque decisore politico dotato di buon senso direbbe BASTA. L’eredità immorale lasciata da centinaia di pale già disseminate è più che sufficiente per riflettere sulle follie compiute”. LIPU - Coordinamento per la Puglia e per la Basilicata - 23.9.2013

Processo Giardinetto: il 3 ottobre una nuova udienza

http://50.116.98.113/~preappen/index.php?option=com_content&view=article&id=116:processo-giardinetto-il-3-ottobre-una-nuova-udienza&catid=4:notizieinfo&Itemid=2

lunedì 23 settembre 2013

VIA al biogas per la Ecoagrimm

E' stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia del 19 settembre la procedura di Avvio di procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale per la società Ecoagrimm di Lucera. L'impianto di compostaggio sito in località Ripatetta, al confine col territorio comunale di Foggia, ha depositato presso l’Autorità competente - Provincia di Foggia - Settore Ambiente - in Via Telesforo,25 71122 Foggia - la richiesta di VIA corredata di progetto definitivo e copia in formato elettronico degli allegati. La richiesta riguarda nello specifico un impianto di biogas (“Impianto di digestione anaerobica di matrici organiche selezionate con produzione di energia elettrica”) della potenzialità di 190.000 ton/anno in ingresso, e con una produzione di circa 38 Mwe/anno di energia elettrica e 87.000 ton/anno di digestato compostabile per la produzione di fertilizzante organico. I principali elaborati del progetto, lo studio di impatto ambientale nonché tutta la documentazione istruttoria, come previsto all’art. 24 del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii., sono pubblicati - recita l'avviso sul BURP - sul sito web della Provincia di Foggia. Tali atti sono consultabili entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla data di pubblicazione del presente avviso presso gli uffici suddetti, per la presentazione in forma scritta di eventuali osservazioni o memorie da far pervenire presso la Provincia di Foggia, anche via PEC.

mercoledì 4 settembre 2013

I parlamentari M5S pugliesi firmano esposto sull'inceneritore Marcegaglia a Manfredonia

Le ulteriori ricerche ed indagini compiute dal "Comitato Contro l'Inceneritore nei pressi di Borgo Tressanti - Cerignola" per impedire che vada in esercizio l'impianto di incenerimento di rifiuti di proprietà E.T.A. spa (Gruppo Marcegaglia) situato in agro di Manfredonia, non si fermano nemmeno ad agosto: inviato l'ennesimo esposto alle procure di Foggia e Bari con nuovi e rilevanti elementi di opposizione. Il prefetto di Foggia, il settore ecologia della regione e la Commissione europea per l'Ambiente sono gli altri destinatari della denuncia. Questa volta a supportate le rimostranze del Comitato, sottoscrivendo0 l'esposto, si sono aggiunti nove parlamentari pugliesi (6 deputati e 3 senatori) del Movimento 5 Stelle. La vicenda assume ora i contorni di una battaglia di civiltà fra la volontà generale di salvaguardia della salute e del territorio, e la difesa di un progetto agevolato dalla precedente amministrazione di Manfredonia, diretta dall'ex sindaco Paolo Campo, e mantenuto dall'attuale amministrazione della stessa città guidata dal sindaco Angelo Riccardi; avallato dallaregione puglia, la quale non trova di meglio che pensare ad incenerire i rifiuti piuttosto che innalzare la percentuale di raccolta differenziata così come prescrive prioritariamente la legge. Ad avviso di questo Comitato, nel procedimento sonostate compiute anomalie, violazioni ed irregolarità amministrative per le quali si chiede alla magistratura l'accertamento di eventuali reati. Ricordiamo che anche il Comune di Cerignola si è ufficialmente espresso contrario a questo progetto sin dal 2007 culminato nel Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica (art. 8 DPR 1199/1971) depositato l'11 febbraio 2011, in conseguenza del quale siamo ancora in attesa del parere del Consiglio di Stato. I nuovi argomenti di controversia sono sinteticamente sotto riportati: 1. mancato coinvolgimento delle Soprintendenze territoriali paesaggistiche e archeologiche nel procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), laddove lastessa ETA ritiene tale impatto paesaggistico di tipo MEDIO, facilmente comprensibile vista la natura pianeggiante del territorio, che rende visibile l'impianto da molto lontano; nello stesso procedimento, sono stati ignorati altri Enti previsti dalla normativa; in più, non è stata tenuta in considerazione la vocazione di tipicità e biodiversità agricola dell'area, mortificando gli sforzi degli agricoltori più attenti alla qualità dei loroprodotti. 2. Si continua a ritenere l'impianto come alimentato da fonti rinnovabili, ma a fronte di una nostra richiesta al Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) fatta nel 2011 a conferma di tale qualifica, nella relativa risposta lo stesso concludeva con:"Nel caso specifico, l'impianto non ha conseguito la qualifica di impianto alimentato da fonti rinnovabili". Per questioni sofisticatamente tecniche l'UfficioEcologia regionale ritiene che la suddetta qualifica e pertinente; abbiamo ribattuto alle argomentazioni edotte dalla regione in maniera puntualee contraria. Attenzione, la perdita della qualifica di impianto da fonti rinnovabili, fa traballare il progetto sin dalla sua presentazione, poiché il cambio di destinazione d'uso da agricola a industriale nell'area sucui sorge l'impianto, è stata rilasciata anche in considerazione di tale qualifica. 3. Ritorniamo ancora sulla idonea collocazione geografica del progetto in considerazione della scarsità idrica dell'area su cui si estende l'impianto, già fitta di pozzi per l'emungimento di acqua per uso irriguo/potabile. Nelle mappe non si evince pozzo per l'approvvigionamento di acqua da parte dell'impianto di produzionedi CDR adiacente all'inceneritore in questione, di proprietà CO.GE.AM. È prevedibile che vi sia un pozzo non segnalato e che questo sia troppo ravvicinato rispetto al punto di emungimento necessario all'inceneritore, pericolosamente vicino il limite dei 200mt valutaticome distanza accettabile per non correre il rischio di "sovra sfruttamento" e di "abbassamento del livelloattuale delle falde". A testimonianza della difficoltà di reperibilità di acqua dal sottosuolo, nell'area interna al sito dell'impianto è stato ricavato un nuovo pozzo anziché sfruttare uno già esistente. Ulteriore conferma arriva dal Piano Tutela delle acque regionale (PTA), per cui alcune particelle comprese nei terreni interni al perimetro dell'impianto, ricadono in aree sottoposte a stress per eccesso di prelievo, dove è sospeso il rilasciodi concessioni per usi irrigui, industriali e civili on potabili. E queste sono a ridosso del nuovo pozzo ricavato.. A tutto questo si aggiunga che la ditta proponente compie delle modifiche al sistema di filtrazione per il trattamento dell'acqua emunta dal pozzo, ritenendo tali modifiche non sostanziali. Informativa arrivata al Comune di Cerignola il 19-07-2012, alla quale risponde l'assessore all'Ambiente, Stefano Palladino, con una richiesta di chiarimenti all'Ufficio Ecologia dellaregione sulla sostanzialità delle modifiche succitate. Non sappiamo se e come la regione ha risposto. Per i dubbi che sorgono sulla questione acqua sopradescritti, abbiamo chiesto per due volte alla Struttura Tecnica Provinciale di Foggia (ex Genio Civile), l'autorizzazione all'utilizzo delle acque sotterraneeai sensi dell'art. 4 L.R. 18/1999. E in entrambi i casi non è stata fornita risposta. Abbiamo provveduto a denunciare questo comportamento all'interno dell'esposto. Inoltre, sottovalutato appare l'aspetto idrogeologico dell'area interessata, dal momento che la stessaviene attraversata dai Canali Pescia e Peluso, le cui fasce di rispetto, dove non sono consentite qualsivoglia tipo di costruzioni, in alcuni punti sono sovrastate dal perimetro dell'impianto. 4. Le acque pluviometriche, a nostro avviso, non sono trattate secondo il PTA regionale. A detta di ETA, tutte le acque delle superfici di scolo degli edifici non sono contaminate e possono essere riciclate o smaltite nei pozzi disperdenti ricavati all'interno dei terreni dell'impianto. Ma è proprio un documento fornito da ETA sulla ricaduta al suolo dei microinquinanti ad informare che la massima concentrazione di PCDD/F, CADMIO E MERCURIO le abbiamo in prossimità dell'impianto, quindi, anche sugli edifici. L'intero sistema di separazione e depurazione delleacque appare poco chiaro e manchevole in diversi aspetti. Il problema assume importanza fondamentale per la salvaguardia delle falde acquifere e di conseguenza, per effetto dell'irrigazione dei campi, del cibo che mangiamo, poiché nella vasca finale, in caso di troppo pieno, l'acqua verrà smaltita nei pozzi disperdenti, e dunque, nel sottosuolo. È appena opportuno ricordare quello che sta avvenendo a poche decine di km da noi, inceneritore Fenice a San Nicola di Melfi, dove gli inquinanti in falda raggiungono livelli anche fino a centinaia divolte oltre il limite consentito. 5. Siamo tornati sulla mortificazione dell'agricolturadi qualità, pregio e tipicità del luogo, nonostante le proteste di aziende agricole e dei dott. agronomi e forestali; sul mancato rispetto delle norme a tutela della biodiversità e dell'agricoltura contenute nel dlgs 228/2001 e nella legge 57/2001 ; sull'assenza nelle Conferenze di Servizi antecedenti l'AIA del settore Agricoltura della regione Puglia, sebbene la legge regionale 36/2009 preveda di rilevare siti non idonei al recupero/smaltimento dei rifiuti, proprio per proteggere l'agricoltura di qualità. 6. Da alcune mappe sui Percorsi Antichi in nostro possesso, è tracciato un percorso, potenzialmente soggetto a vincolo archeologico, che si sovrappone al sito dell'impianto. Abbiamo chiesto chiarimenti alla Soprintendenza Archeologica regionale con sede a Taranto, senza ricevere risposte. Mentre la Soprintendenza ai Beni Paesaggistici con sede a Bari, ha confermato di nonaver ricevuto il progetto dell'impianto, né di aver mai partecipato all'iter autorizzativo. Il mancato coinvolgimento di tutte le Amministrazioni/Enti nel procedimento autorizzativo (art. 23, comma 2 del dlgs 152/2006) pregiudica la stima preventiva, integrata e partecipata di tutti i Beni materiali e immateriali che questo processo comporta.