sabato 29 ottobre 2011

Nota stampa 28/10/2011: Commento sulla nascita dell'osservatorio rifiuti regionale

L'osservatorio regionale sui rifiuti urbani e non solo, istituito con Deliberazione della Giunta Regionale n. 518 del 23 febbraio 2010, emetterà il suo primo report però soltanto nel settembre del 2012; nel frattempo, i comitati e la rete dei movimenti contro la crisi ambientale e sanitaria pugliese hanno già chiesto da tempo la pubblicazione dei dati e della situazione impiantistica sul sito della Regione, senza ricevere nessuna risposta positiva - anche in considerazione dell'attuale redazione del nuovo piano rifiuti, che preannuncia CDR (combustibile da rifiuti) a go-go nelle cementerie, nelle centrali e nell'inceneritore in fase di ultimazione a Manfredonia (1 milione di tonnellate di rifiuti anno su 2,2 milioni del totale regionale, dunque quasi la metà, da bruciare e ridurre in ceneri e fumi nocivi). Ancora un'altra occasione mancata per la partecipazione dei cittadini e delle associazioni, che non può essere sostituita dalla mera rappresentanza della sola Legambiente, per altro azionista di numerose centrali a combustibili fossili e ancora restìa a parlare di rifiuti zero.

In seguito la nota dell'ufficio stampa della Regione Puglia:
Osservatorio Regionale Rifiuti. Domani l'insediamento

Prende il via l'attività istituzionale dell'Osservatorio Regionale Rifiuti della Regione Puglia con l'insediamento, previsto per domani, giovedì 27 ottobre, alle ore 10.30 presso la Sala Paesaggio dell'Assessorato regionale alla Qualità dell'Ambiente, in via delle Magnolie n.6-9 Z.I. - Modugno.
L'Osservatorio è uno strumento a supporto delle attività della Regione Puglia nella raccolta ed elaborazione dei dati relativi alla gestione dei rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non: dati che, condivisi tra tutti i soggetti che compongono l'Osservatorio e codificati in rapporti preventivi e consuntivi saranno fondamentali per l'orientamento della programmazione delle politiche ambientali.
La collaborazione tra strutture regionali (Gestione dei rifiuti, Ecologia, Attività estrattive, Programmazione e gestione sanitaria, Attività economiche, Energia reti e infrastrutture per lo sviluppo, Agricoltura, Statistica, Bonifica e pianificazione) con CNR-IRSA, Arpa, ATO, ANCI, Upi, Province e associazionismo di settore ambientale e industriale all'interno dell'Osservatorio permette una visione di insieme della problematica favorendo l'uso delle migliori tecniche e pratiche per la raccolta, la prevenzione, la riduzione e il riutilizzo dei rifiuti.
“Collaborazione e scambio tra istituzioni che, a vario titolo, si occupano della medesima problematica sono non solo auspicabili ma strumento essenziali perché non vi siano vuoti di programmazione e di gestione in ambito così delicato come quello dei rifiuti. L'avvio dei lavori dell'Osservatorio – dichiara Lorenzo Nicastro, assessore alla Qualità dell'Ambiente – è un momento importante per la nostra regione. Da questa cabina di regia privilegiata ci aspettiamo importanti indicazioni, vista anche la fase di studio e redazione del nuovo Piano sulla gestione dei rifiuti, perché le scelte di politica ambientale siano sempre più efficaci”. Ad avviare il lavori dell'Osservatorio, nella fase di insediamento, il Dirigente del Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica. Mer, 26 Ottobre 2011

venerdì 28 ottobre 2011

Il prefetto di Foggia e il "piano di sicurezza" del governo col gruppo Marcegaglia

Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo rifiuti
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MISSIONE A BARI
26 gennaio 2011
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE VINCENZO DE LUCA
La seduta inizia alle 14.45.




PRESIDENTE. Siamo in Puglia per svolgere questa seconda audizione a Bari; l’altra volta siamo stati a Taranto e Lecce. Com’è noto, siamo una Commissione bicamerale d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti. Siamo qui per raccogliere ulteriori integrazioni rispetto alla situazione di quest’area, in relazione al tema del ciclo integrato dei rifiuti e al rapporto con la malavita organizzata o le mafie, che dir si voglia, per citare un’espressione cara al procuratore distrettuale
antimafia, Pietro Grasso.

Ormai da qualche anno, il fatturato della criminalità in Italia, e in particolar modo nel Mezzogiorno, ha posto l’attenzione sui rifiuti, non tanto quelli urbani, ma complessivamente.
Siamo qui, dunque, per ascoltare ulteriori integrazioni e per avere un quadro di riferimento della situazione circa il vostro territorio.
Se ci sono questioni che riterrete di tenere secretate, vi prego di comunicarcelo.

ANTONIO NUNZIANTE, Prefetto di Foggia. Grazie, presidente. Devo fare subito una premessa: la situazione della provincia di Foggia è un po’ delicata, sotto l’aspetto dell’ordine e della sicurezza. È venuto qui a Bari, per il distretto Bari-Foggia, ben otto volte il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Sono stati censiti ben 28 clan mafiosi, con 969 affiliati. Questo è il quadro della situazione.

Per quanto riguarda la questione rifiuti, nella provincia di Foggia operano quattro ATO(Cerignola, Deliceto, Foggia e Vieste), i quali hanno avuto alcuni problemi, ovvero non sono ancora partiti integralmente con le loro funzioni.

Ad esempio, la discarica di Vieste si è bloccata per esaurimento e perché è stata oggetto di un incendio. Quindi, attualmente tutto l’ATO che fa capo a Vieste sversa nell’ATO di Cerignola.
Foggia città, invece, vive una situazione delicata, perché l’azienda municipalizzata AMICA versa in una grave condizione economico finanziaria.

A questo si aggiunge che tra le aziende consociate, la Daunia Ambiente, che si occupa della raccolta differenziata, è stata dichiarata fallita, quindi c’è un curatore fallimentare.

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Il sindaco ha inoltre ritenuto di commissariare anche l’AMICA, ovvero l’azienda principale che si occupa della raccolta dei rifiuti, nominando un amministratore unico. In altre parole, il sindaco ha deciso di andare oltre il sistema politico della provincia ed ha nominato un vice prefetto, il dottor Di Bari, che è diventato prefetto e quindi è stato sostituito da un altro collega in pensione.

Si tratta di una situazione molto delicata, abbiamo avuto problemi con l’ordine pubblico, perché ci sono stati continui sabotaggi da parte di tutto il sistema. Addirittura, c’è stato un momento in cui i camion per la raccolta sono stati oggetto di sabotaggio, sono state cioè tolte le chiavi dal cruscotto così da impedire il servizio. Abbiamo trovato dei sistemi per farli uscire e, con il signor

Questore, abbiamo deciso di farli scortare, per evitare il rischio di non procedere alla raccolta. Sulla questione c’è un’inchiesta dell’autorità giudiziaria, che ha portato la Procura di Foggia ad indagare 39 persone, con l’arresto di 3 di esse.
Sono in costruzione 3 nuovi impianti: uno a Manfredonia, un termovalorizzatore della
società ETA, che fa capo agli industriali Marcegaglia, e due a Poggio Imperiale e Lucera, per la raccolta dei rifiuti cosiddetti speciali.

Per quanto riguarda i reati ambientali, molto forte è stata l’azione delle forze dell’ordine, che ha consentito di avere ottimi risultati, in termini sia di prevenzione, sia di repressione.

Sono in corso delle attività investigative, alcune delle quali hanno interessato la DDA di Bari, perché Foggia dipende dalla procura di Bari.

Vi dico soltanto che ci sono state delle situazioni un po’ particolari. Ad esempio, a
Castelluccio dei Sauri un’operazione dalla Guardia di finanza ha portato all’arresto di ben 12 persone, con 42 provvedimenti di sequestro. Tutta la situazione faceva capo a un certo Bonassisa, un soggetto molto particolare, che ritroviamo anche in altre vicende ad Orta Nova e Foggia. Stiamo attenzionando questa persona, dal momento che è in atto una vicenda giudiziaria con il comune di Foggia, che usufruiva di una discarica di proprietà dell’Agecos, società che fa capo alla famiglia
Bonassisa.

Il comune ha in atto una transazione che si aggira sui 4 milioni di euro, sui 6 pretesi. Vi dico questo perché il comune di Foggia, versa in uno stato di dissesto finanziario. Tenete conto che l’azienda AMICA è a socio unico, ovvero il comune.
Proprio l’altro giorno c’è stato un blitz dei NOE di Salerno, che ha interessato lo versamento di alcuni rifiuti derivanti dall’industria alimentare conserviera,
in cui è coinvolta la città di Cerignola. È stato arrestato un soggetto di Cerignola, che è anche il presidente del Cerignola calcio. Questa è però un’indagine che stanno conducendo i NOE di Salerno.

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Sono stati effettuati tantissimi controlli dalla Polizia di Stato, dai NOE, dalla Guardia di finanza, dal Corpo forestale dello Stato, ma anche dall’amministrazione provinciale di Foggia, che hanno dato ottimi risultati. Viene fuori un quadro che riguarda soprattutto molti sversamenti in discariche abusive, per i quali si è proceduto ad effettuare dei sequestri.

Voglio, inoltre, segnalare a questa Commissione che gli ATO si sono formati recentemente quindi, secondo la normativa dovrebbero essere questi a indire le gare di appalto per la raccolta dei rifiuti. Finora, invece, i comuni hanno proceduto un po’ autonomamente. Con la richiesta della certificazione antimafia siamo riusciti a scorgere una situazione particolare. I comuni di Sannicandro Garganico, Lesina e di San Marco in Lamis, pur in presenza della possibilità di averetutti i requisiti relativi al certificato antimafia, per la cosiddetta informativa atipica – secondo la
quale noi segnaliamo che qualcosa non va – hanno sciolto i contratti di appalto.

In particolare, a Sannicandro Garganico, aveva vinto l’appalto la società Enerambiente spa, con sede in Venezia, perché c’era un anello di congiunzione tra un clan camorristico del nord e un appartenente alla Sacra corona unita di Lecce. A seguito di questa nostra informativa atipica, il sindaco ha sciolto il contratto. Così è avvenuto anche a Lesina, dove l’appalto era stato vinto dalla
società Ecocampania srl di Teverola (Caserta), e anche qui il comune ha sciolto il contratto. A San Marco in Lamis è stata colta in flagranza la ditta GEOTEC Ambiente srl di Barletta.

In tutte e tre queste situazioni, in cui noi siamo intervenuti e i sindaci hanno sciolto i contratti, anche a seguito del ricorso, prima al TAR e poi al Consiglio di Stato, abbiamo avuto ragione. Ecco perché ho tenuto a parlarvi della situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Dai controlli igienico sanitari fatti dalla ASL e dall’ARPA, viene fuori un quadro che riguarda in modo particolare il cattivo smaltimento dei rifiuti inerti (materiali da demolizione, pneumatici, elettrodomestici e materiale ferroso).

MARIA ROSARIA MAIORINO, Questore di Foggia. La situazione della gestione delle attività connesse al ciclo dei rifiuti ovviamente è seguita con particolare attenzione, in tutto il territorio della provincia, soprattutto per quanto riguarda le implicazioni sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il problema è sentito da tutta la popolazione, tant’è vero che negli ultimi tempi
ci sono state parecchie manifestazioni di protesta e sono sorti anche comitati spontanei, finalizzati soprattutto a contrastare la realizzazione di progetti, ritenuti dannosi per l’agricoltura.

Mi riferisco soprattutto al progetto – cui fa ha fatto riferimento il prefetto – di realizzazione del termovalorizzatore in agro di Manfredonia, esattamente in contrada Paglia di Borgo Mezzanone, voluto dalla società ETA del gruppo Marcegaglia. Questo progetto, che è stato avviato

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cinque anni fa e ha visto sinora la realizzazione dell’impianto di smaltimento – che poi alimenterà l’inceneritore, per il quale sono in corso ancora i lavori di costruzione – è fortemente contrastato dalla popolazione residente e soprattutto dagli agricoltori, che temono appunto conseguenze negative sull’agricoltura.

Sta di fatto che queste manifestazioni trovano poi il supporto delle amministrazioni
comunali. Ad esempio, per quanto riguarda il primo termovalorizzatore, c’è l’appoggio non soltanto dell’amministrazione di Manfredonia, dove si trova il sito su cui sorgerà il termovalorizzatore, ma anche dell’amministrazione comunale di Cerignola, perché il sindaco di Cerignola – che è limitrofa – è sceso in corteo insieme ai manifestanti, dopo che, alcuni giorni prima, aveva patrocinato insieme col vescovo altre manifestazioni.

Ovviamente, da un punto di vista di ordine e sicurezza pubblica noi seguiamo soprattutto la situazione particolare di Foggia, ovvero la vicenda della società AMICA, di cui ha parlato il perfetto poc’anzi. Tale azienda è di proprietà del comune, del quale è nota l’attuale condizione

finanziaria. Il problema è che le difficoltà finanziarie hanno impedito il regolare espletamento del

servizio di raccolta, un po’ perché il comune e l’azienda non erano in grado di assicurare la

manutenzione dei mezzi, un po’ per la scelta politica e strategica dell’azienda di assicurare la

copertura delle figure professionali, che sono alla base del servizio, ovvero gli operatori ecologici.

In un primo momento, si faceva ricorso alle cooperative sociali esterne che, essendo preposte al

recupero dei detenuti, erano formate ovviamente da pregiudicati.

Nel momento in cui – come è stato detto poco fa – l’amministratore unico, il dottor Di Bari,

alla scadenza dei contratti non ha più rinnovato le convenzioni con le cooperative, si sono avute

manifestazioni di protesta, sit-in e presidi davanti alla prefettura e al Municipio. Questi episodi

sono poi culminati nei blocchi dei cancelli dell’AMICA, che ci hanno costretti ad intervenire per

sgomberare i presidi e a denunciare 39 persone, per interruzione di pubblico servizio, furto

aggravato, minaccia aggravata e resistenza a pubblico ufficiale.

Peraltro, nonostante il nostro intervento, il servizio non è stato assicurato regolarmente nei

giorni immediatamente successivi, perché contestualmente i dipendenti delle cooperative avevano

rubato anche le chiavi di riserva di tutti i mezzi e esercitato una pressione sui dipendenti

dell’azienda, ai quali veniva impedito di far uscire i mezzi.

Sta di fatto che la Procura, a seguito dell’informativa fatta dalla squadra mobile, ha emesso

tre ordinanze di custodia cautelare, gli arresti domiciliari e un obbligo di dimora.

Da un punto di vista investigativo, allo stato attuale, non ci sono elementi tali per poter

parlare, in termini di certezza, di ingerenza della criminalità organizzata nel settore rifiuti. Tuttavia,

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a onor del vero, c’è da dire che è in corso un’attività, da parte della squadra mobile – come diceva il

prefetto – coordinata dalla DDA di Bari. I reati finora accertati sono per lo più ambientali e la loro

tipologia è ascrivibile alla realizzazione di discariche, dove vengono riversati materiali di risulta,

soprattutto inerti da demolizione, che al momento non hanno alcun legame con contesti criminali di

tipo organizzato.

Per quanto riguarda la Polizia di Stato, oltre all’attività della squadra mobile che è in pieno

svolgimento, recentemente c’è stata un’operazione del commissariato di Lucera, che ha proceduto

al sequestro di due discariche e alla denuncia di due proprietari, che riversavano in questi terreni

materiale di risulta, costituito soprattutto da roccia da scavo e terra.

Ci sono poi le operazioni dei Carabinieri e della Guardia di finanza, ugualmente

riconducibili a una tipologia di reato ambientale. Al momento, non appare nessuno tipo di

collegamento con la criminalità organizzata.

Recentemente, i Carabinieri hanno svolto un’operazione, nel corso della quale hanno

denunciato quattro persone per associazione per delinquere finalizzata alla raccolta e al trasporto di

materiale proveniente dalla regione Campania, senza che fosse stato sottoscritto il protocollo tra il

commissario per l’emergenza rifiuti e la regione Puglia.

Altre operazioni sono state svolte anche dalla Guardia di finanza, di cui ha parlato il

prefetto.

PRESIDENTE. Prima di lasciare la parola ai colleghi per qualche domanda, vorrei aggiungere un

dato di riflessione a questo prezioso contributo che voi ci offrite. Ahimè, il vostro è un quadro

legato, al di là della situazione pugliese, a un ritardo più generale che riguarda l’intero

Mezzogiorno e che è diventato oramai assurdo.

Pongo una domanda che funge anche da sollecitazione per possibili soluzioni, dal momento

che ci troviamo in un campo di responsabilità condivise; siamo qui non solo per audire. Ebbene, in

questi comuni, in cui sono stati revocati i contratti alle ditte di gestione dei rifiuti, oggi chi si

occupa della raccolta e del ciclo integrato dei rifiuti?

Inoltre, vorrei sapere se per il termovalorizzatore di Manfredonia è stata messa la prima

pietra e se si conoscono i tempi della partenza. Ovviamente, se non c’è un ciclo completo dei rifiuti,

diventa complicato gestire la situazione.

Quando ci sono questi ritardi, spesso sono dovuti a qualcuno che ha degli interessi acchè ciò

avvenga. Organizzata o no, certamente si tratta di malavita, dal momento che non si riesce a dare

una risposta, rispetto alla legalità e alle regole.

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In ultimo, questa società di Foggia, l’AMICA, è completamente pubblica. Ebbene, mi

rivolgo a lei prefetto e al questore, ma la mia domanda è rivolta più in generale alle istituzioni di

governo di questo territorio. Un servizio del genere totalmente pubblico non esiste più, non solo in

Europa, ma in nessuna parte del mondo. In questo modo, difficilmente riusciremo ad uscire da

queste difficoltà. Pertanto, anche in questo rapporto tra pubblico e privato, se non si riesce a trovare

una sintesi – che poi è una direttiva dell’Unione europea e non la condizione di una maggioranza o

di una minoranza di governo – difficilmente usciremo fuori da questa condizione.

Infine, vorrei sapere su quale percentuale di raccolta differenziata si colloca la provincia di

Foggia. Tutto parte da lì, infatti, anche per dare una risposta definitiva rispetto a questo dramma. La

Campania sembra la punta più avanzata di questo di fenomeno, però se ci guardiamo intorno, in

tutto il Mezzogiorno, a parte qualche realtà, la situazione è la stessa, perché manca una visione

culturale del ciclo integrato dei rifiuti.

ANTONIO NUNZIANTE, Prefetto di Foggia. Presidente, inizio dalla sua ultima domanda. Per

quanto riguarda la raccolta differenziata, a Foggia città siamo intorno al 7-8 per cento, quindi una

percentuale bassissima. Tenga presente che qui è stata fatta una politica un po’ particolare, con la

Daunia Ambiente, la società che era incaricata di svolgere questo servizio, che però non è mai

partito. Per l’intera provincia – parliamo di 64 comuni, meno tre che faranno parte della provincia

di BAT, ma che stiamo ancora gestendo noi – arriviamo al 15-16 per cento. Ci sono soltanto delle

punte particolari, ma solo nei piccoli comuni. Questo è il primo dato. Tenga presente che la Daunia

Ambiente è fallita.

MARIA ROSARIA MAIORINO, Questore di Foggia. Nello stesso giorno in cui è stata dichiarata

fallita la Daunia Ambiente, il 4 dicembre scorso, un incendio ha distrutto tutto l’impianto. Sulle

origini di questo incendio ci sono dei sospetti.

ANTONIO NUNZIANTE, Prefetto di Foggia. Per quanto riguarda la sua terza domanda, quando il sindaco si insedia, sulla base del proprio programma politico, decide di azzerare le suddette società.

Mi riferisco ad AMICA, all’AMGAS e all’AMTAB, ovvero le aziende che gestivano il trasporto viario, il gas e i rifiuti. A seguito di ciò, il sindaco nomina degli amministratori unici, che nel giro di sei mesi devono portare ad un bando, perché il comune ha intenzione di far entrare i privati con percentuali del 49 e del 51. Questa fase delicata si sta concludendo. Mentre per l’AMGAS e l’AMTAB si è trattato di nomine «politiche», per l’AMICA il sindaco ha preferito andare su un

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rappresentante dello Stato. Tra non molto, entro giugno, queste situazioni dovrebbero risolversi, o almeno questi sono i programmi del sindaco, sempre che non abbia altri problemi. Non dimentichiamo, infatti, che si tratta di un comune in dissesto finanziario, che sta vendendo beni.

C’è un’indagine della Corte dei conti, quindi si vedrà.
Per quanto riguarda la Marcegaglia, dopo tutte le autorizzazioni – tra cui la regione e così via – i lavori sono iniziati 6-7 mesi fa. Io ho ricevuto l’amministratore unico della Marcegaglia Energy, di cui – mi perdoni – non ricordo il nome. Con lui abbiamo fatto anche un piano della sicurezza. I lavori stanno andando avanti, però dai primi accertamenti dei Carabinieri e delle forze dell’ordine in generale, non sembra che ci sia un interesse acché i lavori non procedano. Il tutto, presidente, viene fuori da un giornalista, Gianni Lannes, che un po’ fomenta queste situazioni e quindi fa presa sulle preoccupazioni intorno a
questo termovalorizzatore.

I proprietari dei fondi limitrofi sono preoccupati per le loro colture orticole, perché temono che il prodotto possa essere contaminato. Nella realtà, ci sono tutte le autorizzazioni. Mi scusi, presidente, qual era la prima domanda che mi ha posto?


PRESIDENTE. Le chiedevo del rapporto tra Confindustria ed enti locali. Se il Mezzogiorno si

vuole salvare, bisogna coinvolgere l’imprenditoria.

ANTONIO NUNZIANTE, Prefetto di Foggia. Per quanto riguarda questa situazione dei rifiuti, gli

industriali sono interessati. Io ho avuto un incontro con l’Associazione degli industriali di Foggia.

Ecco perché nasce questa volontà politica di mettere sul mercato il 49 per cento. In loco ci sono le

possibilità e la volontà per farlo, almeno da quanto è emerso dall’incontro che abbiamo avuto.

Vorrei aggiungere qualche considerazione su un argomento collaterale a quello dei rifiuti,

ovvero il tema degli impianti eolici e fotovoltaici. La provincia di Foggia, per la sua

conformazione, pullula di questi impianti, tanto che penso che la regione Puglia darà qualche

regolamentazione.

Abbiamo avuto già due avvisaglie di attentati, uno a Sant’Agata e l’altro a Sannicandro

Garganico. Nel primo caso, è stata messa una bomba sotto una pala eolica, mentre a Sannicandro

un vigilante è stato raggiunto da colpi di pistola. Quindi, stiamo tenendo sotto osservazione anche

queste vicende.

GIANPIERO DE TONI. Ringrazio il signor prefetto e il questore per la relazione. Stamattina

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abbiamo fatto una riflessione con i magistrati e con altri interlocutori. Ebbene, vorrei sapere,

quando lei parla di 28 clan e sacra corona unita, quest’ultima esiste oppure no?

ANTONIO NUNZIANTE, Prefetto di Foggia. A Foggia no, esiste a Lecce. Tuttavia, tenga

presente che abbiamo riscontrato questa presenza quando abbiamo svolto quell’informativa atipica

a Sannicandro Garganico, di cui parlavo prima. Da questa informativa, viene fuori che nel consiglio

di amministrazione della ditta Enerambiente spa, con sede a Venezia, vi è una persona che è stata

oggetto di informativa della DDA di Padova. Questo soggetto del Nord aveva un collegamento con

il clan della sacra corona unita, che è prevalentemente leccese.

GIANPIERO DE TONI. Si può conoscerne il nome?

ANTONIO NUNZIANTE, Prefetto di Foggia. Al momento non ce l’ho a disposizione, ma se vuole

posso farglielo avere.

La criminalità che esiste nel Gargano è di altro tipo.

PRESIDENTE. Vi ringraziamo per le notizie che ci avete dato. Vorremmo trasmettervi una

valutazione che emerge dal quadro generale, anche a seguito delle affermazioni dei procuratori, che

abbiamo ascoltato stamattina. Purtroppo, questa vicenda dei rifiuti interessa moltissimo la

criminalità organizzata, quindi c’è bisogno di vigilare notevolmente. Naturalmente, questo

comporta la realizzazione quanto prima di un piano complessivo dei rifiuti, di un ciclo integrato dei

rifiuti e la possibilità di avere impianti che seguano questa logica di smaltimento.

ANTONIO NUNZIANTE, Prefetto di Foggia. Presidente, tenga presente che per quanto riguarda

l’ATO di Vieste, uno dei tre che attualmente non funziona, c’è un intesa con la regione di diffidarlo

– perché lo devono costituire – ed eventualmente commissariarlo. Quindi, anche lì c’è un’intesa

con la regione.

PRESIDENTE. Ringrazio i nostri auditi e dichiaro conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 15.20.



Approfondimenti:

http://noinceneritoretressanti.blogspot.com/2011/07/la-puglia-in-commissione-parlamentare.html

http://noinceneritoretressanti.blogspot.com/2011/02/niente-carnevale-per-comitati-no.html

Sapere aude! [Danilo Dolci]

DANILO DOLCI: COSA E' PACE?

Prendo un vocabolario. Alla parola "pace" trovo: "stato d'animo di serenita', di perfetta tranquillita' non turbata da passioni o ansie; sinonimo di quiete; assenza di fastidio, di preoccupazioni materiali; di dolore fisico; tregua; condizione di uno Stato che non si trova in guerra con altri. Riposare in pace = essere morto".

Proprio questa e' la pace necessaria al mondo, a ciascuno? E se questa non e', cosa significa oggi, cosa deve significare per ognuno? Pur sapendo come la risposta a questo interrogativo rischia di risultare generica e velleitaria finche' non si concreta situazione per situazione, non e' indispensabile per ciascuno cercare di avviarla?

Non e' meglio tentare indicazioni positive, anche se barluminari, che rassegnarsi a pensare la pace in termini negativi, come mancanza di guerra?

*

Voler sapere, voler capire

Meno si comprende, meno si e' in grado di risolvere i problemi e le difficolta' che incontriamo. Per lo piu' la nostra inabilita' a comprendere ci porta a vedere solo quanto ci tocca piu' da vicino o, quando ricerchiamo, a distinguere solo alcuni particolari. Non profondamente coscienti della necessita' di conoscere, non sperimentati, non allenati, ci si stanca presto, ci si disperde, non si sa scomporre analiticamente e poi riconnettere le complesse simultaneita' di ogni organismo vivo.

E' necessario per ciascuno acuire la propria attenzione alla scoperta, apprendere a rilevare sistematicamente, attraverso analisi e autoanalisi, i dati essenziali delle situazioni e dei problemi in cui si esiste; apprendere come si possa riuscire a vincere ignoranze, complessi, superstizioni di ogni tipo: sapendo come le superstizioni, surrogati della verita', man mano che si diffondono vengono come ufficializzate e nobilitate dalle stesse loro dimensioni.

Quanto piu' si hanno esatti i dati del problema da risolvere e completo il quadro delle difficolta', tanto meglio e' possibile avvicinarsi alla soluzione; quanto meno sono sufficienti e precisi i dati di cui si dispone, tanto piu' si tentano avventate soluzioni producendo disfunzioni, fallimenti.

*

Avere il coraggio di chiarire il fronte delle difficolta' da vincere In Italia, dove tanto sono stati decantati il diritto, il cristianesimo e la democrazia, era riuscito ad essere lungamente Ministro uno sfruttatore della mafia sistematicamente sfruttato dalla stessa; ed e' riuscito ad essere nominato Sottosegretario nel governo nazionale, cioe' Viceministro, un individuo notoriamente capomafia della sua zona.

I governi dei ventidue paesi del continente sudamericano sono tanto democratici che in ciascuno la polizia pratica sistematicamente la tortura; due sono eletti per gran parte secondo il sistema clientelare-mafioso; gli altri venti praticamente non si curano nemmeno di salvare le apparenze. Pensiamo proprio, se vogliamo essere franchi, che tutto questo, oltre alla guerra nel Vietnam, sia oggi sostenuto dal Governo degli Stati Uniti per amore degli ideali democratici?

Possiamo continuare oggi a pensare democratico, campione della democrazia, un mondo di ghetti e discriminazioni? un mondo - certo, non tutti, non gli attivi dissenzienti a cui va tutta la nostra ammirazione - che cerca di soffocare la volonta' di vita in nazioni intere, interi continenti? un mondo - certo, per tanto altro l'amiamo - che non garantisce di fatto a ciascuno la possibilita' di lavorare, di sapere, di esprimersi?

Non e' vero che tutti vogliamo la pace. Bisogna avere il chiaro coraggio di individuare chi organizza e chi alimenta la preparazione delle guerre per sopraffare coloro che vuole sfruttare; di scoprire dove passa il fronte fra il parassitismo di ogni genere e chi e' impedito nel suo sviluppo da emorragie di ogni genere, tra la violenza di chi difende il proprio parassitismo e la coraggiosa energia di chi difende la vita; veder chiaro quando e dove questo fronte passa attraverso noi stessi.

E non possiamo confondere l'impegno per realizzare la pace con la preoccupazione di mantenersi equidistanti da tutti.

*

Essere rivoluzionari

Ogni comportamento - individuale, di gruppo, di massa - che tende sostanzialmente a mantener la situazione come e', o ad ammettere il cambiamento se lentissimo, di fatto non e' impegno di pace.

I prepotenti, quando non possono sopraffare gli altri prepotenti per sostituirsi a questi, cercano di accordarsi tra loro: naturalmente in danno ai deboli. Non e' questa la pace, anche quando non spara la lupara o il cannone.

Anche le vaste zone dell'opinione pubblica conservatrice, che ricordiamo aver visto coi nostri occhi benedire le bandiere naziste e fasciste di fronte alle parate irte di pugnali, si muovono piu' avvedute, prendendo atto dell'imprescindibile rapporto tra pace e sviluppo: ma ancora sostanzialmente blandendo i forti, i ricchi, "i nobili" e commiserando i deboli, i poveri, i paria. Non e' questa la pace che ci e' necessaria: e' un ulteriore compromesso equivoco.

Occorre l'impegno continuativo, strategico, per la costituzione del nuovo mondo e la demolizione del superato, attenti a muovere le proprie forze in modo da suscitarne ovunque nuove: occorre una rivoluzione nonviolenta impegnata a eliminare lo sfruttamento, l'assassinio, l'investimento di energie in strumenti di assassinio e promuovere reazioni a catena di nuova costruzione.

E' piu' facile dubitare dell'efficacia della rivoluzione nonviolenta finche' questa non avra' storicamente dimostrato di saper cambiare anche le strutture.

L'azione nonviolenta e' rivoluzionaria anche in quanto, con la sua profonda capacita' di animare le coscienze, mette in moto altre forze pure diverse nei metodi. Ciascuno che aspira al nuovo fa la rivoluzione che sa.

Molte volte la situazione a Partinico era cosi' grave, il terrore della mafia cosi' diffuso, che sembrava di lavorare sopra una frana. Se in queste condizioni qualcuno di noi doveva reagire - come in galera quando altro non e' possibile - decidendo per esempio di digiunare, per fare in modo che i contadini uscissero dal loro isolamento, puntando a illuminare una realta' inaccettabile e a indicare precise alternative, diversi si dicevano non d'accordo col digiuno; ma via via che passavano i giorni si caricava la coscienza di molti, si accendevano le discussioni, si moltiplicavano le iniziative (degli embrionali sindacati, dei comuni, dei partiti o di individui e gruppi - anche polemiche o addirittura concorrenziali): e molti ora, quando guardano il nuovo lago di Partitico con le sue anatre, non possono non pensare a come si e' riusciti a muovere dalle prime pietre tutta la massa della diga.

Spesso ammiriamo forze rivoluzionarie violente non perche' siano le uniche possibili o le piu' adatte nelle circostanze in cui operano, ma perche' dove agiscono sono le uniche esistenti, le uniche hanno il coraggio di esistere.

Chi pensa che la guerra sia la forma suprema di lotta, il modo di risolvere i contrasti, ha una visione ancora molto limitata dell'uomo e dell'umanita'. Chi ha effettiva esperienza rivoluzionaria sa come per riuscire a cambiare una situazione deve fare appello, esplicitamente o meno, ad un livello morale, oltre che materiale, superiore a quello imperante; sa come l'appellarsi a principi piu' esatti, ad una morale superiore, divenga elemento di forza effettiva: e in questo modo la sua azione e' rivoluzionaria anche in quanto contribuisce a creare nuova capacita', nuova cultura, nuovi istinti: nuova natura dell'uomo.

Personalmente, sono persuaso che la pace si identifica con l'azione rivoluzionaria nonviolenta. Devo riconoscere che la lotta contro una situazione insana puo' condurre piu' vicino alla sanita' - dunque alla pace - pur con altri mezzi: ma non posso non tener presente come la violenza, anche se diretta a fini generosi, ha ancora in se' il seme della morte.

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Saper sperimentare

Con un gruppo molto vario di giovani organizziamo una marcia da Milano a Roma per premere affinche' il Governo italiano smetta la sua politica di clientela, e per manifestare la nostra opposizione alla guerra nel Vietnam, in particolare al comportamento del Governo americano. La base d'intesa e'

molto larga, i diecimila giovani che partono da Milano si succedono ad altri per settecento chilometri, la marcia diviene un intenso seminario in cui si medita tra i partecipanti e con le popolazioni che si attraversano. Poiche' alcuni gruppetti di ragazzi a tratti scandiscono "Johnson torna alle tue vacche", molti contadini dei borghi che attraversiamo, soprattutto in Emilia, non sembrano affatto persuasi; sono come offesi: "le vacche non sono forse importanti?", mormorano. I ragazzi cominciano a comprendere chilometro dopo chilometro la distinzione tra sfogo rabbioso e capacita' di penetrare nelle popolazioni affinche' ciascuno si muova ad assumere una posizione cosciente ed esplicita di fronte alla guerra. Quando arriveremo a Roma e si fara' sentire il responsabile peso di quarantamila giovani dalla piazza del Parlamento fino all'Ambasciata americana, gli slogan che si sono sperimentati piu' penetranti ed efficaci sono "Pace si', guerra no" e "Vietnam libero".

Per la stessa marcia e' partita una colonna da Napoli verso Roma in cui moltissimi erano gli scugnizzi. Alcuni ragazzini ci si avvicinano, parliamo, via via passano i chilometri diventiamo amici, viene la sera, arriviamo nella piazza di un paese gremita di persone. Invitiamo alcuni giovani che ci sono apparsi piu' pensosi, seri, a parlare alla popolazione raccolta dal palco illuminato. A un ragazzino sveglio che mi aveva dato la mano negli ultimi cinque chilometri, domando: "Vuoi parlare anche tu?". I suoi occhi si illuminano. Quando dovrebbe parlare, il funzionario d'un partito gli si avvicina preoccupato e gli domanda: "Ma... cosa dovresti dire?". Gli occhi del piccolo sono in pena. Prego il funzionario di lasciargli dire quel che vuole. Il piccolo e' di fronte al microfono, per la prima volta di fronte a migliaia di persone che non volevano la guerra, volevano la pace, si era sentito "molto felicissimo" ed era venuto anche lui coi suoi compagni. L'applauso nella piazza era quasi un boato, ciascuno si sentiva espresso nel modo piu' semplice, e quel ragazzino non credo dimentichera' facilmente nella sua vita quanto ha detto quella sera di fronte a tutti.

Ciascuno che non si senta compreso e sostanzialmente accettato, si chiude e rifiuta gli altri: e' vero per individui come per popoli interi.

Il comportamento delle persone in gran parte dipende dal comportamento di chi hanno vicino. Quanto varia? Quando? Quale e' la gamma dei casi? Per comprendere occorre osservare, sperimentare, per arrivare a cogliere fenomeni generali, per sapere prevedere le possibili reazioni ai diversi tipi di azione.

Gli ultimi secoli ci hanno provato per alcuni ambiti il valore del metodo, della sperimentazione. Occorre sperimentare in altre direzioni: solo dopo anni di ricerca, di tentativi, di errori, di parziali successi, si sviluppano in noi quelle facolta' interpretative e creative in cui sta il meglio di noi. Occorre avere occasione di conoscenza e verifica al di fuori degli ambienti e dei canali di informazione piu' consueti, osservando dai diversi punti di vista, raffrontando diverse qualita' di vita.

Come si puo' effettivamente vincere le resistenze, e' da scoprire sperimentalmente situazione per situazione. Finche' uno non si forma e accresce una sua diretta esperienza, rimane intimamente disperato, brancolante - anche se librescamente saccente - tra l'esperienza degli altri.

E come l'individuo puo' apprendere, cosi' dieci persone, cento, mille, decine di migliaia, milioni e milioni, miliardi di persone che non sanno ancora cercare, operare, vivere insieme, combattere in modo nuovo, possono apprenderlo.

*

Non vendersi

I prepotenti, gli sfruttatori, i veri fuorilegge, difficilmente possono resistere nelle loro posizioni se non sono sostenuti e difesi da chi si vende loro.

Non occorre fatica a spiegare per quanti versi sia male vendersi, prostituirsi; come il lavoro mercenario, il vivere in modo che non ci persuade ci limita, ci disfa. Piu' fatica occorre a ciascuno per conoscere esattamente l'oggetto della eventuale scelta e la natura delle proprie motivazioni. Penso soprattutto agli intellettuali che possiedono doti, prospettive, senso critico: soprattutto a quelli che in privato dicono corna del loro "principale". Persone di capacita' e rettitudine professionale collaborano a giornali che, dietro la facciata, e' facile scoprire falsi, assassini. Il processo spesso e' quanto mai primordiale: si giudica il valore di un lavoro, di una collaborazione, dal prezzo che se ne ricava: sale l'opinione morale di se' nella misura della propria quotazione. O talvolta facile alibi e' il proporsi di condizionare dall'interno sistemi negativi, di farsi cavalli di Troia. Molto spesso l'equivoco e' facilitato dai paraocchi della specializzazione tecnica, dal mito della scienza pura. Anche con passi di questo tipo si e' arrivati a costruire e a far funzionare Buchenwald, Auschwitz, Mauthausen.

Scegliere secondo necessita' e coscienza - certo, non e' facile -, rifiutarsi ad ogni professione o occasione che ci impegni in sfruttamenti e assassini di ogni genere, e' un contributo fondamentale per rompere il sistema delle clientele, dal livello di strada a quello internazionale.

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Saper mettere fuori legge i veri fuorilegge

Per far leva occorre trovare un punto d'appoggio. Questo elementare principio di ogni strategia pone al rivoluzionario nonviolento una particolare attenzione per la scelta dei suoi fulcri: non fara' leva sul marcio; non fara' leva con astuzie selvagge o menzogne, ma con quanto meglio possa esprimere l'interesse di tutti.

Poter far leva sulle leggi morali e giuridiche piu' elevate, poter far leva anche su una legge minimamente democratica, ha un vantaggio: essendo le leggi, anche se non rappresentano in genere i punti piu' avanzati della cultura e della moralita', i punti convenzionalmente dichiarati comuni, chi risulta traditore del contratto sociale, risulta di fatto il vero fuorilegge. Le popolazioni, per saper piu' nitidamente come agire, devono sapere quali sono i veri fuorilegge.

Perche' torture, sfruttamenti, avvelenamenti, brogli elettorali, gravi sprechi, in genere o avvengono in segreto o, chi li pratica, anche se ha il potere in mano, preferisce non risultino per quello che sono? Perche' chi li pratica teme il peso, la forza del giudizio negativo degli altri.

L'opinione pubblica puo' distinguere, soprattutto se puntualmente stimolata, tra il padre di famiglia che avendo i piccoli alla fame va a cogliere un paniere di pomodori in un campo di cui non e' proprietario, tra il negro che umiliato si ubriaca o si arruola volontario per sparare addosso a poveracci come lui -, e chi ha le maggiori responsabilita' di situazioni inaccettabili; ha sufficiente intuito per orientarsi anche quando le sentenze giuridiche cercano di sovvertire il vero giudizio: ma ha difficolta' a raccogliere i fatti in fenomeni, a inquadrarli nell'insieme.

Una polizia tortura? Occorre documentare, denunciare caso per caso, in modo sempre piu' vasto e sistematico: in questo modo, pur tra facilmente immaginabili difficolta', la polizia ed il suo comportamento vengono individuati come fuorilegge.

Si pratica lo sfruttamento, si lascia insicuro il lavoro in scala tale che le masse meno riflessive accettano tutto questo quasi come naturale? Occorre far crescere precise documentazioni e sistematiche denunce fin che divengano schiaccianti.

Brogli elettorali di ogni tipo impediscono che si esprimano veracemente le necessita' di una popolazione? Occorre documentare caso per caso, paese per paese, zona per zona, in modo sistematicamente crescente, non dando per scontato che gia' si sa, aprendo e facendo aprire gli occhi, macchine fotografiche e quanto altro possa servire.

Avvengono sprechi di ogni genere? Occorre apprendere a far leva in modo circostanziato, dal livello dell'interesse locale a quello generale, documentando come sia balordo sprecare enormi energie, ricchezze di ogni genere, e non valorizzarne altrettante potenziali.

E cosi' dove o quando manca liberta' di espressione, di informazione, di riunione e altre essenziali. In ogni zona occorre ricercare quali sono i possibili fulcri e quali possono meglio valere. Il portare avanti campagne di questo tipo rinforza in ogni senso chi le muove.

Ovviamente, passo essenziale e' mettersi in condizione di far le nuove leggi e le strutture nuove necessarie.

*

Saper muovere nuovi fronti

Se le armi sono nate nelle mani dei nostri antenati che stentavano a procurarsi il cibo tra le belve soverchianti, come strumenti utili alla propria sopravvivenza, ora non ha alcun senso che le armi ci crescano nelle mani: sono anacronismi assurdi.

Esistono i mostri: hanno ben piu' che cinquanta passi di lunghezza, sputano fuoco a ben piu' di trenta passi, hanno ben piu' che due fauci; inceneriscono ben piu' che una casa col loro sputo, paralizzano di terrore ben piu' che una piazza di folla. Ben nutriti anche dalla carne e dal sangue delle loro vittime, hanno nervi magnetici e tendini d'acciaio, un fiato irrespirabile che annebbia la vista del sole, escrementi che corrompono fiumi e laghi e mari, sanno articolarsi terrorizzando per migliaia di chilometri, sanno vomitare fuoco contemporaneamente su centinaia e centinaia di chilometri, vetrificando in un attimo milioni di persone, citta' costruite dall'opera di milioni di persone in migliaia di anni: l'una fauce del mostro sa anche avventarsi contro l'altra sua, l'artiglio contro il suo artiglio. Le piu' orride fantasie del passato, dall'Apocalisse a tutti i mostri inventati dagli artisti o dal commercio dell'orrore per vincere la noia dei troppo sazi, ci fanno sorridere per la loro ingenuita' al confronto.

Non solo dobbiamo sgonfiare questi mostri non alimentandoli e non lasciandoli nutrirsi di noi: dobbiamo sapere chiaramente in ogni nostra fibra che questi mostri noi li abbiamo costruiti, e noi li possiamo distruggere creando altro.

E' piu' la gente che ha interesse a operare cambiamenti verso un mondo di tutti, o piu' la gente che pensa suo interesse mantenere le situazioni come sono?

Nella misura in cui si riesce a interpretare e ad esprimere le profonde esigenze di migliaia, di milioni, di centinaia di milioni, di miliardi di uomini, e li si aiuta a prendere coscienza di se' e dei propri problemi, ad avviare iniziative alternative di ogni tipo, dal minimo al piu' alto livello, a premere con efficacia, in quella misura si riesce a mettere in moto una forza concretamente rivoluzionaria.

Persone o gruppi nuovi che rifiutano il pensiero di seconda mano, la vita di seconda mano, impegnati nella valorizzazione della vita, gia' esistono: e' urgente riconoscerli, verificare reciprocamente le esperienze, tendere a creare nuovi fronti organici.

*

Saper pianificare organicamente

L'opposto dello scontrarsi-incontrarsi del caos, del lasciare tutto accadere a caso, della furbizia delle lotterie, e' pianificare; l'opposto di essere mostri, e' svilupparsi organicamente. All'umanita' necessita raggiungere la sua unita' organica: la pace non viene a caso, e' inventare il futuro.

Se e' piu' facile che una pianificazione risulti efficace disponendo del potere, non si devono sottovalutare le possibilita' della pianificazione d'opposizione. Una delle insufficienze di certi movimenti rivoluzionari e' la debolezza del loro fronte costruttivo rispetto alla loro capacita' di coscientizzare, o al peso che riescono a raggiungere nella protesta, nella pressione. La costruzione di nuovi gruppi organici e la demolizione dei vecchi sistemi devono procedere coordinate, potenziandosi a vicenda: il crescere di una alternativa persuasiva incoraggia la denuncia e l'attacco ai vecchi gruppi; d'altra parte la perdita di autorita' delle vecchie strutture facilita lo sviluppo delle nuove.

Riprendo in sintesi il caso della diga costruita sul fiume Jato. Sulla popolazione, come disperata, dominava la mafia, forte dei suoi rapporti politici: non c'erano prospettive di cambiamento. Si cerca coi piu' attenti quali possono essere le soluzioni. Si verifica, dopo lunga incertezza, la necessita'-possibilita' di costruire una grande diga per irrigare la zona. Azione educatrice in profondita' affinche' la popolazione comprenda esattamente cosa e' una diga. Pressione prima di pochi, poi sempre piu' vasta e ripetuta finche' si inizia la diga. Sviluppo tra gli operai del grande cantiere, di un sindacato: le assunzioni non avvengono piu' attraverso la mafia, che perde prestigio. I mafiosi locali sono pubblicamente denunciati, viene denunciato il loro rapporto coi due potenti politici della zona: i due politici vengono estromessi dal Governo nazionale. I lavori di costruzione vengono accelerati. Nascono i primi, anche se rudimentali, centri per la promozione di un consorzio democratico d'irrigazione tra cinquemila famiglie, in modo che si abbia acqua democratica e non di mafia. Nascono cooperative. Nella vicina valle del Belice intanto sono iniziate pressioni per la costruzione di una nuova, piu' grande diga. Nella Sicilia occidentali le popolazioni ora si muovono per ottenere non una o due dighe ma dodici grandi dighe. Cresce intanto un centro per la formazione di quadri esperti in sviluppo pianificato con la partecipazione della popolazione.

Cosa ha significato esattamente per noi tendere con la massima partecipazione popolare ad inventare il piano di sviluppo per la zona?

- Incontri individuali, scambi di notizie e opinioni con piccoli gruppi informali;

- Lavoro-discussione di gruppo;

- Rapporti organici con gruppi locali che vanno crescendo;

- Promozione di autoanalisi popolare su problemi di fondo da confrontarsi con monografie tecniche sugli stessi problemi;

- Sviluppo elicoidale di conversazioni su temi d'interesse comune: in modo che si scopra, si inventi sulla base dell'esperienza di ciascuno;

- Introduzione analitica di un esperto e successivo dibattito;

- Promozione di documentazione (fotografia, diaristica, statistica, verbali ecc.);

- Promozione di sperimentazione e invenzione (campi di prova, cooperazione nuova, iniziative varie di educazione aperta);

- Promozione di scoperta (viaggi, lettura, incontri nuovi);

- Promozione-pubblicazione di autoanalisi e confronto con analoghe iniziative avviate altrove;

- Rapporti intercomunali e interzonali con esponenti di gruppi locali;

- Proposte di ipotesi (anche con letture, disegni, plastici, film) e successiva discussione;

- Promozione di analisi e sperimentazione nei gruppi omogenei qualificati (educatori, medici, urbanisti, tecnici vari) con la partecipazione di specialisti-consulenti;

- Convegni in cui propongono alla discussione piu' aperta i risultati maturati dai gruppi gia' approfonditi;

- Pressioni-discussione a livello locale, regionale, nazionale;

- Contrapposizione dialettica tra fatti nuovi (morali, organizzativi, economici, formali) in cui ciascuno possa contribuire allo sviluppo, e vecchia esperienza, modelli fissi.

L'assunzione di responsabilita' di un popolo si matura attraverso assunzioni di responsabilita' individuali e di gruppo. La noncollaborazione di un popolo a quanto viene considerati insano, superato, si concreta attraverso la volonta' di noncollaborazione di individui e di gruppi. Nuovi rapporti nell'umanita' possono si' realizzarsi in quanto si costruiscono nuove visioni d'insieme, nuove qualita' di rapporto, nuovi centri mondiali, nuove strutture nazionali ed internazionali, nuovi metodi di rapporto, ma nella misura in cui a livello individuale, di gruppi, di popoli, tutto questo viene maturato: il processo e' interdipendente.

E' necessario passare da un mondo autoritario e frammentato ad un mondo pluricentrico e coordinato. Le difficolta' dei giovani stanno soprattutto tra l'inadattabilita', l'inaccettabilita' del vecchio mondo e, appunto, la difficolta' ad inventare il nuovo.

Gli uomini oggi stanno diventando esperti di macchine, ma hanno elementari difficolta' a concepire gli organismi.

*

Pace e' un modo diverso di esistere

Mi prende un dubbio. Controllo il senso della parola "pace" su altri vocabolari, non italiani. Nel Dizionario dell'Accademia francese, paix : "stato di calma, di riposo, di silenzio, assenza di chiasso o di faccende". Nel Dizionario della Reale Accademia Spagnola, paz : "virtu' che pone nell'animo tranquillita' e sussiego, e' uno dei frutti dello Spirito santo". Nell'Oxford English Dictionary, peace : "liberta' da - o cessazione di - guerra o ostilita'; la condizione di una nazione o comunita' in cui non c'e' guerra con altri". Nel monumentale vocabolario tedesco dei Grimm, Friede: "ozio, tranquillita', tutela". Non ho altri vocabolari per verificare oltre, ma ove si osservi attentamente, d'altronde, si ha conferma della diffusa confusione e insufficienza al proposito, si ha conferma di come occorre chiarire l'intimo rapporto tra pace, consapevolezza, coraggio, rivoluzione nonviolenta, non vendersi, sperimentare, nuova strategia, pianificazione organica.

E' necessario riuscire a rendere ogni giorno meglio evidente come un nuovo lavoro capillare di costruzione e pressione, prima di gruppi-pilota e poi di moltitudini di nuovi gruppi volontari, puo' riuscire a trasformare effettivamente le vecchie strutture sociali e politiche. L'evidenza di nuovi fatti puo' aiutare a chiarire. Certo, e' un enorme lavoro, un'enorme fatica si deve fare, ma e' forse possibile pensare che il mondo nuovo che ci necessita si possa creare da se'? Forse non costa ancor piu' fatica - in quanto per troppi aspetti antieconomico - il mondo cosi' come e'?

Si', pace vuol dire anche decantare rabbie e rancori, sapere disintorbidarsi per trovare il modo - ogni volta difficile - di eliminare il male senza eliminare il malato o nuocergli, capacita' di sacrificio personale, sapere maturare le qualita' essenziali e, quando e' buio, anche se il buio dura terribilmente, saper vedere oltre. Ma tutto questo, se non e' concepito nel quadro piu' vasto, e' ancora un ingenuo tentativo di evasione: uno dei tanti modo di suicidarsi.

La pace che amiamo e dobbiamo realizzare non e' dunque tranquillita', quiete, assenza di sensibilita', evitare i conflitti necessari, assenza di impegno, paura del nuovo, ma capacita' di rinnovarsi, costruire, lottare e vincere in modo nuovo: e' salute, pienezza di vita (anche se nell'impegno ci si lascia la pelle), modo diverso di esistere. Dice il mio piccolo Amico: "E' il contrario della guerra".

A Cerignola un'unica azienda ha richiesto 600 ettari di fotovoltaico intorno alla diga? 600!!!

A Cerignola un'unica azienda ha richiesto 600 ettari di fotovoltaico intorno alla diga Capaciotti? 600 (seicento) he, avete capito bene!


Abbiamo le prove!

20/09/2011: E' in arrivo il grande parco eolico a Borgo Libertà? | Cerignola

Bol. n. 164 del 20-10-2011

DETERMINAZIONE DEL DIRIGENTE SERVIZIO ECOLOGIA 20 settembre 2011, n. 199


D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. e L.R. n. 11/2001 e s.m.i. - Procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale - Impianto di produzione di energia da fonte eolica di potenza pari a 123 MW da realizzarsi nel comune di Cerignola (Fg), in località “Feudo del Pero, Masseria Toppo Russo, Pozzo Monachiello, Tre Titoli e Pozzo Marano”- Proponente: Cerignola Energie Rinnovabili S.r.l. Sede legale: Via dei Trainieri, n. 6 Zona Ind. 71042 Cerignola (FG)



L’anno 2011 addì 20 del mese di settembre in Modugno (Bari), presso la sede dell’Assessorato alla Qualità dell’Ambiente, il Dirigente del Servizio Ecologia, ing. Antonello Antonicelli, sulla scorta dell’istruttoria tecnico-amministrativa effettuata dall’Ufficio Programmazione, Politiche Energetiche, VIA e VAS e confermata dal Dirigente ing. Caterina Dibitonto, ha adottato il seguente provvedimento.

Premesso che:
Con istanza depositata il 02.03.2007 ed acquisita al prot. n. 3639 del 02.03.2007, la C. E. R. S. r. l. chiedeva di procedere alla verifica di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) della proposta di impianto eolico nel Comune di Cerignola (FG), “Loc. Feudo del Pero, Masseria Toppo Russo, Pozzo Monachiello, Tre Titoli e Pozzo Marano”, allegando all’uopo la documentazione prevista per legge;
La suddetta Società, con nota acquisita al prot. n. 6446 del 17.04.2007 di questo Servizio, trasmetteva documentazione anche all’Amministrazione Comunale di Cerignola per gli adempimenti di competenza. Il Comune di Cerignola veniva altresì invitato a far pervenire l’attestazione di avvenuta affissione all’Albo pretorio comunale del progetto, nonché a rendere il parere di cui all’art. 16, comma 5 della L.R. n. 11/2001 e s. m. i.
Con nota acquisita per conoscenza, presso lo scrivente Servizio, al prot. 7072 del 03/05/2007 ed avente ad oggetto “Deposito progetto per la realizzazione di un parco eolico e richiesta adempimenti L.R. 11/2011 nel Comune di Cerignola. Sospensione del Procedimento”, l’Amministrazione comunale comunicava alla Società proponente di voler sospendere il procedimento intrapreso dalla società istante, per la realizzazione del parco eolico di cui trattasi, in ragione della saturazione del parametro di controllo come definito dal RR 16/2006, a seguito di proposte ricevute in seguito a procedura di evidenza pubblica indetta dalla stessa A.C.

Il Settore Ecologia, con nota prot. n 7713 del 16.05.2007 scriveva alla società proponente e per conoscenza al Comune di Cerignola e all’Assessorato regionale allo Sviluppo Economico per richiedere, a seguito della verifica documentale effettuata, integrazioni relativamente agli elaborati trasmessi. Alla stessa allegava nota acquisita al prot. 7072/2007 di questo Servizio, inviata dal Comune di Cerignola per le individuazioni nella stessa riportate, rimanendo in attesa di ulteriori chiarimenti da parte del Comune.
La Società proponente, con nota del 16.07.2007 acquisita al prot. n. 11607 del 17.07.2007 di questo Servizio, trasmetteva le integrazioni documentali richieste.
La Società proponente, con nota del 09.08.2007 acquisita al prot. n. 13452 del 05.09.2007 di questo Servizio, ritrasmetteva le integrazioni documentali richieste già inviate con nota del 16.07.2007.
Il Comune di Cerignola, con nota del 10.01.2008 prot. n. 396 di questo Servizio, rendeva il parere di cui all’art. 16, comma 5 della L.R. n. 11/2001 e s. m. i., rilevando “carenze documentali ed elementi ostativi confliggenti con la specifica norma comunale o tali da non consentire un adeguato apprezzamento di conformità”, ritenendo di non poter dare corso alla realizzazione dell’impianto in oggetto.
La Società proponente, con nota del 20.02.2008 acquisita al prot. 3669 di questo Servizio, trasmetteva le proprie osservazioni al suddetto parere espresso dal Comune di Cerignola, inviando controdeduzioni di natura tecnico-amministrativa.
Con successiva nota inviata al Comune di Cerignola, acquisita al prot. n. 5668 di questo Servizio in data 08.04.2008, la Società presentava richiesta di accesso agli atti e contestuale rettifica del parere di compatibilità ambientale espresso dal Comune, sulla scorta degli elementi messi in evidenza dalla nota di cui al punto precedente.
Le società Asja S.p.a., Alerion Energie Rinnovabili S.r.l., Eurowind S.r.l., CER S.r.l., EEZ 2 S.r.l., Suer S.r.l., preso atto di quanto rilevato, nel corso di un incontro promosso dall’amministrazione comunale di Cerignola in data 25/7/2008, da parte del Servizio Ecologia della Regione Puglia relativamente alle interferenze tra i progetti da esse presentati nel Comune di Cerignola, trasmettevano, con nota presentata il 12 marzo 2009 ed acquisita la n. 3486 del 18 marzo 2009, un accordo teso alla eliminazione delle reciproche interferenze territoriali, attraverso una razionalizzazione delle rispettive proposte progettuali.
Il Servizio Ecologia, con nota n. 5970 del 25 maggio 2009, chiedeva alle stesse società firmatarie dell’accordo, chiarimenti in merito allo stesso, avendo rilevato sensibili variazioni puntuali sull’ubicazione di taluni aerogeneratori.
Con nota congiunta, le predette Società, con comunicazione acquisita al n. 9632 dell’11 agosto 2009, confermavano la volontà di dare corso alle suddette varianti progettuali discendenti dal predetto accordo, giustificando gli spostamenti intervenuti con l’obiettivo di operare una ottimizzazione della risorsa eolica.
La Corte Costituzionale con Sentenza n. 344/2010 depositata in cancelleria il 26 novembre 2010 e pubblicata in G.U. I Serie speciale n. 48 del 1 dicembre 2010, ha dichiarato l’illeggittimità costituzionale dell’art. 3 c. 16 della LR 40/2007 nella parte in cui richiama gli artt. 10 e 14 cc. 2 e 7 del RR 16/2006 nonché dell’art. 3 c.16 della LR 40/2007 nella parte in cui richiama tutte le restanti disposizioni del Regolamento 16/2006.
Pertanto atteso l’esito dello scrutinio di costituzionalità, l’istruttoria nel seguito illustrata è basata sull’applicazione dei criteri di verifica di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto Ambientale, di cui all’Allegato V alla Parte II del DLgs 152/2006 e all’art. 17 della LR 11/2001, come previsto all’art. 20 del DLgs 152/2006 e all’art. 16 della LR 11/2001, sui contenuti della DGR 131/2004 nonché sulle linee Guida per l’inserimento paesaggistico degli impianti eolici di accompagnamento al DPCM del 12 dicembre 2005. Questi riferimenti richiamano la necessità di un’indagine di contesto ambientale a largo raggio, coinvolgendo aspetti ambientali di area vasta e non solo puntuali, indagando lo stato dei luoghi come consistente alla data di stesura dell’istruttoria, anche alla luce delle trasformazioni conseguenti alla presenza di altri impianti di produzione di energia per sfruttamento di fonti rinnovabili e con riferimento ai potenziali impatti cumulativi connessi.

Espletate le procedure di rito e valutati gli atti tecnico-amministrativi, si rileva che l’intervento proposto presenta le seguenti caratteristiche:

==> Località: L’area interessata dal progetto in esame ricade nel territorio comunale di Cerignola (TA) e si sviluppa in località “Loc. Feudo del Pero, Masseria Toppo Russo, Pozzo Monachiello, Tre Titoli e Pozzo Marano”. La connessione alla rete di trasmissione nazionale è prevista presso la stazione di Candela.
==> Numero di aerogeneratori: 41 (post-accordo, inizialmente 52)
==> Potenza unitaria: 2,5 e 3 MW (da “Relazione di screening ambientale”, p. 28)
==> Diametro rotore: 92.5 m (ibid., p.30)
==> Altezza torre (al mozzo): 78-85 m (ibid., p.30)
==> Sviluppo verticale complessivo: 124,25 - 131,25 m
==> Coordinate: Le coordinate sono indicate nella Relazione denominata “SIA 10: Stima di producibilità dell’impianto eolico”, alla pag. 11, consegnata unitamente alla documentazione allegata all’istanza.
La coordinata A27 contrassegnata con l’asterisco (*) ha subito una traslazione di circa 34 m in seno all’accordo intersocietario riferito in narrativa (Sistema di riferimento Gauss-Boaga, 2° fuso EST, datum Roma 40,)

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WTG x y
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A1 2580488 4561580
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A2 2580929 4561819
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A3 2581386 4562082
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A4 2581921 4562227
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A5 2582387 4562403
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A6 2582803 4562528
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A7 2583246 4562656
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A8 2583712 4562808
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A9 2580481 4561230
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A10 2581393 4561649
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A11 2580526 4560898
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A12 2581304 4561198
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A13 2581839 4561391
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A14 2582414 4561596
_______________________
A15 2582983 4561800
_______________________
A16 2583877 4562297
_______________________
A17 2580729 4560511
_______________________
A18 2584116 4560751
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A19 2586156 4560857
_______________________
A20 2584434 4559573
_______________________
A21 2585122 4559657
_______________________
A22 2585774 4559712
_______________________
A23 2586788 4559334
_______________________
A24
A25 rinunciate
A26
_______________________
A27 (*) 2586469 4558884
_______________________
A28 rinunciata
_______________________
A29 2587367 4558820
_______________________
A30 2587839 4559100
_______________________
A31 2588567 4559470
_______________________
A32 rinunciate
A33
_______________________
A34 2588472 4559100
_______________________
A35 2587133 4558399
_______________________
A36 rinunciate
A37
A38
_______________________
A39 2584591 4556138
_______________________
A40 2585401 4556581
_______________________
A41 rinunciate
A42
_______________________
A43 2585500 4554730
_______________________
A44 2585697 4554502
_______________________
A45 2587421 4555164
_______________________
A46 2587832 4555119
_______________________
A47 2588264 4555002
_______________________
A48 2588670 4555094
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A49 2589127 4555197
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A50 2589481 4555186
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A51 2589884 4555279
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A52 2590232 4555248
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L’istruttoria illustrata nel seguito è basata sull’applicazione dei criteri di verifica di assoggettabilità, che pone in relazione le caratteristiche del progetto con le informazioni sulla sensibilità ambientale dell’area di inserimento, al fine di determinare la possibilità che l’intervento proposto comporti impatti negativi e significativi. Per quanto riguarda la proposta progettuale oggetto della presente istruttoria si rileva che:
1) il parco eolico si rivela incerto e lacunoso nella definizione del quadro progettuale: oltre alle diverse imprecisioni sulle coordinate (e traslazioni intenzionali in merito ad una di esse) non è univocamente definita la modalità di connessione, se aerea o interrata, alla rete elettrica di trasmissione nazionale di Candela e non sono stati opportunamente descritti, tra le due alternative, i potenziali impatti;
2) è da considerarsi critica dal punto di vista naturalistico la scelta progettuale relativa al tracciato del cavidotto, nel tratto di connessione degli AG 29-39, per l’interferenza con il Parco Regionale “Fiume Ofanto”, istituito ai sensi della L.R. n. 07 del 16.03.2009. Il progetto ricade parzialmente in aree di elevata sensibilità ambientale ai sensi dell’art. 1. 2 “Vincoli ambientali ed inserimento urbanistico” della DGR 2 marzo 2004, n. 131.
3) Il progetto, che prevede l’installazione di 41 aerogeneratori (di seguito AG) con uno sviluppo verticale complessivo di 131.50 m (considerando l’altezza al mozzo di 85 m, più cautelativa) e un diametro del rotore di 92.5 m, potrebbe avere un impatto visivo significativo e negativo su una serie di punti sensibili per la stretta vicinanza dell’impianto alle dominanti ambientali e strutturali presenti sul territorio (Parco Regionale “Fiume Ofanto”, SIC “ Valle Ofanto - Lago di Capaciotti” IT9120011) e ricomprese in un raggio significativo di circa 2 km dal parco eolico, come stimato dal proponete (elab. N. 6 del SIA “Analisi percettiva dell’impianto: carta della intervisibilità con riprese panoramiche e viste prospettiche). I punti di osservazione selezionati dallo stesso, relativi ad una scala di dettaglio media e ravvicinata al parco, contribuiscono ad una comprensione dell’ interferenza dell’impianto con gli elementi significativi del paesaggio della Valle dell’Ofanto, che si caratterizza anche per:
• l’articolata trama agricola in cui si alternano vigneti (il comune di Cerignola rientra nelle classificazioni DOC per le colture agricole di qualità), oliveti, tratti di vegetazione ripariale;
• siti di interesse archeologico e storico come il sistema dei tratturi che si articolano intorno al parco e alle numerose aree archeologiche segnalate dalla carta dei beni culturali disponibile su SitPuglia,
• i borghi rurali Moschella e Libertà rispettivamente a circa 1, 3 Km e 1,2 Km dall’impianto;
Nelle rappresentazione a scala vasta dell’impianto proposta dal proponente non si escludono, pertanto, impatti visivi significativi e negativi per alterazione complessiva dello skyline naturale e per una attesa trasformazione della percezione visiva, non solo degli elementi di elevata naturalità, ma anche storico culturali presenti sul territorio (masserie, borghi rurali,…). Il numero di punti di osservazione selezionati dal proponente risulta esiguo in riferimento ai centri abitati che circoscrivono lo stesso: nelle valutazioni operate sono esclusi i comuni di Cerignola e Stornara, rientranti in un raggio di 10 Km dal medesimo, mentre sarebbe stato opportuno esplicitare meglio ed utilizzare ulteriori e significativi punti di osservazione rispetto al territorio di Stornarella.
4) Le informazioni fornite per gli impatti paesaggistici sono rappresentativi solo per ciò che riguarda le torri degli aerogeneratori, mentre manca una restituzione dei potenziali impatti legati alle opere connesse all’impianto, che andrebbero meglio approfonditi: viabilità di accesso degli AG, viabilità da adeguare, tracciato dei cavidotti. Ciò riguarda, segnatamente, quasi tutti gli elaborati consegnati;
5) un’ analisi puntuale effettuata sulle torri evidenzia la diretta interferenza, per sovrapposizione, degli AG con aree destinate ad oliveti e vigneti: AG 03, 06, 21, 34 (da elaborato del SIA 04-a1); l’interferenza del tracciato del cavidotto con il percorso del Tratturello Cerignola-Melfi (AG 29-35, 44-45) Tratturello Candela - Montegentile.(AG 16-18); attraversamento del tracciato del cavidotto nel tratto AG 29-39 del parco regionale “Fiume Ofanto” e SIC “ Valle Ofanto - Lago di Capaciotti” IT9120011 con sovrapposizione di aree occupate da cespuglietti ed arbusteti e corso d’acqua (verifica su CTR disponibile su SITPuglia); una interferenza del tracciato del cavidotto con un corso d’acqua (AG 16-18-19) di connessione fluviale residuale dove è presente una vegetazione ripariale (ricognizione operata dallo scrivente ufficio in ambiente GIS su carta geomorfologica redatta dall’ AdB ed elaborato del SIA 04-a1). Non si escludono, pertanto, impatti significati e negativi per l’alterazione del paesaggio rurale e naturale: l’area della valle dell’ Ofanto restituisce un elemento di forte connotazione regionale legata al paesaggio rurale, dove è ancora possibile ritrovare elementi di naturalità per le fasce di vegetazione lungo i corsi d’acqua e il reticolo idrografico minore, per i siti di grande interesse archeologico e storico che sorgono nei suoi pressi.
6) Le valutazioni operate dal proponete non sono esaustive per poter escludere potenziali impatti su flora, fauna ed ecosistemi per le ragioni seguenti:
- il parco eolico circoscrive la zona umida dell’invaso di Capacciotti da cui dista meno di 1 Km, distanza significativa da non escludere impatti sulla avifauna acquatica che popolano il territorio (All. 1, DGR 2 marzo 2004, n. 131);
- perdita ed interferenza degli ecosistemi presenti sul territorio. L’area su cui insiste il parco si articola intorno a 3 ecosistemi agricolo, lacustre e fluviale (SIA 04-b1 e 04-b2). La maggior parte del territorio su cui si estenderà l’impianto è occupato dall’ecosistema agrario dove sono presenti vigneti e uliveti (il comune di Cerignola rientra nelle classificazioni DOC per le colture agricole di qualità) e aree di seminativi semplici in aree irrigue (ricognizione operata dallo scrivente ufficio su CTR disponibile su SitPuglia) su cui interferisce l’impianto non solo per le torri ma anche per le relative opere accessorie. Per l’ecosistema lacustre, costituito dall’invaso Capacciotti e dalla Valle della Marana Capacciotti, che per caratteristiche idrogeomorfologiche e peculiarità ambientali rientra nel parco regionale “Fiume Ofanto” e SIC “Valle Ofanto-Lago di Capacciotti” IT9120011, la stretta vicinanza e la disposizioni della torri a corona intorno al SIC non escludono eventuali interferenze: le torri distano circa 800m dalla stretta area dell’invaso Capacciotti (rilevazioni su ortofoto 2006), mentre meno di 400 m dall’area del parco regionale, il tracciato del cavidotto nei tratti degli AG 29-39 vi incide direttamente. Lo stesso proponente nell’elab. SIA 04-b1 individua nell’invaso del Capacciotti la presenza di notevoli specie di animali e lungo le sponde dell’invaso la presenza di vegetazione ripariale idrofila ed igrofila. Rispetto all’ ecosistema fluviale caratterizzato dal fiume Ofanto da cui l’impianto dista meno di 2 km dagli AG 47-52 (rilevazioni su ortofoto) andrebbe meglio approfondita la possibile interferenza con l’avifauna;
- meriterebbe un ulteriore approfondimento l’interferenza del parco eolico con la rete ecologica regionale rispetto alla quale: il gruppo di AG da 1 a 17 è circoscritto da corridoi di connessione; gli AG 18 e 19 vi interferiscono con il tracciato del cavidotto mentre il tracciato del cavidotto relativo agli AG 29-40 interferisce sull’area di connessione rappresentata dal parco regionale “Fiume Ofanto”;
- una interferenza del tracciato del cavidotto con reticolo idrografico, un corso d’acqua relativo agli AG 16-18-19, di connessione fluviale residuale dove è presente una vegetazione ripariale (ricognizione operata dallo scrivente ufficio in ambiente GIS su carta goemorfologica redatta dall’Autorità di Bacino, ed elaborato del SIA 04-a1);
- attraversamento del tracciato del cavidotto (AG 29-39) del parco regionale “Fiume Ofanto” e SIC “Valle Ofanto - Lago di Capaciotti” IT9120011 con sovrapposizione di aree occupate da cespuglietti, arbusteti e reticolo idrografico, corso d’acqua (verifica operata su CTR, su carta goemorfologica redatta dall’ AdB disponibile su SITPuglia);
7) Le attività di scavo, sbancamento, adattamento della viabilità e installazione delle torri potrebbero comportare impatti sulle produzioni agricole di qualità, con particolare riguardo alla Denominazione d’Origine Controllata (DOC istituito con DPR 26/06/74, DPR 11/09/1974 e DPR 11/05/87) dal momento che nell’area di progetto gli oliveti e vitigni costituiscono un uso del suolo diffuso;
8) In base ai riscontri effettuati sulla Carta Idrogeomorfologica redatta dall’AdB si evidenzia un criticità diffusa dell’impianto con gli elementi di sensibilità ambientale quali il reticolo idrografico, corsi d’acqua,ed orli di terrazzo presenti sul territorio e soprattutto in corrispondenza delle aree a più elevata naturalità (intorno al Lago Capacciotti). Nello specifico si rileva un’interferenza del tracciato del cavidotto con corsi d’acqua relativamente agli AG 16-18-19, 29-39, 47-48; con orli terrazzati nel tratto di connessione degli AG 18-19, 47-48-49, 50-52, con aree di versante relativamente al tracciato del cavidotto nel tratto 47-48. In base a riscontri effettuati sugli ATD del Putt/p si rileva una interferenze del tracciato del cavidotto con cigli di scarpata relativamente agli AG 51-52; mentre sono posizionati a ridosso di questi gli AG 40 e 51, l’AG 39 è posto in prossimità;
9) Nell’analisi dei possibili impatti acustici il progettista si limita a riportare i risultati ottenuti dalla implementazione del Software WindPRO 2, allegando una relazione di supporto non sufficiente a commentare i dati rivenienti dalle elaborazioni. Manca del tutto l’indagine fonometrica ante - operam, la verifica del criterio differenziale e un vero e proprio studio del clima acustico. Il numero dei recettori sensibili individuati risulta non sufficiente e non sempre adeguato per operare le opportune verifiche, soprattutto in corrispondenza del gruppo degli AG 43-52 prossimi ad aree più sensibili dal punto di vista ambientale. Si rileva particolarmente critica la posizione degli AG 03-14-16-49 che presentano fabbricati anche pari o al di sotto del raggio di 100 m (osservazione dell’ortofoto 2006 e CTR disponibile sul SIT-Puglia) La curva delle isofone allegata alla relazione non consente una puntuale verifica del rispetto dei limiti normativi fissati dall art. 6 del D.P.C.M. 1 marzo 1991 (Leq, rispettivamente, di 70 dB(A) in orario diurno e di 60 dB(A) in orario notturno) per l’inadeguata scala di rappresentazione. Il proponente non ha allegato alcun report fotografico o documentazione che attesti la destinazione d’uso dei fabbricati rilevati in prossimità degli AG e definite “non costantemente abitate” (da p. 10 del SIA 08 “Relazione sull’impatto acustico dell’impianto”). Si osserva inoltre che l’impianto sarà in esercizio per circa 30 anni e questo non esclude, per questi immobili, che nel tempo ci possa essere una variazione della destinazione d’uso.
10) In merito al rischio di incidenti, si rileva la presenza (in seguito ad analisi dell’ortofoto) di fabbricati entro il raggio stimato di gittata massima di circa 300 m per gli AG:03-04-05-06-10-14-15-16-18-19-31-49-44-45-47-48-49-50. Il raggio stimato di gittata massima di circa 250-300 m è stato scelto per uniformare i criteri di valutazione a quelli adottati nel corso delle istruttorie di progetti che contemplano l’utilizzo dello stesso modello di aerogeneratori. In riferimento al rischio di ribaltamento della torre seppure remoto, non considerato dal proponente, si ritiene opportuno segnalare l’ interferenza del progetto con immobili esistenti rispetto ai quali si rileva critica la posizione degli AG 03-14-16-49 , che si trovano a distanze pari o inferiori a 100 m (osservazione dell’ortofoto corroborata dalla CTR disponibile sul SIT Puglia)

In conclusione, alla luce delle motivazioni sopra esposte, che si intendono qui integralmente richiamate e trascritte, e che rivengono da una verifica di compatibilità ambientale dell’intervento di chi trattasi, sotto i seguenti profili di analisi del contesto ambientale: stato dell’arte delle componenti, potenziali effetti sinergici dell’impatto con altre opere e interferenze con altre dominanti ambientali, impatto visivo e paesaggistico, conformità con il quadro programmatico e di pianificazione, pubblica sicurezza, geomorfologia, idrogeologia e sistema di naturalità e biodiversità;
dalla valutazione delle modalità di rappresentazione del contesto e degli impatti fornite dal proponente, dei contenuti degli studi specialistici prodotti e della completezza degli elaborati forniti;

si ritiene che il progetto per la realizzazione di un parco eolico per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile eolica nel Comune di Cerignola, in loc. “Feudo del Pero, Masseria Toppo Russo, Pozzo Monachiello, Tre Titoli e Pozzo Marano”, presentato da Cerignola Energie Rinnovabili S.r.l. possa comportare degli impatti negativi e significativi e si dispone l’assoggettamento del progetto in esame alla procedura di valutazione d’impatto ambientale ai sensi dell’art. 20, comma 6 del DLgs 152/2006.

Laddove a seguito della presente Determinazione il proponente presenti istanza di Valutazione d’Impatto Ambientale per il progetto in esame, la valutazione degli impatti potenzialmente negativi e significativi sin qui esposti dovrà ricomprendere anche i possibili effetti cumulativi con altri progetti per i quali sia stato già adottato parere ambientale favorevole in aree limitrofe; l’Autorità Competente per la Valutazione Impatto Ambientale nelle valutazioni di competenza dovrà considerare altresì i potenziali effetti cumulativi anche in relazione al altre istanze in corso di istruttoria.

Il presente parere si riferisce unicamente all’assoggettamento del progetto proposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale e, pertanto, non sostituisce tutti gli altri pareri ed autorizzazioni richieste dalla normativa vigente in materia ai fini della legittima realizzazione del progetto medesimo.


IL DIRIGENTE DEL
SERVIZIO ECOLOGIA

VISTA la Legge Regionale 4 febbraio 1997 n. 7 e s.m. ed i.;
VISTA la deliberazione della Giunta Regionale n. 3261 del 28/7/98 con la quale sono state emanate direttive per la separazione delle attività di direzione politica da quelle di gestione amministrativa;

VISTE le direttive impartite dal Presidente della Giunta Regionale con nota n. 01/007689/1-5 del 31/07/98;

VISTO IL DLgs 152/2006 e s.m. ed i.;

VISTA la L.R. n. 11/2001 e s.m. ed i.;

VISTA e CONSIDERATA la sopra riportata istruttoria effettuata dal competente Ufficio del Servizio Ecologia;

RICHIAMATI l’art. 20 del DLgs 152/2006 e smi e gli artt. 16, 17 e 21 della L.R. n. 11/2001 e s.m. ed i;

COPERTURA FINANZIARIA AI SENSI DELLA L.R. N. 28/2001 e s.m.i.
La presente determinazione non comporta implicazioni di natura finanziaria sia di entrata che di spesa e dalla stessa non deriva alcun onere a carico del Bilancio Regionale


DETERMINA

• di assoggettare alla procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi dell’art. 20, comma 6 del DLgs 152/2006 e della L.R. 11/2001 e s.m.i., per tutte le motivazioni espresse in narrativa che qui si intendono integralmente riportate, il progetto di impianto di produzione di energia da fonte eolica da realizzare nel Comune di Cerignola (Fg), nella località denominata “Feudo del Pero, Masseria Toppo Russo, Pozzo Monachiello, Tre Titoli e Pozzo Marano” - Proponente: Cerignola Energie Rinnovabili S.r.l. Sede legale: Via dei Trainieri, n. 6 Zona Ind. 71042 Cerignola (FG);

• di notificare il presente provvedimento agli interessati a cura del Servizio Ecologia;
• di far pubblicare il presente provvedimento sul B.U.R.P. e sul Portale Ambientale dell’Assessorato alla Qualità dell’Ambiente;

• di dichiarare il presente provvedimento esecutivo;

• di trasmettere copia conforme del presente provvedimento al Servizio Segreteria della Giunta Regionale.

Verifica ai sensi del D.Lgs. 196/03

Garanzie della riservatezza

La pubblicazione dell’atto all’Albo, salve le garanzie previste dalla L 241/90 in tema di accesso ai documenti amministrativi, avviene nel rispetto della tutela alla riservatezza dei cittadini tenuto conto di quanto disposto dal DLgs. 196,03 in materia di protezione dei dati personali, nonché dal vigente regolamento regionale n. 5/2006 per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari.

Avverso la presente determinazione l’interessato, ai sensi dell’art. 3 comma 4° della L. 241/90 e s.m.i., può proporre nei termini di legge dalla notifica dell’atto ricorso giurisdizionale amministrativo o, in alternativa, ricorso straordinario (ex D.P.R. 1199/1971).
I sottoscritti attestano che il procedimento istruttorio è stato espletato nel rispetto della vigente normativa nazionale, regionale e comunitaria e che il presente provvedimento è conforme alle risultanze dello http://www.blogger.com/img/blank.gifstesso.

Il funzionario istruttore
Francesco Corvace


Il Dirigente dell’Ufficio Programmazione,
Politiche Energetiche V.I.A./V.A.S.
Ing. Caterina Dibitonto

Il Dirigente del Servizio Ecologia
Ing. Antonello Antonicelli

Approfondimento
UE: No all'eolico nei parchi
http://www.pietrodommarco.it/index.php/no-eolico-parchi/

lunedì 24 ottobre 2011

Fenice, Provincia FG istituisce tavolo con Regione e Arpa


data: 20.10.2011

ora: 13:41:00
Istituzione di un tavolo tecnico con compiti di indagine, verifica e monitoraggio ambientale dell’area limitrofa a quella che, nella zona del potentino, ospita l’impianto di trattamento di rifiuti “La Fenice”. È la richiesta avanzata dalla Provincia di Foggia, attraverso gli assessorati all’Agricoltura e all’Ambiente, al fine di verificare le eventuali conseguenze ambientali per il territorio provinciale di Capitanata dopo l’inchiesta che ha coinvolto l’inceneritore che sorge a meno di sei chilometri dal comune di Lavello.
«La vicenda dell’inceneritore “La Fenice”, viste le sue preoccupanti implicazioni ambientali e la sua vicinanza con l’Ofanto, necessita di un’attenzione altissima da parte degli organismi competenti – afferma l’assessore provinciale all’Agricoltura, Savino Santarella – Come Amministrazione provinciale, preoccupati dagli effetti di una eventuale contaminazione che l’impianto potrebbe avere sulle risorse naturali e sul sistema agricolo della Capitanata, abbiamo avanzato all’Arpa (Agenzia Regionale per l’Ambiente) Puglia la richiesta dell’insediamento di un tavolo tecnico al quale demandare un lavoro di analisi della situazione. Il patrimonio di eccellenza delle nostre produzioni agricole e la strategicità del comparto agroalimentare nell’economia territoriale impongono infatti il massimo dell’impegno, senza allarmismi ma con grande serietà nell’azione di controllo».
Del tavolo tecnico, che ha tenuto nei giorni scorsi la sua prima riunione operativa, fanno parte la Provincia di Foggia, la Regione Puglia e l’Arpa. Proprio l’Agenzia Regionale per l’Ambiente ha avviato l’iter per l’acquisizione e la valutazione integrata della documentazione in possesso della Regione Basilicata e della Provincia di Potenza, nonché della società che gestisce l’impianto. Un passaggio fondamentale al fine di identificare gli elementi e i composti che possono eventualmente aver ingenerato un inquinamento transregionale. Parallelamente all’acquisizione della documentazione l’Arpa effettuerà in autonomia un’attività di rilievo e di analisi.
«L’insediamento di questo tavolo tecnico era doveroso vista la pericolosità della situazione e l’altissimo livello di allarme che la vicenda dell’inceneritore “La Fenice” ha provocato nell’opinione pubblica – sottolinea l’assessore provinciale all’Ambiente, Stefano Pecorella – Resteremo in stretto contatto con l’Arpa in modo da conoscere rapidamente i risultati dei rilievi. Così da rendere il tavolo tecnico di cui abbiamo chiesto e ottenuto l’istituzione il luogo deputato ad affrontare questa delicatissima vicenda. Pensiamo che, anche in questo caso, la strada da seguire resti quella della collaborazione tra istituzioni e organismi tecnici. La nostra vigilanza sarà dunque altissima – conclude Pecorella – per scongiurare ogni eventuale ricaduta negativa e nociva per l’ambiente e l’economia del territorio di Capitanata».

autore: Paolo Ruotolo
Ufficio Stampa - Provincia di Foggia
http://www.provincia.foggia.it/comunicati_long.php?long=7168

domenica 23 ottobre 2011

Sentenza di Strasburgo su Manfredonia (1998)

COUR EUROPÉENNE DES DROITS DE L'HOMME

EUROPEAN COURT OF HUMAN RIGHTS

Affaire Guerra et autres c. Italie

(116/1996/735/932)

Arrêt







Strasbourg, 19 février 1998



























CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO









CASO GUERRA ED ALTRE
CONTRO ITALIA













S E N T E N Z A
S T R A S B U R G O



19 FEBBRAIO 1998

























S E N T E N Z A

S T R A S B U R G O





19 FEBBRAIO 1998






Questa Sentenza può subire delle modifiche di forma prima della pubblicazione della sua versione definitiva nella RACCOLTA DELLE SENTENZE DECISIONI 1998, pubblicata da Carl Heymanns Verlag KG (Lussemburgo Stra Be 449, D‑50939 Cologne) il quale si occupa anche della diffusione in collaborazione, per certi paesi(fra i qua li non c'è l'Italia), con gli agenti di vendita la cui lista figura sul retro.






















S O M M A R I O

Sentenza resa da una grande Camera.

Italia: assenza delle informazioni della popolazione sui rischi incorsi e le misure da prendere in caso di incidente in uno stabilimento chimico del vicinato.

I. ARTICOLO 10 DELLA CONVENZIONE

A.‑ Eccezione preliminare del Governo ("non‑esaurimento").

Prima branca ricorso per direttissima ( articolo 700 del codice di procedura civile): sarebbe stato un rimedio utilizzabile se la lamentela degli interessati poggiasse sull'assenza delle misure che mirano alla riduzione o all'eliminazione dell'inquinamento; nella fattispecie, questo ricorso avrebbe verosimilmente portato alla sospensione dell'attività dello stabilimento.

Seconda branca ricorso al giudice penale: avrebbe potuto al massimo finire con la condanna dei responsabili dello stabilimento, ma certamente non con la comunicazione delle informazioni alle ricorrenti.

Conclusione: rigetto (19 voti contro 1).

B.‑ Fondatezza della lamentela.

Esistenza di un diritto per il pubblico di ricevere le informazioni molte volte riconosciuta dalla Corte nei processi relativi alle restrizioni alla libertà della stampa, come corollario della funzione propria dei giornalisti di diffondere le informazioni o le idee sulle questioni di interesse pubblico ‑ circostanze di specie si distinguono nettamente da quelle di questi processi perché le ricorrenti si lamentano di una disfunzione del sistema instaurato dalla legislazione pertinente ‑ il Prefetto ha predisposto il piano d'urgenza sulla base del rapporto fornito dallo stabilimento, questo piano fu comunicato al servizio della protezione civile il 3 agosto 1993, ma a tutt'oggi le ricorrenti non hanno ricevuto le informazioni controverse.

Libertà di ricevere le informazioni: vieta essenzialmente ad un governo di impedire a qualcuno di ricevere delle informazioni che altri aspirano o possono consentire a lui di fornire ‑ non può comprendersi (cioè la libertà di ricevere informazioni) come una libertà che impone se uno Stato, nelle circostanze quali quelle di specie, delle obbligazioni positive di raccolta e di diffusione, di sua volontà, delle informazioni.

Conclusione: inapplicabilità (18 voti contro 2).

II. ARTICOLO 8 DELLA CONVENZIONE.

Incidenza diretta delle emissioni nocive sul diritto delle ricorrenti al rispetto della loro vita privata e familiare: permette di concludere per l'applicabilità dell'art. 8 Le Ricorrenti si la mentano non di un atto, ma della inazione dello Stato ‑ l'articolo 8 ha essenzialmente per oggetto di premunire l'individuo contro la ingerenza arbitraria dei poteri pubblici.‑ non si accontenta di sottoporre lo Stato ad astenersi da simili ingerenze: a questo impegno piuttosto negativo possono aggiungersi 1e obbligazioni positive inerenti ad un rispetto effettivo della vita privata o familiare.

Nella fattispecie, basta cercare se le autorità nazionali hanno preso le misure necessarie per assicurare la protezione effettiva del diritto delle interessate al rispetto della loro vita privata e familiare.

I Ministeri dell'Ambiente e della Sanità adottano congiuntamente le conclusioni sul rapporto di sicurezza presentato dallo stabili mento ‑ esse davano al prefetto delle indicazioni concernenti il piano d'urgenza, che aveva preparato nel 1992, e le misure di informazione controverse ‑ tuttavia, al 7 dicembre 1995, nessun documento concernente queste conclusioni era pervenuto al Comune competente.

I gravi attentati all'ambiente possono riguardare il benessere delle persone e privarle del godimento del loro domicilio in maniera da nuocere alla loro vita privata e familiare ‑ le ricorrenti sono rimaste, fino alla sospensione della produzione dei fertilizzanti nel 1994, nell'attesa delle informazioni essenziali che avrebbero permesso loro di valutare i rischi che potevano derivare per esse e i loro vicini dal fatto di continuare a risiedere sul territorio di Manfredonia, un comune anche esposto il pericolo in caso di incidente nella cinta (nei dintorni) dello stabilimento.

Lo Stato convenuto ha fallito alla sua obbligazione di garantire il diritto delle ricorrenti al rispetto della loro vita privata e familiare.

Conclusione: applicabilità e violazione(unanimità).


III. ARTICOLO 2 DELLA CONVENZIONE.

Conclusione: non è necessario esaminare l'affare anche sotto l'an golo dell'articolo 2 (unanimità).


IV. ARTICOLO 50 DELLA CONVENZIONE.

A.‑ Pregiudizio (Danno)

Danno materiale: non dimostrato.
Torto morale: concessione di una certa somma ad ogni ricorrente.

B.‑ Spese ed uscite.

Rigetto della domanda ‑ tenuto conto della sua tardità e della concessione dell'assistenza giudiziaria.

Conclusione: lo Stato convenuto è tenuto a pagare una certa somma ad ogni ricorrente (unanimità).

Riferimenti alla giurisprudenza . . . della Corte . . .19.02.1991 ZANGHI contro ITALIA.

Nel caso Guerra ed altre contro Italia, la Corte Europea Dei Diritti dell'Uomo, costituita, conformemente all'art. 53 del suo regolamento B, in una grande camera composta di giudici in numero di 20, come di un cancelliere e di un cancelliere aggiunto , dopo averne deliberato in camera di consiglio il 28 agosto 1997 e il 27 gennaio 1998, EMANATA la SENTENZA che segue , adottata in quest’ultima data:


*Nota del Cancelliere
1.‑ Il caso porta il numero 116/1996/735/932.

Le prime due cifre ne indicano il grado nell'anno di introduzione due ultimi il posto sulla lista dei ricorsi della Corte dall'origine e su quella (sulla lista) delle richieste iniziali (alla Commissione) corrispondenti.

2.‑ Il regolamento B, entrato in vigore il 2 ottobre 1994, si applica a tutti i casi concernenti gli Stati collegati dal Protocollo n° 9.


‑ PROCEDURA ‑

1.‑ Il caso è stato deferito alla Corte dalla Commissione Europea dei Diritti dell'Uomo("la Commissione") il 16 Settembre 1996, nel termine di 3 mesi che prevedono gli articoli 32 par. 1 e 47 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali ("la Convenzione"). Alla sua origine si trova una richiesta (n° 14967/89) diretta contro la Repubblica Italiana e dalla quale quaranta cittadine di questo Stato avevano adito la Commissione il 18 ottobre 1988 in virtù dell'art. 25.


La lista delle Ricorrenti si costituisce così:


Le Signore:

Anna Maria Guerra , Rosa Anna Lombardi
Grazia Santamaria , Addolorata Caterina Addobbo
Anna Maria Virgata , Antonietta Mancini
Maria Di Lella , Michelina Berardinetti

Maria Rosa Porcu, Anna Maria Lanzetta

Grazia Lagattolla, Renata Maria Pilati

Apollonia Rinaldi, Raffaella Ciuffreda

Raffaella Lauriola , Diana Gismondi

Filomena Totaro, Giulia De Feudis

Sipontina Santoro, Maria De Filippo

Maria Lucia Rita Colavelli Tattilo

Irene Prencipe, Vittoria De Salvia

Anna Totaro, Maria Telera

Grazia Telera, Nicoletta Lupoli

Lisa Schettino, Maria Rosaria De Vico

Gioia Quitadamo, Elisa Anna Castriotta

Giuseppina Rinaldi , Antonia Iliana Titta

Giovanna Gelsomino , Rosa Anna Giordano

Concetta Trotta, Anna Maria Trufini

Angela Di Tullio, Anna Maria Giordano

Raffaella Rinaldi

La domanda della Commissione rinvia agli artt. 44 e 48 (così) come alla dichiarazione italiana che riconosce la giurisdizione ne obbligatoria della Corte (art. 46). La domanda suddetta ha per oggetto di ottenere una decisione sul punto di sapere se i fatti della causa rivelano una trasgressione dello Stato convenuto alle esigenze dell'art. 10 della Convenzione.

2.‑ Il 4 ottobre 1996, le Ricorrenti hanno designato il loro consulente‑legale (art. 31) che il Presidente della Camera ha autorizzato ad usare la lingua italiana (art. 28 paragrafo 3 ).

3.‑ La Camera che si andava a costituire comprendeva di pieno diritto il Sig. Carlo RUSSO, giudice eletto di nazionalità italiana (art. 43 della Convenzione),e il Sig. R. Bernhadt, vicepresidente della Corte (art. 21 paragr. 4 del regolamento B). Il 17 settembre 1996 , il presidente della Corte , il Sig. R. Ryssdal, estraeva a sorte il nome di 7 altri membri, da sapere (cioè) il Sig. F. Matscher, il Sig. A. Spielmann, Sir John Freeland, il Sig. M. A. Lopes Rocha, il Sig. J. Makazczyk, il Sig. J. Casadevall e il Sig. P. Van Dijk, in presenza del cancelliere (articoli 43 ‑ proposizione finale ‑ della Convenzione e 21 paragr. 5 del regolamento B).

4.‑ Nella sua qualità di presidente della Camera (art. 21 paragr. 6 del regolamento B), M. Bernhadt ha consultato , tramite il cancelliere, l'agente del governo italiano ("il Governo"), il consulente ‑ legale delle Ricorrenti e il delegato della Commissione riguardo all'organizzazione della procedura ( art. 39 paragr. 1 e 40). Conformemente all'ordinanza emanata di conseguenza, il cancelliere ha ricevuto le memorie delle Ricorrenti e del governo il 14 e il 16 aprile 1997 rispettivamente.

5.‑ IL 29 aprile 1997, la Commissione ha prodotto il dossier della procedura seguita davanti ad essa; il cancelliere l'aveva invitata (a farlo) sulle istruzioni del presidente.

6.‑ Come ne aveva deciso quest'ultimo, i dibattiti si sono svolti in pubblico il 27 ma io 1997 , al Palazzo dei Diritti del La Corte aveva tenuto prima una riunione preparatoria.

Sono comparsi:

‑ per il Governo

i Signori G‑RAIMONDI, magistrato distaccato al servizio del contenzioso diplomatico del Ministero degli Affari Esteri;

G. SABBEONE , magistrato distaccato al gabinetto legislativo del Ministero della Giustizia;

‑ per la Commissione

il Signor I CABRAL BARRETO;

‑ per le Ricorrenti

la Signorina NELLA SANTILLI, GIURISTA.

La Corte ha ascoltato nelle loro arringhe M. Cabral Barreto la Signorina Santilli, M. Sabbeone e M. Raimondi.

7.‑ Il 3 giugno 1997, la Camera ha deciso di sciogliersi con ef­fetto immediato a profitto di una grande Camera ( articolo 53 paragr. 1 del regolamento B).

8.‑ La grande camera da costituire comprendeva di pieno diritto M. Ryssdal, presidente della Corte, M. Bernhadt , Vicepresidente, gli altri membri della camera tolta (cioè la precedente) cosi come i giudici supplenti di quella da sapere i Sig. P. Kuzts, G. Mifsud Bonnici , Thòr Vilhjàlmssan e B. Repik (art. 53 paragr. 2a e b). Il 3 luglio 1997, il presidente ha estratto a sorte, in presenza di un cancelliere, il nome di 7 giudici supplementari chiamati a completare la grande camera, da sapere M. F. Gölcüklü, M.B. Walsh, M.R. Macdonald , la Signora sE. Palm, M.A.N. Loizou, M.P. Jambreck e M. E. Levits (articolo 53 paragrafo 2c).

9.‑ Il 29 luglio 1997, il presidente ha autorizzato il delegato della Commissione a presentare delle osservazioni sulle domande di equa soddisfazione delle Ricorrenti. Le dette osservazioni sono pervenute al cancelliere il 19 settembre 1997.

10.‑ Dopo aver consultato l'agente del Governo, la rappresentante delle Ricorrenti e il delegato della Commissione, la grande camera aveva deciso, il 28 agosto 1997 che non vi era motivo di tenere una nuova udienza in seguito allo scioglimento della camera (articolo 40 combinato con l'articolo 53 paragrafo 6).

11.‑ M. Ryssdal che impedito a partecipare alla deliberazione del 27 gennaio 1998, M. Bernhardt lo ha sostituito alla presidenza della grande camera (articolo 21 paragrafo 6 combinato con l'articolo 53 paragr. 6).

‑ NEL FATTO ‑

I. LE CIRCOSTANZE DELLA FATTISPECIE

A. Lo Stabilimento Enichem ‑ Agricoltura

12‑ Le Ricorrenti risiedono tutte nel Comune di Manfredonia (Foggia) situato ad un chilometro circa dallo stabilimento chimico della società omonima Enichem ‑ Agricoltura, impiantata sul territorio del Comune di Monte S. Angelo.

13.‑ Nel 1988, lo stabilimento, che produce dei fertilizzanti e del caprolattame (composto chimico che deriva dalla policondensazione di un poliammide utilizzato per fabbricare delle fibre sintetiche come il nylon),fu classificato ad alto rischio in applicazione dei criteri accolti dal decreto del presidente della Repubblica del 18 maggio 1988 n° 175 ("DPR 175/88'"), che aveva trasferito nel diritto italiano la direttiva 82/501/CEE del Consiglio della Comunità Europea ( direttiva "SEVE i rischi di incidenti maggiori legati a corte attività industriali dannose per l'ambiente e il benessere delle popolazioni interessate.

14.‑ Secondo le Ricorrenti, non contraddette dal Governo, nel corso del suo ciclo di produzione lo stabilimento avrebbe liberato delle grandi quantità di gas infiammabile ‑ ciò avrebbe potuto provocare delle reazioni chimiche esplosive che liberano delle sostanze altamente tossiche ‑, come l'anidride solforica, l'ossido di azoto, il sodio, l'ammoniaca, l'idrogeno metallico, l'acido benzoico e soprattutto l'anidride di arsenico.

15.‑ Degli incidenti di funzionamento si erano, in effetti, già prodotti nel passato, il più grave è stato quello del 26 settembre 1976 quando l'esplosione della torre di lavaggio dei gas di sintesi di ammoniaca ha lasciato sfuggire molte tonnellate di soluzione di carbonato e di bicarbonato di potassio, contenente dell'anidride di arsenico. In questa occasione, 150 persone hanno dovuto essere ricoverate a causa di una intossicazione acuta di arsenico.

16.‑ Peraltro, in un rapporto dell'8 dicembre 1988,una commissione tecnica nominata dal Comune di Manfredonia stabilisce in particolare, che a causa della posizione geografica dello stabilimento, le emissioni di sostanze nell'atmosfera erano spesso canalizzate verso la città. Il rapporto chiedeva che si tenesse conto di un rifiuto dello stabilimento ad una ispezione della detta commissione e del fatto che dopo i risultati di uno studio condotto dallo stabilimento stesso, le installazioni di trattamento dei fumi erano insufficienti e lo studio di impatto ambientale era incompleto.

17.‑ Nel 1989, lo stabilimento ha limitato la sua attività alla pro duzione di fertilizzanti, ciò che ha giustificato il suo mantenimento nella categoria degli stabilimenti dannosi considerati dal DPR 175/88.

Nel 1993, i Ministeri dell'Ambiente e della Salute hanno adottato congiuntamente un decreto che prescrive delle misure da adottare da parte dello stabilimento al fine di migliorare la sicurezza della produzione di caprolattame , la sicurezza di questa (paragrafo 27 qui di seguito).

18‑ Nel 1994, lo stabilimento ha fermato definitivamente la produzione di fertilizzanti. Solo una centrale termoelettrica e del le installazioni di trattamento delle acque primarie e secondarie continuano a funzionare.

B. I Procedimenti Penali

1) Davanti al giudice di 1° grado di Foggia

19.‑ IL 13 novembre 1985, 420 abitanti di Manfredonia (fra i quali figurano le Ricorrenti) hanno adito il giudice di primo grado (pretore) di Foggia denunciando la presenza nell'atmosfera di fumi di scappamento provenienti dallo stabilimento e la cui composizione chimica e il grado di tossicità non erano conosciuti. Sette amministratori della società incriminata hanno costituito l'oggetto di una procedura penale per delle infrazioni legate a delle emissioni inquinanti dello stabilimento e al non‑rispetto di molte norme concernenti la protezione dell'ambiente.
Nella sua decisione del 16 luglio 1991, il giudice non ha inflitto alcuna pena agli incolpati ‑ sia per causa di amnistia o prescrizione , sia per pagamento immediato di una ammenda (oblazione) ‑ tranne a due amministratori. Questi ultimi furono condannati a 5 mesi di detenzione e a due milioni di lire di ammenda, così come alla riparazione dei danni civili , per avere fatto costruire delle discariche senza aver ottenuto previamente l'autorizzazione necessaria, in violazione delle disposizioni considerate pertinenti del DPR 915/82 in materia di eliminazione dei rifiuti.

2) Davanti alla Corte di Appello di Bari.

20.‑ Deliberante sull'appello interposto dai due amministratori condannati così come dall'organismo pubblico per l'elettricità (ENEL) e dal Comune di Manfredonia, che si erano costituiti parti civili, la Corte di Appello di Bar:! ha liberato gli appellanti il 29 aprile 1992, per l'eccedenza della decisione impugnata. La giurisdizione ha ritenuto che gli errori nella gestione dei rifiuti, rimproverati agli interessati dovevano in realtà essere attribuiti ai ritardi e alle incertezze nell'adozione e nell'interpretazione in particolare da parte della Regione Puglia, delle norme di applicazione del DPR 915/82. L’esistenza di un danno risarcibile era di conseguenza da escludere.

C. L'atteggiamento delle autorità competenti.

21.‑ Un comitato paritario Stato ‑ Regione della Puglia fu creato presso il Ministero dell'Ambiente per dare seguito alla direttiva Seveso.

Questo comitato ha ordinato un'inchiesta tecnica affidata ad una commissione istituita con un decreto del Ministero dell'Ambiente del 19 giugno 1989 con il seguente incarico:

a.) fare il punto sulla conformità dello stabilimento alle regole decretate in materia di ambiente , per quanto riguarda lo scarico delle acque secondarie ( o consumate), il trattamento dei rifiuti liquidi e solidi, le emanazioni di gas e l'inquinamento sonoro, così come sugli aspetti relativi alla sicurezza; verificare lo stato delle autorizzazioni concesse allo stabilimento a questo effetto;

b.) fare il punto sulla compatibilità dell'impianto dello stabilimento con il suo ambiente avendo riguardo in particolare ai problemi della protezione della salute della popolazione, della fauna e della flora, e ai problemi di pianificazione corretta regionale del territorio;

c.) suggerire le azioni da intraprendere per acquisire tutti i dati adatti a. colmare le lacune che sarebbero apparse per lo studio dei punti: a.) eb.) e indicare le misure da attuare per la protezione dell'ambiente.

22.‑ Il 6 luglio 1989, in applicazione dell'art. 5 del DPR 175/88, lo stabilimento ha comunicato il rapporto di sicurezza.

23.- Il 24 luglio 1989, la Commissione ha presentato il suo rappor­to che fu trasmesso al comitato paritario Stato ‑ Regione. Que­sto ha formulato le sue conclusioni il 6 luglio 1990, che fissano al 30 dicembre la data di consegna al Ministro dell'Am­biente del rapporto previsto dall'art. 18 del DPR 175/88 sui rischi di incidenti maggiori. Esso raccomandava peraltro:
a.) la realizzazione di studi sulla compatibilità dello stabilimento con l'ambiente e sulla sicurezza dell’insediamento, di analisi complementari sugli scenari di catastrofe e sulla preparazione e la messa a posto dei piani di intervento d'urgenza;
b.) un certo numero di modificazioni da apportare in vista di ridurre in modo drastico le emissioni di sostanze nel­l'atmosfera e di migliorare il trattamento delle acque se­condarie (o consumate),di apportare i cambiamenti tecnici
radicali nei cicli di produzione dell'urea e dell'azoto, la realizzazione di studi sull'inquinamento del sottosuo­lo e sull'assisa idrologica dello stabilimento.
Il termine previsto per queste realizzazioni era di 3 anni. IL rapporto sottolineava anche la necessità di risolvere il problema della combustione: dei liquidi e della rivitalizzazione dei sali di soda.

Il Comitato ha domandato egualmente la creazione , prima del 30 dicembre 1990, di un centro pubblico di igiene in­dustriale avente compito di controllare periodicamente le condizioni di igiene e di rispetto dell'ambiente da parte dell'impresa e di servire da osservatorio epidemiologico.

24.‑ I problemi collegati al funzionamento dello stabilimento è stato l'oggetto, il 20 giugno 1989, di una questione parlamentare al Ministro dell'Ambiente, e il 7 novembre 1989, in seno al parlamento europeo, di una questione alla Commissione della Comunità Europea.
In risposta a quest'ultima, il commissario competente ha indicato:

1.) che la società Enichem aveva inviato al governo ita­liano il rapporto richiesto sulla sicurezza delle installazioni , conformante all'articolo 5 del DPR 175/88;

2.) che sulla base di questo rapporto, il detto governo aveva proceduto all'istruzione dell'affare come pre­visto all'art. 18 del DPR 175/88 al fine di controllare la sicurezza delle installazioni e , all'occorrenza, di indicare le misure supplementari di sicurezza che si dimostrerebbero necessarie;

3.) che per quanto riguarda l'applicazione della direttiva Seveso, il Governo aveva preso a riguardo dello stabilimento le misure richieste.

D. Le Misure di Informazione della Popolazione.

25.‑ Gli articoli 11 e 17 del DPR 175/88, prevedono l'obbligazione, a carico del sindaco e del prefetto competenti, di informare la popolazione interessata sui rischi collegati all'attività industriale in questione, le misure di sicurezza adottate, i piani d'urgenza preparati e la procedura da seguire in caso di incidente.

26.‑ Il 2 ottobre 1992, il Comitato di coordinamento delle attività di sicurezza in materia industriale ha formulato il suo parere sul piano d'urgenza che era stato preparato dal prefetto di Foggia, conformemente all'art. 17 paragrafo 1 del DPR 175/88. Il 3 agosto 1993, questo piano fu trasmesso al comitato competente del servizio per la protezione civile. In una lettera del 12 agosto 1993, il sottosegretario del detto servizio ha assicurato il prefetto di Foggia che il piano sarebbe stato sottomesso a breve termine al Comitato di coordinamento per il parere e ha espresso l'augurio che esso potesse essere reso operativo il più presto possibile, tenuto conto delle questioni delicate collegate alla pianificazione d'urgenza.

27.- Il 14 settembre 1993 ,conformemente all'articolo 19 del DPR 175/88, i Ministeri dell'Ambiente e della Salute hanno adottato congiuntamente le conclusioni sul rapporto di sicurezza presentato dallo stabilimento nel luglio 1989. Queste prescrivevano una serie di miglioramenti da apportare alle installazioni, contemporaneamente per quanto riguardava la produzione di caprolattame (paragrafo 17 di cui sopra). Esse davano al prefetto delle indicazioni concernenti il piano d'urgenza di sua competenza e le misure di informazione della popolazione prescritte dall'art. 17 del detto DPR.

Tuttavia, in una corrispondenza del 7 dicembre 1995, alla Commissione Europea dei Diritti dell'Uomo, il sindaco di Monte S. Angelo ha affermato che a questa data ultima, l'istruzione in vista delle conclusioni previste dall'art. 19 si proseguiva e che nessun documento concernente queste conclusioni era a lui pervenuto. Egli precisava che il Comune attendeva sempre di ricevere le direttive del servizio della protezione civile al fine di stabilire le misure di sicurezza da prendere le regole da seguire in caso di incidente e da comunicare alla popolazione, e che le misure che mirano alla informazione della popolazione sarebbero state prese subito dopo le conclusioni dell'istruzione, nell'ipotesi di una ripresa della riproduzione dello stabilimento.

II. IL DIRITTO INTERNO PERTINENTE.

28‑ Per quanto concerne le obbligazioni di informazione in materia di sicurezza per l'ambiente e per le popolazioni interessate, l'art. 5 del DPR 175/88 prevede che l'impresa che esercita delle attività dannose deve notificare ai ministeri dell'Ambiente e della Salute un rapporto contenente in particola re delle informazioni dettagliate sulla sua attività, i piani d'urgenza in caso di incidente maggiore, le persone incaricate di eseguire questo piano, così come le misure adottate dal l'impresa per ridurre i rischi per l'ambiente e per la salute pubblica. Peraltro, l'art. 21 del DPR 175/88 prevede una pena che può andare fino ad una anno di detenzione per ogni imprenditore che omesso di procedere alla comunicazione prevista dall'articolo 5.

29‑ All'epoca dei fatti, l'articolo 11 paragrafo 3 del DPR 175/88 prevedeva che il sindaco doveva informare il pubblico su:

a.) il procedimento di produzione;

b.) le sostanze presenti e la loro quantità;

c.) i rischi possibili per gli impiegati e gli operai dello stabilimento, per la popolazione e per l'ambiente;

d.) le conclusioni sul rapporto sulla sicurezza dello stabili mento notificato da quest'ultimo al senso dell'art.5, cosi come sulle misure complementari previste dall'art. 19;

e.) le misure di sicurezza e le regole da seguire in caso di incidente.

D'altra parte, il paragr. 2 dello stesso articolo precisava che al fine di assicurare la protezione dei segreti industriali, ogni persona incaricata di esaminare i rapporti o le informazioni di cui essa aveva avuto conoscenza.

30.‑ L'art. 11 paragrafo 1 disponeva che i dati e le informazioni relative alle attività industriali raccolte in applicazione del DPR 175/88 non potevano essere utilizzati che per gli scopi per i quali esse erano state domandate.

Questa disposizione è stata in parte modificata dal decreto legge n°461 dell'8 novembre 1995 e prevede, nel suo paragr. 2, che il divieto di divulgazione derivante dal segreto industriale è escluso per certe informazioni, da sapere quelle con tenute in una scheda di informazione che deve essere redatta ed inviata al ministero dell'Ambiente e al comitato tecnico regionale o interregionale dall'impresa interessata.

Le obbligazioni di informazione a carico del sindaco restano in ogni caso immutate, e figurano sempre al paragrafo 4.

31.‑ L'articolo 17 del DPR 175/88 prevede certe obbligazioni di informazione egualmente a carico del prefetto. In particolare, il paragrafo 1 di questa disposizione (oggi divenuto 1 bis) dispone che il prefetto deve preparare un piano d'urgenza, sul la base delle informazioni fornite dallo stabilimento interessato e il comitato di coordinamento delle attività di sicurezza in materia industriale, che deve essere comunicato in conseguenza al Ministero dell'Interno e al servizio per la sicurezza civile. IL paragrafo esige poi dal prefetto che dopo aver preparato il piano d'urgenza, egli informi in modo adeguato la popolazione interessata sui rischi derivanti dall'attività, sulle misure di sicurezza adottate al fine di prevenire un incidente maggiore, sulle misure d'urgenza previste all'esterno dello stabilimento in caso di incidente maggiore e sulle norme da seguire in caso di incidente. Le modificazioni apportate a questo articolo dal decreto legge menzionato qui sopra consistano in particolare nell'aggiunta di un nuovo paragrafo 1, che prevede che il servizio per la protezione ci vile deve stabilire i criteri di riferimento per la pianificazione d'urgenza e l'adozione delle misure di informazione del pubblico da parte del prefetto, così come nell'abrogazione del paragrafo 3, che disponeva che le misure di informazione previste dal paragrafo 2 dovevano essere comunicate ai Ministeri dell'Ambiente e della Salute, così come alle regioni interessate.

32.‑ L'articolo 14 paragrafo 3 della legge n°349 dell'8 luglio 1986, che ha istituito in Italia il Ministero dell'Ambiente e introduceva nello stesso tempo le prime regole in materia di pregiudizio per l'ambiente, prevede che chiunque ha il diritto di accedere alle informazioni sullo stato dell'ambiente disponibili, conformemente alle leggi in vigore , presso l'amministrazione, e può ottenerne copia contro rimborso delle spese.

33.‑ In una sentenza del 21 novembre 1991 (n° 476), il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Sicilia (Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana), che per questa regione funge da Consiglio di Stato, ha stabilito che la nozione di informazioni sullo stato dell'ambiente include tutte le informazioni concernenti l'habitat nel quale vive l'uomo e che si riferiscono ad elementi che assumono un certo interesse per la collettività. Fondandosi su simili criteri, il Consiglio di Giustizia amministrativa ha ritenuto ingiustificato il rifiuto di un Comune di permettere ad un privato cittadino di ottenere una copia dei risultati delle analisi sul carattere potabile o no delle acque del territorio di un Comune.

III. I LAVORI DEL CONSIGLIO D'EUROPA.

34.‑ Fra i differenti documenti adottati dal Consiglio d'Europa nel campo in causa nel presente caso giuridico, è il caso di citare in particolare la risoluzione 1087 (1996) dell'Assemblea parlamentare, relativa alle conseguenze dell'incidente di Chernobyl e adottata il 26 aprile 1996 (sedicesima seduta). Riferentesi non solamente al campo dei rischi collegati alla produzione e alla utilizzazione dell'energia nucleare nel settore civile ma anche ad altri campi, questa risoluzione enuncia che "l'accesso del pubblico ad un'informazione chiara ed esaustiva (...) deve essere considerata come uno dei diritti fondamentali della persona".

‑ PROCEDURA DAVANTI LA COMMISSIONE ‑

35.‑ Le Ricorrenti hanno adito la Commissione il 18 ottobre 1988. Invocanti l'art. 2 della Convenzione, esse adducevano che l'assenza di misure concrete, in particolare per diminuire l'inquinamento e i rischi di incidenti maggiori collegati all'attività dello stabilimento, attaccava il rispetto della loro vita e della loro integrità fisica. Esse si lamentavano anche del fatto che la non‑adozione da parte delle autorità competenti delle misure di informazione sui rischi incorsi dalla popolazione e le misure da prendersi in caso di incidente maggiore, previste in particolare dagli articoli 11 paragrafo 3 e 17 paragrafo 2 del decreto del presidente della Repubblica n° 175/88, non riconosceva il loro diritto alla libertà di in formazione garantito dall'art. 10.

36.‑ La Commissione ha accolto la richiesta ( n°14967/89 ) il 6 luglio 1995 quanto alla lamentela ricavata dall'art. 10 e l'ha rigettata per l'eccedenza.

Nel suo rapporto del 29 giugno 1996 (art.31), essa conclude, con 21 voti contro 8 , che si e avuta violazione di questa disposizione. IL testo integrale del suo parere e di 3 opinioni dissidenti che l'accompagnano figura in allegato alla presente sentenza.

* Nota del cancelliere: per delle ragioni di ordine pratico esso non figurerà che nell'edizione stampata (Raccolta delle sentenze e decisioni 1998), ma ognuno può procurarselo presso il cancelliere.

‑ CONCLUSIONI PRESENTATE ALLA CORTE ‑

37.‑ IL Governo concluse la sua memoria invitando la Corte, a titolo principale, a rigettare la richiesta per il non‑esaurimento delle vie di ricorso interne e, sussidiariamente, a giudicare che non si è avuta violazione dell'articolo 10 della Convenzione.

38.‑ All'udienza, la consulente legale delle Ricorrenti ha domandato alla Corte di giudicare che si è avuta violazione degli articoli 10, 8 e 2 della Convenzione e di attribuire alle sue clienti una soddisfazione equa.

‑ IN DIRITTO ‑

I. SULL'OGGETTO DELLA CONTROVERSIA.

39.‑ Davanti la Commissione, le ricorrenti hanno presentato 2 lamentele. Esse si lamentavano in primo luogo della non‑adozione, da parte delle autorità pubbliche, di azioni idonee a diminuire l'inquinamento dello stabilimento chimico Enichem agricoltura di Manfredonia e ad evitare i rischi di incidenti maggiori; esse affermavano che questa situazione attentava al loro diritto al rispetto della loro vita e della loro integrità fisica garantita dall'art. 2 della Convenzione. Esse denunciavano poi la non‑adozione, da parte dello Stato italiano, delle misure di informazione sui rischi incorsi e i comportamenti da adottare in caso di incidente maggiore previsti dagli articoli 11 paragrafo 3 e 17 paragrafo. del decreto del presidente della Repubblica n°175/88 ("il DPR n°175/88"); esse ne deducevano un violazione del loro diritto alla libertà di informazione menzionato dall'art. 10 della Convenzione.

40.‑ IL 6 luglio 1995, la Commissione, a maggioranza ha accolto la eccezione preliminare di non‑esaurimento sollevata dal Governo riguardo al primo punto e ha ritenuto la parte restante della richiesta "tutti mezzi di fondo riservati".

Nel suo rapporto del 25 giugno 1996, essa ha ritenuto il caso giuridico sotto l'angolo dell'art. 10 della Convenzione e ha considerato questa disposizione applicabile e violata per ?1 motivo che almeno fra l'adozione del DPR n° 175/88, nel maggio 1988, e la cessazione della produzione di fertilizzanti , nel 1994, le autorità competenti avevano il dovere di prendere le misure necessarie affinché le ricorrenti, che risiedevano tutte in una zona ad alto rischio potessero " ricevere un'informazione adeguata sulle questioni interessanti la protezione del loro ambiente.
Otto membri della Commissione hanno espresso il loro disaccordo in 3 opinioni dissidenti, di cui 2 mettono in evidenza la possibilità di un approccio diverso della controversia, fonda sull'applicabilità dell'art. 8 della Convenzione.

41.‑ Le interessate hanno, nella loro memoria alla Corte e in seguito all'udienza, invocato anche gli articoli 8 e 2 della Convenzione adducendo che la mancanza delle informazioni in questione ha trasgredito il loro diritto al rispetto della loro vita privata e familiare e il loro diritto alla vita.

42.‑ Davanti alla Corte, il delegato della Commissione si è limitato a confermare la conclusione del rapporto (da sapere la violazione dell'art. 10), mentre il Governo ha dichiarato che le lamentele relative agli articoli 8 e 2 oltrepassano il quadro delineato sulla ricevibilità.

E' il caso dunque di determinare innanzitutto i limiti della competenza in ragione della materia.

43.‑ La Corte sottolinea dapprima che la sua competenza "si estende a tutti gli affari concernenti l’interpretazione e l'applicazione della (...) Convenzione che gli vengono sottomessi nelle condizioni previste dall'articolo 48 " ( art. 45 della Convenzione come modificato dal Protocollo n°9) e che " In caso di contestazione sul punto di sapere se la Corte è competente, la Corte decide (art. 49).

44.‑ Essa ricorda quindi che, amante della qualificazione giuridica dei fatti della causa, essa non si considera come vincolata da quella qualificazione giuridica che ai fatti della causa attribuiscono i richiedenti (gli attori), i governi o la Commissione. In virtù del principio il diritto rinnova quanto stabilito, le deliberazioni, jura novit curia, essa ha per esempio studiato d'ufficio più di una lamentela sotto l'angolo di un articolo o paragrafo che non avevano invocato i comparenti, e persino sotto l'angolo di una clausola al riguardo della quale la Commissione l'aveva dichiarato irricevibile, ritenendolo ricevibile nell'ambito di un'altra.

Una lamentela si caratterizza dai fatti che denuncia e non per i semplici mezzi o argomenti di diritto invocati (vedere sentenza Powell e Raynerc. RoyaumeUni del 21 febbraio 1990, serie A n° 172, p.13, par. 29).

La pienezza della sua giurisdizione non si estende che nei limiti dell' "affare", i quali sono fissati dalla decisione di ricevibilità della richiesta. All'interno di un quadro così tracciato, la Corte può trattare ogni questione di fatto o di diritto che sorge durante l'istanza introdotta davanti ad essa (vedere, fra molte altre , la sentenza Philis c. Gréce (n°1) del 27 agosto 1991, serie A n° 209, p.19, paragrafo 56).

45.‑ Nella specie, i mezzi tratti dagli articoli 8 e 2 non figuravano espressamente nella richiesta e nelle memorie iniziali delle interessate davanti alla Commissione . Essi presentano tuttavia una connessione manifesta con quello che ivi si trovava esposto, l'informazione delle ricorrenti, che risiedono tutte ad un chilometro appena dallo stabilimento, che poteva avere delle ripercussioni sulla loro vita privata e familiare e la loro integrità fisica.

46.‑ A riguardo di ciò che precede così come al testo della decisione della Commissione sulla ricevibilità, la Corte ritiene di poter disporsi sul campo degli articoli 8 e 2 della Convenzione inoltre dell'articolo 10.

II SULLA VIOLAZIONE ALLEGATA DELL'ART. 10 DELLA CONVENZIONE

47.‑ Le Richiedenti si sostengono vittime di una violazione del della Convenzione, così formulato:

1.) Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza ingerenza alcuna da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera. Il presente articolo non impedisce che gli Stati sottopongano a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, di cinema o di televisione.

2.) L'esercizio di questa libertà, comportando doveri e responsabilità, può essere sottoposto a determinate formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni previste dalla legge e costituenti misure necessarie in una società democratica, per la sicurezza nazionale, l'integrità territoriale o l'ordine pubblico, la prevenzione della salute e della morale, la protezione della reputazione o dei diritti altrui, o per impedire la divulgazione di informazioni confidenziali o per garantire l'autorità e la imparzialità del potere giudiziario.

La violazione derivava dalla non ‑ adozione da parte delle autorità competenti delle misure di informazione della popolazione sui rischi incorsi e sulle misure da prendere in caso di incidente collegato all'attività dello stabilimento.

A. Sull'Eccezione Preliminare Del Governo.

48.‑ IL governo solleva, come già davanti alla Commissione, una eccezione di non ‑ esaurimento delle vie di ricorsi interne arti colata in 2 branche.
La prima poggia sul ricorso per direttissima previsto dal del codice di colata in 2 branche.
La prima poggia sul ricorso per direttissima previsto dal del codice di procedura civile. Se i richiedenti temevano una danno immediato collegato all'attività dello stabilimento, esse avrebbero potuto e dovuto adire il giudice al fine di ottenere una decisione che avrebbe loro immediatamente permesso di proteggere il loro diritto. Il governo riconosceva di non poter fornire degli esempi di applicazione di questa disposizione dei casi analoghi, ma esso afferma che a prescindere dalla possibilità di utilizzare questa disposizione contro il potere pubblico, l'art. 700 può a colpo sicuro essere utilizzato nei confronti di uno stabilimento quando, come sarebbe questo caso nella fattispecie, questo non ha preparato il rapporto di sicurezza preteso dall'art. 5 del DPR n°175/88 (paragrafo 28 qui sopra).

La seconda branca poggia sulla circostanza che i richiedenti non hanno adito il giudice penale per lamentarsi della mancanza delle informazioni pertinenti, in particolare da parte del lo stabilimento, l'art. 21 del DPR su menzionato che sancisce in diritto penale questo tipo di omissione.

49.‑ Secondo la Corte, nessuno dei due ricorsi avrebbe permesso di raggiungere lo scopo mirato dalle interessate.
Anche se il Governo non ha potuto provare l'efficacia del ricorso per direttissima, il contenzioso collegato all'ambiente che nel campo in questione non ha ancora prodotto giurisprudenza, l’art. 700 del codice di procedura civile sarebbe stato un rimedio utilizzabile se la lamentela delle interessate avesse poggiato sull'assenza di misure miranti alla riduzione o all'eliminazione dell'inquinamento; tale è stata del resto la conclusione della Commissione allo stadio della ricevibilità della richiesta (paragrafo 40 qui sopra). Nella fattispecie, si trattava in realtà dell'assenza d'informazioni sui rischi incorsi e sulle misure da prendere in caso di incidente, quando il ricorso per direttissima avrebbe verosimilmente portato alla sospensione dell'attività dello stabilimento.

Quanto al lato penale, il rapporto di sicurezza è stato trasmesso dallo stabilimento il 6 luglio 1989 ( paragrafo 29 qui sopra ) e questo ricorso avrebbe potuto al massimo finire con la condanna dei responsabili dello stabilimento, ma certamente non con la comunicazione delle informazioni alle ricorrenti. E'. il caso dunque di respingere l'eccezione.

B. Sulla Fondatezza Della Lamentela.

50.‑ Resta da sapere se l'articolo 10 della Convenzione è applicabile ed è stato violato.

51.‑ Secondo il Governo, questa disposizione si limita a garantire la libertà di ricevere le informazioni senza intralcio da par te di uno Stato e non impone alcuna obbligazione positiva. Lo testimoniava il fatto che la risoluzione n°1087 dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa e la direttiva 90/313/CEE del Consiglio della Comunità Europea, relative ai rischi che possono derivare da certe attività industriali dannose, non parlano di un diritto ma di un semplice, accesso all'informazione. Se un'obbligazione positiva di informare esisteva, essa sarebbe "estremamente difficile da mettere in opera" perché occorrerebbe determinare le modalità e il momento della divulgazione delle informazioni così come le autorità responsabili di questa (obbligazione positiva di informare) e i suoi destinatari.

52.- Con le Richiedenti, la Commissione ritiene che l'informazione del pubblico rappresenta ormai uno degli strumenti essenziali di protezione del benessere e della salute della popolazione nelle situazioni di pericolo per l'ambiente. Di conseguenza, le parole "questo diritto comprende (...) la libertà di ricevere (...) le informazioni, contenute al paragrafo 1 dell'articolo 10, dovrebbero interpretarsi come attribuenti un vero diritto a ricevere delle informazioni, in particolare da parte delle amministrazioni competenti, in capo alle persone appartenenti alle popolazioni che sono state o potevano essere colpite da un'attività industriale, o di un'altra natura, pericolala per l'ambiente.
L'articolo 10 imporrebbe agli Stati non solamente di rendere accessibili al pubblico le informazioni in materia di ambiente, esigenza alla quale il diritto italiano sembra poter già rispondere, in particolare in virtù dell'art. 14 paragrafo 3 della legge n° 349, ma anche imporrebbe delle obbligazioni positive di raccolta, di elaborazione e di diffusione di queste informazioni che, per loro natura, non potrebbero essere altrimenti portate alla conoscenza del pubblico. La protezione assicurata dall'articolo 10 giocherebbe dunque un ruolo preventivo a riguardo delle violazioni potenziali della Convenzione in caso di attentati gravi all'ambiente, questa ­disposizione che entra in gioco anche prima che un attentato diretto ad altri diritti fondamentali – come il diritto alla vita o quello al rispetto della vita privata e familiare – non si produca.

53.‑ La Corte non sottoscrive questa tesi. L'esistenza di un diritto per il pubblico di ricevere le informazioni è stato molte volte riconosciuto da essa negli affari relativi alle restrizioni alla libertà di stampa, come corollario della funzione propria dei giornalisti di diffondere le informazioni o le idee sulle questioni di interesse pubblico (vedere, per esempio, le sentenze Observer e Guardian c. Royaume‑Uni del 26 novembre 1991, serie A n°216, p.30, paragrafo 59 b) , e Thorgeirson c. Islande del 25 giugno 1992, serie A n° 239, p.27, paragrafo 63). Le circostanze della fattispecie si distinguono tuttavia nettamente da quelle dei casi giuridici su menzionati perché le richiedenti si lamentano di una disfunzione del sistema instaurato dal DPR n°175/88, che aveva trasferito nel diritto italiano la direttiva 82/501/CEE del Consiglio della Comunità Europea (direttiva "SEVESO"), concernente i rischi di incidenti maggiori collegati a certe attività industriali pericolose per l'ambiente e il benessere delle popolazioni interessate. In effetti, se è vero che il prefetto di Foggia ha predisposto il piano d'urgenza sulla base di un rapporto fornito dallo stabilimento e che questo piano fu comunicato al servizio della protezione civile il 3 agosto 1993 , a tutt'oggi le richiedenti non hanno ricevuto le informazioni controverse (paragrafi 26 e 27 qui sopra).

La Corte ricorda che la libertà di ricevere le informazioni, menzionata al paragr. 2 dell'art. 10 della Convenzione, " vieta essenzialmente ad un governo di impedire di ricevere le informazioni cui altri aspirano o possono autorizzare a lui di fornire (sentenza Leander c. Suéde del 26 marzo 1987 , serie A n°116, p.29, paragrafo 74). La detta libertà non potrebbe comprendersi come imponente ad uno Stato nelle circostanze come quelle della fattispecie, le obbligazioni positive di raccolta e di diffusione, si sua spontanea volontà, delle informazioni.

54.- In conclusione, l'articolo 10 non si applica nella fattispecie.

55.- Alla luce del paragrafo 45 qui sopra, occorre esaminare il caso giuridico sotto l'angolo dell'articolo 8 della Convenzione.

III SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL'ARTICOLO 8 DELLA CONVENZIONE.

56.‑ Le Richiedenti si sostengono davanti alla Corte , sulla base degli stessi fatti, vittime di una violazione dell'articolo 8 della Convenzione, così formulato:

1.) Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.

2.) Non può esservi ingerenza della pubblica autorità nell'esercizio di tale diritto se non in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico , il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute e della morale, o la protezione dei diritti e nelle libertà altrui.

57.‑ La Corte ha per compito di ricercare se l'art. 8 della Convenzione si applica ed è stato violato.
Essa tiene presente che le interessate risiedono tutte a Manfredonia, ad un chilometro circa dallo stabilimento in questione che, a causa della sua produzione di fertilizzanti e di caprolattame, è stato classificato ad alto rischio nel 1988, in applicazione dei criteri accolti dal DPR n°175 /88.

Nel corso del suo ciclo di produzione lo stabilimento ha liberato delle grandi quantità di gas infiammabile così come altre sostanze nocive tra cui l'anidride di arsenico. Del resto, nel 1976, in seguito all'esplosione della torre di lavaggio dei gas di sintesi d'ammoniaca, molte tonnellate di soluzione di carbonato e di bicarbonato di potassio , contenenti dell'anidride di arsenico, si erano liberate nell'atmosfera rendendo necessario il ricovero di 150 persone a causa di una intossicazione acuta da arsenico.

Inoltre, nel suo rapporto dell'8 dicembre 1988, la commissione tecnica nominata dal Comune di Manfredonia affermava in particolare che, a causa della posizione geografica dello stabilimento, le emissioni di sostanze nell'atmosfera erano spesso canalizzate verso la città (paragrafi 14‑16 qui sopra).
L'incidenza diretta di emissioni nocive sul diritto delle richiedenti al rispetto della loro vita privata e familiare permette di concludere per l'applicabilità dell'articolo 8.

58.‑ La Corte ritiene poi che le richiedenti non potrebbero passare per aver subito da parte dell'Italia una "ingerenza" nel la loro vita privata o familiare: esse si lamentano non di un atto, ma dell'inazione dello Stato.
Tuttavia, se l'art. 8 ha essenzialmente per oggetto di premunire l'individuo contro le ingerenze arbitrarie dei poteri pubblici, non si accontenta di assoggettare lo Stato ad astenersi da simili ingerenze: a questo impegno piuttosto negativo possono aggiungersi le obbligazioni positive inerenti da un rispetto effettivo della vita privata o familiare (sentenza Airey c. Irlande del 9 ottobre 1979, serie A n° 32, p. 17, paragrafo 32).

Nella fattispecie, è sufficiente ricercare se le autorità nazionali hanno preso le misure necessarie per assicurare la protezione effettiva del diritto delle interessate al rispetto della loro vita privata e familiare garantita dall'art. 8 (sentenza Lopez Ostra c. Espagne, del 9 dicembre 1994, serie A n° 303‑c, p. 55, paragrafo 55).

59.‑ Il 14 settembre 1993, conformemente all'articolo 19 del DP R n° 175/88, i Ministeri dell'Ambiente e della Salute adottarono congiuntamente le conclusioni sul rapporto di sicurez­za presentato dallo stabilimento nel luglio 1989. Queste prescrivevano dei miglioramenti da apportare alle installazioni, al tempo stesso per la produzione in corso di fertilizzanti e in caso di ripresa della produzione di caprolattame.
Esse davano al prefetto delle indicazioni concernen­ti il piano d'urgenza ‑ che egli aveva preparato nel 1992 – e le misure di informazione della popolazione prescritta dal­l'articolo 17 del detto DPR.
Tuttavia, in una corrispondenza del 7 dicembre 1995 alla Commissione Europea dei Diritti dell'Uomo, il sindaco di Monte S. Angelo afferma che quest'ultima data, l'istruzione in vista delle conclusioni previste dall'articolo 19 si proseguiva , e che nessun documento concernente queste conclusioni era a lui pervenuto. Egli precisava che il Comune attendeva sempre di ricevere le direttive del servizio della protezione civile al fine di stabilire le misure di sicurezza da prendere e le re­gole da seguire in caso di incidente e da comunicare alla po­polazione, e che le misure mirano alla informazione della po­polazione sarebbero state prese subito dopo le conclusioni dell'istruzione, nell'ipotesi di una ripresa della produzione dello stabilimento (paragrafo 27 qui sopra).

60.‑ La Corte ricorda che gli attentati gravi all'ambiente possono toccare il benessere delle persone e privarle del godimento del loro domicilio in maniera da nuocere alla loro vita privata e familiare (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Lopez Ostra precitata, p. 54, paragrafo 51). Nella fattispecie, le richiedenti sono rimaste, fino alla sospensione della produzione di fertilizzanti nel 1994, nell'attesa delle informazioni essenziali che avrebbero loro permesso di valutare i rischi che potevano derivare per esse e i loro vicini dal fatto di continuare a risiedere sul territorio di Manfredonia, un Comune dello stabilimento.
La Corte constata dunque che lo Stato convenuto ha mancato alla sua obbligazione di garantire il diritto alle richiedenti al rispetto della loro vita privata o familiare, a dispetto dell'articolo 8 della Convenzione.

Pertanto, si è avuta una violazione di questa disposizione.

IV SULLA VIOLAZIONE ADDOTTA DELL'ARTICOLO 2 DELLA CONVENZIONE

61.‑ Evocando il decesso di operai dello stabilimento, dovuto al cancro, le richiedenti affermano che la mancanza delle informazioni controverse ha disconosciuto il loro diritto alla vita garantito dall'articolo 2 della Convenzione, così formulato:

1.‑ Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente, privato del la vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nei casi in cui il delitto sia punito dalla legge con tale pena.

2.‑ La morte non è considerata inflitta in violazione di questo articolo quando derivasse da una ricorso alla forza reso assolutamente necessario:

a) per assicurare la difesa di qualsiasi persona dalla violenza illegale;

b) per eseguire un arresto legale o per impedire l'evasione di una persona legalmente detenuta;

c) per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezione.

62.‑ Riguardo alla conclusione relativa alla violazione dell'articolo 8, la Corte non ritiene necessario di esaminare il caso giuridico anche sotto l'angolo dell'articolo 2.

V.‑ SULL'APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 50 DELLA CONVENZIONE.

63.‑ Ai termini dell'articolo 50 della Convenzione

"Se la decisione della Corte dichiara che una decisione presa o una misura ordinata da una autorità giudiziaria o da ogni altra autorità di una Parte Contraente si trova interamente o parzialmente in contrasto con obbligazioni che derivano dalla presente Convenzione, e se il diritto interno di detta Parte non permette che in modo incompleto di eliminare le conseguenze di tale decisione o di tale misura, la decisione della Corte accorda, quando è il caso, un'equa soddisfazione alla parte lesa."

A. PREGIUDIZIO (DANNO).

64.‑ Le interessate sollecitano la riparazione di un danno "biologico"; esse richiedono 20.000.000.000 di lire italiane (ITL)!
65.‑ Secondo il Governo, le richiedenti non hanno dimostrato di aver subito un danno e non l'hanno neppure evocati nel dettaglio. Per il caso ove la Corte accoglierebbe l'esistenza di un pregiudizio (danno) morale, la constatazione della violazione darebbe, all'occorrenza, una equa soddisfazione sufficiente.

66.‑ IL delegato della Commissione invita la Corte ad accordare alle interessate un compenso adeguato e proporzionato al danno notevole che esse hanno subito. egli suggerisce la somma di 100.000.000 di lire italiane (ITL) per ogni richiedente.

67.‑ La Corte considera che le interessate non hanno dimostrato l'esistenza di un danno materiale risultante dalla mancanza di informazione di cui esse si lamentano. Per il resto, essa ritiene che le richiedenti hanno sofferto un torto morale certo e decide di attribuire loro la somma di 10.000.000 ITL per ciascuna.

B. SPESE ED USCITE.

68.‑ Le interessate hanno ottenuto l'assistenza giudiziario davanti alla Corte per un ammontare di 16.304 franchi francesi ma al termine dell'udienza, la loro consulente legale ha depositato al cancelliere una domanda (istanza) tendente alla concessione di una somma più considerevole a titolo dei suoi onorari.

69.‑ Né il Governo né il delegato della Commissione si sono pronunciati a questo proposito.

70.‑ Tenuto conto dell'ammontare già accordato a titolo di assistenza giudiziaria e del deposito tardivo della domanda in questione (articoli 39 paragr.1 e 52 paragr.1 del regolamento B della Corte), la Corte decide di respingere questa.

C. ALTRE PRETESE.

71.‑ Le interessate invitano in conclusione la Corte ad obbligare lo Stato convenuto a procedere alla bonifica di tutta la zona industriale in questione e a realizzare uno studio epidemiologico sul territorio e le popolazioni interessate così come un'inchiesta destinata a mettere in evidenza le eventuali conseguenze gravi per gli abitanti i più esposti alle sostanze presunte cancerogene.

72.‑ IL Governo trova queste pretese inammissibili.

73.‑ Secondo il delegato della Commissione, la realizzazione di un'inchiesta approfondita ed efficace da parte delle autorità nazionali così come la pubblicazione e la comunicazione alle richiedenti di un rapporto completo e preciso su tutti gli aspetti pertinenti dell'attività dello stabilimento durante il periodo controverso, ivi compresi i danni effettivamente causati all'ambiente e alla salute delle persone, sarebbero di natura da soddisfare, più del versamento di una equa soddisfazione, (all'obbligazione prevista dall'articolo 53 della Convenzione).

74.‑ La Corte rileva che questa (la Convenzione) non l'autorizza ad accogliere una simile richiesta. Essa ricorda che appartiene allo Stato di scegliere i mezzi da utilizzare nel suo ordinamento giuridico per conformarsi alle disposizioni che ha provocato una violazione (vedere, mutatis mutandis, la sentenza Zanghi c. Italia del 19 febbraio 1991, serie A n°194‑C, p. 48, paragrafo 26, Demicoli c. Malta del 27 agosto 1991, serie A n°210, p.19, paragrafo 45, e Yagci e Sargin c. Turchia dell'8 giugno 1995, serie A n°319‑A, p.24, paragrafo 81).

D. INTERESSI MORATORI

75.‑ Secondo le informazioni di cui dispone la Corte, il tasso legale applicabile in Italia alla data dell'adozione della presente sentenza è del 5% l'anno.

P E R Q U E S T I M O T I V I,

L A C 0 R T E

1.‑ RIGETTA, per 19 voti contro 1, l'eccezione preliminare del Governo (il non‑esaurimento delle vie di ricorso interne con l'articolo 700 c.p.c.);

2.‑ DICE, per 18 voti contro 2, che l'articolo 10 della Convenzione non si applica nella fattispecie;

3.‑ DICE, all'unanimità, che l'articolo 8 della Convenzione si applica ed è stato violato;

4.‑ DICE, all'unanimità, che non è il caso di esaminare l'affare anche nel campo dell'art. 2 della Convenzione;

5.‑ DICE, all'unanimità,

a)che lo Stato convenuto deve versare, nei 3 mesi, 10.000.000 (dieci milioni) di lire italiane ad ogni ricorrente per il danno morale subito;

b) che questo ammontare è da aumentare di un interesse semplice del 5% l'anno a cominciare dalla scadenza di detto termine fino al versamento;

6.‑ RIGETTA, all'unanimità, la domanda di equa soddisfazione per il resto (:in relazione alla richiesta di bonifica della zona industriale e dello studio epidemiologico del territorio; ed anche in relazione alla maggiore somma di £ 20.000.000.000 richiesta).

Fatto: in francese e in inglese, dopo pronunciato in udienza pubblica al Palazzo dei Diritti dell'Uomo, a Strasburgo , il 19 febbraio 1998.

Firmato: Herbert PETZOLD
(Cancelliere)

Firmato: Rudolf BERNHARDT
(Presidente)

Alla presente sentenza si trova unita, conformemente agli articoli 51 paragr.1 della Convenzione e 55 paragr.2 del regolamento B, la relazione delle opinioni separate seguenti:

‑ opinione concordante di M. Walsh;
‑ opinione concordante di M. Palm, alla quale aderiscono MM Bernhardt,
Russo, Macdonald, Makazczyk e Van Dijk;

opinione concordante di M. Jambrek;

opinione parzialmente concordante e parzialmente dissidente di M. Thòr Vilhjàlmsson;

opinione parzialmente dissidente e parzialmente concordante di M. Mifsud Bonnici.

Paraphé (Sigla): R.B.

Paraphé (Sigla): H.P.





‑ OPINIONE CONCORDANTE DI M. IL GIUDICE WALSH ‑
(Traduzione)

Bisogna ricordarsi che, spesso, un disconoscimento della Convenzione può mettere in gioco altri articoli oltre quello di cui il richiedente invoca la violazione, ma io sono totalmente d'accordo che alla luce dei fatti della causa, è più giudizioso invocare l'art. 8 che l'art.10. La Convenzione e le sue disposizioni devono interpretarsi in maniera armoniosa. Ora, nella sua sentenza, la Corte ha brevemente evocato l'articolo 2 ma non si è pronunciata a questo proposito quando a mio avviso c'è stata ugualmente violazione all’­articolo 2.

Secondo me, l'articolo 2 garantisce anche la protezione dell'integrità fisica dei richiedenti. Lo stesso, le disposizioni dell'articolo 3 indicano chiaramente che la Convenzione si estende a questa protezione. Io ritengo che c'è stata nella fattispecie violazione dell'articolo 2 e che, visto le circostanze stanze, non si impone di andare oltre questa disposizione per constatare una violazione.



‑ OPINIONE CONCORDANTE DI M. il GIUDICE PALM ‑
alla quale ADERISCONO
MM. I GIUDICI BERNHRDT,RUSSO,MACDONALD,MALRCZYK E VAN DIJK.
(Traduzione)

con la maggioranza, io ho concluso che l'articolo 10 non è applicabile nella fattispecie. Ciò facendo, io ho fortemente in­sistito sulla situazione concreta che era in causa, senza escludere pertanto che, nelle diverse circostanze, lo Stato potrebbe avere l'obbligazione positiva di fornire al pubblico le informazioni in suo possesso e di diffondere quelle che, per natura, non potrebbero altrimenti venire a conoscenza del grande pubblico. Questo punto di vista non è compatibile con il tenore del paragrafo 53 della sentenza.

‑ OPINIONE CONCORDANTE DI M. IL GIUDICE JAMBREK ‑
(Traduzione)

Nella memoria, le richiedenti si sono anche lamentate espressamente di una violazione dell'art. 2 della Convenzione. La Corte ha ritenuto che non era il caso di esaminare il caso giuridico sotto l'angolo di questo articolo poiché essa aveva concluso per la violazione dell'art. 8. Io spero comunque di formulare qualche osservazione quanto all'eventuale applicabilità dell'articolo 2 nella fattispecie.

Questo articolo dispone: "Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo (...)".A mio avviso, la protezione della salute e dell'integrità fisica è collegata a che molto strettamente al "diritto alla vita" quanto al "rispetto della vita privata e familiare". Si potrebbe fare un parallelo con la giurisprudenza della Corte relativa all'articolo 3 in ciò che concerne l'esistenza di "conseguenza prevedibili”: quando, mutatis mutandis, esistono dei seri motivi di credere che la persona interessata corre un rischio reale di trovarsi nelle circostanze che mettono in pericolo la sua salute e la sua integrità fisicae pertanto, il suo diritto alla vita, che è protetto dalla legge. Quando un governo si astiene dal comunicare le informazioni a proposito di situazioni di cui si può prevedere, basandosi su dei motivi seri, che presentano un pericolo reale per la salute e l'integrità fisiche delle persone, allora una tale situazione potrebbe anche rilevare nell'ambito della protezione dell'articolo 2, secondo il quale: "Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita". Sarà possibile dunque che sia venuto il momento per la giurisprudenza della Corte consacrata all'art. 2 (diritto alla vita) di evolversi, di sviluppare i diritti che ne derivano per implicazione, di definire le situazioni che producono un rischio reale e grave per la vita o i differenti aspetti del diritto alla vita.

L'articolo 2 sembra pertinente ed applicabile nella fattispecie, nella misura in cui 150 persone sono State condotte all'ospedale per avvelenamento grave dall'arsenico. Dato che esse provocavano il rigetto nell'atmosfera di sostanze nocive, le attività dello stabilimento costituivano dunque dei "rischi di incidenti maggiori pericolosi per l'ambiente".

In ciò che concerne l'art. 10, io ritengo che potrebbe essere considerato come applicabile alla fattispecie con riserva di una condizione precisa. Questo articolo prevede che "Ogni persona ha diritto alla (...) ricevere (...) informazioni e idee senza ingerenza alcuna da parte delle autorità pubbliche (...). L'esercizio di(questo diritto) può essere sottoposto a determinate (...) restrizioni (...)". A mio avviso, la formulazione dell'articolo 10, e il senso si legano correntemente alle parole utilizzate, non permettono di dedurre che uno Stato si trova nell'obbligazione positiva di fornire delle in formazioni, salvo quando una persona domanda/esige essa ‑ stessa le informazioni di cui il Governo dispone all'epoca considerata.

E' per questo che io ritengo che occorre considerare che una tale obbligazione positiva dipende dalla condizione seguente: le vittime potenziali del rischio industriale devono aver domandato che certe informazioni, prove, verifiche, ecc. siano rese pubbliche e siano loro comunicate da un servizio governativo stabilito. Se il Governo non soddisfa una tale domanda e non esplica la sua assenza di risposta in maniera valida, allora questa deve essere considerata come una ingerenza da par te sua, vietata dall'articolo 10 della Convenzione.

‑ OPINIONE PARZIALMENTE CONCORDANTE
E PARZIALMENTE DISSIDENTE DI
M. IL GIUDICE THOR VILHJALMSSON. ‑
(Traduzione)

In questo caso giuridico, io sottoscritto in principio alla conclusione e agli argomenti espressi dalla maggioranza della Commissione. La Corte, da parte sua, è di un altro avviso. Allora anche io avrei preferito che il caso giuridico fosse trattato sotto l'angolo dell'articolo 10 della Convenzione, era anche possibile esaminare le questioni sollevate nella fattispecie sul terreno dell'articolo 8, come la Corte l'ha fatto. E' per questo che io ho votato con la maggioranza per quanto riguarda questo articolo, così come gli art. 2 e 50 del la Convenzione.

‑ OPINIONE PARZIALMENTE DISSIDENTE
E PARZIALMENTE CONCORDANTE DI
M. IL GIUDICE MIFSUD BONNICI. ‑
(Traduzione)

1.- AL paragrafo 49 della sentenza, la Corte rigetta l'eccezione preliminare del governo secondo la quale le richiedenti non avrebbero esaurito le vie dei ricorsi interne di cui esse disponevano, come l'articolo 26 della Convenzione lo imponeva loro.
2.‑ Il primo capoverso del detto paragrafo comporta il passaggio seguente:

"Nella fattispecie, si trattava in realtà dell'assenza di informazioni sui rischi incorsi e le misure da prendere in caso di incidente, quando il ricorso avrebbe verosimilmente portato alla sospensione dell’attività dello stabilimento" (sottolineatura aggiunta).

3.‑ Dato che l'utilizzazione di questo ricorso interno avrebbe probabilmente portato alla sospensione dell'attività dello stabilimento, io non vedo che quel ricorso avrebbe potuto essere più efficace per correggere le violazioni denunciate dal le richiedenti, nella misura in cui l'assenza di informazioni da parte delle autorità avrebbe condotto alla sospensione del le attività dello stabilimento. In occasione del processo, tutte le informazioni necessarie avrebbero dovuto essere comunicate durante l'udienza, ciò avrebbe naturalmente permesso di correggere le violazioni dell'articolo 8.

4.‑ Per quanto concerne l'azione penale, un successo in questo campo avrebbe reso possibile l'apertura di un'azione in riparazione, come l'ordinamento giuridico italiano permette di farlo ad ogni persona vittima di una violazione, quale ne sia la forma.

5.‑ E' dunque chiaro che, non solamente l'ordinamento giuridico italiano prevedeva un certo numero di azioni legali a disposizione delle richiedenti, ma anche che queste non se ne sono purtroppo avvalse. Pertanto, io ritengo che bisognerebbe accogliere l'eccezione preliminare del Governo.

6.‑ La grande maggioranza dei miei colleghi avendo giudicato diversamente, io non avevo altra soluzione che aderire al loro parere in ciò che concerne gli altri punti del dispositivo.
CONCLUSIONE INTERPRETATIVA DELL'AVVOCATO

(Sentenza Strasburgo 19 febbraio 1998)

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha dichiarato la tutela della vita privata e familiare, e del proprio domicilio, sancita dall'articolo 8 della Convenzione Europea.

In questo modo è stata accolta la tesi difensiva della sottoscritta ‑ rappresentante delle ricorrenti con contestuale rigetto dell'eccezione di "non ‑ esaurimento" delle vie dei ricorsi interne, regola preclusiva dei ricorsi dinanzi alla Corte Europea stabilita dall'articolo 26 della Convenzione, sollevata dal Governo Italiano convenuto. allo stesso modo la Corte Europea non ha accolto la richiesta della Commissione Europea, la quale chiedeva la violazione dell'art.10 della Convenzione che tutela il "diritto all'informazione" di ogni persona senza "ingerenza da parte delle pubbliche autorità".

La Corte non si è espressa sulla violazione dell'art. 2 che sancisce "il diritto alla vita" di ogni persona, in quanto aveva già esaminato il caso sotto il profilo dell'art. 8 della Convenzione.

Ciò nonostante alcuni giudici hanno espresso il parere che il caso esaminato coinvolge anche il disposto dell'articolo 2 in quanto strettamente collegato al rispetto della vita privata e familiare. In tal senso, è stata altresì invitata la Corte ad evolvere la sua interpretazione del "diritto alla vita" di cui all'art. 2 della Convenzione.

In effetti la difesa sostenuta dalla sottoscritta – rappresentante esprimeva la necessaria correlazione fra la tutela del rispetto della vita privata e familiare e la tutela della vita di ogni persona sancita dall'art. 2 da ciò si evince che i giudici singolarmente hanno ritenuto accoglibile la tesi della sottoscritta ‑ rappresentante che estende la protezione e la difesa del diritto alla vita, considerato nei suoi molteplici aspetti.




Dottoressa NELLA SANTILLI