venerdì 29 luglio 2011

Black Hole e Black River. I processi ai Bonassisa



Questo è quanto sappiamo sul processo Black River. Sul processo Black Hole relativo alle discarica di Orta Nova sappiamo solo che ci sono cinque indagati, tra cui il dipendente dell'ufficio tecnico del Comune di Orta Nova, e che la bonifica adesso la pagheranno i cittadini.
Ma non sappiamo nient'altro.

Gli articoli di Michele Iula su Bonassisa:
http://micromacro-michele.blogspot.com/search?q=bonassisa

martedì 26 luglio 2011

Lasciate in pace Gianni Lannes e la sua famiglia


Il Prefetto di Foggia ha deciso di togliere
la scorta a Lannes, consapevole della coincidenza delle date e del rischio che ciò che è stato per Paolo Borsellino possa ripetersi.
Gianni Lannes l'unica voce libera in Capitanata.

venerdì 22 luglio 2011

Sosteniamo gli agricoltori della Cooperativa Incoronata

TUTTA LA CITTADINANZA è INVITATA A SOSTENERE GLI AGRICOLTORI DELLA COOPERATIVA INCORONATA (MEGLIO CONOSCIUTA COME "LA TERRA DI SILVESTRO FIORE") NELLA LOTTA CONTRO L'IMMISSIONE IN POSSESSO DEI LORO TERRENI DA PARTE DEL COMUNE DI FOGGIA PER LA PROBABILE COSTRUZIONE DI UN INCENERITORE, IN ZONA "PIANA DI PALUDE" TRA L'INCORONATA E CARAPELLE.

31 LE FAMIGLIE INTERESSATE, UNA STORIA RISALENTE AL 1945, ANNO IL QUALE L'ALLORA PREFETTO DI FOGGIA CONCESSE QUESTE TERRE PALUDOSE E INCOLTE. OGGI AI DISCENDENTI DI QUESTE FAMIGLIE IL TRIBUNALE HA RICONOSCIUTO I MIGLIORAMENTI, PER CUI GLI AGRICOLTORI POSSONO ESERCITARE IL LORO LEGITTIMO DIRITTO DI RITENZIONE. IL COMUNE DI FOGGIA HA ANCHE PERSO DI RECENTE UNA CAUSA CON LA QUALE CITAVA LA COOPERATIVA COME ABUSIVA.

IL COMUNE DI FOGGIA RIVENDICA LA PROPRIETà DA DIVERSI ANNI, PUR NON AVENDO MAI DIMOSTRATO IL POSSESSO DI UN TITOLO CHE LA ATTESTI.

LA PROTESTA PACIFICA SI SVOLGERà ALLE ORE 9 DI VENERDì 29 LUGLIO NEI TERRENI INTERESSATI. PUNTO DI INCONTRO VICINO AL SANTUARIO DELL'INCORONATA, NEL SEGUITO LA PROTESTA SI SPOSTERà ALL'INTERNO DEI TERRENI.

GLI AGRICOLTORI HANNO BISOGNO DELLA NOSTRA SOLIDARIETà, SOSTENERE GLI AGRICOLTORI SIGNIFICA EVITARE LA COSTRUZIONE DI QUESTI PROGETTI DELETERI PER L'AMBIENTE E PER LA SALUTE!!!!

No all'esproprio, sì alla conduzione democratica del parco naturale di Borgo Incoronata/Valle del Cervaro.

giovedì 21 luglio 2011

I politici pugliesi unanimi sul cemento


Norme urbanistiche. Voto unanime del Consiglio

Bari – APPROVATO all’unanimità il disegno di legge che da un verso modifica il cosiddetto “piano casa” (la legge regionale n.14 del 2009) e dall’altro recepisce (per la Puglia c’è il primato di aver bruciato sul tempo tutte le altre regioni) le norme urbanistiche contenute nel recente decreto sviluppo varato dal governo nazionale. “La rapidità con cui la Regione ha proceduto al recepimento delle norme nazionali adeguandole e adattandole alle esigenze del territorio – ha spiegato l’assessore all’urbanistica Angela Barbanente per la quale consiglieri di maggioranza ed opposizione hanno speso parole di elogio – deriva dal fatto che azioni, fini e incentivi erano già presenti nella legislazione pugliese da diversi anni.”

Nella parte riguardante le modifiche al cosiddetto “piano casa” contenute nel Titolo I della nuova legge e che consegna agli enti locali nuove norme urbanistiche da attuare con procedure amministrative più rapide (basta una Dia in sostituzione della più complicata variante urbanistica), sono state previste maggiori concessioni per l’ampliamento della volumetria complessiva, ulteriormente incrementabili in presenza di alcuni indicatori, purché gli immobili interessati risultino regolarmente accatastati.

Più articolato il recepimento della materia urbanistica contenuta nel “decreto sviluppo” e che compone il Titolo II della legge. Le norme consentono di procedere ad una più rapida riqualificazione ambientale attraverso la demolizione di manufatti edilizi collocati in zone sensibili e residenziali, la loro ricostruzione nonché di delocalizzarne le volumetrie. Gli incentivi offerti in termini di maggiori volumetrie a chi si avvarrà di tali possibilità, variano da un minimo del 10% ad un massimo del 35% in più delle volumetrie originarie.

Incentivata anche la riqualificazione ecologica degli edifici ricadenti nelle aree urbane degradate, quella fisica e funzionale di aree interessate dalla presenza di edifici produttivi dismessi purché privi di qualità architettoniche e la delocalizzazione di edifici produttivi da aree destinate ad usi non compatibili.


Soddisfazione di Marmo – Il Consigliere regionale Pdl, Nino Marmo, Vice-Presidente del Consiglio regionale: “Quando, raccogliendo qualificate e documentate segnalazioni degli peratori, iniziai per primo a sollecitare una revisione della legge sul ‘Piano casa’ che, in coerenza con l’intuizione originaria del Presidente Berlusconi, la rendesse efficace riducendone i vincoli e riaprendone i termini, dovetti misurarmi con resistenze ed anche qualche pur amichevole ripicca”. “Oggi non posso non esprimere la mia soddisfazione”.

Introna: “piano casa altra prova di unità del Consiglio regionale” – Apprezzamento per l’approvazione all’unanimità della legge regionale di attuazione del piano casa da parte dell’Assemblea viene espressa dal presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna. La Puglia, fa notare, “è la prima Regione italiana a dotarsi di uno strumento che punta a migliorare i nostri centri abitati e la qualità edilizia, consentendo interventi importanti di qualificazione residenziale e ambientale e misure di contrasto del degrado urbano, assicurando allo stesso tempo una boccata d’ossigeno all’industria edile ed all’occupazione”.

Piano casa – Negro: “Boccata d’ossigeno per le pmi” – Intervento del presidente del Gruppo Udc-Regione Puglia, Salvatore Negro: “Le modifiche della legge regionale 14/2009 (Misure straordinarie e urgenti a sostegno dell’attività edilizia e per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale), approvate all’unanimità dal Consiglio regionale, anche con il voto favorevole dell’Udc, sono il frutto di un impegno da noi intrapreso in campagna elettorale, che porteranno una boccata d’ossigeno al settore dell’edilizia e di conseguenza a tutta l’economia della Puglia.
Un impegno, quello dell’Udc, che ha trovato una sponda positiva nell’assessore competente e in altri colleghi consiglieri. Già nell’agosto dello scorso anno, a pochi mesi dall’insediamento avevamo invitato l’assessore Barbanente a “farsi promotore, in tempi brevi, di una serie di incontri con le parti interessate (Commissione competente, Ordini professionali, Associazioni di categoria), onde procedere ad una rivisitazione della Legge Regionale 14/2009”, in modo tale da aggiornarla e calarla nella nostra realtà”.

“Pur tuttavia, siamo consapevoli che per dare slancio al settore edilizio questo provvedimento regionale non è da solo sufficiente. C’è bisogno che tutte le forze politiche facciano la loro parte nel chiedere al Governo nazionale interventi seri ed opportuni che rivitalizzino l’edilizia, come ad esempio la riproposizione della Legge 457/78, per consentire credito alle imprese e contributi a favore dei soggetti svantaggiati e delle giovani coppie finalizzati all’acquisto della prima casa. Solo una sinergia di tali provvedimenti regionali e nazionali potrà portare i risultati che tutti gli addetti del settore si aspettano”.

Piano casa – Decaro: “Slancio economico nel rispetto dell’ambiente” – “Il settore delle costruzioni, da sempre termometro della crisi nel nostro Paese, sta attraversando un momento difficile. Per questo ci auguriamo che l’approvazione del Piano casa possa rappresentare una boccata d’ossigeno all’economia della nostra regione, coniugando le esigenze di sviluppo e ammodernamento architettonico con quelle della tutela ambientale e paesaggistica”. Lo sostiene il capogruppo Pd alla Regione Puglia, Antonio Decaro, secondo il quale “si tratta di un significativo passo in avanti verso il rilancio dell’edilizia, ma anche di una risposta efficace alla domanda di quei nuclei famigliari più numerosi, che hanno un bisogno vitale di ampliare i propri spazi abitativi”.

Lanzilotta: “Per il ‘piano casa’ un monitoraggio contro cavilli burocratici” – Una nota del Consigliere regionale Pdl, Domi Lanzilotta: “Nell’esprimere il mio consenso alle modifiche migliorative, meritoriamente condivise, alla nostra versione del “Piano casa” definito dal Governo-Berlusconi, ho proposto all’Assessore Barbanente, della cui competenza e spirito d’apertura do molto volentieri atto, l’istituzione di una apposita struttura, o ‘cabina di regia’ che effettui un continuo monitoraggio della sua concreta attuazione sul territorio. Occorre cioè assolutamente scongiurare il rischio che la volontà finalmente concorde dei legislatori nazionale e regionale si infranga contro il solito muro di gomma delle resistenze non sempre trasparente delle burocrazie periferiche, al fine di far sì che le nuove, positive normative possano dispiegare pienamente i loro fecondi effetti sulle legittime aspettativi di famiglie e di imprese e sulla ripresa economica dell’intera Regione”.


Redazione Stato Quotidiano (20 luglio 2011)

In seguito si cambiano anche le leggi per permettere di cementificare più facilmente:
http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=s1-1.htm&anno=xlii&num=121

martedì 19 luglio 2011

Valutazione d'Impatto Ambientale per il villaggio Marcegaglia a Pugnochiuso

Bol. n. 111 del 30-08-2006

DETERMINAZIONE DEL DIRIGENTE SETTORE ECOLOGIA 3 luglio 2006, n. 327

L.R. n. 11/01 - Procedura di Valutazione Impatto Ambientale - Piano di lottizzazione "Pugnochiuso Gruppo Marcegaglia s.r.l." in agro di Vieste (Fg) - Proponente: Società Pugnochiuso-Gruppo Marcegaglia s.r.l.



L'anno 2006 addì 3 del mese di luglio in Modugno (Ba), presso il Settore Ecologia,


IL DIRIGENTE

Dott. Luca LIMONGELLI, sulla scorta dell'istruttoria espletata dall'Ufficio V.I.A., ha adottato il seguente provvedimento:

• con nota acquisita al prot. n. 2876 del 16.03.2004 veniva trasmessa, ai sensi della L.R. n. 11/2001, la richiesta di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto concernente il piano di lottizzazione "Pugnochiuso Marcegaglia S.r.l." localizzato in agro del comune di Vieste, alla località Pugnochiuso, proposto dalla Società Pugnochiuso - Gruppo Marcegaglia S.r.l. - Via Bresciani, 16 - Gazoldo degli Ippoliti (MN) -;

• con nota prot. n. 3580 del 06.04.2004 il Settore Ecologia invitava la società proponente a provvedere al deposito ed alla pubblicazione dell'annuncio dell'avvenuto deposito dello studio di impatto ambientale così come disposto dall'art. 11, commi 1 e 2, L.R. n. 11/2001. Con la stessa nota invitava le amministrazioni interessate (Amministrazione Provinciale di Foggia, Amministrazione Comunale di Vieste ed Ente Parco Nazionale del Gargano) ad esprimere il parere di competenza (art. 11, comma 4, L.R. n. 11/01). Ad oggi il parere dell'Ente Parco del Gargano non risulta pervenuto;

• con nota acquisita al prot. n. 4969 del 13.05.2006 la società istante comunicava di aver provveduto alle pubblicazioni di rito sul B.U.R.P. n. 49 del 22.04.06, e sui quotidiani "Italia Oggi" e "La Grande Provincia", entrambi del 22.04.2004;

• con nota prot. n. 5277 del 21.05.2004 pervenivano delle osservazioni da parte del dr. Sergio Ruggieri e, con nota prot. n. 5972 del 07.06.2004, il Settore Ecologia provvedeva a trasmettere dette osservazioni al proponente, con invito a presentare controdeduzioni in merito;

• con nota acquisita al prot. n. 7276 del 15.07.2006 giungevano le controdeduzioni richieste;

• con nota acquisita al prot. n. 8076 del 06.08.2004 il Dirigente del Servizio Ambiente della Provincia di Foggia comunicava che: "... per quanto attiene alle competenze di questo Ente, non si rilevano aspetti che possono inibire la realizzazione dell'intervento proposto. Si ritiene però opportuno, sottoporre, ad una maggiore e più attenta analisi, gli aspetti inerenti l'idrologia dell'area.";

• con nota acquisita al prot. n. 8662 del 27.08.2004 il Responsabile del servizio Urbanistico del comune di Vieste trasmetteva il parere favorevole con prescrizioni alla realizzazione dell'intervento di che trattasi;

• con nota acquisita al prot. n. 2715 dell'08.03.2005 il Gruppo Marcegaglia S.r.l. inoltrava al settore Ecologia formale richiesta per la sospensione della procedura di V.I.A., rappresentando la necessità di apportare alcune integrazioni alla documentazione consegnata;

• con nota acquisita al prot. n. 3073 del 10.03.2006 la società proponente trasmetteva gli elaborati integrativi sopra specificati;

ð il Comitato Regionale per la V.I.A., nella seduta del 21.06.2006, ha rilevato quanto segue:
Il progetto in esame, redatto dall'arch. M. Pecorelli, ha sostanzialmente rivisto tutta una serie di scelte progettuali che denotano un particolare approfondimento delle tematiche ambientali e di tutti i fattori di inquinamento.

In particolare:
1. Eliminazione dei nuovi insediamenti di servizio ubicati nella zona di intervento n. 7:

2. Revisione del progetto architettonico degli edifici a destinazione turistico-residenziale, con particolare riferimento alla tipologia architettonica, ai materiali da utilizzare ed alla disposizione planimetrica delle unità abitative ubicate nella zona di intervento n. 6;

3. Interventi relativi alle zone 8-9-10 (servizi);

4. Adozione di particolari scelte progettuali mirate alla sostenibilità ambientale degli interventi, con riferimento alla produzione di energia da fonti rinnovabili, alla riduzione dei consumi idrici, all'incentivazione della raccolta differenziata ed alla realizzazione di sistemi di raccolta, trattamento e riutilizzo della acque meteoriche di dilavamento delle coperture degli edifici, ecc.

Quindi, le modifiche intervenute hanno comportato sia una rivisitazione qualitativa del progetto nel suo complesso, sia una riduzione delle volumetrie a realizzarsi. Di seguito si riporta una tabella comparativa delle volumetrie previste dal progetto originario e dalla attuale proposta.
A tale proposito giova precisare che, dati gli indici fondiari che caratterizzano il Piano di lottizzazione in questione, la volumetria complessiva virtuale da realizzare nelle particelle di proprietà del soggetto proponente risulta essere pari a circa 105.925 mc, valore ben al di sopra di quelli precedentemente riportati. La qual cosa conferma la volontà del proponente di intraprendere degli interventi volti soprattutto alla riqualificazione ed allo sviluppo equilibrato dell'insediamento turistico in questione, nel rispetto dei valori ambientali dei luoghi.

Come si evince dalla perimetrazione del Parco Nazionale del Gargano (cfr. Studio di Impatto Ambientale), la zona di intervento n. 7 ricade nella zona 1 del Parco, definita dall'Allegato A del D.P.R. 05.06.1995 (Decreto istitutivo del Parco Nazionale del Gargano) "di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale con limitato o inesistente grado di antropizzazione". Più nel dettaglio, tale zona di intervento ricade in un'area posta a monte della Strada Provinciale n. 54 che, di fatto, delimita l'area antropizzata costituita dal complesso turistico di Pugnochiuso.

Quindi tutti gli interventi contenuti nella zona 7, sono stati eliminati cosi da non invadere la zona antropizzata al di là della Strada Provinciale 54.

Il centro turistico di Pugnochiuso si è sviluppato in corrispondenza della parte terminale di un vallone, in origine interessato da un agroecosistema costituito da uliveti (le cui tracce sono tuttora visibili), i cui versanti sono caratterizzati da forti ed evidenti elementi di naturalità che delineano un quadro paesaggistico di grande valore estetico. In particolare, i colori sono quelli di un bioclima a forte caratterizzazione mediterranea che si esprime nella sua dimensione più termofila (aridità, alte temperature, luminosità). I segni di questa peculiare "mediterraneità", che si ritrova in tutto il promontorio del Gargano, sono sicuramente rappresentati dalla macchia a Euphorbia dendroides e dalle Pinete di Pino d'Aleppo (Pinus halepensis Miller) che colorano tutti i versanti del vallone.

Attualmente l'area di fondovalle si presenta come un ecosistema costruito, antropico, che, se da un lato ha certamente interrotto le connessioni ecologiche tra alcune tessere dell'ecomosaico (rapporti funzionali tra versanti e fondovalle), dall'altro è riuscito a mantenere un equilibrio di forme e colori con le principali componenti morfologiche ed estetico-visuali delle aree circostanti.

A questo punto i progettisti hanno considerato la possibilità, ben condivisibile, di sostituire i tetti a falda previsti per gli edifici con maggior consistenza con tetti piani a mo' di giardini pensili, così mitigando l'impatto di dette strutture mediante una mimetizzazione con piante autoctone.

Sempre a garanzia di un migliore impatto è previsto di rifinire le facciate con materiali tradizionali come la pietra, la calcarenite, gli intonaci colorati secondo un preciso e condivisibile piano del colore.

Altro fattore caratterizzante è l'utilizzo di piattaforme fondanti su luoghi già antropizzati: in particolare solo le zone 4 e 6 fondano in zona non già interessata in passato (e costituiscono meno di un quarto dell'intero intervento). In ogni caso tutto l'intervento è ubicato in zone già urbanizzate ed accessibili al veicoli e pertanto non saranno necessari nuovi interventi.

Le zone a parcheggio sono ubicate all'esterno degli insediamenti nei quali ci si sposta solo attraverso navette comuni, con ciò contribuendo in modo sostanziale a diminuire l'inquinamento atmosferico ed acustico.

Tutti i parcheggi saranno del tipo "prato armato" ottenuti da polimeri riciclati ed in luoghi già adibiti in passato a parcheggio.

L'adozione di una tale soluzione progettuale consente, peraltro, di conservare l'equilibrio idrogeologico del territorio in una zona in cui la ricarica della falda assume un ruolo fondamentale per contrastare l'intrusione marina.

Utilizzo di fonti energetiche alternative
Il progetto prevede di produrre sia acqua calda per uso sanitario e per il riscaldamento attraverso impianti solari termici per tutti gli alloggi previsti all'interno della presente proposta progettuale sia energia elettrica attraverso l'utilizzo di pannelli solari fotovoltaici, da installarsi, i particolare, in corrispondenza della piscina coperta (Zona 1) e del Centro Benessere (Zona 2).

Sistema di gestione rifiuti
I proponenti si impegnano a sviluppare servizi di raccolta differenziata dedicati ed organizzati per tipologie abitative e per differenti frazioni merceologiche. Ciò al fine di implementare gli attuali livelli di raccolta differenziata fino al raggiungimento degli obiettivi indicati dal nuovo Piano Regionale di gestione dei rifiuti approvato con decreto del Commissario delegato per l'emergenza ambientale n. 187/2005. Il servizio interno, a cura degli operatori della Marcegaglia provvederà alla raccolta separata delle varie frazioni merceologiche e al successivo conferimento delle stesse in cassoni monomateriale ubicati in una zona concordata con l'amministrazione comunale e con il gestore del servizio di igiene urbana, il quale a sua volta provvederà al conferimento di tali materiali presso il centro di recupero o di smaltimento.

Si fa presente, infine, che la Marcegaglia S.p.A. ha provveduto a redigere un documento di analisi ambientale iniziale per la certificazione di qualità UNI EN ISO 14001, al quale si rimanda per i dettagli, nel quale si affrontano tutte le problematiche inerente la gestione delle varie tipologie di rifiuti prodotti all'interno del complesso turistico.

Sistemi di recupero delle acque meteoriche
E' previsto un sistema di riciclo per subirrigazione e per funzioni non potabili con separazione delle acque di prima pioggia.


OSSERVAZIONI SULLO STUDIO DI
IMPATTO AMBIENTALE

L'area di intervento ricade all'interno della perimetrazione del Parco nazionale del Gargano istituito ai sensi del D.P.R. 5 giugno 1995 così come modificato con D.P.R. 18 maggio 2001 ed in particolare nella zona 2 dello stesso. Difatti, con le ultime modifiche progettuali è stata stralciata l'unica zona di intervento (zona n. 7) che ricadeva nella Zona 1.
L'area inoltre ricade all'interno della perimetrazione del territorio inserito nell'elenco dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC), individuati ai sensi della Direttiva "habitat" 92/43/CEE (Zone Speciali di Conservazione ZSQ e della Direttiva "uccelli" 79/409/CEE (Zone di Protezione Speciale ZPS), rientranti nella rete ecologica di aree protette NATURA 2000. Nel dettaglio l'area del comprensorio turistico ricade nel sito denominato Testa del Gargano ed identificato con la codifica IT9110012. A ciò aggiungasi che di recente la Regione Puglia, con Delibera n. 1022 del 21.07.2005, ha proposto l'istituzione di una nuova Zona di Protezione Speciale denominata "Promontorio del Gargano" e codificata come IT 9110007, all'interno della quale ricadono tutti gli interventi, ad eccezione di quelli afferenti la zona n. 6.

Nella "Relazione per la Valutazione di incidenza ambientale" (all. n. 2 allo Studio di Impatto Ambientale) e nello "Studio Bioecologico" redatto dal dott. agr. Nello Biscotti è stato descritto in maniera approfondita il suddetto Sito di Interesse Comunitario individuando la tipologia ed il relativo stato di conservazione delle specie presenti. Dallo studio condotto emerge che le tipologie di habitat dominanti sono:
1. Pinete colturali e climatiche a prevalenza di "Pinus hatepensis";
2. Macchia a olivastro e lentisco (oleo - lentiscetum);
3. Macchia a euphorbia dendroides (oleo euphorbietum);
4. Stadi intermedi di recupero da incendio
5. Tessuto antropico

Cinque delle sei aree di intervento ricadono nella tipologia di cui al punto 5 e coincidente con le aree di fondovalle, ove attualmente risulta insediato il complesso turistico. L'area di intervento n. 6 ricade invece nella tipologia di cui al punto 4, in un'area che in passato è stata interessata da interventi antropici che ne hanno certamente alterato i caratteri originari; con l'ultima revisione progettuale, si è comunque stabilito di contenere la perdita di habitat stralciando le unità abitative ubicate nella parte bassa del versante caratterizzata da un più elevato grado di naturalità.
Il territorio in esame è inserito nella perimetrazione delle aree soggette a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. 3267/23), secondo il quale sono soggette a tutela le seguenti tipologie di aree:
- i terreni di qualsiasi natura e destinazione che possono subire denudazioni, perdere la stabilità o turbare il regime delle acque;
- i boschi che per loro speciale ubicazione difendono terreni o fabbricati da caduta di valanghe. dal rotolamento dei sassi o dalla furia del vento.

Le opere da realizzare non sono tali da determinare turbativa all'assetto idrogeologico del suolo. La zona in esame, inoltre, non ricade in alcuna delle perimetrazioni definite dal PAI Puglia.

In riferimento al PUTT l'intervento ricade, per la maggior consistenza, in ambito territoriale esteso di valore distinguibile "C"; in piccola parte in ambito territoriale esteso di valore rilevante "B". Riguardo gli ambiti territoriali distinti l'area ricade nelle seguenti tipologie di regimi di tutela:
- Vincoli ex Legge 1497/39;
- Decreti Galasso;
- Boschi - Macchie - Biotopi e Parchi;
- Vincoli faunistici.

A tale proposito l'obiettivo di riqualificazione del Piano di intervento, anche alla luce delle misure di mitigazione previste, si pone in coerenza ai regimi di salvaguardia definiti dal PUTT, pur rimanendo comunque soggetto ai regimi autorizzativi così come individuati dalla vigente normativa.

• Alla luce di quanto esposto il Comitato ritiene di poter esprimere parere favorevole alla realizzazione dell'opera, alle seguenti specifiche prescrizioni:
1) Sia assolutamente vietato di foderare le strutture murarie con scorza di cava ad "opus incertum" così come previsto alla Tav. R1 - febbraio 2006 pag. 12 e si provveda piuttosto con murature in pietra sbozzata, o materiali calcarenitici a secco o "tipo a secco". con andamento orizzontale portante e comunque ispirandosi alle costruzioni tradizionali. Esempio Tav. R2 - febbraio 2006 pag. 26.
Quanto alle colorazioni si ravvisa l'opportunità di definire gli intonaci possibilmente a base calce, con il procedimento del colorato in pasta secondo apposita tabella indicata alla Tav. R2- febbraio 2006 pag. 51.

2) Sia valutata, a seguito di opportune riprese fotografiche dal mare ed inserimento dell'intervento in simulazione fotografica l'altezza, la tipologia e le essenze per la realizzazione di una barriera arborea finalizzata a mitigare l'impatto visivo dal mare, in particolare per l'area di intervento n. 6.
Inoltre, per le strutture residenziali da realizzare in quest'ultima area di intervento è stata prevista la costruzione di una barriera arborea finalizzata a mitigare l'impatto visivo. A tal proposito si prescrive che le nuove piantumazioni debbano essere effettuate facendo ricorso a specie autoctone in modo da garantire la massima integrazione con l'habitat esistente.
Riguardo, invece, le strutture di nuova realizzazione previste all'interno dell'attuale comprensorio turistico, dall'analisi del progetto si evince che è previsto lo spostamento di circa 15 alberi di ulivo. A tale proposito si prescrive che l'intervento non deve interessare piante di ulivo secolari ovvero soggette a tutela secondo la vigente normativa, in particolare nelle zone 1 e 2.

3) In ogni zona urbanizzata o di attività, compresi i parcheggi, venga prevista una rete di bocche antincendio possibilmente alimentata con acque di raccolta in aggiunta al due previsti serbatoi da 80mc e da 250mc.

4) Sia particolarmente curata l'illuminazione onde evitare il disturbo luminoso e gli apporti scenografici siano limitati alle zone e costruzioni più caratteristiche avendo cura di illuminare dall'alto verso il basso.

5) Sia esposta, al fine di incentivarne l'adozione da altri soggetti, la certificazione già dichiarata in possesso dal proponente della UNI EN ISO 14001.

6) Riguardo, infine, l'analisi degli impatti e delle relative misure di mitigazione si precisa che in fase di realizzazione dovranno essere adottate le seguenti prescrizioni:
- in corrispondenza del perimetro delle aree che potenzialmente possono ospitare le specie protette dovranno essere installati idonei fonometri che assicureranno, nel corso delle lavorazioni, il rilevamento in continuo delle emissioni sonore e la segnalazione dei superamenti dei valori limite. Per questi ultimi, in mancanza di dati di riferimento in materia, si farà riferimento ai valori più restrittivi indicati dal D.P.R. 14.11.1997 (Tabella B - classe di destinazione d'uso del territorio: aree particolarmente protette tempi di riferimento: notturno - valore: 35 dB(A));
- I materiali di risulta provenienti dagli scavi dovranno essere depositati in luoghi privi di vegetazione arborea e arbustiva e, comunque, adeguatamente protetti dalle aree circostanti in modo da evitare la diffusione di polveri;
- Il tempo di permanenza in cantiere dei suddetti materiali dovrà essere ridotto al minimo;
- Periodica bagnatura delle piste di cantiere, lavaggio delle ruote dei mezzi in uscita dall'area di cantiere e copertura dei mezzi adibiti al trasporto dei materiali;
- Perimetrazione del cantiere con recinzioni tali da ridurre la propagazione delle polveri generate nelle diverse fasi di lavorazioni.

• Vista la L.R. 4 febbraio 1997 n. 7;

• Vista la deliberazione della Giunta Regionale n. 3261 del 28/7/98 con la quale sono state emanate direttive per la separazione delle attività di direzione politica da quelle di gestione amministrativa;

• Viste le direttive impartite dal Presidente della Giunta Regionale con nota n. 01/007689/1-5 del 31/7/98;

• Vista la L.R. n. 11/2001;

Adempimenti contabili di cui alla L.R. N. 28/2001 e s.m. ed i.
Il presente provvedimento non comporta alcun mutamento qualitativo e quantitativo di entrata o di spesa né a carico del bilancio regionale né a carico degli enti per i cui debiti i creditori potrebbero rivalersi sulla Regione e che è escluso ogni ulteriore onere aggiuntivo rispetto a quelli già autorizzati a valere sullo stanziamento previsto dal bilancio regionale.

DETERMINA

- di esprimere, per tutte le motivazioni e con tutte le prescrizioni espresse in narrativa e che qui si intendono integralmente riportate, ed in conformità a quanto disposto dal Comitato Regionale per la V.I.A. nella seduta del 21.06.2006, parere favorevole alla compatibilità ambientale per la realizzazione del piano di lottizzazione "Pugnochiuso Marcegaglia S.r.l." localizzato in agro del comune di Vieste, alla località Pugnochiuso, proposto dalla Società Pugnochiuso - Gruppo Marcegaglia S.r.l. - Via Bresciani, 16 - Gazoldo degli Ippoliti (MN) -;

• Il presente parere non sostituisce né esonera il soggetto proponente dall'acquisizione di ogni altro parere e/o autorizzazione previste per legge;

• Di notificare il presente provvedimento agli interessati a cura del Settore Ecologia;

• Di far pubblicare il presente provvedimento sul B.U.R.P.;

• Di dichiarare il presente provvedimento esecutivo;

• Di trasmettere, in originale, il presente provvedimento alla Segreteria della G.R.

Il Dirigente del Settore
Dott. Luca Limongelli

Foglio di lavoro: Inceneritore del Viticone (Sant'Agata di Puglia)

L'1% che distrugge la Capitanata ...
AVVISO IMPORTNANTE:Dopo la conferenza pubblica a Sant'Agata del 20 marzo, è stata già indetta la conferenza dei servizi per il 19 aprile a Foggia, presso il palazzo nuovo della Provincia in Via Telesforo 25, ore 10.
_________________________

Foglio di lavoro digitale per le opposizioni al progetto di inceneritore di biomasse di Sant'Agata di Puglia. Il foglio di lavoro verrà aggiornato man mano. Chi vuole contribuire, può usare la funzione commenti.
Aggiornamentob (19 agosto 2011): sono state spedite le nostre osservazioni, consultabili qui: http://www.box.net/shared/plo3y4r0qn5geieudlt6.

NOVITA'
gennaio 2012: Parte il referendum!
febbraio 2012: come richiesto dalla rete dei comitati, è stata indetta ufficialmente dalla Provincia l'indagina pubblica per la disamina del progetto; siamo in attesa della convocazione formale da parte del Comune di Sant'Agata.
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L'inceneritore di biomasse che è stato proposto nel mese scorso a Sant'Agata sarà il più grande della Puglia (25MWt, 80MWe - 134 mila t/a di "biomassa") scalzando di un bel po' quello di Tressanti (16 MWe, 60 MWt -135 mila t/a di CDR).

L'"accordo di filiera".
La proponente TRE Tozzi dice di aver un contratto di filiera con le associazioni di categoria (Copagri, CIA, Congagricoltura e l'immancabile Coldiretti) per assicurare l'aprovvigionamento di biomasse (solide: paglia di cereali e cippato) al prezzo di 1 cent. al chilo e la creazione di 6 sottostazioni di stoccaggio temporaneo/smistamento nel raggio di 50 km.
E' plausibile che gli operatori agricoli dell’area di potenziale approvvigionamento dell’impianto AgriTRE siano disposti a disfarsi volentieri di residui agricoli, che, in base a tradizioni secolari, sono utilizzati come concime, al prezzo di 10 € a tonnellata (che è poi l’equivalente del quantitativo, e dunque, del rendimento a ettaro: vale a dire 1,215 tonnellate all'anno)?
Alcune associazioni di categoria stanno già smentendo le voci su in possibile accordo di filiera, che dovrebbe essere allegato allo studio d'impatto ambientale, cioè il progetto, dell'inceneritore, in quanto parte integrante e non eventuale. E invece (proprio la parte più interessante) non c'è. Nel caso il combustibile primario (paglia di cereali, cippato) non dovesse bastare:
* "Sarebbe anche possibile, nonché auspicabile, orientarsi verso la coltivazione di specie agrarie
espressamente destinate alla produzione di biomassa per l’energia (quali erbai autunno-vernini e
colture estive come sorgo e girasole). Se questa innovazione colturale venisse anche accompagnata
dall’adozione di alcune pratiche agronomiche a carattere “conservativo”, con particolare riferimento
alla lavorazione del suolo, si avrebbe l’occasione di predisporre un “pacchetto” tecnologico
completo, in grado di perseguire una pluralità di benefici obiettivi".
* La caldaia (forno a griglia mobile) è "flessibile per ogni tipo di combustibile"e basterebbe una semplice autorizzazione provinciale per bruciare i rifiuti.
E' previsto un traffico di 60 tir al giorno per 365 all'anno, tuttavia manca un indispensabile studio sulla mobilità", anche quelli che dovranno trasportare urea e altri materiali e sali da coincenerire per inertizzare e sbiancare (bicarbonato) i fumi.

Ceneri e rifiuti dell'impianto.
L'azienda dice che userà le ceneri (rifiuti speciali altamente tossici) per produrre fertilizzanti, argilla espansa, compost, ecc. (sei segnala nella zona anche la presenza di diverse aziende che producono mangimi: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_1572_listaFile_itemName_21_file.pdf). Niente si dice sulle ceneri sottili dei filtri (codice CER 190113*). In realtà, tutte queste ceneri vanno smaltite adeguatamente in discariche speciali (tipo 1B). La discarica più vicina è quella consortile di Deliceto, ma autorizzata a trattare solo i rifiuti urbani.

Gli scarti agricoli. Da rifiuto a risorsa.
La Provincia di Foggia appoggia questi progetti. Molte associazioni di categoria
si sono dimostrate in passato refrattarie ad ogni proposta di considerare gli scarti agricoli come una risorsa,
e non un rifiuto speciale. Esiste, per es., il compostaggio di qualità.

(Nella foto il manifesto del consorzio per la gestione dei rifiuti agricoli - polistirolo espanso, platische e tubicini, bottiglie, ecc. - promosso dalla Provincia di Foggia, i cui compiti potrebbero essere allargati alla gestione del compost, in modo da "quadrare il cerchio" in maniera virtuosa).

Il progetto (anzi, solo parte di esso, purtroppo) è scaricabile dal sito della Provincia di Foggia:
http://www.ambiente.provincia.foggia.it/index.php/via/industria-energetica/201-agritre; solo la relazione descrittiva generale ("sintesi non tecnica") si può scaricare qui: http://www.box.net/shared/o2r35phvm95x76ejs53d

Ecco il piano di esproprio (la maggior parte dei terreni appartengono al demanio pubblico,
altri in comproprietà di Margherita SRL e di TRE Tozzi):
http://www.box.net/shared/qg3tan878cptg35jakef
Questi terreni sono quelli che dovrebbero essere dati ai giovani e ai disoccupati per produrre cibo con tecniche rispettose della terra ...

La convenzione da 100 mila eurofra il Comune di Sant'Agata e la società di Ravenna:
http://www.box.net/shared/bklmkh2mbsrxjxmk14u0

Infine, una presentazione di Patrizia Gentilini (ISDE - Medici per l'Ambiente) sulle centrali a biomasse:
http://www.box.net/shared/o8c8chgx5bxz1u4syl6t

Alcuni dati sulla disponiblità di biomasse in Italia e in Puglia.
1) dossier ENEA “Le tecnologie per i biocombustibili e i biocarburanti: opportunità e prospettive per l’Italia”, interessanti soprattutto i Capitoli 1 e 2.
2) dossier ENEA: Rilievo indici di relazione tra produzioni agricole e biomassa residuale associata,analisi del mercato della biomassa residuale nelle province delle regioni:Molise, Campania,Puglia,Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.
3) utile anche lo "Studio per la valorizzazione energetica di biomasse agro-forestali nella Regione Puglia".
4) Il PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) contiene importanti indicazioni sull'uso, le filiere e la disponibilità di biomasse in Puglia.
5) Infine, dovrebbe esistere anche una banca dati regionale sulla disponibilità di biomasse ad uso energetica denominata PROBIO.

Come mai si pensa di costruire una grande centrale a biomasse a pochi chilometri dalla discarica consortile di Deliceto?


Università di Foggia, Aforis, Bonassisa e Tozzi inaugurano il centro di educazione ambientale all'Incoronata ...


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Per visualizzare tutti gli altri post sull'impianto, selezionare la tag sotto Sant'Agata di Puglia.

PER APPROFONDIRE
Se TRE (Tozzi), Bonassisa e AFORIS (Confindustria) ci fanno l'educazione ambientale con l'UniFG, oltre alle centrali
Chi valuterà la centrale di Sant'Agata? I nomi del comitato VIA provinciale
Pagina facebook dell'Osservatorio regionale sulle biomasse e i biocarburanti.

ARTICOLI CORRELATI
Le due centrali a "biomassa" a Foggia

lunedì 18 luglio 2011

Online il progetto della centrale (inceneritore) di biomasse di Agritre a Sant'Agata di Puglia


Finalmente, entra in funzione il sito internet della Provincia. Ora, sarà possibile richiedere la pubblicazione online per ogni progetto sottoposto a procedura di verifica di compatibilità ambientale da parte della Settore Ambiente di Via Telesforo a Foggia.
Vai alla pagina di download.

Scheda tecnica dell'inceneritore di Manfredonia

In agro di Manfredonia, al confine con il territorio di Cerignola in provincia di Foggia, E.T.A. spa del gruppo Marcegaglia ha costruito un "termovalorizzatore" di rifiuti da 135.000 tonn/anno (circa 370 tonn/giorno). Ha una potenza termica di 62MW ed un potenza elettrica utile di 14MW. L'inceneritore insiste sulle particelle catastali: foglio 125 part. 155,157,159,161 e foglio 138 part. 51 e 169.

Contiguo all'impianto, separato da una strada pubblica, vi è l'impianto di produzione di CDR (ecoballe) del consorzio Co.Ge.Am gestito dalla società Progetto Ambiente Foggia.

Il progetto è stato presentato nel 2003. Dopo vari tipi di rallentamenti, nel marzo 2009 ha ottenuto il parere favorevole della regione per la VIA e il 14 settembre 2010 è stata rilasciata l’AIA, avendo ottenuto nelle conferenze dei Servizi il parere positivo, espresso a maggioranza, da parte della Regione, dell’Arpa, del Comune di Manfredonia, della Provincia di Foggia, dell’Autorita di Bacino della Puglia e Consorzio di Bonifica della Capitanata. Si oppone il solo Comune di Cerignola e un’associazione locale Alleanza Popolare. Il Comune di Cerignola si è sempre mostrato contrario alla nascita di questo impianto sin dal 2005. L'ultima amministrazione è andata oltre e ha intrapreso vie legali per verificare che tutto quanto previsto sia stato fatto secondo le regole, perdendo clamorosamente nel novembre 2013 nella causa intentata contro la Regione Puglia.

A noi pare che l'iter autorizzativo non sia stato ottenuto seguendo le leggi vigenti, soprattutto non sono stati coinvolti altri Comuni dell'area circostante l'inceneritore, quali Ortanova, Carapelle, Ordona, Stornara, Stornarella, Zapponeta, ma anche il capoluogo Foggia coinvolto a tratti. Non sono state valutate le ricadute in termini di depauperamento del territorio, oltre che degli effetti sulla salute; non ci convincono gli accorgimenti che l'azienda adotterà per limitare l'inquinamento.

Stiamo valutando tutti gli aspetti di questo progetto, per bloccarne la messa in esercizio. Attualmente è in fase di test.

domenica 17 luglio 2011

A Foggia come a Bologna gli indignati discutono di rifiuti, inceneritori e democrazia reale




http://www.achab50.it/article-ecoradio-sulle-piazze-degli-indignati-75649679.html

http://www.statoquotidiano.it/01/07/2011/lindignazione-sbarca-a-foggia-facciamo-causa-ai-consiglieri-comunali/52023/

E pur qualcuno gioisce nella Puglia dei veleni (immagini dell'ILVA dal blog di Carlo Vulpio)





Dall’interno dell’acciaieria più grande d’Europa: uno straordinario documento di foto e di filmati che dovrebbe far tacere i corifei che si rallegrano per la Autorizzazione integrata ambientale. All’estero verrebbe negata, ma per costoro è “tutto a posto”


FONTE: Il blog di Carlo Vulpio

La Corte Costituzionale promuove la "formula toscana" della Via, respinto il ricorso del Governo

La Corte Costituzionale dà ragione alla Toscana in tema di Valutazione di impatto ambientale (Via). Nella sentenza appena emanata la Consulta ha deciso che la Regione, con la sua norma sulla Via, riesce a contemperare la tutela dell'ambiente e l'iniziativa economica privata, entrambe protette dalla Costituzione.

Di fatto, secondo la Consulta, la legge regionale 10/2010 "Norme in materia di valutazione ambientale strategica Vas), di valutazione di impatto ambientale e di valutazione di incidenza", funziona, compreso il comma 6 dell'articolo 43, che invece il Governo aveva impugnato alcuni mesi fa (nell'aprile 2010) ritenendoli incostituzionali.

In sostanza la legge regionale, riempiendo anche un vuoto legislativo nazionale, spiega come applicare la Via nei casi di attività economiche o impianti produttivi già insediati prima dell'introduzione della stessa disciplina di Valutazione d'impatto ambientale. La Toscana spiega la Consulta nella sentenza, introduce "tre distinte regole" che realizzano un approccio complesso, ma alla fine equilibrato e legittimo.

Infatti, in occasione di un rinnovo di autorizzazione o di concessione di un impianto in esercizio, la norma rende necessaria una valutazione globale delle attività esistenti, ma poi distingue ragionevolmente tra gli effetti della Via che riguardano le parti nuove degli impianti e quelli che riguardano le opere preesistenti.

Mentre sulle prime è necessaria una valutazione completa degli impatti ambientali derivanti dalle innovazioni, sulle parti esistenti e non modificate si potranno soltanto indicare prescrizioni e misure di miglioramento ambientale, ma senza mettere in discussione la sopravvivenza stessa dell'attività esistente. Inoltre, la Regione Toscana stabilisce che la Via non è prevista se quell'impianto è già soggetto a Aia (Autorizzazione integrata ambientale), procedura che di per sé fornisce le garanzie ambientali necessarie.

Quindi la Consulta ha respinto il ricorso del Governo sulla Via toscana "ritenendo - si legge nella sentenza - che un ragionevole bilanciamento degli interessi in campo, la tutela dell'ambiente e l'iniziativa economica provata, entrambi costituzionalmente protetti, giustifichi l'intento di non stravolgere e azzerare opere o attività da lungo tempo legittimamente localizzate".

www.regione.toscana.it%2Fregione%2Fmultimedia%2FRT%2Fdocuments%2F2011%2F07%2F13%2F8e0450b6262418512d54de7872da72cd_suppn67albudel13072011pii.pdf&rct=j&q=via corte costituzionale toscana&tbs=%2Cqdr%3Aw&ei=xK8iTtPvDMKq8APBpIiyAw&usg=AFQjCNGLTio3OXCbBt2fH4zKtRfCMLfUlw&sig2=4td7jOAN9HTg5YVaCJE78w&cad=rja

sabato 16 luglio 2011

A Bari in difesa del suolo pubblico


di Ylenia Sina (12/11/2010)

MOBILITAZIONE. Domani comitati da tutta la Puglia si riuniranno per una manifestazione regionale indetta dal
Forum energia e territorio beni comuni.

Inceneritori, centrali a carbone e a gas, biomasse, rigassificatori, petrolio, fotovoltaico ed eolico selvaggio. Nella Puglia di Vendola la mappa delle vertenze ambientali che scenderanno in piazza domani a Bari è davvero vasta e variegata. Comitati cittadini da ogni provincia pugliese, organizzati nel Forum Energia e Territorio Beni Comuni che ha indetto la manifestazione, si sono dati appuntamento per domani alle ore 15 in piazza Umberto Primo, per chiedere ai propri amministratori «una discussione partecipata e reale del Piano energetico ambientale Regionale». Dopo il concentramento, alle 16.30, il corteo proseguirà per le strade principali di Bari per terminare in serata in Piazza della Libertà dove si susseguiranno gli interventi finali delle realtà presenti.

Quindi, giovedì 18 novembre, davanti alla sede della Regione Puglia, la mobilitazione continuerà con un sit-in non solo di protesta verso le politiche messe in campo sulla questione rifiuti e su quella dell’energia ma soprattutto di proposta: una moratoria regionale su tutti gli impianti nocivi e su quelli nelle zone di criticità ambientale (cosiddetta “fascia c”), una discussione partecipata sulle linee guida della regione Puglia in materia di rifiuti ed energia, avvio della raccolta differenziata contro nuove discariche ed inceneritori. «Oggi ci troviamo a fare i conti con una situazione ambientale nel nostro territorio non più sostenibile» dichiara Alessandro Zagaria del Collettivo Exit di Barletta, nella Provincia della Bat (Barletta, Andria, Trani).

Solo in questa area è prevista la realizzazione di 6 centrali a biomasse distribuite in tutta l’area a cui va aggiunta quella che sarebbe dovuta sorgere a Barletta, la cui delibera è stata revocata dall’amministrazione comunale in seguito alle mobilitazioni cittadine. Sempre a Barletta i cittadini devono fare i conti con un altro impianto nocivo «pericolosamente situato nel centro della città»: un cementificio. Per questo impianto l’azienda, la Buzzi Unicem, ha chiesto l’autorizzazione per poter bruciare 80mila tonnellate di rifiuti all’anno, a fronte di una quantità attuale pari a 40mila t tra rifiuti speciali e cdr, «che di fatto trasformerebbe il cementificio in un vero e proprio inceneritore» denunciano i cittadini. Se a questo si aggiungono il cementificio autorizzato dal Comune di Trani, strategicamente situato a ridosso della discarica di bacino e a soli 7 chilometri da quello già attivo a Barletta, nuove discariche e altre da ampliare, come quella di Canosa, «è facile comprendere i costi sociali e ambientali a cui la nostra regione andrà incontro».

Anche nell’area del Tavoliere la situazione, tra cementifici e discariche, non è migliore. Simbolica la vertenza contro l’inceneritore marca Marcegaglia che è stato costruito dalla E.T.A. spa sul territorio di Manfredonia nei pressi del comune di Cerignola (Foggia) per il quale i cittadini denunciano come «tra i vari motivi che ci portano a sostenere irregolarità nell’iter autorizzativo c’è lo scarso coinvolgimento degli enti locali previsto dalle leggi europee, che avrebbe potuto essere decisivo in sede di Conferenza dei servizi» spiega Matteo Loguercio del Comitato contro l’inceneritore di Cerignola.

«Siamo stanchi di assistere allo sfruttamento del nostro territorio che produce più energia di quanta ne consuma» dichiarano i cittadini del comitato Pro Ambiente di Modugno (Bari), territorio di “fascia C”, che hanno dovuto combattere contro due impianti nocivi: la centrale a Turbogas di Sorgenia, costruita vicino ad un ospedale e ad una scuola elementare, e l’inceneritore della Eco Energia, del gruppo Marcegaglia, «il cui sito è sotto il sequestro della magistratura di Bari da circa un anno e mezzo per presunte delazioni in materia ambientale e perché vincolato dalla Sovrintendenza» spiega Tino Ferulli del comitato. Presenti domani alla manifestazione anche i comitati no coke di Brindisi, una città che storicamente paga le conseguenze di ben due centrali a carbone nel proprio territorio, quella Edipower e quella Enel a Cerano, e che sta affrontando la minaccia di un rigassificatore nell’area portuale di Capobianco.

Così domani, da ogni angolo della Puglia, comitati, associazioni ambientaliste, movimenti si metteranno in marcia per raggiungere Bari e mettere in pratica «quell’agire collettivo che rappresenta l’unica risposta ad una politica che ormai non risponde più ai bisogni della gente».

FONTE: Terra News

venerdì 15 luglio 2011

Il CDR all'Incoronata non si farà

Bol. n. 90 del 09-06-2011

AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE FOGGIA - Ditta T.E.C.A.


Procedura di V.I.A.



La Ditta T.E.C.A. s.a.s. ha trasmesso all’Ufficio Ambiente della Provincia di Foggia richiesta di attivazione della procedura di Valutazione Impatto Ambientale relativa alla realizzazione di un impianto industriale di produzione di materia prima secondaria e CDR con annessa area di messa in riserva e deposito preliminare in agglomerato industriale ASI di Foggia ai sensi della L.R. 11 del 12 aprile 2001.
Il Dirigente del Settore, preso atto del parere espresso dal Comitato Tecnico per la V.I.A. nella seduta del 19 maggio 2011, ha determinato, con atto n. 1454 del 23/05/2011 parere negativo in merito alla procedura di VIA il progetto di che trattasi.

mercoledì 13 luglio 2011

Nuovo Regolamento Comitato Regionale VIA

Bol. n. 79 del 20-05-2011

REGOLAMENTO REGIONALE 17 maggio 2011, n. 10


Comitato Regionale Per la Valutazione di Impatto Ambientale - Regolamento ai sensi dell’art. 28 della L.R. n. 11 e ss.mm.ii.



IL PRESIDENTE
DELLA GIUNTA REGIONALE

Visto l’art. 121 della Costituzione, così come modificato dalla legge costituzionale 22 novembre 1999 n. 1, nella parte in cui attribuisce al Presidente della Giunta Regionale l’emanazione dei regolamenti regionali;

Visto lo Statuto della Regione Puglia (L.R. 12 maggio 2004, n. 7) ed, in particolare, gli artt. 42, comma 2, lett. c e 44, comma 2;

Vista la L.R. 12 aprile 2001 n. 11 e ss. mm. e ii. ed, in particolare l’art. 28 comma 6 bis;

Visto il Regolamento Regionale 15 ottobre 2009, n. 24

Vista la Delibera di Giunta Regionale n. 1099 del 16 maggio 2011 di adozione del Regolamento;


EMANA

Il seguente Regolamento:

Il presente regolamento disciplina l’organizzazione ed il funzionamento del Comitato Regionale per la Valutazione d’Impatto Ambientale, istituito ai sensi dell’art.28 L.R. n.11/01 e ss.mm.ii.


Art. 1
Composizione del Comitato

1. Il Comitato Regionale per la Valutazione d’Impatto Ambientale, di seguito chiamato Comitato, è istituito con decreto dell’Assessore Regionale all’Ecologia ed è composto così come previsto dal predetto art. 28 L.R. n. 11/01 e ss.mm.ii.
2. Fanno parte del Comitato il Dirigente del Servizio Ecologia, che presiede il Comitato stesso e sovrintende alla organizzazione ed alla direzione dei lavori dell’Organo, ed il Dirigente dell’Ufficio Valutazione d’Impatto Ambientale e Politiche Energetiche (nel seguito chiamato Ufficio V.I.A.), entrambi senza diritto di voto.

2.bis L’incarico di esperto nel Comitato di V.I.A regionale, di cui alla lett. a) del comma 2 dell’art. 28 della legge regionale 12 aprile 2001, n. 11, è incompatibile con qualsiasi ruolo nei Comitati Tecnici Provinciali. Qualora la suddetta incompatibilità si determini in epoca successiva alla nomina, l’accettazione dell’incarico nei Comitati Tecnici Provinciali determina la decadenza automatica dall’incarico di V.I.A. regionale.

2.ter I componenti del Comitato di V.I.A. regionale, in carica alla data di pubblicazione sul BURP della presente integrazione regolamentare, devono produrre comunicazione di opzione nel termine perentorio di 15 giorni, a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’integrazione medesima, a pena di decadenza automatica dall’incarico nel Comitato di V.I.A. regionale.

Le funzioni di segretario spettano ad un funzionario in servizio presso il Servizio Ecologia, anch’esso senza diritto di voto.


Art. 2
Funzioni del Comitato

1. Ferme restando le competenze dell’Ufficio V.I.A. in merito all’istruttoria amministrativo-istituzionale dei progetti, opere ed interventi assoggettati alle procedure di cui alla L.R. n.11/2001 e ss.mm.ii. il Comitato è, nell’ambito regionale, l’organo tecnico istruttorio per la formulazione dei pareri regionali nell’ambito delle procedure di V.I.A. nazionali, le richieste di procedure di V.I.A. regionale e di verifica di assoggettabilità a V.I.A. con valutazione di incidenza ambientale e, su richiesta dell’Ufficio V.I.A., esprime parere anche sui progetti assoggettati alla procedura di Verifica preliminare.
2. Le competenze del Comitato comprendono:
a) l’esame tecnico del progetto ovvero delle diverse alternative progettuali presentate dal proponente, nonché della documentazione tecnica a corredo (S.I.A.);
b) l’individuazione e la quantificazione degli impatti diretti ed indiretti dei progetti sulle diverse componenti ambientali (il suolo, il sottosuolo, le acque, l’aria, il paesaggio) e sugli elementi che ne fanno parte (l’uomo, la fauna e la flora, il clima, il paesaggio, i beni materiali, il patrimonio culturale) e le interazioni tra questi; la valutazione delle misure proposte per eliminare o mitigare gli impatti negativi previsti; ) la valutazione degli eventuali sistemi di monitoraggio della compatibilità ambientale dei progetti, proposti dal proponente;
c) l’analisi dei contenuti di tutte le osservazioni, delle controdeduzioni, dei pareri e quant’altro afferente il progetto in esame. e di tutta la documentazione agli Atti;
d) l’esposizione e la discussione, in sede plenaria, dei contenuti salienti di tale documentazione;
e) la formulazione di un parere sull’impatto ambientale del progetto, opera od intervento proposto.

Sulla base del parere espresso dal Comitato, il Dirigente della struttura competente adotta il provvedimento finale, denominato “Giudizio di compatibilità ambientale”.


Art. 3
Organizzazione del Comitato

1. Le pratiche da sottoporre al Comitato vengono protocollate e depositate presso la Segreteria del Comitato presso l’Ufficio V.I.A. e sono tenute a disposizione dei componenti.

2. In ragione della materia da trattare, il Presidente del Comitato può prevedere delle sottocommissioni per agevolare l’attività istruttoria posta a premessa dell’attività consultiva finalizzata alla formulazione dei pareri.
3. L’assegnazione dei componenti esperti alle varie sottocommissioni è disposta, sentiti gli interessati, sulla base delle caratteristiche culturali e delle attitudini professionali dei vari componenti e delle esigenze derivanti dai compiti istruttori del Comitato.


Art. 4
Funzionamento del Comitato

1. Il Presidente assegna l’istruttoria delle singole domande di pronuncia ad un Referente, con funzioni di relatore o, in ragione della complessità dell’argomento da trattare, ad una sottocommissione costituita dal Referente e da uno o più componenti dello stesso Comitato su indicazione dello stesso Presidente o su richiesta del Referente.

2. All’attività istruttoria di ogni singola sottocommissione possono partecipare anche gli altri componenti del Comitato con modalità di partecipazione concordate con il Referente.

3. Ciascuna sottocommissione svolge l’attività istruttoria nei modi e nelle sedi di volta in volta ritenuti più opportuni, eventualmente effettuando sopralluoghi preventivamente autorizzati dal Presidente stesso.

4. La sottocommissione può essere integrata, da esperti nelle materie di specifico interesse, di altri Servizi Regionali e/o dell’ARPA Puglia.

5. Ai sensi della D.G.R. 14 marzo 2006, n. 304, ai lavori del Comitato partecipa il Dirigente dell’Ufficio Parchi o un suo delegato, per relazionare in merito all’istruttoria espletata, qualora i progetti o piani risultino sottoposti a procedura di verifica di assoggettabilità a VIA con valutazione di incidenza ambientale ovvero a diretta procedura di V.I.A, come previsto dall’art. 4, L.R. n. 11/01 e ss.mm.ii.

6. Il Referente, o la relativa sottocommissione all’uopo nominata, è responsabile dell’Istruttoria tecnica che si conclude con una relazione scritta contenente una sintetica descrizione di tutta l’attività istruttoria svolta, la situazione di fatto, i presupposti di diritto, le considerazioni di ordine tecnico dei componenti, le controdeduzioni ad eventuali pareri e/o osservazioni pervenute ed una proposta finale di parere motivato da sottoporre alla discussione del Comitato convocato in riunione plenaria.

7. La consegna della predetta istruttoria deve avvenire entro 60 gg. dalla data di assegnazione della pratica.


Art. 5
Riunioni del Comitato

1. Il calendario delle riunioni del Comitato viene stabilito dal Presidente. Le sedute non sono pubbliche e devono avere cadenza almeno quindicinale. Il Presidente ha facoltà di procedere a convocazioni straordinarie in presenza di particolari esigenze organizzative o di ragioni di urgenza nella definizione di talune pratiche.

2. Gli argomenti all’ ordine del giorno devono essere comunicati entro 6 giorni dalla data della seduta alla Segreteria del Comitato. La Segreteria del Comitato ha il compito di trasmettere la convocazione ad ogni singolo componente, mediante fax o e-mail, entro 5 giorni dalla data della seduta. In casi di impedimento a partecipare alle sedute da parte dei singoli componenti, questi devono darne avviso almeno 3 giorni prima della seduta alla Segreteria del Comitato.

3. Nelle riunioni plenarie:
• Il Comitato tratta problemi di carattere generale e di metodo relativi all’attività istruttoria e di valutazione;
• il Presidente provvede all’assegnazione delle istruttorie;
• il Referente o altro relatore da lui indicato relaziona sugli esiti dell’attività istruttoria della sottocommissione (ove prevista);
• si fanno gli eventuali approfondimenti o integrazioni istruttorie che si rendessero necessari grazie al contributo dei componenti non facenti parte della sottocommissione;
• il Comitato rende il parere in merito alle opere sottoposte alla procedura di verifica e/o di V.I.A. in merito all’impatto ambientale delle opere.
• il Comitato, su richiesta del Referente, esamina particolari problematiche emerse nel corso dell’attività istruttoria della sottocommissione.

4. Le riunioni plenarie non possono essere utilizzate ai fini dell’esame documentale e istruttorio della sottocommissione.

5. Prima dell’avvio dei lavori i componenti del Comitato dichiarano eventuali cause di incompatibilità nella trattazione delle pratiche iscritte all’ordine del giorno; in tale eventualità il componente interessato dovrà allontanarsi dall’aula.


Art. 6
Regolamentazione
delle sedute plenarie

1. Le sedute plenarie del Comitato sono valide in presenza della maggioranza dei componenti in carica. Prima dell’avvio dei lavori i componenti del Comitato dichiarano eventuali cause di incompatibilità nella trattazione della/e pratiche iscritte all’ordine del giorno; in tale eventualità il componente interessato dovrà allontanarsi dall’aula e non concorre alla formazione del quorum strutturale.

2. I componenti esperti nominati dalla Giunta devono assicurare la presenza alle sedute plenarie del Comitato. In caso di assenza ingiustificata per oltre tre riunioni successive il Presidente del Comitato dichiara la decadenza automatica dalla carica e propone alla Giunta la sostituzione del Componente.

3. In caso di assenza del Presidente, ne assume le veci il Dirigente dell’Ufficio V.I.A. e, in caso di assenza anche di quest’ultimo, il componente più anziano.

4. E’ consentita la partecipazione ai lavori istruttori anche del soggetto proponente o di un suo delegato qualora il Referente e/o la sottocommissione ravvisi l’esigenza di approfondire alcuni aspetti con lo stesso.

5. Su invito del Presidente possono partecipare ai lavori del Comitato, senza diritto di voto, esperti esterni, appositamente incaricati della valutazione di aspetti specifici.

6. Sulla base della relazione istruttoria della sottocommissione il Comitato emette un parere motivato sull’impatto dell’opera che è chiamata ad esaminare, nel rispetto dei termini stabiliti dalla legge regionale.

7. I pareri sono adottati a maggioranza dei componenti presenti aventi diritto di voto.
Qualora il Comitato non pervenga ad un giudizio unanime sul progetto in esame si procede alla votazione per alzata di mano. In tal caso le decisioni sono valide se assunte con voto favorevole della maggioranza dei presenti aventi diritto di voto.

8. Delle riunioni plenarie viene tenuto un verbale, firmato dal segretario del Comitato e controfirmato dal Presidente. Il verbale, redatto in forma sintetica, deve riportare i partecipanti, gli argomenti trattati, la discussione e le conclusioni a cui il Comitato è pervenuto; dà inoltre conto dell’intervento di eventuali soggetti terzi ai lavori del Comitato, dell’assegnazione delle istruttorie, delle osservazioni dei vari componenti, dell’esito delle votazioni.
Eventuali registrazioni devono considerarsi quali semplice ausilio alla stesura del verbale e non possono essere messe a disposizione di estranei.

9. In apertura della seduta si procede, di norma, alla lettura ed all’approvazione del verbale della riunione precedente.


Art. 7
Conferenze di servizi

1. Le Conferenze di Servizi, laddove ritenute necessarie, sono presiedute dal Presidente della Comitato, che può delegare a ciò il responsabile dell’Ufficio V.I.A., il referente del progetto o altro componente della sottocommissione a cui il progetto è stato assegnato.

2. Alle Conferenze di Servizi partecipano tutti i componenti della sottocommissione cui è assegnata l’istruttoria della domanda di pronuncia; possono altresì partecipare anche gli altri componenti. Vengono invitati coloro i quali hanno presentato osservazioni o pareri; a ciascuno viene data l’opportunità di esprimere ulteriori pareri e al proponente il progetto la possibilità di replica.

3. Della Conferenze di Servizi viene tenuto un verbale con le modalità previste per detta fattispecie.
Del verbale viene data lettura nella successiva riunione del Comitato in seduta plenaria in maniera tale che della stessa Conferenza venga presa conoscenza da parte degli eventuali assenti.

4. Ai fini del compenso degli esperti la Conferenza di Servizi equivale a una seduta plenaria.


Art. 8
Dimissioni di Componenti

1. Le dimissioni di un componente nominato dalla Giunta Regionale sono presentate con lettera raccomandata con avviso di ricevimento al Dirigente del Servizio Ecologia della Regione Puglia.

2. Le dimissioni sono irrevocabili dal momento in cui vendono protocollate ed hanno effetto dal 30° giorno successivo a quello del ricevimento da parte dell’Ufficio.

3. La Giunta Regionale procede alla nomina del nuovo componente, ai fini della reintegrazione del Comitato.


Art. 9
Decadenza dall’incarico

1. Il Comitato dura in carica per un periodo pari a tre anni dalla data della nomina con decreto Assessorile ed esercita le sue funzioni fino alla costituzione del nuovo Comitato e comunque per un periodo non superiore a tre mesi.


Art. 10
Revoca dell’incarico

1. Su proposta motivata del Presidente della Comitato, la Giunta Regionale può disporre la revoca
2. dell’incarico di un componente nei seguenti casi:
a. a seguito di gravi inadempienze o ritardi rispetto ai compiti affidati che comportino ingiustificati superamenti dei tempi di conclusione del procedimento;
b. in caso di comportamenti non conformi a quanto previsto al successivo art. 11 accertati dall’Ufficio competente sulla V.I.A.;
c. nei casi previsti dalla legge per la sospensione dai pubblici uffici degli amministratori.

3. La revoca ha effetto dalla data indicata nel provvedimento che viene notificato all’interessato ed inviato, per conoscenza, al Presidente del Comitato.

4. Il Comitato può comunque continuare a svolgere la propria attività, anche in assenza del plenum.

5. La Giunta procede alla nomina del nuovo componente, ai fini della reintegrazione del Comitato.


Art. 11
Norme deontologiche

1. Nello svolgimento dell’attività presso il Comitato gli esperti si conformano alle norme di comportamento previste per i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni.
In particolare essi sono tenuti al segreto relativamente ad informazioni e notizie sui progetti e sulle aziende di cui vengano a conoscenza nell’esercizio del mandato.

2. I componenti del Comitato non possono svolgere consulenza professionale nei confronti dei soggetti proponenti in relazione ai progetti sottoposti all’esame della Commissione.
Non possono inoltre chiedere documentazione direttamente ai soggetti proponenti ma sono tenuti a segnalare la necessità di integrazioni al Responsabile dell’Ufficio VIA.

3. Gli esperti si attengono inoltre alle norme di deontologia professionale.

4. Nello svolgimento delle attività presso il Comitato V.I.A. gli esperti si assumono la responsabilità delle istruttorie loro assegnate sottoscrivendo la relazione di sintesi che viene depositata agli atti.


Art. 12
Abrogazione espressa del regolamento
15ottobre 2009, n. 24

Il presente regolamento abroga e sostituisce il precedente Regolamento n°24/09 adottato con D.G.R. n. 1859/09.
Il presente Regolamento è pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia ai sensi e per gli effetti dell’art. 53 comma 1della L.R. 12/05/2004, n. 7 “Statuto della Regione Puglia”. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare come Regolamento della Regione Puglia.

Dato a Bari, addì 17 maggio 2011

VENDOLA

domenica 10 luglio 2011

La Puglia in commissione parlamentare ciclo rifiuti ("ecomafie")


Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti
82.
Mercoledì 2 febbraio 2011
INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:

Pecorella Gaetano, Presidente ... 2

Audizione del Presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola.

Pecorella Gaetano, Presidente ... 2 6 7 11 15 16
Bratti Alessandro (PD) ... 8 13
Cenni Susanna (PD) ... 10
Coronella Gennaro (PdL) ... 9
Vendola Nichi, Presidente della regione Puglia ... 2 11 13 15
D'Ambrosio Gerardo (PD) ... 9
De Angelis Candido (FLI) ... 6 15
De Luca Vincenzo (PD) ... 8
De Toni Gianpiero (IdV) ... 9
Franzoso Pietro (PdL) ... 7 11 15 16
[Indietro]
Seduta del 2/2/2011
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...
Audizione del Presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, accompagnato dall'assessore per la qualità dell'ambiente e dal direttore delle aree politiche per la riqualificazione e la tutela e sicurezza ambientale, che ringrazio per la presenza.
L'audizione rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Puglia, dove si è recata dal 14 al 16 settembre 2010, a Taranto, e dal 25 al 27 gennaio 2011, a Bari.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta.
Desidero ringraziare il presidente Vendola, che nonostante sia molto impegnato nell'attività amministrativa si è reso disponibile. Non è la prima occasione in cui si presenta davanti a questa Commissione, intesa storicamente. Noi siamo particolarmente interessati alle vicende della Puglia, dove abbiamo già svolto due missioni.
Penserei di organizzare i lavori in questo modo: siccome sappiamo che alle ore 15 il presidente Vendola dovrà lasciarci, darei subito la parola al presidente per poi continuare eventualmente l'audizione con l'assessore e il direttore.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Presidente Pecorella la ringrazio e ringrazio tutti i commissari. Non solo per antica militanza istituzionale nelle commissioni di indagine, ma anche per le responsabilità attuali di amministratore di una grande regione del Mezzogiorno d'Italia, considero importante e stimolante per noi l'occasione di rappresentare lo stato dell'arte e di poter essere, quindi, anche oggetto di radiografia istituzionale rispetto a quello che abbiamo messo in campo.
Mi sia consentito ribadire un punto preliminare. Il tema dei rifiuti è emblematico di questioni complessive di modello di sviluppo e di modelli di governance. Fin dall'inizio del mio precedente mandato ho ritenuto fondamentale sgomberare il campo dall'istituto emergenziale del commissariamento, ritenendolo la fabbrica delle emergenze, un principio di deresponsabilizzazione diffusa incompatibile con il governo di un ciclo complesso come è quello dei rifiuti. Il gioco facile a usare il commissario come una sorta di target, come l'oggetto delle attività da poligono di tiro della politica intesa in termini localistici strumentali è un po' il panorama che ha dato il massimo dei risultati nella vicenda campana, che in qualche maniera
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insiste in tante altre regioni. Uscire dal commissariamento è il modo razionale, ordinato per uscire fuori dall'emergenza. Questa è la prima premessa fondamentale.
La seconda premessa riguarda il modello di organizzazione del ciclo dei rifiuti. Il rischio concreto che abbiamo corso e che corre il sud d'Italia è il passaggio dalla dittatura delle discariche alla dittatura degli inceneritori. Questa è per me una risposta semplificata e non sostenibile dal punto di vista ambientale e anche con implicazioni affaristico-criminali, che credo siano note a tutti. Il passaggio dall'idea dello smaltimento nel sottosuolo all'idea dello smaltimento attraverso l'incenerimento non è altro che il passaggio da un modello semplificato a un altro modello semplificato, altrettanto rischioso dal punto di vista delle implicazioni affaristico-criminali. Oltretutto, sul ciclo dell'incenerimento si è voluto impostare una disputa tutta ideologica e non si è voluti entrare nel merito delle tecnologie disponibili sul mercato.
Per la mia scelta, per la mia responsabilità il no totale e radicale è stato nei confronti dell'incenerimento del tal quale considerandola tecnologia obsoleta e pregiudizievole per la salubrità ambientale, di contro a una disponibilità a contenere in forma limitata un processo di termovalorizzazione che non rappresentasse un ciclo industriale. Se la termovalorizzazione rappresenta, infatti, un ciclo industriale, uccide qualunque prospettiva di recupero di materia e di raccolta differenziata. Se la termovalorizzazione è il recupero del residuo in termini, appunto, di recupero energetico, allora bisogna costruire una complessità di azioni che rendano la termovalorizzazione residuale e non esaustiva del ciclo dei rifiuti.
Queste sono le premesse necessarie. Noi ci orientiamo secondo quello che ci dice non solo la letteratura scientifica, ma la Comunità europea: lavorare per la riduzione della produzione di rifiuti, per il recupero di materia, per la raccolta differenziata. Questo è il tema che credo maggiormente interessi questa Commissione e che, per non essere un impegno di tipo salvifico-taumaturgico, comporta molte azioni svolte contemporaneamente e una molteplice assunzione di responsabilità.
La raccolta differenziata va intanto condivisa dalle istituzioni diffuse e su questa bisogna impostare una battaglia culturale. Lo dico perché potrei portare a testimonianza i manifesti che ho ricevuto nel 2006 in comuni pugliesi contro le amministrazione comunali, contro la raccolta differenziata, presentata come una velleità ideologico-utopistica del presidente della regione Puglia. È un caso abbastanza curioso, però la lotta per imporre la raccolta differenziata non come una bandiera politica, né come una bandiera ideologica, ma come una necessità assoluta per affrontare in maniera ecosostenibile e razionale questo problema, è stata una lotta faticosa. In alcuni casi non c'era da parte delle istituzioni diffuse soltanto un pregiudizio politico-ideologico o la sua strumentalità, c'era anche la realtà di un interesse e una cointeressenza tra appalti e amministrazioni locali molto diffusa.
Il ciclo dei rifiuti è una forma di finanziamento inappropriata, come sapete, della politica, ma è una verità, credo, lapalissiana, è una verità che è sotto gli occhi di tutti. Le cointeressenze sono forti, così come si tratta di un territorio sempre a rischio di penetrazione mafiosa.
La Puglia, dal mio punto di vista, nonostante la necessità di evidenze di tipo giudiziario, non è esente da questi rischi. Ci sono territori in cui si percepisce un clima di intimidazione e attorno ai rifiuti è difficile costruire una battaglia politica a viso aperto, limpida e pulita, perché c'è un clima che mette paura. Questo è vero soprattutto in alcune aree della mia regione.
Per me è importante dirlo non per creare allarmismo, ma perché tutti quanti possano tenere alta la guardia rispetto al rischio. Non c'è organizzazione mafiosa ormai che non ambisca a tracimare dai propri confini territoriali. La mafia non è più un problema territoriale. Il ciclo dei rifiuti insieme all'organizzazione dei sistemi di potere in sanità sono i luoghi di
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maggiore capacità di drenaggio di risorse pubbliche e private, è una giostra di denaro di proporzioni ciclopiche, e quindi l'interesse delle organizzazioni criminali su questo terreno è sempre attuale.
C'è anche una difficoltà legata ai modelli impiantistici e al modello di organizzazione del sistema imprenditoriale. La raccolta differenziata funziona se si sviluppa un'impresa del recupero e quindi si tratta non solo di fare educazione civica nei confronti dei cittadini, ma anche di stimolare le necessarie azioni che consentano la lievitazione di segmenti di buona economia del recupero. Questo è un problema di non facilissima soluzione.
C'è un problema legato all'impiantistica: le percentuali resteranno fatalmente molto avare finché non si svilupperà il recupero dell'umido. Dico per conoscenza dei colleghi che noi abbiamo avuto un piano dei rifiuti pubblico varato nel 2004: all'esito di tredici anni di gestione emergenziale di commissariamento dei rifiuti, solo nel 2004 interviene, infatti, un piano dei rifiuti. Per l'onore della politica, vorrei dire che all'inizio degli anni Novanta l'amministrazione regionale provò a impostare in maniera anche illuminata una nuova gestione del tema dei rifiuti, ma le spinte localistiche travolsero quella che avrebbe rappresentato una programmazione assolutamente innovativa.
Quello dei rifiuti è un banco di prova di qualunque cultura di governo. Cedere alle spinte localistiche significa non raggiungere mai l'obiettivo e per me è stato importante non cedere neanche di fronte alla necessità per la regione Puglia di esprimere senso di responsabilità nei confronti della crisi campana. Ci siamo, infatti, accollati, nel 2008, e ci accolliamo oggi gran parte dei rifiuti della Campania, non 500 tonnellate, come altre regioni, ma 50.000 tonnellate, secondo gli impegni che io stesso ho assunto in prima persona con il Presidente del Consiglio e non per solidarietà, ma per responsabilità. La tragedia campana è, infatti, tragedia nazionale dal mio punto di vista. Io la interpreto così e così mi oriento.
Quanto all'impiantistica, abbiamo avuto il piano dei rifiuti del 2004, ci sono stati i conseguenti bandi di gara, ai quali, come è d'uopo in Italia, è seguita la controversia giudiziaria, che ha visto i pronunciamenti del Consiglio di Stato tra maggio e giugno del 2006: sostanzialmente fino al giugno del 2006 io non potevo, per rispetto della legge, fare alcunché dal punto di vista dell'impiantistica, in una condizione difficile, in cui stavano andando ad esaurimento tutte le discariche pubbliche e quindi era molto importante accelerare con un'alternativa, quella della complessa alternativa impiantistica.
Tuttavia, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato, l'unico intervento che mi sono permesso di fare sul piano dei rifiuti del mio predecessore, quello del 2004, è stato di cancellare gli inceneritori, quelli che bruciano il tal quale e quelli che proponevano un prezzo di conferimento del rifiuto non solo fuori mercato, ma scandalosamente fuori mercato. Nel caso, per esempio, dell'impianto di Bari, la tariffa era di 125 euro a tonnellata a fronte non solo di una situazione, in quel momento presente, di tariffe che erano intorno ai 40-50 euro a tonnellata, ma di una media nazionale che era di gran lunga inferiore a quella.
Avevamo, quindi, nel piano pubblico 3 impianti di incenerimento pubblici tutti e tre con tecnologie obsolete, che bruciavano il tal quale e che avevano un prezzo di conferimento del rifiuto fuori mercato. Per questa ragione devo dire che non soltanto non ho avuto problemi dal punto di vista dei risarcimenti, ma in un caso mi vanto di aver liberato la Puglia dalla presenza di un imprenditore assai ingombrante della Lombardia per l'inceneritore di Trani, imprenditore che è stato poi ospite di un istituto penitenziario. Ci siamo liberati di una presenza dal mio punto di vista abbastanza inquietante.
Funziona, invece, un impianto di termovalorizzazione con una tecnologia assolutamente evoluta di proporzioni io dico accettabili: tra i 10 e i 15 megawatt considero un impianto di termovalorizzazione accettabile, un impianto di 100 megawatt
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significa che in quel territorio si è deciso che i rifiuti non sono un problema ambientale, ma sono l'industria energetica e nella mia prospettiva, che è quella che ho imparato dalla Comunità europea, questo non è possibile. Quell'impianto è in funzione dopo un lunghissimo percorso autorizzativo. Si può, infatti, avere un'idea del tipo di impiantistica, però bisogna sapere che nel piano che ho ereditato la valutazione di impatto ambientale non si faceva a monte, ma era prevista a valle delle localizzazioni. Potete immaginare cosa significhi localizzare impianti complessi di rifiuti, per esempio, in un luogo che si chiama Grottelline. La parola avrebbe dovuto evocare qualche problematica geomorfologica: se si chiama Grottelline forse ci sono le grotte, ma siccome la valutazione di impatto ambientale non era prevista a monte, ma a valle, ho dovuto dopo affrontare a valle tutti i problemi della localizzazione.
A oggi del piano Fitto abbiamo realizzato tutti gli impianti con l'eccezione degli impianti complessi del sito di Corigliano d'Otranto. La ragione è che, emessa la sentenza del Consiglio di Stato, trovandomi nella condizione di dover soltanto firmare il contratto dal punto di vista giuridico ho mostrato attenzione alle rimostranze di una comunità - i cui amministratori forse erano stati precedentemente distratti - che sollevava la questione di rischi di danno ambientale legati al fatto che quegli impianti insistevano sulla falda che serve tutto il territorio salentino. Ho messo il freno a mano, ho convocato le autorità scientifiche e tutte le autorità competenti alla luce degli studi, degli approfondimenti, che pure dicevano che non c'erano rischi concreti a causa della tipologia dei terreni, della estrema argillosità, della impermeabilizzazione del sito. Nonostante questo, ho imposto all'azienda di ridurre l'impianto anche per tranquillizzare ulteriormente e dare un messaggio alla comunità locale. Quello è l'unico impianto non realizzato, nel senso che c'è stato questo blocco.
Laddove ci sono dei ritardi, sono intervenuti perché, per esempio, dei cittadini hanno denunciato che, nel famoso sito di Grottelline probabilmente c'era un sito archeologico; pur dovendo per forza firmare il contratto e avendolo firmato, pur essendo rischioso bloccare la caratterizzazione, io l'ho bloccata, ho chiamato la sovrintendenza e il Ministero per i beni e le attività culturali, abbiamo fatto gli approfondimenti perché nessun pregiudizio fosse arrecato né alla salute né al patrimonio di beni culturali e archeologici del nostro territorio.
Che cosa stiamo costruendo ora che possa far partire la raccolta differenziata? La differenziata schizza in alto, come dicevo, quando si raccoglie l'umido. Se l'umido non si raccoglie è difficile passare dal 15 al 55 per cento pur essendo noi in una progressione di incremento superiore alla media nazionale. Parliamo di percentuali modeste, siamo passati dal 4,9 per cento di inizio millennio al 16 per cento attuale, che è sì una percentuale assai modesta, ma stiamo costruendo gli impianti di compostaggio e stiamo portando in dirittura d'arrivo due provvedimenti decisivi: il primo è un provvedimento di incentivo agli agricoltori per l'uso del compost. Anche qui, infatti, se produciamo il compost e poi magari dobbiamo andare a portarlo in discarica, non abbiamo fatto un grande avanzamento. Gli impianti di compostaggio che stiamo costruendo e che in alcuni casi sono in funzione servono se c'è la possibilità di un riuso, per esempio, come concimi o come ripristini ambientali. Soprattutto, vogliamo incentivare il mondo agricolo all'uso del compost.
In secondo luogo, per la raccolta differenziata abbiamo trasferito risorse importantissime alle province, che in molti casi non le hanno trasferite ai comuni. Ancora qualche giorno fa il sindaco di Foggia si lamentava con me perché credo che un milione e mezzo di euro sia bloccato presso la provincia di Foggia e non viene trasferito al comune.
Ho fatto, allora, in questi ultimi mesi, un altro tipo di provvedimento: ho trasferito direttamente ai comuni capoluogo 15 milioni di euro e a tutti gli altri comuni direttamente 23 milioni di euro, in modo
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da eliminare questa intermediazione che dai comuni viene spesso usata come alibi per la mancata partenza della raccolta differenziata.
L'ultimo punto avrei voluto realizzarlo nella precedente legislatura, quello della sanzione economica della mancata raccolta differenziata. Bisogna costruire un sistema di premi e punizioni: chi fa più raccolta differenziata ha l'ecotassa, chi meno fa la raccolta differenziata più deve pagare.
Nel corso della scorsa legislatura, per due anni consecutivi ho ceduto all'ANCI che, garantendo un impegno diffuso sul territorio, ha chiesto di rinviare questa specie di redde rationem economico-finanziario. Sapete, infatti, che se i cittadini cominciano a rendersi conto che non facendo la differenziata pagano di più, forse cominciano a guardare sul sito le percentuali di raccolta differenziata che noi mettiamo comune per comune e aggiorniamo mensilmente.
Questo è un progetto di legge che è in dirittura d'arrivo, per cui non sarà più possibile che la latitanza da questo dovere civico, da questa potenzialità economica e da questo dovere ambientale sia gratis. La mancata raccolta differenziata sarà onerosa per il cittadino.
Questo è il quadro di un impegno, sul quale nelle prossime settimane scateneremo per l'ennesima volta una grande campagna informativa. Lo abbiamo fatto coinvolgendo le scuole, costruendo dei videogiochi, per quanto è possibile aiutando i cittadini. Naturalmente, non è positivo che i cittadini scoprano che, dopo aver fatto la raccolta differenziata, questa viene raccolta e conferita nella medesima discarica. Gli episodi della cronaca anche nella mia regione hanno in qualche maniera disilluso il cittadino sulla raccolta differenziata. Dobbiamo renderla credibile e, completando il ciclo impiantistico, coinvolgendo i comuni a un maggior grado di responsabilità con un gioco, appunto, di premi e punizioni, facendo partire la raccolta dell'umido, sono fiducioso che, nell'ambito del 2011 i risultati potranno essere simili a quelli che abbiamo volontaristicamente scritto nella nostra programmazione regionale.
Mi fermo qui. Consegno una relazione molto lunga e complessa e credo esaustiva sul ciclo dei rifiuti in Puglia e resto a disposizione dei commissari.

PRESIDENTE. Do ora la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni. Sono sempre molto interessanti le considerazioni e le valutazioni politiche, invito tuttavia i commissari a porre poche domande specifiche, a cui il presidente Vendola possa rispondere.

CANDIDO DE ANGELIS. Ringrazio il presidente Vendola per la sua disponibilità e per il suo intervento di oggi. Cercherò di essere il più conciso possibile. Specialmente nell'ultima missione in Puglia il quadro è apparso abbastanza desolante. Si è riscontrata in una parte delle province quasi un'impotenza rispetto a certe situazioni, così come da parte dei comuni, parlo anche di comuni di grosse dimensioni, come Barletta, Trani, Andria. Il sindaco Emiliano ci ha poi fornito degli spunti, sui quali le rivolgerò una domanda.
Lei adesso ci ha illustrato una serie di situazioni. Sono completamente d'accordo con lei, è dall'emergenza che parte l'entrata della criminalità perché nell'emergenza si allargano i cordoni della borsa e c'è più appetibilità di un settore che comunque è appetibile fin da adesso. Notiamo, quindi, grandi ritardi. C'è, infatti, una differenziata che è quasi fisiologica, non ci sono grosse spinte. A domanda diretta anche al sindaco di Foggia se c'erano state situazioni di investimenti da parte di regione, province e dei comuni stessi, ci è stato sempre risposto in maniera poco convinta, per cui ci sono problematiche sul ruolo delle province.
Presidente, io continuo a notare, e mi faccio parte in causa insieme a lei, insieme agli altri amici del Meridione, che l'Italia resta sempre divisa in due. C'è un Nord al quale non manca molto a regolarizzarsi con le normative europee - stanno quasi
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al 50 per cento rispetto a normative che vogliono il 60 per cento della differenziata entro l'anno - mentre da Roma in giù siamo veramente in una situazione abbastanza seria.
Esiste il problema della riduzione e della migliore localizzazione degli ATO. Abbiamo avuto anche dai presidenti della nuova provincia lamentele perché rispetto a questo non sentono centralizzato bene il ruolo dell'ATO. Il sistema è basato essenzialmente sulle discariche. Oggi volete realizzare una serie di interventi, valorizzazione dell'umido, pubblicizzazione, investimenti, anche se 40 milioni di euro per la regione Puglia mi sembrano un po' pochi. Capisco i problemi economici, ma col problema impiantistico rispetto alle normative europee non siamo in grado oggi di arrivare a fine anno e rispettare le normative, presidente. Lei pensa che si possa veramente in qualche modo iniziare a incidere?
Infine, anche il sindaco Emiliano nella sua audizione escludeva un intervento diretto della mafia barese o della camorra nei rifiuti, però non escludeva altri interventi. Sostiene che se la differenziata non parte, probabilmente c'è anche una cointeressenza - anche lei ha detto questo - di interessi diffusi nel campo delle discariche che forse fermano la raccolta differenziata o rallentano o in qualche modo tendono a continuare a centralizzare il sistema sulle discariche. Cosa ne pensa?

PIETRO FRANZOSO. Intanto, voglio cogliere l'occasione per ringraziare il presidente e mi rivolgo al presidente della Commissione perché valuti se non sia utile - dopo aver letto approfonditamente la relazione - prevedere un'ulteriore audizione con il presidente Vendola. È importante, infatti, approfondire la relazione che lascia gli atti.

PRESIDENTE. Rispondo subito di sì perché non ci sarà il tempo perché possa rispondere a tutte le vostre domande.

PIETRO FRANZOSO. Rivolgendomi invece al presidente Vendola, non discuto di quello che è avvenuto nel passato perché credo ormai che sappiamo bene come si è proceduto nei vari piani dei rifiuti fatti dal 2000 a oggi. Tuttavia, poiché dal 2006 a oggi sono passati sei anni, la verità è che ancora - e credo che il presidente Vendola non possa non condividere - troviamo la raccolta differenziata al 16 per cento pur essendoci stata una sua propensione a portarla a oltre il 50 per cento nella legislatura 2005-2010. Indipendentemente dalle cause che credo che in questo momento non siano il problema principale.
Sono più importanti alcuni aspetti che riguardano il territorio. Innanzitutto, sulla differenziata, presidente, mi rivolgo ai tecnici, vorrei capire se è stata mai svolta un'indagine o se è a conoscenza di quanto di questo 16 per cento viene riutilizzato in termini di valore aggiunto come prodotto, come materia tanto per intenderci? Sempre che esista, perché spesso e volentieri ho la sensazione che la raccolta differenziata sia solo un fatto nominalistico e che poi finisca nel tal quale.
Inoltre, vorrei sapere quante sono le risorse che la regione, direttamente o indirettamente, con fondi comunitari o meno, ha speso dal 2005 a oggi in termini di fondi elargiti alle province, e oggi ai comuni, per la raccolta differenziata dal momento che siamo solo al 16 per cento.
Lei ha parlato dei termovalorizzatori. Il senatore De Angelis ha detto prima che dalle audizioni che si sono svolte risulta che ci sia ancora un quantitativo notevolissimo di autorizzazioni per ulteriori discariche: quanto tal quale oggi viene riportato nei termovalorizzatori e quanto ancora viene conferito in discarica? Vorrei conoscere la percentuale. Ci sono, infatti, ancora delle discariche che vengano utilizzate, tanto che mi è parso di capire che il sindaco di Bari lamentasse la possibilità che il territorio andasse in crisi per la mancanza di termovalorizzatori. Le chiederei - conosciamo Bari - qual è la situazione in termini autorizzativi e se si avvia o meno il termovalorizzatore di Modugno riferito al piano complessivo di utilizzo del piano regionale dei rifiuti. Si tratta, infatti, di un altro termovalorizzatore
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che si realizza, come quello di Manfredonia tanto per intenderci, nell'ambito del territorio pugliese.
Vorrei, infine, chiederle se è a conoscenza di quello che è avvenuto in provincia di Taranto e invitarla ad approfondire attentamente in termini di eventuali meccanismi perversi, mi rivolgo anche all'assessore, per quanto riguarda la discarica abbandonata di Li Cicci in contrada Manduria. Questa Commissione è stata, credo, informata da parte di quell'amministrazione, per quanto ho avuto modo di capire, di aspetti inquietanti nella gestione finale a causa delle proprietà inespresse, o comunque coperte da un sistema di scatole cinesi. Parrebbe che oggi in quella discarica abbandonata il percolato vada nel sottosuolo con tutte le conseguenze che ne derivano. Vorrei sapere, quindi, se in merito a questo argomento c'è stata o ci sarà un approfondito esame in tutte le sue sfaccettature riguardo alla discarica di Manduria Li Cicci, che oggi è abbandonata.

VINCENZO DE LUCA. Ringrazio il presidente come tutti gli altri colleghi. Siamo stati in Puglia in due missioni e dobbiamo concludere l'approfondimento. Le faccio due domande che sono collegate alle sue considerazioni e alle domande dei colleghi per avere una risposta un po' più puntuale rispetto alla previsione del piano dei rifiuti sulla percentuale della raccolta differenziata - anche per non incorrere nel rischio dell'infrazione dell'Unione europea - e rispetto alla vera motivazione della nascita di questa Commissione in modo specifico, dal momento che su questo settore oramai la malavita organizzata ha una presenza invasiva sul fatturato nazionale del 25 per cento. Queste due domande fanno riferimento proprio alla preoccupazione di incentivare quanto prima - abbiamo audito gli amministratori, le forze dell'ordine e la magistratura - un piano dei rifiuti. C'è una proposta del governo regionale, ma sembra che il consiglio regionale non l'abbia ancora approvata, perlomeno così ci hanno detto.
Nel momento in cui il ciclo integrato dei rifiuti, seppure in difficoltà e in ritardo, parte definitivamente, ovviamente i rischi di una presenza della malavita organizzata si riducono, mi sembra del tutto evidente, come risposta di efficienza e di efficacia. Oltretutto, come in altre realtà del nostro Paese, oltre alle risorse europee aggiuntive, sulla vicenda dei servizi e dei rifiuti si può dare una risposta anche in termini di crescita e occupazionali. Non è detto che i rifiuti debbano appartenere solo alla malavita organizzata nel Mezzogiorno mentre ciò non avviene in altre parti del Paese.
Queste due domande sono collegate proprio alla situazione attuale e alle prospettive di richiesta dell'Unione europea.

ALESSANDRO BRATTI. Mi piacerebbe discutere, ma non è la sede opportuna, del piano che avete per la gestione integrata dei rifiuti perché ci sono visioni un po' differenti. Mi limiterò, quindi, a fare delle domande specifiche.
In primo luogo, lei prima diceva che, comunque sia - oltretutto è di questo che ci occupiamo in questa Commissione - il rischio di penetrazione mafiosa anche nella regione Puglia, così come ormai purtroppo anche nelle regioni del Nord, non è evitato e anche che gli interessi sono specificatamente rispetto a un certo tipo di sistema, se non ho capito male. Vorrei capire di più. Ci ha anche rappresentato che c'erano alcune situazioni, come l'inceneritore di Trani mi pare, interessate da illegalità spesso legata a questa tipologia di attività. Voglio chiederle se l'infiltrazione potenziale della malavita più o meno organizzata verte sul tema degli appalti, sul tema dell'incenerimento, su quello della raccolta differenziata o è diffusa su tutte queste questioni.
L'altra questione che credo fondamentale, anche se mi rendo conto che il quadro normativo nazionale non aiuta, è quella della gestione. Adesso probabilmente ci sarà una proroga per lo scioglimento delle agenzie d'ambito - ma ci deve essere un sistema di governance della gestione del ciclo integrato dei rifiuti: se
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avete consorzi pubblici che cosa succede? Come state legiferando in questo senso? Una delle obiezioni, infatti, che è emersa nella Campania, ma anche nel Lazio, è che in questo caso con il decreto Ronchi, obbligando a vendere una parte delle azioni dei consorzi pubblici entro tempi ben definiti, si ponga il rischio che nei futuri consorzi misti la parte privata che entra nella gestione possa essere poco «raccomandabile».
Vorrei anche chiederle, rispetto alla questione campana, a che prezzi, magari lei non lo sa, ma i suoi tecnici sì, ritirate e dove vanno a finire questi rifiuti? Sono impianti pubblici o privati? Che tipi di controllo vengono eseguiti? L'operazione di soccorso, meritevole per le ragioni che anche lei spiegava prima, non inficia la capacità residua per i vostri rifiuti solidi urbani? Questa è una discussione che chi ha accolto rifiuti da altre parti spesso si è trovato ad affrontare.

GENNARO CORONELLA. La situazione emergenziale è cessata nel 2007, su sua richiesta, e personalmente condivido questa impostazione perché l'istituto del commissariamento, così come concepito dalla legislazione del 1992, è stato parte, a mio avviso, delle cause che hanno provocato questa situazione. Ebbe poi una proroga nel 2007 per completare gli impianti.
Mi consenta, senza alcuna offesa, di far osservare che la sua affermazione sulla dittatura delle discariche è un concetto un po' filosofico. I rifiuti si producono e o si mettono in discarica o negli impianti. Un'altra soluzione non c'è. Per una gestione oculata della raccolta differenziata di cui ognuno si riempie la bocca, non credo che sia necessario un grosso impegno: basta andare da un parroco in un paesino, fare quanto è dovuto per ottenere dei risultati considerevoli. Il ciclo è un ciclo industriale. Quando si costruisce con tecnologie è così. È di tutta la Commissione la preoccupazione sulla discarica di Manduria, e quindi facciamo nostra la domanda su questa situazione disastrosa. La domanda che vorrei porle, invece, sugli ATO, è se lei ritiene che siano molti oppure se ha intenzione di ridimensionarli. Infine, lei ci ha informato che sta finanziando direttamente i comuni perché alcune province non fanno il loro dovere e ha citato la provincia di Foggia perché il comune di Foggia le avrebbe detto che la provincia non gli trasferisce dei fondi. Vorrei che fosse più chiaro su questo punto: ha dato una delega al presidente della provincia di Foggia che lui non utilizza? Le chiedo una precisazione su questi fondi dati alla provincia di Foggia e che non vengono né programmati, né spesi, né erogati ai comuni.

GIANPIERO DE TONI. Io esprimo, invece, una grande soddisfazione perché è la prima volta che un presidente di regione ha le idee chiare su come impostare il tema della raccolta e del ciclo integrato dei rifiuti. È tutt'altro che un fatto filosofico, come lo definisce il collega Coronella. Credo che l'impianto filosofico sia proprio determinante per scegliere la linea politica e di programmazione.
Credo che ci sia davvero questa diversità di visione «ideologica» rispetto al concetto che la regione ha rispetto al ciclo integrato dei rifiuti. Alcune resistenze esistenti sul territorio vorrebbero far prevalere una dimensione diversa. Quando lei parla di dittatura della discarica e dittatura dell'inceneritore, lei parla, infatti, di una grande verità e cadiamo nella tentazione di fotocopiare quello che già altri hanno fatto. Condivido, quindi, moltissimo la sua riflessione, ma dico che degli anelli deboli che si formano in questo momento tra la sua impostazione e il territorio creano quello che dalla magistratura è emerso come il rischio che nel frattempo questo ritardo costituisca per la malavita organizzata un'occasione per insinuarsi. Mi domando, allora, quanto tempo occorrerà perché ci si uniformi e perché la prospettiva che lei illustra e che condivido possa trovare risposta.

GERARDO D'AMBROSIO. Ringrazio innanzitutto il presidente per averci fatto il piacere di averlo qui tra noi. Devo dire che mi ha colpito - anche se sono arrivato
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un po' in ritardo e ne chiedo scusa - l'affermazione secondo la quale bisognerebbe invogliare i cittadini a fare la raccolta differenziata e soprattutto quella per cui bisogna evitare che i cittadini possano pensare che la raccolta differenziata sia perfettamente inutile. È quello che, in effetti, è avvenuto a Napoli dove, quando si sono resi conto che la raccolta differenziata serviva a poco, hanno smesso di farla, almeno i cittadini napoletani.
Naturalmente, sono fermamente convinto che la raccolta differenziata valga perché non possiamo trasformare tutta la nostra bella Italia, soprattutto quella del Sud, in una grossa discarica. Non importa che si tratti di un problema che andava affrontato in precedenza e che si è tardato ad affrontarlo, finalmente si comincia ad affrontarlo in maniera seria, cioè facendo una raccolta differenziata e destinando alle discariche solo le ceneri dei termovalorizzatori, perché quello dovrebbe andare a finire nelle discariche e non altro.
Proprio per questa ragione e cioè proprio perché credo fermamente nella raccolta differenziata, che del resto oramai viene praticata in tutti gli Stati più moderni e a livelli molto elevati, le faccio le seguenti domande. Che cosa intende fare per ridurre innanzitutto la quantità dei rifiuti? È chiarissimo, infatti, che è anche la quantità enorme dei rifiuti a provocare queste difficoltà di smaltimento, tanto è vero che in alcune nazioni si obbligano, specialmente i supermercati, a riprendersi quella quantità di rifiuti eccessiva che viene da loro prodotta e smaltirla a loro spese.
Ancora per la ragione dell'incoraggiamento della raccolta differenziata, un altro problema che a mio avviso va evitato è quello che è successo, per esempio, in Campania, ovvero che si è fatta la raccolta, anche se minima, che poi non veniva utilizzata. Abbiamo sentito, quando siamo andati in Campania, che veniva messa su piattaforme dove sono rimasti la carta, le bottiglie di plastica, il vetro. L'unica cosa che si è riusciti a riciclare sono state le lattine di alluminio perché c'era richiesta di mercato.
Di conseguenza, che cosa intende fare la regione Puglia per incentivare il riciclo? È chiaro, infatti, che se si fa la raccolta differenziata, ci devono essere anche gli impianti di riciclaggio e, soprattutto, non devono essere lontani da dove il rifiuto viene prodotto, ma molto prossimi. Si cerca di realizzare gli impianti di compostaggio vicino a dove vengono prodotti i rifiuti umidi per non arrivare alla situazione, come è successo in Campania, che i rifiuti umidi sono andati in Sicilia a costi molto elevati. Se deve essere un incentivo per il cittadino abbassare il costo, non si possono poi spendere delle cifre enormi per spedire i rifiuti per il riciclaggio.
Inoltre, lei ritiene che i termovalorizzatori esistenti sul territorio siano sufficienti, una volta iniziata adeguatamente la raccolta differenziata, a esaurire quello che rimane, e quindi a soddisfare le esigenze o ritiene di dover incentivare qualche altro termovalorizzatore? Io sono convinto che non sia necessario - mi pare che lei abbia iniziato dal punto giusto, dalla scuola, è da lì che si parte perché i ragazzi sono capaci di portare in famiglia queste esigenze - come credo che occorra capire se il termovalorizzatore basta o meno.
Vorrei anche sapere se ritiene che sia giusta la raccolta dei rifiuti da parte delle province anziché dei comuni o dei consorzi di comuni.

SUSANNA CENNI. Anch'io la ringrazio per la sua presenza. Ho una sola domanda da rivolgerle a integrazione di quelle dei colleghi. Lei ha parlato nei suoi intenti del desiderio di incentivare la raccolta differenziata e anche di ottimizzare complessivamente il ciclo dello smaltimento con l'ipotesi eventuale di riuso e valorizzazione del compost e ha fatto un preciso riferimento alla sollecitazione e all'incentivazione del riuso del compost in agricoltura. Questo è un tema molto delicato ovunque. Penso a quello che sta accadendo ed è accaduto in questi anni anche nel mio territorio. Sappiamo, infatti, che purtroppo ci sono stati episodi nel nostro Paese di interramento, di spandimento,
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ovviamente non legale, che hanno provocato dei danni incredibili in agricoltura anche nelle aree non interessate da questi episodi. Vorrei capire come intende sviluppare questo intento, e cioè se pensate alla possibilità di certificare il compost e, nel caso, a chi pensate di affidare questa certificazione. Come lei saprà, infatti, c'è una grandissima sensibilità nel mondo agricolo, soprattutto dove si investe sull'agricoltura di qualità e so che nel suo territorio questo sta avvenendo.

PIETRO FRANZOSO. Ancora a proposito dei costi, vorrei conoscere quelli delle campagne informative. Inoltre, per quanto attiene agli impianti di biostabilizzazione autorizzati, che credo siano in esercizio, vorrei conoscere i risultati in termini di valori nominali che si sono ottenuti e che si ottengono.

PRESIDENTE. Vorrei aggiungere una domanda un po' complessiva: secondo i dati di Legambiente, nel 2009 la Puglia è al secondo posto nella classifica dei reati legati al ciclo dei rifiuti. In genere abbiamo accertato che la presenza di un elevato numero di reati corrisponde a una non adeguata organizzazione a livello amministrativo perché, laddove c'è lo spazio lasciato libero dall'amministrazione, si insinua la criminalità organizzata; qual è la ragione per cui è possibile un numero così elevato di reati in un territorio che in fondo, da quello che ci illustrava il presidente, sembrerebbe abbastanza ben organizzato?

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Mi permetto di fare alcune considerazioni e fornire qualche risposta per lasciare all'assessore Nicastro e ai suoi tecnici le risposte più puntuali.
Voglio partire da quest'ultima questione. Noi abbiamo il vanto di essere al secondo posto e di averlo raggiunto in pochi anni, come un obiettivo cercato, conquistato attraverso protocolli di intesa tra regione Puglia e Guardia di finanza, che sono stati considerati all'avanguardia e che sono oggi emulati dalla regione Lombardia e dalla regione Emilia-Romagna. Abbiamo, infatti, finanziato attività specifiche di contrasto a reati ambientali che, per varie ragioni, non erano messi a fuoco, non erano radiografati. Faccio notare che abbiamo svolto un lavoro specifico su uno dei rischi più gravi che correva la nostra regione, ossia di diventare la pattumiera dei rifiuti speciali dell'area balcanica a causa della permeabilità della nostra costa; abbiamo realizzato a questo proposito il progetto ad hoc di una frontiera intelligente, ossia la mescolanza di tutte le metodologie oggi conosciute, da quelle del monitoraggio a campione a quelle dell'intervento satellitare; abbiamo costruito - è testimoniato in un tomo che io porterò alla Commissione antimafia perché è stato assunto dalla Commissione europea come una buona pratica in termini di lotta al terrorismo - un modello di impermeabilizzazione della frontiera e a oggi l'effetto è che noi non siamo terra di transito di rifiuti speciali dall'area balcanica.
Viceversa, tutto ciò che porta a emersione un sommerso storico, che va dalle centinaia di discariche abusive ai reati ambientali che non costituivano un problema, oggi rappresenta per noi il contrasto e i frutti di questo contrasto sono un risultato di cui io mi vanto. Penso di essermi spiegato su questo punto: non facendo nulla, non emerge nulla, facendo molto, emerge molto e il rischio è di essere curiosamente stigmatizzati per un processo logico-mentale un po' capovolto. Il punto è che abbiamo chiuso con la stagione dell'impunità e dell'illegalità sommersa che accompagnava il ciclo dei rifiuti.
Non è una metafora e non è filosofia parlare di dittatura delle discariche. Non è un caso che gran parte delle imprese del Nord vengono a smaltire al Sud. Poter smaltire, infatti, per 30 o 20 euro a tonnellata sia nel circuito legale sia in quello camorristico e illegale produce una grande convenienza. Se si caricano TIR dei rifiuti che percorrono 800 chilometri, vuol dire che esistono una convenienza e un risparmio. La ragione è che nei nostri
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territori, per l'appunto, la disponibilità era gigantesca e molte regioni del Nord quadrano i conti della loro contabilità di rifiuti perché, ad esempio, la regione Veneto smaltisce 21.000 tonnellate all'anno nelle discariche private della regione Puglia, né io posso impedirlo, come sapete, perché la legge che abbiamo approvato in Consiglio regionale per affermare il criterio con cui smaltiamo i nostri rifiuti, è stata dichiarata incostituzionale dall'Alta Corte. Dalla Puglia partono per la regione Veneto 40.000 tonnellate di rifiuti speciali, che però sono materiale edile, quindi di recupero, non da smaltire nel sottosuolo o in discarica. Mi sto limitando a dire che porto una risorsa e incamero un problema di smaltimento; non ho minimamente intenzione di fare una polemica etnico-territoriale, sto riportando i fatti.
Abbiamo dovuto fare i conti col fatto che la dittatura delle discariche ci ha reso territori a disposizione sia dei traffici legali sia dei traffici illegali, pattumiera del mondo e abbiamo provato a mettere un punto e a capovolgere questa situazione.
Non è una battuta pensare che il passaggio alla dittatura dell'incenerimento non è filosofia ma è un altro problema. Non ne sto facendo una questione ideologica. Credo che la termovalorizzazione del CDR di qualità sia il completamento razionale di una moderna organizzazione del ciclo dei rifiuti. Se è una filosofia è la filosofia della Comunità europea, di tutte le direttive europee, ribadita da tutte le risoluzioni del Parlamento europeo e, per quello che mi riguarda, è la filosofia che appare in tutti i pareri di prospettiva che io, per il ruolo che svolgo in Europa come coordinatore della piattaforma di monitoraggio sull'inquinamento Europa 2020, confermo per la parte mia piccola di rappresentante delle regioni di tutta Europa.
Se gli impianti di termovalorizzazione bruciano il tal quale, non sono un problema solo gli effetti ambientali e la diossina in aria; il problema è che per bruciare il tal quale bisogna ingolfare, riempire la pancia di quell'inceneritore di carta, plastica. Non si farà mai la raccolta differenziata perché bisogna tenere a regime quell'inceneritore.
Altro discorso riguarda le tecnologie che bruciano il CDR di qualità. Noi abbiamo impianti di produzione di CDR di qualità che sono tra i migliori oggi presenti in Italia, con le tecnologie più evolute. Non sto dando una rappresentazione idilliaca o bucolica del problema, ma questo si risolve con le tecnologie più moderne, con un modello di governance complesso e con l'educazione civica, quindi sono molte le azioni che bisogna mettere in campo.
Siccome ho molti difetti ma non quello di essere autolesionista, se avessi il problema del rischio, della saturazione, delle capienze di discarica in Puglia, direi al presidente Berlusconi «mi dispiace, non posso». Posso, invece, nella misura in cui ho queste prospettive sul completamento dell'impiantistica e ho capienze importanti. Del resto, i rifiuti napoletani finiscono in 3 discariche private della provincia di Taranto che hanno vinto una gara gestita dalla Protezione civile. Io ho semplicemente dato l'intesa, l'ho data nel 2006, governante Romano Prodi, nel 2008, governante Silvio Berlusconi, l'ho ridata quest'anno, governante Silvio Berlusconi e, nonostante il fatto che si è continuato a raccontare di una incipiente crisi dei rifiuti e in Parlamento ci sono documenti sul fatto che si è parlato di TIR pieni di «monnezza» che andavano avanti indietro per la mia regione, la mia regione non conosce la crisi dei rifiuti. La mia regione può esprimere una solidarietà di 50.000 tonnellate, ripeto il dato perché vorrei che faceste le comparazioni tra le quantità che prendono le altre regioni e quelle che prendiamo noi, tanto per alludere semplicemente a questo problema.
Quanto a ridurre la quantità, senatore D'Ambrosio, è un obiettivo che noi stiamo praticando. Con il circuito della grande distribuzione abbiamo da tempo messo in piedi protocolli e finanziato attività per la somministrazione di merci cosiddette alla spina. Su questo oggi vogliamo fare una battaglia legata alla crisi perché il prezzo
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dell'imballaggio fa lievitare il prezzo del prodotto del 30-40 per cento, quindi ho il problema dello smaltimento dell'imballaggio e degli effetti sulle condizioni economiche disagevoli del Paese. Per questo stiamo lavorando in questa direzione, naturalmente relativamente alle risorse di cui disponiamo. Se disponessimo di tantissime risorse a me piacerebbe mettere i distributori del latte o del detersivo in ogni negozio di generi alimentari. In ogni caso, si tratta di un tema che stiamo affrontando.
I termovalorizzatori sono sufficienti. Non sono l'unico luogo in cui si può bruciare il CDR di qualità. Io penso che per ogni iniziativa dobbiamo avere un occhio ai protocolli di Kyoto, che tra l'altro stanno per scadere visto che finiscono nel 2011 e restano soltanto una gigantesca ipocrisia planetaria. Per quello che mi riguarda sono un obiettivo di civiltà, modesto, ma sono un obiettivo di civiltà.
Intanto, il passaggio dall'ipotesi di un nuovo termovalorizzatore alla sua realizzazione non è immediato. Non posso interdire quelli di parte privata perché il mercato energetico è liberalizzato e risponde a normative comunitarie e nazionali. Posso solo toglierli dalla parte pubblica, soprattutto se sono di tecnologia obsoleta. Tuttavia, il procedimento autorizzativo è molto complesso. Abbiamo, ad esempio, autorizzato il secondo termovalorizzatore in sito di Borgo Tressanti, in provincia di Foggia, ed è già in costruzione. Per il terzo termovalorizzatore, quello sito nella zona industriale di Modugno, la Soprintendenza alle belle arti ha infine dichiarato l'incompatibilità con lo skyline, con i vincoli paesistici, sia pure in una zona industriale, e i miei uffici, conseguentemente, hanno dato parere negativo. Immagino che ora la situazione finirà, come al solito, nei labirinti della giustizia amministrativa.
Il problema dei contenziosi non è un gioco di società. Abbiate pazienza: abbiamo finito di realizzare impianti complessi nel sito di Conversano, quindi eravamo pronti a far partire; il gestore proprietario aveva vinto la gara; il TAR aveva escluso un altro consorzio di imprese. Nel momento in cui abbiamo completato gli impianti e doveva partire la messa in esecuzione, il Consiglio di Stato ha riesumato la pratica e ha dato ragione al consorzio di imprese che era stata escluso dal TAR.
Questa seconda azienda, che fa riferimento alla stessa che gestisce il gassificatore di Malagrotta - parliamo di Colari - non desidera o non ritiene di presentarsi a gestire gli impianti complessi. Per me questo significa, a fronte di una situazione di paralisi, che non posso mettermi a gestire, come mi piacerebbe, ma devo rifare il bando europeo, con i tempi di un bando di gara europeo. Analoga è stata la situazione con la denuncia dell'esistenza di un possibile sito archeologico negli impianti di Grottelline: in quel caso la magistratura ha bloccato tutto e per noi ha significato un anno e mezzo o due in attesa che si proceda al giusto controllo di legalità, non lo discuto, però è un fatto che per due anni io sono bloccato.
Questi tempi morti sono tutti frutto del fatto che le valutazioni di impatto ambientale si facevano a valle e non a monte.

ALESSANDRO BRATTI. Non è possibile che una valutazione di impatto ambientale sia fatta così, è illegale, non si può farla a valle. Si tratta di una procedura che si fa quando si chiede un'autorizzazione, in condizioni normali.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Lei mi sta esprimendo solidarietà in questo senso. Stiamo parlando del piano dei rifiuti del 2004. Negli aggiornamenti, in quello che è legato alla mia responsabilità, la logica è stata completamente ribaltata. Prima di immaginare che sia possibile cantierizzare alcunché in un sito, tanto più in un territorio che ha problematiche di dissesto idrogeologico e di altra natura, bisogna fare i rilievi geomorfologici e la valutazione di impatto ambientale.
Rispondo al Senatore Coronella: non ho continuato a fare il commissario, ho gestito dal 2007 l'Ufficio stralcio. È ovvio
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e in tutti i casi avviene così: per eventuali procedimenti cominciati sotto l'egida del commissariamento e ancora in corso quando questo viene esaurito si costruisce un Ufficio stralcio.
Lasciatemi dire una cosa sul rischio della malavita: ci sono notizie di cronaca inquietanti su un boss mafioso assassinato in maniera particolarmente violenta nella campagna della città di Altamura; si legge sui giornali che le piste di indagine non soltanto fanno riflettere sulle parentele di questo boss con esponenti del consiglio comunale della città di Altamura, ma anche con la presenza di un'importante azienda legata al ciclo dei rifiuti.
Non aggiungo niente a quello che si legge sui giornali, se non il fatto che bisogna, per quello che mi riguarda, avere delle antenne proprio ben puntate perché - sono d'accordo, senatore De Luca - avevo detto in premessa che non credo che la mafia conosca i confini amministrativi. I terreni di fermentazione della ricchezza sono la sanità e i rifiuti, più di qualunque altro oggi, e in quei terreni bisogna sempre attivare meccanismi di controllo continui.
Cosa posso rimproverare a me stesso quando vedo quei dati di raccolta differenziata anche alla luce di queste riflessioni? Intanto posso dirvi di fare attenzione - i colleghi vi risponderanno puntualmente - al fatto che il dato va letto in maniera articolata perché, se ci sono esperienze passate davvero al 55 per cento, vuol dire che si sta attivando un meccanismo. Questo è importante. Ci sono comuni in cui siamo passati dallo 0 per cento al 55 per cento e io ne sono molto contento.
Posso rimproverarmi una cosa: a un manifesto che parla della demenza ideologica di Vendola che racconta le favole della raccolta differenziata in un comune importante della provincia di Lecce ho replicato con la concertazione fino a estenuarmi. Su un medesimo problema, in prefettura a Lecce, ho fatto dodici riunioni mediamente di 6 ore ciascuna per mettere d'accordo sulla discarica che si chiude, su quella dove bisogna fare una sopraelevazione perché l'impianto non è pronto, su quello che avrebbe dovuto essere già acquisito, e che non lo era minimamente perché le localizzazioni non erano mai state concordate e discusse con le comunità locali. Mi sono armato di pazienza, non ho gestito d'autorità perché penso che l'autoritarismo e l'emergenzialismo producano una crisi entropica del sistema che, invece di accelerare, non arriva proprio alla meta perché ci sono una rivolta, un intoppo e un sindaco che può sempre rallentare tutto.
Abbiamo provato, invece, a dirimere, territorio per territorio, le questioni. A voi, però, dico che il territorio foggiano ha una presenza di organizzazioni mafiose significative. Si tratta di una mafia che è stata lungamente occultata e non vista, che a mio modo di vedere, siccome ha a che fare anche con il controllo degli usi civici, con entrature di vario genere, è perniciosa e io dubito che sia del tutto estranea al tema del governo dei rifiuti.
Il territorio del tarantino ha conosciuto vicende di criminalità organizzata considerevoli. Abbiamo parlato della Murgia, ma il territorio salentino in generale ha conosciuto, sia pure a macchia di leopardo, certe logiche.
Noi non siamo né la Sicilia, né la Campania, né la Calabria, non abbiamo una politica e un'economia subordinate a organizzazioni criminali, non abbiamo una penetrazione capillare, abbiamo delle scalfitture. Se sottovalutate, però, queste possono improvvisamente diventare un fenomeno dilagante. Per questo motivo, in ognuno di questi temi bisogna accendere i riflettori, esercitare controllo e legalità e farlo con la trasparenza, e cioè mettendo sui siti le notizie quotidiane che riguardano le aziende, gli appalti.
Quanto agli ATO, e finisco, quanto tempo avrò impiegato per convincere i comuni a costituirsi in ATO e a conferire a questi la personalità giuridica? Quando hanno formato gli ATO non avevano personalità giuridica e questa era la ragione per cui non si poteva fare l'appalto di ATO, perché ognuno aveva il suo appaltino, questa è la verità.
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PRESIDENTE. Lei ha i dati relativi alla situazione patrimoniale degli ATO, che un po' dovunque abbiamo trovato critica?

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Li produrremo senz'altro.
Oggi, a fronte di un'incertezza - il legislatore vuole superare gli ATO - cosa faccio? Dopo aver impiegato quasi due anni per cominciare a farli funzionare, ora intervengo per ragioni che per me sono poco comprensibili e riapro daccapo tutti i giochi? Io completo. Qual è il tempo a disposizione? Vedremo cosa deciderà il Parlamento e normativamente assumeremo le conseguenze della sua decisione.
Vi ringrazio molto di quest'attenzione, mi dichiaro assolutamente disponibile non soltanto ad acquisire il resoconto stenografico, al di là delle risposte che daranno ora i miei accompagnatori, a registrare qualunque questione puntuale a cui magari abbiamo dato una risposta evasiva, eventualmente a ricevere per iscritto altre domande, a rispondere per iscritto e anche a tornare in Commissione perché devo dire che la vostra attività è utilissima per la nostra.

PRESIDENTE. La ringrazio di nuovo presidente, sicuramente sarà nostro ospite in un'altra occasione.

CANDIDO DE ANGELIS. Presidente Vendola, la ringrazio. Si è visto che ha una grande esperienza di Commissioni bicamerali perché penso che oggi più che stare dalla parte dell'audito è stato dalla nostra. Onestamente, però, ritengo che sia necessaria un'altra audizione perché il presidente Vendola non ha risposto a tantissime domande. Ha posto dei problemi, però non ha risposto ai problemi sollevati dalla Commissione.

PRESIDENTE. Senatore De Angelis, stavo proprio sottoponendo alla Commissione questa domanda, se conviene cioè che proseguiamo oggi con l'assessore e il direttore del presidente ovvero se - dovendo fare certamente una futura audizione - non sia opportuno rinviare a quell'occasione.

PIETRO FRANZOSO. Io credo che sia necessario rinviare, a mio modesto avviso, anche perché i dati si possono ottenere in un prossimo incontro, prima che si chiuda, peraltro, la relazione in materia. Peraltro, il presidente Vendola ha illustrato a modo suo alcune cose. Come ha detto giustamente il senatore De Angelis, sembrava che stesse dalla parte di chi faceva le domande e non da quella di chi deve dare delle soluzioni o quanto meno delle risposte. L'assessore all'ambiente, ad esempio, conosce benissimo - visto che sino a qualche mese fa era sostituto procuratore della Repubblica a Bari - quale fosse all'epoca la tipologia delle gare. I siti non erano scelti dalla regione. Era questo il motivo per cui le valutazioni si facevano a valle: erano gli enti locali a determinare i siti e, una volta fatta questa operazione c'era, in rapporto alla tipologia dell'impianto, la richiesta di valutazione dell'impatto ambientale. Non è, quindi, la regione che ha determinato il sito e ed era oltremodo legittimo che quei bandi facessero percorsi dinanzi a tutti gli organi della giustizia amministrativa. Ricordo anche che, prima di fare il bando, fu sottoposto all'attenzione della procura antimafia per verificare se contenesse eventuali errori da correggere. La motivazione della VIA a valle e non a monte era, quindi, determinata dalla non scelta del sito.
Vorrei capire, a proposito dell'inceneritore di Bari, per esempio, se c'è stato un contenzioso o meno. Ci sono alcuni aspetti per cui sarebbe necessario rinviare a un'ulteriore audizione del presidente Vendola.

PRESIDENTE. La relazione è a disposizione della Commissione. Distribuiremo le copie ed eventualmente faremo pervenire alla regione Puglia una lettera dove chiediamo alla luce delle domande poste - che non hanno avuto risposta anche per questioni
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di tempo - e della relazione, se c'è documentazione che può essere utile al lavoro della Commissione. Dopodiché certamente svolgeremo un'ulteriore audizione.

PIETRO FRANZOSO. Forse è utile una relazione in riferimento alle eventuali risposte tecniche che ancora potrebbero essere date.

PRESIDENTE. A breve faremo pervenire agli auditi il resoconto stenografico della seduta con le numerose domande poste, anche perché l'inchiesta sulla Puglia è praticamente chiusa.
Ringrazio tutti e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,35.



Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti







88.







Mercoledì 9 marzo 2011







Sulla pubblicità dei lavori:







Pecorella Gaetano, Presidente ... 2







Audizione del presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola:







Pecorella Gaetano, Presidente ... 2 3 24 25 35 38 39







Coronella Gennaro (PdL) ... 29







De Luca Vincenzo (PD) ... 28 29







Franzoso Pietro (PdL) ... 3 26 31







Nicastro Lorenzo, Assessore all'ambiente della regione Puglia ... 4 30 38







Vendola Nichi, Presidente della giunta della regione Puglia ... 3 24 28 31 36







Volpi Raffaele (LNP) ... 30







http://www.camera.it/470?stenog=/_dati/leg16/lavori/stenbic/39/2011/0309&pagina=s020#Nicastro%20Lorenzo%204%202







Seduta del 9/3/2011











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...







Audizione del presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola.







PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola. L'audizione odierna rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Puglia.







Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitando comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta. Ricordo che nel corso dell'audizione svoltasi lo scorso 2 febbraio 2011 erano state rivolte numerose domande al presidente Vendola, il quale non è riuscito a ultimare le risposte, per ragioni di tempo.











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Sono state distribuite le domande e le risposte precedentemente rivolte, in modo che naturalmente non si torni sugli argomenti già trattati. Invece, sarebbe opportuno che oggi le domande siano particolarmente dirette sui punti per i quali ancora non vi erano state delle risposte. Cedo, dunque, la parola al presidente Vendola, che ovviamente ringrazio per la sua ulteriore disponibilità.







PIETRO FRANZOSO. Spero che oggi ci sia la possibilità di implementare le risposte alle domande della passata audizione, perché chi, come me, è del territorio ha letto, anche da alcune intercettazioni, del problema della sanità in Puglia. Nell'ambito di questa questione, ci sono alcune parti che riguardano il problema del ciclo dei rifiuti.







PRESIDENTE. Certamente, adesso si tratta di puntualizzare le risposte inevase della precedente audizione, dopodichè abbiamo due ore di tempo. Ovviamente, saranno poste domande sempre sugli stessi argomenti se la risposta non sarà ritenuta sufficiente, oppure su altri argomenti.







NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Grazie presidente, ribadisco la stima nei confronti dell'attività di questa Commissione e l'utilità, anche per chi amministra territori complessi, che deriva dal confronto politico sulle questioni del ciclo dei rifiuti e della permeabilità di questo ciclo all'invadenza di attività criminali.







La precedente audizione è stata segnata da un confronto di natura prevalentemente politica, sui modelli di governo, sulle cose realizzate, sul punto di partenza e su quello di approdo. Tuttavia, nel corso della discussione sono state poste molte questioni, anche di dettaglio e di carattere tecnico. Su tutti questi temi ora sarà dato un puntuale riscontro dall'assessore all'ambiente Lorenzo Nicastro, a cui cedo la parola.











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LORENZO NICASTRO, Assessore all'ambiente della regione Puglia. Per agevolare la memoria, leggerò le domande e poi le risposte che sono state elaborate dal mio assessorato, la cui struttura burocratica ringrazio per l'impegno e per lo sforzo.







L'onorevole Candido De Angelis ci chiedeva quanto segue: «Si è riscontrato in una parte delle province quasi un'impotenza rispetto a certe situazioni, così come da parte di alcuni comuni. Parlo anche di comuni di grosse dimensioni, come Barletta, Trani e Andria».







Noi sappiamo che la consapevolezza delle difficoltà incontrate nello sviluppo della raccolte differenziata ha portato anche ad un cambiamento nelle forme di erogazione dei contributi regionali. Questo evidentemente allo scopo di rendere più celere e quanto più possibile incisiva la realizzazione di questi interventi.







La Regione Puglia ha avviato una procedura negoziata per la presentazione delle proposte di intervento, per il potenziamento dei servizi di raccolta nei comuni capoluogo di provincia, attraverso l'introduzione di metodi innovativi di raccolta differenziata integrata. La regione Puglia supporterà questi interventi con un contributo complessivo di 15 milioni di euro. Per quanto attiene alla neo istituita provincia di Barletta-Andria-Trani - che ovviamente ha al suo interno tre comuni capoluogo - si è stabilito che nella ripartizione dei fondi messi a disposizione dei tre comuni si seguano gli stessi criteri adottati per l'assegnazione dei fondi tra tutti i comuni capoluogo di provincia, con rendicontazione unica.







La seconda domanda era: «Capisco i problemi economici, ma con il problema impiantistico, rispetto alle normative europee, non siamo in grado oggi di arrivare a fine anno e rispettare le normative. Lei pensa che si possa veramente, in qualche modo, iniziare ad incidere?».











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Un sistema integrato per la gestione dei rifiuti deve considerare tra i suoi obiettivi principali una nuova forma per il pagamento dei costi connessi ai servizi di igiene urbana, nel rispetto dei princìpi della responsabilità condivisa e del principio generale del «chi inquina paga».







Uno degli obiettivi strategici del nostro nuovo piano è l'elaborazione di linee guida, per definire gli standard di progettazione dei servizi di raccolta. Tali linee guida, oltre a fare leva su sistemi e metodi certificati, dovranno essere sviluppate sotto il profilo dell'analisi dei costi, quindi con un elevato livello di dettaglio rispetto ai servizi da erogare all'utenza. In questo modo, confidiamo anche di consentire l'istituzione di una contabilità dei materiali, per procedere a un calcolo adeguato delle componenti tariffarie della tariffa di igiene ambientale confermata dall'articolo 238 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nell'interpretazione definita nell'articolo 14, comma 33 della legge n. 122 del 2010.







La mancata attuazione di sistemi unitari di raccolta a livello di ambiti territoriali ottimali - che non significa gestione unica tout court - ha prodotto il perdurare nei comuni di contratti di servizio con gli operatori delle attività di raccolta ed igiene urbana, ben lontani dagli obiettivi di raccolta differenziata previsti per legge. Il piano definirà degli schemi tipo di contratti per la gestione di servizi di igiene urbana, utilizzando la leva dell'ecotassa per garantire ed assicurare l'allineamento dei servizi attuali con quanto previsto dagli obiettivi di legge, ossia il 65 per cento di raccolta differenziata entro 31 dicembre del 2012.







L'onorevole De Angelis chiedeva, inoltre: «Dalle audizioni che si sono svolte risulta che ci sia ancora un quantitativo notevolissimo di autorizzazioni per ulteriori discariche». Questa era la domanda. Per quanto riguarda le discariche di RSU











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non esiste un quantitativo notevolissimo di richieste di autorizzazione. Per quanto attiene alle autorizzazioni per l'esercizio di discariche di rifiuti speciali, dobbiamo rappresentare che la competenza al rilascio di questi provvedimenti è in capo alle province, come disposto dalla legge regionale n. 17 del 2007.







L'onorevole Franzoso, ha chiesto in esordio: «Sostiene che se la differenziata non parte, probabilmente c'è anche una cointeressenza di interessi diffusi nel campo delle discariche, che forse fermano la raccolta differenziata, la rallentano o in qualche modo tendono a continuare a centralizzare il sistema delle discariche? Cosa ne pensa?».







Il problema maggiore è che, sino ad ora, i comuni non avevano interventi programmati e duraturi di raccolta differenziata. Il sicuro incremento delle tariffe di smaltimento, derivanti dal necessario adeguamento alla normativa comunitaria e nazionale, renderà conveniente - e questo non solo dal punto di vista ambientale - attuare la raccolta differenziata dei rifiuti, in particolar modo quella della frazione umida da destinare poi al compostaggio.







L'onorevole Franzoso ha inoltre chiesto: «Innanzitutto, sulla differenziata vorrei capire se non è mai stata svolta un'indagine o si è a conoscenza di quanto di questo 16 per cento viene riutilizzato, in termini di valore aggiunto, come prodotto, come materia per intenderci, sempre che esista, perché spesso e volentieri ho la sensazione che la raccolta differenziata sia solo un fatto nominalistico e che poi finisca nel tal quale».







Nell'ambito dell'analisi di contesto sulla gestione dei flussi di differenziato e indifferenziato - che stiamo svolgendo nel più ampio piano regionale - stiamo analizzando le potenzialità dell'impiantistica esistente per il trattamento delle frazioni











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della raccolta differenziata, sia la cosiddetta frazione secca (carta, plastica, metalli e vetro), sia quella umida, rappresentata dall'organico. Il quadro che emerge è che vi è una netta prevalenza di impianti privati, che ritirano le frazioni raccolte in maniera differenziata dai gestori dei servizi comunali di raccolta, e che avviano, nel caso delle frazioni secche, i flussi di materiali, dopo la selezione, al circuito CONAI, secondo le tariffe previste nell'accordo ANCI-CONAI 2010. Tutte le frazioni raccolte in modo differenziato vanno in questi impianti e vengono recuperate, al netto delle perdite del processo di selezione, che genera scarti che vanno in discarica. Il quantitativo degli scarti generati delle operazioni di recupero e selezione è tanto maggiore, quanto più bassa è la qualità della raccolta differenziata.







Ad esempio, i sistemi di raccolta delle frazioni secche, con il sistema del multimateriale, comportano un maggior onere nei processi di selezione, una minor qualità dei prodotti ottenuti e un maggior quantitativo di scarti.







Coerentemente con quanto previsto dal decreto legislativo n. 205 del 2010 - come sappiamo attuativo della direttiva CE n. 98 del 2008 - i sistemi di raccolta devono consentire di intercettare in modo separato le frazioni di rifiuti urbani, in modo da raggiungere l'obiettivo di recupero del 50 per cento entro il 2020. Tali obiettivi potranno essere attuati attraverso una nuova gestione dei servizi, che consentirà di migliorare la qualità delle frazioni da sottoporre alle operazioni di selezione, e conseguentemente aumentare i quantitativi che vengono recuperati, con un valore aggiunto. I dati ufficiali ISPRA confermano che la raccolta differenziata in Puglia, per l'anno 2009 - i dati del 2010 sono consultabili dopo il primo semestre dell'anno in corso - si attesta intorno al 16 per cento.











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L'onorevole Franzoso ha chiesto: «Quante sono le risorse che la regione, direttamente o indirettamente, con fondi comunitari o meno, ha speso dal 2005 ad oggi, in termini di fondi elargiti alle province, ed oggi ai comuni, per la raccolta differenziata, dal momento che siamo solo al 16 per cento?».







Nel 2005, avendo riscontrato un grave ritardo rispetto al raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, la regione Puglia ha ritenuto necessario trasferire alle province i fondi necessari per avviare una programmazione di interventi, per supportare le raccolte differenziate nei territori di competenza.







Abbiamo elargito alle province e agli ATO, con i fondi comunitari 2006-2007 per dotazione impiantistica per raccolte differenziate, 17.143.596 euro. I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, destinati alle province sono stati 15.039.724 euro. I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, destinati agli ATO, sono stati 868.776 euro.







I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, a regia regionale per azioni di comunicazione, sono stati di 2.403.500 euro. I trasferimenti a valere sull'asse II del programma regionale per l'ambiente, linee di intervento B (interventi per lo sviluppo delle raccolte differenziate), hanno previsto lo stanziamento di 5 milioni di euro. I fondi comunitari 2007-2013 sono invece pari a 57 milioni di euro, impegnati e non ancora erogati. Con i suddetti stanziamenti si è provveduto a finanziare interventi, sia di carattere infrastrutturale, come ad esempio la realizzazione di isole ecologiche comunali, sia di supporto alla realizzazione della raccolta differenziata.







L'onorevole Franzoso ha ulteriormente chiesto: «Quanto tal quale oggi viene riportato nei termovalorizzatori e quanto ancora viene conferito in discarica? Vorrei conoscere la percentuale». La gestione del ciclo dei rifiuti nella regione











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Puglia, come previsto dalla legge comunitaria e nazionale e come recepito nella pianificazione regionale, prevede la biostabilizzazione dei rifiuti, la selezione secco-umido, l'avvio a produzione di CDR della frazione secca e infine lo smaltimento in discarica della frazione umida biostabilizzata.







Tutti i bacini sono dotati di impianti di biostabilizzazione, ad eccezione degli ATO Foggia 1, Bari 1 e Brindisi 1 e 2. In merito all'ATO Foggia 1, i rifiuti prodotti dallo stesso vengono conferiti fuori bacino. Una parte dei comuni che compongono il bacino ATO Foggia 1 conferisce i rifiuti prodotti presso l'impianto complesso di Cerignola, a servizio del bacino ATO Foggia 4. I restanti conferiscono presso l'impianto complessivo di Deliceto, a servizio del bacino Foggia 5.







Presso le discariche a servizio dell'ATO Bari 1, in agro di Andria e di Trani, il rifiuto preliminare, sottoposto a processo di tritovagliatura, viene smaltito in discarica. I rifiuti tal quale dell'ATO Brindisi 1 vengono conferiti, in forza di un'ordinanza del presidente della provincia di Brindisi, presso la discarica comunale di Brindisi, in località Autigno.







È imminente l'avvio delle procedure di gara per l'entrata in esercizio dell'impianto complesso per il trattamento dei rifiuti, già realizzato in agro di Brindisi. Per quanto attiene all'ATO Brindisi 2, i rifiuti prodotti dal bacino vengono conferiti presso la discarica di Brindisi Autigno, senza biostabilizzazione primaria. Ciò è possibile in quanto nel suddetto bacino viene effettuata la raccolta porta a porta spinta, con valori prossimi al 60 per cento. I quantitativi di tal quale smaltiti in discarica nell'anno 2010 sono stati: nella discarica di Andria 57.403 tonnellate di rifiuto tritovagliato; nella discarica di Trani 163.177 tonnellate sempre di rifiuto tritovagliato; nella discarica di Brindisi 152.844 tonnellate. Inoltre, presso l'inceneritore dell'AMIU di Taranto viene conferito il rifiuto indifferenziato











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prodotto dalla città di Taranto. Presso questo impianto sono stati conferiti, nell'anno 2010, 24.436 tonnellate di rifiuto urbano indifferenziato.







In regione Puglia è attivo anche l'impianto di termovalorizzazione dell'Appia Energy in località Massafra, presso il quale viene conferito il CDR prodotto dall'impianto di biostabilizzazione della società CISA, sempre in località Massafra. Il suddetto impianto ha una capacità di trattamento autorizzato di 90.000 tonnellate all'anno. È in fase di realizzazione l'impianto di termovalorizzazione in agro di Manfredonia, che avrà una capacità di trattamento pari a 135.000 tonnellate annue. Per completezza espositiva dei dati, riassumo in modo sintetico i quantitativi di rifiuti prodotti in regione Puglia nell'anno 2010 e la loro destinazione finale. Rifiuti solidi urbani da discarica, per una tonnellaggio pari a 1.105.108 tonnellate, con una percentuale del 56, 7 per cento. Per le perdite di processo, con 544.839 tonnellate, abbiamo il 20,9 per cento. Per rifiuti solidi urbani e valorizzazione di materia, con un tonnellaggio di 298.000 tonnellate, abbiamo il 15,3 per cento. Infine, per rifiuti solidi urbani e valorizzazione energetica, con una tonnellaggio di 136.841 tonnellate, abbiamo il 7 per cento.







L'onorevole Franzoso chiedeva, inoltre, qual è la situazione in termini autorizzativi e se si avvia o meno il termovalorizzatore di Modugno.







L'iter autorizzativo dell'impianto Eco Energia di Modugno è ancora in corso, per questioni che brevemente sintetizziamo. Con determinazione del dirigente del settore ecologia n. 450 del 2007 veniva espresso parere favorevole di compatibilità ambientale all'impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili proposto da Eco Energia srl, da ubicarsi in











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via Fiordalisi, zona industriale del comune di Modugno, alle porte di Bari, nel rispetto delle prescrizioni riportate nella determina stessa.







L'impianto è stato prima sottoposto a sequestro, poi dissequestrato dall'autorità giudiziaria, poi ancora dissequestrato nel maggio 2009. Il procedimento amministrativo di rilascio della compatibilità ambientale è stato riavviato e si è concluso con il parere negativo del Comitato di valutazione d'impatto ambientale regionale, a seguito di parere negativo vincolante, ai fini della concessione del permesso a costruire, della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. L'onorevole Franzoso chiedeva: «Vorrei sapere se è a conoscenza di quanto avvenuto in provincia di Taranto, per quanto riguarda la discarica abbandonata di Li Cicci. Questa Commissione è stata informata da parte di questa amministrazione - per quanto ho avuto modo di capire - di aspetti inquietanti nella gestione finale, a causa delle proprietà inespresse e comunque coperte da un sistema di scatole cinesi. Parrebbe che oggi in quella discarica abbandonata il percolato vada nel sottosuolo, con tutte le conseguenze che ne derivano. Vorrei sapere, quindi, se c'è stato o ci sarà un approfondito esame, in tutte le sue sfaccettature, riguardo alla discarica di Manduria, Li Cicci, che oggi è abbandonata».







In merito alle vicende che riguardano la discarica di Manduria, in località Li Cicci, allegheremo una relazione dettagliata, che ci è stata prodotta dal comune di Manduria. Voglio anche dire che in data 4 marzo 2011 è stata conclusa la procedura negoziale tra la regione Puglia e la provincia di Taranto, con la quale abbiamo destinato 1.400.000 euro per la messa in sicurezza permanente di questa discarica.











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A seguito di questo accordo, ovviamente saranno attivate le procedure con il comune di Manduria, finalizzate a realizzare, nei tempi più brevi possibile, la bonifica di questo sito.







L'onorevole De Luca ha chiesto: «In merito al piano dei rifiuti, c'è una proposta del governo regionale, ma sembra che il Consiglio regionale non l'abbia ancora approvata, perlomeno così ci hanno detto». Con delibera di giunta regionale n. 2243 del 19 ottobre 2010 è stato avviato l'aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, che è attualmente in fase di valutazione ambientale strategica (VAS). Il Consiglio regionale potrà approvare il piano, solo al termine della fase di redazione dello stesso, che appunto è ancora in atto.







Chiedeva l'onorevole De Luca: «Come in altre realtà del nostro Paese, oltre alle risorse europee aggiuntive, sulla vicenda dei servizi e dei rifiuti si può dare una risposta anche in termini di crescita e di occupazione».







Gli indicatori che misurano l'efficienza dell'intero ciclo di gestione dei rifiuti sono quelli della riduzione, del riuso e del riciclo. Per quanto riguarda l'aumento dei livelli di occupazione, è stata attivata una procedura per la realizzazione di circa 80 punti ecologici, da dislocare in altrettanti comuni sull'intero territorio regionale, che abbiamo finanziato con 4 milioni di euro. Nell'ambito del suddetto intervento, la pianificazione delle risorse per l'incremento della raccolta differenziata consentirà anche una ricaduta occupazionale.







Voglio brevemente dire che, nel realizzare questo progetto, contiamo molto su un profilo che non trascuriamo mai, ovvero quello dell'educazione, soprattutto per i più giovani, a considerare il rifiuto come una risorsa e un bene, e quindi non come qualcosa della quale dobbiamo disfarci. È chiaro che non ci nascondiamo dietro un dito. Sappiamo bene che il problema della raccolta differenziata non si risolve con











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l'istituzione di 80 ecopunti. Tuttavia, in tal modo innanzitutto si contribuisce in quota percentuale a farlo e poi si fa molto di più dal punto di vista dei profili educativi e di condivisione di queste scelte. Quindi, contiamo molto su questo progetto, soprattutto per quanto riguarda le fasce più giovani della popolazione.







L'onorevole Bratti ha chiesto: «Voglio chiedere se l'infiltrazione potenziale della malavita, più o meno organizzata, verte sul tema degli appalti, dell'incenerimento, su quello della raccolta differenziata, oppure è diffusa su tutte queste questioni».







Questa dell'onorevole Bratti era una considerazione più che una domanda, che io riporto fedelmente: «Adesso probabilmente ci sarà una proroga per lo scioglimento delle agenzie di ambito, ma ci deve essere un sistema di governance della gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Se avete consorzi pubblici, che cosa succede? Come state legiferando in questo senso? Una delle obiezioni che è emersa nella Campania, ma anche nel Lazio, è che in questo caso, con il decreto Ronchi, obbligando a prendere una parte delle azioni dei consorzi pubblici entro tempi ben definiti,







si ponga anche il rischio che nei futuri consorzi misti la parte privata, che entra nella gestione, possa essere poco raccomandabile».







La proroga del termine per lo scioglimento dell'autorità d'ambito non c'è stata, almeno formalmente, ma ci sembra, per «anticipazioni romane», di capire che verosimilmente ci sarà. Dunque questa nostra risposta deve essere considerata per come è la situazione oggi, allo stato attuale. La proroga del termine per lo scioglimento dell'autorità d'ambito non c'è stata. La regione Puglia ha in corso di approvazione una proposta di legge per l'abolizione dell'autorità d'ambito, a far











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data dal primo aprile 2011. Oggi, è in V Commissione della regione Puglia un articolato, che abbiamo predisposto come assessorato alla qualità dell'ambiente, per dare un regime transitorio e per stabilire cosa succederà se gli ATO non verranno prorogati e quindi se dovremmo pensare una disciplina diversa, creando nuovi soggetti di diritto pubblico, con autonoma capacità giuridica e capacità di agire, come avviene per gli ATO.







Considerato che è stata avviata la procedura di aggiornamento del piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani - nell'ambito del quale si prefigurerà il modello di distribuzione ottimale di queste funzioni - nelle more dell'approvazione dello stesso, la regione Puglia per assicurare la transizione verso il nuovo regime, nominerà un commissario per ciascun ATO (questo in sintesi il contenuto del nostro breve articolato di legge) che si occuperà anche di definire un quadro delle consistenze patrimoniali e finanziarie delle autorità soppresse e, d'intesa con i sindaci, sovrintenderà alle procedure di definizione e approvazione del piano d'ambito. In questo senso, pensiamo anche di rispondere all'interrogazione del presidente della Commissione, in merito alla consistenza dello stato patrimoniale degli ATO.







L'onorevole Bratti ha ulteriormente chiesto: «Rispetto alla questione campana, a che prezzi ritirate e dove vanno a finire questi rifiuti? Sono impianti pubblici o privati? Che tipo di controlli vengono eseguiti?». Parlavamo dell'operazione di soccorso alla Campania e l'onorevole Bratti proseguiva, dicendo: «L'operazione di soccorso, meritevole per le ragioni che anche lei spiegava prima, non inficia la capacità residua per i vostri rifiuti solidi urbani?».







A questo proposito, dobbiamo dire che nell'estate del 2010 l'unità operativa costituita nell'ambito della Presidenza del











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Consiglio dei ministri, segnatamente il Dipartimento della protezione civile, per la chiusura dell'emergenza rifiuti in Campania, ha ritenuto di assumere un'iniziativa volta ad alleggerire la pressione sulle discariche della regione Campania.







La stessa ha pubblicato un bando e indetto una gara d'appalto per l'affidamento a terzi, dietro corrispettivo a carico della Protezione civile, del servizio di trasporto e smaltimento fuori regione di 61.000 tonnellate di rifiuti campani, qualificati come rifiuti speciali non pericolosi, e contrassegnati dalla codice CER 191212, prodotti dagli stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti (STIR) della regione Campania.







Della gara d'appalto è risultato aggiudicatario il CITE (Consorzio interprovinciale trasporti ecoambientali) di Salerno, che in sede di offerta ha indicato come impianti finali di smaltimento tre discariche di rifiuti speciali, ubicate nella provincia di Taranto e quindi nella regione Puglia. Le discariche sono: la discarica di Taranto, gestita dalla Italcave spa, la discarica Vergine spa e la discarica di Grottaglie, gestita dalla Ecolevante spa.







In seguito, la regione Campania e la regione Puglia hanno sottoscritto, in data 3 dicembre 2010, un protocollo d'intesa con il quale si è provveduto a disciplinare l'ingresso e lo smaltimento in Puglia di una parte di rifiuti speciali (45.000 tonnellate), provenienti dagli STIR di Tufino, Giugliano, Santa Maria Capua Vetere, Battipaglia e Caivano. Tra le modalità tecnico operative di conferimento di questi rifiuti, il protocollo d'intesa sottoscritto da entrambe le regioni prevede un ruolo attivo di partecipazione delle ARPA regionali e un controllo, e quindi un ruolo attivo, da parte della Regione Puglia per quanto riguarda i controlli tecnici da effettuarsi sui rifiuti. Questa operazione non comporta alcuna conseguenza sugli











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smaltimenti di rifiuti solidi urbani pugliesi, perché appunto questi conferimenti - come ho appena detto - avverranno in discariche per rifiuti speciali e non per rifiuti solidi urbani.







L'onorevole Coronella ha chiesto: «Vorrei porle una domanda sugli ATO, ovvero se lei ritiene che siano molti e se ha intenzione di ridimensionarli». Per il principio di autosufficienza e di prossimità, introdotto dall'articolo 182 bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, modificato dal decreto legislativo n. 205 del 2010, prevede che debba essere realizzata l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti nel loro trattamento negli ATO.







La necessità di prevedere che il sistema impiantistico debba garantire anche l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti derivanti dal trattamento di rifiuti urbani, a livello di ATO, induce naturalmente a riconsiderare la perimetrazione di questi ambiti territoriali, estendendola a territori più vasti. Il Consiglio regionale pugliese ha approvato all'unanimità un ordine del giorno, in cui chiede alla giunta di aggiornare il piano per la gestione dei rifiuti, prevedendo la riduzione degli ATO a sei, ovvero quante sono le province.







Il processo di redazione del piano è in corso e valuteremo con attenzione la fattibilità tecnica di questa proposta, alla luce proprio dei princìpi di autosufficienza e prossimità, previsti nel citato articolo 182 bis. Sapete che la Puglia è particolarmente estesa in lunghezza, perché dal confine nord al Capo di Leuca si tratta di oltre 400 chilometri di strada. Quindi, più o meno la stessa distanza che separa Bari da Roma. Queste, dunque, sono valutazioni di dettaglio tecnico, che dovremo tenere in debita considerazione, altrimenti rischiamo di rendere un cattivo servigio alla nostra regione. Ha chiesto ancora l'onorevole Coronella: «Le chiedo una precisazione sui fondi dati alla provincia di Foggia, che non







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vengono né programmati, né spesi, né erogati ai comuni». Per quanto è a conoscenza della regione Puglia, le risorse messe a disposizione sono state, dopo la precedente audizione - cioè quella del 9 febbraio - erogate agli ATO Foggia 3 e Foggia 4.







L'onorevole D'Ambrosio ha chiesto cosa intendiamo fare per ridurre la quantità di rifiuti. La regione Puglia, con delibera di giunta regionale n. 231 del 2007, ha emanato un piano operativo per la riduzione della produzione dei rifiuti e per l'implementazione delle percentuali di raccolta differenziata. Il suddetto piano prevede iniziative connesse alla riduzione di produzione degli imballaggi, soprattutto quelli dei beni di maggiore uso e diffusione nel consumo quotidiano, e l'uso di dispenser nei supermercati e nei grossi centri commerciali. Come tutti sappiamo, questo è uno gli strumenti più efficaci per la riduzione della produzione di rifiuti ed è contemporaneamente un modo per sensibilizzare esercenti e consumatori ad un uso consapevole dei materiali e delle risorse.







Successivamente, abbiamo promosso, come regione Puglia, un protocollo d'intesa con le associazione di categoria, le associazioni dei consumatori e la grande distribuzione organizzata (GDO) per l'introduzione dei dispenser e per ridurre l'incidenza degli imballaggi sulla produzione dei rifiuti urbani.







Il protocollo consentirà di attivare, in un prossimo futuro, interventi a supporto della diffusione negli esercizi commerciali - quindi non solo quelli della GDO - di dispenser di prodotti alimentari, ad esempio il latte alla spina, o anche non alimentari, come i detersivi ecologici.







L'onorevole D'Ambrosio ha, inoltre, chiesto cosa intende fare la regione Puglia per incentivare il riciclo. Dice l'onorevole D'Ambrosio. «È chiaro che se si fa la raccolta differenziata ci











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devono essere anche gli impianti di riciclaggio, e soprattutto non devono essere lontani, come ubicazione, da dove il rifiuto viene prodotto».







Innanzitutto, occorre stimolare - questo è giusto - l'implementazione della dotazione impiantistica. Quindi, in prima battuta, pensiamo agli impianti pubblici di compostaggio. Come regione Puglia, abbiamo però anche sviluppato un programma coordinato di interventi, mirati all'incremento della raccolta differenziata, rivolti agli ATO e ai comuni pugliesi.







I suddetti interventi sono finanziati con fondi del programma operativo FESR 2007-2013, e più specificatamente l'azione 2.5.1 (potenziamento e ammodernamento delle strutture dedicate alla raccolta differenziata).







L'avvio dell'attuale programmazione di interventi ha richiesto una fase preliminare di modifica del piano pluriennale d'asse che, per come era strutturato sino ad ora, rendeva più complessa e farraginosa la distribuzione delle risorse ai soggetti beneficiari. Con deliberazione di giunta regionale n. 2183 dell'11 ottobre 2010, in seguito all'acquisizione del parere favorevole della Commissione europea, si è proceduto modificare la linea d'intervento 2.5, consentendo quindi la realizzazione di una serie di interventi, mirati proprio all'incremento della raccolta differenziata dei rifiuti.







Con determinazione dirigenziale n. 136 del 1o settembre 2009 è stato pubblicato un bando, diretto agli ATO pugliesi, con il quale si impegnavano 15 milioni di euro per la realizzazione di centri comunali di raccolta.







Sempre nell'ottica di dotare i comuni delle infrastrutture più adeguate alla raccolta differenziata dei rifiuti, con deliberazione di giunta regionale n. 2853 del 20 dicembre 2010 è stata avviata una procedura negoziale per la concessione di











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contributi, volta a selezionare le proposte di interventi per la realizzazione di punti ecologici dei quali abbiamo parlato poco fa. Questi sono centri di raccolta di dimensioni ridotte, gestiti da imprese individuali, società cooperative e società su base personale, anche di nuova costituzione, ovviamente iscritte all'albo nazionale dei gestori ambientali. Ciò proprio in conformità a quanto previsto dal DM dell'8 aprile 2008, successivamente modificato dal DM del 13 maggio 2009. Come vi ho già detto, la creazione di questi punti ecologici prevede un impegno finanziario da parte della regione pari a 4 milioni di euro, da assegnare in parti uguali ai comuni richiedenti, che dimostrano di avere i requisiti per partecipare a questo bando.







Con deliberazione di giunta regionale n. 2641 del 30 novembre 2010 è stata avviata una procedura nei comuni capoluogo di provincia, attraverso l'introduzione di metodi innovativi di raccolta differenziata integrata. Questi interventi - come vi ho già detto - saranno supportati da un contributo della regione Puglia pari complessivamente a 15 milioni di euro.







Tra i requisiti che noi, come regione Puglia, abbiamo richiesto per poter riconoscere il finanziamento pubblico, riteniamo assuma un ruolo di rilievo quello relativo alla predisposizione, da parte di ciascun comune partecipante, di un piano comunale di raccolta differenziata.







In tal modo, l'intervento finanziato si inserisce in un programma complessivo, limitando anche l'effetto da cosiddetto «intervento spot», che non consente di raggiungere l'obiettivo prefissato, se non nel brevissimo periodo.







Questa stessa impostazione abbiamo seguito per la concessione di contributi ai comuni pugliesi non capoluogo di provincia - che sono 252 - e con la deliberazione di giunta regionale n. 2989 del 28 dicembre 2010 abbiamo stanziato un











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ammontare complessivo per l'intervento di 23 milioni di euro. Quindi, 23 milioni per i comuni non capoluogo e 15 milioni per i sei comuni capoluogo, con un impegno finanziario complessivo di 38 milioni di euro.







Sempre nell'ottica di supportare i comuni nella realizzazione di progetti e interventi di raccolta differenziata dei rifiuti, con determina dirigenziale n. 73 dell'aprile 2010 abbiamo provveduto ad impegnare un milione di euro a favore della sola città di Lecce, per la realizzazione del progetto di raccolta integrata dei rifiuti urbani ed assimilati nella città di Lecce.







Inoltre, siamo intervenuti con la deliberazione di giunta regionale n. 3012 del 28 dicembre 2010 a supporto dell'area Vasta Tarantini, riconoscendo un finanziamento complessivo di circa 3,4 milioni di euro per i seguenti interventi: il potenziamento e l'ammodernamento delle strutture dedicate alla raccolta differenziata per l'ATO Taranto 1, vede un impegno finanziario pari a 1. 173.000 euro; opere di ampliamento, miglioramento e completamento della sezione di compostaggio e biostabilizzazione dell'impianto integrato di trattamento RSU in agro di Taranto, a Statte, per un impegno finanziario di 1.100.000 euro; infine, ampliamento e adeguamento del centro di valorizzazione e selezione dei materiali differenziati a servizio dall'ATO Taranto 3, per un impegno finanziario pari ad 1.100.000 euro.







C'è stato ulteriormente chiesto dal senatore D'Ambrosio: «Ritiene che sia giusta la raccolta dei rifiuti da parte delle province, anziché dei comuni o dei consorzi?».







Ebbene, il servizio di igiene urbana si fonda sulla contribuzione dei cittadini residenti e quindi non può che trovare nelle amministrazioni comunali i soggetti principali preposti allo svolgimento di tale funzione e servizio. Di questo bisogna











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ovviamente tenere conto, nell'attribuzione delle competenze che ci occupano in questa materia. L'architettura istituzionale che reggerà la gestione del ciclo dei rifiuti sarà assoggettata a verifica, sempre secondo i princìpi di efficienza e di adeguatezza.







L'onorevole Cenni ha chiesto: «Vorrei capire come intende sviluppare questo intento, cioè se pensate alla possibilità di certificare il compost e, nel caso, a chi pensate di affidare questa certificazione. Come lei saprà, infatti, c'è una grandissima sensibilità nel mondo agricolo, soprattutto dove si investe sull'agricoltura di qualità e so che nel suo territorio questo sta avvenendo».







La regione Puglia ha sottoscritto un protocollo d'intesa con il Consorzio italiano compostatori nel 2007, proprio al fine di individuare le migliori strategie per la valorizzazione e l'implementazione della raccolta della frazione organica.







La sottoscrizione del protocollo d'intesa con il Consorzio è lo strumento necessario per consentire agli impianti consorziati, già presenti nella regione Puglia, e a quelli che si realizzeranno anche con il supporto economico della regione, di poter produrre compost certificato di qualità, pertanto commercializzabile e utilizzabile in agricoltura.







Ha chiesto ulteriormente l'onorevole Franzoso: «A proposito dei costi, vorrei conoscere quelli delle campagne informative». La regione Puglia ha finanziato direttamente, con fondi POR 2000-2006, campagne di comunicazione e informazione per l'incremento della raccolta differenziata per un importo complessivo di circa 3, 2 milioni di euro. A questa somma vanno aggiunti gli interventi - di cui ho già fatto menzione - a regia regionale, finanziati con fondi ecotassa pari a 2,4 milioni di euro.











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Chiede l'onorevole Franzoso: «Per quanto riguarda gli impianti di biostabilizzazione autorizzati, vorrei conoscere i risultati, in termini di valori nominali, che si sono ottenuti e che si stanno ottenendo».







Il processo di biostabilizzazione dei rifiuti ha registrato dei benefici ambientali, derivanti dalla diminuzione della quantità dei rifiuti conferiti in discarica, che sono: per l'impianto a servizio dell'ATO Foggia 4 di Cerignola un abbattimento della frazione organica conferita in discarica pari 6,87 per cento; per l'ATO Foggia 5, Deliceto, un abbattimento pari al 23,84 per cento; per l'ATO Bari 2, e l'AMIU di Bari, un abbattimento pari al 24,21 per cento; per l'ATO Bari 5, quello nell'agro di Conversano, che raccoglie ben 21 comuni, abbiamo un abbattimento della frazione organica pari a circa il 17 per cento; per l'ATO Taranto 1, Massafra, 14,54 per cento; per l'ATO Taranto 3, Manduria, il 10,64 per cento; per l'ATO Lecce 1, Cavallino, un abbattimento pari al 21,77 per cento; per l'ATO Lecce 2, Poggiardo, un abbattimento pari al 36,27 per cento; per l'ATO Lecce 3, Ugento, abbiamo un abbattimento pari al 20,9 per cento.







Il presidente ha domandato: «Lei ha i dati relativi alla situazione patrimoniale degli ATO, che abbiamo trovato critica un po' ovunque?».







Nella precedente audizione non disponevamo, e ancora adesso non disponiamo, di queste informazioni, ma come già rappresentato in merito ai provvedimenti normativi successivi all'abolizione delle autorità d'ambito, sarà compito dei commissari provvedere all'accertamento sulla situazione patrimoniale degli ATO.







A questo proposito, debbo dire che la situazione che si è detto essere emergenziale per i rifiuti in Puglia, non è mai stata tale. Tuttavia, abbiamo verificato che c'era e c'è una











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emergenza diversa, di natura giuridica, dovuta agli inadempimenti civili di obbligazioni. In altre parole, spesso i comuni che riscuotono le TARSU - in Puglia non abbiamo TIA, ma solo la TARSU - non tutti ma una quota considerevole, ritardano sino a 20, 22 o 24 mesi nella corresponsione delle proprie quote agli ATO, i quali ovviamente vanno in tilt e non sono poi in condizioni di interagire con i gestori dei servizi, che non essendo Onlus, ma imprenditori, ovviamente non possono prescindere dal vedersi corrispondere queste somme e vanno in insofferenza bancaria.







Io partecipo a riunioni mensili presso le cinque - stanno per diventare sei - prefetture della regione Puglia, dove riscontro sempre lo stesso problema. Questa emergenza è di natura giuridica e civilistica, ovvero ci sono comuni che incassano le TARSU e non corrispondono le quote agli ATO, con il meccanismo che vi ho accennato e che peraltro immaginate da soli. Gli ATO sono, peraltro, persone giuridiche pubbliche e in quanto tali sono dotati di capacità di agire e di capacità giuridica. Devono, quindi, agire per il recupero di questi crediti e quando questo non avviene, il sistema va in tilt, ma - ripeto - parliamo di un'emergenza giuridica.







L'effetto è particolarmente subdolo nei confronti dei comuni virtuosi, che sono quelli che nell'ambito degli ATO fanno la loro parte ed è un effetto devastante nei confronti dei cittadini, sia dei comuni virtuosi, sia degli stessi comuni che non pagano le somme, perché comunque i cittadini la TARSU la pagano. Quindi, il loro contributo per la gestione del servizio lo corrispondono, se poi hanno amministratori scellerati, che non versano questi contributi alle autorità d'ambito che dovrebbero occuparsene, ebbene questo evidentemente non è imputabile ai cittadini della regione Puglia e neppure all'ente regione Puglia.











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Il presidente concludeva, chiedendo: «A proposito dell'inceneritore di Bari, c'è stato un contenzioso, oppure no?».







Il piano regionale prevedeva la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione da realizzarsi nell'area dell'AMIU (azienda municipalizzata igiene urbana di Bari). È stata anche indetta una gara, che successivamente è stata annullata. Non risultano contenziosi ad oggi e ormai abbiamo motivo di ritenere che non risulteranno.


Seduta del 9/3/2011
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Audizione del presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente della giunta della regione Puglia, Nichi Vendola. L'audizione odierna rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Puglia.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitando comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta. Ricordo che nel corso dell'audizione svoltasi lo scorso 2 febbraio 2011 erano state rivolte numerose domande al presidente Vendola, il quale non è riuscito a ultimare le risposte, per ragioni di tempo.
Sono state distribuite le domande e le risposte precedentemente rivolte, in modo che naturalmente non si torni sugli argomenti già trattati. Invece, sarebbe opportuno che oggi le domande siano particolarmente dirette sui punti per i quali ancora non vi erano state delle risposte. Cedo, dunque, la parola al presidente Vendola, che ovviamente ringrazio per la sua ulteriore disponibilità.

PIETRO FRANZOSO. Intervengo sull'ordine dei lavori. Spero che oggi ci sia la possibilità di implementare le risposte alle domande della passata audizione, perché chi, come me, è del territorio ha letto, anche da alcune intercettazioni, del problema della sanità in Puglia. Nell'ambito di questa questione, ci sono alcune parti che riguardano il problema del ciclo dei rifiuti.

PRESIDENTE. Certamente, adesso si tratta di puntualizzare le risposte inevase della precedente audizione, dopodiché abbiamo due ore di tempo. Ovviamente, saranno poste domande sempre sugli stessi argomenti se la risposta non sarà ritenuta sufficiente, oppure su altri argomenti.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Grazie presidente, ribadisco la stima nei confronti dell'attività di questa Commissione e l'utilità, anche per chi amministra territori complessi, che deriva dal confronto politico sulle questioni del ciclo dei rifiuti e della permeabilità di questo ciclo all'invadenza di attività criminali.
La precedente audizione è stata segnata da un confronto di natura prevalentemente politica, sui modelli di governo, sulle cose realizzate, sul punto di partenza e su quello di approdo. Tuttavia, nel corso della discussione sono state poste molte questioni, anche di dettaglio e di carattere tecnico.

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Su tutti questi temi ora sarà dato un puntuale riscontro dall'assessore all'ambiente Lorenzo Nicastro, a cui cedo la parola.

LORENZO NICASTRO, Assessore all'ambiente della regione Puglia. Per agevolare la memoria, leggerò le domande e poi le risposte che sono state elaborate dal mio assessorato, la cui struttura burocratica ringrazio per l'impegno e per lo sforzo.
Il senatore Candido De Angelis ci chiedeva quanto segue: «Si è riscontrato in una parte delle province quasi un'impotenza rispetto a certe situazioni, così come da parte di alcuni comuni. Parlo anche di comuni di grosse dimensioni, come Barletta, Trani e Andria».
Noi sappiamo che la consapevolezza delle difficoltà incontrate nello sviluppo della raccolte differenziata ha portato anche ad un cambiamento nelle forme di erogazione dei contributi regionali. Questo evidentemente allo scopo di rendere più celere e quanto più possibile incisiva la realizzazione di questi interventi.
La Regione Puglia ha avviato una procedura negoziata per la presentazione delle proposte di intervento, per il potenziamento dei servizi di raccolta nei comuni capoluogo di provincia, attraverso l'introduzione di metodi innovativi di raccolta differenziata integrata. La regione Puglia supporterà questi interventi con un contributo complessivo di 15 milioni di euro. Per quanto attiene alla neo istituita provincia di Barletta-Andria-Trani - che ovviamente ha al suo interno tre comuni capoluogo - si è stabilito che nella ripartizione dei fondi messi a disposizione dei tre comuni si seguano gli stessi criteri adottati per l'assegnazione dei fondi tra tutti i comuni capoluogo di provincia, con rendicontazione unica.
La seconda domanda era: «Capisco i problemi economici, ma con il problema impiantistico, rispetto alle normative europee, non siamo in grado oggi di arrivare a fine anno e rispettare le normative. Lei pensa che si possa veramente, in qualche modo, iniziare ad incidere?».
Un sistema integrato per la gestione dei rifiuti deve considerare tra i suoi obiettivi principali una nuova forma per il pagamento dei costi connessi ai servizi di igiene urbana, nel rispetto dei princìpi della responsabilità condivisa e del principio generale del «chi inquina paga».
Uno degli obiettivi strategici del nostro nuovo piano è l'elaborazione di linee guida, per definire gli standard di progettazione dei servizi di raccolta. Tali linee guida, oltre a fare leva su sistemi e metodi certificati, dovranno essere sviluppate sotto il profilo dell'analisi dei costi, quindi con un elevato livello di dettaglio rispetto ai servizi da erogare all'utenza. In questo modo, confidiamo anche di consentire l'istituzione di una contabilità dei materiali, per procedere a un calcolo adeguato delle componenti tariffarie della tariffa di igiene ambientale confermata dall'articolo 238 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nell'interpretazione definita nell'articolo 14, comma 33 della legge n. 122 del 2010.
La mancata attuazione di sistemi unitari di raccolta a livello di ambiti territoriali ottimali - che non significa gestione unica tout court - ha prodotto il perdurare nei comuni di contratti di servizio con gli operatori delle attività di raccolta ed igiene urbana, ben lontani dagli obiettivi di raccolta differenziata previsti per legge. Il piano definirà degli schemi tipo di contratti per la gestione di servizi di igiene urbana, utilizzando la leva dell'ecotassa per garantire ed assicurare l'allineamento dei servizi attuali con quanto previsto dagli obiettivi di legge, ossia il 65 per cento di raccolta differenziata entro 31 dicembre del 2012.
Il senatore De Angelis chiedeva, inoltre: «Dalle audizioni che si sono svolte risulta che ci sia ancora un quantitativo notevolissimo di autorizzazioni per ulteriori discariche». Questa era la domanda. Per quanto riguarda le discariche di RSU non esiste un quantitativo notevolissimo di richieste di autorizzazione. Per quanto attiene alle autorizzazioni per l'esercizio di discariche di rifiuti speciali, dobbiamo rappresentare che la competenza al rilascio

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di questi provvedimenti è in capo alle province, come disposto dalla legge regionale n. 17 del 2007.
L'onorevole Franzoso ha chiesto in esordio: «Sostiene che se la differenziata non parte, probabilmente c'è anche una cointeressenza di interessi diffusi nel campo delle discariche, che forse fermano la raccolta differenziata, la rallentano o in qualche modo tendono a continuare a centralizzare il sistema delle discariche? Cosa ne pensa?».
Il problema maggiore è che, sino ad ora, i comuni non avevano interventi programmati e duraturi di raccolta differenziata. Il sicuro incremento delle tariffe di smaltimento, derivanti dal necessario adeguamento alla normativa comunitaria e nazionale, renderà conveniente - e questo non solo dal punto di vista ambientale - attuare la raccolta differenziata dei rifiuti, in particolar modo quella della frazione umida da destinare poi al compostaggio.
L'onorevole Franzoso ha inoltre chiesto: «Innanzitutto, sulla differenziata vorrei capire se non è mai stata svolta un'indagine o si è a conoscenza di quanto di questo 16 per cento viene riutilizzato, in termini di valore aggiunto, come prodotto, come materia per intenderci, sempre che esista, perché spesso e volentieri ho la sensazione che la raccolta differenziata sia solo un fatto nominalistico e che poi finisca nel tal quale».
Nell'ambito dell'analisi di contesto sulla gestione dei flussi di differenziato e indifferenziato - che stiamo svolgendo nel più ampio piano regionale - stiamo analizzando le potenzialità dell'impiantistica esistente per il trattamento delle frazioni della raccolta differenziata, sia la cosiddetta frazione secca (carta, plastica, metalli e vetro), sia quella umida, rappresentata dall'organico. Il quadro che emerge è che vi è una netta prevalenza di impianti privati, che ritirano le frazioni raccolte in maniera differenziata dai gestori dei servizi comunali di raccolta, e che avviano, nel caso delle frazioni secche, i flussi di materiali, dopo la selezione, al circuito CONAI, secondo le tariffe previste nell'accordo ANCI-CONAI 2010. Tutte le frazioni raccolte in modo differenziato vanno in questi impianti e vengono recuperate, al netto delle perdite del processo di selezione, che genera scarti che vanno in discarica. Il quantitativo degli scarti generati delle operazioni di recupero e selezione è tanto maggiore quanto più bassa è la qualità della raccolta differenziata.
Ad esempio, i sistemi di raccolta delle frazioni secche, con il sistema del multimateriale, comportano un maggior onere nei processi di selezione, una minor qualità dei prodotti ottenuti e un maggior quantitativo di scarti.
Coerentemente con quanto previsto dal decreto legislativo n. 205 del 2010 - come sappiamo attuativo della direttiva CE n. 98 del 2008 - i sistemi di raccolta devono consentire di intercettare in modo separato le frazioni di rifiuti urbani, in modo da raggiungere l'obiettivo di recupero del 50 per cento entro il 2020. Tali obiettivi potranno essere attuati attraverso una nuova gestione dei servizi, che consentirà di migliorare la qualità delle frazioni da sottoporre alle operazioni di selezione, e conseguentemente aumentare i quantitativi che vengono recuperati, con un valore aggiunto. I dati ufficiali ISPRA confermano che la raccolta differenziata in Puglia, per l'anno 2009 - i dati del 2010 sono consultabili dopo il primo semestre dell'anno in corso - si attesta intorno al 16 per cento.
L'onorevole Franzoso ha chiesto: «Quante sono le risorse che la regione, direttamente o indirettamente, con fondi comunitari o meno, ha speso dal 2005 ad oggi, in termini di fondi elargiti alle province, ed oggi ai comuni, per la raccolta differenziata, dal momento che siamo solo al 16 per cento?».
Nel 2005, avendo riscontrato un grave ritardo rispetto al raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, la regione Puglia ha ritenuto necessario trasferire alle province i fondi necessari per avviare una programmazione di interventi, per supportare le raccolte differenziate nei territori di competenza.
Abbiamo elargito alle province e agli ATO, con i fondi comunitari 2006-2007 per

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dotazione impiantistica per raccolte differenziate, 17.143.596 euro. I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, destinati alle province, sono stati 15.039.724 euro. I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, destinati agli ATO, sono stati 868.776 euro.
I fondi ecotassa dal 2006 al 2008, a regia regionale per azioni di comunicazione, sono stati di 2.403.500 euro. I trasferimenti a valere sull'asse II del programma regionale per l'ambiente, linee di intervento B (interventi per lo sviluppo delle raccolte differenziate), hanno previsto lo stanziamento di 5 milioni di euro. I fondi comunitari 2007-2013 sono invece pari a 57 milioni di euro, impegnati e non ancora erogati. Con i suddetti stanziamenti si è provveduto a finanziare interventi, sia di carattere infrastrutturale, come ad esempio la realizzazione di isole ecologiche comunali, sia di supporto alla realizzazione della raccolta differenziata.
L'onorevole Franzoso ha ulteriormente chiesto: «Quanto tal quale oggi viene riportato nei termovalorizzatori e quanto ancora viene conferito in discarica? Vorrei conoscere la percentuale». La gestione del ciclo dei rifiuti nella regione Puglia, come previsto dalla legge comunitaria e nazionale e come recepito nella pianificazione regionale, prevede la biostabilizzazione dei rifiuti, la selezione secco-umido, l'avvio a produzione di CDR della frazione secca e infine lo smaltimento in discarica della frazione umida biostabilizzata.
Tutti i bacini sono dotati di impianti di biostabilizzazione, ad eccezione degli ATO Foggia 1, Bari 1 e Brindisi 1 e 2. In merito all'ATO Foggia 1, i rifiuti prodotti dallo stesso vengono conferiti fuori bacino. Una parte dei comuni che compongono il bacino ATO Foggia 1 conferisce i rifiuti prodotti presso l'impianto complesso di Cerignola, a servizio del bacino ATO Foggia 4. I restanti conferiscono presso l'impianto complessivo di Deliceto, a servizio del bacino Foggia 5.
Presso le discariche a servizio dell'ATO Bari 1, in agro di Andria e di Trani, il rifiuto preliminare, sottoposto a processo di tritovagliatura, viene smaltito in discarica. I rifiuti tal quale dell'ATO Brindisi 1 vengono conferiti, in forza di un'ordinanza del presidente della provincia di Brindisi, presso la discarica comunale di Brindisi, in località Autigno.
È imminente l'avvio delle procedure di gara per l'entrata in esercizio dell'impianto complesso per il trattamento dei rifiuti, già realizzato in agro di Brindisi. Per quanto attiene all'ATO Brindisi 2, i rifiuti prodotti dal bacino vengono conferiti presso la discarica di Brindisi Autigno, senza biostabilizzazione primaria. Ciò è possibile in quanto nel suddetto bacino viene effettuata la raccolta porta a porta spinta, con valori prossimi al 60 per cento. I quantitativi di tal quale smaltiti in discarica nell'anno 2010 sono stati: nella discarica di Andria 57.403 tonnellate di rifiuto tritovagliato; nella discarica di Trani 163.177 tonnellate sempre di rifiuto tritovagliato; nella discarica di Brindisi 152.844 tonnellate. Inoltre, presso l'inceneritore dell'AMIU di Taranto viene conferito il rifiuto indifferenziato prodotto dalla città di Taranto. Presso questo impianto sono stati conferiti, nell'anno 2010, 24.436 tonnellate di rifiuto urbano indifferenziato.
In regione Puglia è attivo anche l'impianto di termovalorizzazione dell'Appia Energy in località Massafra, presso il quale viene conferito il CDR prodotto dall'impianto di biostabilizzazione della società CISA, sempre in località Massafra. Il suddetto impianto ha una capacità di trattamento autorizzato di 90.000 tonnellate all'anno. È in fase di realizzazione l'impianto di termovalorizzazione in agro di Manfredonia, che avrà una capacità di trattamento pari a 135.000 tonnellate annue. Per completezza espositiva dei dati, riassumo in modo sintetico i quantitativi di rifiuti prodotti in regione Puglia nell'anno 2010 e la loro destinazione finale. Rifiuti solidi urbani da discarica, per una tonnellaggio pari a 1.105.108 tonnellate, con una percentuale del 56,7 per cento. Per le perdite di processo, con 544.839 tonnellate, abbiamo il 20,9 per cento. Per rifiuti solidi urbani e valorizzazione di materia, con un tonnellaggio di 298.000 tonnellate, abbiamo il 15,3 per cento. Infine,

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per rifiuti solidi urbani e valorizzazione energetica, con una tonnellaggio di 136.841 tonnellate, abbiamo il 7 per cento.
L'onorevole Franzoso chiedeva, inoltre, qual è la situazione in termini autorizzativi e se si avvia o meno il termovalorizzatore di Modugno.
L'iter autorizzativo dell'impianto Eco Energia di Modugno è ancora in corso, per questioni che brevemente sintetizziamo. Con determinazione del dirigente del settore ecologia n. 450 del 2007 veniva espresso parere favorevole di compatibilità ambientale all'impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili proposto da Eco Energia srl, da ubicarsi in via Fiordalisi, zona industriale del comune di Modugno, alle porte di Bari, nel rispetto delle prescrizioni riportate nella determina stessa.
L'impianto è stato prima sottoposto a sequestro, poi dissequestrato dall'autorità giudiziaria nel maggio 2009. Il procedimento amministrativo di rilascio della compatibilità ambientale è stato riavviato e si è concluso con il parere negativo del Comitato di valutazione d'impatto ambientale regionale, a seguito di parere negativo vincolante, ai fini della concessione del permesso a costruire, della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. L'onorevole Franzoso chiedeva: «Vorrei sapere se è a conoscenza di quanto avvenuto in provincia di Taranto, per quanto riguarda la discarica abbandonata di Li Cicci. Questa Commissione è stata informata da parte di questa amministrazione - per quanto ho avuto modo di capire - di aspetti inquietanti nella gestione finale, a causa delle proprietà inespresse e comunque coperte da un sistema di scatole cinesi. Parrebbe che oggi in quella discarica abbandonata il percolato vada nel sottosuolo, con tutte le conseguenze che ne derivano. Vorrei sapere, quindi, se c'è stato o ci sarà un approfondito esame, in tutte le sue sfaccettature, riguardo alla discarica di Manduria, Li Cicci, che oggi è abbandonata».
In merito alle vicende che riguardano la discarica di Manduria, in località Li Cicci, allegheremo una relazione dettagliata, che ci è stata prodotta dal comune di Manduria. Voglio anche dire che in data 4 marzo 2011 è stata conclusa la procedura negoziale tra la regione Puglia e la provincia di Taranto, con la quale abbiamo destinato 1.400.000 euro per la messa in sicurezza permanente di questa discarica.
A seguito di questo accordo, ovviamente saranno attivate le procedure con il comune di Manduria, finalizzate a realizzare, nei tempi più brevi possibile, la bonifica di questo sito.
Il senatore De Luca ha chiesto: «In merito al piano dei rifiuti, c'è una proposta del governo regionale, ma sembra che il Consiglio regionale non l'abbia ancora approvata, perlomeno così ci hanno detto». Con delibera di giunta regionale n. 2243 del 19 ottobre 2010 è stato avviato l'aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, che è attualmente in fase di valutazione ambientale strategica (VAS). Il Consiglio regionale potrà approvare il piano solo al termine della fase di redazione dello stesso, che appunto è ancora in atto.Con delibera di giunta regionale n. 2243 del 19 ottobre 2010 è stato avviato l'aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, che è attualmente in fase di valutazione ambientale strategica (VAS). Il Consiglio regionale potrà approvare il piano solo al termine della fase di redazione dello stesso, che appunto è ancora in atto.
Chiedeva il senatore De Luca: «Come in altre realtà del nostro Paese, oltre alle risorse europee aggiuntive, sulla vicenda dei servizi e dei rifiuti si può dare una risposta anche in termini di crescita e di occupazione».
Gli indicatori che misurano l'efficienza dell'intero ciclo di gestione dei rifiuti sono quelli della riduzione, del riuso e del riciclo. Per quanto riguarda l'aumento dei livelli di occupazione, è stata attivata una procedura per la realizzazione di circa 80 punti ecologici, da dislocare in altrettanti comuni sull'intero territorio regionale, che abbiamo finanziato con 4 milioni di euro. Nell'ambito del suddetto intervento, la pianificazione delle risorse per l'incremento della raccolta differenziata consentirà anche una ricaduta occupazionale.
Voglio brevemente dire che, nel realizzare questo progetto, contiamo molto su un profilo che non trascuriamo mai, ovvero quello dell'educazione, soprattutto per i più giovani, a considerare il rifiuto come una risorsa e un bene, e quindi non come

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qualcosa della quale dobbiamo disfarci. È chiaro che non ci nascondiamo dietro un dito. Sappiamo bene che il problema della raccolta differenziata non si risolve con l'istituzione di 80 ecopunti. Tuttavia, in tal modo innanzitutto si contribuisce in quota percentuale a farlo e poi si fa molto di più dal punto di vista dei profili educativi e di condivisione di queste scelte. Quindi, contiamo molto su questo progetto, soprattutto per quanto riguarda le fasce più giovani della popolazione.
L'onorevole Bratti ha chiesto: «Voglio chiedere se l'infiltrazione potenziale della malavita, più o meno organizzata, verte sul tema degli appalti, dell'incenerimento, su quello della raccolta differenziata, oppure è diffusa su tutte queste questioni».
Questa dell'onorevole Bratti era una considerazione più che una domanda, che io riporto fedelmente: «Adesso probabilmente ci sarà una proroga per lo scioglimento delle agenzie di ambito, ma ci deve essere un sistema di governance della gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Se avete consorzi pubblici, che cosa succede? Come state legiferando in questo senso? Una delle obiezioni che è emersa nella Campania, ma anche nel Lazio, è che in questo caso, con il decreto Ronchi, obbligando a prendere una parte delle azioni dei consorzi pubblici entro tempi ben definiti, si ponga anche il rischio che nei futuri consorzi misti la parte privata, che entra nella gestione, possa essere poco raccomandabile».
La proroga del termine per lo scioglimento dell'autorità d'ambito non c'è stata, almeno formalmente, ma ci sembra, per «anticipazioni romane», di capire che verosimilmente ci sarà. Dunque questa nostra risposta deve essere considerata per come è la situazione oggi, allo stato attuale. La proroga del termine per lo scioglimento dell'autorità d'ambito non c'è stata. La regione Puglia ha in corso di approvazione una proposta di legge per l'abolizione dell'autorità d'ambito, a far data dal primo aprile 2011. Oggi, è in V Commissione della regione Puglia un articolato, che abbiamo predisposto come assessorato alla qualità dell'ambiente, per dare un regime transitorio e per stabilire cosa succederà se gli ATO non verranno prorogati e quindi se dovremmo pensare una disciplina diversa, creando nuovi soggetti di diritto pubblico, con autonoma capacità giuridica e capacità di agire, come avviene per gli ATO.
Considerato che è stata avviata la procedura di aggiornamento del piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani - nell'ambito del quale si prefigurerà il modello di distribuzione ottimale di queste funzioni - nelle more dell'approvazione dello stesso, la regione Puglia per assicurare la transizione verso il nuovo regime, nominerà un commissario per ciascun ATO (questo in sintesi il contenuto del nostro breve articolato di legge) che si occuperà anche di definire un quadro delle consistenze patrimoniali e finanziarie delle autorità soppresse e, d'intesa con i sindaci, sovrintenderà alle procedure di definizione e approvazione del piano d'ambito. In questo senso, pensiamo anche di rispondere all'interrogazione del presidente della Commissione, in merito alla consistenza dello stato patrimoniale degli ATO.
L'onorevole Bratti ha ulteriormente chiesto: «Rispetto alla questione campana, a che prezzi ritirate e dove vanno a finire questi rifiuti? Sono impianti pubblici o privati? Che tipo di controlli vengono eseguiti?». Parlavamo dell'operazione di soccorso alla Campania e l'onorevole Bratti proseguiva, dicendo: «L'operazione di soccorso, meritevole per le ragioni che anche lei spiegava prima, non inficia la capacità residua per i vostri rifiuti solidi urbani?».
A questo proposito, dobbiamo dire che nell'estate del 2010 l'unità operativa costituita nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri, segnatamente il Dipartimento della protezione civile, per la chiusura dell'emergenza rifiuti in Campania, ha ritenuto di assumere un'iniziativa volta ad alleggerire la pressione sulle discariche della regione Campania.
La stessa ha pubblicato un bando e indetto una gara d'appalto per l'affidamento a terzi, dietro corrispettivo a carico

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della Protezione civile, del servizio di trasporto e smaltimento fuori regione di 61.000 tonnellate di rifiuti campani, qualificati come rifiuti speciali non pericolosi, e contrassegnati dalla codice CER 191212, prodotti dagli stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti (STIR) della regione Campania.
Della gara d'appalto è risultato aggiudicatario il CITE (Consorzio interprovinciale trasporti ecoambientali) di Salerno, che in sede di offerta ha indicato come impianti finali di smaltimento tre discariche di rifiuti speciali, ubicate nella provincia di Taranto e quindi nella regione Puglia. Le discariche sono: la discarica di Taranto, gestita dalla Italcave spa, la discarica Vergine spa e la discarica di Grottaglie, gestita dalla Ecolevante spa.
In seguito, la regione Campania e la regione Puglia hanno sottoscritto, in data 3 dicembre 2010, un protocollo d'intesa con il quale si è provveduto a disciplinare l'ingresso e lo smaltimento in Puglia di una parte di rifiuti speciali (45.000 tonnellate), provenienti dagli STIR di Tufino, Giugliano, Santa Maria Capua Vetere, Battipaglia e Caivano. Tra le modalità tecnico operative di conferimento di questi rifiuti, il protocollo d'intesa sottoscritto da entrambe le regioni prevede un ruolo attivo di partecipazione delle ARPA regionali e un controllo, e quindi un ruolo attivo, da parte della regione Puglia per quanto riguarda i controlli tecnici da effettuarsi sui rifiuti. Questa operazione non comporta alcuna conseguenza sugli smaltimenti di rifiuti solidi urbani pugliesi, perché appunto questi conferimenti - come ho appena detto - avverranno in discariche per rifiuti speciali e non per rifiuti solidi urbani.
Il sentore Coronella ha chiesto: «Vorrei porle una domanda sugli ATO, ovvero se lei ritiene che siano molti e se ha intenzione di ridimensionarli». Per il principio di autosufficienza e di prossimità, introdotto dall'articolo 182-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, modificato dal decreto legislativo n. 205 del 2010, si prevede che debba essere realizzata l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti nel loro trattamento negli ATO.
La necessità di prevedere che il sistema impiantistico debba garantire anche l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti derivanti dal trattamento di rifiuti urbani, a livello di ATO, induce naturalmente a riconsiderare la perimetrazione di questi ambiti territoriali, estendendola a territori più vasti. Il Consiglio regionale pugliese ha approvato all'unanimità un ordine del giorno in cui chiede alla giunta di aggiornare il piano per la gestione dei rifiuti, prevedendo la riduzione degli ATO a sei, ovvero quante sono le province.
Il processo di redazione del piano è in corso e valuteremo con attenzione la fattibilità tecnica di questa proposta, alla luce proprio dei princìpi di autosufficienza e prossimità, previsti nel citato articolo 182-bis. Sapete che la Puglia è particolarmente estesa in lunghezza, perché dal confine nord al Capo di Leuca si tratta di oltre 400 chilometri di strada. Quindi, più o meno la stessa distanza che separa Bari da Roma. Queste, dunque, sono valutazioni di dettaglio tecnico, che dovremo tenere in debita considerazione, altrimenti rischiamo di rendere un cattivo servigio alla nostra regione. Ha chiesto ancora il senatore Coronella: «Le chiedo una precisazione sui fondi dati alla provincia di Foggia, che non vengono né programmati, né spesi, né erogati ai comuni». Per quanto è a conoscenza della regione Puglia, le risorse messe a disposizione sono state, dopo la precedente audizione - cioè quella del 9 febbraio - erogate agli ATO Foggia 3 e Foggia 4.
Il senatore D'Ambrosio ha chiesto cosa intendiamo fare per ridurre la quantità di rifiuti. La regione Puglia, con delibera di giunta regionale n. 231 del 2007, ha emanato un piano operativo per la riduzione della produzione dei rifiuti e per l'implementazione delle percentuali di raccolta differenziata. Il suddetto piano prevede iniziative connesse alla riduzione di produzione degli imballaggi, soprattutto quelli dei beni di maggiore uso e diffusione nel consumo quotidiano, e l'uso di dispenser

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nei supermercati e nei grossi centri commerciali. Come tutti sappiamo, questo è uno gli strumenti più efficaci per la riduzione della produzione di rifiuti ed è contemporaneamente un modo per sensibilizzare esercenti e consumatori ad un uso consapevole dei materiali e delle risorse.
Successivamente, abbiamo promosso, come regione Puglia, un protocollo d'intesa con le associazione di categoria, le associazioni dei consumatori e la grande distribuzione organizzata (GDO) per l'introduzione dei dispenser e per ridurre l'incidenza degli imballaggi sulla produzione dei rifiuti urbani.
Il protocollo consentirà di attivare, in un prossimo futuro, interventi a supporto della diffusione negli esercizi commerciali - quindi non solo quelli della GDO - di dispenser di prodotti alimentari, ad esempio il latte alla spina, o anche non alimentari, come i detersivi ecologici.
Il senatore D'Ambrosio ha, inoltre, chiesto cosa intende fare la regione Puglia per incentivare il riciclo. Dice il senatore D'Ambrosio. «È chiaro che se si fa la raccolta differenziata ci devono essere anche gli impianti di riciclaggio, e soprattutto non devono essere lontani, come ubicazione, da dove il rifiuto viene prodotto».
Innanzitutto, occorre stimolare - questo è giusto - l'implementazione della dotazione impiantistica. Quindi, in prima battuta, pensiamo agli impianti pubblici di compostaggio. Come regione Puglia abbiamo però anche sviluppato un programma coordinato di interventi, mirati all'incremento della raccolta differenziata, rivolti agli ATO e ai comuni pugliesi.
I suddetti interventi sono finanziati con fondi del programma operativo FESR 2007-2013, e più specificatamente l'azione 2.5.1 (potenziamento e ammodernamento delle strutture dedicate alla raccolta differenziata).
L'avvio dell'attuale programmazione di interventi ha richiesto una fase preliminare di modifica del piano pluriennale d'asse che, per come era strutturato sino ad ora, rendeva più complessa e farraginosa la distribuzione delle risorse ai soggetti beneficiari. Con deliberazione di giunta regionale n. 2183 dell'11 ottobre 2010, in seguito all'acquisizione del parere favorevole della Commissione europea, si è proceduto modificare la linea d'intervento 2.5, consentendo quindi la realizzazione di una serie di interventi, mirati proprio all'incremento della raccolta differenziata dei rifiuti.
Con determinazione dirigenziale n. 136 del 1o settembre 2009 è stato pubblicato un bando, diretto agli ATO pugliesi, con il quale si impegnavano 15 milioni di euro per la realizzazione di centri comunali di raccolta.
Sempre nell'ottica di dotare i comuni delle infrastrutture più adeguate alla raccolta differenziata dei rifiuti, con deliberazione di giunta regionale n. 2853 del 20 dicembre 2010 è stata avviata una procedura negoziale per la concessione di contributi, volta a selezionare le proposte di interventi per la realizzazione di punti ecologici dei quali abbiamo parlato poco fa. Questi sono centri di raccolta di dimensioni ridotte, gestiti da imprese individuali, società cooperative e società su base personale, anche di nuova costituzione, ovviamente iscritte all'albo nazionale dei gestori ambientali. Ciò proprio in conformità a quanto previsto dal DM dell'8 aprile 2008, successivamente modificato dal DM del 13 maggio 2009. Come vi ho già detto, la creazione di questi punti ecologici prevede un impegno finanziario da parte della regione pari a 4 milioni di euro, da assegnare in parti uguali ai comuni richiedenti, che dimostrano di avere i requisiti per partecipare a questo bando.
Con deliberazione di giunta regionale n. 2641 del 30 novembre 2010 è stata avviata una procedura nei comuni capoluogo di provincia, attraverso l'introduzione di metodi innovativi di raccolta differenziata integrata. Questi interventi - come vi ho già detto - saranno supportati da un contributo della regione Puglia pari complessivamente a 15 milioni di euro.
Tra i requisiti che noi, come regione Puglia, abbiamo richiesto per poter riconoscere il finanziamento pubblico, riteniamo assuma un ruolo di rilievo quello

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relativo alla predisposizione, da parte di ciascun comune partecipante, di un piano comunale di raccolta differenziata.
In tal modo l'intervento finanziato si inserisce in un programma complessivo, limitando anche l'effetto da cosiddetto «intervento spot», che non consente di raggiungere l'obiettivo prefissato, se non nel brevissimo periodo.
Questa stessa impostazione abbiamo seguito per la concessione di contributi ai comuni pugliesi non capoluogo di provincia - che sono 252 - e con la deliberazione di giunta regionale n. 2989 del 28 dicembre 2010 abbiamo stanziato un ammontare complessivo per l'intervento di 23 milioni di euro. Quindi, 23 milioni per i comuni non capoluogo e 15 milioni per i sei comuni capoluogo, con un impegno finanziario complessivo di 38 milioni di euro.
Sempre nell'ottica di supportare i comuni nella realizzazione di progetti e interventi di raccolta differenziata dei rifiuti, con determina dirigenziale n. 73 dell'aprile 2010 abbiamo provveduto ad impegnare un milione di euro a favore della sola città di Lecce, per la realizzazione del progetto di raccolta integrata dei rifiuti urbani ed assimilati nella città di Lecce.
Inoltre, siamo intervenuti con la deliberazione di giunta regionale n. 3012 del 28 dicembre 2010 a supporto dell'area Vasta Tarantini, riconoscendo un finanziamento complessivo di circa 3,4 milioni di euro per i seguenti interventi: il potenziamento e l'ammodernamento delle strutture dedicate alla raccolta differenziata per l'ATO Taranto 1, vede un impegno finanziario pari a 1.173.000 euro; opere di ampliamento, miglioramento e completamento della sezione di compostaggio e biostabilizzazione dell'impianto integrato di trattamento RSU in agro di Taranto, a Statte, per un impegno finanziario di 1.100.000 euro; infine, ampliamento e adeguamento del centro di valorizzazione e selezione dei materiali differenziati a servizio dall'ATO Taranto 3, per un impegno finanziario pari ad 1.100.000 euro.
C'è stato ulteriormente chiesto dal senatore D'Ambrosio: «Ritiene che sia giusta la raccolta dei rifiuti da parte delle province, anziché dei comuni o dei consorzi?».
Ebbene, il servizio di igiene urbana si fonda sulla contribuzione dei cittadini residenti e quindi non può che trovare nelle amministrazioni comunali i soggetti principali preposti allo svolgimento di tale funzione e servizio. Di questo bisogna ovviamente tenere conto nell'attribuzione delle competenze che ci occupano in questa materia. L'architettura istituzionale che reggerà la gestione del ciclo dei rifiuti sarà assoggettata a verifica, sempre secondo i princìpi di efficienza e di adeguatezza.
L'onorevole Cenni ha chiesto: «Vorrei capire come intende sviluppare questo intento, cioè se pensate alla possibilità di certificare il compost e, nel caso, a chi pensate di affidare questa certificazione. Come lei saprà, infatti, c'è una grandissima sensibilità nel mondo agricolo, soprattutto dove si investe sull'agricoltura di qualità e so che nel suo territorio questo sta avvenendo».
La regione Puglia ha sottoscritto un protocollo d'intesa con il Consorzio italiano compostatori nel 2007 proprio al fine di individuare le migliori strategie per la valorizzazione e l'implementazione della raccolta della frazione organica.
La sottoscrizione del protocollo d'intesa con il Consorzio è lo strumento necessario per consentire agli impianti consorziati, già presenti nella regione Puglia, e a quelli che si realizzeranno anche con il supporto economico della regione, di poter produrre compost certificato di qualità, pertanto commercializzabile e utilizzabile in agricoltura.
Ha chiesto ulteriormente l'onorevole Franzoso: «A proposito dei costi, vorrei conoscere quelli delle campagne informative». La regione Puglia ha finanziato direttamente, con fondi POR 2000-2006, campagne di comunicazione e informazione per l'incremento della raccolta differenziata per un importo complessivo di circa 3,2 milioni di euro. A questa somma vanno aggiunti gli interventi - di cui ho

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già fatto menzione - a regia regionale, finanziati con fondi ecotassa pari a 2,4 milioni di euro.
Chiede l'onorevole Franzoso: «Per quanto riguarda gli impianti di biostabilizzazione autorizzati, vorrei conoscere i risultati, in termini di valori nominali, che si sono ottenuti e che si stanno ottenendo».
Il processo di biostabilizzazione dei rifiuti ha registrato dei benefici ambientali, derivanti dalla diminuzione della quantità dei rifiuti conferiti in discarica, che sono: per l'impianto a servizio dell'ATO Foggia 4 di Cerignola un abbattimento della frazione organica conferita in discarica pari 6,87 per cento; per l'ATO Foggia 5, Deliceto, un abbattimento pari al 23,84 per cento; per l'ATO Bari 2, e l'AMIU di Bari, un abbattimento pari al 24,21 per cento; per l'ATO Bari 5, quello nell'agro di Conversano, che raccoglie ben 21 comuni, abbiamo un abbattimento della frazione organica pari a circa il 17 per cento; per l'ATO Taranto 1, Massafra, 14,54 per cento; per l'ATO Taranto 3, Manduria, il 10,64 per cento; per l'ATO Lecce 1, Cavallino, un abbattimento pari al 21,77 per cento; per l'ATO Lecce 2, Poggiardo, un abbattimento pari al 36,27 per cento; per l'ATO Lecce 3, Ugento, abbiamo un abbattimento pari al 20,9 per cento.
Il presidente ha domandato: «Lei ha i dati relativi alla situazione patrimoniale degli ATO, che abbiamo trovato critica un po' ovunque?».
Nella precedente audizione non disponevamo, e ancora adesso non disponiamo, di queste informazioni, ma come già rappresentato in merito ai provvedimenti normativi successivi all'abolizione delle autorità d'ambito, sarà compito dei commissari provvedere all'accertamento sulla situazione patrimoniale degli ATO.
A questo proposito, debbo dire che la situazione che si è detto essere emergenziale per i rifiuti in Puglia non è mai stata tale. Tuttavia abbiamo verificato che c'era e c'è una emergenza diversa, di natura giuridica, dovuta agli inadempimenti civili di obbligazioni. In altre parole, spesso i comuni che riscuotono le TARSU - in Puglia non abbiamo TIA, ma solo la TARSU - non tutti ma una quota considerevole, ritardano sino a 20, 22 o 24 mesi nella corresponsione delle proprie quote agli ATO, i quali ovviamente vanno in tilt e non sono poi in condizioni di interagire con i gestori dei servizi, che non essendo Onlus, ma imprenditori, ovviamente non possono prescindere dal vedersi corrispondere queste somme e vanno in insofferenza bancaria.
Io partecipo a riunioni mensili presso le cinque - stanno per diventare sei - prefetture della regione Puglia, dove riscontro sempre lo stesso problema. Questa emergenza è di natura giuridica e civilistica, ovvero ci sono comuni che incassano le TARSU e non corrispondono le quote agli ATO, con il meccanismo che vi ho accennato e che peraltro immaginate da soli. Gli ATO sono, peraltro, persone giuridiche pubbliche e in quanto tali sono dotati di capacità di agire e di capacità giuridica. Devono, quindi, agire per il recupero di questi crediti, e quando questo non avviene, il sistema va in tilt, ma - ripeto - parliamo di un'emergenza giuridica.
L'effetto è particolarmente subdolo nei confronti dei comuni virtuosi, che sono quelli che nell'ambito degli ATO fanno la loro parte ed è un effetto devastante nei confronti dei cittadini, sia dei comuni virtuosi, sia degli stessi comuni che non pagano le somme, perché comunque i cittadini la TARSU la pagano. Quindi, il loro contributo per la gestione del servizio lo corrispondono, se poi hanno amministratori scellerati, che non versano questi contributi alle autorità d'ambito che dovrebbero occuparsene, ebbene questo evidentemente non è imputabile ai cittadini della regione Puglia e neppure all'ente regione Puglia.
Il presidente concludeva, chiedendo: «A proposito dell'inceneritore di Bari, c'è stato un contenzioso, oppure no?».
Il piano regionale prevedeva la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione da realizzarsi nell'area dell'AMIU (azienda municipalizzata igiene urbana di Bari). È stata anche indetta una gara, che

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successivamente è stata annullata. Non risultano contenziosi ad oggi e ormai abbiamo motivo di ritenere che non risulteranno.

PRESIDENTE. Si può dire di tutto, salvo che non sia stata data una risposta ampia ed esaustiva. Il presidente Vendola voleva aggiungere brevemente un'osservazione e poi ci saranno le domande.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Intanto, volevo sottolineare il fatto che abbiamo inviato alla Commissione il libro su quella che credo essere una delle buone pratiche in Europa ovvero l'esperienza di contrasto al traffico transfrontaliero di rifiuti speciali.
Ci terrei che i commissari potessero approfondire questa materia, perché è una delle più attinenti alla mission di questa Commissione, essendo il traffico transfrontaliero, soprattutto di provenienza balcanica, uno dei problemi generali che abbiamo di contrasto al crimine.
Ricordo che un'attività illecita non è significativa soltanto in sé considerata, ma piuttosto in quanto apripista, come è stato per il contrabbando di sigarette, che ha segnato - diciamo così - le piste della mobilità criminale. Come avete osservato, il trend della raccolta differenziata deve essere anche storicizzato. Il punto di partenza è il 5 per cento di raccolta differenziata e le implementazioni che ci portano oggi al 16 per cento - in proiezione spero molto di più - hanno a che fare anche con la difficile relazione con le amministrazioni locali.
Io posso dichiararmi pentito di non avere imposto subito la penalizzazione di quelle amministrazioni che non realizzano i trend di raccolta differenziata adeguati. Tuttavia, in una situazione rischiosa, nella quale al 2005 io non avevo neanche un impianto costruito e avevo sulle spalle 13 anni di gestione emergenziale che hanno portato, solo al tredicesimo anno, alla predisposizione di un piano dei rifiuti, l'idea di andare a un conflitto con i comuni è stata sempre molto inquietante. Ragion per cui io ho scelto sempre e comunque la via della concertazione, anche la più estenuante.
Aggiungo che in questo quadro devono essere considerati anche, dal punto di vista della penetrazione di dinamiche criminali, tutti i cicli opachi, per esempio i sempre rinviati cicli delle bonifiche. Noi abbiamo cominciato in questa azione, come nel caso del più importante sito inquinato di interesse nazionale, ovvero quello di Manfredonia, che ho portato a termine, evitando da un lato le multe comunitarie e dall'altro di lasciare in permanenza di opacità una situazione rischiosa, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista delle altre implicazioni.
Volevo sottolineare questo, sperando che si intenda qual è la fatica di lavorare perché si producano gli impianti, si produca una nuova cultura che viva il rifiuto non come un problema, ma come una risorsa e perché si impermeabilizzi questo ciclo da qualunque invadenza della criminalità organizzata.

PRESIDENTE. Il libro è quello che vi mostro. Abbiamo chiesto altre copie per poterle mettere a disposizione. Da quando è iniziata questa presidenza abbiamo cercato di comperare e raccogliere tutti i principali testi sulla materia che ci interessa. In futuro saranno messi a disposizione di tutti i commissari e anche di altri parlamentari, in modo che possano accedere a queste informazioni.
Credo che gli argomenti siano tanti, anche se hanno avuto un'ampia risposta. Cedo la parola ai colleghi che vogliano intervenire, per porre domande o formulare osservazioni.

PIETRO FRANZOSO. Ovviamente leggeremo più attentamente le risposte negli atti del resoconto in modo da dare una valutazione d'insieme. Vorrei soffermarmi sul problema della raccolta differenziata, anche alla luce di quanto abbiamo ascoltato in quei pochi minuti dell'ultima audizione del presidente Vendola.
Voglio ricordare che la raccolta differenziata è il frutto di un nuovo processo di raccolta e organizzazione dei rifiuti del 2005,

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il quale prevedeva che entro la fine del 2010 si sarebbe dovuto raggiungere il 55 per cento.
Siamo a marzo del 2011 e, a detta della stessa regione, il livello si attesta attorno al 16 per cento. Tuttavia, indipendentemente da questi aspetti, io voglio soffermarmi su altre questioni, a cui ha accennato il presidente Vendola, ovvero sulla mission di questa Commissione, relativa ad eventuali traffici illeciti e ai processi che possono generare delle attività illecite.
Proprio per arrivare al tema della raccolta differenziata, voglio ricordare, presidente, che per esempio il sindaco di Erchie, il dottor Giuseppe Margheriti, non più tardi di una settimana fa, nel corso di un incontro, ebbe a dire che ormai stava portando la raccolta differenziata nel tal quale perché non poteva reggere un costo di 140 euro a tonnellata per lo smaltimento e che aveva regolarmente denunciato questo alla regione.
Da qui la mia richiesta di capire quanti sono e come i fondi vengono elargiti agli enti locali e ai comuni. Evidentemente, ci deve essere qualche corto circuito tra provincia e comune oppure qualcosa sicuramente ci sarà, dal momento che ci sono queste denunce.
Al di là di questo, siccome, come diceva l'assessore poc'anzi, il tutto avviene attraverso i nuovi piani e la biostabilizzazione prevista dalla nuova normativa, vorrei capire, presidente Vendola, se lei è stato mai a conoscenza del fatto che in uno dei bacini di Lecce, nel momento in cui si è autorizzata la biostabilizzazione, l'impianto era sotto sequestro.
Vorremmo capire quali erano le motivazioni per cui l'impianto era sotto sequestro e perché fu comunque autorizzata la biostabilizzazione, posto peraltro che quell'impianto non era idoneo ad ottenere i parametri spirometrici che una corretta biostabilizzazione dovrebbe apportare. Ciò indusse a dover emanare un'ordinanza per aumentare i parametri affinché i rifiuti potessero essere portati nelle discariche di Grottaglie e di Taranto, che altrimenti, a causa della tipologia delle discariche, non potevano riceverli. Dunque, abbiamo un impianto che avrebbe dovuto biostabilizzare, ma non lo faceva con i parametri previsti. Per effetto dell'emergenza ci fu l'obbligo di emanare un'ordinanza per superare quei limiti imposti dalla legge per quanto riguarda l'indice dinamico e spirometrico. Così si arrivò al punto che in quelle discariche, specie in quella di Grottaglie, i rifiuti potevano quasi equivalere al tal quale. Gli stessi esercenti delle discariche non erano d'accordo a recepirli, ma poi, a seguito dell'ordinanza in cui si modificavano i parametri, ovviamente dovettero farlo.
Per quanto riguarda quello che è avvenuto ai giorni nostri, tra le tante intercettazioni che abbiamo letto in questi giorni sulla sanità, alcune investono i rapporti di autorizzazione di un impianto, chiamato di Grottelline. Questo nome emerge dalle intercettazioni delle conversazioni avvenute tra l'assessore Tedesco e altri interlocutori. Questa discarica, da quanto abbiamo appreso nel corso dell'audizione di uno dei membri della società che dovrebbe gestirla, risulta essere stata posta sotto sequestro dalla procura di Trani, poi dissequestrata, e poi nuovamente sequestrata, per effetto delle denunce di alcuni, che sostenevano che in quella discarica erano stati portati rifiuti ospedalieri. Sono emersi inoltre dei problemi relativi a delle cavità carsiche. Insomma, la discarica è stata nuovamente sottoposta a sequestro e oggi non so in quale condizione si trovi.
In ogni caso, vorrei sapere se il suo ufficio era a conoscenza del fatto che comunque in questa indagine c'era anche di mezzo il problema dell'autorizzazione della discarica di Grottelline, per rapporti attinenti alle autorizzazioni del genio civile di Bari e di altri. Questo - ripeto - è quello che abbiamo appreso da alcune intercettazioni.

VINCENZO DE LUCA. Io vorrei ringraziare per le risposte puntuali che sono state fornite dall'assessore alle mie domande. Volevo chiedere un chiarimento al presidente Vendola. Resta una perplessità legata al rapporto annuale di Legambiente, che

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pone comunque la Puglia al secondo posto per reati connessi al ciclo dei rifiuti.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. La interrompo perché questa questione mi fu posta dal presidente. Siccome la domanda del presidente è rimbalzata anche sui media, ho avuto una sollecitazione dagli apparati repressivi dello Stato e dalle associazioni ambientaliste a sottolineare molto quanto sia importante aver raggiunto l'obiettivo dell'emersione dei reati e del loro contrasto. Quindi, quella per me non è una maglia nera, ma è una maglia di un altro colore.

VINCENZO DE LUCA. La domanda del presidente, peraltro presente agli atti, era collegata ad un altro aspetto che lei ha menzionato qualche attimo fa, ovvero se non ci sia qualche collegamento - lei ha detto che si sente quasi pentito - con il loro ruolo poco attivo, utilizzo un eufemismo, dei comuni rispetto a questo settore. Infatti, sul piano complessivo del ciclo integrato dei rifiuti, ovviamente i comuni non possono essere artifici passivi della delega al commissario di turno.
La mia domanda era legata a questo aspetto. In altre parole, chiedo se non ci sia una connessione di questo tipo tra i due problemi.

GENNARO CORONELLA. Presidente, noi, come Commissione, andiamo in giro per l'Italia a svolgere delle indagini, per mantenere alta l'attenzione su un argomento che possiamo considerare bollente. Tuttavia, se poi ci mettiamo a dire che di fronte ai quei reati, il primato della Puglia non rappresenta una maglia nera, stiamo dando un messaggio sbagliato.
Se io non so dove portare i rifiuti e li abbandono sto commettendo un reato. Tuttavia, chi di dovere dovrebbe dire dove questi rifiuti debbono essere portati. Questa è una riflessione che affido alla sua intelligenza. Quella è una maglia nera come il carbone.
In secondo luogo, anche il suo assessore ci ha confermato che in Puglia stiamo scontando problemi sul piano dell'impiantistica. Sulla raccolta differenziata lei, con molta sincerità, ha fatto delle affermazioni. Quindi viva la dittatura delle discariche, perché se non ci fossero le discariche oggi in Puglia i rifiuti sommergerebbero tutta la regione.
Anche su questo mi permetto sommessamente di dire che dobbiamo realizzare gli impianti, ovvero fare quello che dice la legge. Se la regione deve vigilare sulla corretta organizzazione del ciclo dei rifiuti, deve farlo, così come la provincia e i comuni.
Ora vorrei sapere, siccome la sua regione continua ad utilizzare le discariche, qual è la situazione delle discariche, ovvero quando andranno ad esaurimento. In altre parole, vorrei sapere quando potremo dire abbasso la dittatura delle discariche e che il dittatore delle discariche non tornerà più?

RAFFAELE VOLPI. La ringrazio anch'io per la partecipazione a questa audizione. Faccio una domanda preliminare, perché mi piace capire le cose con estrema chiarezza. Vorrei sapere se l'assessore Nicastro è soltanto assessore alle politiche ambientali, oppure ha altre deleghe.

LORENZO NICASTRO, Assessore all'ambiente della regione Puglia. Posso risponderle subito. Ho una delega molto più articolata, che riguarda anche il ciclo dei rifiuti, le bonifiche e le foreste. Insomma, ho il mio da fare. Non mi occupo, invece delle acque, che sono di competenza dell'assessorato ai lavori pubblici, del collega Amati.

RAFFAELE VOLPI. La ringrazio. Innanzitutto una brevissima considerazione. Farò poi una domanda più specifica, perché non ho avuto ancora una risposta, ma sono sicuro che il presidente Vendola me la darà, al di fuori di alcune valutazioni che non trovo poi così essenziali.
Faccio una domanda all'assessore, anche se è un po' una provocazione. Assessore, cosa vuol dire secondo lei trovare metodi innovativi per fare la raccolta differenziata?

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Lo dico nel senso buono, perché la raccolta differenziata si fa in termini efficienti in molti luoghi. Vorrei sapere che differenza c'è tra farla con metodi innovativi e farla, invece, come la fanno nelle altre parti d'Italia.
Inoltre, presidente Vendola, ho letto delle sue dichiarazioni ieri sera, cercando di prepararmi adeguatamente per la partecipazione a questo incontro. Ebbene, lei ha fatto delle dichiarazioni che mi hanno lasciato interessato, non turbato, peraltro stimandola come persona, al di là del ruolo politico. Lei ha parlato di possibili infiltrazioni della malavita. Io ho visto che è rimasta inevasa questa risposta specifica. Voglio sapere cosa ne pensa in realtà - lei, non il suo assessore - delle possibilità di infiltrazioni della malavita organizzata nel ciclo dei rifiuti della sua regione.
La ringrazio anche per il libro e per aver ricordato, in modo tale che potessi fare questa domanda, anche qual è la funzione di questa Commissione. Le pongo questa domanda, però per cortesia mi piacerebbe avere una risposta precisa.

PIETRO FRANZOSO. In virtù della nostra mission, voglio ricordare una cosa, presidente. La scorsa volta, in relazione alla denuncia appropriata del sindaco di Bari, lei disse che aveva annullato l'impianto termovalorizzatore di Bari, dove era prevista una tariffa di 120 euro. Ebbene, invece, si trattava di 77 euro per tonnellata.

NICHI VENDOLA, Presidente della giunta della regione Puglia. Ci sono delle domande che non hanno un interesse per me comprensibile, come quella relativa alle vicende del 2005 sulla sperimentazione di un impianto di biostabilizzazione, credo relativo all'emergenza in quel di Poggiardo, se ricordo bene. In ogni caso, qui c'è il dirigente del settore rifiuti, che potrà dare una risposta appropriata.
Stiamo parlando di decisioni che sono state assunte nella prefettura di Lecce, nel corso di defatiganti ed estenuanti riunioni concertative, perché bisognava decidere se chiudere la discarica di Nardò, cosa fare a Poggiardo o ad Ugento. Tuttavia, se lei ha questo interesse, credo che gli uffici possano specificarlo.
Per quanto riguarda la seconda domanda che mi ha posto relativamente a Grottelline, anche qui gli impianti di Grottelline sono stati oggetto di una mia forte lamentazione. La ragione è la seguente, ma lo dicevo anche l'altra volta.
L'idea che il piano dei rifiuti preveda la valutazione d'impatto ambientale non a monte, ma a valle, è un'idea demenziale, dal mio punto di vista. Immagino che tutti possano intuire che un luogo che si chiama Grottelline probabilmente presenta delle cavità carsiche, delle grotte, ma io non potevo che far partire la valutazione dell'impatto ambientale dopo aver firmato i contratti, e non potevo firmare i contratti se non dopo la sentenza del Consiglio di Stato, ovvero tra aprile e giugno del 2006. In altre parole, io non sono l'autore del piano dei rifiuti, l'ho soltanto modificato, relativamente agli impianti di termovalorizzazione di vecchia tecnologia.
I bandi di gara non li ho firmati io. Sono partiti e sono stati tutti contestati. Ho avuto una forte contestazione tra il 2005 e il 2006, perché si diceva - anche l'onorevole Franzoso - che avrei dovuto firmare i contratti, a prescindere dai contenziosi giurisdizionali in corso. Questo fu l'oggetto di una polemica politica, ma secondo me non potevo firmare niente, se non dopo le sentenze del Consiglio di Stato. Ho atteso, dunque, la sentenza ed ho firmato i contratti.
Una volta firmati i contratti, immediatamente dopo nascono i problemi, che riguardano la valutazione d'impatto ambientale. Grottelline è stato uno di quei luoghi che ci ha procurato molteplici motivi di ansia, perché ovviamente quando abbiamo firmato i contratti, nel giugno del 2006 - vorrei che fosse chiaro - eravamo già quasi alla saturazione delle discariche pubbliche in Puglia. Si trattava, quindi, di cominciare una lotta contro il tempo, perché una volta vi poteva essere un impaccio o un impedimento, un'altra volta un reperto archeologico in una di quelle localizzazioni

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o la questione di Corigliano d'Otranto, dove gli impianti di discarica sono stati localizzati su una falda. Tutti questi problemi bisognava guardarli con attenzione.
Nel sito per fare la discarica ad Ugento io ho trovato 30 tonnellate di amianto, ma non ho buttato il cemento perché avevo l'orologio che mi diceva che stava scadendo il tempo per realizzare gli impianti, ma ho bloccato tutto e ho fatto la caratterizzazione e la bonifica. Così è stato per ciascuno di questi posti, presidente, sapendo che c'erano ritardi necessari, perché si era scoperto che qualcosa non andava, e quelli costruiti, da chi denunciava cose che non c'erano, come sversamenti di rifiuti illeciti, che poi si dimostravano inesistenti - perché qualcuno ha giocato anche su questo terreno - mentre noi avevamo sempre la clessidra, che vedeva i granelli di sabbia al lumicino.
Dunque, per me aver chiuso la scorsa legislatura avendo realizzato tutti gli impianti tranne uno, ovvero tranne il completamento di Corigliano d'Otranto - per ragioni che rivendicherei - è stato un esercizio al cardiopalma.
Per quanto riguarda i metodi innovativi per la raccolta differenziata, ce ne sono eccome, anzi bisogna sollevare questo tema, perché in tante parti si buttano quattrini su raccolte differenziate false o su modelli di raccolta differenziata che non producono risultati, ma servono ad appaltare per comprare cassonetti improbabili per improbabili forme di raccolta differenziata.
Noi, con il termine innovativo intendiamo due cose: una è la raccolta differenziata spinta, che si fa con il porta a porta, che credo che sia l'unico metodo ad aver dato risultati eccellenti, oppure le sperimentazioni che si stanno facendo in alcune aree del nord, che stabiliscono che è nella fabbrica che si differenzia, dopo che si è raccolto il rifiuto come tal quale. Ci sono esperienze di questo tipo e noi abbiamo il dovere di confrontarci con le migliori sperimentazioni, proprio perché esistono metodi innovativi.
Senatore Coronella, io non liquiderei così il fatto di aver triplicato le percentuali di raccolta differenziata in cinque anni, non avendo usato la leva autoritaria e avendo avuto problemi, come quelli legati alla difficoltà di costruzione della personalità giuridica degli ATO. Ci sono voluti due anni perché questi diventassero strutture giuridicamente significative; questo è stato il quadro.
Tuttavia, vorrei anche dirle che la raccolta differenziata potrà raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati, e che non abbiamo fatto male a darci, quando partirà la raccolta dell'umido, quindi quando si realizzeranno gli impianti di compostaggio, che sono oggi alcuni già funzionanti e altri in via di realizzazione, e quando avremo una normativa che ci consenta di commercializzare o di usare il compost per i recuperi e per il ciclo agricolo. Insomma, quando il compost non porrà il problema di un nuovo rifiuto da smaltire. Noi non siamo stati al palo.
L'organizzazione moderna del ciclo dei rifiuti non si fa con la bacchetta magica. I problemi della tariffa da noi sono giganteschi perché se si abitua la cittadinanza ad immaginare che il rifiuto costa 30 euro a tonnellata perché si fa la buca nel giardino e il rifiuto si butta là, è chiaro che poi passare alle medie italiane, quando si costruiscono gli impianti complessi, è un problema. Tuttavia, la logica è quella che ci detta l'Unione europea ed è quella della più avanzata letteratura ambientalista, ovvero ridurre la produzione di rifiuti.
Noi ci stiamo provando e stiamo mettendo risorse, ad esempio nel rapporto con la grande distribuzione e speriamo di avere i quattrini per farlo anche con il piccolo esercente, in modo da finanziare i dispenser, così che il latte si possa prendere alla spina. Crediamo che togliere l'imballaggio possa produrre un risparmio del 30 per cento nelle tasche del consumatore e un problema in meno di smaltimento dei rifiuti.
In ogni caso, senza la riduzione dei rifiuti - e il trend è invece drammaticamente espansivo - noi difficilmente ce la caveremo,

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neppure con la raccolta differenziata, che rischia di essere una specie di evocazione taumaturgica, se non si è responsabili ad intervenire su tutti i livelli del ciclo: riduzione dei rifiuti e raccolta differenziata. La raccolta differenziata funziona non solo se la fai bene, ma se hai un mercato per la materia recuperata e se ti poni i problemi di mercato.
Seppure raccogliamo il vetro, la carta e la plastica, poi cosa succede, se non ci sono le aziende per il riciclo? In alcuni casi, fortunatamente vendiamo materia, ma c'è bisogno di premere ancora di più sul sistema di impresa, perché cresca quantitativamente e qualitativamente tutta l'economia del recupero e del riciclo, che è un'economia secondo me promettente, un'economia del futuro.

PRESIDENTE. Erano state poste delle domande di più specifico interesse della Commissione, da parte dell'onorevole Volpi, del senatore Coronella e anche del senatore De Luca, ovvero quelle relative all'infiltrazione criminale in questo settore. Per noi è essenziale una risposta su questi temi.

NICHI VENDOLA, Presidente delle giunta della regione Puglia. Do in parte una risposta e poi lascio la parola all'assessore Nicastro, che ha una competenza in questa materia che va al di là del suo essere assessore all'ambiente, dal momento che era un pubblico ministero con qualifiche legate proprio alla materia ambientale.
L'attenzione che io ho posto sulla questione del traffico di rifiuti transfrontalieri è legata esattamente al nodo della internazionalizzazione delle mafie. Per le mafie pugliesi e mediterranee il front off balcanico è sempre stato strategico. Ricordo che quello era il nodo vero, con il contrabbando di tabacchi lavorati esteri, il traffico di armi, il traffico di sostanze stupefacenti e di esseri umani.
Quello del rapporto con i Balcani è quasi un nodo geocommerciale. Io non sono un pubblico ministero, ma leggo i giornali e trovo difficile immaginare che un settore come quello del ciclo dei rifiuti non sia latamente pervaso o attenzionato dalle mafie, a Milano come a Palermo, attraversando l'Italia intera. Le inchieste, tutto sommato, questo lo dimostrano.
Quello che posso vedere riguarda una dato storico di estrema spregiudicatezza del sistema di impresa nel ciclo dei rifiuti e di una commistione con la politica molto forte.
L'elemento della penetrazione criminale deve essere tipizzato e conosciuto, non in forma intuitiva. Io dico che siamo vicino alla Campania, la camorra ha sempre cercato, dal 1980 in poi, di colonizzare la Puglia, mentre Cosa nostra ha cominciato negli anni Sessanta, con cellule della sua organizzazione sul nostro territorio. La Calabria 'ndranghetista ha messo piede a Taranto e ha cercato più volte di attecchire. Insomma, la Puglia è stata terra di una contesa egemonica tra le mafie tradizionali.
Questo ha prodotto, come gli storici sanno, una reazione indigena, che è stata prevalentemente salentina, la Sacra Corona unita, che si forma a metà degli anni Ottanta come reazione a questo molteplice tentativo di colonizzazione criminale. La colonizzazione criminale è una storia assai interessante, per chi abbia passione per questi argomenti. È la storia di Cutolo che viene a Lucera e prova a immaginare una strategia di penetrazione, è la storia dei fratelli Modeo che atterrano a Taranto, è la storia di tutti coloro che sono sottoposti a misure di prevenzione in Puglia, ma che vengono da Palermo, oppure vengono a fare il processo in Corte d'appello a Bari. Ci sono tutti i capi di Cosa nostra che passano da Bari e nel passaggio seminano uova di serpente. Questa storia determina la reazione dei gruppi criminali locali, che hanno una caratteristica evidente, ovvero non riescono mai a diventare una mafia regionale. Le mafie pugliesi sono pericolosissime dal punto di vista della violenza - nel foggiano ci sono episodi come quelli che accadono nell'Aspromonte o nella Locride, di una violenza criminale indescrivibile e di una ferocia grandguignolesca - ma il fatto che si caratterizzino per una fortissima

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territorializzazione impedisce la nascita di una cupola, per cui sono politicamente deboli. La Puglia è una regione che in tutto ha avuto, soltanto a cavallo tra il 1992 e il 1994, nove consigli comunali sciolti per mafia, un solo parlamentare condannato per l'articolo 416 ter del codice penale e diverse persone inquisite, ma sostanzialmente l'immagine è quella di un sistema politico e di un sistema d'impresa sfiorati, ma non organicamente implicati nella trama della criminalità organizzata. Questo è un po' il quadro.
Ciò non significa abbassare la guardia, ma per noi significa alzarla sempre di più, perché sappiamo che non esiste una Apulia Felix e che non esiste nessun territorio felice, perché le mafie sono soggetti globali. Vorrei però che l'assessore specificasse meglio questo concetto.

PRESIDENTE. Chiederei all'assessore Nicastro, se possibile, di fornirci una risposta scritta all'ultima domanda, ovvero quella posta dall'onorevole Volpi e da altri colleghi.

LORENZO NICASTRO, Assessore all'ambiente della regione Puglia. Sì, io sarei in condizione di rispondere rapidamente. In definitiva, noi abbiamo un solo sistema per cercare di sgominare in via definitiva le interessenze e cointeressenze della criminalità organizzata, e non, nella materia del ciclo dei rifiuti.
Lo dico al presidente Pecorella, che è un giurista, e ai commissari. Voi siete il legislatore nazionale e avete il potere di normare in materia penale. Noi dobbiamo finalmente trasformare i reati, che sono tutti, ad eccezione delle attività organizzate per il traffico illecito, «reati di serie b», ovvero contravvenzioni, spesso punite solo con pena pecuniaria. Abbiamo assolutamente un sistema sanzionatorio inefficace e inadeguato. Se riusciamo a trasformare questo, quindi i reati ambientali in reati gravi, come il narcotraffico, allora probabilmente saremo in grado di sconfiggere questo tipo di interessi della criminalità organizzata. Mi si deve spiegare, infatti, perché io criminale, organizzato o no, dovrei rischiare decenni di carcere col narcotraffico, quando senza rischiare praticamente nulla posso ottenere profitti sovrapponibili a quelli che realizzerei col traffico di sostanze stupefacenti. Questo è compito del legislatore nazionale.

PRESIDENTE. La ringraziamo per il suggerimento, che peraltro è all'attenzione della Commissione da tempo, ma le chiediamo lo stesso la risposta, perché essa doveva essere relativa al territorio e non alle forme di intervento, che restano comunque di nostro interesse e che abbiamo tenuto in considerazione già da tempo. Vorremmo sapere cosa è accaduto sul territorio, ovvero quali fenomeni si sono rivelati a prescindere dalla Sacra corona unita. Mi riferisco a fenomeni di criminalità più o meno strisciante, che può essere anche rappresentata dall'assunzione clientelare o dalla presenza di un racket che fa estorsioni.
Ringrazio i nostri auditi e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,40.
http://parlamento.camera.it/organismi_bicamerali/16/85/87/182/scheda_commissione.asp