giovedì 30 giugno 2011

Materiale informativo

ULTIMO AGGIORNAMENTO: 13/6/2014

Alcune risposte ai quesiti più frequenti ed una raccolta di materiale informativo e divulgativo.


Dove si trova l'inceneritore di Borgo Tressanti? L'inceneritore di Capitanata, a servizio dell'intera provincia, è stato localizzato strategicamente al centro della campagna del tavoliere, a metà strada tra Borgo Tressanti (Cerignola) e Borgo Mezzanone (borgata foggiana oggi appartenente amministrativamente a Manfredonia). Formalmente si trova in agro di Manfredonia, a 2 km dalla masseria di Posta Angeloni che è la parte più popolosa di Borgo Tressanti (circa 1000 abitanti nel complesso).
Il "centro abitato" (secondo la definizione del Codice della Strada) più vicino è dunque Borgo Tressanti, mentre il posto più densamente popolato nelle vicinanze è di gran lunga il CARA (Centro d'assistenza ai richiedenti asilo) di Borgo Mezzanone, che ospita circa 500 migranti.
Posizione GPS: 45.418466,15

Quali sono i comuni più vicini?
Il confine comunale più vicino è quello di Foggia (ad 1 km), il cui centro abitato si trova a 25 km; quello di Cerignola a 19, quello di Manfredonia a 20. I comuni più vicini sono Carapelle (6) e Zapponeta (7); a seguire Orta Nova e tutti gli altri Cinque Reali Siti (Ordona, Stornara e Stornarella), insieme a Trinitapoli. Si può dire che tutti questi centri sono sottovento.

Dove si trova per la precisione l'impianto?
L'inceneritore si trova per la precisione in località Paglia (l'antica Contrada Feudo della Paglia o "Masseria Cappelli" - bene ambientale e archeologico segnalato), più nota come Borgo Fonterosa, dove sono presenti numerosi coltivatori - anche biologici - ed allevamenti.

Quant'è grande l'inceneritore?
Si tratta dell'inceneritore di rifiuti urbani più grande della Puglia con 135.000 tonnellate all'anno, mentre quello gemello operativo a Massafra in provincia di Taranto è da 90.000 t/a (anche se nel 2009 a Massafra sono stati bruciati 30 mila tonnellate provenienti dall'emergenza rifiuti di Napoli). Gli inceneritori di rifiuti urbani previsti in Puglia sono tre, tutti della Marcegaglia, uno dei quali a Modugno è stato sequestrato dalla Procura di Bari dopo l'inizio del cantiere per "vizi formale e sostanziali" nell'iter autorizzativo. Quello di Manfredonia verrà consegnato a fine settembre del 2011.
Scheda tecnica dell'inceneritore

L'inceneritore è attivo?
La risposto è "ni". In realtà, l'impianto non è ancora stato collaudato e manca l'agibilità. Nella primavera del 2014, è stato inviato un esposto alle autorità giudiziarie per chiedere la sospensione dei test, che vanno ormai avanti da diversi mesi senza informativa della popolazione. Il permesso di costruire è scaduto il 27 gennaio 2015.

Gli inceneritori si possono bloccare?
Non è mai tardi per bloccare un inceneritore, anche dopo l'accensione è possibile dimostrare l'esistenza di "problemi". In Italia ci sono diversi inceneritori in avviamento: a Torino e a Parma.

Che cosa bruciano gli inceneritori, e questo impianto in particolare?
Questo inceneritore è stato sempre presentato come una centrale a biomassa. In realtà, il consumo della biomasse non è previsto, se non a livello facoltativo. In generale, non è possibile controllare l'attività degli inceneritori. Questo impianto brucerà non solo rifiuti urbani, ma anche rifiuti industriali, che potrebbero provenire dalla piattaforma petrolifera della Marcegaglia a Ravenna.
Se si eccettua la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, tutti gli altri membri della famiglia risultano condannati o prescritti per diversi reati, anche ambientali legati al traffico di rifiuti tossici: "Traffico di rifiuti speciali pericolosi
Indagato il padre della Marcegaglia
I rifiuti speciali e pericolosi prodotti dalla bonifica del sito contaminato di Bagnoli smaltiti illecitamente in Toscana. Sotto accusa un'industria di Grosseto e i suoi clienti" (Corriere, 9 febbraio 2010). Quanto alla presidente di Confindustria, la congregazione degli industriali italiani è da sempre contraria all'istituzione del SISTRI, il registro del traffico dei rifiuti di provenienza industriale.

CRONISTORIA
http://noinceneritoretressanti.blogspot.com/2011/01/vendola-autorizza-illegalmente.html
http://noinceneritoretressanti.blogspot.com/2011/12/vendola-autorizza-illegalmente.html

Che cos'è un inceneritore?
Secondo una leggenda popolare, "gli inceneritori bruciano senza controlli, mentre i termovalorizzatori, specialmente in Germania, sono controllati; al nord e all'estero gli inceneritori non si costruiscono più da anni". E' vero, l'Europa ha detto stop agli inceneritori, ormai, come è vero che i "termovalorizzatori" non esistono, avendo l'UE condannato l'Italia per l'utilizzo di questo termine( anche sullo Zingarelli la parola "termovalorizzatore" non esiste). Approposito, si veda la voce "inceneritore" su Wikipedia, facendo attenzione anche alle note.
Gli inceneritori possono sottoposti a controlli, ma da parte degli stessi controllati.

LINK: GREENPEACE. TOUR NEGLI INCENERITORI

I 5 impianti autorizzati e in accensione intorno alla città di Foggia:
Per approfondire, si consiglia di scaricare le due schede di rilevamento della Provincia di Foggia prodotte dall'ISDE - Medici per l''Ambiente:
https://app.box.com/s/avampk0utpgwv7i2hdev (bonifiche)
https://app.box.com/s/1y78mtzacaln4fjmkmyd (inceneritori e centrali)


Danni alla salute
Finalmente, a partire dal 2013, non solo l'inquinamento in generale, ma anche le polveri sottili sono state dichiarate cancerogene. “Ora non si può più indugiare, bisogna agire per ridurre una delle principali cause di morte”, fanno sapere dall'IARC, agenzia dell'Oms.

Danni all'agricoltura
La maggior parte degli inquinanti vengono ingeriti indirettamente dopo essersi deposti sui terreni agricoli ...

LINK: Approfondimento

Quali sono le alternative agli inceneritori e alle discariche?
Gli inceneritori non sono alternativi alle discariche, in quanto arrivano a produrre fino al 50% di ceneri da considerare rifiuti potenzialmente pericoloso da mettere in discariche speciali (le stesse che adesso vengono usate solo per i rifiuti domestici).
L'unico modo per "valorizzare" i rifiuti è riciclarli.
Diffidate da chi promette di risolvere il problema dei rifiuti in poco tempo grazie a tecniche come THOR, Arrow Bio, ed altri sistemi. L'unico metodo è la raccolta differenziata spinta porta a porta, il passaggio dalla TARSU alla TIA (chi meno produce e più differenzia, meno paga), la raccolta dell'organico e il compostaggio domestico o di quartiere, la riduzione a monte degli imballaggi, l'informazione continua rivolta alla cittadinanza allo scopo di sensibilizzarla. Solo raccogliendo bene l'organico si può arrivare velocemente al 50% di percentuali di raccolta differenziata. Una volta raggiunti obbiettivi dell'ordine del 75%-80%, esistono impianti di trattamento bio-meccanico ("a freddo") dei rifiuti, che sono in grado di recuperare il 100%
dei materiali.

Che tipo di danni alla salute producono gli inceneritori ed una cattiva gestione dei rifiuti?
http://www.box.net/shared/e6oxdimy60
Secondo la FAO, l'organizzazione mondiale per il cibo e l'agricoltura, gli inceneritori di rifiuti sanitari e urbani sono la prima fonte di diossina in assoluto.
La nostra controparte, il Gruppo ETA Marcegaglia, si riferisce spesso ad un documento (scaricabile qui: http://www.box.com/s/hofavmp83j9q0heh9gll) della Organizzazione Mondiale della Sanità del marzo 2007 in cui si parla della possibilità di mettere un limite alle emissioni degli inceneritori: tale conclusione si base sul fatto che la bibliografia disponibile al momento era per la maggior parte basata su inceneritori vecchi, ma allo stesso tempo risulta ipotetica perché non affronta studi su inceneritori nuovi, come testimonia il fatto che non si parla nè di micro- né di nanoinquinanti (PM 1 e inferiori, non misurabili se non indirettamente attraverso le prove epidemiologiche) neanche a livello problematico. In più, è da aggiungere che durante la procedura di valutazione d'impatto ambientale il Gruppo Marcegaglia, per rispondere alla relazione di Stefano Montanari, ha presentato uno studio sulle nanonparticelle emesse dall'impianto di Massafra (scaricabile qui: http://www.box.com/s/0mhoilo0g3tjly7u3ftc): è ridicolo (è ridicolo che la Regione Puglia abbia considerato questo studio attendibile)!

Nel 2010 abbiamo prodotto, ideato e creato in collaborazione con i medici per l'ambiente pugliesi e di copywriter e grafici professionali una locandina sui danni dell'incenerimento dei rifiuti, che ha dato grosse soddisfazioni facendo rapidamente il giro d'Italia e venendo affisa in molti reparti di ostetricia degli ospedali. La locandina è stata approvata dall'ISDE nazionale, ma l'ordine dei medici della Provincia di Foggia si è rifiutato di apporre il suo logo.
http://noinceneritoretressanti.blogspot.com/2011/05/locandina-medica-sui-danni.html

Che cosa possono fare i cittadini?
Molto. Partecipando attivamente alla vita pubblica, informandosi e informando gli altri sui danni di questi progetti e sulle alternative disponibili, divenendo consapevoli dei propri diritti e promuovendo ogni tipo di azione (referendum, protesta pacifica e azioni legali). In alcuni casi, la legge italiana riconosce anche il diritto all'occupazione.

Che cosa possono i Comuni e le amministrazioni locali?
Gli enti locali e le aziende che si occupano della raccolta dei rifiuti possono mettere i cittadini in condizione di capire, in prima persona, quanto siano inutili gli inceneritori e quanto i rifiuti siano in realtà una risorsa, semplicemente dando loro la possibilità di fare
concretamente, coi bidoncini domestici, la raccolta differenziata. Ci vuole volontà. I comuni possono deliberare per la Strategia Rifiuti Zero, decidendo di far crescere rapidamente la percentuale di raccolta differenziata, abbattendo il ricorso alla discarica e recuperando tutti quei materiali (plastiche, cartone e alluminio) che sono il foraggio degli inceneritori.
http://www.box.net/updates#/updates/1/a/1/804031144


Se la Regione ritira "in regime di autotutela" le autorizzazioni, ci sono risarcimenti o penali da pagare nei confronti del Gruppo Marcegaglia?
No, è successo di recente in Sicilia, col nuovo piano rifiuti senza inceneritori. Ma il primo vero e proprio precedente lo ha scritto lo stesso Vendola, quando, appena insediatosi dopo Fitto, ha abolito il vecchio piano Fitto dei 14 inceneritori di "biomasse", sostituendolo con uno con tre "termovalorizzatori privati" del Gruppo Marcegaglia.

LINK: Perché no all'inceneritore? Le alternative esistono!

FOGLI INFORMATIVI.
Gli inceneritori. Cosa sono, quanto inquinano: http://www.box.net/shared/ibng70atzh0yfb0edblp
Inceneritori e raccolta differenziata: http://www.box.net/shared/1qkx110z1ev3d7c82l6t
Decalogo zero rifiuti
http://www.box.net/shared/2kbm8esm0ghgt52111x3
Lezione del giurista ambientale Marco Grondacci sulle nomative relative agli inceneritori
https://app.box.com/s/heb9trrsk0bo1gu5a8cp

VIDEO CONSIGLIATI



Per tutto le altre domande, scrivetele nei commenti o mandateci una mail!

lunedì 27 giugno 2011

ADESSO BASTA! FENICE VA SPENTA!




Il comitato spontaneo contro gli inceneritori in Capitanata appoggia, supporta e invita tutti a partecipare venerdì 8 luglio 2011 a Lavello (PZ).

ore 18:30
Manifestazione pubblica a Lavello

Più di 10 anni di attività con: autorizzazioni provvisorie, inquinamento, occultazione di dati, mancanza di controlli.

LE CHIACCHIERE CI HANNO STANCATO!

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SCENDIAMO IN PIAZZA PER CHIEDERE 5 COSE FONDAMENTALI:

1. BLOCCO IMMEDIATO DI OGNI ATTIVITA’
CON IL RIPRISTINO DELLE CONDIZIONI DI SICUREZZA.

2. AVVIO IMMEDIATO di una indagine epidemiologica
CNR + Istituto Sup. di Sanità + ISDE (Ass. Medici per l’ambiente).

3. AVVIO IMMEDIATO di un protocollo sanitario
a tutela della salute dei lavoratori Fenice-EDF e SATA.

4. REALIZZAZIONE IMMEDIATA di una rete di monitoraggio ambientale
per tutta l’area di San Nicola di Melfi con dati visibili in tempo reale.

5. AVVIO IMMEDIATO di un’indagine sulle attività di FENICE
con coordimento interforze N.O.E. + Polizia Provinciale + Corpo Forestale + Guardia di Finanza
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Senza simboli, senza etichette, senza bandiere, partecipiamo tutti insieme
per chiedere il rispetto della convenzione di AARHUS.

A questo link, potete vedere il video di striscia la notizia sull'inceneritore di San Nicola di Melfi:
https://www.facebook.com/video/video.php?v=1531094976738&oid=220676977946924&comments&ref=mf

Far carriera in Puglia grazie agli inceneritori.


Luca Limongelli, nella sua carriera, ha approvato praticamente di tutto, senza mai storcere il naso o correggere una virgola degli studi d'impatto ambientale proposti all'attenzione dell'assessorato all'ecologia della Regione Puglia, sito a Modugno in via delle Magnolie. E' stato dirigente del Servizio Ecologia della Regione quanto più a lungo possibile, approvando progetti come la "Punta Perotti di Molfetta" (inceneritore di biomasse liquide) della Powerflor e l'inceneritore della Econergia-Gruppo Marcegaglia a Modugno nella zona industriale di Bari: tutta "robba" quasi sempre sequestrata o bloccata con provveddimenti straordinari di sospensione.

Luca Limongelli risulta indagato per diverse di queste autorizzazioni, le quali più che frutto di attente valutazioni tecniche e paesaggistiche, derivano da accordi fra imprenditori e funzionari regionali; inoltre, risulta rinviato a giudizio insieme ad altre tre persone per la vicenda dell'inceneritore (termovalorizzatore) in zona ASI di Bari-Modugno, avendo omesso - oltre a diversi tipi di controlli (presenza di vincoli ambientali-paesaggistici, limite d'altezza della ciminiera dovuta alla vicinanza dell'aeroporto di Bari-Palese, ecc.) - di verificare il possesso da parte dell'impianto delle MTD/BAT (migliori tecnlogie disponibile/best available techniques) obbligatorie per legge, ma limitandosi a registrare nel parere favorevole di compatibilità ambientale l'"apprezzabilità" delle scelte tecnologiche operate dalla società proponente.

Inoltre, con Limongelli è iniziato praticamente l'iter autorizzativo del terzo inceneritore Marcegaglia in Puglia, quella di Manfredonia, l'unico a non essere stato finora oggetto di alcun intervento giurisdizionale (quello di Massafra è stato, invece, al centro di procedura d'infrazione europea ai danni dello stato italiano per omissione dell'obbligo di VIA). Anche qui, però, Limongelli ha probabilmente lasciato la sua impronta di sciatteria, perché come si legge nella valutazione d'impatto ambientale proseguita e portata a termine dall'attuale dirigente Antonello Antonicelli il 12 marzo 2009, sarebbe stata "opportuna" una V.A.S. Valutazione Ambientale Strategica (VAS); ma chi doveva eseguirla - lo stesso Servizio Ecologia - ha desistito dal farlo.

Luca Limongelli, nel frattempo, ha fatto carriera. E' passato prima al POI (Programma Operativo Interregionale per le Energie Rinnovabili ed il Risparmio Energetico) ed - infine - alla dirigenza ad interim dell'ufficio regionale della Protezione Civile in Puglia con delibera n. 1255 della giunta regionale del 7 giugno 2011 (http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=1.htm&anno=xlii&num=94). Sotto l'egida del ministero dell'ambiente.

giovedì 23 giugno 2011

L’associazione "Artemia salina" a Cerignola per dire NO all’inceneritore di Borgo Tressanti



MARGHERITA DI SAVOIA - Lo scorso sabato (18 giugno) si è tenuta a Cerignola una manifestazione di protesta, organizzata dal comitato cittadino, contro l’entrata in funzione dell’inceneritore (termovalorizzatore) sito nei pressi di Borgo Tressanti, al fine di scongiurare il rischio di danni che esso arrecherebbe alla salute, all’agricoltura, all’economia del territorio nel suo complesso. Il corteo è partito dalla Villa Comunale ed ha attraversato buona parte delle strade principali della città, coinvolgendo centinaia di persone e terminando il suo percorso ancora una volta davanti alla Villa Comunale.

Alla manifestazione, appoggiata con fermezza dal Vescovo S. E. Mons. Felice di Molfetta, hanno partecipato numerose associazioni e comitati provenienti anche da vari comuni limitrofi. Tra di essi ha figurato anche Artemia Salina, unica realtà in rappresentanza del Comune di Margherita di Savoia, la cui Amministrazione, distratta dalle beghe nelle stanze dei bottoni, non riesce ad esprimersi pubblicamente su temi ambientali di così grosso spessore.

Gli inceneritori sono impianti per lo smaltimento dei rifiuti, attraverso un processo di combustione ad alta temperatura, con relativo rilascio o di energia elettrica o di polveri e ceneri. Tali impianti sono da tempo diffusi in Europa e in alcuni casi, a Vienna ad esempio, inseriti nel tessuto urbano. Nonostante la diffusione di questi impianti, permangono numerosi dubbi da parte della comunità scientifica circa la tossicità dei gas prodotti, ma anche delle polveri e delle ceneri. Gi inceneritori in Puglia portano la firma di Emma Marcegaglia e del potente gruppo legato alla sua famiglia.

Il Piano Regionale sui Rifiuti, adottato nel 2006 dalla Giunta Vendola, ha sì ridotto da 11 a 5 il numero di "termovalorizzatori" da realizzarsi nella nostra Regione, ma non ha rinunciato al business dell'incenerimento. Alternative agli inceneritori possono esistere, invece, soprattutto se si esce dalla logica del profitto rincorso a rischio della salute dei cittadini, anzi, i rifiuti possono generare benefici economici per le comunità, attraverso la raccolta differenziata, il riciclo, il riuso.

L’Artemia, avendo deciso da tempo di abbracciare ogni causa che metta al centro del dibattito civico la tutela del cittadino, dei suoi diritti e della sua salute, continuerà a tenere sotto il proprio grandangolo gli sviluppi della situazione dell’inceneritore e di qualsiasi altra realtà che impatti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

Comunicato associazione "Artemia Salina"

martedì 21 giugno 2011

domenica 19 giugno 2011

Il sindaco di Cerignola autorizzò l'aumento di quantità di rifiuti pericolosi combusti in zona industriale

Uno dei camini (Ecocapitanata) della zona industriale di Cerignola.
C'è chi si meraviglia del fatto che il sindaco di Cerignola non partecipi, nemmeno come cittadino, alle manifestazioni contro l'inceneritore di Borgo Tressanti e alle proteste riguardanti inceneritori e discariche. Il sindaco ha più volte invece definito "terroristi" quegli attivisti, ma anche medici, che sostengono lo stretto nesso d''incidenza fra neoplasie o patologie cardiovascolari gravi e le emissioni delle centrali termiche.

Nessuna meraviglia! Un anno fa il sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo ha autorizzato (con nota di protocollo n. 8987, acquisita in data 05/07/2010 all'ufficio IPPC del Servizio Ecologia della Regione Puglia) l'aumento di quantitativo di rifiuti speciali (pericolosi e non) da bruciare nell'inceneritore Ecocapitanata presente dal 1994 nella zona industriale di Cerignola, inceneritore implicato in diverse inchieste sul traffico di rifiuti sanitari e speciali.

Dagli atti procedimentali che stanno alla base del rilascio delle autorizzazione regionali VIA e AIA, si evince che l'inceneritore potrebbe (il condizionale è d'obbligo, ma basta guardare il camino arrugginito per farsi un'opinione più precisa) non montare assolutamente le migliori tecnologie disponibili, che sono d'obbligo per impianto nocivi del genere. Ricordiamo che secondo la FAO (Food and Agricolture Organization delle Nazioni Unite), gli inceneritori di rifiuti sanitari sono universalmente riconosciuti come la prima causa dell'emissione di diossina nelle aree urbane).

Un esempio?

Nella prima Conferenza di Servizi tenutasi in data 04.06.2010 fu chiesto e ottenuto dalla società Ecocapitanata di Altamura di eludere la prescrizione regionale riportata nel provvedimento di VIA (D.D. n.208 del 03.06.10) sul monitoraggio in continuo dell'acido fluoridrico (HF). Questo sistema, infatti, secondo Ecocapitanata e la Regione “pone dei problemi di non poco conto sia dal punto di vista economico che temporale, infatti il dover installare il dispositivo per il monitoraggio in continuo di HF presuppone la necessità di disinstallare tale dispositivo, quindi di non avere a disposizione il monitoraggio in continuo dei parametri già monitorati per circa 4 mesi”.

La Regione Puglia ed il Comune di Cerignola, ovviamente, hanno approvato. Cioè, si preferisce non attendere quattro mesi di tempo alla tutela della salute sancita dalla Costituzione italiana, dallo Statuto Comunale di Cerignola, dallo Statuto Regionale della Puglia e da tutte le leggi e gli accordi internazionali.

Rinnovata l'AIA per la turbogas di Candela (07/06/2011)

E' stata emanata il giorno 07/06/2011 dal Ministero dell'Ambiente l'Autorizzazione Integrata Ambientale per la centrale a ciclo combinato alimentata a gas naturale (metano) di Candela.
Qui il provvedimento: http://aia.minambiente.it/DettaglioAutorizzazionePub.aspx?id=4798

http://maps.google.it/maps?f=q&source=s_q&hl=it&geocode&q=candela+foggia&aq&sll=65.658275%2C105.46875&sspn=176.828669%2C324.140625&ie=UTF8&hq&hnear=Candela+Foggia%2C+Puglia&ll=41.202423%2C15.473557&spn=0.055989%2C0.127459&t=h&z=14&layer=c&cbll=41.202201%2C15.473821&panoid=Ln4ODHYLQwqfim7i2PetnA&cbp=12%2C145.52%2C%2C0%2C7.7

sabato 18 giugno 2011

26 febbraio 1983. Noi non dimentichiamo la SAIBI di Margherita ...


26 febbraio 1983. Noi non dimentichiamo la SAIBI di Margherita ... e le tante Seveso silenziose del sud!

Margherita, 28 anni dall'incidente dell'ex Saibi
FEBBRAIO '83, "E'SCOPPIATO IL BROMO!"

Margherita di Savoia si appresta a trascorrere il ventottesimo anniversario di una sera da incubo. Un incubo che forse qualcuno ha ormai dimenticato. O forse sarebbe più opportuno dire rimosso, proprio come si fa con gli incubi peggiori. Perché in realtà in paese la ricordano ancora in tanti quella terribile sera del 26 febbraio 1983.

Mancavano pochi minuti alle 20 e tutto faceva pensare che quello sarebbe stato un tranquillo sabato sera come tanti altri. Ma all’improvviso due sordi boati in rapida successione squarciarono la monotonia di quella serata d’inverno: dalla strada che conduce a Trinitapoli, a pochi metri dall’abitato, si sprigionarono lingue di fuoco e una densa nube nerastra si alzò nel cielo. E subito un grido di terrore si diffuse in tutto il paese: «È scoppiato il Bromo!».

Il “Bromo” è il nome con cui gli abitanti di Margherita di Savoia chiamano ancora oggi gli stabilimenti della Saibi, un’industria di lavorazione di prodotti chimici appartenuta alla Montedison e poi passata in quota Enichem. L’impianto, che per anni ha garantito un posto di lavoro a decine di operai, dopo la chiusura avvenuta nel 1997 è divenuto un lugubre fossile attorno al quale si è a lungo e invano discusso sulle possibili destinazioni d’uso.

Di volta in volta sono state avanzate proposte più o meno ardite per trasformarlo in un museo di archeologia industriale, un mega-parcheggio, addirittura in un ipermercato facente capo ad una multinazionale della grande distribuzione. Ma su quell’area ormai inquinata non si poteva costruire più nulla e a fine 2008 iniziarono i lavori di bonifica e messa in sicurezza del sito, che vennero sospesi dopo pochi mesi a causa di un intervento dei Carabinieri del Noe che misero i sigilli all’intera area. Questa però è un’altra storia, della quale parliamo più diffusamente in altra sede.

Per adesso ritorniamo a quel sabato sera di 28 anni fa, quando la Saibi si trasformò in un gigantesco mostro fatto di fuoco e di fumo che a migliaia di persone suggerì una sola scelta: la fuga. Il timore di una tragedia, più volte paventato dalle associazioni ambientaliste del luogo, si materializzò all’improvviso gettando la cittadinanza nel panico e la paura del bromuro di metile (una delle sostanze più pericolose tra quelle trattate all’interno dello stabilimento) scatenò nel giro di pochi minuti il fuggi fuggi generale.

Tra i primi a darsela a gambe, racconta un reportage dell’epoca redatto a quattro mani da Franco Ranieri e Vito Valentino e pubblicato su Il Picchio Rosso (si veda il box a parte), vi furono proprio gli amministratori comunali di quel periodo.

Nel macabro silenzio di un paese semideserto per alcune ore riecheggiarono solo le grida dei vigili del fuoco, che non senza fatica riuscirono a domare le fiamme. Per fortuna l’incidente non provocò nessuna vittima: se fosse avvenuto nel pieno di un turno di lavoro anziché di sabato sera probabilmente il bilancio sarebbe stato ben più tragico. L’alba del giorno seguente sembrava tratta da un racconto di fantascienza di Rod Serling.

Nulla era più come prima, le pallide certezze di chi sosteneva che non vi fosse alcun rischio crollarono miseramente. Vennero giù come castelli di carta anche le congetture di quanti, pur di salvaguardare i posti di lavoro della Saibi, avevano sottovalutato l’impatto ambientale dello stabilimento. Sei giorni dopo fu organizzata una rovente assemblea cittadina sull’argomento ma nel volgere di poche settimane sull’intera vicenda calò una impenetrabile cortina di ferro: l’azienda diede rigide consegne ai suoi dipendenti e chi cercava di fare luce sugli eventi venne messo alla porta senza tanti complimenti su ordine dell’arcigno direttore dello stabilimento, Michele Arcidiacono.

L’incidente fu dunque archiviato in fretta e il vecchio “Bromo” continuò ad emettere i suoi sgradevoli sbuffi di cloro ancora per qualche anno: le maestranze furono poste in cassa integrazione nel 1991 e la lenta agonia dello stabilimento culminò con la definitiva chiusura degli impianti nel ‘97.

Una pagina si chiudeva per sempre, un’altra – che ancora oggi non è giunta alla parola fine – stava per aprirsi.


Le testimonianze dell’epoca
Ecco come, a sedici mesi dal drammatico evento, “Il Picchio Rosso” ricordava l’accaduto in un articolo firmato da Franco Ranieri e Vito Valentino, dal titolo «SAIBI: a più di un anno dall’incidente, fatti e notizie attraverso i protagonisti» e pubblicato nel giugno 1984.
Stralci che ancora oggi suonano drammaticamente d’attualità.
«Due boati rompono il silenzio della sonnolenta Margherita invernale, poi d’improvviso una gigantesca fiammata si sprigiona all’interno dello stabilimento SAIBI. Una nube nera avvolge parte della città; molti temono il peggio, ognuno, anche se inconsciamente, avverte la pericolosità del momento. La fuga dal paese è caotica. La paura diventa padrona della situazione. L’imperativo è allontanarsi da Margherita. Sui visi prima panico e sgomento, ben presto solo terrore. Sulla bocca di tutti corre un nome, SAIBI; nella mente affiorano i casi di Seveso e Manfredonia. A fuggire da Margherita sono in tanti, e fra questi anche chi dirige la vita amministrativa del Comune. Per costoro, oggi, ragion di stato (pardon, di partito), vuole che sia “opportuno e doveroso” dimenticare.

Alcuni giorni dopo il circolo di cultura e politica “Il Picchio Rosso” organizza un convegno sul tema “SAIBI e tutela della salute pubblica”. Il convegno mette in evidenza l’aberrante logica del profitto che sempre più spesso si concretizza in inquinamenti, catastrofi ecologiche, attentati alla salute dei lavoratori e della popolazione, devastazione dell’ambiente e del territorio. È un’intera città che chiede e pretende garanzie e certezze. L’appello più accorato e toccante viene da un ragazzo di 13 anni, il quale chiede se gli è dato vivere senza eccessivi rischi nella città natia. Ancora oggi chi ha l’obbligo morale e politico di rispondere con serenità e ponderatezza non lo fa».



INTERVISTA AL PROFESSORE GIORGIO NEBBIA, autore della prima indagine epidemiologica sullo stabilimento SAIBI in seguito allo scoppio del 1983.


AD OGGI NON C'E' STATA BONIFICA, MA SOLO LA PROPOSTA DI TRASFORMARE LA ZONA IN UN OASI DELLA BIODIVERSITA' PER SPECIE RARE DI FARFALLE.

Bonifica ex SAIBI: iter burocratico superato

27/06/2011

Margherita di Savoia – VIA gli ultimi “intoppi burocratici” per i lavori di messa in sicurezza dello stabilimento Montedison di Margherita: è quanto dichiarato negli ultimi giorni dalla sindaca e
deputata alla Camera Gabriella Carlucci (PdL). Resta solo da stabilire se l’inquinamento abbia interessato principalmente il sito di centrale oppure sia “diffuso” anche alle aree circostanti.

A tal scopo, verrà installata nelle prossime settimane un’apposita rete di monitoraggio dei corpi idrici presenti anche a distanza di chilometri dalla fabbrica micidiale , che dal 1928 al 1993 ha convissuto con salina, acque termali, zona balneare e vincoli idrogeologici della “zona umida”. A sbloccare la situazione sono state la determinazione dirigenziale n. 48 del Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifiche (31 maggio 2011) della Regione Puglia ed una sentenza del TAR che assegna l’appalto in via definitiva.


Con l’approvazione del “Piano di Monitoraggio e Caratterizzazione integrativa” relativo alle aree esterne allo stabilimento ex SAIBI (che, era stato esplicitamente richiesto dall’autorità regionale in seguito alla presentazione del piano originario di bonifica da parte del Comune di Margherita nel novembre 2010), si chiude un iter cominciato tre anni coi primi stanziamenti della Regione. L’esecuzione è subordinata all’adepimento delle seguenti prescrizioni:
1) a valle delle indagini quali-quantitative sui corpi idrici occorre realizzare il modello sito specifico finalizzato alla definizione degli obiettivi di bonifica;
2) dimostrazione dell’onerosità della bonifica rispetto alla messa in sicurezza permanente, in funzione del nuovo modello realizzato;
3) elaborazione del modello di trasporto aereo degli inquinanti (frazioni inalabili) al fine delle attività di monitoraggio;
4) definizione dei valori di fondo dei parametri per cui sono stati rilevati i superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione, al fine della definizione del modello.

Lo stabilimento, soprannominato “il Bromo” dagli abitanti, era scoppiato ventotto anni fa (26 febbraio 1983). Ma già nel 1987 le continue fumate nocive erano state denunciate in Parlamento dal senatore Giorgio Nebbia (n. 1926), poliedrica personalità di chimico ed ambiantalista al tempo stesso, accademico ed economista dell’Università di Bari, inventore della “rifiutologia” come corollario finale alla merceologia di Marx. Le indagini di rischio epidemiologico relativo alla SAIBI, condotte negli anni’90, non hanno dimostrato alcuna profonda correlazione con l’aumento delle malattie tumorali a Margherita e nel nord barese. A firmarle è stato il presidente nazionale della LILT (Lega Italiana per la Lotta ai Tumori) Francesco Schittulli, oggi presidente della Provincia di Bari e sostenitore dell’alternativa dell’incenerimento dei rifiuti.

COLLEGAMENTI
http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article24015

Bella di Cerignola in salsa di diossina? di Dorella Cianci



In prima di copertina del libro di Francesco Sinisi la masseria di Posta Angeloni a Tressanti.










Pubblichiamo sul blog lo scritto apparso per la prima volta sull'inserto a tiratura regionale "Le città della cultura" (11 giugno 2011) in uscita settimanalmente sul quotidiano L'attacco. Buona lettura!

P.S. In fondo all'articolo, abbiamo allegato alcune foto in bianco e nero tratte dal libretto di Francesco Sinisi, intitolato Tressanti. Storia di un antico borgo, edito nel 1998 dal Comune di Cerignola come primo volume della collana "La città invisibile". Il pamphlet è stato scritto sulla base dei ricordi sopravvissuti ai lavori d'ammodernamento della frazione rurale cerignolana negli anni settanta e alla conseguente devastazione di gran parte delle vestigia medievali della masseria fortificata risalente alla prima colonizzazione dei 'Catapani' (età bizantina) in terra dauna. Nelle conclusioni della sua opera, Francesco Sinisi lancia un appello accuorato per salvare la pineta ("Pino italico") di Tressanti - un tempo cuore della "Reale Riserva" e, ancora oggi, habitat del falchetto (l'animale preferito di Federico II di Svevia) - affinché possa essere preservata come monito per i moderni ed in vista di un futuro riconoscimento di "Tre Santi" come bene storico e paesaggistico da tutelare e curare.

Bella di Cerignola in salsa di diossina?
di Dorella Cianci

Cerignola è il più grande centro agricolo della Capitanata, uno degli agri più estesi d’Italia e lega la sua principale risorsa all’agricoltura in vari settori: viticolutura, olivicolutura, orticolutura e cerealicoltura. Vi immaginate un po’ di “bella di Cerignola” in salsa di diossina? Da tempo si è costituito un comitato per dire “no” a questa quasi reale possibilità, poiché dovrebbe sorgere nei pressi di Borgo Tressanti un inceneritore. Un esponente del comitato del NO, Beppe Dimunno, giovane attivista, spiega: «Un inceneritore ammorba l’aria, contribuisce, se pur poco rispetto alle centrali elettriche a combustioni fossili, al riscaldamento del pianeta, e al buco nell’ozono, oltre a desertificare, poiché aumentando la temperatura si consuma l’acqua dei pozzi artesiani e la falda acquifera (acque poi destinate ad uso agricolo)». Insomma questa faccenda non ci pare granché positiva per la città di Cerignola, che per fine anno dovrebbe vedere attivo il termovalorizzatore, ora già in costruzione. Ma non vogliamo fermarci al primo gradino, bensì comprendere bene e più chiaramente, in maniera spicciola direi, cos’è un inceneritore, che alcuni chiamano “termovalorizzatore” erroneamente, perché il riciclo è l’unico vero modo di “valorizzare” i rifiuti. Si tratta di impianti per lo smaltimento dei rifiuti, attraverso un processo di combustione ad alta temperatura, con relativo rilascio o di energia elettrica o di polveri e ceneri. Gli inceneritori sono da tempo diffusi in Europa e in alcuni casi, a Vienna ad esempio, inseriti nel tessuto urbano. Nonostante la diffusione di questi, permangono numerosi dubbi da parte della comunità scientifica circa la tossicità dei gas prodotti, ma anche delle polveri e delle ceneri. L’o.k. di molte zone del Nord Europa non appaiono garanzie sufficienti e non rassicurano affatto.

Una vera e propria “gatta da pelare” piovuta dal cielo sulla città di Cerignola e sulla città di Manfredonia, ad opera principalmente delle precedenti amministrazioni, ma comunque una pesante eredità lasciata dalla “peggio politica”. Questa patata bollente ora è nelle mani dei sindaci Giannatempo e Riccardi, i quali, nei giorni scorsi, si sono incontrati col manager del gruppo Marcegaglia, Garavaglia, per discutere di questa questione poco arginabile in un forum promosso da l’Attacco. Un’atmosfera troppo ridanciana per una questione di così grande rilievo!

Facciamo il punto della situazione. Gi inceneritori portano la firma di Emma Marcegaglia e del potente gruppo legato alla sua famiglia, veri “amanti del nostro territorio”, i quali incentivano il turismo con l’arricchimento di villaggi come Pugnochiuso (uno dei tanti a firma Marcegaglia tourism) e poi distribuiscono un po’ di inceneritori a pochi chilometri per incentivare il turismo. In questi giorni il gruppo ha messo a disposizione sul sito internet del “E.T.A. Marcegaglia” gli atti, ma non solo, per far comprendere anche la loro linea ‘ambientalista’: gli effetti nocivi potrebbero esserci, a quanto detto, ma a 5 km dal sito dove generalmente sorgono gli inceneritori e inoltre tutto questo, a Cerignola, ricadrebbe in un’area scarsamente popolata. Riassumendo, se non sbaglio: Borgo Tressanti dista 7 km dal sito, dunque quei due chilometri dovrebbero essere la salvezza della popolazione, ma anche qualora non lo fossero, beh signori cari, poco male, si tratta “solo” di meno di 200 persone, che sarà mai?

Ma ormai su ogni questione è troppo difficile alzare il velo di Maia, infatti quando si è ormai già radicati nelle proprie certezze ecco spuntare, dal sito del gruppo Marcegaglia, una relazione del prof. Misceo, docente di gestione delle risorse idriche presso il Politecnico di Bari, in particolare concentrata sulle rilevazioni dei nitrati in tali aree, il quale – con molti particolari tecnici – ridimensiona i dati, affermando che si tratta di cifre “ininfluenti ai fini dell’agricoltura”. Il professore auspica anche che la Regione Puglia offra assistenza e agevolazioni al mondo agricolo, oltre che informazione. Tutto questo risale al 2006. Quanto queste consulenze di parte rassicurano la popolazione?

«I comitati hanno sempre chiesto una valutazione ambientale strategica (VAS)», dichiara Dimunno, il quale insieme a molte altre presone si batte per la difesa di quell’area.

Intanto il Comitato va avanti con i suoi scopi garantisti, rimanendo a volte inascoltato, anche dalla disinformazione della gente, e questo non ci risulta difficile crederlo, infatti dopo aver insistentemente chiesto di poter parlare con l’assessore regionale Nicastro, anche con una lunga mail di presentazione, nessuna risposta è giunta, tranne quella della sua gentilissima segreteria, la quale mi ha detto amaramente “Purtroppo difficilmente a Cerignola si potrà fare ancora qualcosa”. Pare che Nicastro o no (il quale peraltro a volte si è dichiarato contrario agli inceneritori) l’inceneritore dovrà esserci e pare ci fosse nel piano già prima del suo insediamento, approvato anche dall’ambientalista Vendola. Il Piano Regionale sui Rifiuti, adottato nel 2006 dalla Giunta Vendola, ha sì ridotto da 11 a 5 il numero di termovalorizzatori da realizzarsi nella nostra Regione, ma non si può rinunciare al business degli inceneritori. E l’Europa in tutto questo da un lato offre denaro per convertire gli agricoltori al biologico, dall’altro taglia le gambe all’agricoltura offrendo finanziamenti anche in termini di termovalorizzatori.

Ponendo la lente sull’area dove sta sorgendo l’inceneritore si vede quanto segue. La zona interessata, al primo livello, affianco ai 35 ettari destinati al ‘mostro’, vede sorgere un impianto che produce ecoballe. Mi racconta Dimunno che di fronte, già da tempo, sussisteva un campo di pannelli fotovoltaici proprietà del Comune di Manfredonia. “50 ettari rubati all’agricoltura”, dice il giovane studioso. Parliamo spesso della vocazione di questa città, ma una pianificazione territoriale del genere non violenta l’intero Tavoliere?

La zona di Borgo Tressanti non è nota certamente a tutti, essa sorge a circa 18 km da Cerignola, ed è anche un’area di rilevanza storica, per questo anche il nascente club Unesco dovrebbe unirsi nella tutela dell’area, infatti quella zone pare siano state una riserva di caccia prima di Federico II poi dei Borboni. In epoca federiciana era denominata“Masseria Tre Santi”, riserva naturale popolata di “falchi grillai”. Dunque un’area da tutelare da un punto di vista paesaggistico, storico e ambientale, chiamando in causa Legambiente ed Unesco.

Giannatempo sottolinea la costrizione che vi sarebbe quasi in materia di inceneritori in mancanza di reali alternative per lo smaltimento dei rifiuti, eppure in un incontro svoltosi nella parrochia di San Domenico, sempre a Cerignola, l’ing. Saverio Russo ha detto esattamente il contrario. Inoltre un immunologo ed allergologo, Giuseppe Mancino, ha elencato le varie ripercussioni di queste ceneri sulla salute dell’uomo: disturbi del sistema neurovegetativo, carcinomi mammari, tumori all’intestino retto, perché le polveri prodotte vanno a localizzarsi nell’adipe umano. Dopo le immagini choc mostrate dal dott. Mancino, la parola è stata data all’assessore all’ambiente Palladino, il quale ha ricordato che quest’amministrazione si è impegnata in maniera istituzionale scegliendo il ricorso al Presidente della Repubblica (l’altra alternativa sarebbe stata il ricorso al TAR). Lo stesso ha ribadito che la partecipazione di molte persone alla manifestazione del 18 Giugno in città potrebbe essere l’unico modo per accelerare i tempi del ricorso.

La tutela dell’agricoltura è quasi un precetto, infatti basti pensare al batterio killer per comprendere quanto l’illecito, probabilmente commesso sui prodotti che finiranno sulle nostre tavole, finisce inevitabilmente per contaminarli e come una catena naturale l’uomo distrugge e viene distrutto.

«Non si hanno certezze conclamate sugli effetti delle nanopolveri, ma – ribadisce Mancino – molti miei colleghi oncologi hanno dichiarato che, nelle zone dove sono presenti gli inceneritori, i tumori sono numericamente superiori». Don Pasquale Cotugno, parroco di San Domenico, ma già parroco per molti anni a Tressanti, ha invitato – nell’incontro di giovedì 9 – la comunità di Tressanti ed ha ribadito più volte che questi abitanti non sono affatto disinformati, ma in loro sta giustamente cominciando a serpeggiare un senso di amara sconfitta. «Garavaglia del gruppo Marcegaglia voleva comprare la vita delle persone con campi di calcetto», questa la dichiarazione forte di Don Pasquale, il quale inoltre evidenzia lo stato di abbandono nel quale è lasciata la borgata. Ed è su questo abbandono istituzionale che ha trovato terreno fertile la relazione dei periti del gruppo Marcegaglia, i quali parlarono di “borgata spopolata e desertificata”.

E qualora qualcuno di noi abbia pensato che l’inceneritore, nella sua costruzione, porterebbe lavoro dovrebbe sapere che in quello costruito a Massafra vi lavoravano tre sole persone.







































































"Ci sostiene la speranza che gli studenti di Tressanti - magari aiutati dall'apposizione di un vincolo ambientale - adottino questo patrimonio di Pino italico, salvandolo dalla mano distruttrice di uomini senza scrupoli." (F. Sinisi)

W LA SCUOLA PUBBLICA
In seguito, pubblicheremo in questo post altre foto della borgata come appare oggi.


Collegamento al nostro dossier sul falco naumanni.

venerdì 17 giugno 2011

C'è anche LIBERA alla manifestazione contro l'inceneritore


Il presidio cittadino di Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, comunica la propria adesione alla manifestazione contro l’inceneritore di Tressanti che, domani 18 giugno, sfilerà per le vie della città. Una adesione ferma e convinta per chi, come il presidio intitolato a Francesco Marcone, sta provando, nel proprio ramo, a percorrere strade alternative rispetto alle (non)soluzioni di un impianto come quello erigendo in contrada Paglia. Da una parte, infatti, il rispetto del territorio e la pratica dell’agricoltura biologica, opzione messa in atto sui terreni confiscati e gestiti da Libera, non possono conciliarsi con una struttura che danneggia fortemente le tipicità del nostro agro.

Dall’altra non ci si può esimere dal manifestare una certa preoccupazione per un investimento operato da un gruppo industriale, quello riconducibile ad Emma Marcegaglia, che già in passato, proprio in Puglia e proprio sul tema dello smaltimento dei rifiuti, è finito sotto la lente d’ingrandimento della magistratura (vedi inchiesta sulla discarica di Grottelline, situata a Spinazzola). Anche alla luce di queste considerazioni il presidio cittadino di Libera invita tutta la cittadinanza a prendere parte al corteo che muoverà dalla Villa Comunale alle ore 19 del 18 giugno. Nella convinzione che ambiente e legalità siano un binomio inscindibile.

giovedì 16 giugno 2011

Abbiamo bisogno di voi per far vivere questa città!

Una delle affermazioni più famose di Albert Einstein è :"Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla."

Questa frase rende esattamente l’idea di ciò che spesso succede nella realtà.

Molto spesso ci capita di arrabbiarci, magari davanti alla tv perché sentiamo una notizia che proprio non ci piace, ma allo stesso tempo spesso tutto finisce lì! Vi siete mai chiesti, cosa sarebbe successo se tutti coloro che hanno conquistato i propri diritti in tanti anni, avessero solo urlato contro la tv senza attivarsi per conquistarli, questi diritti? E soprattutto vi siete chiesti perché negli ultimi anni stiamo pian piano perdendo molti dei diritti conquistati? Molto spesso mi capita di pensare a quanto si potrebbe realizzare se tutti, una mattina si alzassero e decidessero di prende in mano la propria vita, di incidere sulle decisioni che li coinvolgono direttamente.

Molti staranno già obiettando che c’è il lavoro, lo studio, i figli, gli impegni quotidiani che portano via tanto tempo, ma qui non stiamo parlando di dedicarsi completamente ad un determinato problema;si parla di spendere una piccola parte del proprio tempo, per contribuire a risolvere un problema che, per quanto può sembrare non immediatamente riscontrabile (visto che i veri effetti si vedranno solo fra qualche anno) esiste e si porrà soprattutto quando questi impegni quotidiani, non potranno essere più svolti.Vi chiedo: come farete a lavorare se avrete problemi di salute? Come farete a studiare? Come farete ad occuparvi dei vostri figli o dei vostri impegni? E soprattutto a cosa serviranno i vostri sforzi quotidiani se una persona a cui volete bene, una persona che amate si ammala?

Il nostro comitato si pone come obiettivo di combattere la nascita dell’inceneritore ma soprattutto di tutelare la salute di tutti, di tutelare il proprio territorio, un territorio su cui si deve vivere e non uno in cui ci si può facilmente ammalare e morire. L’adesione a face book dimostra che siete interessati al problema, ma cliccare per aderire a un gruppo non cambia le cose. Se volete davvero conservare il vostro diritto alla salute dovete attivarvi, dovete smetterla di credere che sono gli altri che prendono decisioni. Non è vero! Loro sono pochi, noi possiamo essere tanti e cambiare davvero le cose. Basta partecipare attivamente, anche se avete poco tempo, perché il nostro comitato è attivo e volenteroso ma senza il vostro aiuto non ce la può fare. Se tutti non diventano consapevoli che il problema è reale che il pericolo esiste, che noi e i nostri figli vivremo su un territorio che ci porterà alla morte allora le cose non potranno cambiare mai! Abbiamo bisogno di tutti voi per azioni di volantinaggio, banchetti, organizzazione della festa a Borgo Tressanti, presa di contatti con scuole a associazioni, ricerca di sponsor e tanto altro ancora.

Abbiamo bisogno di voi che siate avvocati, medici, musicisti, studenti, agricoltori, casalinghe, mamme, insegnanti, disoccupati abbiamo bisogno di tutti voi indistintamente.

Vi chiedo volete ancora restare a inveire sul divano contro i politici e questo mondo storto o volete cominciare ad impegnarvi per cambiare le cose e guardare negli occhi i vostri figli, consapevoli di aver fatto quello che era in vostro potere per migliorare il loro futuro?

Elio Germano: “Dopo l’acqua e l’aria, ora mobilitiamoci per la cultura”

“Come l’acqua, come l’aria. Anche la cultura è un bene pubblico da tutelare”. E’ questo lo slogan che sta accompagnando la protesta di un centinaio di lavoratori del mondo spettacolo che da domenica hanno occupato lo storico Teatro Valle nel cuore della Capitale. L’obiettivo della protesta non è solo impedire la chiusura del teatro romano o la cessione ai privati, ma quella di ribadire la volontà di partecipare alla gestione della res pubblica. “Etica e meritocrazia, basta con il domino della politica nelle scelte culturali” sostengono i lavoratori in sala, tra questi Fabrizio Gifuni, Elio Germano, Silvio Orlando. “I politici dovrebbero imparare ad ascoltare, la gente ormai vuole partecipare” afferma proprio l’attore romano Elio Germano.
Servizio di Irene Buscemi
FONTE: IlFattoQuotidiano

mercoledì 15 giugno 2011

Comunicato stampa degli organizzatori della manifestazione del 18 giugno a Cerignola



Toni accesi ieri mattina al secondo piano di palazzo di città.



Il COMITATO CITTADINO per la manifestazione del 18 giugno ha incontrato il Primo Cittadino per avere chiarimenti sulle dichiarazioni da lui rilasciate giorni fa ad un giornale locale riguardo agli accordi in corso tra l’amministrazione e Roberto Garavaglia, amministratore delegato della società ETA-Marcegaglia.
La tensione si fa presto palpabile nella stanza del sindaco Antonio Giannatempo, quando il comitato chiede conto delle discrepanze nel comportamento dell’Amministrazione, che invia il suo assessore all’ambiente Stefano Palladino a collaborare attivamente e senza remore con il comitato cittadino, mentre il sindaco apre le trattative con la Marcegaglia per la definitiva accensione dell’ inceneritore, in cambio di un contentino che offende e sminuisce le vere motivazioni del dissenso cittadino.
"Vincolato alle decisioni regionali", si dice invece Antonio Giannatempo, sembra sia da lì che arrivi per lui l’obbligo di chiudere il ciclo rifiuti con l’incenerimento. Finge di non sapere che la regione accusa comune e provincia di non aver saputo avviare negi ultimi anni una corretta raccolta differenziata, che avrebbe tenuto lontano dal nostro territorio lo spettro degli inceneritori.
E’ il solito scarica barile a spese della collettività, che vede oltraggiato il bene comune. In pericolo, in questo caso, campi, falde acquifere, prodotti agricoli ed economia locale, ma ancor peggio la salute dei cittadini, che verranno danneggiati irreversibilmente dall’ impianto.
E’ apparso teso agli organizzatori della manifestazione il dottor-sindaco (ginecologo), tanto da non riuscire a contenere alcuni sprazzi d’arroganza e bisogno irrefrenabile di spiegare ai presenti regole comportamentali di base. E’ stata una grande lezione, ora sappiamo chi è il nostro sindaco!
“Ci sarà il primo cittadino il 18 giugno con fascia tricolore in testa alla manifestazione accanto ai suoi concittadini?” “Certo che no!”, ha risposto stizzito Giannatempo! Forse (sottolineiamo forse), lo vedremo presente così: nascosto tra la folla, come uno qualsiasi.
“E il festival dei prodotti locali?”, encomiabile iniziativa! Pagato da Marcegaglia e richiesto dai sindaci di Cerignola e Manfredonia come risarcimento ai male che l’incenerimento promette alla nostra economia. Potremmo proporre noi i titoli: “La sagra della diossina!” Tutti pronti a brindare alla salute del prossimo … che se ne va!
Quindi, cerchiamo di capire, cari concittadini e prepariamoci: noi, “furbi” cerignolani, saremo prossimamente digiuni o avvelenati, ma pronti ad imbonire della qualità di prodotti certamente contaminati dall’ impianto, per venderli a qualche altro povero cristo. Sempre che ci si riesca! Ma tutto questo non sarà una tantino amorale signor sindaco?


IL 18 GIUGNO TUTTI INSIEME ALLE 19:00 …INCENERIAMOLI


Il comitato cittadino per la manifestazione contro l'inceneritore del 18 giugno a Cerignola

venerdì 10 giugno 2011

Nicastro sulla strategia rifiuti zero (10/06/2011)



Nicastro: «Rifiuti zero? Sono pessimista, ma proviamoci»

Incontro dibattito al Cinema, pochi presenti e nessun approfondimento sulla situazione dei rifiuti a Cassano.
28/05/2011

In un Cinema Vittoria con pochissimo pubblico si è svolto ieri sera l’incontro sulla gestione dei rifiuti solidi urbani organizzato dall’Italia dei Valori, dal partito della Rifondazione Comunista e da Sinistra Ecologia e Libertà.
Un incontro dal carattere più che altro seminariale. Chi si aspettava di capire perché la raccolta differenziata a Cassano è ferma a livelli bassissimi, chi sperava di capire ragioni e prospettive del contenzioso con la ditta appaltatrice del servizio di raccolta dei rifiuti urbani o del perché l’anno scorso il Comune ha aumentato la Tarsu del 10%, insomma chi si aspettava qualche approfondimento della situazione cassanese è rimasto deluso. Emblematico il fatto che alle domande scritte raccolte tra il pubblico nessuno – a cominciare dall’ospite principale, l’assessore regionale all’Ambiente, Lorenzo Nicastro – ha potuto dare una risposta. Insomma una riflessione su come dovrebbe essere la raccolta dei rifiuti solidi urbani, con al centro una efficace raccolta differenziata “porta a porta”, ma la realtà di Cassano è rimasta ai margini.

In apertura, l’avvocato Gentile ha sottolineato come la prospettiva del “rifiuto zero” e dunque dell’utilizzo della nostra spazzatura “differenziata” per realizzare nuovi cicli produttivi e ottenere nuovi materiali per la produzione degli oggetti ma anche energia, rappresenti una sfida nuova e non una utopia, purché ci siano politiche adeguate. «E’ la via – ha sottolineato il Consigliere provinciale dell’Italia dei Valori – che ci consente di dire no, tra l’altro, agli inceneritori e alle discariche, spesso in mano alla criminalità organizzata».

La parola poi è passata ai tre tecnici invitati all’incontro. L’ingegnere ambientale Michela Inversi ha illustrato i modelli di gestione e i metodi di raccolta differenziata. A conferma degli studi del settore, l’ingegnere ha illustrato alcune buone pratiche: l’attività di alcuni Comuni in particolare, anche del Sud, che porta i risultati della raccolta differenziata a percentuali a due cifre, impressionanti se paragonati ai risultati della differenziata a Cassano, sulla quale però, come detto, non c’è stato nessun cenno.

Ha poi preso la parola l’ingegnere Domenico Lobascio, responsabile dei Fondi europei in materia di rifiuti per la Regione Puglia, che ha illustrato, in particolare, le misure del FESR 2007/2013, azioni - e dunque finanziamenti – finalizzati a migliorare la gestione dei rifiuti. Centoventi milioni le risorse a disposizione. Un dato eclatante che Lobascio ha fornito è stato quello relativo ad un bando specifico per gli enti locali, finalizzato ad avviare o ad incentivare la raccolta differenziata: sugli oltre 250 comuni pugliesi, molti dei quali con una questione rifiuti più o meno “bollente”, l’unico a partecipare è stato il Comune di Lecce. Come dire che gli strumenti per migliorare la situazione ci sono, ma i Comuni non sono in grado di utlizzarli. La Regione ha comunque prorogato la scadenza per la presentazione dei progetti. Giovanni Campobasso, dirigente del Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia – ed ex sindaco di Triggiano – nel suo breve intervento ha sottolineato come i Comuni – a maggior ragione in tempi di emergenza come questi – hanno tutto l’interesse a realizzare un sistema efficace di raccolta differenziata dei rifiuti «perché se ne trae un reddito». Massimo Bongallino, segretario cittadino di Rifondazione Comunista ha sottolineato che «il miglior rifiuto è quello non prodotto» sottolineando come la cattiva gestione o le incapacità delle Amministrazioni locali abbiano favorito il prevalere della criminalità organizzata in questo settore.

L’assessore Nicastro, prendendo la parola per ultimo, ha sottolineato che parlare di rifiuti e della loro gestione «è parlare del diritto alla salute», e come questo non abbia connotazioni politiche e sul quale non ci si dovrebbe dividere. Non ha mancato di manifestare il suo «pessimismo» nel raggiungimento dell’obiettivo “rifiuto zero” (il tema del dibattito, ndr) che poggia su una raccolta differenziata che secondo l’assessore può raggiungere risultati di rilievo solo nei piccoli comuni, «ma è un obiettivo a cui tendere», ha detto l'ex magistrato barese. «Se i piccoli comuni si organizzassero – ha dichiarato l’assessore - si abbatterebbe il ricorso agli inceneritori». Non ha mancato di sottolineare che spesso l’elevata «sensibilità sociale» dei pugliesi rappresenti un problema, pronti a dire no, non tanto agli inceneritori, ma anche a soluzioni alternative di più basso impatto ambientale.
FONTE: CassanoLive.it



L'appello a Nicastro del coordinamento civico del Salento:
http://lnx.tuttocasarano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1126:coordinamento-civico-per-la-tutela-del-territorio&catid=41:sanita&Itemid=153

L'inceneritore quasi ultimato a Manfredonia, vicino Borgo Tressanti, è necessario?

martedì 7 giugno 2011

Conversano, Comitato RIF: “Conviene la raccolta differenziata, incenerimento troppo caro!”


Il Comitato RIF di Conversano (Riprendiamoci il futuro) ha invitato l’ATO BA5 ad avviare subito la raccolta differenziata a fronte del forte aumento dei costi dell’incenerimento. E' previsto un esborso di 110€ per ogni tonnellata di rifiuti che viene "incenerita" dalla filiera dell’indifferenziato.

Il Comitato Riprendiamoci il futuro contesta l’ordinanza del Commissario Delegato n. 100 del 26 aprile 2011 che affida la produzione di CDR (combustibile derivato da rifiuti) alla Progetto Ambiente Bacino Bari 5 (cioè Lombardi Ecologia, CISA e Gruppo Marcegaglia) ad una tariffa di 110,76 euro per tonnellata di rifiuti in entrata (al netto di IVA ed ecotassa) da portare nell’inceneritore di Massafra della Appia Energy (cioè CISA e Gruppo Marcegaglia).

Con una precedente ordinanza, l’impianto era stato affidato sempre alla Progetto Ambiente per un avvio “sperimentale” della produzione di CDR con lo sversamento dell’intera produzione nella discarica di servizio e soccorso al costo di 87,29 euro per tonnellata, cifra che non comprendeva i costi del trasporto e dell’incenerimento fuori dagli impianti. A fronte di un aumento della tariffa di più di 20 euro nel giro di un mese, l’ordinanza non ha previsto ancora una volta la partenza del centro di prima lavorazione e stoccaggio dei materiali provenienti da raccolta differenziata.

Si continua, così, ad avvallare ad un prezzo esorbitante una politica troppo sbilanciata verso l’incenerimento e il recupero di energia, rispetto al recupero di materia, come prevedono invece l’attuale normativa italiana ed europea.

Inoltre denunciamo la grave e totale assenza di iniziativa e consapevolezza dei fatti della maggior parte dei Comuni dell’ATO Bari 5, che, come si è sottolineato più volte, non hanno avviato la raccolta dell’umido e prestissimo dovranno far fronte all’enorme innalzamento della tariffa con l’aumento della TARSU.

Il Comitato Riprendiamoci il Futuro

Leggi l'ordinanza con cui la Regione Puglia autorizza in deroga l'entrata in funzione dello STIR (CDR) di Conversano con incenerimento presso l'inceneritore Marcegaglia a Massafra, limitatamente al periodo di 100 giorni:
http://comitatorif.blogspot.com/2011/04/ordinanza-regionale-n-100-avvio.html

lunedì 6 giugno 2011

Serie di incontri fino alla manifestazione cittadina del 18 giugno a Cerignola


Lo scorso 7 Aprile, si è costituito presso la sede del Seminario Vescovile di Cerignola il COMITATO CITTADINO ORGANIZZATORE (composto da cittadini sensibili al tema, anche appartenenti ad associazioni politiche, sociali e culturali), con il preciso compito di organizzare, con il concreto apporto del nostro Vescovo S. E. Mons. Felice di Molfetta, una manifestazione di protesta cittadina contro l’entrata in funzione dell’inceneritore (termovalorizzatore) sito nei pressi di Borgo Tressanti. Per scongiurare gli irreversibili ed incalcolabili danni che esso arrecherà alla salute, all’agricoltura, all’economia locale ed al CREATO nel suo complesso.
Il corteo partirà dalla Villa Comunale ed attraverserà buona parte delle strade principali della città, terminando il suo percorso ancora davanti alla Villa.


Il Comitato Organizzatore del corteo del 18 giugno 2011 contro l’inceneritore a Cerignola comunica che si terranno i seguenti incontri informativi in preparazione della manifestazione cittadina:

mercoledì 25 maggio ore 20 parrocchia del Buon Consiglio
(Viale di Ponente )

venerdì 27 maggio ore 19 Aula Consiliare del municipio

sabato 28 maggio ore 20 chiesa del S.S. crocifisso
(Convento dei frati Cappuccini)

domenica 29 maggio ore 20 parrocchia S. Trifone
(Rione Fornaci)

mercoledì 1 giugno ore 20 parrocchia Santo Spirito
(Rione San Samuele)

domenica 5 giugno, ore 20, parrocchia Cristo Re (oratorio salesiani)

martedì 7 giugno, ore 20, parrocchia Ss. Crocifisso
ORTA NOVA

mercoledì 8 giugno, ore 20
CARAPELLE (parrocchia da definire)

giovedì 9 giugno, ore 20, parrocchia di San Domenico
Piano delle fosse

domenica 12 giugno, ore 20 parrocchia di Santa Barbara
Zona Macello

Per info: cell: 3465256221 / 3383803101

La turbogas di San Severo e il Vajont

Da un disastro all'altro:
http://www.fondazionevajont.org/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=171

sabato 4 giugno 2011

Appello a Nicastro blocchi la costruzione degli inceneritori in Puglia e i lavori per la folle discarica sulla falda di Corigliano.

L’occasione la “Strategia Rifiuti Zero” lanciata per la Puglia dal suo partito l’IdV nel convegno di Bari del 5 febbraio. Ascolti Nicastro la voce del suo partito oltre quella dei cittadini di Puglia!

Dopo l’evento storico della vittoria dei cittadini che hanno fermato, riuniti in comitati, l’inceneritore in costruzione a Modugno alle porte di Bari, del Gruppo Marcegaglia, grazie ai nullaosta assurdamente concessi dalla Regione Puglia, nonostante pesanti vincoli paesaggistici oggi fatti valere dalla Soprintendenza barese, il Coordinamento, rete civica di circa oltre quaranta comitati, associazioni, movimenti ambientalisti e di impegno sociale, guarda con grande speranza al convegno organizzato per il 5 febbraio 2011 a Bari dall’Italia dei Valori dall’emblematico titolo “Obiettivo Rifiuti Zero”.

La “Strategia Rifiuti Zero” non è un semplice “slogan”, ma una vera e tangibile realtà economica, sociale e di benessere sanitario e ambientale che in Puglia deve rappresentare una tappa fondamentale per la reale crescita culturale, economica e civile per tutti i pugliesi. La Strategia Rifiuti Zero prevede il riciclo e il riutilizzo totale delle materie contenute nei rifiuti attraverso la loro raccolta differenziata spinta, aumentando così profondamente la qualità di vita sia sanitaria che di salubrità del territorio, scongiurando così, e rendendo inutili, il pericoloso utilizzo e realizzazione di discariche e di impianti di incenerimento, profondamente lesivi di fondamentali diritti di noi cittadini, dell’ambiente e, soprattutto, delle future generazioni! Impianti che calpestano ogni buon principio di prevenzione e precauzione. Questa virtuosa “Strategia” consiste nella totale differenziazione dei “rifiuti”, impropriamente definiti tali, con il recupero di tutte le risorse materiali - loro “pieno riciclo” - in essi contenuti, e con il compostaggio della frazione umida organica che è la predominante componente dei volumi totali, giungendo così alla produzione di compost-fertilizzante per agricoltura, rendendo inutile il ricorso a pericolose discariche, nocivi inceneritori e fertilizzanti chimici nei campi.

La fattibilità di tale virtuoso percorso nella gestione dei rifiuti è ampiamente attestata da importanti realtà in tutto il mondo, tra queste le più note: San Francisco (USA), Camberra (Australia), etc.; ma anche da eccellenti esperienze positive nella stessa Italia quali Capannori e vari comuni dell'Associazione dei Comuni Virtuosi. L'obiettivo, che questo virtuoso convegno-workshop organizzato da IdV mira a raggiungere, attraverso lo scambio di esperienze tra ricercatori, imprenditori, associazioni, pubblici amministratori e cittadini, è fornire alla Regione Puglia tutti gli strumenti per risolvere, con urgenza, la grave criticità ingeneratasi intorno al tema “rifiuti”, a causa di inerzie ed interessi terzi che hanno contaminato il settore, avviando già nei prossimi mesi tutti quegli atti di pianificazione e legislazione atti alla transizione dall’attuale immorale dispendioso e antiecologico ciclo dei rifiuti verso quello virtuoso della “Strategia Rifiuti Zero”.

Per questi motivi nell’accogliere questa iniziativa con grande plauso, chiediamo a Nicastro, tra gli ospiti nonché membro di IdV - Italia dei Valori, di adoperarsi sin da subito in tal senso, cominciando dalla rapida sospensione delle autorizzazioni rilasciate al Gruppo Marcegaglia sempre, e sempre dalla Regione Puglia, per la costruzione di una maxi-discarica, sulla falda freatica di Corigliano d’Otranto (Lecce), bacino idrico sotterraneo che alimenta tutto l’Acquedotto Pugliese delle acque potabili per il Salento. Tale maxi-discarica rappresenta una vera e propria, certificata scientificamente, “bomba ecologica”, autorizzata addirittura in una zona a protezione speciale per le acque e di altissimo pregio paesaggistico e storico, vi insite la medioevale Torre Cumirri. Corigliano d’Otranto, uno scandalo nazionale, è la punta dell’iceberg dell’attuale sistema rifiuti fallimentare della Regione Puglia insostenibile ecologicamente ed economicamente, poiché basato su discariche, inceneritori e sullo spreco intollerabile della risorsa “rifiuto”.

Quali che ne siano le colpe politiche dell’attuale stato di cose, ora la soluzione virtuosa del grave problema dipende dall’Assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro (IdV) e dal Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (Sel – Sinistra Ecologia e Libertà), democraticamente eletti, anche e soprattutto, con questo mandato, come con quello di salvare la Puglia dagli scempi della Green Economy Industriale e bonificarla dalle torri eoliche d’acciao e dai pannelli fotovoltaici soffoca-territorio! Così come per lo scempio della distruzione del paesaggio pugliese ad opera della maxi frode delle rinnovabili industriali d’eolico e fotovoltaico industriale si chiede che Nicastro e Vendola provvedano urgentemente al ritiro delle folli autorizzazioni concesse agli impianti al centro di uno scandalo e di una mobilitazione ormai di portata nazionale, che prevedono la costruzione di 20 mega-torri eoliche, autorizzate dalla Regione Puglia, a devastazione della mitologica “Collina dei Fanciulli e delle Ninfe”, acropoli storica del Salento in agro di Giuggianello e Palmariggi (Lecce), riconosciuta Stonehenge d’Italia, nell’entroterra di Otranto, per i suoi diffusi monumenti megalitici protostorici, così allo stesso modo, si chiede in merito al “problema rifiuti”, il ritiro delle autorizzazioni, sempre emesse dalla Regione Puglia incomprensibilmente, inerenti il caso paradossale della discarica di Corigliano d’Otranto, acme scandalosa dell’insostenibilità dell’attuale ciclo dei rifiuti in Puglia. Ritiri di autorizzazioni, questi, che costituirebbero il segno vero e tangibile della volontà di procedere al più presto nella direzione virtuosa della “Strategia Rifiuti Zero”, come della salvezza del paesaggio di Puglia e dei pugliesi.

Una strategia che per diventare davvero un esempio virtuoso, e non l’occasione per l’ennesima maxi-speculazione devastatrice del territorio, come già tristemente accaduto paradossalmente in Puglia con le energia rinnovabili, non si può prescindere dal rispetto scrupoloso delle seguenti prescrizioni fondamentali, che sottoponiamo all’attenzione urgente e preventiva della Regione Puglia.

• Una differenziazione a monte nella raccolta dei rifiuti molto più spinta dell'attuale. • Avvio della raccolta della preziosa frazione umida da compostare.

• Conversione parziale, o totale, delle linee di biostabilizzazione già costruite, in impianti di compostaggio per evitare la costruzione di nuove strutture per la produzione del compost che creerebbero ulteriori pressioni ambientali e consumo di nuovo territorio, ormai inaccettabili, e rischi di ulteriori speculazioni.

• Importante che per gli impianti di compostaggio e per le aree preposte alla differenziazione e recupero materiali si riadatti l'impiantistica e si usino solo i siti degli impianti già coinvolti nel ciclo dei rifiuti invirtuoso attuale (invirtuoso poiché prevede pericolose malsane discariche e nocivi termovalorizzatori, nonché grave immorale spreco della risorsa "rifiuto"), per evitare altri sprechi, altro consumo di nuovo territorio, altre occasioni di speculazione!

• Avvio di esperienze di compostaggio domestico mono e pluri-famigliare.

• A lungo termine, inoltre, la Regione Puglia deve influenzare politiche nazionali e internazionali volte a ridurre a monte la stessa produzione di materiali destinati al rapido scarto quali imballaggi, etc. Tutto questo non è una possibilità alternativa ma l’unica strada che la Regione Puglia deve percorrere se governata davvero come ci auguriamo da persone virtuose e da amministratori consapevoli delle aspettative più vere dei loro stessi elettori e ligi al loro dovere istituzionale democraticamente conferito loro e volto al perseguimento esclusivo del Bene Comune che è imprescindibile dal rispetto della legalità e dell’ambiente.



Info: Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio, della Salute e dei Diritti del Cittadino rete coordinativa d’azione di oltre 40 associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva

Contatti: Tribunale Diritti del Malato c/o Ospedale di Maglie "M.Tamborino" Via N. Ferramosca 73024 Maglie (LECCE) Tel./fax 0836/420777 E-mail: coordinamento.civico@libero.it , coordinamentocivico@yahoo.it

venerdì 3 giugno 2011

Valutazione Ambientale di Incidenza su Area Vasta della Centrale Turbogas di Modugno

Scarica qui: https://ARPAPUGLIA.box.net/shared/can7cuts84.

Di seguito solo il testo del documento senza grafici, per farlo indicizzare dai motori di ricerca.

Consigiamo la lettura del seguente documento direttamente dal sito dell'ARPA Puglia, in quanto non è possibile copiaincollare tutte le tabelle presenti nell'originale del documento (abbiamo messo il testo online in modo che le informazioni siano indicizzate da google e potenzialmente a disposizione di tutti i comitati). Il seguente fa parte dell'istruttoria AIA della centrale turbogas di Bari-Modugno.
https://ARPAPUGLIA.box.net/shared/can7cuts84





Valutazione Ambientale di Incidenza su Area Vasta della Centrale Turbogas di Modugno

PREMESSA


La Regione Puglia incarica ARPA Puglia di eseguire la valutazione ambientale d’incidenza dell’A.V. nell’Aprile 2007. ARPA costituisce un gruppo di lavoro apposito per dare sollecita ed adeguata risposta alla richiesta. Il gruppo, interfacciandosi con enti esterni produce il presente studio che si pone tre obiettivi principali:

1. proporre un approfondimento analitico delle condizioni ambientali ex ante dell’ A.V. trattata;

2. ipotizzare l’impatto dei nuovi impianti anche tramite modelli ricavati dai dati di progetto presenti nei SIA proposti e da quelli disponibili in letteratura relativi ad impianti analoghi;

3. identificare nei progetti punti di debolezza (weakness) su cui intervenire a scopo preventivo per cautelarsi da possibili rischi (threats) e punti di forza (strenght) da cui porre in essere azioni in grado di sviluppare opportunità (opportunity)

Lo studio si articola in 8 sessions che prendono in considerazione gli aspetti su cui si è ipotizzata una qualche incidenza cioè quelli legati ….

all’impiego delle risorse idriche;
allo sfruttamento del suolo;
alla produzione rifiuti;
agli elementi naturalistici;
ai campi elettromagnetici indotti e rumore;
all’impiantistica proposta;
alla qualità dell’aria;
all’epidemiologia.












































Impiego delle risorse idriche

1. Osservazioni sul “Sistema idrico” della Centrale
Il Progetto della Centrale prevede come unica fonte di approvvigionamento le acque reflue affinate dell’impianto di depurazione Bari-Ovest, la cui utilizzazione è stabilita per l’esercizio dell’intero insediamento ed anche per la fase di cantierizzazione dello stesso. Ai fini dell’approvvigionamento idrico sarà potenziato, infatti, il sistema di adduzione delle acque reflue dal Depuratore Bari-Ovest fino alla Centrale termoelettrica.
Secondo il progetto le acque reflue saranno recuperate, ai sensi della normativa vigente, secondo le modalità previste dal D.M. n.185/2003 ed ulteriormente affinate (attraverso addolcimento e filtrazione) in base alle esigenze dettate dalla destinazione d’uso nella Centrale, una volta constatato che l’acqua proveniente dal Depuratore, prima di qualsiasi utilizzo, soddisfi i requisiti minimi di qualità indicati in Tabella 3 dell’Allegato 5 al D. Lgs. n.152/2006-Parte III, che potranno essere verificati in occasione di controlli da parte dell’Autorità competente (ARPA).
Durante la fase di costruzione della Centrale, il fabbisogno idrico previsto (1,25 mc/h=0,35 l/s o massimo pari a 9 mc/h=2,5 l/s) per espletare le attività di cantiere (abbattimento polveri, ecc.) deve essere soddisfatto dalla stessa fonte attraverso un impianto di recupero e trattamento dell’acqua provvisorio di tipo mobile, che funzionerà presso il Depuratore fino alla messa in servizio dell’impianto di trattamento definitivo.
Le prime previsioni in progetto di fabbisogno idrico complessivo per il funzionamento, invece, della Centrale si aggiravano intorno agli 830 mc/h (nonchè 230 l/s) necessari, soprattutto, al sistema diretto di raffreddamento “per condensazione ad acqua”, che è stato successivamente sostituito da un sistema dello stesso genere ma di tipo “indiretto”, limitando i consumi idrici ad un massimo di 50 mc/h (=14 l/s).
A fine ottobre 2004, in fase di progettazione esecutiva, la Società Proponente ha, infatti, presentato al Ministero dell’Ambiente una modifica del sistema di raffreddamento della Centrale, che, utilizzando torri evaporative del tipo convenzionale, consentisse la sensibile riduzione dell’uso di risorse idriche. Tale processo prevede la conservazione dell’acqua di raffreddamento in “circuito chiuso” e la condensazione del vapore, in uscita dalla turbina, tramite miscelazione con acqua proveniente dallo stesso circuito di raffreddamento (che avviene insieme alla ventilazione di aria), realizzando uno scambio termico che non prevede evaporazione d’acqua né, dunque, reintegri della stessa.
Con la nota DSA/2005/06326 del 9 marzo 2005 il Ministero dell’Ambiente si pronuncia sulla esclusione dall’applicabilità di una ulteriore procedura di VIA sulla variante al progetto originario della Centrale, specificando che trattasi di una modifica non sostanziale del progetto e soltanto di una ottimizzazione del sistema di raffreddamento con “maggiori benefici ambientali” (Tabella 1).
Il ciclo chiuso del sistema “indiretto”, in variante al progetto originario, consente altresì la riduzione degli scarichi, in quanto non è più necessaria l’operazione di spurgo nelle torri di raffreddamento, che, inoltre, non saranno nemmeno più interessate dal fenomeno della ricaduta di gocce liquide nello spazio circostante causate dall’evaporazione (durante il cedimento del calore).
L’esame della situazione locale di una regione come la Puglia, non certo ricca di acqua e da sempre segnata dall’emergenza idrica, non poteva che suggerire una soluzione di questo genere sin dalla progettazione preliminare.

Secondo il progetto, inoltre, durante l’esercizio della Centrale le acque trattate verranno inviate a due serbatoi, ciascuno di un volume pari a 2.500 mc per un successivo riutilizzo in Centrale finalizzato a coprire i fabbisogni necessari “in caso di emergenza” (fermo dell’impianto depurativo) e per la riserva antincendio.
Quest’ultima precisazione ripone, in effetti, come estrema possibilità quella di ricorrere all’emungimento dai pozzi della rete ASI per l’approvvigionamento idrico, in ottemperanza alla Prescrizione 1 del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio, (DEC/DSA/2004/0289 del 6.04.2004), per la quale, inoltre, è precisato che “potrà essere autorizzato l’approvvigionamento in emergenza tramite i pozzi per il tempo necessario a fermare la Centrale in condizioni di sicurezza e, comunque, per un tempo non superiore alle 24 ore”.
Ferme restando le prescrizioni già in atto ed ottemperate relative al Decreto del Ministero dell’Ambiente, risulta, però, ancora da completare l’iter procedurale al fine del rispetto della prescrizione introdotta dall’ARPA ai sensi dell’art. 8 co.1 del DM 185/2003 (in materia di riuso delle acque reflue), che prescrive “qualora non venga effettuato il riutilizzo dell'intera portata trattata, l'impianto di recupero delle acque reflue deve prevedere uno scarico alternativo delle acque reflue trattate”.
Nella descrizione del Progetto in questione, infatti, non esisteva riferimento alcuno ad eventuali scarichi alternativi per gli effluenti depurati dell’impianto di affinamento (e non riutilizzabili) o per i serbatoi di stoccaggio del refluo affinato, o ancora per un eventuale by-pass del refluo da affinare in entrata alla centrale.
Attualmente recapito e modalità di scarico alternativo o in emergenza degli effluenti affinati non riutilizzati risultano ancora ignoti; infatti, da ultima comunicazione si evincono essere in corso, anche con il Gestore del servizio idrico-fognante (AQP spa), le attività relative all’individuazione di idoneo scarico alternativo per l’impianto definitivo (presso la Centrale) di trattamento/recupero delle acque provenienti dal depuratore Bari-Ovest. Si presuppone, dunque, per i contatti dichiarati in essere con il Gestore, che lo scarico possa individuarsi nella pubblica fognatura o come già in precedente comunicazione ipotizzato per allontanamento con autobotti dopo raccolta in serbatoio destinato al recepimento dello scarico suddetto.


2. Valutazione dello stato della falda
Nella zona in cui è localizzata l’opera non sono presenti corsi d’acqua significativi, pertanto, l’analisi è circoscritta alle acque sotterranee, cui si fa riferimento nel progetto come fonte di approvvigionamento idrico dell’insediamento “in caso di emergenza” dovuto ad un fermo dell’impianto depurativo delle acque reflue (impianto Bari Ovest) o altro impianto interno alla struttura della Centrale.
Inizialmente i pozzi, realizzati negli anni 60’-’70, che alimentavano la rete idrica dell’acquedotto industriale del Consorzio erano 9, tutti poco distanti l’uno dall’altro, di cui attualmente ne risultano 6 dismessi e soltanto 3 in esercizio, localizzati nei pressi dello stesso Consorzio ASI.
I tre pozzi, denominati con n° 2, n° 7 e n° 9, risultano attualmente in esercizio in base alla domanda attuale di approvvigionamento idrico dell’utenza in area industriale, con le caratteristiche della seguente tabella 2.










La rete idrica ASI, dunque, serve già altre utenze all’interno della stessa area industriale, per le quali lo stesso Consorzio ASI dichiara di prelevare dai pozzi mediamente 327.000 mc annui.
La regolarizzazione di tali emungimenti è stata avviata da parte del Consorzio ASI nell’anno 2005, ma non ha ancora ottenuto risposta dagli enti competenti in materia ai fini della concessione delle autorizzazioni all’utilizzo di tali acque sotterranee.

La rete idrica ASI è stata presa in considerazione, comunque, come fonte di approvvigionamento nel progetto dell’opera d’interesse, esplicitandone in uno Studio di Impatto Ambientale (commissionato dal Committente nel 2002) le caratteristiche idrauliche ed idrogeologiche dei pozzi di emungimento, nonché della falda idrica corrispondente all’area interessata dal progetto, e riconducibili a studi esistenti in letteratura sull’idrostruttura delle Murge.
Nel SIA presentato dal Committente dell’opera, in merito al tema “Ambiente idrico”, infatti, si riferisce che “nel 1997 la zona interessata dall’insediamento proposto é stata sottoposta ad accertamenti idrogeologici eseguiti su incarico dell’ASI dal Prof. Maggiore dell’Università di Bari e dal Prof. Vurro del CNR, che evidenziano buona capacità di emungimento da falda e salinità tra 0,5 e 1 g/l. Tali valori sono risultati simili a quelli misurati nel 1965, prima della costituzione della zona industriale, indicando, quindi, che non vi é stato aumento di infiltrazioni saline”.
Si è, dunque, proceduto nell’accertare tali informazioni anche tramite l’acquisizione di ulteriore documentazione o elementi utili.
La documentazione acquisita dall’ARPA su un’altra opera da realizzarsi sempre in zona ASI, ha ricondotto a rilevare che, nonostante la presenza di una forte impermeabilizzazione dei suoli connessa allo sviluppo dell’area industriale e la bassa permeabilità dei terreni circostanti la stessa area, l’acquifero indagato esistente in zona “è in pressione e presenta buone caratteristiche di portata e di composizione”.
Una conferma di tale tesi sulle acque sotterranee si è ottenuta anche oggi attraverso l’acquisizione dei risultati di una simulazione dello stato della falda idrica della zona industriale, realizzata dalla Sezione di Ingegneria Geotecnica e Geoambientale del DICA-Politecnico di Bari, tramite la costruzione di un modello sulla base delle informazioni note.

La stima approssimata degli effetti indotti in termini quali-quantitativi sulla falda idrica, realizzata attraverso il modello costruito, ha dato un risultato di simulazione sufficiente a dimostrare che il prelievo d’acqua previsto “in caso di emergenza”, aggiungendosi da solo, non crea ulteriore contaminazione salina, mentre, se associato ad ulteriori emungimenti potrebbe provocare un peggioramento qualitativo della situazione in atto.
E’ impossibile, però, conoscere l’esatto emungimento d’acqua sotterranea che attualmente insiste sulla falda idrica dell’intera area presa in esame per questo lavoro (ovvero entro un raggio di 10 km dall’opera in progetto e, dunque, fino al mare), data l’esistenza di suoli agricoli contigui che utilizzano pozzi non sempre autorizzati. Pertanto, la simulazione è stata condotta circoscrivendo lo studio ai dati sulla falda profonda o carsica dell’area derivanti dall’analisi di altri pozzi noti (oltre i tre in esercizio dell’ASI).
Iil bilancio idrologico, dunque, è stato considerato in maniera indiretta sulla base delle quote piezometriche a disposizione. Avendo fissato le condizioni al contorno, con la calibrazione del modello si è tenuta una morfologia piezometrica che potesse essere la più probabile rispetto alla situazione reale.

La domanda di risorsa idrica necessaria in “stato di emergenza” alla Centrale per il funzionamento delle apparecchiature (alimentazione delle torri di raffreddamento, ecc.) è pari al fabbisogno idrico stimato in un valore inferiore ai 50 mc/h prospettato con il nuovo sistema “a ciclo chiuso” in variante al progetto originario; ovvero nello stato di emergenza ipotizzato potrebbe essere necessario prelevare dai pozzi della rete ASI mediamente ulteriori 36.000 mc all’anno.
Al fine di valutare approssimativamente l’incidenza di un ulteriore allaccio alla rete idrica consistente nel prelievo d’acqua di 50 mc/h necessario a soddisfare un eventuale “stato di emergenza”, si è ipotizzato un bisogno temporaneo pari ad una settimana (da considerare in 7 giorni non consecutivi) per quattro volte l’anno nell’arco di 10 anni per costruire il modello di simulazione dello stato della falda idrica, secondo i dati disponibili.
L’osservazione della simulazione condotta sul modello nei due casi, prima e dopo l’eventuale prelievo in “stato di emergenza” della Centrale, ha permesso di trarne le conclusioni riportate.


2.1. Il Modello concettuale utilizzato per lo studio della falda idrica
L’area in oggetto è caratterizzata da una pronunciata eterogeneità spaziale dovuta alla natura fratturata del sottosuolo. Le informazioni in possesso non sono tali da poter permettere l’implementazione di un modello a network di fratture. In tali situazioni, pertanto, è prassi ricorrente considerare l’acquifero alla stregua di un mezzo poroso omogeneo equivalente e, quindi, inglobare in pochi parametri le caratteristiche di anisotropia ed eterogeneità rilevabili a più livelli.
Si è usata una “three-dimensional block-centered finite difference grid” per la modellazione dell’area.
Il “model domain”, di forma irregolare, copre un’area di circa 42 Km2 e raggiunge la profondità di 250 m (vedi figura 1). La spaziatura nella griglia nella direzione orizzontale è di 100x100 m e di 50 m nella direzione verticale. Tale dimensione delle maglie permette di conciliare una discreta precisione con un numero di celle ragionevole per la gestione dei dati e l’economia di calcolo.

Si è condotta la modellazione del flusso e trasporto a densità dipendente utilizzando il codice numerico alle differenze finite SEAWAT (Guo e Langevin, 2002). Nel modello si sono trascurati gli effetti della ricarica meteorica e delle variazioni del livello di falda a seguito delle maree. Le condizioni al contorno considerate sono:
del I tipo: h = 0 m, C = 35 g∙l-1 in prossimità della costa per rappresentare il mare, (dove C= Concentrazione del sale o salinità),
del II tipo: per rappresentare gli emungimenti dai pozzi, ed ai bordi della griglia (escluso quello della costa) si sono imposte delle condizioni al contorno
del III tipo: i parametri insieme alla “conducibilità idraulica” sono stati calibrati, considerando la densità costante, sulla base dei dati piezometrici osservati nei pozzi all’interno del dominio considerato (vedi Figura 2).

Figura 1. Il “Model domain” della simulazione realizzata per lo studio della falda idrica.

Fonte: Sezione di Ingegneria Geotecnica e Geoambientale del DICA-Politecnico di Bari, Prof. C. Giasi.


Figura 2. Confronto tra i valori delle altezze idrauliche osservate (x) e simulate (y).

Fonte: Sezione di Ingegneria Geotecnica e Geoambientale del DICA-Politecnico di Bari, Prof. C. Giasi.
Risultati della simulazione.
Nelle figure 3, 4, 5 e 6 seguenti è mostrata la situazione prima e dopo gli effetti del prelevamento suddetto per un periodo di dieci anni. Nelle figure 3 e 4 è rappresentato in tridimensione il cuneo di intrusione salina; la scala cromatica riproduce i valori della concentrazione salina delle acque riscontrabili, che sono espressi in grammi/litro (g/l).

Figura 3. Rappresentazione simulata del cuneo di intrusione salina nello stato attuale.

Fonte: Sezione di Ingegneria Geotecnica e Geoambientale del DICA-Politecnico di Bari, Prof. C. Giasi.


Figura 4. Rappresentazione simulata del cuneo di intrusione salina dopo dieci anni.

Fonte: Sezione di Ingegneria Geotecnica e Geoambientale del DICA-Politecnico di Bari, Prof. C. Giasi.

Nelle figure 5 e 6 sono rappresentati i cinque layer in cui è stato discretizzato in verticale il modello. Lo strato più profondo è quello in verde mentre quello più superficiale è quello in rosso; la profondità (in metri) è riportata sull’asse delle ascisse, mentre la concentrazione salina riscontrata (in g/l) è sull’asse delle ordinate.

Figura 5. Profilo della Concentrazione salina (in g/l) nei differenti layer nello stato attuale.

Fonte: Sezione di Ingegneria Geotecnica e Geoambientale del DICA-Politecnico di Bari, Prof. C. Giasi.


Figura 6. Profilo della concentrazione salina (g/l) nei differenti layer previsto dopo dieci anni.

Fonte: Sezione di Ingegneria Geotecnica e Geoambientale del DICA-Politecnico di Bari, Prof. C. Giasi.

Le simulazioni svolte, nei limiti delle informazioni in possesso, non mostrano, dunque, variazioni apprezzabili nel cuneo di intrusione salina riconducibili alla estrazione di 50 mc/h per 7 giorni (non consecutivi) per quattro volte l’anno in dieci anni.
Osservazioni critiche sulla simulazione
Per rappresentare in maniera adeguata la situazione reale attuale, occorrono indagini atte a ricostruire nel dettaglio lo stato del sistema che nel modello proposto è stato difficile considerare. Tra le altre cose, non è stato possibile riprodurre lo stato di contaminazione in atto nella falda.
Tuttavia, ai fini del lavoro in questione, il risultato della simulazione è sufficiente a dimostrare che l’emungimento di 50 mc/h per una settimana quattro volte all’anno, se da solo si aggiunge all’attuale prelievo dai tre pozzi ASI, non crea ulteriore contaminazione salina, mentre, associato ad altri emungimenti potrebbe provocare un peggioramento qualitativo della situazione in atto.

Conclusioni
In ottemperanza alla prescrizione 1 del DEC/VIA/2004/0289, relativamente alla fonte di approvvigionamento idrico in fase di cantiere previsto sempre in acque reflue depurate dell’impianto Bari-Ovest, attualmente risulta essere stato collaudato l’impianto mobile (provvisorio) di trattamento delle acque (come da nota del Committente pervenuta il 13/08/07), soltanto successivamente ad un sopralluogo dell’ARPA, che constatava l’assenza di approvvigionamento di risorsa idrica necessaria alle attività di cantiere.
Per ottemperare alla prescrizione 2 del DEC/VIA/2004/0289 (del Min. dell’Ambiente) devono attuarsi “idonee procedure di controllo ed emergenza, interna ed esterna, in relazione alle situazioni di malfunzionamento del sistema ordinario di approvvigionamento idrico”.
Sarà necessario, dunque, nella “gestione dello stato di emergenza” della Centrale prevedere che:
l’emergenza deve essere tempestivamente comunicata e, comunque, circostanziata opportunamente, indicando le portate in ingresso e in uscita (quanto prelevato e quanto scaricato), desunte da “misuratori di portata” dotati di idoneo “sistema di registrazione” e, successivamente, segnate opportunamente su Registri, che all’occorrenza debbano essere messi a disposizione dell’autorità di controllo e conservati per almeno 5 anni.
si potrà controllare, in tal modo, il verificarsi di uno “stato di emergenza superiore” alle previsioni con una opportuna valutazione, nel tempo, di eventuali trend eccezionali verificatosi, che, dovrà essere sempre comunicato tempestivamente alle Autorità (Regione, ARPA).













































Sfruttamento del suolo
1. Premessa
Al fine di valutare l’influenza ed i relativi impatti della Centrale Energia Modugno S.p.A. sulla componente “Suolo” è stata presa in considerazione una fascia di rispetto avente raggio pari a 10 km, in analogia sia con altre matrici ambientali considerate sia con lo Studio di Impatto Ambientale presentato dalla Società.
Tale raggio di influenza comprende porzioni di territorio ricadenti nei Comuni di Modugno, Bari, Giovinazzo, Bitonto, Palo del Colle, Bitetto, Binetto, Bitritto e Sannicandro di Bari (cfr. Fig. 1).

Figura 1 – Area di influenza con raggio pari a 10 km della Centrale Termoelettrica a Ciclo Combinato Energia Modugno

Fonte: ARPA Puglia
Per la trattazione di questa sezione si è fatto riferimento ai dati richiesti e messi a disposizione dal Consorzio ASI di Bari, ai documenti progettuali e allo Studio di Impatto Ambientale predisposti da Energia Modugno (ora Sorgenia), agli atti amministrativi di competenza dei vari Enti centrali e territoriali coinvolti relativi alla richiesta di autorizzazione della Centrale, nonché ai verbali di sopralluogo redatti da questa Agenzia nell’esercizio delle proprie attività di ispezione e controllo.

2. Inquadramento dell’area
Il progetto dell’impianto di che trattasi prevede che lo stesso sia compreso nella Zona Industriale di Bari di competenza del Consorzio ASI e ricada nel territorio comunale di Modugno.
Modugno è situata nell'immediato entroterra barese, nel territorio detto anche conca di Bari. La città sorge pochi chilometri a sud-ovest di Bari. Il suo territorio è prevalentemente pianeggiante ma caratterizzato da una continua e leggera pendenza in ascesa verso il terrazzo murgiano.
Il suolo è di natura calcarea ed è interessato dai noti fenomeni carsici che caratterizzano il paesaggio pugliese: quasi totale assenza di corsi d'acqua superficiali, formazione di grotte sotterranee e di forme superficiali tipiche come le gravine e le lame. Mentre le gravine sono profonde spaccature del terreno relativamente strette e allungate, le lame del territorio barese sono dei piccoli torrenti, che si ingrossano solo in occasione di copiose piogge.
Dai fenomeni erosivi del carsismo deriva il caratteristico colore del terreno delle campagne modugnesi e delle vicinanze: il colorito rossiccio del terreno deriva dai materiali insolubili, come gli ossidi di ferro, contenuti nelle rocce calcaree che rendono il suolo anche particolarmente fertile.
Scarsa o del tutto assente, soprattutto per l'elevato grado di antropizzazione, è la presenza nell’area di interesse di un sistema boschivo. Si tratta di un’area industriale che in passato è stata utilizzata a fini agricoli per la coltura di ulivi e seminativi.
Nell’area affiorano, al di sotto di uno strato di terreno vegetale frammisto a cappellaccio, calcari e calcari dolomitici che fino a un massimo di 2 m si presentano fratturati e misti a terra rossa, poi in profondità assumono una consistenza compatta e mediamente fratturata, con intercalazioni di argille residuali. In modo discontinuo, superiormente al substrato calcareo, affiorano depositi sedimentari più recenti caratterizzati da calcareniti organogene più o meno cementate.
Dalla letteratura consultata sugli aspetti geologici dell’area si evince che le litologie prevalenti sono:
10. Depositi marini terrazzati. Complesso di depositi di spiaggia e di piana costiera, riferibili a numerose unità litostratigrafiche terrazzate in vari ordini collegate a distinte fasi eustatico-tettoniche: sabbie, conglomerati, calcareniti e calcari coralgali. Permeabili per porosità (Pleistocene medio e superiore).
6. Calcarenite di Gravina. Depositi calcarenitici e calciruditici in facies litorale, con foraminiferi, alghe, molluschi ed echini. Permeabile per porosità (Pleistocene inferiore).
1. Calcare di Bari. Strati e banchi calcarei di colore biancastro o grigiastri in parte dolomitizzato. Permeabile per fessurazione e carsismo (Cretaceo).
In figura 2 si riporta la carta geologica dell’area in esame e l’indicazione (cerchietto giallo) del sito ove è prevista la realizzazione della Centrale.
















Figura 2 – Carta geologica delle Murge e del Salento, scala 1: 250.000

Fonte: Ciaranfi N., Pieri P., Ricchetti G. (Dip. di Geologia e Geofisica dell’Università di Bari), 1988 – Mem Soc. Geol. It., 42
Relativamente alla caratterizzazione idrogeologica del sito, è emerso che l'insediamento produttivo in esame insiste su un'area il cui sottosuolo è sede di una falda idrica in pressione di buone potenzialità, impostata negli strati calcarei a diverso grado di fratturazione e carsismo, dove il livello maggiormente produttivo si rinviene a profondità comprese tra i 100 e i 200 m dal piano campagna. Esiste una falda idrica superficiale discontinua che si rinviene al passaggio tra le calcareniti e i calcari mesozoici.

Relativamente al rischio sismico, tutti i Comuni presi in considerazione nella fascia di rispetto sono classificati in zona sismica 3, ai sensi dell’OPCM 3274/03. Tale Ordinanza propone una nuova classificazione sismica del territorio nazionale, articolata in 4 zone (Fig. 3). Le prime 3 zone corrispondono rispettivamente ad aree a sismicità alta, media e bassa, mentre le aree ricadenti in zona 4 sono definite “non classificate”, in quanto la bibliografia e l’analisi storica non forniscono elementi sufficienti tali da assegnare un livello di rischio.

Per quanto riguarda il rischio idrogeologico, nell’area oggetto di trattazione le zone che sono classificate a rischio R4 e R3, nonché le aree ad elevata probabilità di inondazione (AP), sono quelle in prossimità di Lama Balice, Lama Misciano e Lama Lamasinata, dove in occasione di precipitazioni eccezionali si è assistito a piene e inondazioni (Fig. 4).
Lama Balice è la lama più occidentale che attraversa il territorio della provincia barese, e la più estesa. Molto interessante sia dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, ma anche dal punto di vista storico e architettonico, essendo anticamente attraversata dalla via Traiana. Raggiunge, in alcuni tratti, una profondità di 25 metri. Si estende in buona parte della zona industriale di Modugno e termina nel territorio di Bitonto, lambendone il centro abitato. In questa lama sono stati rinvenuti resti di antichi casali risalenti al Medioevo ed altri ritrovamenti archeologici confermano una remota presenza umana in ipogei. Il fondo della lama è percorso da un piccolo torrente, che dopo un percorso di 40 Km, sfocia nel Mare Adriatico in località Fesca a Bari.
Lama Misciano è una diramazione della Lama Balice che si protende a meridione entrando nel territorio nord di Modugno, nella zona industriale. È molto meno profonda ed è lunga circa un chilometro e mezzo. Essa è coltivata a vigneti, mandorleti e uliveti. Anche qui sono stati fatti ritrovamenti archeologici che testimoniano un’altica presenza umana: ipogei, menhir, costruzioni e casali rurali.
Lama Lamasinata attraversa i territori di Bari, Modugno, Bitritto, BItetto e Palo del Colle. Sul ciglio della lama si scorgono ancora oggi numerosi insediamenti rupestri.








Figura 4 – Perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico nel sito in esame

Fonte: Piano per l’Assetto Idrogeologico, Autorità di Bacino della Puglia

L’area di influenza è caratterizzata dalla presenza di qualche cava di calcare e calcarenite, la cui attività estrattiva è stata confermata dal PRAE recentemente approvato con DGR n. 824/06 (Fig. 5).
Il sito di ubicazione della Centrale è localizzato nel pieno dell’area industriale di Bari con le conseguenti implicazioni di degrado che caratterizzano spesso le aree industriali. Non è stato possibile reperire informazioni relative all’esistenza di siti industriali dismessi, tuttavia sulla base di un programma di monitoraggio svolto nel 2003 a cura dell’Assessorato regionale all’Ambiente in collaborazione con ARPA Puglia e Guardia di Finanza e mirato ad accertare la presenza di siti potenzialmente contaminati nel territorio regionale, derivanti in larga parte da zone di accumulo e di abbandono di rifiuti, è emersa la situazione restituita dalla mappa in figura 6.
Figura 5 – Presenza di bacini di attività estrattiva nell’area di influenza

Fonte: Piano Regionale delle Attività Estrattive, DGR 824/2006.
Figura 6 – Presenza di siti potenzialmente contaminati nell’area di influenza

Fonte: Monitoraggio ARPA Puglia – Guardia di Finanza del 2003.
3. Osservazioni al SIA e impatti sul suolo
Le criticità relative alla tematica trattata, emerse dalla lettura dello Studio di Impatto Ambientale, sono ascrivibili a due ordini di problemi:
1. sottovalutazione degli impatti generati dalla presenza e dall’esercizio della Centrale;
2. mancata considerazione degli impatti sul suolo generati nella fase di cantiere.
1. La Centrale sarà collocata in un‘area non perimetrata dal PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico), pur tuttavia essa dista meno di 1 km dalla perimetrazione delle aree ad Alta Pericolosità Idraulica (AP) e ad Elevato Rischio (R3 – R4), come si evince dalla cartografia allegata. La vicinanza alle lame L. Balice e L. Misciano, che costituiscono una zona di confluenza delle acque provenienti dal rilievo murgiano in caso di significative precipitazioni meteoriche, implica che il sito prescelto per l’ubicazione dell’impianto ricada nella fascia di rispetto di un’area a rischio idrogeologico.
Con lo sviluppo della zona industriale e la conseguente impermeabilizzazione dei suoli, infatti, il ruolo di ricettori svolto dalle lame nell’area di interesse assume sempre più importanza e rilievo, per cui ulteriori interventi di impermeabilizzazione del suolo produrrebbero la riduzione della potenzialità di assorbimento delle acque nel terreno e, quindi, un maggiore flusso d’acqua superficiale con i conseguenti effetti di rischio idrogeologico così frequenti negli ultimi anni.
2. Dalla lettura dello Studio di Impatto Ambientale non è stato riscontrato alcun impatto sulla matrice suolo associato alla realizzazione e all’esercizio della Centrale. Infatti, si riferisce che “i tipi di degradazione a cui può essere soggetto il suolo si possono schematizzare come segue:
erosione idrica, determinata dall’interazione fra l’aggressività climatica, l’erodibilità del suolo, la pendenza, la lunghezza del versante, la copertura vegetale;
erosione eolica, determinata da fattori quali la velocità del vento, il numero di giorni ventosi durante i quali l’evapotraspirazione è superiore alle precipitazioni, la tessitura e la rugosità del suolo;
degradazione fisica, originata da peggioramento della struttura e della permeabilità, compattazione in profondità, diminuzione della macroporosità, limitazione del radicamento;
degradazione chimica, dovuta a lisciviazione degli elementi nutritivi con successiva acidificazione o incremento degli elementi tossici;
degradazione biologica, dovuta a diminuzione del contenuto di materia organica nel suolo”.
In questo modo si giunge facilmente alla conclusione che “l’opera in esame non può comportare alcuna degradazione del suolo e non comporta rischi per il sottosuolo sia di natura endogena sia di natura esogena”.
Vanno evidenziate però delle criticità che non sono state considerate nello Studio e che attengono alle interferenze generate dalle opere connesse alla Centrale, tra cui:
2a) terre e rocce da scavo prodotte dalla realizzazione della Centrale e delle opere connesse
Relativamente all’elettrodotto, il SIA riporta che “il cavo interrato esce dalla Centrale in direzione Bitonto e, dopo circa 900 m, svolta a sinistra verso il ponte n. 445 sull’autostrada A14 e segue la strada sino ad incontrare la SS 98 al km 77.8. Attraversa la SS 98 verso il punto di realizzazione del passaggio da linea in cavo a linea aerea, situato a circa 500 m dalla SS 98 in direzione Palo del Colle. La realizzazione del passaggio cavo-aereo prevede l’occupazione di un’area di circa 1300 m2. Da questo punto, si prosegue in linea aerea fino alla stazione di connessione in località Trappeto del Principe, per una lunghezza complessiva di circa 5.4 km, di cui 3.3 km in cavo interrato e 2.1 km in linea aerea. […] Si dichiara che “il tracciato non attraversa aree sensibili dal punto di vista ambientale”.
In data 12.06.2006 veniva trasmesso ad opera della Roda SpA, incaricata da Energia Modugno di eseguire i lavori di scavo per l’interramento dell’elettrodotto a 380 kV per la connessione alla rete di trasmissione nazionale della Centrale, il bilancio di produzione del materiale da scavo, ai sensi del Regolamento Regionale n. 6/2006 per la richiesta di parere ad ARPA. A tale comunicazione l’Agenzia rispondeva richiedendo integrazioni in merito al piano di gestione delle terre e rocce da scavo con riferimento a zona di deposito temporaneo, caratterizzazione preliminare del materiale di scavo e relativa destinazione finale. Il 1° agosto 2006 perveniva la documentazione integrativa completa.
Va osservato che il Regolamento Regionale su indicato, così come anche l’art. 186 del D.Lgs. 152/2006 che disciplina la stessa materia, prevede il rilascio del parere da parte dell’ARPA soltanto nei casi in cui il relativo progetto non sia sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale. Pertanto, essendo il progetto in discussione sottoposto a VIA, gli interventi relativi alle opere di scavo e alla successiva gestione del materiale di scavo dovevano essere inclusi nelle procedure di VIA.
2b) movimentazione e trasporto delle turbine attraverso Lama Lamasinata con esecuzione di significative opere edili
Il 18.06.2007 veniva trasmessa la relazione sintetica relativa al “Progetto per il transito dei trasporti eccezionali all’interno dell’alveo del Canale Lamasinata nel comune di Bari tra Via Napoli e Viale Europa” e il 19.07.2007 veniva convocata la Conferenza dei Servizi presso il Settore regionale ai Lavori Pubblici per l’acquisizione di pareri, autorizzazioni e nulla osta necessari all’esecuzione dei lavori necessari al trasporto eccezionale dei componenti tecnologici prodotti da ALSTOM Ldt – Power Systems provenienti dal Porto di Bari e diretti alla nuova Centrale Elettrica di Modugno.
In merito alla soluzione progettuale proposta l’ARPA Puglia eccepiva una serie di osservazioni relativamente a diversi ordini di problemi:
condizioni per il passaggio ritenute necessarie ma sicuramente non certe (assenza di piovosità nella fase di preparazione del cantiere e durante il passaggio delle turbine);
impatti significativi sulle opere (messa in sicurezza delle fondazioni di pilastri con iniezione di micropali nelle adiacenze della sola campata centrale di uno solo dei tre viadotti presenti, assenza di un piano di gestione delle terre e rocce da scavo prodotte da tali lavori);
impatti rilevanti sulla lama (scavo spinto al di sotto di 2,5 m rispetto al livello freatico con necessità di impermeabilizzazione del fondo e delle pareti dello scavo che non sarebbe stata rimossa all’atto del ripristino del sito, riduzione della capacità di infiltrazione, assorbimento e aumento della velocità di deflusso delle acque superficiali di ruscellamento che provengono da monte e confluiscono nella lama, alterazione del delicato equilibrio sotterraneo tra acqua dolce e acqua salata legata alla prossimità della zona costiera);
disturbo alla viabilità ordinaria (la movimentazione degli impianti tecnologici avrebbe provocato il blocco del traffico stradale e ferroviario di un’area normalmente e notoriamente congestionata dal traffico cittadino).
Analogamente gli altri Enti interessati al procedimento, compresa l’Autorità di Bacino della Puglia, giudicavano troppo invasivo il transito all’interno del Canale Lamasinata, per cui il trasporto avveniva adottando soluzioni progettuali diverse. Tale conclusione è desumibile considerando come si sono svolti i fatti, dal momento che l’Agenzia scrivente non è stata convocata nella Conferenza dei Servizi che si è tenuta successivamente né le è stato recapitato alcun verbale delle conferenze già espletate.
In alternativa, la Società chiedeva l’autorizzazione per effettuare il transito dei mezzi eccezionali lungo un percorso che prevedeva tra l’altro l’attraversamento ferroviario tra Via Laricchia e via Buozzi e il passaggio del ponte sulla Lama Lamasinata lungo Viale Europa. Tale variante veniva autorizzata, ma il cantiere sul ponte veniva successivamente messo sotto sequestro a seguito di constatazione da parte del NOE dell’assenza di tutte le autorizzazioni necessarie e della presenza nell’alveo del canale di cumuli di terreno e rifiuti in stato di abbandono di varia natura. Con successivo atto di dissequestro la Società poteva procedere con il trasporto degli impianti tecnologici verso il sito identificato per la realizzazione della Centrale.
Quanto sopra impone una riflessione sul fatto che anche tali lavori andavano previsti in sede di Studio di Impatto Ambientale al fine di valutare per tempo sia le soluzioni progettuali più idonee per il transito dei mezzi sia addirittura la congruità della scelta del sito per l’opera da realizzare.
2c) sequestro di un tratto pari a 2 km lineari di via dei Fiordalisi, Loc. La Corniola in agro di Bitonto, di proprietà del Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Bari, interessato dalle opere di adduzione delle acque reflue dal depuratore di Bari Occidentale verso la costruenda Centrale
In data 02.02.2007 il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Bari accertava che tale area era stata adibita a discarica abusiva di rifiuti speciali pericolosi e non. Il sito veniva posto sotto sequestro e in data 19.04.2007 veniva trasmesso il Piano di rimozione e smaltimento dei rifiuti in via dei Fiordalisi reso dalla ditta Giotta relativo alla messa in sicurezza dei punti contaminati da amianto e all’esecuzione di una serie di operazioni finalizzate alla verifica della presenza nel suolo e sottosuolo di sostanze inquinanti; nel piano mancava il riferimento al cronoprogramma dei lavori. Con provvedimento del PM del 28.05.2007 si autorizzava l’accesso ai siti in sequestro, la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti e con l’occasione si apprendeva che in data 17.04.2007 i siti erano stati messi in sicurezza.
Di tali operazioni, nonostante l’espressa prescrizione contenuta nel verbale di notifica, il NOE non era stato informato così come non era stato informato delle date e dei campionamenti eventualmente eseguiti nell’area ed ai quali avrebbe dovuto presenziare con i tecnici dell’ARPA per far eseguire i propri campionamenti in contraddittorio. Lo stesso NOE, pur avendo chiesto informazioni in merito, non veniva informato delle attività di rimozione che venivano successivamente espletate il 14.06.2007.
A seguito di ciò con missiva del 28.06.2007 il Nucleo dei Carabinieri richiedeva ad ARPA di valutare se si potessero ritenere adempiuti gli obblighi derivanti dall’applicazione del D.Lgs. 152/06 in merito alla messa in sicurezza ed all’esecuzione dell’indagine preliminare, se il campionamento e le analisi effettuate potessero ritenersi rappresentativi ed esaustivi per metodica e risultati e se non fosse opportuno integrare le indagini eseguite con ulteriori accertamenti a cura dei propri tecnici.
Il 28.08.2007 l’ARPA rispondeva che a seguito di sopralluogo aveva verificato che i rifiuti abbandonati erano stati rimossi dall’area, che si presentava pertanto sgombra da qualsiasi rifiuto, e che dalla lettura del piano di lavoro per la bonifica dei materiali contenenti amianto, presentato dalla ditta Giotta, erano state espletate tutte le procedure di sicurezza del caso. Tuttavia l’Agenzia riteneva non esaustivi i 3 sondaggi effettuati sul piano campagna fino alla profondità di 0,5 m per verificare l’eventuale grado di inquinamento provocato dalla presenza dei rifiuti rimossi, valutando la necessità di predisporre uno specifico piano di caratterizzazione della strada interessata dall’abbandono dei rifiuti per la verifica del fondo scavo dopo la rimozione.
Nello Studio di Impatto Ambientale manca, inoltre, una valutazione degli impatti sul suolo generati dall’esercizio della Centrale in conseguenza delle ricadute sul suolo degli inquinanti emessi in atmosfera, per l’approfondimento delle quali si rimanda alla trattazione specifica sulla matrice “Aria”.

4. Prescrizioni VIA in merito alla caratterizzazione dei suoli
Il percorso di autorizzazione della Centrale in parola, in quanto sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale, prevede la verifica dell’ottemperanza alle prescrizioni imposte dal Decreto VIA n. 289 del 6.4.2004 prima dell’avvio dei lavori di realizzazione degli impianti che costituiscono la Centrale. Di seguito si riporta una ricostruzione degli atti amministrativi e le relative problematiche applicative e interpretative riguardanti la prescrizione 7) del succitato Decreto.
All’art. 2 del decreto MAP n. 55/09/2004 del 28.giugno.2004 con cui si autorizzava l’esercizio della Centrale si prescriveva: “in fase di progettazione esecutiva deve essere eseguita una caratterizzazione dei suoli dell’area di insediamento della centrale secondo le modalità di cui al DM 25.10.1999 n. 471; i risultati di tali indagini devono essere trasmessi alle Autorità competenti anche ai fini dei successivi adempimenti in caso intervenga la necessità di interventi di bonifica; solo a seguito del rilascio delle autorizzazioni e certificazioni previste in conformità alla suddetta norma devono essere avviate le attività di cantiere per la realizzazione dell’impianto, che devono comunque svolgersi con tempi e modalità conformi a tali provvedimenti”, così come espresso nel punto 7 del Decreto di compatibilità ambientale rilasciato dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio DEC/VIA/2004/0289 del 6 aprile 2004.
In data 22 settembre 2005 Energia Modugno SpA trasmetteva a MAP, MATT, Min.Salute, Regione Puglia, ARPA, Provincia di Bari e Comune di Modugno il documento “Caratterizzazione dei suoli di insediamento della Centrale termoelettrica a ciclo combinato di Modugno (BA) secondo le modalità di cui al DM 25/10/1999 n. 471”. Il documento trasmesso conteneva il risultato di indagini effettuate da M.C.M. Ecosistemi s.r.l. e Georeflex s.a.s. di Piacenza, sulla base dei quali le caratteristiche dei suoli dell’area in questione venivano dichiarati conformi ai limiti di cui alla tabella 1 colonna B per terreni ad uso industriale e commerciale definiti dal DM 471/99 e non necessitavano di interventi di bonifica. In tal modo la Società riteneva di aver ottemperato alla prescrizione contenuta nel Decreto di autorizzazione di cui sopra.
Con nota prot. n. 4522 del 04.11.2005 l’Assessorato regionale all’Ecologia invitava la Società proponente a predisporre il Piano di caratterizzazione (PdC) nel rispetto dei criteri definiti nell’allegato 4 al DM 471/99 e ad attenersi alle procedure previste dall’art. 10 comma 4 della stessa norma, al fine di interessare tutti gli Enti competenti per l’approvazione del PdC in sede di conferenza dei servizi e per la successiva validazione delle indagini da parte di ARPA.
Alla risposta di Energia Modugno, con cui si ribadiva che non era necessario predisporre il piano di caratterizzazione dal momento che era stata effettuata una caratterizzazione preliminare dell’area da cui era emerso assenza di contaminazione, si contrapponeva la Diffida del Sindaco della Città di Modugno del 15.05.2006, con cui si sottolineava l’inadeguatezza della procedura in quanto priva di coinvolgimento, sia in fase progettuale che esecutiva, e successiva validazione da parte dei soggetti pubblici interessati al procedimento.
In sostanza, il provvedimento del Sindaco del Comune di Modugno, oltre a diffidare la società per la mancata esecuzione della caratterizzazione dei suoli ai sensi del DM 471/99 ed in ottemperanza alle prescrizioni del Ministero dell’Ambiente, ordinava l’immediata sospensione dei lavori iniziati per la costruzione e l’esercizio della centrale a ciclo combinato.
Tale provvedimento veniva impugnato dalla Società che ricorreva al TAR Puglia (ric. 1048/06), sostenendo di aver ottemperato a quanto prescritto dal succitato Decreto VIA. A seguito di ciò, il Comune argomentava l’Ordinanza precisando osservazioni sia sulla completezza della caratterizzazione preliminare eseguita (selezione dei parametri da analizzare nei campioni di suolo senza il coinvolgimento del Comune o dell’ASI che meglio conoscono le tipologie di inquinanti più frequentemente responsabili del degrado del territorio in esame) sia sul metodo seguito dalla Società Energia (assenza di definizione del Modello Concettuale del sito, mancata presentazione di un Piano di Caratterizzazione da sottoporre ad approvazione in sede di conferenza dei servizi, mancanza di validazione delle indagini analitiche da parte di un soggetto pubblico).
Analogamente ARPA Puglia con nota prot. n. 11555 del 18.08.2006 evidenziava l’assenza di un suo coinvolgimento nel procedimento avviato e che la stessa Agenzia può validare le attività di caratterizzazione su un sito solo se sono stati precedentemente concordati numero e collocazione dei punti di prelievo, modalità di campionamento, procedure analitiche da utilizzare, cronoprogramma delle attività da svolgere.
Il TAR Puglia sez. di Bari con sentenza n. 3214/2006 accoglieva il ricorso presentato dalla società Energia Modugno SpA e invitava il Comune di Modugno e la Regione Puglia a depositare le proprie deduzioni, osservazioni e valutazioni di merito sulla caratterizzazione preliminare presentata dalla Società.
Nel frattempo il Ministero dell’Ambiente più volte sollecitava gli Enti territoriali competenti ad esprimere la loro valutazione sulla documentazione analitica e progettuale presentata da Energia Modugno in data 22.09.2005 e affidava alla Commissione VIA ministeriale la valutazione della rispondenza della documentazione presentata a quanto prescritto nel Decreto VIA. Con comunicazione DSA-2007-0018188 del 02/07/2007 il Ministero dell’Ambiente valutava “la caratterizzazione preliminare dei suoli eseguita dalla Società rispondente ai principi e alle motivazioni di carattere preventivo e cautelativo in relazione ad un potenziale inquinamento dei suoli […]” con riferimento sia al criterio di selezione degli analiti ricercati nel suolo sia ai criteri e alle modalità di prelievo e analisi dei campioni. Nella stessa nota il Ministero considerava ottemperata la prescrizione 7) del Decreto VIA n. 289 del 6.4.2004.
A seguito di ciò, al fine di evitare eventuali azioni risarcitorie della Società, il Comune di Modugno, considerata l’attenzione dell’Unione Europea in materia ambientale, ha presentato una denuncia alla Commissione Europea contro il Governo Italiano per violazioni di direttive europee con particolare riguardo alla Centrale Termoelettrica della Sorgenia (ex Energia Modugno) e un ricorso alla Corte Europea di Giustizia.

5. Conclusioni
La presenza di una Centrale a turbogas non produce impatti rilevanti sulla matrice suolo per la natura delle movimentazioni in atto e dei contaminanti in gioco, se non per gli impatti:
legati all’utilizzo della risorsa e alla mancata disponibilità di essa per altri usi;
dovuti all’impermeabilizzazione del suolo e alla riduzione della capacità di infiltrazione e ritenzione idrica del suolo;
derivanti dall’incremento delle pressioni ambientali su un’area che ha già perso la sua naturalità per la destinazione industriale.
Preme rilevare, tuttavia, la criticità relativa ad una non esauriente documentazione della proposta progettuale che ha costretto la Pubblica Amministrazione ad introdurre cautelativamente prescrizioni tecniche e richieste di approfondimenti, come si evince da quanto sopra riportato. Il riscontro delle ottemperanze, infatti, è risultato laborioso e di difficile eseguibilità sotto il profilo non solo tecnico, ma anche giuridico. In sostanza, è mancato l’avvicinamento tra le parti e la fattiva collaborazione nell’ottica di pervenire insieme alla realizzazione di un’opera col minimo impatto ambientale.















































Produzione rifiuti

1. Premessa
Al fine di valutare l’influenza ed i relativi impatti della Centrale Energia Modugno S.p.A. sulla componente “Rifiuti” è stata presa in considerazione una fascia di rispetto avente raggio pari a 10 km, in analogia sia con altre matrici ambientali considerate sia con lo Studio di Impatto Ambientale presentato dalla Società.
Tale area di influenza comprende porzioni di territorio ricadenti nei Comuni di Modugno, Bari, Giovinazzo, Bitonto, Palo del Colle, Bitetto, Binetto, Bitritto e Sannicandro di Bari.
Per la trattazione della problematica dei rifiuti si è fatto principalmente riferimento alla documentazione progettuale ed allo Studio di Impatto Ambientale predisposti da Energia Modugno (ora Sorgenia), vista l’assenza di rilievi in merito a questa tematica negli atti amministrativi di competenza dei vari Enti centrali e territoriali coinvolti nella fase autorizzativa della Centrale.
A seguito di una prima valutazione, il SIA è risultato estremamente carente di dati per cui quelli ritenuti più maggior interesse sono stati richiesti direttamente ai soggetti competenti. In particolare, sono stati coinvolti:
n. 7 Comuni dell’Area Vasta (Bari, Bitonto, Bitetto, Bitritto, Giovinazzo, Palo del Colle, Modugno) per conoscere i risultati della raccolta differenziata (annualità disponibili). Solo due Comuni hanno finora risposto, ossia Modugno (dati periodo 2003-2006) e Palo del Colle (dati periodo 1999-2006).
l’ASI per informazioni su aziende ed impianti che, nell’ambito dell’area di sviluppo industriale, gestiscono depositi e/o sostanze pericolose o che effettuano gestione/trattamento/smaltimento dei rifiuti. L’ASI ha conferma di non gestire alcuna attività di raccolta/trattamento rifiuti, pur ricadendo nel proprio ambito un centro di stoccaggio e trattamento materiali riciclabili (carta e cartone, plastica, alluminio, pneumatici) non ancora in esercizio.
la ENERGIA MODUGNO S.p.A. per integrare il SIA con le stime, ritenute indispensabili, sui rifiuti prodotti e sulle modalità di relativa gestione. La società ha risposto alle richieste avanzate inviando due note il cui contenuto è illustrato nel seguito.



2. Criticità del S.I.A.
Le criticità relative alla tematica trattata emerse dalla lettura dello Studio di Impatto Ambientale, sono ascrivibili ai seguenti elementi:
mancanza di una previsione dei quantitativi e delle tipologie di rifiuti prodotti in fase di costruzione/cantiere
mancanza di una stima dei rifiuti prodotti a regime dalla Centrale, quali: residui di manutenzione degli impianti, residui di pulizia e di sostituzione dei filtri dell’aria, oli esausti, rifiuti liquidi (acque acide di lavaggio dei compressori delle turbine a gas), rifiuti da imballaggi, rifiuti urbani ed assimilati connessi alla presenza del personale, macchinari obsoleti/usurati (compressori, alternatori, trasformatori, ecc.).
mancanza di indicazioni sull’eventuale stoccaggio dei rifiuti di cui al punto che precede.
assenza di informazioni circa gli impianti e/o i siti di trattamento, recupero e smaltimento destinatari dei rifiuti prodotti, e conseguente carenza di dati e previsioni inerenti alla movimentazione dei rifiuti indotta dalla realizzazione e dal funzione a regime della Centrale
Nel SIA si legge solo che “… I rifiuti solidi sono in parte derivanti dalle attività connesse alla presenza del personale e in parte costituiti dal materiale di imballaggio dei macchinari. I rifiuti prodotti sono stimabili a un massimo di circa 600 kg/giorno e verranno smaltiti dall’appaltatore in conformità alle norme vigenti. Le principali tipologie di residui solidi prodotti dall’impianto saranno:
Oli esausti (CER 130601) che saranno raccolti ed inviati al Consorzio smaltimento oli esausti
Rifiuti generati dall’attività di manutenzione, pulizia, ecc. (CER 15 02 01) che saranno inviati a smaltimento esterno tramite ditte autorizzate
Residui derivanti dalla pulizia di filtri aria (es. filtri aria turbina a gas) e filtri olio, che saranno inviati a smaltimento esterno tramite ditte autorizzate …”
Oltre a tali scarichi continui saranno presenti ulteriori scarichi occasionali di portata limitata, quali: resine di scarico e prodotti chimici di rigenerazione; residui di prodotti per la pulizia dei serbatoi; lubrificanti esausti e residui di purificazione. Le acque contaminate prodotte occasionalmente che saranno raccolte e avviate allo smaltimento come rifiuti liquidi speciali…”
Inoltre, il problema della valutazione dell’impatto sul traffico connesso con l’esercizio della centrale e la movimentazione di rifiuti è condensato nell’osservazione secondo cui “… sarà del tutto trascurabile e limitato in sostanza agli automezzi del personale (25 persone circa) e all’ingresso e uscita di alcuni camion alla settimana per il trasporto in ingresso di materiali di consumo, pezzi di ricambio, reagenti, e in uscita di rifiuti avviati a smaltimento o recupero …”
Sulla base unicamente di tali dati lo Studio di Impatto Ambientale giunge alla conclusione che “…lo smaltimento dei rifiuti dell’impianto non comporta significativi impatti ambientali…”, in quanto i rifiuti saranno smaltiti in idonee discariche e impianti di trattamento e recupero in conformità alle norme vigenti, dovendosi prevedere un modesto impatto dovuto al loro trasporto fino al destino finale.


3. Integrazioni al S.I.A. richieste da ARPA
Gli aspetti rispetto ai quali ARPA ha chiesto ad Energia S.p.A. dati quantitativi di dettaglio e/o approfondimenti descrittivi sono i seguenti:
1. Esplicitare il calcolo che porta alla previsione nel SIA di una produzione massima di circa 600 kg/g di rifiuti solidi, distinguendo la stima dei quantitativi derivanti da attività connesse alla presenza del personale (rifiuti urbani ed assimiliati) dalla stima delle quantità rivenienti dai materiali di imballaggio dei macchinari e non;
2. Indicare i quantitativi di rifiuti generati in fase di cantiere – sia inerti che di altra natura (consuntivo alla data odierna e previsioni a chiusura cantiere) – ed esplicitare le modalità della loro gestione (avvio a riutilizzo e/o smaltimento ed impianti destinatari).
3. Stimare i quantitativi di rifiuti speciali prodotti - specificandone la natura, pericolosa o meno, e la sezione impiantistica di provenienza - quali ad esempio: i residui derivanti da manutenzione, sostituzione e smaltimento dei macchinari in uso alla centrale (compressori, alternatori, trasformatori, altre parti meccaniche usurate, PCB, oli presenti in turbine e circuiti di lubrificazione, residui da pulizia aria e filtri olio, ecc.); le acque contaminate prodotte occasionalmente e trattate come rifiuti liquidi (v. Tab. 3.2.1.J del SIA); ecc.
4. Indicare puntualmente, laddove possibile, gli impianti di trattamento e smaltimento verso i quali si prevede di avviare i rifiuti prodotti a regime della centrale, al fine di valutare i percorsi e la movimentazione dei materiali.
5. Individuare il sito e le modalità di gestione dell’eventuale stoccaggio interno dei rifiuti (deposito temporaneo e/o messa in riserva).
6. Esplicitare la produzione di ceneri da smaltire.


4. Risposte fornite da Energia S.p.A.
In merito al Quesito n. 1, la società ha chiarito che il dato di 600 kg/g è relativo alle attività di cantiere e rappresenta una valutazione puramente indicativa realizzata in base all’esperienza degli estensori dello SIA in tema di cantieri industriali e in particolare di centrali elettriche a ciclo combinato.
A conforto del dato di cui sopra è stato fornito il dato consuntivo della produzione giornaliera dei rifiuti nel periodo Aprile ’06 - Settembre ’07 (Tabella n. 1).
Tabella n. 1 - Consuntivazione dell’indicatore “Produzione giornaliera dei rifiuti”
Periodo di riferimento: Aprile ’06 (inizio cantiere) – 17 settembre 2007
RIFIUTO
CER
QUANTITA'
UNITA' DI MISURA
PERIODO DI RIFERIMENTO
UNITA' DI MISURA
QUANTITA' GIORNO
UNITA' DI MISURA
Imballaggi in legno
150103
42.560
Kg
520
giorni
81,8
kg/giorno
Ferro e acciaio
200304
48.100
Kg
520
giorni
92,5
kg/giorno
Imballaggi misti
190999
12.380
Kg
520
giorni
23,8
kg/giorno
Misti di costruzione e demolizione
170904
272.430
Kg
520
giorni
523,9
kg/giorno
Totale
 
 
 
 
 
722,1
kg/giorno
In aggiunta al quantitativo indicato nel SIA vanno considerati, sempre relativamente al periodo aprile 2006-settembre 2007, i seguenti ulteriori apporti:
Fanghi da serbatoi settici (33.450 kg). La produzione di tale rifiuto non è compresa nella stima del SIA; la produzione peraltro è stata superiore alle attese a causa della indisponibilità della fogna nera del Consorzio ASI fino all’inizio del 2007;
Terra e roccia da scavo (54.789 m3). La produzione di tale materiale è prevista nel SIA in circa 75.000 m3 e non è contemplata nella stima di rifiuti giornalieri citata;
Acque di scarto processi di filtrazione e osmosi (78.000 l). La produzione di tale rifiuto non era prevista nel SIA in quanto progetto approvato successivamente ai decreti autorizzativi nell’ambito del progetto esecutivo per l’approvvigionamento idrico e trattamento delle acque del depuratore di Bari Ovest.



Relativamente al Quesito n. 2, la società ha fornito le Tabelle 2 e 3 che riportano rispettivamente la consuntivazione dei rifiuti generati dall’aprile 2006 (data di apertura cantiere) al 17 settembre 2007 (data della richiesta ARPA) e la stima di quelli prodotti fino alla chiusura del cantiere, prevista per marzo 2008 (nel campo “note” le ipotesi effettuate per l’elaborazione del dato).

Tabella n. 2 - Rifiuti generati in cantiere- Periodo di riferimento: Aprile 06 – 17 settembre 2007
RIFIUTO
CER
QUANTITA'
UNITA' DI MISURA
DESTINAZIONE
Imballaggi in legno
150103
42.560
Kg
R13
Ferro e acciaio
170405
48.100
Kg
R13
Imballaggi misti
170405
12.380
Kg
R13
Misti di costruzione e demolizione
170904
272.430
Kg
R13
Fanghi da serbatoi settici *
200304
33.450
kg
D08
Terra e roccia da scavo *
170504
54.789
m3
R13/ R05
Acque di scarto processi di filtrazione e osmosi*
190999
78.000
litri
D08 /D09
Fonte dati: formulario identificazione del rifiuto
* rifiuti da non considerare per il confronto il dato stimato riportato nel SIA di 600 kg/giorno

Tabella n. 3 - Stima rifiuti generati dal 17 settembre ‘07 a fine cantiere (marzo 2008)
RIFIUTO
CER
QUANTITA'
UNITA' DI MISURA
DESTINAZIONE
Imballaggi in legno
150103
112.600
Kg
R13
Ferro e acciaio
170405
12.025
Kg
R13
Imballaggi misti
170405
3.095
Kg
R13
Misti di costruzione e demolizione
170904
40.864
Kg
R13
Fanghi da serbatoi settici
200304
58.200
kg
D08
Terra e roccia da scavo
170504
8.200
m3
R13/ R05
Acque di scarto processi di filtrazione e osmosi
190999
650.000
litri
D08 /D09
Note:
Il calcolo è stato elaborato in base alle seguenti due ipotesi
- invarianza della produzione specifica giornaliera dei rifiuti
- data di chiusura cantiere: 1 Marzo 2008.

In definitiva, la fase di costruzione della centrale genererà in totale i seguenti quantitativi di rifiuti:
Rifiuti Liquidi = 728.000 L
Rifiuti Solidi = 544.054 kg
Rifiuti Fangosi = 91.650 kg
Terre E Rocce Da Scavo = 62.989 mc

Per quanto concerne il Quesito n. 3, Energia S.p.A. ha fornito, a titolo di valutazione e confronto, la Tabella n. 4, indicativa della produzione annua di rifiuti a regime nella Centrale di Termoli – avviata nel febbraio 2006 ed a regime dal successivo mese di settembre – gemella per dimensioni e tecnologia produttiva a quella in costruzione nel territorio di Modugno, eccezion fatta per la sezione di trattamento delle acque in ingresso e in uscita dall’impianto (assente a Termoli).
In merito a tale ultima sezione, la società ha riportato in Tabella 5 una stima della produzione di fanghi dal chiariflocculatore e dal cristallizzatore dell’impianto di trattamento delle acque reflue della Centrale di Modugno.
La società, inoltre, sottolinea che i dati riportati sono da intendersi quali dati puramente indicativi, essendo la produzione di rifiuti influenzata da alcune attività di manutenzione degli impianti aventi una periodicità anche superiore all'anno o svolte a seguito di eventi accidentali, assolutamente imprevedibili.

Tabella n. 4 - Dati di produzione annua di rifiuti della Centrale di Termoli
 RIFIUTO
CER
PERICOLOSITÀ
PROVENIENZA
PRODUZIONE CONTINUA (C) O A SPOT (S)
QUANTITÀ
[t]

DESTINAZIONE
Imballaggi materiali e pezzi di ricambio in carta e cartone
150101
non pericoloso
impianti vari
(S)
0,44
R13
Imballaggi materiali e pezzi di ricambio in legno
150103
non pericoloso
impianti vari
(S)
2,50
R13
Imballaggi di materiale vario
150106
non pericoloso
impianti vari
(S)
1,19
R13
Rifiuto acqua di lavaggio turbogas
161002
non pericoloso
turbogas
(S)
131,97
D8 – D9
Oggetti e scarti di plastica non contaminati
170203
non pericoloso
impianti vari
(S)
1,24
R13
Filtri aria turbogas
150203
non pericoloso
tg
(S)
7,00
D15
Cartucce e toner uffici
080318
pericoloso
uffici
(S)
0,014
R13
Emulsioni contaminate da olio
130105
pericoloso
impianti vari
(S)
1,42
R13
Olio esausto da macchinari vari *
130205
pericoloso
impianti vari
(S)
3,00
R13
Fusti di olio e imballaggi contaminati
150110
pericoloso
impianti vari
(S)
0,625
D15
Materiali quali stracci e indumenti sporchi d'olio
150202
pericoloso
impianti vari
(S)
0,70
D15
Lana di roccia
170603
pericoloso
impianti vari
(S)
1,50
D15
Olio esausto da motori, trasformatori ed ingranaggi *
130208
pericoloso
tg - tv
(S)
0,50
D15
* Esenti da PCB/PCT. Tutte le apparecchiature che saranno impiegate nella centrale di Modugno saranno esenti da PCB/PCT

Tabella n. 5 - Stima di rifiuti di produzione annua di rifiuti della Centrale di Modugno
 RIFIUTO
CER
PERICOLOSITÀ
PROVENIENZA
PRODUZIONE CONTINUA (C) O A SPOT (S)
QUANTITÀ
[T]

DESTINAZIONE
Produzione fanghi da chiariflocculatore **
190905
non pericoloso
chiariflocculatore
(C)
48

Produzione Sali da cristallizzatore*
100121
non pericoloso
cristallizzatore
(C)
400

**stima realizzata considerando un funzionamento degli impianti di trattamento di 8.000 h/anno, 10 mc/h acqua mediamente trattata, ca 6 kg/h di fanghi dal chiariflocculatore e ca 50 kg/h di Sali dall’impianto a “zero scarichi”.


Al Quesito n. 4, la società ha affermato di non potere rispondere allo stato attuale.


Riguardo al Quesito n. 5 Energia S.p.A., pur affermando di non poter rispondere esaustivamente allo stato attuale alla richiesta ARPA, si impegnerà a realizzare una piazzola dedicata al solo deposito temporaneo dei rifiuti, caratterizzata, al fine di una corretta movimentazione delle attrezzature, da un’estensione indicativa di circa 300 mq e dotata di cassoni identificati con il codice identificativo CER per garantire la corretta separazione dei rifiuti per categorie omogenee. Al momento la società sta ancora valutando quale potrà essere l’area migliore da dedicare a tale attività all’interno dell’impianto.
Il deposito temporaneo dei rifiuti pericolosi (essenzialmente piccoli quantitativi di olio, stracci e materiali assorbenti sporchi d’olio, batterie esauste) sarà munito di tutti gli opportuni accorgimenti tali da impedire qualsiasi forma di inquinamento ambientale.
Presso il deposito temporaneo si stoccheranno soltanto piccoli quantitativi di olio esausto dovuti ai rabbocchi; difatti, la sostituzione dell’olio contenuto nelle macchine più significative sarà effettuato in corrispondenza delle manutenzioni straordinarie e lo scarico e il carico avverranno in maniera contestuale.


Infine, in merito al Quesito n. 6, la società ha dichiarato che la tecnologia del ciclo combinato, utilizzando quale unico combustibile il gas naturale, non produce emissioni di polveri al camino (in realtà nel SIA è riportato un quantitativo pari a 60 t/a), pertanto non dispone di alcun sistema di abbattimento con conseguente produzione di rifiuti.


5. Incidenza della produzione di rifiuti
Al fine di valutare l’incidenza della Centrale turbogas di Modugno sulla produzione regionale di rifiuti speciali sono stati utilizzati i dati più aggiornati (anno 2004), relativi alla regione Puglia ed alla provincia di Bari, pubblicati dall’APAT nel Rapporto Rifiuti 2006, derivanti dall’elaborazione dei MUD.
Sulla base dei seguenti i parametri di riferimento:

Anno
Dato di produzione
Quantità
Unità di misura
2004
Produzione procapite RS1 - regione Puglia
1.102
kg/ab*anno
2004
Produzione procapite RSNP1 - regione Puglia
1.061
kg/ab*anno
2004
Produzione procapite RSP1 - regione Puglia
41
kg/ab*anno




2004
Produzione RS cod. 40 NACE2 - provincia di Bari
11.898,59
tonnellate
2004
Produzione RSNP cod. 40 NACE - provincia di Bari
10.378
tonnellate
2004
Produzione RSP cod. 40 NACE - provincia di Bari
1.520,59
tonnellate
2004
Produzione RSNP cod. 40 NACE - regione Puglia
62.665,85
tonnellate
2004
Produzione RSP cod. 40 NACE - regione Puglia
9.634,67
tonnellate




2006
Produzione RS centrale gemella di Termoli 3
600,10
tonnellate
2006
Produzione RSNP centrale gemella di Termoli 3
592,34
tonnellate
2006
Produzione RSP centrale gemella di Termoli 3
7,76
tonnellate




2004
Produzione RS - provincia di Bari
1.148.236,46
tonnellate
2004
Produzione RSP - provincia di Bari
35.307,39
tonnellate
2004
Produzione RSNP - provincia di Bari
1.112.929,07
tonnellate

è possibile stimare il contributo percentuale dell’impianto Energia S.p.A. alla produzione di rifiuti speciali, sia regionale che provinciale.

Contributo % della Centrale di Modugno alla produzione RS
Quantità
Unità di misura
Contributo Centrale di Modugno alla produzione RS cod. 40 NACE della provincia di Bari
5,0
%
Contributo Centrale di Modugno alla produzione RSNP cod. 40 NACE della provincia di Bari
5,7
%
Contributo Centrale di Modugno alla produzione RSP cod. 40 NACE della provincia di Bari
0,5
%



Contributo Centrale di Modugno alla produzione RS della provincia di Bari
0,052
%
Contributo Centrale di Modugno alla produzione RSNP della provincia di Bari
0,053
%
Contributo Centrale di Modugno alla produzione di RSP della provincia di Bari
0,022
%



Contributo Centrale di Modugno alla produzione RS della regione Puglia
0,013
%
Contributo Centrale di Modugno alla produzione RSNP della regione Puglia
0,014
%
Contributo Centrale di Modugno alla produzione di RSP della regione Puglia
0,005
%

Per quanto concerne l’incidenza della costruendo Centrale sulla produzione di rifiuti urbani ed in particolare sulla raccolta differenziata, vista la non omogeneità e la conseguente incomparabilità dei dati forniti dai due Comuni che hanno risposto alla richiesta ARPA (Modugno e Palo del Colle) sono stati utilizzati i dati, aggiornati al 2006, forniti dall’Ufficio del Commissario delegato per l’emergenza rifiuti.
Le informazioni di rilievo sono riporta

Anno
Produzione RU
Quantità
Unità di misura
2006
Produzione RU nell'ATO BA/2 4
281.844,86
tonnellate
2005
Produzione procapite RU Puglia
486
kg/ab*anno
2006
Raccolta differenziata ATO BA/2
41.537,63
tonnellate
2006
Raccolta differenziata Comune di Modugno
1.452
tonnellate

Moltiplicando il dato di produzione procapite regionale di rifiuti urbani (486 kg/ab*anno) per le unità di personale operanti nel nuovo impianto di Modugno (n. 25 persone) si ottiene una produzione di RU annuale pari a 12.150 kg., pari ad una incidenza dello 0,0043% sulla produzione annuale dell’ATO BA/2.
Il contributo della Centrale alla raccolta differenziata delle singole frazioni merceologiche sarà da valutare a regime.

6. Conclusioni
Nonostante le delucidazioni fornite da Energia S.p.A. restano ancora irrisolte le seguenti due questioni:
la mancata previsione di un sistema di abbattimento polveri con conseguente mancata raccolta e smaltimento delle ceneri prodotte;
l’affermazione della società, che appare alquanto discutibile, sulla “imprevedibilità” degli eventi accidentali in grado incidere sulla produzione dei rifiuti, rispetto ai quali si ritiene quantomeno ipotizzabile una previsione sulla base di dati provenienti da impianti analoghi gestiti da altri soggetti e/o da esperienze simili maturate dalla stessa società in altri contesti territoriali (a titolo di esempio la centrale di Termoli, in attività dal 2006);
l’impossibilità attuale di stimare e dunque verificare l’incidenza della movimentazione dei rifiuti, in assenza di dati sugli impianti di destinazione.
Una sintetica analisi SWOT applicata alla Centrale di Modugno evidenzia, per l’aspetto della gestione dei rifiuti, l’assenza di opportunità e punti di forza e, per contro, la presenza di punti di debolezza e di qualche criticità connessa essenzialmente alla incompletezza dei dati disponibili.
In ogni caso, l’incidenza dell’opera in corso di realizzazione sulla produzione e smaltimento dei rifiuti non rappresenta, a regime, una criticità di rilievo, considerati i quantitativi in gioco, sempreché la società metta in atto le opportune misure di mitigazione e/o compensazione.





Elementi naturalistici
Introduzione
Scopo della presente trattazione è valutare, dal punto di vista naturalistico, lo stato di qualità ambientale che caratterizza l’area vasta (di seguito A.V.) di raggio pari a 10 Km circostante la costruenda centrale turbogas di Modugno, nonché stimarne il futuro impatto derivante dall’entrata in esercizio della centrale stessa.
A tale scopo sono stati condotti due studi sui quali l’elaborato sarà articolato: uno studio applicato, il cui risultato è la Carta della Natura in scala 1: 50.000 prodotta per la suddetta area, ed uno studio indiretto finalizzato al calcolo della quantità di CO2 che i comparti terra (vegetazione, suolo) e mare presenti in A.V. sono presumibilmente in grado di fissare rispetto a quella già presente ed emessa dalle varie fonti, nonché a quella che la centrale dovrà emettere in atmosfera.
Occorre precisare che il raggio stabilito di 10 Km, coerente con il raggio considerato nel SIA dalla Società proponente, seppure riduttivo rispetto alle potenziali ricadute derivanti dalla realizzazione dell’opera, ha consentito di ottenere un lavoro compiuto difficilmente effettuabile per un’area di maggior raggio, tenuto conto del tempo a disposizione e della complessità della metodologia di lavoro tipica di Carta della Natura.

1. Inquadramento generale dell’Area Vasta
Questa sezione conterrà un inquadramento geografico dell’A.V. ed una sua descrizione dal punto di vista ecologico, climatico, geo-pedologico e paesaggistico.
Sarà evidenziata la presenza di aree di importanza naturalistica come le aree naturali protette regionali, istituite ai sensi della L.R. 19/97, e i Siti di Importanza Comunitaria, individuati ai sensi della Direttiva 92/43/CEE. Inoltre, tra gli elementi di sensibilità dell’area, saranno descritte le seguenti lame: Lama Balice, Lama Lamasinata, Lama Villa Lamberti, Lama Picone e relative diramazioni.
L’A.V. si estende concentricamente per 27.929,96 ettari intorno alla Centrale termoelettrica di Modugno. L’area, con raggio di 10 km, ricade interamente nella provincia di Bari e comprende: il territorio comunale di Modugno e di parte dei comuni di Bari, Giovinazzo, Bitonto, Binetto, Bitetto, Bitritto, Palo del Colle, Sannicandro di Bari e Grumo Appula (figure 2 e 3), nonché una porzione di demanio marittimo.
Le informazioni sull’analisi climatica dell’A.V. sono state attinte dal Progetto ACLA2. In base alla valutazione della Carta delle Aree Climatiche Omogenee, ottenuta dalla procedura della “cluster analysis”5, è possibile identificare le aree climatiche che ricadono in A.V., indicate con i numeri 1, 4 e 14 (figura 1).



In riferimento alla Carta della Temperatura Media, inoltre, si rileva che la Temperatura Media Annua registrata in A.V. è divisa in tre diversi intervalli che variano da:
1) 14,9-15,5°C,
2) 15,5-16°C,
3) 16-16,6°C.
procedendo dall’interno verso la costa, come si evince dalla fig. 4.

Fig. 4 – Carta della Temperatura Media Annua in A.V.

Fonte: Elaborazione ARPA Puglia su dati Progetto ACLA2

Infine, osservando la Carta della Piovosità Media (fig. 5), è possibile evidenziare come, procedendo dalla costa verso l’entroterra, la Precipitazione Media Annua in A.V. è distribuita in due fasce:
1) 526-576 mm,
2) 576-625 mm.

Fig. 5 – Carta della Piovosità Media in A.V.

Fonte: Elaborazione ARPA Puglia su dati Progetto ACLA2

Dalla Carta delle Unità Fisiografiche dei Paesaggi Italiani, prodotta da APAT alla scala 1. 250.000 e riportata in figura 6, si evidenzia come l’A.V., le cui quote sono comprese tra 0 e 200 m s.l.m., ricade interamente nell’Unità di Paesaggio “Tavolato carbonatico” le cui caratteristiche sono schematizzate in tabella 1. L’area, dunque, è caratterizzata da una certa omogeneità territoriale.




















Per la descrizione degli aspetti geologici dell’area si rimanda al capitolo sul suolo, mentre di seguito si riportano le informazioni sull’analisi pedologica dell’A.V., anch’esse attinte dal Progetto ACLA2.
Il suolo dell’area viene identificato nel sistema di paesaggio delle Murge caratterizzato da un vasto altopiano carbonatico, e più precisamente nel sottosistema di paesaggio delle Murge Basse (fig. 7).
La morfologia di tale sottosistema è stata influenzata dall’azione della trasgressione marina; si tratta di un territorio contrassegnato da depositi marini calcareo-arenaici (in ere geologiche più remote) e accumuli travertinoidi in prossimità della costa (in ere più recenti).
Più frequentemente vengono individuati accumuli di calcarenite; si evidenzia, altresì, un notevole trasporto di materiale di tipo alluvionale che crea quei suoli indicati con il termine di “vertisuoli”.

Fig. 7 – Sottosistemi di paesaggio in A.V.

Fonte: Elaborazione ARPA Puglia su dati Progetto ACLA2

In base alla classificazione USDA, Soil Taxonomy, i suoli dell’A.V. vengono identificati nei seguenti grandi gruppi:
Haploxeralf
Haploxeralf-xerorthent
Haploxerept-haploxeroll
come si osserva dalla mappa riportata in figura 8.

Fig. 8 – Analisi pedologica in A.V. (classificazione USDA)

Fonte: Elaborazione ARPA Puglia su dati Progetto ACLA2
Tali grandi gruppi di suoli sono a loro volta distinti per Unità Cartografiche, contraddistinte da un numero, nome e tipo, alle quali corrispondono relative Unità Tassonomiche, come illustrato nelle tabelle 2 e 3 seguenti ed in figura 9.

Tab. 2 – Unità Cartografiche presenti in A.V.

Fonte: dati Progetto ACLA2

La descrizione delle Unità Tassonomiche aiuta a comprendere le interazioni e gli scambi che questi terreni possono avere con l’ambiente circostante, in particolare in riferimento alle emissioni di inquinanti presenti in atmosfera.























Tab. 3 – Unità Cartografiche e Tassonomiche presenti in A.V.
Unità Cartografica
Unità Tassonomica di Suolo
Descrizione
N.
Nome


53
DIM1/DIM2/CHI1
CHIUSELLI
- Suolo umido da 0 cm a 70 cm,
in particolare è:
da 0 cm a 30 cm franco limoso,
da 30 cm a 45 cm franco limoso argilloso,
da 45 cm a 60 cm franco limoso argilloso fine,
da 60 cm a 70 cm franco limoso argilloso.
- A pietrosità moderata e rocciosità assente.
- Molto scarsamente calcarei.
- A drenaggio e disponibilità di ossigeno buoni.
- Uso del suolo è a oliveti e mandorleti.


DIMOLA

- Suolo:
umido da 0 cm a 13 cm, franco argilloso e molto scarsamente calcareo,
umido da 13 cm a 45 cm, argilloso e molto calcareo.
- Sono soprattutto tipici di substrati calcarei e la rocciosità è quasi sempre presente.
- Si distinguono delle Fasi o Varianti aventi caratteristiche diverse, quelle che localizzate in A. V. sono :
DIM1, Dimola franco argillosi, sottili con substrato entro i 50 cm, poco rocciosi.
DIM2, Dimola franco argillosi, molto sottili con substrato entro i 25 cm, molto rocciosi.
- La disponibilità di ossigeno e drenaggio sono buoni.
- L’uso del suolo è a oliveti.
54
GDC0/COR1
CORALLO
- Suoli prevalentemente sottili o moderatamente profondi:
da 0 a 20 cm; franco sabbioso argilloso,molto calcareo;
da 20 a 55 cm; franco sabbioso argilloso; scheletro comune molto piccolo; molto calcareo.
- La disponibilità di ossigeno e drenaggio sono buoni.
- L’uso del suolo è a drupacee.


GIOIA DEL COLLE
- Suoli a scarsa pietrosità e caratterizzati alle seguenti profondità da:
da 0 cm a 20 cm; poco umido; franco sabbioso argilloso, molto calcareo;
da 20 cm a 60 cm; umido; franco sabbioso argilloso; molto calcareo;
da 60 cm a 90 cm; umido; franco sabbioso argilloso; scarsamente calcareo;
da 90 cm a 120 cm; umido; calcareo;
da 120 cm a 145 cm; umido; franco sabbioso argilloso; moderatamente calcareo;
da 145 cm a 185 cm; molto umido; franco sabbioso argilloso; calcareo;
da 185 cm a 190 cm; molto calcareo;
da 190 cm a 200 cm; molto umido; sabbioso; molto calcareo.
- La disponibilità di ossigeno e drenaggio sono buoni.
- L’uso del suolo: altro.
56
PLM1/CUT1
CUTINO
- Suolo umido, argilloso, con una variabilità di componente calcarea che va a seconda della profondità nel seguente ordine:
da 0 cm a 30 cm molto calcareo,
da 30 cm a 55 cm scarsamente calcareo,
da 55 cm a 85 cm molto scarsamente calcareo,
da 85 cm a 114 cm scarsamente calcareo,
da 114 cm a 140 cm calcareo.
- Drenaggio e disponibilità di ossigeno sono buoni.
- L’uso del suolo è a oliveti.


PONTE LA MAZZA
- Suolo umido da 0 cm a 130 cm e di tipo:
da 0 cm a 60 cm franco,
da 60 cm a 80 cm franco argilloso,
da 80 cm a 130 cm argilloso,
inoltre,
da o cm a 60 cm molto scarsamente calcareo,
da 60 cm a 130 cm non calcareo.
- Drenaggio e disponibilità di ossigeno sono buoni.
- L’uso del suolo è a oliveti.

Fonte: Elaborazione ARPA Puglia su dati Progetto ACLA2
Dal punto di vista naturalistico si sottolinea la presenza nell’area del Parco Naturale Regionale “Lama Balice”, istituito con L.R. n. 15 del 5 giugno 2007 e di un Sito di Importanza Comunitaria IT9120009 denominato “Posidonieto San Vito – Barletta” (fig. 1 e tab. 4). Il sito dove sorgerà la costruenda centrale termoelettrica, inoltre, dista di oltre 20 Km dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia e dall’omonimo Sito della Rete Natura 2000 (SIC/ZPS).


Come zona altitudinale la vegetazione dell’area si inquadra nel Piano Basale costituito dall’orizzonte delle alofite costiere, delle sclerofille sempreverdi mediterranee e delle latifoglie termofile.
L’area di indagine è caratterizzata dalla presenza di pochi lembi residui di vegetazione naturale e di alcune lame (Lama Balice, Lama Lamasinata, Lama Villa Lamberti, Lama Picone e relative diramazioni) facenti parte di un sistema più ampio di solchi di origine carsica (figura 9) che dalla Murgia di Nord-Ovest attraversano la provincia di Bari diretti verso il mare Adriatico.
Si tratta di solchi ampi ma poco profondi, scavati dalle acque superficiali lungo linee di minore resistenza delle rocce carbonatiche durante i processi di formazione dei calcari mesozoici, veri e propri antichi corsi d’acqua la cui importanza attuale è data dal ruolo di corridoi ecologici che esercitano nei confronti di specie floro-faunistiche e dall’esistenza lungo il loro tracciato di elementi storico-culturali e testimonianze dell’antica presenza antropica tra cui insediamenti rupestri, chiese, masserie e grotte.

Fig. 9 – Le lame di Bari


1 – Lama Balice
2 – Lama Lamasinata
3 – Lama Villa Lamberti
4 – Lama Picone
5 – Lama Fitta
6 – Lama Valenzano
7 – Lama S. Marco
8 – Lama S. Giorgio
9 – Lama Giotta
Fonte: www.barisera.it


La lama più nota è Lama Balice il cui corso prende origine in agro di Ruvo di Puglia, attraversa il centro abitato del comune di Bitonto (dove prende il nome di Lama di Macina) per poi dirigersi verso mare e sfociare in località Fesca. Il suo alveo corrisponde ad un antico torrente, il Tiflis, ormai prosciugato che attualmente è percorso da acqua solo a seguito di abbondanti e violente precipitazioni. Oggi la lama appare inserita in un contesto fortemente antropizzato, principalmente urbano e industriale, in parte pianeggiante ed in parte caratterizzata da fianchi rocciosi scoscesi, con alternanza di tratti coltivati (occupati da vigne, oliveti ed orti) anche terrazzati con pietra a secco, tratti occupati da macchia mediterranea (leccio, roverella, coccifera, fragno, tra le specie arboree; carrubo, alloro, olivastro, alaterno, fillirea, lentisco, mirto, biancospino tra le arbustive) e tratti caratterizzati da vegetazione dei canneti, sul fondo dove l’acqua ristagna. Notevole è l’avifauna frequentatrice dell’area, elevata la varietà di orchidee rare e protette dalla convenzione CITES rinvenute.
In passato la lama è stata tutelata come Parco Naturale Attrezzato dalla L.R. n. 21 del 24 marzo 1980, successivamente ricompresa nell’elenco delle aree protette regionali ai sensi della L.R. n.19/1997, di recente istituita come Parco Naturale Regionale “Lama Balice” con L. R. n. 15 del 5 giugno 2007. La sede del Parco è la Villa Framarino, una delle più antiche masserie dell’area posta sul piano campagna della lama.
Il parco nel corso della scorsa estate 2007 è stato oggetto di incendi di natura dolosa, per la descrizione dei quali si rimanda al paragrafo 4.
La lama Lamasinata presenta un alveo che si sviluppa in maniera molto ramificata toccando i territori dei comuni di Palo del Colle, Bitetto, Modugno fino al quartiere San Paolo di Bari per sfociare, infine, nei pressi della spiaggia di S. Francesco - molo San Cataldo. Proprio in questo tratto sono stati eretti in passato degli argini di difesa contro eventuali esondazioni, a protezione della zona edificata circostante. Numerosi sono gli insediamenti rupestri. La lama Gambetta è una sua diramazione posta tra Modugno e la zona industriale.
La terza lama, lama Villa Lamberti, è tra le lame ricadenti in A.V. quella meno estesa. Deve il suo nome alla villa settecentesca situata nei pressi dello stadio. Nasce poco dopo Bitritto, costeggia villa Lamberti e masseria Alberotanza e si dirige verso mare dove sfocia, insieme alla lama Picone, nel porto nuovo. All’altezza di Santa Fara confluisce in essa la lama Marchesa, suo piccolo affluente.
Infine la Lama Picone, tra le lame più importanti che lambivano la città di Bari, è costituita da due torrenti che si fondono a nord di Ceglie del Campo: il torrente Baronale, che da Adelfia tocca i comuni di Loseto, Valenzano e Ceglie del Campo, e un torrente che giunge da Sannicandro di Bari dirigendosi verso Bitritto, Loseto e Ceglie del Campo. Originariamente sfociava in corrispondenza dell’attuale porto nuovo insieme alla lama Villa Lamberti, formando un’area paludosa (lago Marisabella). Oggi tale tratto terminale risulta completamente occupato dagli edifici dei quartieri Murat, Libertà e Picone. Si conservano e si apprezzano anche lungo il corso di questa lama numerosi insediamenti rupestri.

2. Carta della Natura
La Legge quadro sulle aree naturali protette (L. 394/91, art. 3, comma 3) dispone la realizzazione di uno strumento conoscitivo dell’intero territorio nazionale avente come finalità quella di individuare lo stato dell’ambiente naturale in Italia, evidenziando i valori naturali e i profili di vulnerabilità, denominato Carta della Natura. Fruibile da amministrazioni centrali e locali, Carta della Natura fornisce utilissime informazioni a supporto della pianificazione e programmazione delle politiche di conservazione, tutela e gestione delle risorse naturali.
Il Progetto Carta della Natura, promosso e coordinato dal Dipartimento Difesa della Natura di APAT, è un progetto a scala nazionale che nasce in Puglia a seguito della sottoscrizione di un Protocollo di Intenti, prima, e di una Convenzione, poi, tra ARPA Puglia ed APAT.
Sin dal 2002 l’ARPA Puglia è impegnata nello studio del territorio regionale secondo precisi standard, stabiliti da APAT grazie anche al contributo di esperti del mondo accademico. A partire dalla sperimentazione e applicazione della metodologia operativa su di un’area campione, il Progetto in progress verte alla produzione cartografica per l’intera regione. In particolare l’A.V. oggetto di studio è compresa in un’area più estesa che interessa il territorio provinciale di Bari attualmente in fase di studio.
Lo stato di avanzamento del Progetto è riportato nella fig. 10.

a. Descrizione del metodo
La metodologia utilizzata per ottenere la Carta della Natura in A.V. consta di una sequenza precisa di fasi che posso essere riassunte come segue:
Fase preliminare
Attività di campo
Classificazione, elaborazione ed interpretazione dei dati
Valutazione
A supporto di tutte le fasi è stato utilizzato il software ArcMap versione 9, indispensabile in particolare per l’esplorazione e la georeferenziazione dei dati e per l’integrazione dei dati di base e tematici; il software ERDAS Imagine 8.7 è stato, invece, impiegato per la classificazione delle immagini satellitari e per il perfezionamento della Carta degli Habitat; infine, la fase conclusiva di valutazione è stata realizzata facendo uso del software ArcInfo versione 9 e di un modello approntato da APAT.
Tutte le fasi hanno richiesto l’impiego di due tipi di figure tecniche: un esperto GIS, per elaborazioni dei dati richieste dal Progetto, ed un esperto naturalista, per la lettura del territorio e le informazioni di carattere ecologico necessarie.
E’ bene sottolineare che la Carta della Natura resa in A.V. non è stata sottoposta alla fase di collaudo, eseguita per prassi a cura di APAT, in quanto rientra in un’area più ampia della provincia di Bari al momento in fase di studio. Il prodotto ottenuto, dunque, seppure riproduce abbastanza fedelmente la realtà territoriale riscontrata in A.V., è da considerarsi non definitivo ma in progress.
Fase preliminare – Durante questa fase è stata delimitata l’area di studio ed è stata effettuata una ricerca di materiale bibliografico sugli aspetti naturalistici dell’area. L’estensione dell’area ad un raggio di 10 Km è stata definita sulla base del tempo disponibile: l’applicazione della metodologia operativa su un’area più estesa, infatti, avrebbe richiesto tempi di lavoro inevitabilmente più lunghi senza riuscire a giungere ad un lavoro completo ed organico.
Si è proceduto ad individuare e classificare le tipologie di habitat verosimilmente presenti nell’area utilizzando il codice di nomenclatura europeo CORINE Biotopes, su cui si basa la legenda di Carta della Natura. A tale scopo sono stati analizzati ed incrociati sia i dati riportati in letteratura, sia le informazioni sulla copertura del suolo derivate da CORINE Land Cover 2000 (fig. 11) e da esame delle ortofoto.

Figura 11 – Copertura del suolo in A.V.

Fonte: Elaborazione ARPA Puglia su dati Corine Land Cover

Le comparazioni tra habitat individuati e copertura del suolo sono mostrate nella tabella 5, nella quale si evidenzia che alcune tipologie di habitat, successivamente riscontrate in campo, non mostrano un corrispettivo secondo Corine Land Cover a causa del livello di minor dettaglio tipico della scala di rappresentazione di quest’ultimo (1: 100.000).
Durante la fase preliminare sono stati raccolti, inoltre, i seguenti dati di base e tematici adoperati nel corso della successiva elaborazione cartografica:
ortofoto AGEA 2005, utilizzate come supporto sia per campionare a video le tipologie di habitat, sia per verificare la qualità della Carta degli Habitat prodotta;
immagine satellitare Landsat7 TM 188031, periodo agosto 2000;
dati amministrativi ISTAT 2001 (limiti Province, Comuni);
limiti SIC/ZPS, aree protette nazionali e regionali;
Unità Fisiografiche dei Paesaggi Italiani in scala 1:250.000, fonte APAT;
carta topografica 1:50.000 IGM, con toponimi;
carta Geologica delle Murge e del Salento scala 1: 250.000;
carta CORINE Land Cover 2000 scala 1: 100.000;
dati Progetto ACLA 2, caratterizzazione agroecologica della Regione Puglia in funzione della potenzialità produttiva;
elenco di cave presenti in A.V. fornito dall’Ufficio Attività Estrattive Regionale (aggiornato a settembre 2007).
elenco delle discariche presenti in area vasta forniti dalle Province aggiornato al 2003.
Il sistema di proiezione dei dati utilizzato è UTM Fuso 33N WGS84.

Tab. 5 – Tipologie di habitat presenti in A.V. e corrispondenze tra CORINE Biotopes e CORINE Land Cover



Attività di campo – Si è svolta nel periodo giugno - ottobre 2007 con vari sopralluoghi condotti in A.V. serviti per evidenziare la presenza via via di varie tipologie di habitat fino ad ottenere una lista completa sulla quale è stata eseguita la procedura di classificazione guidata dell’area (supervised classification). L’attività di campo è necessaria in varie fasi della redazione della Carta degli Habitat e si è rivelata particolarmente utile per:
l’individuazione delle tipologie di habitat presenti in area di studio;
la georeferenziazione esatta dei punti da utilizzare per l’interpretazione delle immagini satellitari (punti verità);
effettuare verifiche delle varie versioni della supervised classification;
il controllo finale del prodotto cartografico ottenuto.
Durante i sopralluoghi è stato utilizzato come materiale di supporto un GPS Garmin GPSMAP 76CSX per la georeferenziazione dei punti e carte topografiche per facilitare l’esplorazione dell’area di indagine. Gli habitat riscontrati in campo sono elencati in tabella 5.

Classificazione, elaborazione ed interpretazione dei dati – La classificazione guidata (supervised classification) degli habitat presenti in A.V. viene effettuata su immagine satellitare utilizzando:
i dati provenienti dalle ricognizioni realizzate in campo, ossia i punti di coordinata nota rilevati mediante strumenti di posizionamento automatico (GPS), dove ad ogni punto è associato un codice di habitat;
i dati provenienti dal campionamento a video di aree a tipologia nota, mediante acquisizione su foto aeree di un certo numero di punti per ogni tipologia di habitat presente.
Il risultato della classificazione guidata è una prima versione della Carta degli Habitat che successivamente viene sottoposta ad analisi e correzioni. Data la superficie non molto grande dell’A.V. e l’uniformità e la semplificazione dell’area per quanto riguarda gli habitat presenti, le correzioni della carta ottenuta dalla classificazione guidata sono state effettuate manualmente. Per facilitare l’interpretazione delle tipologie di habitat, è stato utilizzato inoltre un Indice di Vegetazione tra i più diffusi, il NDVI (Normalized Difference Vegetation Index), che sfrutta la diversa risposta della copertura vegetale alle bande spettrali del visibile (rosso) e del vicino infrarosso6.

Valutazione - Sulla Carta degli Habitat in formato raster prodotta, si è proceduto alla fase di vettorializzazione (a cura di APAT), con eliminazione dei poligoni inferiori ad un ettaro, arrotondamento degli spigoli e correzioni manuali dei poligoni mal interpretati.
La carta vettorializzata così ottenuta è stata sottoposta alla fase di valutazione effettuata secondo gli standard di APAT e, mediante l’utilizzo di specifici indicatori, sono stati calcolati per ogni biotopo classificato in habitat mediante attribuzione di un codice CORINE Biotopes i seguenti valori:
il Valore Ecologico, inteso come insieme di caratteristiche che determinano la priorità di conservazione dell’habitat;
la Sensibilità Ecologica, intesa come predisposizione più o meno grande di un habitat al rischio di subire un danno o alterazione della propria identità-integrità;
la Pressione Antropica, stima indiretta e sintetica del grado di impatto dovuto alla presenza dell’uomo e alle infrastrutture sul territorio;
la Fragilità Territoriale, associata al grado di Pressione Antropica e alla Sensibilità Ecologica
per tutti i tipi di habitat tranne che per le aree urbane, industriali, di cava e di discarica.
Per il calcolo del Valore Ecologico, della Sensibilità Ecologica e della Pressione Antropica complessivi, dato dalla combinazione del contributo di ciascun indicatore, si utilizza il metodo del vettore ideale, che permette di valutare (classificare) ogni biotopo rispetto alla sua distanza dalla condizione ecologica ottimale data dal massimo Valore Ecologico, minima Sensibilità e minima Pressione Antropica. Dalla combinazione dei valori di Sensibilità e Pressione Antropica, si stima il valore della Fragilità Territoriale.

b. Descrizione degli habitat cartografati
Nell’A.V. considerata sono state individuate e cartografate 13 tipologie di habitat secondo CORINE Biotopes.
Segue una schematizzazione degli habitat e dei livelli di appartenenza al sistema di classificazione, dal superiore all’inferiore (tab. 6), nonché una descrizione di ciascuna tipologia, comprensiva di riferimento fitosociologico; infine, una sintesi delle problematiche riscontrate per ogni tipologia durante la produzione della Carta degli Habitat ed il criterio utilizzato per la risoluzione delle stesse.
Occorre sottolineare che è stata riscontrata in campo anche la presenza di vegetazione dei canneti, in particolar modo in corrispondenza di Lama Balice. Tale habitat, per le esigue superfici occupate inferiori all’unità minima cartografabile pari ad 1 ettaro, non è stato cartografato.
La superficie occupata da ogni classe di habitat, in percentuale e assoluta, è sintetizzata in tabella 7, da cui si evince che le tipologie più rappresentative nell’area di studio sono “Oliveti” (83.11) con ben il 55,20% della superficie e “Città, centri abitati” (86.1) con il 30,67%. Solo questi due habitat, dei 13 presenti, coprono complessivamente una superficie pari all’85,87% del totale dell’A.V., che si caratterizza come un’area fortemente antropizzata e a forte vocazione agricola, in particolare per l’olivicoltura. Una restante parte pari al 9,07% è occupata da frutteti, vigneti e colture di tipo estensivo, mentre molto basse sono le percentuali occupate da habitat a maggiore naturalità (32.211, 34.81).




16.1 Spiagge
Cakiletea maritimae
Sporadici tratti di costa sabbiosa dislocati lungo il litorale adriatico. Si tratta di arenili privi di vegetazione, di piccolissime dimensioni e difficilmente cartografabili. Ne sono un esempio la spiaggia presso la Pineta di S. Francesco in Bari, foce della lama Lamasinata, e la spiaggia di Palese.
Per ottenere la rappresentazione di questo habitat in maniera più accurata, i suoi confini sono stati definiti a mano durante la fase di vettorializzazione della Carta tramite fotointerpretazione e conoscenza dell’esatta ubicazione.

18.22 Scogliere e rupi marittime mediterranee
Chritmo-Limonietea
Bassa scogliera caratterizzante tutta la fascia costiera adriatica dell’A.V., da Bari a Giovinazzo, per lo più priva di vegetazione e fortemente antropizzata.
Per la rappresentazione dell’habitat in carta valgono le stesse considerazioni fatte per la tipologia precedente.

32.211 Macchia bassa a olivastro e lentisco
Oleo-Ceratonion
Cespuglieti dominati da sclerofille, con formazioni di alti e bassi arbusti fra cui Olea europea/sylvestris e Pistacia lentiscus, a cui se ne sommano molti altri nell’A.V. tra cui Mirtus communis, Quercus ilex, Ceratonia siliqua. L’habitat, che generalmente si sviluppa nelle fasce più calde dell’area mediterranea, in A.V. si conserva solo in alcuni tratti in corrispondenza dei fianchi delle lame, soprattutto Lama Balice. Si presenta in forma piuttosto degradata, fino a divenire gariga, a causa delle notevoli alterazioni di origine antropica che le lame hanno subito nel tempo (foto 1).
Inizialmente l’habitat è risultato sovrastimato e confuso con la tipologia 34.81; in questi casi l’habitat è stato corretto manualmente mediante l’ausilio di foto aeree. Durante le correzioni, anche le aree a gariga sono state accorpate alla macchia ed incluse in tale tipologia, viste le piccole superfici ricoperte e la loro estrema discontinuità.

Foto 1 – Lama Balice, macchia mediterranea

Fonte: Comune di Bari, Settore Ambiente

34.81 Praterelli aridi del Mediterraneo
Brometalia rubenti-tectori (Stellarietea mediae)
Si tratta di formazioni dominate da piccole terofite, stadi pionieri spesso molto estesi che occupano suoli nudi ricchi in nutrienti. Sono ricche di Bromus fasciculatus, B. madritensis, B. hordaceus, Triticum sp. (=Aegilops sp.pl.) e Vulpia sp.pl. Si tratta di formazioni ruderali più che di prati pascoli. Tali zone incolte in A.V. sono distribuite principalmente nelle aree non edificate intorno ai centri abitati e in aree intervallate a quelle agricole (foto 2).
Questo habitat non ha dato eccessivi problemi di interpretazione, tranne nei casi in cui si confondeva con la tipologia 82.3, per la somiglianza delle firme spettrali. Le correzioni sono state apportate manualmente mediante ausilio di ortofoto.

Foto 2 – Aree incolte in prossimità della città di Bari

Fonte: Comune di Bari, Settore Ambiente

82.3 Colture di tipo estensivo e sistemi agricoli complessi
Centaureetalia cyani
Si tratta di aree agricole tradizionali e non irrigue, con sistemi di seminativo occupati principalmente da cereali autunno-vernini a basso impatto e colture ortive, anche sotto serra.
Per i problemi di interpretazione fare riferimento al precendente habitat.

83.11 Oliveti
Sono le colture arboree che si riscontrano con maggior frequenza nell’area. La varietà maggiormente coltivata è la Cima di Bitonto o Ogliarola barese, seguita dalla Coratina (più diffusa nel nord-barese), presenti da sole o congiuntamente negli oliveti e dalle quali si ricava un pregiato olio extravergine di oliva (foto 3). La coltura generalmente è priva di sistemi di irrigazione e con sesti di impianto prevalentemente irregolari. Per alcuni oliveti il sesto di impianto si presenta regolare (più spesso nei giovani oliveti) ma di misura variabile.

L’habitat è stato ben interpretato, tranne nei casi in cui è stato confuso con i frutteti. Per la soluzione a tali problemi di interpretazione si rimanda al successivo habitat.

83.15 Frutteti
Colture arboree caratterizzate da un certo grado di promiscuità, generalmente di medio-piccola estensione, con prevalenza di mandorleti e ciliegeti di cui i primi spesso frammisti ad olivi.
A causa della mescolanza delle colture, soprattuto olivo e mandorlo, i frutteti si confondono spesso con gli oliveti per cui oltre che mal rappresentati sono risultati sovrastimati. In questi casi si è proceduto ad effettuare correzioni manuali su foto aeree, trasformando le aree non correttamente interpretate nella classe 83.11.

83.21 Vigneti
Sono mediamente diffusi nell’area indagata, soprattutto nel quadrante di sud-ovest (comuni di Palo del Colle, Bitetto). La forma di allevamento più diffusa della vite è quella a tendone, con o senza copertura, meno spesso ad alberello. Le distanze di impianto delle viti nella forma di allevamento a tendone sono di 3x3 m quando il terreno è fertile e fresco e il vitigno vigoroso, oppure 2,5x2,5 m (quindi 1.600 ceppi/ha) e fino a 2,5x2 m con terreni di media fertilità e piuttosto asciutti in clima caldo e arieggiato.
Questo habitat ha mostrato molti problemi di interpretazione, poiché tende a confondersi con centri abitati, depressioni del suolo naturali e non (cave e discariche), circonvallazioni e strade, capannoni di aree industriali, a causa della somiglianza delle risposte spettrali. Per una corretta classificazione e rappresentazione è stato necessario, dunque, effettuare correzioni manuali mediante ausilio di ortofoto.

83.31 Piantagioni di conifere
Sono compresi giardini privati o esigui e rari impianti artificiali a conifere, di cui ne è un esempio il Boschetto Colavecchio in agro di Modugno con vegetazione mista a latifoglie (roverella, eucalipto) e conifere (Pino d’Aleppo).
L’habitat è stato geroreferenziato in campo e successivamente delimitato a video per le aree non raggiunte durante i sopralluoghi.

85.1 Grandi parchi
Artemisietea, Stellarietea
Si tratta di parchi in cui la vegetazione può essere rappresentata sia da specie esotiche sia da specie autoctone, la cui presenza è evidentemente di origine antropica.
Sono qui inclusi anche i campi da golf, le aree verdi attrezzate, i sistemi periferici con numerosi piccoli giardini in cui l’abitato rappresentato copre una superficie relativamente ridotta all’interno di una matrice di parchi e giardini privati.

Esempi di questo habitat in A.V. sono: l’Osservatorio Faunistico Regionale e il Parco Mater Domini, ricavato dal recupero di una discarica, entrambi ricadenti nel comune di Bitetto. E’ compreso, inoltre, il campo da golf “Villa Fra’ Marino” situato presso la Villa Fra’ Marino, comune di Bari (foto 4).
Questo habitat è stato georeferenziato in campo e delimitato a mano tramite fotointerpretazione e conoscenza dell’esatta ubicazione.

86.1 Città, centri abitati
Artemisietea, Stellarietea
Questa categoria è molto ampia poiché include tutti i centri abitati di varie dimensioni. In realtà vengono accorpate tutte le situazioni di strutture ed infrastrutture dove il livello di habitat e specie naturali è estremamente ridotto.
In A.V. è rappresentata dai centri abitati dei Comuni di Bari, Bitritto, Sannicandro di Bari, Bitetto, Binetto, Palo del Colle, Bitonto, Giovinazzo, Modugno (per intero) a cui si aggiungono le loro frazioni, il tessuto urbano discontinuo (zone popolari, di villeggiatura e residenziali), le zone industriali prossime ai centri abitati, l’aeroporto di Bari Palese, le strade principali (SS. 16 e Autostrada A14 Bologna-Canosa).
L’effettiva rapprentazione è stata ottenuta costruendo un modello di nicchia utilizzando i limiti delle località da ISTAT, i dati sulla rete viaria forniti da APAT, nonché i dati Corine Land Cover 2000, di cui sono state incluse le classi:
1.1.1 Tessuto urbano continuo
1.1.2. Tessuto urbano discontinuo
1.1.2. Aree industriali o commericiali
1.2.2. Reti stradali e ferroviarie e spazi accessori
1.2.4. Aereoporti
Inizialmente sovrastimato a discapito dell’habitat 34.81, è stato ridimensionato tramite correzioni manuali su ortofoto. Spesso tende a confondersi con i vigneti (83.21).

86.3 Siti industriali attivi
Vengono qui inserite tutte quelle aree che presentano importanti segni di degrado e di inquinamento. Sono comprese le discariche, in alcune delle quali si svolge contemporaneamente attività estrattiva, e i siti contaminati di dimensioni troppo piccole in A.V. tanto da non essere cartografati.
Dalla classificazione ottenuta le discariche erano classificate come vigneti ed è risultato difficile distinguerle dalle cave (86.41). L’individuazione dei siti, dunque, è avvenuta in parte utilizzando i dati Corine Land Cover, in parte tramite ortofoto e consultazione dell’elenco delle discariche presenti in Puglia per provincia aggiornato al 2003.

86.41 Cave
Artemisitea
In tale tipologia sono comprese le cave attive o recentemente abbandonate. Ve ne sono di numerose a cielo aperto, per l’estrazione e la lavorazione della pietra calcarea (calcare da taglio, calcare per inerti, calcarenite).
Nella classificazione ottenuta, le cave venivano in alcuni casi classificate come vigneti ed è risultato difficile distinguerle dalle discariche (86.3). Va precisato che nei casi in cui il sito viene utilizzato sia come cava che come discarica si è preferito classificarlo come discarica. La localizzazione delle cave è stata in alcuni casi georeferenziata con GPS, delineandone i confini successivamente su ortofoto, in altri casi è stata direttamente delineata su ortofoto, facendo riferimento all’elenco delle cave presenti in Puglia per provincia fornito dall’Ufficio Attività Estrattive Regionale (aggiornato a settembre 2007).

c. Rappresentazioni cartografiche ottenute
In questa sezione saranno mostrate e commentate le cinque principali cartografie ottenute nell’ambito di Carta della Natura, a partire dalla Carta degli Habitat che rappresenta la base di riferimento su cui sono stati calcolati e attribuiti i valori derivanti dalla successiva fase di valutazione ovvero: Valore Ecologico, Sensibilità Ecologica, Pressione Antropica e Fragilità Territoriale. Ciascuno di tali valori è dato dalla combinazione di più indicatori che, per semplificarne la trattazione, saranno semplicemente elencati e ne saranno omesse le relative rappresentazioni, soffermando l’attenzione solo sui quattro valori complessivi ricavati per l’A.V..

Carta degli Habitat
La Carta degli Habitat dell’A.V. (fig. 12) è il prodotto ottenuto dalla fase di classificazione guidata (supervised classification) dell’immagine satellitare ed evidenzia la presenza, la distribuzione ed il mosaico degli habitat individuati e cartografati, per la descrizione dei quali si rimanda al paragrafo 3.b.

Valore Ecologico complessivo
Il Valore Ecologico di un biotopo si calcola basandosi su un set di indicatori che considera:
la presenza di aree e habitat istituzionalmente segnalate e in qualche misura già vincolate da forme di tutela (inclusione del biotopo in un SIC, una ZPS o un’area Ramsar);
gli elementi di biodiversità che caratterizzano i biotopi (appartenenza o meno alla lista degli habitat di interesse comunitario All. 1 Dir. 92/43/CEE; presenza potenziale di Vertebrati e di vegetali a rischio di estinzione in ciascun tipo di habitat);
i parametri strutturali riferiti alle dimensioni, alla diffusione e alle forme dei biotopi (ampiezza rispetto all’habitat di appartenenza; appartenenza o meno ad habitat rari; rapporto perimetro/area).
Il Valore Ecologico complessivo (fig. 13) è stato ottenuto dagli indicatori su elencati utilizzando il metodo del vettore ideale. Esso presenta valori molto bassi in quasi tutta l’A.V., ad eccezione delle poche porzioni con valore alto corrispondenti alle aree occupate da macchia mediterranea (32.211). Un Valore Ecologico medio, infine, si riscontra in corrispondenza degli incolti (34.81).


Sensibilità Ecologica complessiva
La stima della Sensibilità Ecologico-ambientale è finalizzata a evidenziare quanto un biotopo è intrinsecamente e per cause naturali, soggetto al rischio di degrado o perchè popolato da specie animali e vegetali incluse nelle liste rosse nazionali e regionali oppure per caratteristiche strutturali.
Gli indicatori utilizzati per il calcolo della Sensibilità Ecologica di un biotopo sono:
appartenenza o meno alla lista degli habitat di tipo prioritario All. 1 Dir. 92/43/CEE;
presenza potenziale di Vertebrati e di vegetali a rischio di estinzione in ciascun tipo di habitat;
sua distanza dal biotopo più vicino appartenente allo stesso tipo di habitat;
ampiezza rispetto all’habitat di appartenenza;
appartenenza o meno ad habitat rari.
La Sensibilità Ecologica complessiva (fig. 14) è stata ottenuta dagli indicatori su elencati utilizzando il metodo del vettore ideale. In questo caso la condizione ideale, al contrario del Valore Ecologico, è rappresentata dal minimo del valore dell’indicatore essendo ideale la situazione in cui il biotopo presenta Sensibilità minima.
Nel complesso la Sensibilità Ecologica in A.V. si presenta bassa tranne che in corrispondenza delle aree occupate dagli habitat 82.3 (Colture estensive e sistemi agricoli complessi), da 85.1 (Grandi parchi) e da 32.211 (Macchia bassa ad olivastro e lentisco), in cui si evidenzia un valore alto, e nelle aree occupate dagli habitat 16.1 (Spiagge) e 18.22 (Scogliere e rupi marittime mediterranee) a Sensibilità Ecologica molto alta.

Figura 14 – Sensibilità Ecologica complessiva dell’A.V.

Fonte: ARPA Puglia

Pressione Antropica complessiva
I calcoli relativi alla Pressione Antropica sono limitati ad una stima indiretta e sintetica del grado di impatto dovuto alla presenza dell’uomo e alle infrastrutture sul territorio, mentre non sono esaurienti per una stima degli effetti delle attività agricole, industriali e zootecniche. Per questi ultimi, i dati ISTAT disponibili per l’intero territorio nazionale, forniscono informazioni a livello comunale e provinciale e il loro utilizzo comporterebbe grandi approssimazioni, tali da compromettere la veridicità del risultato ottenibile con la loro introduzione.
La Pressione Antropica viene calcolata considerando:
il grado di frammentazione di un biotopo prodotto dalla rete viaria (lunghezza di autostrade, strade statali, strade provinciali e ferrovie che attraversano ogni biotopo in metri rispetto all’ampiezza del biotopo in metri);
la costrizione del biotopo (quanto un biotopo è disturbato per l’adiacenza ad aree antropizzate quali aree agricole, centri abitati, cave, discariche, siti contaminati ai sensi della 471/99 e modificazioni successive);
diffusione del disturbo antropico (consente una stima indiretta e sintetica degli impatti dovuti alla presenza umana sul territorio e dunque del disturbo antropico gravante sui biotopi. Rispetto ai due indicatori sopra descritti, questo parametro apporta ulteriori informazioni per quanto concerne il grado di disturbo indotto sul territorio circostante da un nucleo urbano, proporzionalmente alle sue dimensioni e alla sua popolazione residente, in funzione inversa rispetto alla distanza e ad eventuali impedimenti geomorfologici rilevati dal DTM ricampionato a 100 m.
Sempre con il metodo del vettore ideale e considerando i tre indicatori suddetti, si ottiene la Pressione Antropica complessiva (fig. 15). Nell’A.V. essa è compresa tra media e alta, ciò si giustifica con la presenza di molti centri abitati, insediamenti produttivi e di servizio, di infrastrutture.

Figura 15 – Pressione Antropica complessiva dell’A.V.

Fonte: ARPA Puglia


Fragilità Territoriale complessiva
La Fragilità Territoriale si calcola dalla combinazione della Pressione Antropica con la Sensibilità Ambientale secondo la matrice sotto riportata (tabella 8) che pone in relazione 4 classi di valori per ciascuna di esse.








L’A.V. risulta nel complesso caratterizzata da una Fragilità Territoriale bassa (fig. 16), ad eccezione di alcune aree in cui essa assume valori alti e molto alti occupate dagli habitat che mostravano valori di Sensibilità Ecologica elevati (82.3 – 85.1 – 32.211 alta; 16.1 – 18.22 molto alta).

Figura 16 – Fragilità territoriale complessiva dell’A.V.

Fonte: ARPA Puglia


3. Il bilancio della CO2 in Area Vasta
Obiettivo di questa seconda fase di lavoro è quello di stimare la quantità di CO2 che i comparti terra (vegetazione, suolo) e mare presenti in A.V. sono in grado di sottrarre all’atmosfera, rapportandola alla quantità stimata di CO2 emessa dalla centrale termoelettrica in funzione.

Il bilancio della CO2 nel comparto terra
In questa sezione verrà stimata la quantità di CO2 che la vegetazione ed il suolo ricadenti in A.V. sono in grado di detrarre dall’atmosfera e utilizzare nei processi biochimici, trasformandola in biomassa.
A tale scopo è stato ideato un modello di calcolo semplificato per unità di area verde, che consente di calcolare la CO2 assorbita da ogni tipologia di vegetazione, dal suolo e dal mare, e che si basa sia sui risultati desunti dalla precedente fase di rappresentazione cartografica, sia su dati reperiti da varie fonti bibliografiche. E’ fondamentale rimarcare come uno studio siffatto assume un particolare significato per l’aspetto innovativo e propedeutico ad ulteriori valutazioni strategiche.
E’ ormai noto che il Protocollo di Kyoto, in vigore dal 15 febbraio 2005, prevede che i paesi industrializzati firmatari si impegnino a ridurre, tra il 2008 e il 2012, le emissioni globali di gas serra del 5,2% rispetto a quelle del 1990. Per contrastare i cambiamenti climatici in atto, il governo italiano ha elaborato un Piano nel quale sono state previste una serie di azioni finalizzate alla riduzione dei gas serra che attengono al settore agricolo e forestale.
Alla stessa stregua delle formazioni boschive, sulle quali normalmente si concentra più l’attenzione quando si parla di riduzione dell’effetto serra, agiscono gli agroecosistemi svolgendo un ruolo fondamentale di mitigazione e contenimento dei gas serra. Studi recenti, infatti, dimostrano come in generale le colture agrarie e il suolo possono essere considerati dei veri e propri sink per l’assorbimento della CO2, la cui concentrazione in atmosferica è in continuo aumento a causa delle attività antropiche e delle azioni di deforestazione.
Nel presente studio si considera tra i gas a effetto serra soltanto la CO2, contenuta in atmosfera in maggiori quantità e che comporta rilevanti implicazioni per l’uomo. Si trascurano, invece, le considerazioni possibili sugli altri gas serra, sia di origine naturale che antropogenica (tab. 9).
Nella figura 17 è illustrato il ciclo della CO27 e le principali fonti di emissione e di assorbimento. Tra le fonti di emissione considerate nella presente trattazione vanno aggiunti gli episodi di incendio che, seppure non figurano nello schema, rappresentano in Puglia una significativa criticità ambientale, causa al tempo stesso di perdita di biomassa.
La Puglia è al 13° posto nella classifica delle regioni italiane rispetto agli impegni presi con il Protocollo di Kyoto. Come si evince dalla figura 18, nel 2006 le 38 aziende pugliesi inserite nel Piano nazionale di allocazione (Pna) hanno emesso 45,3 milioni di tonnellate di CO2 ossia 6,2 milioni di tonnellate in più pari al 15,96% del limite fissato dal Pna, di cui ben il 40,61% relative alla sola provincia di Bari.
Le attività energetiche, cioè oltre il 60% delle imprese pugliesi (inserite nel Pna), producono emissioni inquinanti che superano del 16,30% la quota stabilita.
Esse rappresentano il 68,83% delle emissioni totali prodotte in Puglia nel 2006.
Per le emissioni di origine antropica in A.V., si è fatto riferimento all’inventario delle emissioni della Regione Puglia8, che considera i seguenti 11 macrosettori di attività antropiche e naturali che possono dare origine a emissioni in atmosfera:

Macrosettore 1 – Produzione di energia e trasformazione di combustibili
Macrosettore 2 – Impianti di combustione non industriale
Macrosettore 3 – Combustione nell’industria
Macrosettore 4 – Processi produttivi
Macrosettore 5 – Estrazione e distribuzione di combustibili
Macrosettore 6 – Uso di solventi
Macrosettore 7 – Trasporto su strada
Macrosettore 8 – Altre sorgenti mobili e macchinari
Macrosettore 9 – Trattamento e smaltimento dei rifiuti
Macrosettore 10 – Agricoltura
Macrosettore 11 – Altre sorgenti e assorbimenti
Nella tabella 10 sono riportate le quantità di CO2 emesse da ogni Comune ricadente in A.V., la cui somma rappresenta l’11,36% delle emissioni totali regionali, indicate nella tabella 11, dove sono schematizzate, invece, le quantità di CO2 emesse in Puglia per settore e le loro variazioni nello scenario futuro.










































E’ possibile porre in risalto come il maggiore contributo al totale delle emissioni in A.V. è dato dal Comune di Bari, seguito dai Comuni di Modugno e Bitonto.
La stima della capacità di assorbimento della CO2 da parte del comparto agricolo e del suolo è un’operazione piuttosto complessa essendo strettamente correlata ad una serie di fattori come le pratiche agricole adoperate (le lavorazioni del terreno, l’utilizzo di fertilizzanti e diserbanti, l’irrigazione, la potatura, la forma di allevamento) e la gestione dei residui colturali che in Puglia è prassi bruciare, causando il rilascio di CO2. In ragione di quanto detto, per calcolare la quantità di CO2 annualmente sottratta dalle colture agrarie e dal suolo presenti in A.V., è stato utilizzato un calcolo semplificato che non terrà conto di molti dei fattori su elencati ma che considera invece:
le superfici occupate da boschi e macchia mediterranea, dagli agroecosistemi (oliveti, vigneti, ortive/cerealicole) e dagli incolti;
la quantità di CO2 assorbita da boschi e macchia mediterranea per la componente naturale (che dovrebbe essere la più consistente dato il periodo di vita delle specie, ma che in A.V. è trascurabile date le ridotte superfici occupate);
la quantità di CO2 assorbita da parte degli agroecosistemi, reperite in letteratura da studi effettuati in territorio regionale o, se inerenti altre regioni, quanto più possibile comparabili; le tipologie considerate sono gli oliveti per la componente arborea, i vigneti per la componente arbustiva, ortaggi/cereali/incolti per la componente erbacea;
la quantità di CO2 assorbita da parte del suolo.
Per ciò che concerne gli incendi, si era inizialmente ipotizzato di analizzarne le superfici colpite, per valutare la quantità di CO2 prodotta da tali eventi e ricavare, al tempo stesso, un trend di riduzione delle superfici degli habitat calcolate.
Dai dati disponibili, però, non è stato possibile ricavare tale trend; la superficie netta degli habitat colpiti da incendi si sarebbe dovuta calcolare, infatti, sottraendo dal dato lordo sulle superfici degli habitat ottenuto dalla Carta degli Habitat il dato medio in ettari della superficie incendiata dal 1996 al 2007.
Analizzando però i dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato, si evidenzia come dal 1996 al 21.08.2007 gli incendi boschivi si sono verificati quasi tutti al di fuori del raggio di 10 Km considerato per l’A.V., tranne 8 episodi che hanno interessato incolti, oliveti e macchia mediterranea (tabelle 12 e 14).
Dai dati registrati nell’intero territorio dei comuni ricadenti in A.V. da parte dei Vigili del Fuoco, invece, si evince che dal 2002 al 31.08.2007 non si è verificato nessun incendio su colture; viceversa per arbusti, alberi e sterpaglia si contano 148 incendi complessivi, dei quali però non si conosce la superficie investita né la precisa località (tab. 13). La bruciatura di sterpaglia e granaglie, inoltre, è una pratica agricola molto usuale e difficilmente quantificabile.
Tale difformità ed incongruenza di dati è determinata dal diverso ambito di intervento dei due Enti nell’espletamento dell’attività di prevenzione e lotta agli incendi (incendi boschivi nel caso del CFS, interventi di emergenza e di soccorso nel caso dei VVFF), nonché dalla differente modalità di gestione dei dati registrati, dalla cui analisi non è stato possibile ottenere una statistica significativa.


Tornando al calcolo semplificato, per la stima effettuata sono state scelte le tipologie di habitat con maggiore rappresentatività in A.V., considerando che ciascun ecosistema, compresi quelli agrari, funziona come un sistema caratterizzato da un flusso di energia ed elementi nutritivi che produce sostanza secca attraverso continue interazioni tra pianta/suolo e pianta/atmosfera.
Alla luce di quanto detto, si prevede di utilizzare una formula finale ambiziosa in cui dalla CO2 emessa dalla centrale, nonché dall’inceneritore, verrà sottratta la CO2 assorbita dalla vegetazione, dal suolo e dal mare. Dal valore finale ottenuto scaturiranno le opportune considerazioni e deduzioni.
La stessa formula sarà applicata considerando la quantità di CO2 presente nell’area prima dell’entrata in funzione della centrale (e dell’inceneritore) per verificare se il bilancio del sistema è attualmente, in assenza di tali nuovi elementi, in equilibrio oppure negativo/positivo.



CALCOLO DELL’ASSORBIMENTO DI CO2 DA PARTE DEGLI OLIVETI
La superficie occupata dagli oliveti in A.V. è pari a 15.418,14 ettari, risultando la coltura arborea in assoluto più diffusa.
Per il calcolo della quantità di CO2 da essi fissata, sono stati presi in considerazione i dati relativi ad un progetto di ricerca condotto dall’Università di Padova, in occasione del quale è stata predisposta una stazione di misura semipermanente del bilancio energetico e dei flussi effettivi di evapotraspirazione di un oliveto sito in territorio pugliese e precisamente nel comune di Andria.
Le caratterisitiche dell’oliveto sono le seguenti: moderatamente intensivo, cultivar prevalente Coratina, sesto d’impianto 9x9, parcella sperimentale di circa 30 ettari, irrigato a goccia. Per la misurazione dei flussi di calore sensibile e latente è stata utilizzata la tecnica dell’eddy covariance9. Durante le estati 2001 e 2002, per periodi limitati, in tale stazione è stato misurato il flusso di anidride carbonica sull’oliveto che ha mostrato un’elevata capacità di assorbimento di CO2, superando spesso le 15 µmol m-2 s-1.
Tale dato stabilito come valore medio, corrisponde a 6,6 x 10 -4 g m-2 s-1 di CO2 assorbita, per cui ne deriva che, rapportando agli ettari, l’oliveto assorbe 6,6 g/ha di CO2 s-1. Tale quantità equivale a 208.137.600 g/ha di CO2 per anno, ossia 208,14 t/ha di CO2 per anno.
Pertanto, la quantità di CO2 assorbita dagli oliveti in A.V. risulta pari a:

15.418,14 ha x 208,14t/ha di CO2 per anno =
3.209.131,66 t di CO2 atmosferica fissata per anno

L’olivo, dunque, contribuisce notevolmente al contenimento dei gas serra nell’area considerata soprattutto in vista del fatto che è una coltura sempreverde e che la sua attività fotosintetica prosegue anche nel periodo autunno-invernale, anche se con tassi più ridotti.


CALCOLO DELL’ASSORBIMENTO DI CO2 DA PARTE DEI VIGNETI
La superficie occupata dai vigneti in A.V. è pari a 800,71 ettari allevati prevalentemente a tendone.
Per il calcolo della quantità di CO2 da essi fissata, sono stati presi in considerazione i dati relativi ad uno studio condotto su un vigneto allevato a tendone in Puglia, agro di Grottaglie – Taranto, (uva da tavola ‘Regina’/’140 Ru) e in fase di invaiatura, per due anni consecutivi (2001 e 2002) durante il quale sono state effettuate misurazioni del bilancio radiativo ed energetico e del flusso di CO2 ricorrendo alla tecnica dell’eddy covariance.
Dai valori ottenuti del flusso di CO2 sulla chioma risulta che la massima assimilazione giornaliera è compresa tra 6 e 9 µmol m-2 s-1 per il primo anno, mentre per il secondo tra 5 e 10 µmol m-2 s-1. In figura 19 è possibile osservare l’andamento giornaliero del flusso di CO2 per entrambi gli anni.
Considerando il valore medio di 7,5 µmol m-2 s-1 di CO2 assorbito per anno, che corrisponde a 3,3 x 10 -4 g di CO2 assorbita m-2 s-1, ossia 3,3 g/ha s-1 di CO2, ne deriva che il vigneto è in grado di fissare 104.068.800 g/ha per anno, equivalente a 104,07 t/ha di CO2 per anno.
Pertanto, la quantità di CO2 assorbita dai vigneti in A.V. risulta pari a:

800,71 ha x 104,07 t/ha di CO2 per anno =
83.329,89 t di CO2 atmosferica fissata per anno








































CALCOLO DELL’ASSORBIMENTO DI CO2 DA PARTE DI ORTAGGI/CEREALI/INCOLTI
La superficie occupata in A.V. dagli incolti (Praterelli aridi del Mediterraneo) è pari a 1.256,54 ettari, mentre quella occupata dalle colture estensive (Colture estensive e sistemi agricoli complessi) è pari a 725,47 ettari. Entrambe queste tipologie rappresentano la componente erbacea della vegetazione in A.V., spontanea e coltivata, che occupa nel complesso 1.982,01 ettari.
Per questa componente vegetale si è fatto riferimento ai dati di letteratura secondo i quali è stato stimato che la quantità di carbonio nei vegetali (grassland) a livello europeo ammonta a 7 MgC ha -1 per la vegetazione indisturbata, mentre ammonta a 3 MgC ha -1 per la vegetazione coltivata (R.A. Houghton, 1999).
Ne deriva che la quantità di CO2 atmosferica fissata dagli incolti sarà:

1.256,54 ha x 26,69 t/ha di CO2 per anno =
33.533,91 t di CO2 atmosferica fissata per anno
mentre dalle colture estensive sarà:

725,47 ha x 11,44 t/ha di CO2 per anno =
8.297,56 t di CO2 atmosferica fissata per anno

per un totale di 41.831,47 t di CO2 atmosferica fissata per anno da parte della componente erbacea.


CALCOLO DELL’ASSORBIMENTO DI CO2 DA PARTE DI BOSCHI
La superficie occupata dalle formazioni boschive in A.V. è pari a 55,04 ettari. Dal 2002 a tutt’oggi non risultano rilasciate autorizzazioni al taglio boschivo da parte del Settore regionale Foreste, nell’area interessata.
Stime provvisorie e relative solo alla parte epigea sul carbonio fissato dai boschi italiani, riportano una massa arborea secca pari a 15.274.000 t per la Puglia, un Carbonio pari a 7.637.000 t e un Carbonio pari a 52 t/ha, poco al di sotto della media nazionale che risulta pari a 55 t/ha.
Assunto che la superficie boschiva regionale è pari a 179.040 ettari, in grado di fissare 52 t/ha di Carbonio, e considerando che l’A.V. possiede 55,04 ettari di area boschiva, si ricava che in proporzione questi fisserebbero 0,01598 t/ha di Carbonio ossia 60.923,75 g/ha di CO2.
La relazione che permette di ottenere tale valore sfrutta la seguente conversione:
1 g sostanza secca = 0,48 g C = 1,83 g CO2 atmosferica fissata (*)
che si riferisce, in particolare, ad ecosistemi forestali oggetto in assoluto di numerosi studi e approfondimenti finalizzati per questo genere di stime.
Pertanto si ottiene che:

0,48 g di C : 1,83 g di CO2 fissata = 15.980 g di C : X

dove X = 60.923,75 g di CO2 fissata

Tale valore espresso in tonnellate equivale a 0,061 t/ha per anno che moltiplicato per la superficie boschiva dà:

55,04 ha x 0,061 t/ha di CO2 per anno =
3,36 t di CO2 atmosferica fissata per anno


CALCOLO DELL’ASSORBIMENTO DI CO2 DA PARTE DELLA MACCHIA MEDITERRANEA
La superficie occupata dalla macchia mediterranea in A.V. è pari a 57,66 ettari.
Anche se la stima degli stock e dei flussi di carbonio da parte della macchia mediterranea è ancora un ambito di studio poco diffuso e sono molto rari i lavori reperibili in letteratura, la funzione di fissazione del carbonio (C) da essi svolta non va affatto trascurata. Le stime per le formazioni mediterranee, peraltro, sono alquanto complesse possedendo tali habitat una composizione molto variabile e mostrandosi piuttosto vulnerabili a causa degli incendi che facilmente li colpiscono. Basti fare l’esempio di Lama Balice dove solo nel 2007 sono andati distrutti circa 40 ettari di macchia mediterranea (tab. 14); dal calcolo riportato in questa trattazione, dunque, non si considera la superficie distrutta dagli incendi per le ragioni precedentemente dette.
Per la stima in A.V. si è fatto riferimento ad un lavoro svolto da Peressotti et al. (1999) che rispetto ad altri presentava maggiore attinenza, sia per la composizione della formazione a macchia mediterranea che per le caratteristiche pedoclimatiche dell’area rispetto a quanto riscontrato in A.V. (tab. 15).
Pertanto, la quantità di CO2 assorbita dalla macchia mediterranea risulta pari a:

57,66 ha x 22,50 t/ha di CO2 per anno =
1.297,35 t di CO2 atmosferica fissata per anno



CALCOLO DELL’ASSORBIMENTO DI CO2 DA PARTE DEL SUOLO
La superficie occupata dal suolo in A.V. si estende per 19.107,10 ettari, calcolata escludendo dalla superficie totale dell’area quella occupata da centri urbani, siti industriali, cave e discariche, spiagge e scogli.
Il suolo può funzionare sia da “source” sia da “sink” in relazione alla riserva di C. Il flusso del C nel suolo dipende da più fattori ambientali quali le condizioni climatiche, le proprietà fisiche e chimiche del suolo e la presenza di microrganismi che giocano un ruolo fondamentale nei processi di sintesi e decomposizione della sostanza organica e, quindi, nelle riserve di C nel suolo che risultano pertanto fortemente variabili nel Mediterraneo (fig. 20).
Alla luce di quanto visto in bibliografia, non si osservano studi analitico-sperimentali specifici dell’A.V. considerata, di conseguenza si fa riferimento ad uno studio condotto sul campo svolto presso l’isola di Pantelleria che ha permesso di determinare la quantità di C accumulata nel suolo. Tale pubblicazione è di certo utile ai fini della valutazione ambientale in essere, poiché l’insieme dei fattori che delineano il territorio dell’isola (clima, tipo di colture e metodiche agrarie) sono sovrapponibili a quelli pugliesi.
Infatti, il clima dell’isola è di tipo mediterraneo, con precipitazioni medie annue di circa 409 mm e temperature medie mensili comprese tra 11,7 e 25,6 °C; ma i fattori evidenziabili che accomunano l’A.V. con l’isola di Pantelleria sono rappresentati da:
fertilità dei suoli, che ha sempre consentito un’agricoltura asciutta (grano, vite, olivo);
pascolo praticamente assente;
incendi relativamente poco frequenti.
Nello studio suddetto è stata scelta un’area occupata da vigneti o cappereti terrazzati, lasciati in uno stato di abbandono e ad un processo di rinaturalizzazione per un periodo di circa 30 anni e nella quale sono riconoscibili 5 stadi di successione vegetazionale.

I suoli di saggio considerati e sui quali è stata svolta l’analisi sono caratterizzati da scarsa profondità (all’incirca 50 cm). Il campionamento è stato effettuato mediante il prelievo di un volume noto di suolo (il valore medio di densità del suolo rilevato è pari a 1.1 kg dm-3) per poter rilevare la quantità di C presente nel primo cm, a 10 cm e a 40 cm del profilo, tenendo conto che il contenuto in C diminuisce all’aumentare della profondità.
Sui campioni di suolo e di lettiera è stata effettuata la determinazione del C organico seguendo il metodo di ossidazione ad umido.
Si può osservare dalla tabella 16 che, in base alle misurazioni eseguite, i valori di C diminuiscono progressivamente scendendo di profondità e si nota, altresì, che la quantità di C, invece, aumenta nel tempo di riferimento.


Tale andamento è rappresentativo della gradualità ed, infine, mancata capacità di decomposizione e successiva umificazione dei residui vegetali resa palese da un orizzonte organico ben sviluppato.
Dunque, l’aumento dei residui organici e le mutate condizioni microclimatiche, dovute ad una maggiore copertura, sembrerebbero favorire migliori processi di humificazione e, quindi un migliore incorporamento della sostanza organica nel suolo. Ciò sembra confermare le conclusioni alle quali giungono Post & Know (2000) che indicano tra i principali fattori e processi che determinano la direzione e il tasso di accumulo del C nel suolo: l’aumento degli input di sostanza organica, i cambiamenti nel grado di degradabilità degli stessi e la protezione fisica fornita dalla formazione di complessi organo-minerali e, dunque, di micro- e macroaggregati. (La Mantia, 2006).
I risultati ottenuti per l’Isola di Pantelleria sono rappresentativi di una situazione differente rispetto alla A.V. oggetto della valutazione ambientale, poiché quest’ultima non è in uno stato di abbandono. Partendo dunque da tale condizione si assume che:
il valore di accumulo di C di riferimento sarà quello al tempo 0 dall’abbandono.
Inoltre, alla luce di valutazioni ed elaborazioni dell’insieme di questi risultati, gli autori dello studio, al di là della cronosequenza, suppongono:
per ciascuno degli stadi di successione un accumulo di C costante nel tempo,
e in base a ciò si afferma che essi mostrino:
un tasso di accumulo medio annuo di C nel suolo pari a 3,4 t C ha-1.
Ai fini della valutazione ambientale dell’A.V., è fondamentale convertire il valore di accumulo di C in valore di CO2 accumulata dal suolo da considerare nel bilancio finale della CO2.
Avendo la quantità di C espressa in t/ha e facendo riferimento alla relazione (*) indicata a pag. 34, si avrà che la quantità di CO2 presumibilmente accumulata dal suolo in proporzione è pari a:

0,48 g C : 1,83 g CO2 = 3.400.000 g C : X

dove X= 12.962.500 g CO2

che espresso in tonnellate è circa 12,96 t CO2/ha all’anno. Tale valore moltiplicato per la superficie totale del suolo in A.V. dà:

19.107,10 ha x 12,96 t/ha di CO2 per anno =
247.628,02 t di CO2 atmosferica fissata per anno



Calcolo dell’assorbimento di CO2 da parte del comparto mare

Il ruolo dell’ambiente marino-costiero della provincia di Bari nell’assorbimento dell’anidride carbonica potenzialmente prodotta dalla centrale termoelettrica di Modugno (BA); previsioni su un raggio di 10 km di distanza dal sito produttivo.

L’ambito marino costiero di cui all’oggetto si estende per circa 46 km2, nell’arco compreso tra la municipalità di Giovinazzo e quella di Bari. In questo tratto, l’area marina presenta la sua massima distanza dal litorale a circa 4 km dalla costa; il punto più distante si trova in corrispondenza della batimetria dei - 50 m.



Il framework concettuale sul quale è stata elaborata la stima si basa sul dato, scientificamente valutato, che gli oceani ed i mari possano assorbire il 30% circa delle emissioni globali di CO2 (Ittekkot et al., 1996). La percentuale riportata rappresenterebbe quantitativamente 9-10 miliardi di tonnellate all’anno, su un totale di circa 25-30 miliardi prodotte (prevalentemente dall’uso di combustibili fossili e dagli incendi boschivi) (I.P.C.C. Report, 2007).
Sulla base di tali informazioni, e considerando l’estensione globale dei mari e degli oceani (pari a 360.700.000 km2), risulterebbe che la capacità assorbente media delle acque marine possa stimarsi in circa 28 tons./km2/anno.

I meccanismi coinvolti nell’assorbimento di CO2 da parte degli Oceani sono molteplici (Kempe, 1996); tra questi rientra il processo di scambio negli strati superficiali dovuto all’equilibrio termodinamico in riposta all’aumento della pressione parziali della CO2 (Kempe, 1996). Il flusso di carbonio diffuso nelle acque marine attraverso l’interfaccia aria/mare è essenzialmente utilizzato per la produzione primaria, da parte degli organismi vegetali (in particolare fitoplancton) (Siegenthaler e Sarmiento, 1993): successivamente alla produzione primaria, una frazione del carbonio organico prodotto viene immagazzinato nei sedimenti (Kempe, 1996).
Come appena riportato, la fotosintesi è il processo più importante attraverso il quale il biota marino sequestra la CO2, ma la stessa fotosintesi è regolata dalla disponibilità di nutrienti ed elementi in traccia (Falkowski et al., 1998); inoltre, i processi di diffusione della CO2 nelle acque marine sono strettamente dipendenti da alcuni parametri quali la temperatura, la salinità, le correnti ed il moto ondoso. Recenti studi internazionali stimano differenze nell’assorbimento della CO2 nelle acque tra le distinte aree geografiche; per esempio, l’Oceano Pacifico ha una capacità di sequestrare la CO2 pari a un terzo rispetto a quella dell’Oceano Atlantico, questo proprio a causa delle differenti condizioni oceanografiche. Inoltre, gli stessi Oceani e mari in particolari condizioni (per esempio durante la notte o nel periodo invernale) possono rilasciare verso l’atmosfera ingenti quantità di CO2 prodotta durante i processi di respirazione. L’insieme dei processi di assorbimento e rilascio di CO2 sono sintetizzati nella figura seguente (modificata da Kemp, 1996).



Considerando l’area Mediterranea intermedia rispetto agli Oceani menzionati, e sulla base delle variazioni stagionali, si può ipotizzare una capacità assorbente compresa tra 10 tons./km2/anno (in estate) e 25 tons./km2/anno (in inverno).
Nell’ambito del Mediterraneo, come d’altronde per tutti gli ambiti marini, i processi di scambio descritti in precedenza possono essere ritenuti validi anche per le aree costiere (Kempe, 1996); tale premessa ci consente, per l’area eventualmente interessata dalla centrale termoelettrica di Modugno, di ottenere delle stime annuali di CO2 sequestrata dall’ambiente marino comprese tra 250 e 1200 tons., corrispondenti allo 0.07% delle emissioni annuali di anidride carbonica dichiarate da Sorgenia per la centrale di Modugno

Gli erbari di Posidonia oceanica presenti nell’area, con una estensione complessiva stimabile in circa 2 km2 (rispetto a 46 km2 totali), possono contribuire insieme all’altro fitobenthos per circa il 80% all’organicazione del carbonio diffuso nelle acque.


Nella tabella 17 si riassumono le singole capacità di assorbimento della CO2 calcolate per il comparto terra e mare in A.V. (valori assoluti e percentuali), evidenziando che la quantità complessiva stimata ammonta a 3.583.946,75 t/anno di CO2 assorbita nel raggio di 10 Km, per la quale il maggiore contributo è dato dagli oliveti con l’89,5% seguiti dal suolo con il 6,9% e la vite con il 2,3%.


BILANCIO FINALE DELLA CO2

Viene proposto un bilancio della CO2 in A.V. tramite un calcolo semplificato che tiene conto delle:
a) Fonti di emissione di CO2
emissioni di CO2 per Comune ricadente in A.V.;
emissione di CO2 da parte della costruenda centrale;
emissione di CO2 da parte del previsto inceneritore.
b) Fonti di assorbimento di CO2
comparto terra relativamente a: boschi e macchia mediterranea (per la componente naturale), oliveti (per la componente arborea), vigneti (per la componente arbustiva), ortaggi/cereali/incolti (per la componente erbacea) e suolo
comparto mare relativamente a: acqua marina, componenti marine.
Secondo quanto riportato sui rispettivi SIA dalle Società proponenti, la centrale a turbogas dovrebbe produrre una quantità di CO2 pari a 2.187.297 t/anno (incidenza del 55,29% sul totale delle emissioni in A.V.) mentre l’inceneritore, invece, produrrà una quantità di CO2 pari a 140.065 t/anno (incidenza del 3,54% sul totale delle emissioni in A.V.).


BILANCIO CO2 = CO2 assorbita - CO2 emessa


dove CO2 assorbita = CO2 vegetazione (oliveti, vigneti, boschi, macchia, incolti/colture erbacee) + CO2 suolo + CO2 mare = 3.209.131,66 t (oliveti) + 83.329,89 t (vigneti) + 41.831,47 t (componente erbacea) + 3,36 t (boschi) + 1.297,35 t (macchia) + 247.628,02 t (suolo) + 725,00 t (mare) =

3.583.947 t di CO2 assorbita

mentre

CO2 emessa = CO2 Comuni A.V. = 3.956.070 t di CO2 emessa (senza centrale e inceneritore in esercizio)

ovvero

CO2 emessa = CO2 centrale (2.187.297 t) + CO2 Comuni A.V. (3.956.070 t) = 6.143.367 t di CO2 emessa (con sola centrale in esercizio)

ovvero

CO2 emessa = CO2 centrale (2.187.297 t) + CO2 Comuni A.V. (3.956.070 t) + CO2 inceneritore (140.065 t) = 6.283.432 t di CO2 emessa (con centrale ed inceneritore in esercizio)

Si calcola che in assenza di centrale ed inceneritore il bilancio della CO2 in A.V. è pari a:

3.583.947 t di CO2 assorbita - 3.956.070 t di CO2 emessa = - 372.123 t di CO2

mentre con la sola centrale in esercizio:

3.583.947 t di CO2 assorbita - 6.143.367 t di CO2 emessa = - 2.559.420 t di CO2

infine, con centrale ed inceneritore in esercizio:

3.583.947 t di CO2 assorbita - 6.283.432 t di CO2 t di CO2 emessa = - 2.699.485 t di CO2

L’incertezza del calcolo complessivo è da considerarsi pari a ± 50%.
Alla luce dei risultati ottenuti si può concludere che la presenza di aree circostanti prevalentemente agricole e, solo in minor misura, a vegetazione spontanea costituisce in qualche modo una forma di mitigazione in quanto sia la vegetazione che il suolo fungono da sink nel bilancio dell’anidride carbonica.

4. Descrizione degli effetti della centrale sulle componenti naturali

Gli effetti degli inquinanti atmosferici possono manifestarsi su organismi vegetali e animali, uomo incluso, e quindi saranno considerati e valutati i principali effetti tossici diretti che un’esposizione cronica agli agenti inquinanti emessi dalla centrale a gas naturale potrebbe avere sulle componenti biotiche dell’area e sulla quantità e la qualità delle produzioni agricole locali.
Come precedentemente sottolineato, l’A.V. considerata non presenta elementi di grande naturalità: associazioni vegetali naturali persistono solo con piccoli lembi residuali di macchia mediterranea in corrispondenza delle lame e con isolate e sparse superfici occupate da boschi misti di latifoglie e conifere.
Nell’area la superficie coperta dalla vegetazione è pari a 68,42% della quale il 63,27% è destinato ad uso strettamente agricolo.
Generalmente, i combustibili fossili quando vengono bruciati emettono inquinanti costituiti principalmente da CO, CO2, NOx, SO2, polveri e idrocarburi incombusti. Queste sostanze sono nocive per la salute dell’uomo e se trasformate in acidi danneggiano la vegetazione, i fabbricati ed i veicoli ma non solo, contribuiscono altresì all'inquinamento della terra e dell'acqua.
Gli effetti degli inquinanti sulla vegetazione sono diretti ed indiretti. I primi si possono manifestare con danni alle strutture superficiali di protezione come le cuticole, la facilitazione agli attacchi parassitari e, soprattutto, un notevole disturbo del normale metabolismo e dei processi di crescita con diminuzione della fotosintesi, respirazione alterata e precoce senescenza delle foglie nonché un’interferenza nei processi di riproduzione sessuata e diminuzione della vitalità del polline. I secondi, invece, si presentano con un aumento notevole della suscettibilità alla siccità e ad altri fattori ambientali avversi e un’accelerata lisciviazione delle sostanze dagli organi fogliari [Cesari G., 2007].
Le influenze più significative e importanti sul metabolismo delle piante sono i danni “nascosti”, che avvengono una volta che i gas deposti in fase secca superano il sistema di resistenze offerto dalle piante e giungono a qualche punto-chiave del metabolismo. Tali danni sono senz’altro più subdoli e possono tradursi in gravi alterazioni fisiologiche e del prodotto senza che precedano sintomi evidenti.
Essendo la vegetazione un “assorbente” molto efficiente dei gas in traccia e delle particelle a causa della reattività della superficie fogliare, la via più importante di accesso degli inquinanti gassosi nelle piante è attraverso gli stomi delle foglie, che rappresentano i primi siti di accumulo.
L’apertura e la chiusura degli stomi, regolata sia da fattori ambientali che da fattori fisiologici propri della pianta, induce grandi variazioni nella resistenza alla diffusione dei gas verso l’interno della foglia. [Rossi F.]
I primi ad essere esposti, dunque, sono gli stomi e le cellule che li formano, poi i gas passano negli spazi intracellulari per entrare nelle superfici più interne, venendo in contatto con le membrane delle cellule e influenzandone l’attività, oltre che il pH delle cellule. Una volta oltrepassate le membrane, l’inquinante, durante le sua migrazione dentro le cellule, è relativamente libero di attaccare gli organelli e i metaboliti con cui viene in contatto ed alterare le reazioni fotosintetiche, il trasporto elettronico e la respirazione. I pool metabolici più importanti per la vita e la produzione sono, di conseguenza, influenzati: carboidrati, acidi organici e aminoacidi, proteine e lipidi sono tutti coinvolti, in maniera dipendente dal tipo di inquinante.
Il processo attraverso il quale gli inquinanti atmosferici vengono trasferiti verso la superficie si chiama “deposizione secca” in quanto avviene in assenza di acqua. Quelle conosciute come piogge acide sono invece “deposizioni umide”. La micrometeorologia locale regola i processi di deposizione e determina il movimento dei gas in genere, e nel caso specifico degli inquinanti, nell’atmosfera e il loro trasferimento verso il terreno stesso. Il movimento delle polveri, invece, è regolato anche dalla gravità.
I dati disponibili da ricerche scientifiche sono diversi, e la loro generalizzazione è complessa, dato che riguardano sistemi vegetali diversi per specie, varietà, età e condizioni sperimentali.
Le piante che mostrano notevole sensibilità sono le graminacee, il tabacco, l’erba medica e la loiessa. Inoltre, sono stati riscontrati notevoli effetti nocivi anche sulle piante ad alto fusto quali l’abete bianco, l’abete rosso, il pino, il faggio, il castagno, la roverella, il tasso, il tiglio, il noce, il salice, il pino marittimo, l’acero, il ciliegio ed i frassini.
In particolare, alcune indagini inducono a stimare che l'inquinamento atmosferico potrebbe ridurre la produzione di certe colture di frumento e riso forse addirittura del 30%.
[Cesari G., 2007]
E’ interessante osservare, come in base a degli studi svolti in America, le emissioni che vengono dichiarate dalle società proponenti le centrali a gas naturale siano differenti da quelle che, invece, risultano da studi. È possibile, quindi, valutare i dati ottenuti da un recente studio del National Renewable Energy Laboratori del Dipartimento dell’Energia del governo americano (Nrel/Doe).
I dati di emissione, dichiarati in sede di presentazione pubblica, dai proponenti della centrale a gas di Minerbio di circa 780 MW (quella oggetto del presente studio è di circa 760 MW) e quelli delle ricercatrici del Nrel/Doe sono posti a confronto nella tabella 18.


a: (n.d., non dichiarato)
b: la stessa impresa ha di recente ammesso l’emissione di CO;
c: questo inquinante deriva dall’utilizzo della tecnologia Scr per l’abbattimento degli ossidi di azoto, che presumibilmente non è prevista nel progetto italiano (cfr. testo)

Alla luce dei risultati messi in evidenza dalla letteratura, si fa riferimento agli impatti che in generale gli inquinanti prodotti dalle centrali determinano sulla vegetazione. È necessario premettere che la necrosi e lisi dei tessuti sono causati da inquinamenti acuti in dosi ben difficilmente raggiungibili in normali situazioni ambientali.
Di seguito, sono indicacati i diversi contaminanti atmosferici.
L'anidride solforosa (SO2), così come la anidride solforica derivante dalla prima, ha effetti nocivi.
Sulla base dei dati disponibili, appare che le concentrazioni di SO2 rinvenute nelle aree industriali ed urbane manifestino effetti deleteri per i processi di riproduzione delle piante; in particolare, sono stati riscontrati sperimentalmente riduzioni della germinabilità del polline e dell’allungamento del tubo pollinico in alcune conifere. [Cesari G., 2007]
L’azoto forma sette ossidi, di questi solo NO ed NO2 sono importanti inquinanti: essi vengono indicati con NOX la cui produzione nell’atmosfera deriva da sorgenti naturali ed antropiche ma quest’ultime portano a concentrazioni elevate di NOX.
Rapportando le tossicità degli ossidi di azoto si osserva:
tossicità NO2 = 4 tossicità NO
[Cesari G., 2007]
Sulle piante, l’esposizione al biossido di azoto induce la comparsa di macchie sulle foglie mentre il monossido rallenta il processo di fotosintesi.
I livelli di NOX comunemente rinvenibili nell’ambiente possono essere responsabili eventualmente di effetti di tipo cronico, di difficilissima valutazione perché assolutamente aspecifici: ritardi di sviluppo, riduzioni di biomassa, clorosi. Nello specifico, l’accumulo intracellulare danneggia la capacità del cloroplasto di formare ATP, che è il composto che fornisce energia a tutte le reazioni chimiche della pianta e ciò si riflette in un numero elevato di reazioni chimiche tale da produrre molteplici effetti come l’inibizione di processi fondamentali: respirazione, fotorespirazione e fotosintesi e, essendo una molecola molto reattiva in forma gassosa, è in grado di attaccare molecole organiche come i lipidi.
In generale, si sono dimostrare sensibili riduzioni della crescita legate ad esposizione ad ossidi di azoto, spiegabili con l’alto costo energetico sostenuto dalla pianta per detossificarsi metabolizzando attraverso le proprie normali vie l’azoto in eccesso che riceve dall’atmosfera.
[F. Rossi, 2007]
Gli ossidi di azoto, inoltre, giocano un ruolo importante nella formazione di ozono nello strato più basso dell'atmosfera, e nei processi di eutrofizzazione e di acidificazione.
Il biossido di zolfo e il biossido di azoto reagendo con l'acqua danno rispettivamente acido solforico e acido nitrico i quali creano le cosiddette “piogge acide” che grazie all'azione dei venti possono cadere anche a centinaia di chilometri di distanza rispetto agli impianti che le hanno originate, pertanto l'inquinamento dell'aria da problema locale, interessante una o più comunità, diventa problema regionale e generale.
Gli effetti delle piogge acide sugli ecosistemi acquatici sono i più preoccupanti per la vita dei pesci che a valori di pH tra 5 e 4,5 non sopravvivono. [Cesari G., 2007]
Danni ulteriori all'uomo, agli animali e alle piante derivano dal fatto che le piogge acide, penetrando nelle riserve d'acqua potabile, rendono mobili alcuni metalli pesanti molto pericolosi, quali il cadmio, il piombo, il mercurio, lo zinco, il rame e l'alluminio. Ancora modificano anche i contenuti chimici nel suolo, privando le radici delle piante del loro nutrimento, con la dilavazione di minerali quali il calcio e il potassio.
Sperimentalmente l’ozono (O3) è ritenuto il contaminante atmosferico secondario fitotossico più pericoloso nei paesi sviluppati e la sua formazione ha luogo con reazioni dello smog fotochimico (quest’ultimo si forma per reazione degli ossidi di azoto ed i VOC - Composti Organici Volatili - che includono una gamma di agenti inquinanti differenti, come carboidrati, composti e solventi organici, che provengono anche dalle industrie), innescate soprattutto dagli idrocarburi presenti in atmosfera.
L’ozono causa un danno biochimico cellulare, infatti, sulle proteine ossida i gruppi sulfidrilici di alcuni aminoacidi con conseguenti cambiamenti dell’orientamento spaziale delle proteine che diventano critici nei casi in cui queste entrano nei centri di reazione dei diversi enzimi. Ancora, altera il metabolismo dell’azoto e dei lipidi, e di un’accresciuta sintesi di etilene, ormone collegato all’invecchiamento e alla senescenza prematura (come osservato sulla patata), un’aggressione diretta alle cuticole fogliari i cui sintomi visibili consistono inizialmente in una clorosi diffusa, successivamente si verifica la comparsa di necrosi puntiformi. Un fenomeno costantemente associato all’esposizione prolungata all’ozono è rappresentato da un prematuro invecchiamento delle foglie, inoltre, si osserva una riduzione dei processi fotosintetici (viene alterata l’efficienza dei sistemi riduttivi della CO2 nel fotosistema I, e si verifica, anche, una inibizione del trasporto di elettroni tra il fotosistema II e il fotosistema I) con conseguente minore produzione di biomassa.
Altre alterazioni, difficili da riconoscere, anche perché spesso non associate a sintomi visibili od a riduzioni della resa, si verificano a carico delle caratteristiche organolettiche e del contenuto in nutrienti per non parlare dei riflessi tossicologici derivanti dalle alterazioni del metabolismo secondario.
La specie vegetale più sensibile a tale inquinante è la vite.
Il particolato (detto anche “aerosol” o “polveri”) contempla quattro categorie, a seconda dell’intervallo di dimensioni del diametro aerodinamico della particella (da): ultrafine (da≤0,1 μm); fine (0,1 μm ≤da≤2,5 μm); grossolano (2,5 μm ≤da≤10 μm); ultragrossolano (>10 μm).
In pratica, il diametro di una particella di PM10 è pari a circa un sesto del diametro di un capello. Nella prassi comune si utilizzano i termini PM10, PM2,5 e PM0,1 per indicare tutto il particolato con diametro minore od uguale a 10, 2,5 e 0,1 micron. [Armaroli N. e Po C., nov 2003]
Le particelle più grandi di 10 μm sono, in genere, polveri o ceneri volatili derivanti da processi industriali ed erosivi. Quelle pari a 10 μm rappresentano i particolati che restano più a lungo sospesi in aria, mentre attorno ai 5 μm si hanno particelle che costituiscono quell'insieme denominato comunemente con "fumi e nebbie".
Gli aerosol sono, invece, caratterizzati da dimensioni inferiori a 1 μ. [Cesari G., 2007]
Una cruciale classificazione del particolato è quella basata sulla sua origine, che prevede tre categorie:
a) particolato primario filtrabile, che viene emesso in fase solida direttamente dalla sorgente;
b) particolato primario condensabile, che viene emesso in fase gassosa ad alta temperatura ma condensa a seguito di diluizione e raffreddamento entro pochi secondi dall’espulsione dalla sorgente;
c) particolato secondario, che si forma in atmosfera attraverso complessi processi, principalmente di natura fotochimica, a partire da emissioni gassose di SO2, NOx, ammoniaca, composti organici. Gli inquinanti primari maggiormente responsabili della formazione di particolato secondario in Europa sono diventati gli ossidi di azoto NOx.
General Electrics ha recentemente concluso che la gran parte (>95%) del particolato primario prodotto dalla combustione del gas naturale in turbina rientra nella categoria PM2,5. Questo viene confermato da dati di fonte europea che per il gas naturale comunemente chiamato “metano” parlano di polveri con diametro dell’ordine di 1 μm o inferiori (PM1). Risulta, quindi, del tutto destituita di qualsiasi fondamento l’affermazione, scritta su decine di progetti italiani, ripresa su vari documenti di Via e di Vas, riscontrabile in interviste televisive e alla stampa da parte di dirigenti di industrie energetiche, che la combustione del gas “non produce polveri”. La combustione del gas non produce sostanzialmente PST (Particolato Sospeso Totale), ma non è affatto esente dalla produzione di PM10, PM2,5, PM0,1, che sono di maggiore rilevanza . [Armaroli N. e Po C., nov 2003]
I particolati raggiungono le piante attraverso tre possibili processi:
1. sedimentazione sotto l’influenza della gravità,
2. impatto in conseguenza del movimento di turbolenza,
3. deposito sotto la spinta delle precipitazioni.
L’inquinamento da polveri è di tipo cronico. Queste si depositano sulle foglie delle piante formando delle croste più o meno compatte. Grossi quantitativi di polveri, anche se inerti, comportano l’ostruzione, almeno parziale, delle aperture stomatiche con conseguenti riduzioni degli scambi gassosi tra foglia e ambiente e schermatura della luce, ostacolando il processo della fotosintesi. La temperatura delle foglie coperte di incrostazioni aumenta sensibilmente, fino anche di 10°C. Notevole è pure l’impatto chimico: quando le particelle sono solubili, sono possibili anche effetti caustici a carico della foglia, oppure la penetrazione di soluzioni tossiche.
I trattamenti termici dei combustibili non rinnovabili e quelli ad alta temperatura di alcuni materiali sono i principali processi responsabili dell’inquinamento atmosferico da metalli pesanti.
Tre sono le possibili vie dirette di penetrazione dei metalli nelle piante:
1. assorbimento dal suolo attraverso le radici, percorso più comune, con conseguente trasporto negli organi epigei con il flusso traspiratorio;
2. assorbimento fogliare;
3. nel caso delle specie arboree, deposizione diretta sul fusto e successivo movimento laterale attraverso la corteccia.
Le maggiori perplessità che suscitano la presenza di metalli pesanti sono derivate dalla loro potenziale tossicità anche per gli animali, in relazione al fatto che si tratta di un inquinamento di tipo cumulato e persistente.
Un gas che si forma durante qualsiasi combustione ad elevata temperatura sia da fonti naturali che da fonti antropiche è il monossido di carbonio. L'emissione di CO dalle centrali termoelettriche è minore perché la combustione è meglio controllata. Il monossido di carbonio va considerato inquinante primario a causa della sua lunga permanenza in atmosfera, che può raggiungere i sei mesi. Gli effetti sull'ambiente sono da considerarsi trascurabili mentre quelli sull'uomo sono estremamente pericolosi poiché determina la formazione della carbossiemoglobina. È, dunque, un gas velenoso.
Premesso che l’anidride carbonica non ha effetti tossici, le centrali emettono, oltre che questo gas e gli inquinanti, un considerevole ammontare di vapore a temperatura notevolmente più elevata rispetto a quella dell'aria.
Dal punto di vista micrometeorologico, osservando i fenomeni che direttamente coinvolgono lo strato d’aria prossimo alla superficie delle piante e l’atmosfera circostante, è evidente che:
l’emissione di elevate quantità di vapore acqueo non può che causare un aumento dell’umidità relativa dell’aria, favorito dalla presenza nella zona di scarso rimescolamento dell’aria dovuto a basse velocità del vento. Questo favorirebbe la proliferazione di patogeni fungini, che trovano nell’associazione temperatura favorevole - elevata umidità le condizioni ideali per lo sviluppo e la diffusione. Ovvia anche qui la ripercussione a livello di numero di trattamenti anticrittogamici, e del conseguente impatto economico, energetico, chimico;
la maggiore umidità alla quale le piante sarebbero esposte favorirebbe, comunque, l’attività stomatica agevolando quindi l’assorbimento dei gas inquinanti oltre che della CO2, e facilitando, quindi, le perdite di acqua per traspirazione;
si possono verificare modifiche dei processi di scambio tra pianta e atmosfera, date le variazioni locali di umidità relativa che vengono;
in relazione all’emissione locale di elevate quantità di CO2, si potrebbe verificare nell’areale uno scenario corrispondente ad un futuro, possibile cambiamento climatico, che prevede una alterazione climatica dovuta ad una maggiore presenza di gas-serra in atmosfera. Tra questi gas, la CO2, che è in continuo progressivo aumento, è in grado di esercitare un’azione diretta sulle colture in quando è il gas utilizzato per l’ organicazione del Carbonio. Numerosi studi sono ora in corso per verificare possibili riflessi legati all’azione “concimante” dell’ anidride carbonica atmosferica, che in dosaggi più elevati di quelli normalmente presenti ha dimostrato favorire la fotosintesi e la produttività. Alcune evidenze mostrano per alcune specie, tra cui la patata, una aumentata efficienza dell’uso dell’acqua ad alta CO2 (diminuzione della conduttanza stomatica, con conseguente minore consumo d’acqua in proporzione alla CO2 fissata con la fotosintesi). Tale apparente migliore resa è, però, accompagnata da più veloce degradazione della clorofilla e da un’accelerazione della senescenza, oltre che da una anticipata induzione della formazione dei tuberi.
Considerevoli sono poi le evidenze che collegano un “clima del futuro” ad un calo qualitativo della produzione per la patata stessa, che è una delle specie in questo senso maggiormente studiata. Analisi chimiche effettuate su carboidrati come amido, glucosio, fruttosio, saccarosio, elementi minerali come N, P, K, C, S, B, Ca, Mg, Mn, Zn, Fe, Na, Al, Cd, proteine, aminoacidi e acidi organici come ascorbato, citrato, malato e glicoalcaloidi come a-chaconinea, a-solanina e anioni come cloridi, nitrati, sulfati, hanno mostrato nel complesso evidenze di cali delle caratteristiche nutrizionali dei tuberi. Infatti, se da un lato sia elevata CO2 che elevato ozono, deprimendo l’accumulo di zuccheri semplici, favorirebbero la qualità del tubero, dall’altro senz’altro il loro effetto complessivo è invece deprimente per la qualità, data la riduzione provocata sugli elementi minerali, l’ascorbato e gli aminoacidi. [F. Rossi 2007]
L’ammoniaca (NH3) è presente nell’aria a causa di processi biochimici e chimici naturali, le varie fonti includono: microrganismi, lavorazione del carbone, lavorazione di ammoniaca stessa e perdite dai sistemi di refrigerazione che impiegano ammoniaca. L’NH3 viene rimossa dall’atmosfera grazie alla sua affinità con l’acqua e il suo comportamento come base; è una specie chiave nella formazione e neutralizzazione di aerosol di nitrati e solfati poiché reagendo con questi forma sali di ammonio i quali sono tra i sali più corrosivi degli aerosol atmosferici. [Stanley E. Manahan, 2000]
Tra le aldeidi particolare importanza ha la formaldeide (CH2O) per la sua tossicità dovuta principalmente al suo prodotto di ossidazione metabolica e cioè all’acido formico. Infatti, quest’ultimo è un forte irritante delle mucose, corrosivo di tutti i tessuti, soprattutto, quelli umidi ed esposti. In generale, tali sostanze reagiscono con i gruppi funzionali delle molecole. Le aldeidi a basso peso molecolare sono relativamente solubili in acqua e fortemente ossidanti. La formaldeide è ritenuta cancerogena. [Stanley E. Manahan, 2000]
Inoltre, è importante tenere presene che il metabolismo della pianta modificato, appunto, dagli inquinanti atmosferici a causa dell’alterazione dei metaboliti coinvolti nei suoi processi di difesa (carboidrati, composti azotati etc.) porta ad un maggiore rischio patologico.
Una centrale a gas naturale emette fondamentalmente tre gas ad effetto serra: anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e monossido di diazoto (N2O). Essi vengono presi in esame per valutare il cosiddetto potenziale di riscaldamento globale. La capacità cumulativa di CH4 e monossido di diazoto (N2O) di contribuire al riscaldamento dell’atmosfera sono, rispettivamente di 21 e 310 volte superiori a quella di CO2 sull’arco di 100 anni.
Il metano emesso è frutto di due contributi: incombusto e perso lungo le condotte. Pur avendo un valore in peso trascurabile rispetto alla CO2 pari a 0,6% vs. 99,4 %, il metano, dato il suo elevatissimo carattere di gas serra, contribuisce in maniera sostanziale al riscaldamento globale. Questi dati indicano che non considerare il metano come un inquinante tipico emesso da centrali a gas, porta ad una rilevante sottostima del loro impatto serra. L’impatto serra globale sull’intero ciclo di vita per una centrale da 780 MW che opera 6.000 ore/anno è pari a 2.330.000 t/anno di
CO2 equivalente.
Ancora, il CH4 presente nell’atmosfera, reagisce con atomi di ossigeno, prodotti generalmente dalla dissociazione fotochimica di NO2, per generare il radicale ossidrile (OH˙) e il radicale alchilico metilico (CH3˙). Quest’ultimo reagisce rapidamente con l’ossigeno molecolare per formare perossiradicali molto reattivi che nel caso specifico è il metossile (CH3OO˙). Tali radicali danno reazioni a catena in successione, incluse quelle formanti lo smog fotochimico. Anche il radicale OH˙ reagisce rapidamente, con gli idrocarburi, per formare radicali alchilici reattivi e partecipa attivamente alla formazione dello smog fotochimico. [Stanley E. Manahan, 2000]

Nell’A.V., come detto in precedenza, l’olivo rappresenta la coltura più abbondante e questo, non essendo caducifoglie, non ha la possibilità di rinnovare periodicamente la chioma e di eliminare con la caduta delle foglie gli inquinanti assorbiti e accumulati nell’apparato fogliare.
Vista la capacità delle latifoglie, inoltre, di fissare la SO2 sotto forma di solfati nelle foglie, potrebbero essere impiegate come organismi depuratori e si potrebbero programmare delle fasce di protezione e di autodepurazione attorno agli impianti industriali. Si potrebbero scegliere specie a rapido accrescimento preferibilmente fustaie per la maggiore capacità di stoccaggio del carbonio rispetto ai cedui.
È importante sottolineare che, oltre ai dati sperimentali relativi all’incidenza degli inquinanti sui vegetali, sarebbe interessante osservare quali alterazioni si manifestano sui prodotti agroalimentari, purtroppo, al momento tali indicazioni non sono disponibili.

5. Misure di compensazione e mitigazione
Sulla base dei risultati di cui al paragrafo 4 e delle misure di compensazione e mitigazione che la società dichiara nel SIA di effettuare, vengono di seguito indicate alcuni suggerimenti a cui la Società potrà attenersi per la realizzazione dell’opera e per la futura gestione.
Le compensazioni possibili riguardo alla produzione di CO2 riguarderanno l’incremento e il miglioramento della superficie coltivabile esistente e della vegetazione boschiva e spontanea, mentre le mitigazioni possibili concerneranno l’estensione della superficie destinata a verde e le essenze da adoperare nel sito di ubicazione della centrale, nonché la loro relativa sistemazione ai fini di una maggiore riduzione dell’impatto visivo generato.
Compensazioni. Dovrebbero essere orientate a favorire l’incremento della fissazione di CO2, attuabile attraverso l’individuazione e acquisizione di suoli, eventualmente anche al di fuori dell’A.V. considerata nel presente studio, da destinare a:
1. coltivazione di piante C410;
2. favorire l’evoluzione spontanea della vegetazione in ex-coltivi e pascoli abbandonati, su suoli incolti o agricoli (con cambio di uso del suolo);
3. impianto di colture arboree a ciclo lungo e a rapido accrescimento, caratterizzate da una maggiore capacità di stoccaggio, destinate a legname da opera e non di combustione (es. arboricoltura da legno con noceto o ceraseto);
4. coltivazione di specie agrarie a maggiore capacità di assorbimento di CO2 (es. ulivo e vite);
Ancora, altre misure da adottare potrebbero essere:
5. contribuire a migliorare lo stato delle aree tutelate presenti attraverso accordi e iniziative con gli Enti gestori;
6. piantumazione di essenze forestali arboree autoctone, al fine di incrementare la superficie boschiva regionale esistente attraverso la costituzione di fustaie che possiedono una maggiore capacità di stoccaggio del carbonio rispetto ai cedui11;
7. attuare un continuo monitoraggio con campionamenti e analisi sui prodotti delle principali colture (oliveti, vigneti, frutteti, ortive e cerealicole) per valutare i principali effetti tossici diretti che un’esposizione cronica agli agenti inquinanti emessi dalla centrale potrebbe avere sulla qualità delle produzioni agricole locali. E’ noto, infatti, come gli effetti degli inquinanti atmosferici possono manifestarsi su organismi vegetali e animali, uomo incluso.
Per quanto attiene al punto 6), la gestione delle aree boschive generate potrebbe essere condotta direttamente dalla Società oppure affidata dalla stessa ad associazioni ambientaliste che potrebbero utilizzarle anche per iniziative di educazione ambientale. La Società acquista le aree e le piantuma, le gestisce per un numero limitato di anni e poi ne cede la proprietà al Comune. Successivamente il Comune dovrebbe vincolare le aree trasformandole in zone di compensazione con la dicitura “Destinazione speciale”, sulle quali varrà il vincolo alla non edificabilità. Il Comune a sua volta potrà cedere in gestione le aree ad associazioni ambientaliste riconosciute ed attive sul territorio da tempo. Per la realizzazione di quanto descritto la Società e il Comune potrebbero stipulare una Convenzione attraverso cui la Società si impegna, dopo aver ceduto l’area al Comune, a ripiantumare l’area ogni tot anni assumendosene gli oneri derivanti.
Mitigazioni. La superficie a verde erborato che la Società dichiara intendere realizzare nel SIA (pag. 87) è pari a 30.200 ettari (55.000 mq totali meno 24.800 mq circa di superfici coperte più asfaltate).
Nel SIA si fa presente che:
“l’area destinata a verde, avrà funzione di mascheramento e “filtro” percettivo tra l’area industriale e il contesto naturale circostante... ottenuto utilizzando principalmente una siepe difensiva (arbusti) e un tappeto erboso”.
“l’opera proposta non altera il paesaggio poiché l’impianto si inserisce in una zona industriale ASI, caratterizzata dalla presenza di altri impianti industriali produttivi. La sua collocazione periferica ne limita inoltre l’impatto dimensionale rispetto al contesto archiettonico globale”
“l’opera proposta non altera significativamente la qualità delle componenti ambientali vegetali e faunistiche”
E’ utile puntualizzare che la centrale turbogas è visivamente devastante e, pertanto, si ritiene opportuno creare un’area di interposizione ovvero di “cuscinetto” tra l’abitato e l’impianto, che funzionerebbe sia da compensazione che da mitigazione visiva.
Il posizionamento di alberi ad alto fusto lungo il perimetro dell’impianto, lontano da esso e vicino a chi guarda dalla principale viabilità esistente, in modo che da qualunque prospettiva si osservi la centrale questa sia ben nascosta alla visuale, è preferibile, pertanto, alla siepe proposta.



Campi elettromagnetici indotti e rumore


Campi elettromagnetici a bassa frequenza. Elettrodotto di collegamento alla RTN.

Il progetto prevede che la connessione della centrale alla RTN (Rete di Trasmissione Nazionale) avvenga, in base alle modalità stabilite con nota ufficiale dal GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale), con una nuova stazione di smistamento della RTN a 380 KV da inserire sulla linea a 380 KV “Foggia-Bari Ovest” di proprietà della società TERNA.
Sulla base di queste prescrizioni del GRTN, nel progetto si individua l’ubicazione della stazione di connessione alla RTN, in Loc. Trappeto del Principe (punto più vicino possibile alla centrale), nel comune di Palo del Colle. Una volta fissato il sito per la realizzazione della stazione di connessione alla RTN, è stato elaborato il tracciato dell’elettrodotto (riportato dei documenti come All. 5F “Elettrodotto a 380 KV di collegamento della centrale CCGT 800 MW di Energia SpA alla rete di trasmissione nazionale – Progetto Preliminare e Studio di Impatto Ambientale”) adottando i seguenti criteri:

limitare la lunghezza del tracciato, allo scopo di impegnare la minor porzione di territorio e per ridurre i costi di realizzazione (accorgimento abbastanza evidente dalla cartografia);
evitare o minimizzare l’interferenza con gli ambiti territoriali estesi e, in particolare, con aree di pregio naturalistico e paesaggistico (non posso esprimere valutazione perché non conosco il territorio circostante: nella relazione questo aspetto del tracciato viene chiaramente dato per effettivo). Devo comunque osservare che nella legislazione sui campi elettromagnetici la finalità è la tutela della popolazione; pertanto, nella mia analisi, si parlerà dei limiti di esposizione della popolazione;
utilizzare linee in cavo interrato per le aree urbanizzate limitando l’uso di tratti aerei alle zone agricole (questa indicazione è rispettata nel progetto).

In definitiva il tracciato dell’elettrodotto si sviluppa su 5.4 Km totali di percorso di cui i primi 3.3 Km in cavo (attraversamento zona con insediamenti civili industriali e artigianali) e gli ultimi 2.1 Km in aerea (attraversamento zona agricola).
Dal punto di vista dei campi elettromagnetici bisogna fare una osservazione preliminare e fondamentale: il progetto con i successivi elaborati datano al massimo marzo 2003: l’attuale legislazione sui campi elettromagnetici a frequenza industriale (elettrodotti – 50 Hz) è il DPCM 8 luglio 2003 che sostituisce il precedente DPCM del 23 aprile 1992, introducendo limiti più cautelativi per i valori di campo magnetico.
Tutta l’analisi riportata nella documentazione sulle emissioni dell’elettrodotto fa chiaramente riferimento ai limiti del DPCM allora in vigore non trovando incompatibilità di valori.
Tuttavia, poiché a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il testo del nuovo DPCM era già conosciuto dagli addetti ai lavori, nella documentazione vengono citati i nuovi limiti più bassi in procinto di entrare in vigore e, in particolare, l’obiettivo di qualità per i nuovi elettrodotti in aree dove la popolazione può soggiornare per più di quatto ore al giorno.
Tale valore nelle previsioni di progetto non viene comunque mai superato tranne che in due punti che riguardano il tracciato in cavo nella zona artigianale nel passaggio a pochi metri di distanza dal perimetro di un deposito agricolo e di un deposito all’aperto. Nella relazione viene riferito che questo valore superiore al futuro obiettivo di qualità è stimato al bordo di confine dei due depositi (4-5 mt di distanza dal tracciato) mentre alle distanze in cui si trovano gli uffici delle attività interessate (circa 20 mt) tali valori, ovviamente, scendono molto al di sotto anche dell’obiettivo di qualità previsto.
In definitiva , l’area in cui ci sarebbe il superamento dell’obiettivo di qualità non dovrebbe essere considerata come luogo in cui la popolazione presumibilmente soggiorna più di 4 ore (sono depositi all’aperto) e , quindi, non dovrebbe rientrare nella definizione dei luoghi tutelati dall’obiettivo di qualità. Faccio presente che se il luogo non si identifica come sopra, il limite non è più superato e diventa più di 10 volte superiore al valore stimato.
Tutte queste considerazioni riportate nella relazione sono sicuramente incontestabili così come la dichiarazione che le stime delle emissioni sono fatte in base alle ipotesi peggiori (calcoli cautelativi); ciò non toglie che alla luce della nuova legislazione, in mancanza di una dichiarazione dei titolari di attività dei depositi interessati e del comune competente riguardo alla circostanza che quelle aree sono “depositi all’aperto” e, pertanto, non vi è ipotesi di stazionamento della popolazione per più di 4 ore, quei valori potrebbero essere incompatibili con l’obiettivo di qualità.
A questo proposito, al fine di accertare la destinazione d’uso delle due aree interessate, è stata inoltrata ai comuni di Modugno e Bitonto una nota per conoscere il nome dei proprietari dei depositi e poter quindi acquisire le loro dichiarazioni sui tempi di permanenza all’interno delle aree di cui sopra; attualmente ha risposto solo il comune di Modugno che riferisce di non avere competenza territoriale essendo le ditte entrambe ubicate nel territorio del comune di Bitonto.


Rumore

Nel marzo 2006 è stato espresso un parere sul piano di monitoraggio presentato dalla società Energia come richiesto dall’Autorizzazione Unica rilasciata dal ministero delle attività produttive con decreto n. 55/09/2004 del 28 giugno 2004. Il parere prevedeva alcuni accorgimenti correttivi: si chiedeva una previsione del rispetto del criterio differenziale (sia diurno che notturno) e l’aggiunta di nuovi punti di misura; le richieste di Arpa sono state accolte dalla società che in data 3 agosto 2006 ha trasmesso nuova relazione di monitoraggio acustico ante operam recependo le indicazioni riportate nel parere.
Entrando nel merito del progetto e, in particolare, dell’integrazione al SIA del marzo 2003, non si evidenziano recettori sensibili nelle immediate vicinanze: “la SS 98 con i suoi insediamenti industriali e artigianali dista 1,2 km e le prime case abitate di Modugno si trovano a circa 2 Km”. Le isofone stimate con un modello basato sulle potenze nominali delle sorgenti e sulle distanze evidenziano che a circa 600 metri dal sito si hanno già emissioni inferiori a 45 dB(A) quindi inferiori ai limiti notturni di zona III (aree di tipo misto), mentre per gli stabilimenti adiacenti al sito si devono considerare i limiti delle zone esclusivamente industriali (senza differenze fra notturno e diurno e senza obbligo del rispetto del criterio differenziale), pari a 70 dB(A).
Inoltre, l’isofona dei 65 dB(A) ricade interamente all’interno del perimetro dell’impianto mentre a circa 1.5 Km dal sito è stimato un livello di emissione inferiore a 35 dB(A); tale livello di emissione acustica rende automaticamente verificato il rispetto del limite differenziale di immissione in quanto, ove il rumore residuo risultasse superiore a 35 dB(A) il differenziale risulterebbe inferiore a 3, ove invece il rumore residuo risultasse inferiore a 35 dB(A) varrebbero i criteri di esclusione del differenziale (art. 4, comma 2 DPCM 14.11.97) in quanto il rumore ambientale risulterebbe inferiore a 40 dB(A).
All’entrata a regime della centrale, particolare attenzione dovrà essere posta a periodici monitoraggi finalizzati al rispetto del criterio differenziale .
Non si evidenziano interazioni di rilievo con l’infrastruttura aeroportuale di Bari-Palese a causa di:

la distanza di circa 2 km;
l’analisi delle isofone del Sia;
l’orientamento della pista aeroportuale rispetto al sito ubicato lateralmente alla direzione di decollo- atterraggio.





















































Impiantistica proposta


Le Caratteristiche principali dei cicli combinati che costituiscono altrettanti punti di forza sono le seguenti.

1. Il costo/kW è circa la metà rispetto a quello di un ciclo Rankine grazie a:
- ridotte spese di personale, esercizio e manutenzione;
- migliore rendimento.
2. Il consumo specifico di materia prima è minore in riferimento ad altri cicli di combustione poichè:
- i gas di scarico sono rilasciati a valori di temperatura relativamente bassi;
- i rendimenti sono migliori (fino 60%);
3. Le caratteristiche termodinamiche sono ottime anche in impianti di dimensione ridotta.
4. Le caratteristiche dinamiche sono migliori grazie a:
- tempi di avviamento ridotti;
- possibilità di seguire le variazioni di carico con velocità fino a 4 volte superiori.
5. La maggiore flessibilità assicurata dalla consueta presenza di più gruppi
6. L’impatto ambientale è contenuto poiché generalmente:
- l’occupazione di superficie è limitata (indicativamente 450 m2/MW);
- il fabbisogno di raffreddamento è limitato;
- la combustione è priva di composti solforati ed è caratterizzata da una riduzione notevole di NOx (DNL)

Dall’analisi dello Studio di impatto Ambientale presentato dalla Proponente risulta mancante la seguente documentazione:

1. la descrizione della tecnologia e gli impianti previsti, ivi inclusi i layout di stabilimento e di processo;
2. la rappresentazione dei Sistemi di Sicurezza che saranno adottati (export dei risultati di Risk Analysis);
3. l’analisi dei Rischi d’Area, anche in riferimento alle Valutazioni di Rischio ai sensi del D.Lgs. 334/99;
4. la valutazione economica dell'intervento, anche in considerazione di un possibile utilizzo di tecnologie maggiormente sostenibili;
5. l’inquadramento dell'intervento nell'ambito del PEAR Regione Puglia;
6. Il bilancio dei flussi di massa globalmente stimato e per sezioni di processo, in considerazione della sopravvenuta normativa IPPC;
7. la descrizione delle fonti di approvvigionamento con particolare riferimento alla linea gas naturale;
8. una specifica descrizione impiantistica dei Sistemi di abbattimento delle polveri e dei relativi precursori anche utilizzando una metodologia previsionale di raffronto con la Centrale di Termoli, attualmente in esercizio.







Qualita’ dell’aria

1. PREMESSA

Tra gli impatti dovuti al funzionamento di un impianto quale la Centrale Termoelettrica in realizzazione da parte Sorgenia S.p.A. nel Comune di Modugno, i maggiori sono senza dubbio quelli a carico della matrice “aria”. È infatti attraverso le emissioni in atmosfera che gli impianti di produzione energetica apportano all’ambiente la quasi totalità del proprio carico inquinante.
È bene evidenziare da subito che, sebbene come in tutti i processi di combustione anche nelle centrali elettriche a ciclo combinato si generano emissioni inquinanti, la tecnologia di produzione di energia elettrica adottata in questa tipologia di centrali, oltre a consentire valori di rendimento elettrico decisamente elevati (fino a oltre il 55%) permette, a parità di potenza impegnata, emissioni apprezzabilmente inferiori delle centrali convenzionali.
Le centrali turbogas sono ritenute responsabili dell’emissione in atmosfera dei seguenti inquinanti: CO, NOx, particolato sottile (PM10, PM2,5), microinquinanti organici (principalmente formaldeide), idrocarburi, metano, metalli pesanti, IPA, COV.
Le misure disponibili delle emissioni a camino di questa tipologia di impianti sono ancora poche e spesso tra di loro in contrasto. Negli ultimi anni, in conseguenza del repentino incremento di centrali turbogas per i quali è stata autorizzata la realizzazione, si è acceso a livello nazionale un vivace dibattito sull’effettiva portata delle loro emissioni in atmosfera. Carenza di misure sperimentali, erronea interpretazione dei dati di letteratura e studi di impatto ambientale sovente incompleti o approssimativi hanno generato confusione e allarme nella popolazione. Uno scontro fondato più su posizioni preconcette che sullo studio di dati tecnici ha di fatto distolto l’attenzione dalla reale comprensione del fenomeno, dalla ricerca delle migliori tecnologie di abbattimento delle emissioni da adottare e dallo studio delle misure di compensazione da attuare. Quest’ultimo elemento riveste un’importanza cruciale. Detto e ormai riconosciuto che le emissioni inquinanti delle centrali turbogas non sono nulle e che oggi è possibile stimarne con sufficiente precisione la portata, appare necessario prevedere pacchetti di compensazione per sottrarre dal carico inquinante complessivo dell’area in cui ricade la centrale una quantità almeno pari a quello che la centrale immetterà in atmosfera. Queste misure di “risarcimento ambientale”, da attuare da parte del proponente l’impianto, rappresentano uno strumento efficace di sostenibilità ambientale e andrebbero quindi previste in ogni iter autorizzativo, come condizione pregiudiziale per la realizzazione dell’impianto.
Un discorso a parte meritano le emissioni di CO2: centrali turbogas della taglia di quella in costruzione nel comune di Modugno generano grandi quantità di questo gas, primo responsabile del riscaldamento globale del pianeta. Sebbene gli effetti di questa cospicua emissione non incidano in maniera diretta nell’area dell’impianto, come invece accade per gli altri inquinanti, è auspicabile prevedere anche in questo caso misure di compensazione per sottrarre al bilancio complessivo delle emissioni la stessa quantità di CO2 aggiunta dal funzionamento della centrale, secondo i principi di responsabilità e precauzione che dovrebbero accompagnare la realizzazione di ogni nuovo intervento sul territorio.


2. OSSERVAZIONI AL SIA E OTTEMPERANZA ALLE PRESCRIZIONI DEL DECRETO AUTORIZZATIVO

La costruzione della Centrale Sorgenia è stata autorizzata con Decreto del Ministero della Attività Produttive n. 55/09/2004 del 28/06/2004 e con Decreto di compatibilità ambientale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del 06/04/04, i quali hanno fatto seguito al parere positivo, con prescrizioni, n. 526 in data 19/06/03, espresso dalla Commissione VIA nazionale.
Il Decreto VIA prescrive, in merito al monitoraggio della qualità dell’aria nell’area circostante la CCGT di Energia Modugno, l’installazione e l’esercizio di almeno due stazioni fisse di monitoraggio della qualità dell’aria, a cura del Proponente e in accordo con le Autorità locali e le relative strutture competenti (ARPA Puglia), che effettuino misurazioni in continuo ed in automatico almeno dei seguenti inquinanti: NOx (NO e NO2), CO, PM10, PM2,5, idrocarburi metanici e non metanici, O3; prescrive, altresì, fermo restando gli accordi con le predette Autorità competenti, la localizzazione delle stazioni di monitoraggio in corrispondenza dei ricettori sensibili e dei punti di massima ricaduta ricavati da modelli di simulazione della dispersione degli inquinanti in atmosfera; reputa, inoltre, opportuno installarne una nel centro abitato di Modugno ed una nell’abitato di Palo del Colle.
Quanto alle prescrizioni autorizzative che coinvolgono direttamente l’Agenzia, nel corso del 2006 la stessa ha proceduto, come prescritto al punto 4 dell’autorizzazione, a concordare con la ditta Sorgenia i siti ove collocare 2 centraline in postazione fissa per la rilevazione della qualità dell’aria previste nell’area intorno alla costruenda centrale e a effettuare, come avviene ad oggi, la validazione dei dati prodotti da tali centraline, prima e dopo l’attivazione dell’impianto.
Nonostante la documentazione di riferimento fosse stata oggetto di analisi da parte delle autorità competenti durante il procedimento autorizzativo, ARPA ha ritenuto opportuno un approfondimento dell'analisi delle ricadute per meglio ubicare le stazioni di monitoraggio anche ai sensi del decreto autorizzativo in cui si riporta che “almeno due stazioni saranno preferibilmente installate in corrispondenza dei ricettori sensibili e dei punti di massima ricaduta ricavati dal modello di massima ricaduta ricavati dal modello di simulazione di dispersione degli inquinanti in atmosfera”.
L’Agenzia ha analizzato la sezione dello Studio di Impatto Ambientale relativa ai Dati meteorologici (par.4.7) e alle Emissioni/Immissioni in atmosfera (par. 5.1.2), in cui si rappresenta anche l'applicazione del modello di dispersione degli inquinanti ISC3, oltre al Progetto Preliminare (par. 2.5 Dati meteorologici e par. 7 Interazione con l'ambiente).
Dalla lettura dell'allegato 9 del SIA “Valutazione immissioni al suolo” si è evidenziata l’incongruenza tra le aree di massima ricaduta degli inquinanti emessi dall’impianto in atmosfera riportate e le caratteristiche dei venti dell'area d’interesse.
Si è ritenuto quindi necessario approfondire l'analisi delle effettive aree di massima ricaduta degli inquinanti previste dal modello gaussiano EPA ISC3 utilizzato nel SIA sulla base dei dati meteorologici riportati, giungendo alla conclusione che le due aree fossero poste in realtà a 180° rispetto a quelle indicate originariamente nel SIA.
Nel mese di luglio ’06 ARPA ha trasmesso a Sorgenia S.p.A. alcune puntuali osservazioni alle quali seguirono, da parte del Proponente, integrazioni in merito a elementi del SIA e incompleti o poco chiari.
Chiariti i punti mancanti nel SIA e verificata la congruenza tra dati di input al modello e aree di ricaduta stimate, nel corso di incontri tra tecnici di ARPA e di Sorgenia, sono stati definiti il corretto posizionamento delle due stazioni e il dettagliato allestimento strumentale di tutte le 6 cabine fisse previste. I due siti sono stati successivamente ricercati nel corso di sopralluoghi svolti da tecnici ARPA all’interno delle reali aree di massima ricaduta, al fine di verificarne la rispondenza ai requisiti fissati dalla normativa vigente.
Concordati i due siti di monitoraggio, sono stati installati due mezzi mobili per conto di Sorgenia S.p.A.: il 27 febbraio ’07 dalla Saras Tecnologie presso il sito chiamato ENERGIA1 (presso pozzo n. 4 AQP in agro di Bitonto, denominata “AQP”) e in data I marzo ’07 dalla Orion s.r.l. in prossimità del sito indicato come ENERGIA2 (presso sede Assessorato Regionale Ecologia – Modugno Z.I., denominato “Ambiente”).
Il I marzo ‘07 è stato installato il centro di raccolta dati presso il CED ARPA al 1° piano della sede in corso Trieste 27; il server che consente di ricevere i dati grezzi da sottoporre a procedure di validazione provenienti dalle centraline fisse risulta attivo.
In data 06 marzo ‘07 è stata sottoscritta tra ARPA Puglia e Energia Modugno S.p.A. la “CONVENZIONE PER L’UTILIZZAZIONE E LA GESTIONE DELLE CENTRALINE PER IL MONITORAGGIO DELL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO A SERVIZIO DELLA CENTRALE TERMOELETTRICA DI ENERGIA MODUGNO S.p.A.” nella quale si definiscono i termini della gestione della rete di monitoraggio in oggetto, concessa in comodato d’uso gratuito ad ARPA.
Entrate in servizio il 6 aprile ‘07 le 2 stazioni fisse di monitoraggio (come da report tecnico della ditta Orion s.r.l. allegato), i mezzi mobili sono stati dismessi e i dati validati dalle rispettive ditte fornitrici dei mezzi (Saras Tecnologie e Orion). I primi dati presenti nel database delle stazioni fisse risalgono alla data del 7 aprile ’07; le due centraline sono attualmente in funzione.
Tra gli atti trasmessi a questa Agenzia da Sorgenia vi è anche la Specifica tecnica con la “Richiesta di offerta per la rete di monitoraggio della qualità dell’aria da installare presso l’area industriale di Modugno (BA)”, inerente l’offerta tecnico-economica che ha elaborato la stessa Ditta per una rete di monitoraggio ambientale composta da 6 centraline. Tale specifica tecnica è stata sottoposta al parere dei tecnici di questa Agenzia competenti in materia di qualità dell’aria al fine di definire il definitivo allestimento di ogni cabina con analizzatori per misurare le concentrazioni di inquinanti aerodispersi e sensori meteo.
La manutenzione ordinaria e straordinaria della rete è stata affidata dalla ditta Sorgenia alla società Orion; a questa Agenzia sono stati trasmessi i verbali di avvenuta installazione, in data 4, 5 e 6 aprile ’07, delle prime due centraline fisse di monitoraggio di qualità dell’aria, denominate ENERGIA1 e ENERGIA2, come da convenzione ARPA - Energia Modugno.
In data 24 aprile ’07, i tecnici di ARPA addetti alla validazione dei dati di qualità dell’aria hanno seguito un corso tenuto dall’ing. Pietro Perna di Orion, avente ad oggetto l’utilizzo del software EDA-C di gestione del sistema di acquisizione ed elaborazioni dati (modalità di connessione in remoto al software periferico di cabina per la gestione e la verifica degli analizzatori; lo scarico dei dati dalla cabina al centro raccolta dati; le elaborazioni grafiche e tabellari dei dati).
Il 9 maggio 2007, a dar seguito alle attività previste dalla Convenzione sottoscritta tra ARPA Puglia ed Energia Modugno per l’utilizzazione delle stazioni fisse di monitoraggio della qualità dell’aria, si è effettuato un sopralluogo presso le due centraline attive, di cui ARPA detiene le chiavi. E’ stato redatto il verbale delle operazioni e pertanto si individua nel 9 maggio u.s. la data di presa in carico delle cabine stesse, con la consegna delle chiavi; ARPA ne ha assunto in qualità di gestore la piena titolarità. In quella sede si è preso atto di come siano equipaggiate le due stazioni fisse, verificando che fossero allestite come era stato concordato in precedenza; l’attività di validazione dei dati di qualità dell’aria da parte dei tecnici ARPA si considera perciò a partire dalla data del 9 maggio 2007.
Al momento della redazione del presente documento, sono in fase di installazione le altre 4 stazioni fisse (denominate Energia 3, 4, 5 e 6) previste in alcuni comuni nell’area circostante: nel centro abitato di Bitonto (BA), nel centro abitato di Palo del Colle (BA), nel centro abitato di Modugno, all’interno dell’Ospedale S. Paolo di Bari.
La dotazione delle centraline prescritta dal Decreto MAP e concordata con ARPA è la seguente:

Parametri monitorati
NOx
CO
O3
IDROC.
PM10
PM2,5
METEO
VSON
Energia 1
X
X
X
X
X
X
X
X
Energia 2
X
X
X
X
X
X
X
-
Energia 3
X
X
-
-
X1
-
-
-
Energia 4
X
X
-
-
X1
-
-
-
Energia 5
X
X
-
-
-
-
-
-
Energia 6
X
X
-
-
-
-
-
-
Nota 1 – gli analizzatori di PM10 ubicati nelle stazioni Energia 3 e 4 possono essere spostati su richiesta di ARPA e delle autorità locali sulle stazioni Energia 5 e 6.
Tabella 1: dotazione strumentale cabine di monitoraggio


2.1 Ulteriori criticità contenute nel SIA
il modello utilizzato per stimare le ricadute al suolo delle emissioni in atmosfera è l’ISC3 (Industrial Source Complex) che ad oggi non è più considerato come modello di riferimento EPA, ed è stato sostituito con AERMOD (definito ad oggi dall’EPA “the preferred regulatory model);
È stata considerata un’eccessiva altezza dello strato limite di rimescolamento (PBL=2500 m è valore non realistico per la simulazione si è adottato 100-1100 m);
Viene ipotizzato un fattore di utilizzo annuo della centrale del 92,5%, pari a 8103 h/a (cfr. par 3.3.1.2.1). Di questo dato, fondamentale per il calcolo delle quantità di inquinanti/anno emesse, non viene specificato il modo in cui è stato calcolato. In altri punti del SIA, invece, si fa riferimento alla produzione di 750 Mwe per un funzionamento pari a 8000 ore all’anno.
Non sono stimate nel progetto della CCGT le emissioni dei seguenti inquinanti: Ammoniaca, Formaldeide, Metano, Idrocarburi Totali, Composti Organici Volatili, Metalli, IPA.
3. EMISSIONI IN ATMOSFERA

3.1 Emissioni in atmosfera nell’area circostante la CCTG
Per valutare l’entità dell’impatto sull’atmosfera della Centrale è opportuno rapportarne le emissioni di sostanze inquinanti stimate con quelle nell’area di insediamento dell’impianto preesistenti all’accensione della medesima. Questo confronto è stato effettuato con i dati ricavati dall’Inventario Regionale delle Emissioni, elaborato ai fini della redazione del Piano Regionale di Qualità dell’Aria della regione Puglia.
L’Inventario è stato redatto seguendo la metodologia CORINAIR (COoRdination INformation AIR, è un progetto nato dalla Comunità Europea al fine di raccogliere ed organizzare informazioni sulle emissioni in atmosfera in base alla codifica SNAP che classifica tutte le attività antropiche e naturali che possono dare origini a emissioni in atmosfera ripartendole in undici macrosettori) secondo quanto dettato dalle linee guida APAT.
La metodologia prevede due tipologie di approccio: il bottom up che consiste nell’analisi delle singole sorgenti con l’acquisizione di informazioni dettagliate e il top down che prevede la ripartizione su scala locale delle emissioni note su vasta scala avvalendosi di variabili surrogato (proxy). Dal momento che entrambi gli approcci presentano degli svantaggi (molto dispendioso il bottom up e troppo approssimato il top down per il livello locale), per il lavoro in questione è stato utilizzato l’approccio misto. In particolare si è deciso di applicare l’approccio bottom up essenzialmente al comparto industriale, realizzando un censimento degli impianti a maggior impatto emissivo insediati sul territorio regionale.
Gli 11 macrosettori nei quali vengono ripartite le emissioni sono i seguenti:
Macrosettore 1 – produzione di energia
Macrosettore 2 – impianti di combustione non industriale
Macrosettore 3 – combustione nell’industria
Macrosettore 4 – processi produttivi
Macrosettore 5 – estrazione e distribuzione di combustibili
Macrosettore 6 – uso di solventi
Macrosettore 7 – trasporto su strada
Macrosettore 8 – altre sorgenti mobili e macchinari
Macrosettore 9 – trattamento e smaltimento dei rifiuti
Macrosettore 10 – agricoltura
Macrosettore 11 – altre sorgenti e assorbimenti
La tabella che segue riporta il confronto tra le emissioni totali annue stimate per l’anno 2005 dall’Inventario nei comuni rientranti nel raggio di 10 km dal sito dell’impianto e quelle stimate per la Centrale sulla base delle dichiarazioni del proponente. Gli inquinanti presi in considerazione sono: CO, NOx, CO2 e PTS, cioè quelli per i quali erano disponibili sia i dati dell’inventario che quelli forniti da Sorgenia per la Centrale. Si evidenzia il contributo di CO2 pari al totale delle emissioni di Bari città. Dai dati forniti da Sorgenia nel SIA si stima quindi una produzione annua di CO2 pari a 2187 Kt.





Tabella 2: emissioni anno 2005
Da questo raffronto si evidenzia che l’impatto più rilevante dovuto all’accensione della Centrale è quello relativo alla CO2: l’emissione stimata dal medesimo proponente Sorgenia S.p.A. è sostanzialmente pari alle emissioni totali della città di Bari. Meno rilevante, ma solo in termini relativi, sono le emissioni di NOx e di polveri.


3.2 Emissioni in atmosfera delle centrali termiche a gas naturale
E’ ancora diffusa e in certi casi ardua da rimuovere la convinzione che la combustione di gas naturale (erroneamente confuso con il metano, CH4) produca nei fumi unicamente acqua e anidride carbonica; tale convinzione trae origine dalla reazione "stechiometrica" fra metano e ossigeno. La combustione reale fra gas naturale e il comburente aria produce invece diverse sostanze.


3.2.1 Ossidi di Azoto
La prima famiglia di sostanze prodotte è quella degli ossidi di azoto (principalmente NO, destinato a trasformarsi rapidamente in NO2). In una centrale termoelettrica (CTE) a ciclo combinato sono impiegati circa 30 volumi d’aria per ogni volume di gas naturale utilizzato, per cui vi è, rispetto alle tradizionali CTE, una ben più grande produzione di fumi. Il prodotto fra la modesta concentrazione di ossidi di azoto e il notevole volume di fumi prodotto nell’unità di tempo produce una quantità di ossidi di azoto che può avere un impatto rilevante, sia per sé che come precursore della formazione di inquinanti secondari, come Ozono (O3) a seguito di alcune reazioni fotochimiche che avvengono in atmosfera.
Successivamente si consideri la produzione di particolato: "La combustione del gas naturale produce particolato fine ed ultrafine, primario e secondario,[…] Nei progetti italiani per nuove centrali turbogas, anche già autorizzati dal Ministero, non si fa riferimento alla produzione di questi pericolosi inquinanti. I nuovi impianti brucerebbero miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi rispetto agli attuali consumi e la produzione di particolato sarebbe tutt’altro che irrilevante." (Armaroli e Po, 2003b). Inoltre: "Da un punto di vista ambientale la tecnologia a ciclo combinato a gas naturale è una valida scelta per la riconversione di vecchie centrali ad olio combustibile o a carbone. Le emissioni di gas serra ed inquinanti sono comunque tutt’altro che trascurabili, e includono rilevanti quantità di polveri fini. Nel caso di nuovi impianti di grandi dimensioni, l’autorizzazione andrebbe concessa con cautela ed in presenza di adeguate misure compensative sulla qualità dell’aria…".(Armaroli e Po, 2003a)
Questi articoli hanno innescato una sequela di discussioni, avendo sollevato il velo su ciò che all'estero (US-EPA, 2000)12 non si metterebbe neanche in discussione: la combustione di gas naturale produce particolato (PM), (D'Alessio et al., 2005, con particolare enfasi sulle nanoparticelle e una review degli effetti sanitari e climatici) e composti precursori della formazione in atmosfera di particolato secondario e ozono.
Dunque, e soprattutto per le aree di crisi ambientale, l’installazione di nuove (o il ripotenziamento di preesistenti) CTE dovrebbe essere valutato con grande accuratezza.


3.2.2 Il problema del particolato
Ormai si può considerare superata la fase iniziale della vicenda della proliferazione dei progetti di CTE turbogas (e relative Valutazioni di Impatto Ambientale), durante la quale si licenziavano i singoli impianti turbogas presentando, alla voce emissione di PM in fase di esercizio, un filosofico "0". Esiste tuttora un vivace dibattito sulla natura e quantità di particolato emesso.
In generale, si intende con il temine di “materiale particolato”, in inglese “Particulate Matter” (PM) un insieme di particelle, originate da vari tipi di sorgenti (antropiche, naturali, convogliate, diffuse) e/o processi (lavorazioni meccaniche, combustioni, ecc.) le quali, per le loro dimensioni (molto inferiori al millimetro) hanno la caratteristica di rimanere “aerodisperse”, cioè sospese nell’atmosfera, in quanto il tempo di sedimentazione di tali particelle in aria è sufficientemente lungo da permettere di considerarle come componenti “durevoli” dell’atmosfera stessa.
La principale caratteristica che governa il comportamento dinamico di un materiale particolato nell’aria è, appunto, la dimensione delle particelle, che può essere trattata in modo statistico sia per quanto riguarda le dimensioni (la cui distribuzione forma lo “spettro granulometrico”) che la forma (per semplicità di trattazione, si definisce “diametro aerodinamico” di una particella il diametro di una sferetta che, immersa nel medesimo fluido, abbia una uguale velocità di sedimentazione).
La dimensione ha, anche, fondamentale importanza nel campo dei possibili effetti di un materiale particellare sulla salute umana. Infatti, la penetrazione nell’albero respiratorio è tanto più profonda quanto più è piccolo il diametro di una particella, risultando progressivamente inefficaci i naturali mezzi di protezione dell’organismo (muchi, ciglia vibratili, ecc.).
In igiene industriale (ovvero, fondamentalmente, per ambienti di lavoro/indoor), sono state così definite le frazioni:
“inalabile”, come la massa delle particelle aerodisperse che si depositano in qualsiasi tratto delle vie respiratorie;
“toracica”, come la massa delle particelle che si depositano entro le vie respiratorie polmonari e la regione di scambio gassoso;
“respirabile”, come la massa delle particelle che si depositano nella regione di scambio gassoso.
Nel campo ambientale/atmosferico, si sono invece definite le frazioni granulometriche:
PM10 come la massa delle particelle raccolte con un’efficienza del 50% in corrispondenza del diametro aerodinamico di 10 µm;
PM2,5 come la massa delle particelle raccolte con un’efficienza del 50% in corrispondenza del diametro aerodinamico di 2,5 µm.
Per stabilire un legame tra le due diverse classificazioni, si può dire che il PM10 corrisponda, grosso modo, alle particelle toraciche e il PM2,5 alle particelle respirabili.
L’intera massa delle particelle collezionabili da un volume di aria si definisce PTS (Particelle Totali Sospese).
Una distinzione doverosa è fra PM primario (formatosi entro l'impianto e rilevabile ai camini o immediatamente all'esterno, emesso tal quale) e secondario. Il PM secondario deriva da altri inquinanti emessi o presenti in atmosfera, attraverso un processo di riarrangiamento chimico (ad esempio formazione di particelle di nitrato e solfato di ammonio da NOx, SOx e NH3); tale frazione ha, quindi, una relazione meno diretta (sia dal punto di vista causale che temporale) con le sorgenti inquinanti presenti in un dato territorio.
Studi teorico/pratici sulla chimica e chimico-fisica del materiale particolato in atmosfera mostrano la possibile presenza di tre popolazioni, legate a differenti meccanismi di formazione:
“grossolana” (“coarse”), con massimo di distribuzione intorno ai 10 µm;
“fine”, con distribuzione dimensionale da 2,5 µm a 0,1 µm;
“ultrafine”, con dimensioni sotto 0,1 µm.
In generale, le particelle “coarse” derivano da processi meccanici di frammentazione e contengono, quindi, prevalentemente elementi “crostali” (Ca, Al, Fe, Si) o legati all’aerosol marino (Na, Cl, Mg).
Nella frazione “fine” si concentrano i prodotti di reazione dei gas acidi (nitrati, solfati, ammonio); la frazione “ultrafine” appare direttamente correlata con processi termici e combustivi, con presenza di metalli pesanti e carbonio, sia inorganico (particelle carboniose) che organico (in particolare: IPA).
Ciascuna popolazione ha, inoltre, diverso tempo di permanenza in atmosfera, a causa di meccanismi di sedimentazione (particelle grossolane) e di aggregazione (particelle ultrafini) che diminuiscono la vita media di tali frazioni.
Ciò che appare fondamentale per la frazione “ultrafine” del particolato è l’aumento, a parità di massa, del numero e la superficie delle particelle, che ne caratterizza in modo fondamentale l’attività chimica e biologica. Si consideri che, ad esempio, per ottenere una concentrazione (in massa) di 10 µg/m3 di particelle aventi il diametro di 2 µm è sufficiente un numero di 1,2 particelle per ml di aria, e la superficie totale delle particelle è di 24 µm2/ml; la stessa massa aerodispersa richiede 2,4 milioni di particelle di 20 nm di diametro, con una superficie complessiva di 3016 µm2/ml.
Emerge dai più recenti studi che particelle, anche della stessa composizione, esercitano differente azione tossicologica su vari apparati, anche a parità di massa aerodispersa e di composizione chimica, in funzione del loro numero e – conseguentemente – della superficie complessiva con cui, una volta entrate nell’organismo, interagiscono con i vari apparati.
L’esposizione a particelle fini e, in particolar modo, ultrafini, viene connessa all’insorgenza di patologie polmonari, a morbidità e mortalità cardiovascolare, acuta e cronica, all’insorgenza di patologie asmatiche nei bambini, a disturbi della coagulazione, attraverso all’interazione con le cellule polmonari e ad un meccanismo di stress ossidativo e pro-infiammatorio.

Sul PM primario emesso da Centrali turbogas si registrano misure e stime (in t/anno) che variano anche per ordine di grandezza: 100 (Allegrini, 2004; Macchi, 2004); 101 (ARPA-ER, 2003), 102 (Armaroli e Po, 2003a,b). Tale incertezza e variabilità è in parte dovuta al fatto che venga o meno considerata e/o misurata la frazione "condensabile" del PM primario, che può consistere in una percentuale fra il 10% e il 90% del PM primario (Corio e Sherwell, 2000). Sono decisive a riguardo anche le condizioni di esercizio dell'impianto. Ma una valutazione reale dell'impatto su un ambiente già compromesso non può eludere l'emissione di migliaia di t/anno di ossidi di azoto (NOx) in grado, nelle favorevoli condizioni meteorologiche e climatiche, di trasformarsi (il problema è: dove) in PM secondario (de Leeuw, 2002) di misura inferiore ai 2.5 micron di diametro e perciò pericolosi per la salute. Una proiezione desunta dalla letteratura (Stockwell et al., 2000) induce a stimare che 1600 t/anno di NOx (previste per un impianto di potenza attorno a 800MW in funzione 8000 ore all’anno, che presenti nei fumi una concentrazione di NOx pari a 50 mg/Nm3) emesse, possano produrre 900  200 t/anno di PM secondario. Non a caso in California le norme prevedono una drastica riduzione delle emissioni di NOx (almeno dieci volte inferiori a quelle consentite in Italia) per evitare le criticità dell'inquinamento secondario (PM e ozono, si veda oltre).
Una rapida stima delle esternalità economiche sanitarie delle emissioni primarie e secondarie da una turbogas da 800 MW, fatta utilizzando un database sviluppato dal Dipartimento Ambiente della Commissione Europea (BeTa, 2002), conduce ad una cifra pari a 12 milioni di Euro all'anno.
La discussione sulla dimensione del particolato (PM10, PM2.5, PM1, …) relativamente a fonti di emissione, trasporto, trasformazione chimico-fisica, sistemi di misura, richiederebbe molto spazio. Zanini (2004) ribadisce tra l'altro l'importanza di una valutazione di impatto strategica non limitata al singolo impianto, e la lacuna di informazione sul PM2.5 che dovrebbe essere monitorato per meglio agire verso un miglioramento della situazione, come peraltro la Comunità Europea si sta apprestando a prescrivere.
E’ possibile, comunque, riportare ciò che è presente in letteratura a seguito di stime basate sui fattori di emissione per il particolato totale e le frazioni PM10 e PM2,5 che consentono di calcolare la possibile emissione di particelle da parte della costruenda centrale termoelettrica turbogas a ciclo combinato di Modugno:

Potenza complessiva centrale (MW)
Fattore di emissione PM2.5
(g/GJ)
Emissione massiva PM2.5 (g/sec)
Emissione massiva PM2.5 (g/h)
Emissione massiva PM2.5 (Kg/anno)
760
0,9
*
0,7
2462
21571
* EMEP/CORINAIR Emission Inventory Guidebook - 2006

I dati di impianto inclusi nello studio di impatto ambientale per la stessa centrale fanno, invece, calcolare i seguenti fattori emissivi:
Portata compless. fumi (Nm3/sec)
Concentrazione PM nei fumi (mg/Nm3)
Emissione massiva PM (g/sec)
Emissione massiva PM (g/h)
Emissione massiva PM (Kg/anno)
1013
2,0
**
2
7200
63072
** Studio di Impatto Ambientale - Energia Modugno - 2002

Tali ultimi calcoli riguardano, in effetti, il particolato totale (che, peraltro, per questa tipologia di sorgenti emissive è costituito prevalentemente da PM2,5).

I quantitativi di particolato emesso, sopra valutati, possono essere rapportati con il bilancio emissivo delle polveri, contenuto nell’Inventario delle Emissioni della Regione Puglia, per quanto riguarda il Macrosettore 1 (Produzione di energia) e la Provincia di Bari.


Tabella 3: emissioni di polveri – anno 2005
Le emissioni complessive del settore energetico in Provincia di Bari per l’anno 2005 (51,6 tonnellate/anno di PM) possono essere così confrontate con le emissioni della nuova centrale di Modugno, valutate sulla base dei fattori EMEP-CORINAIR 2006 (21,6 tonnellate/anno di PM2,5) o previste dal S.I.A. (63,1 tonnellate/anno di PM).


3.2.3 Ozono
Se le condizioni invernali sono favorevoli alla formazione di PM secondario, quelle estive lo sono per la formazione di ozono alla superficie terrestre, a partire da precursori emessi principalmente da traffico veicolare e CTE (in estate i sistemi di riscaldamento domestico sono spenti). In concomitanza con l'onda di calore dell'estate 2003, tra le molte stime di eccesso di decessi dovuti alle particolari condizioni ambientali, alcune (Fischer et al., 2004) sono state in grado di stimare il contributo imputabile all'ozono (circa 1400 decessi in Olanda tra giugno ed agosto 2003). Per una recente e più completa valutazione del problema dell’impatto sanitario dell’ozono, si veda Gryparis et al. (2004).


3.2.4 Composti Organici Volatili e formaldeide
Pur non essendo in massa fra i principali composti emessi ai camini, questa famiglia di inquinanti riveste interesse sia per la precauzione che riguarda il principale di essi (formaldeide, HCHO) sia per il ruolo di precursore di trasformazioni chimiche secondarie nel dominio di interesse di ricadute degli inquinanti.


NOTE: Prima colonna: libbre per unità di energia in input (milioni di unità termiche britanniche; seconda colonna: speciazione relativa; terza colonna grammi al secondo per una turbogas da 800MW, imponendo un consumo di un miliardo di metricubi di gas naturale per 8000 ore di esercizio

Tabella 4: Fattori di emissione dei COV secondo US-EPA, 2000



3.2.5 Confronto delle emissioni atmosferiche prodotte da centrali a gas naturale e centrali a olio
Al fine di poter effettuare un breve confronto delle emissioni prodotte da una centrale alimentata a gas naturale e una a olio combustibile, si riporta di seguito un breve estratto dalla pubblicazione di Daniele Fraternali e Olga Selmi, “Le emissioni di polveri e altri inquinanti da centrali turbogas a ciclo combinato alimentate a gas naturale: analisi comparata con le emissioni di impianti termoelettrici a olio combustibile di piccola taglia”.
















Le emissioni di particolato sottile sono suddivise in due parti, il particolato filtrabile rilevabile nei fumi mediante prelievi su filtro e il particolato condensabile, che non si presenta solida nelle condizioni di prelievo al camino ma si trasforma in particolato (sottile) una volta portata a temperatura ambiente.
Nelle centrali a turbogas predomina il condensabile rispetto al filtrabile in controtendenza rispetto alle centrali ad olio.
Al ciclo combinato a metano compete un’emissione specifica leggermente maggiore di idrocarburi reattivi, tra cui in particolare, la formaldeide che si forma (secondo l’US-EPA) per elevate temperature che si verificano nei turbogas.
Per i metalli pesanti non si evidenziano elementi prevalenti rispetto ad altri, trattandosi in genere di elementi presenti in tracce nel pulviscolo trascinato durante la fase di estrazione del gas e trasporto nei metanodotti e comunque in quantità minore rispetto alle emissioni delle centrali ad olio.

I pochi dati sperimentali presenti ad oggi derivanti dai rilievi effettuati alle emissioni in atmosfera di alcuni micro e macro-inquinanti presso altre centrali termoelettriche alimentate a gas naturale di stessa tipologia della CCGT in studio, confrontati con quelli dichiarati da Energia Modugno, hanno permesso di elaborare la tabella 5.
Raffrontando le concentrazioni degli inquinanti rilevate nelle emissioni, considerando per tutte un funzionamento pari a 8000 h l’anno, al fine di uniformare il tipo di elaborazione e garantire un confronto significativo, si può affermare che nel SIA sono stati indicati valori piuttosto realistici per NOx, PTS, CO.
Non sono per nulla stimate nello studio progettuale, inoltre, le emissioni dei seguenti inquinanti: Ammoniaca, Formaldeide, Metano, Idrocarburi Totali, Composti Organici Volatili, Metalli.
Non sono stati dichiarati, inoltre, gli eventuali microinquinanti emessi. Ad oggi sono presenti pochi dati sperimentali relativi a questi inquinanti.


Tabella 5: Confronto delle concentrazioni degli inquinanti nelle emissioni di centrali alimentate a gas naturale (8000 h)


3.3 Emissioni in atmosfera autorizzate per la CCTG Energia Modugno
Il decreto di autorizzazione unica 55/09/2004 del 28/06/04 del Ministero delle Attività Produttive per Energia Modugno S.p.A. prevede:
l’obbligo di rispettare i limiti di concentrazione per NOx e CO indicati nello stesso;
l’installazione di un S.M.E. a camino in continuo per O2, NOx, CO2, CO, SO2.
Il suddetto decreto autorizzativo, a seguito delle prescrizioni del Ministero della Salute, per gli Ossidi di azoto (espresso come NO2) prescrive il limite di 30 mg/Nm3, “inteso quale valore medio e riferito ad una concentrazione del 15% di O2 nei fumi anidri”.
“Stante la dichiarata impossibilità da parte di Energia Modugno di adempiere al rispetto immediato di tale valore limite, sino alla prima revisione straordinaria dell’impianto il valore limite di riferimento è di 40 mg/Nm3, sempre inteso come valore medio orario. Per i primi sei mesi successivi alla messa in esercizio e la prima revisione straordinaria, viene presa come riferimento la media giornaliera dei valori di emissione. Il limite per l’NOx si intende rispettato se la media delle concentrazioni rilevate nell’arco di un’ora è inferiore o uguale al limite stesso. Per il periodo di collaudo ed avviamento della durata massima di sei mesi, a decorrere dalla comunicazione di cui all’art. 8 del DPR 203/88, i predetti limiti possono essere riferiti ad una media giornaliera.”
La prescrizione definitiva per le emissioni in atmosfera di CO indica che non deve essere superato il valore massimo come media oraria, riferito ad una concentrazione del 15% di O2 nei fumi anidri, pari a 30 mg/Nm3.
I valori limite di concentrazione nelle emissioni in atmosfera per l’NOx e il CO, come da decreto MAP n. 55/09/2004, sono riassunti in tabella 6.
Per l’abbattimento delle emissioni di NOx per l’impianto è previsto l’uso della tecnologia Dry Low NOx.

INQUINANTE
(MASSIMO MEDIA ORARIA rif. 15% di O2)
VALORE LIMITE DI EMISSIONI IN ATMOSFERA COME DA DECRETO MAP 55/09/04
NOx
30 mg/Nm3
CO
30 mg/Nm3
SO2
/
PM10
/
NH3
/
Tabella 6. – Valori limite alle Emissioni prescritti per Energia Modugno


3.4 Emissioni dell’inceneritore CDR
In questo paragrafo si riportano gli elementi utili a stimare le emissioni di un secondo impianto termoelettrico progettato nell’area, di potenza notevolmente inferiore e che utilizza da progetto combustibile derivato da rifiuti. Si tratta dunque di una centrale di tecnologia completamente differente, con tecnologie di limitazione all’emissione in aria di inquinanti dedicate alla riduzione degli ossidi di azoto, di zolfo, e delle polveri.
La fonte utilizzata per le caratteristiche fisiche del camino e i fattori di emissione sono lo Studio di Impatto Ambientale presentato dal proponente; i valori utili per le simulazioni sono riassunti in tabella 7.


Tabella 7: Caratteristiche fisiche dei camini della centrale turbogas ed emissioni in esercizio
E’ ragionevole immaginare che data la presenza di una molteplicità di materiali e sostanze nel combustibile, si possa stimare con maggior dettaglio l’emissione in fase di esercizio di un inceneritore tipo l’impianto in progetto. L’unica fonte affidabile rintracciata a riguardo è la banca dati realizzata da APAT (2000), che riporta una lista di sostanze emesse in fase di esercizio per un impianto paragonabile a quello in oggetto:
Inceneritore con combustione a griglia inclinata, temperatura di combustione 1100°C, 11% O2, temperatura dei fumi: 900°C con una permanenza nella camera di combustione oltre 2 secondi. Il sistema di abbattimento è composto da un sistema a secco con iniezione di Ca(OH)2 e carboni attivi (CA), filtro a maniche, riduzione di NOx con iniezione di NH3 nella camera di combustione. Questa configurazione è rappresentativa per nuovi impianti in Italia.
Si riportano in tabella 8, per confronto e per valutazione della qualità delle sostanze emesse, i coefficienti di emissione in aria estratta dalla banca dati APAT, e scalata dall’originaria unità di misura (g di sostanza emessa per Kg di rifiuto bruciato) a g/s, considerando la capacità di smaltimento dichiarata dal proponente pari a 12 t/h.
Si precisa che non si è tenuto conto, nelle simulazioni successive, di sostanze diverse da quelle dichiarate nel SIA.


Tabella 8: Fattori di emissione da APAT (2000)

Dai dati progettuali dichiarati, presenti nel SIA di Energia Modugno, è possibile effettuare il calcolo delle emissioni annuali della Centrale in tonnellate considerando un funzionamento di 8000 h/anno; tali dati possono essere riassunti e confrontati, come riassunto nella tabella 9 con i dati inseriti in input ai modelli calcolati considerando un funzionamento pari a 8760 h/anno (365 gg).
Si ritiene pertanto che le simulazioni modellistiche siano state realizzate in condizioni sufficientemente cautelative.

INQUINANTE
Data dichiarati nel progetto ENERGIA MODUGNO
in t/anno
(750 MWe, 8000 h)
Data modellati CNR-ISAC per emissioni
ENERGIA MODUGNO in t/anno
(750 MWe, 8760 h)
Data modellati da CNR-ISAC
per emissioni ECOENERGIA
in t/anno
(10 MWe, 8760 h)
NOx
1458
1612
139
Polveri
57,9
63
0,008
CO
577
631,4
---
SO2
0
---
0,034
Aromatico
---
2,4
---
Formaldeide
---
13
---
Tabella 9: Emissioni (t/anno) in input ai modelli confrontati con i dati dichiarati nel S.I.A. di Energia Modugno

4. SIMULAZIONI MODELLISTICHE DI RICADUTA AL SUOLO DEGLI INQUINANTI
Al fine di valutare l’impatto al suolo delle emissioni della centrale turbogas di Modugno sono stati utilizzati i modelli messi a punto dal CNR ISAC (Mangia et al. 2001, Schipa et al . 2003, Marra et al., 2005) e impiegati al fine della redazione del Piano regionale di Qualità dell’Aria (PRQA) che include simulazioni numeriche orarie di trasporto, dispersione e chimica per l’anno 2005 su tutta la Regione Puglia con passo griglia di 3km x 3 km per i seguenti inquinanti NOX, SOX, CO, O3.
Per poter valutare la situazione ex-ante e la situazione successiva all’accensione della centrale Turbogas, sono stati individuati due periodi significativi, un mese estivo e un mese invernale del 2005, e sono state condotte delle simulazioni sui domini di interesse, con e senza la centrale turbogas.
Di seguito si descrivono le emissioni dichiarate dal Proponente la CTE in oggetto (Fonte: ‘Progetto Preliminare - Relazione Tecnica’), integrate e specificate quando necessario per inizializzare la modellistica di simulazione della dispersione degli inquinanti.
La sorgente da simulare è costituita da due camini di altezza pari a 55 m ciascuno e aventi un diametro di 6 m. Le caratteristiche fisiche dei camini della centrale sono riassunte in tabella 10


H(m)
D(m)
T(°C)
V (m/s)
NOx (g/s)
CO (g/s)
Polveri (g/s)
HCHO
(g/s)
ARO1
(g/s)
Camino1
55
6
100
24.48
25.56
10.02
1.0
0.206
0.0375
Camino2
55
6
100
24.48
25.56
10.02
1.0
0.206
0.0375
Tabella 10: Caratteristiche fisiche dei camini della centrale turbogas ed emissioni in esercizio
Le prime sette colonne riportano le quantità dichiarate nel progetto preliminare del proponente, e sono in linea con le valutazioni tecniche e l’esercizio di analoghi impianti in Italia. Per quanto riguarda le polveri emesse, il Proponente non ne specifica le dimensioni (o lo spettro dimensionale). Nelle simulazioni si è tenuto conto che la combustione di gas naturale produce quasi esclusivamente particolato di diametro aerodinamico inferiore o uguale a un micrometro (PM1).
Le emissioni relative ai composti organici volatili (specie HCHO e ARO1) sono state ricavate da US-EPA (2000) e da Rotatori et al. (2004). Si rileva anche un differente dato riportato da ARPA Marche (2005) relativo ad un impianto di potenza inferiore, che presenta un fattore di emissione di COV non metanici totale oltre quattro volte superiore . Non potendo risalire con certezza alla ragione della discrepanza, sono stati mantenuti i valori desunti da una più ampia esperienza.
La scelta delle griglie di calcolo e dei periodi di simulazione è stata effettuata tenendo conto delle caratteristiche della sorgente, delle caratteristiche meteo-climatiche dell’area, dell’accuratezza e significatività dei campi di uscita e dei tempi computazionali.

4.1 Domini di simulazione
L’ubicazione della centrale termoelettrica a ciclo combinato rientra nel comune di Modugno, nelle immediate vicinanze del confine col comune di Bitonto, in via dei Gladioli.
Le coordinate della sua posizione sono le seguenti:
lat 41,103° Nord => Yutm = 4551,817 km
lon 16,750° Est => Xutm = 647,268 km

Sono stati considerati due domini di calcolo:
Dominio 1. Il dominio, centrato sull’ubicazione della centrale TG, ha un raggio di 10 km . La griglia è costituita da 40x40 celle con una spaziatura di 500m. (Figura 1)
Dominio 2. Il dominio, centrato sull’ubicazione della centrale TG, ha un raggio di 20 km. La griglia è costituita da 40x40 celle con una spaziatura di 1km (Figura 2)


Figura 1: Dominio di calcolo 1


Figura 2: Dominio di calcolo 2

Per poter effettuare le simulazioni meteorologiche orarie sui 2 domini è stato necessario effettuare le simulazioni meterologiche con il modello ECMWF/RAMS (Pielke et al. 1992) su domini più ampi a griglie innestate. In figura 3 sono mostrati le 2 griglie meteorologiche considerate, nella seconda delle quali sono stati poi innestati i 2 domini di calcolo ( dominio 1- griglia 3a e dominio 2 griglia 3b) per la centrale TURBOGAS. In tabella 11 sono sintetizzate le opzioni relative al setup modellistico.
In verticale l’atmosfera è stata suddivisa in 25 livelli di spessore differente a partire da 100m vicino la superficie e con un rapporto di circa 1.2 fino al 13° livello, fino a un massimo di 1000 m vicino al top. Il dominio verticale si estende a 13.5 km.
I modelli CALMET (Scire et al .2000), CALGRID ( Yamartino et al .1992) e CALPUFF(Scire et al. 2000b) sono stati applicati sulle griglia più interna, considerando 10 livelli in verticale.












CASCATA MODELLISTICA
RAMS
CALMET
CALGRID
CALPUFF
Griglia
3 griglie innestate
Griglia 1: 26x26
(Δx= Δy=36 km)
Griglia 2: 54x46
(Δx= Δy=9 km)
Nz: 25
Griglia 3a: 40x40
(Δx= Δy=500 m)

Griglia 3b: 40x40
(Δx= Δy=1 km)

Griglia 3a: 40x40
(Δx= Δy=500 m)
Griglia 3b: 40x40
(Δx= Δy=1 km)
Nz=10
Griglia 3a: 40x40
(Δx= Δy=500 m)
Griglia 3b: 40x40
(Δx= Δy=1 km)
Nz=10
Griglia 3a: 40x40
(Δx= Δy=500 m)
Griglia 3b: 40x40
(Δx= Δy=1 km)
Nz=10
Opzioni
Condizioni bordo
dati ECMWF
Modalità no-obs
Meccanismo chimico
SAPRC 90.
Condizioni al bordo:
CHIMERE.
Meccanismo chimico MESOPUFFII
Tabella 11. Setup del sistema modellistica utilizzato



4.2 Periodi di simulazione
La scelta dei periodi da simulare è stata effettuata tenendo conto delle esigenze di ARPA PUGLIA e dei tempi computazionali. Non potendo effettuare simulazioni per un intero anno meteorologico per mancanza di tempo, sono stati individuati due periodi significativi per le condizioni meteo/dispersive e per i quali fossero disponibili il maggior numero di dati misurati.
Sono stati considerati un periodo primaverile/estivo (maggio 2005) e uno invernale (dicembre 2005). Nei due periodi considerati si erano verificati alcuni episodi di inquinamento che avevano portato ad alte concentrazioni di ossidi di azoto e ozono. Nel mese di maggio 2005 erano inoltre disponibili i dati di una campagna di misure effettuate con il mezzo mobile.


4.3 Emissioni nei domini di simulazione
4.3.1 Emissioni Diffuse
Per le emissioni diffuse è stato considerato l’inventario delle sorgenti messo a punto nel PRQA della Regione Puglia. Nei 2 domini di calcolo rientrano i seguenti comuni: Molfetta, Giovinazzo, Bitonto, Grumo Appula, Modugno, Bari, Valenzano, Capurso, Casamassima e Noicattaro; parte dei comuni di Bisceglie e Ruvo di Puglia. Sono state pertanto considerate le emissioni diffuse di tali comuni ricavate dal PRQA e riportate nella Tabella12. Tali emissioni sono state sottoposte ad una procedura di disaggregazione spaziale e di modulazione temporale in modo da poter ricavare le emissioni relative a ciascuna cella dei domini di calcolo attraverso il pre-processore delle emissioni GEM-PP messo a punto nel PRQA.


 
CO (t)
COV(t)
NOx (t)
SOx (t)
Bari
14415
4873
5818
8238
Bisceglie
2454
753
897
536
Bitonto
2719
2776
1338
1262
Capurso
524
211
206
264
Casamassima
627
178
177
106
Giovinazzo
1079
282
436
207
Grumo
859
177
161
111
Modugno
6313
1091
2206
4492
Molfetta
2669
667
1033
741
Noicattaro
882
1056
314
219
Ruvo
1019
1139
409
348
Valenzano
574
184
150
130
Tabella 12: Emissioni annuali relative ai comuni appartenenti ai domini di calcolo
Sono state inoltre considerate anche le emissioni provenienti dal mare. A tale scopo sono state inserite nel dominio di calcolo le emissioni della specie Calgrid OLE3, per un totale di 0.031 g/s per 1 km2.
4.3.2 Emissioni Puntiformi
Nei domini di calcolo sono state inserite le maggiori sorgenti industriali già in esercizio e le cui caratteristiche principali sono riassunte nella seguente tabella:

Centrale termoelettrica ENEL -BARI
Aziende vetrarie Ricciardi- AVIR
Persbeton
Olearia Pugliese
O-I Manifacturing
Tabella 13: Emissioni industriali presenti nel dominio di simulazione

4.4 Tipologia di simulazioni
Per gli inquinanti gassosi sono state effettuate 2 tipi di simulazioni:
caso base + CDR: sono state considerate tutte le emissioni (diffuse e puntiformi) già presenti nei domini di studio nei periodi maggio e dicembre 2005
caso base + TURBOGAS: sono state considerate tutte le emissioni (diffuse e puntiformi) già presenti nei domini di studio con l’aggiunta delle emissioni della centrale turbogas.
Nel caso base si e’ valutata la situazione ex-ante, nel caso base + turbogas si è valutata la situazione con l’aggiunta della centrale turbogas. Dalla differenza tra le due si è poi ricavato il contributo della sola centrale turbogas. Questa procedura ha consentito di tenere in considerazioni i processi chimici non lineari che coinvolgono gli ossidi di azoto e i VOC.
Per gli inquinanti particellari sono state effettuate le simulazioni nei domini e nei periodi scelti considerando la sola emissione della centrale Turbogas, questo per mancanza di informazioni più complete sul particolato nell’area e i tempi brevi richiesti per le attività di simulazione.


5. RISULTATI DELLE SIMULAZIONI PER GLI INQUINANTI GASSOSI
Di seguito si riportano i risultati delle simulazioni per i vari casi di studio ottenuti con il sistema di modelli RAMS/CALMET/CALGRID in particolare per il biossido di azoto che risulta l’inquinante principale legato alle emissioni di una centrale turbogas.

5.1 Simulazioni Maggio 2005
Le figure 4a e 4b mostrano la concentrazione media mensile di NO2 (µg/m3) per il mese di maggio 2005 relativa al caso base e al caso base più l’aggiunta della turbogas.
Per quanto riguarda la situazione ex-ante si vede come la distribuzione di concentrazione media mensile di NO2 nell’area di Modugno nel mese di Maggio sia intorno ai 15-20 µg/m3. Risultato che e’ compreso tra i valori medi di concentrazione di NO2 misurati nella centralina di monitoraggio ENAIP e con le misure effettuate con il mezzo mobile (cfr. Tabella 14).
La Figura 5 mostra invece il contributo alla media mensile di NO2 della sola centrale turbogas: come si può notare, tale contributo non supera i 4.3 µg/m3 e la massima ricaduta si osserva nelle immediate vicinanze della centrale stessa.


Figura 4: Concentrazione media mensile NO2 (µg/m3) - MAGGIO 2005




 
Concentrazione media di NO2 (µg/m3)
Concentrazione massima di NO2 (µg/m3)
Stazione ENAIP
27.3
105.3
Mezzo mobile (dal 5/5/2005)
12.3
61.0
Modello Caso base
dominio di calcolo 1
10.8
79.6
Modello Caso base
dominio di calcolo 2
12.9
118.5
Tabella 14: Confronto tra i valori medi di concentrazione misurati e modellati a Modugno MAGGIO 2005

Figura 5 Contributo alla concentrazione di NO2 (µg/m3) della centrale turbogas - MAGGIO 2005



Per quanto riguarda i campi di concentrazione di ozono al suolo non si evidenziano nel dominio di simulazione apprezzabili differenze con l’aggiunta delle emissioni della centrale turbogas.


5.1.1 Simulazione caso più sfavorevole alla dispersione di inquinanti
Per poter valutare il contributo della centrale turbogas nelle condizioni peggiori è stata simulata una situazione in cui si è verificato un caso di calma di vento che ha avuto come conseguenza un aumento delle concentrazioni di inquinanti al suolo.
Il giorno 23 maggio 2005 si è verificato un aumento notevole delle concentrazioni di inquinanti al suolo come segnalato sia dalla centralina mobile che dalla centralina fissa (figura 6).

Figura 6: Media giornaliera di NO2 (µg/m3) misurata dalla centralina mobile. In rosso è evidenziato il picco osservato il giorno 23 maggio 2005.

In figura 7 sono mostrati i campi di vento ogni 6 ore relativi ai giorni 22-23 simulati con il modello meteorologico. Si vede come nei giorni 22-23 maggio si sviluppi una forte calma di vento.
















Figura 7: Campi di vento alle ore 00-06-12-18 del 23 maggio 2005 simulati con il modello meteorologico RAMS


La figura 8 mostra la concentrazione media giornaliera di NO2 (µg/m3) per il 23 maggio 2005 relativa al caso base e al caso base con l’aggiunta delle emissioni della centrale turbogas. In questo caso il contributo della centrale turbogas supera i 10 µg/m3.


Figura 8: Concentrazione media giornaliera di NO2 (µg/m3) il giorno 23 maggio 2005.


5.1.2 ImpattoCentrale biomasse CDR
La Figura 9 mostra la concentrazione media mensile di NO2 (µg/m3) per il mese di maggio 2005 relativa all’insediamento dell’inceneritore. Dalle immagini si vede come il contributo medio mensile di NO2 sia inferiore a 1 µg/m3 e l’area di massima ricaduta in media ricopra un raggio di 1km intorno alla centrale

Figura 9: Contributo alla concentrazione di NO2 (µg/m3) della centrale a biomasse/CDR - MAGGIO 2005


5.2 Simulazioni Dicembre 2005
Il mese di dicembre 2005 è stato un mese particolarmente critico da un punto di vista dell’inquinamento da NO2 come evidenziato dall’andamento della concentrazione di NO2 registrata nella centralina ENAIP-Modugno. La concentrazione media misurata è stata di 31 µg/m3 con un valore massimo orario registrato di 128 µg/m3.

Le figure10 a e b mostrano la distribuzione al suolo della concentrazione media mensile di NO2 (µg/m3) per il mese di dicembre 2005 relativa al caso base e al caso base con l’aggiunta delle emissioni della centrale turbogas. La Figura 11 mostra invece il contributo alla media mensile di NO2 della sola centrale turbogas: come si può notare, anche in questo caso il contributo della centrale turbogas è inferiore ai 5 µg/m3 e la massima ricaduta (sempre al di sotto dei 5 µg/m3) si osserva nelle immediate vicinanze della centrale stessa.



Figura 10 (a e b): Concentrazione media mensile NO2 (µg/m3) - DICEMBRE 2005


Figura 11: Contributo medio mensile alla concentrazione di NO2 (µg/m3) della centrale turbogas - DICEMBRE 2005



 
Concentrazione media di NO2 (µg/m3)
Concentrazione massima di NO2 (µg/m3)
Stazione ENAIP
31.2
127.8
Modello Caso base
dominio di calcolo 1
25.0
149.7
Modello Caso base
dominio di calcolo 2
15.5
145.0
Tabella 15: Confronto tra i valori medi di concentrazione misurati e modellati a Modugno Dicembre 2005


Anche in questo caso il contributo della centrale alle concentrazioni media di NO2 non supera i 4.5 µg/m3. Le immagini mostrano come a causa della prevalenza in questo mese di venti di bassa-media intensità dai quadranti meridionali il contributo medio più elevato sia nel raggio di 1 km intorno alla centrale.


5.2.1 Impatto inceneritore CDR
La figura 12 mostra la concentrazione media mensile di NO2 (µg/m3) per il mese di dicembre 2005 relativa all’insediamento dell’inceneritore. Dalle immagini si vede come il contributo medio mensile di NO2 sia inferiore a 0.6 µg/m3 e l’area di massima ricaduta in media ricopra un raggio di 1km intorno alla centrale














Figura 12: Contributo medio mensile alla concentrazione di NO2 (µg/m3) della centrale biomasse - DICEMBRE 2005


6. RISULTATI DELLE SIMULAZIONI INQUINANTI PARTICELLARI

L’impatto al suolo delle emissioni di polveri della centrale turbogas è stato valutato attraverso il sistema di modelli RAMS/CALMET/CALPUFF considerando l’emissione singola della centrale turbogas. L’assenza di un inventario dettagliato delle emissioni di particolato e una sua speciazione sul territorio non ha consentito l’utilizzo di modelli di gas/particolato più complessi. CALPUFF contiene al suo interno un modulo per la parametrizzazione delle trasformazioni chimiche, che consente di scegliere tra differenti opzioni a seconda della disponibilità dei dati di input. Per le simulazioni è stato adottato il meccanismo chimico MESOPUFF che consente di stimare la dispersione al suolo del particolato primario e secondario (SO4+NO3).
Le figure 13 (a-b-c) mostrano la concentrazione media mensile di PM (µg/m3) per il mese di maggio 2005, rispettivamente per il particolato primario, secondario e totale. Si vede come il contributo totale delle due componenti non supera gli 0.15 µg/m3

Figure 13 (a-b-c): Contributo medio mensile alla concentrazione di PM (µg/m3) della centrale turbogas - MAGGIO 2005


Le figure 14 (a-b-c) mostrano la concentrazione media mensile di PM (µg/m3) per il mese di dicembre 2005, rispettivamente per il particolato primario, secondario e totale. Si vede come in questo caso il contributo totale delle due componenti non supera gli 0.1 µg/m3.


Figure 14 (a-b-c): Contributo medio mensile alla concentrazione di PM (µg/m3) della centrale turbogas - DICEMBRE 2005


Le figure 15 (a e b) mostrano la concentrazione media mensile di PM Totale per l’inceneritore rispettivamente nei mesi di maggio e dicembre 2005. In entrambi i casi si vede come la concentrazione non superi gli 0.03 (µg/m3) e l’area di massima ricaduta sia in un raggio di 1-2 km.


Figure 15 (a-b): Contributo medio mensile alla concentrazione di PM TOT ( Primario +secondario) in (µg/m3) della centrale biomasse - rispettivamente per Maggio 2005 e Dicembre 2005


7. QUALITÀ DELL’ARIA RILEVATA MEDIANTE RETI FISSE

7.1 Qualità dell’aria nelle zone a massima ricaduta della CCGT e nell’intera Area Vasta – Particolato
La Rete Sorgenia, a regime, sarà costituita complessivamente da 6 stazioni fisse. Ad oggi sono attive due centraline: EN01 ed EN02, poste rispettivamente presso un sito dell’AQP in agro di Bitonto e presso la sede dell’Assessorato regionale all’Ecologia, in territorio del comune di Modugno. Tali centraline ricadono nelle aree di massima ricaduta delle emissioni della CCGT Energia Modugno definite dal SIA (e nelle successive integrazioni) e concordate con ARPA. Il decreto autorizzativo MAP prescrive infatti che, prima dell’entrata in esercizio della CCGT, sia effettuata un’adeguata valutazione delle qualità dell’aria nelle due aree di massima ricaduta, per un periodo di tempo non inferiore a un anno solare.

I report mensili allegati alla presente relazione riportano i valori di concentrazione al suolo nei mesi di maggio (a partire dal giorno 9), giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre 2007 registrati per gli inquinanti NO2, CO, Ozono, PM10, PM2,5 nelle 2 stazioni attive gestite da ARPA Puglia.
Per gli inquinanti NO2, CO, e PM10 le attività di validazione ed elaborazione dei dati e valutazione dei risultati sono eseguite secondo quanto previsto dal D.M. 60/02. Per l’ozono, la normativa di riferimento è il D. Lgs. 183/04. Per il PM2,5 non esistono limiti normativi di riferimento.

COMUNE
Ubicazione
Criteri scelta ubicazione
Distanza dalla centrale
STAZIONE
TIPO ZONA
TIPO STAZIONE
COORDINATE GEOGRAFICHE
Inquinanti monitorati







Latitudine
Longitudine

Bitonto
Pozzo n.4 AQP
Presso punto teorico max ricadute
ca. 2,6 km in direzione S - SO
EN 01
Rurale
Traffico/Industriale
41° 04’ 45’’
16° 44’ 43’’
NOX, CO, Idrocarburi, O3, PM2.5, PM10
Modugno
Sede Ass. Regionale Ecologia
Presso punto teorico max ricadute
ca. 1,0 km in direzione N - E
EN 02
Suburbana
Industriale
41° 06’ 31’’
16° 45’ 17’’
NOX, CO, Idrocarburi, O3, PM2.5, PM10,
Tabella 16 – Stazioni di Monitoraggio della Qualità dell’Aria SORGENIA attive

Nelle relazioni mensili si riportano i grafici (o i dati, nei casi di superamento dei limiti normativi) di concentrazione degli inquinanti monitorati per ogni cabina rispetto ai limiti fissati dalla normativa.
Gli inquinanti rilevati, come ad esempio gli idrocarburi metanici, per i quali la normativa vigente non prevede valori limite di concentrazione in aria ambiente, non vengono riportati nei documenti elaborati.
Nelle due stazioni vengono anche monitorati in continuo parametri meteorologici quali: temperatura (°C), Direzione Vento Prevalente (DVP, gradi), Velocità Vento Prevalente (VV, m/s), Umidità Relativa (%), Pressione atmosferica (mbar), Radiazione Solare globale (W/m2), Pioggia (mm).













Figura 16: localizzazione stazioni fisse EN01 ed EN02 rispetto al sito della CCGT Sorgenia


Il D.M. 60/02 (allegato X) stabilisce che la raccolta minima di dati di SO2, NOX, PM10, benzene e CO necessaria per raggiungere gli obiettivi per la valutazione della qualità dell’aria, per misurazioni in continuo, debba essere del 90% del periodo di tempo di riferimento (ora, giorno, anno), escludendo le perdite di dati dovute alla calibrazione o alla normale manutenzione degli strumenti.
Il D. Lgs. 183/04 (allegato VII) stabilisce che, per l’ozono, la raccolta minima di dati necessaria per raggiungere gli obiettivi per la valutazione della qualità dell’aria, per misurazioni in continuo, debba essere almeno del 75% nel periodo invernale e almeno del 90% nel periodo estivo.
La tabella che segue riporta la percentuale di dati orari validi registrati dagli analizzatori. Si sottolinea che si tratta di un’informazione indicativa del livello di efficienza della strumentazione, non essendo questo dato, calcolato su base mensile, raffrontabile con alcun parametro normativo.

STAZIONE
ANALIZZATORE
PERCENTUALE DI DATI VALIDI MAG-GIU
PERCENTUALE DI DATI VALIDI LUG-AGO
PERCENTUALE DI DATI VALIDI SET
PERCENTUALE DI DATI VALIDI OTT
EN 01 – AQP - Bitonto
NOx
81
92
78
78

CO
92
67
96
80

O3
77
84
95
80

PM10
94
78
100
79

PM2.5
/
/
/
6
EN 02 –ASS. ECOLOGIA - Modugno
NOx
83
100
100
65

CO
83
93
96
65

O3
83
65
96
65

PM10
61
93
96
68

PM 2.5
63
66
95
0
Tabella 17 – % dati validi Stazioni di Monitoraggio della Qualità dell’Aria SORGENIA – anno 2007 (mag-ott)
La percentuale di dati validi spesso è inferiore al 90%.
E’ da ritenere, comunque, che gli strumenti installati nelle due cabine poste nelle aree di massima ricaduta, poiché nuovi, avranno certamente necessitato di un periodo iniziale di avvio per potersi “stabilizzare” e pertanto, soprattutto nei primi due mesi è verosimile poter giustificare i valori bassi ottenuti come percentuale di dati validi in ogni mese di elaborazione.
Dall’avvio delle attività di validazione della Rete Sorgenia si sono registrati alcuni superamenti dei valori limite indicati dalla normativa per il PM10 e l’Ozono, come riportato nella tabella seguente.


RETE ENERGIA MODUGNO
STAZIONE
NO2
Biossido di azoto

(media oraria)
PM10
polveri sottili

(media giornaliera)
O3
Ozono

(media di 8 ore)


N. superamenti rilevati dal 09/05/2007
N. superamenti rilevati dal 01/10/2007 al 31/10/07
N. superamenti rilevati
dal 09/05/2007
N. superamenti rilevati dal 01/10/2007 al 31/10/07
N. superamenti rilevati
dal 09/05/2007
N. superamenti rilevati dal 01/10/2007 al 31/10/07

EN 01- AQP
(Bitonto)
0
0
25
8
32
0

EN 02 c/o Ass. Reg. all’Ecologia
(Modugno)
0
0
8
2
41
0
N. superamenti ammessi nell’anno civile 2007
18
-
35
-
25
-
Valore limite [g/m3] (1)
230
230
50
50
-
-
Valore bersaglio [g/m3]
-
-
-
-
120
120
(1) Il valore limite è il livello che non deve essere superato nel periodo di osservazione. Nel caso di superamento del valore limite, nell’arco dell’anno civile, per un numero di volte maggiore rispetto a quello indicato in tabella, le Regioni inseriranno la zona interessata in una lista di aree per le quali verranno redatti specifici piani o programmi di risanamento.
Tabella 18: Numero di superamenti dei valori limite e bersaglio rilevati

Appare evidente come nei primi sei mesi di funzionamento della Rete Sorgenia si sia verificato un numero significativo di superamenti solo nel sito denominato “AQP” per il PM10. Si rammenta che tale sito è posto in aperta campagna e che risente sicuramente del risollevamento delle polveri dei terreni circostanti. Tale centralina è anche relativamente vicina all’autostrada Bari-Napoli.

Per quanto riguarda l’ozono si fa presente che la formazione di questo inquinante secondario (O3) nella parte bassa dell’atmosfera è legata alla presenza di altri inquinanti (precursori) in concomitanza di fattori meteo-climatici favorevoli (elevata Radiazione solare e alte Temperature); le concentrazioni più elevate vengono generalmente riscontrate nella stagione calda (periodo primaverile ed estivo) a causa del forte irraggiamento solare. I dati rilevati nei sei mesi da maggio a ottobre (periodo in cui si registrano le temperature più elevate dell’anno solare) confermano quanto detto. Per questo inquinante sono stati registrati svariati superamenti del limite per protezione della salute umana di 120 g/m3, fissato dal D. Lgs. 183/04 e calcolato sulla media mobile delle 8 ore. Si tratta di una situazione ricorrente nel periodo estivo in aree estese e in particolari condizioni climatiche.

I dati della rete Sorgenia, validi a partire dal 09/05/07, sono stati confrontati con i dati di qualità dell’aria di PM10 e NO2 rilevati da altre stazioni fisse, alcune delle quali ricadono nell’area vasta oggetto del presente studio. Tra queste rientra la centralina di San Nicola (Rete del Comune di Bari), le stazioni Modugno-Enaip, Modugno Ciapi, Bari-Caldarola che fanno parte della Rete Regionale di Rilevamento della Qualità dell’Aria (RRQA). La collocazione rispetto al sito dell’impianto è indicata in figura17.
Le stazioni fisse di qualità dell’aria sono state classificate ai sensi del DM 60/02, in base alla classificazione dell’area in cui ricadono (Urbana, Suburbana, Rurale) e alla tipologia della sorgente inquinate di cui risentono prevalentemente (Traffico, Industriale, Fondo).
Si è pensato di confrontare le due centraline Sorgenia con cabine di stessa tipologia, e cioè ricadenti in aree suburbane/rurali, non distanti dalle aree industriali. In particolare è possibile raffrontare la stazione EN01 AQP (Rurale/industriale-Traffico) con Arnesano-Lecce (ST), Bari-San Nicola (ST), Manfredonia-Michelangelo (ST); la EN02 Modugno Ecologia (Suburbana/industriale) con Taranto Paolo VI (SI), Brindisi-Sisri (SI), Manfredonia-Michelangelo (FG).
La collocazione delle cabine di cui si riportano nei grafici seguenti i dati di PM10 e NO2, sono collocate così come indicato in figura 17


Figura 17 - Collocazione siti di monitoraggio della qualità dell’aria della RRQA, Rete Sorgenia e Rete Comune di Bari













STAZIONE
Dal 09/05
Giugno ‘07
Luglio ‘07
Agosto ‘07
Settembre ‘07
Ottobre ‘07
EN01 (AQP, Bitonto)
4
0
7
5
1
8
EN02 (Assessorato, Modugno)
0
0
5
1
0
3
BARI - SAN NICOLA
3
5
6
6
0
0
BARI - CALDAROLA
1
6
5
0
0
3
BRINDISI - SISRSI
0
1
2
1
0
0
ARNESANO (LE)
0
3
9
4
0
4
MANFREDONIA (FG) - MICHELANGELO
4
6
10
12
5
1
TARANTO – PAOLO VI
5
22
16
3
1
4
Tabella 19: Confronto dei superamenti del Valori Limite di PM10



Figura 18 - Superamenti del valore limite di PM10 calcolato come media giornaliera dal 9/05/07 al 31/10/07

Si evidenzia come la situazione dell’area di Modugno in relazione ai superamenti non sia peggiore rispetto ai valori mediamente rilevati nel resto del territorio pugliese.


Figura19: Confronto delle medie mensili di PM10 nella rete sorgenia e in alcune stazioni fisse pugliesi (rrqa, SIMAGE e Rete Comune di Bari) da giugno ad ottobre ‘07

Al fine di approfondire meglio l’andamento delle concentrazioni rilevati nei due siti a servizio della Centrale Sorgenia è stata elaborata una matrice di correlazione delle medie giornaliere di PM10 misurate con quelle rilevate anche in siti di altre Reti, come RRQA, rete SIMAGE (come Brindisi-SISRI) e rete del Comune di Bari (Bari-San Nicola).
Le condizioni meteo risultano essere il fattore predominante nella determinazione dell’andamento delle concentrazioni.


Tabella 20: Matrice di correlazione delle concentrazioni medie giornaliere di PM10 Dal I Luglio al 31 ottobre 2007

Le concentrazioni medie giornaliere di PM10 della rete Sorgenia correlano bene fra loro, ma un po’ meno coi dati che provengono dalla RRQA e dal Comune di Bari; ciò probabilmente è dovuto al fatto che gli analizzatori di PM10 hanno principi di funzionamento differenti. Sono stati estrapolati dai calcoli delle correlazioni i dati medi rilevati nei mesi di maggio e di giugno. Nei primi due mesi di avvio della rete Sorgenia le due stazioni erano completamente scorrelate con tutte le altre.



Figura 20: Confronto delle medie giornaliere di PM10 nella rete sorgenia e in alcune stazioni fisse pugliesi (rrqa, SIMAGE e Rete Comune di Bari) da luglio ad ottobre ‘07

Facendo uno zoom sui dati medi giornalieri di PM10 rilevati nell’Area Vasta oggetto del presente studio a partire dal I luglio 2007, dalla Rete Sorgenia, dalla stazione in via Caldarola-Bari (RRQA) e dalla stazione denominata Bari-San Nicola (rete del Comune di Bari), è possibile verificare che gli andamenti registrati sono simili.


Figura 21 - Confronto delle medie giornaliere di PM10 nella rete sorgenia e in altre due stazioni ricadenti nell’Area Vasta, da luglio ad ottobre ‘07


7.2 Qualità dell’aria nelle aree a massima ricaduta e nell’intera Area Vasta – NO2
I dati di NO2 della rete Sorgenia, validi a partire dal 09/05/07, sono stati confrontati con i dati di qualità dell’aria NO2 rilevati da altre stazioni fisse, alcune delle quali ricadono nell’area vasta oggetto del presente studio. Tra queste vi è la centralina Bari-San Nicola (Rete del Comune di Bari), le stazioni Modugno-Enaip, Modugno Ciapi, Bari-Caldarola che fanno parte della Rete Regionale di Rilevamento della Qualità dell’Aria (RRQA).


Figura 22: Confronto delle medie giornaliere di NO2 (media giornaliera in g/m3) nella rete sorgenia e in altre stazioni ricadenti nell’Area Vasta, da maggio ad ottobre ‘07

I dati medi giornalieri di NO2 rilevati nell’Area Vasta oggetto del presente studio a partire dal 9 maggio ‘07, dalla Rete Sorgenia, dalla stazione in via Caldarola-Bari (RRQA) e dalla stazione denominata Bari-San Nicola (rete del Comune di Bari), è possibile verificare che gli andamenti registrati sono simili.
Al fine di approfondire meglio l’andamento delle concentrazioni rilevati nei due siti a servizio della Centrale Sorgenia è stata elaborata una matrice di correlazione delle medie orarie di NO2 misurate con quelle rilevate anche negli altri siti della RRQA utilizzati per il confronto.




Correlazione NO2 maggio - ottobre 2007
EN 01 – Bitonto (SORGENIA)
EN 02 – Modugno (SORGENIA)
BA-Ciapi (RRQA)
Modugno ENAIP (RRQA)
EN 01
1,00
0,90
0,81
0,87
EN 02
0,90
1,00
0,80
0,93
BA CIAPI
0,81
0,80
1,00
0,83
MODUGNO ENAIP
0,87
0,93
0,83
1,00
Tabella21: Matrice di correlazione delle concentrazioni medie orarie di PM10.Dal 9 maggio al 31 ottobre 2007

Le concentrazioni medie orarie di NO2 della rete Sorgenia da maggio ad ottobre 2007, correlano bene fra loro e con i dati delle due stazioni della RRQA più vicine.
8. CONCLUSIONI
Il territorio in esame risulta interessato dallo sviluppo di nuova attività energetica che conduce a nuove emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera, che vanno ad aggiungersi a quelle preesistenti nell’area (attività antropica di tipo urbano e industriale).
La particolare posizione del territorio in esame, in un'area geografica antropizzata e con pressioni su diverse componenti ambientali, tra cui senz'altro la componente atmosferica, induce allo sviluppo di iniziative volte al risanamento della qualità dell’aria, rendendo necessarie valutazioni più ampie e complessive alla luce dello stato dell'arte delle conoscenze in merito.
La finalità di dette valutazioni non può che essere la ricerca della tutela e del risanamento della qualità dell’aria attraverso l’adozione di sistemi ottimali che rendano minimo l’impatto e il danno ambientale delle attività antropiche, attraverso diversi sistemi di controllo e, infine, attraverso lo sviluppo di attività di compensazione capaci di sottrarre all’ambiente emissioni aggiuntive operate da attività aggiuntive.

8.1 Immissioni al suolo
Gli inquinanti investigati per i quali si è valutato l’impatto al suolo relativi alla centrale turbogas sono stati NOx, O3 e PM.
Per quanto riguarda il biossido d’azoto (NO2) le simulazioni hanno messo in evidenza che il contributo medio alla concentrazione al suolo della centrale turbogas raggiunge valori massimi compresi tra i 4-5 µg/m3 in entrambi i periodi analizzati.
L’evoluzione della media giornaliera mostra come il contributo possa essere superiore a 10 µg/m3 in situazioni meteo/dispersive particolarmente sfavorevoli; valori, questi, che possono rendere utile stimare impatti sulla salute umana nell’area interessata. In media mensile l’area interessata dalle ricadute è in un raggio di circa 20 km.

Per quanto riguarda l’ozono (O3), le simulazioni hanno messo in evidenza come non esistano delle variazioni apprezzabili nella distribuzione al suolo nel dominio di calcolo considerato.
Si può aggiungere che la formazione di ozono è fortemente dipendente, in modo non lineare, dalla concentrazione assoluta (e relativa fra loro) di COV e NOx, come pure di altri radicali e composti. Una nuova sorgente rilevante di ossidi di azoto andrebbe dunque valutata su un dominio più vasto e con una precisa conoscenza di tutte le emissioni e contributi (p.es. il trasporto dalle aree marine).

Per quanto riguarda il particolato sono state effettuate delle simulazioni considerando tutto il particolato emesso come PM1 e valutando la componente secondaria legata essenzialmente alle emissioni di NOX con il sistema RAMS/CALMET/CALPUFF. Le simulazioni hanno messo in evidenza come le concentrazioni al suolo medie sui due periodi considerati sono comprese tra 0.1 e 0.15 µg/m3.
Gli inquinanti investigati per i quali si è valutato l’impatto al suolo relativi alla centrale biomasse CDR sono stati NOx, O3,PM.
Per quanto riguarda il biossido d’azoto le simulazioni hanno messo in evidenza che :
il contributo medio alla concentrazione al suolo della centrale a biomasse nei periodi analizzati è dell’ordine di 1 µg/m3;
in media mensile l’area interessata dalle massime ricadute è in un raggio di circa 1km.

Per quanto riguarda l’ozono, le simulazioni hanno messo in evidenza come non esistano delle variazioni apprezzabili nella distribuzione al suolo nel dominio di calcolo considerato.
Per quanto riguarda il particolato sono state effettuate delle simulazioni considerando tutto il particolato emesso come PM10 e valutando la componente secondaria legata essenzialmente alle emissioni di NOX con il sistema RAMS/CALMET/CALPUFF. Le simulazioni hanno messo in evidenza come le concentrazioni al suolo medie sui due periodi considerati sono comprese tra 0.01 e 0.05 µg/m3.


8.2 Confronto con i SIA
Il confronto con le simulazioni delle immissioni al suolo stimate nei SIA dei proponenti (turbogas e inceneritore) suggerisce alcune considerazioni:
La concentrazione media annua al suolo di NO2, nei SIA, risulta di almeno un ordine di grandezza inferiore a quanto calcolato in questa valutazione come incremento medio mensile (almeno nella parte del dominio spaziale interessato alle ricadute). Tale differenza non sembra spiegabile dalla sola diversa copertura temporale (due mesi in differenti stagioni contro un anno) ma richiede ulteriori approfondimenti, in special modo su come è considerata diversamente la meteorologia (ed in particolare il rimescolamento verticale degli inquinanti, e le calme di vento).
Analoga discrepanza quantitativa si rileva nel massimo orario di concentrazione di NO2, che nei casi peggiori ha superato di 4 volte quanto riportato nei SIA.
Anche per quanto riguarda l’immissione di PM, i SIA sottostimano di circa un ordine di grandezza rispetto alle presenti simulazioni.


8.3 Misure di controllo e compensazione
Trattandosi di nuove infrastrutture che vanno ad aggiungersi in un territorio già esposto a pressioni ambientali nella matrice atmosfera, si vuole infine segnalare come una gestione integrata degli impatti (mutuata p.es. dalla avanzata esperienza del California Air Resource Board) richieda di agire sia sul fronte delle tecnologie di controllo (filtri, combustori, retroazioni), sia dal lato degli interventi di compensazione.

I valori limite di concentrazione nelle emissioni in atmosfera per l’NOx e il CO, come da decreto MAP n. 55/09/2004 per Sorgenia, si possono confrontare anche con quelli di altre centrali CCGT, di stessa tipologia quindi, autorizzati negli anni scorsi.
Alcune informazioni, estratte dai decreti di autorizzazione, relativamente ad altri valori limite di emissione prescritti, sono così riassunti nella tabella 22.

INQUINANTE
(MASSIMO MEDIA ORARIA rif. 15% di O2)
ENRGIA MODUGNO
(mg/Nm3)
ENERGIA TERMOLI
(mg/Nm3)
CENTRALE IMOLA (80 MW)
(mg/Nm3)
CENTRALE JESI ENERGIA
(mg/Nm3)
CENTRALE EDISON-CANDELA
(mg/Nm3)
NOx
30
50
15
45
50
CO
30
30
10
50
30
SO2
/
/
3,5
/
/
PTS
/
/
/
/
< 4/
NH3
/
/
2,5
/
/
Tabella 22 – Valori limite di emissioni in atmosfera dai decreti autorizzativi

Esempio significativo è quello del recente (del 15/02/2006) decreto autorizzativo per la centrale turbogas di Hera a Imola, da 80 MWe.
E’ da osservare che tale Centrale, con sistema Dry Low NOx, ha avuto tra le prescrizioni anche il rilievo in continuo del PM10 e dell’ammoniaca, oltre ad avere valori limite massimi di emissione più bassi per ossidi di azoto e monossido di carbonio.
Il sistema DLN garantisce la possibilità di raggiungere concentrazioni di NOx significativamente inferiori a 50 mg/Nm3. La tecnologia DryLow-NOx è una BACT (Best Available Control Tecnology) per le Centrali turbogas e consente di raggiungere concentrazioni di NOx pari a 30 mg/Nm3.

Nel decreto autorizzativo rilasciato per la Centrale HERA si fa riferimento alla questione delle emissioni di particolato primario e secondario, in termini di PM10. Il PM10 totale è dato dalla sommatoria del PM10 primario e PM10 secondario generato dalla conversione in atmosfera di NOx e NH3 in nitrato d’ammonio che va a formare il particolato secondario. Per il calcolo sono stati considerati i coefficienti per l’Italia indicati dalla Commissione Nazionale per l’Emergenza Inquinamento atmosferico nella relazione del 21/03/05.
Si prescrive che l’impianto dovrà garantire bilanci emissivi di NOx, CO e PM10 totale (primario e secondario).
Il suddetto recente decreto per la centrale di Imola prevede tra le prescrizioni un sistema di abbattimento polveri e il monitoraggio del PM10 a camino.

Relativamente alle turbogas destinate alla produzione massiccia di energia elettrica, livelli significativamente (fino a 10 volte) inferiori di emissione di ossidi di azoto (rispetto ai 30-50 mg/Nm3 oggi realizzati con le turbine Dry-Low-NOx) sono raggiunte con la prescrizione dei filtri a riduzione selettiva catalitica (SCR), che sono efficaci anche nel controllo nel CO e dei COV. L’impiego di SCR è considerato BAT (Best Available Tecnique) dalla commissione per l’IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) che ha emesso nel luglio 2006 il documento di riferimento (BREF, da cui è stata tratta la fig. 5.1) per le grandi centrali a combustione (EC-IPPC, 2006). Siccome i filtri SCR prevedono l’utilizzo di ammoniaca, l’impatto positivo vede come contropartita la necessità di controllare e regolare l’immissione residuale di questa sostanza in atmosfera, che per la propria reattività è anch’essa tra i precursori di particolato secondario.


Figura 23 Schema di SCR tratto da EC-IPPC (2006)


Per l’impianto in questione, si raccomanda, pertanto di:
1. Inserire, nel Sistema di Monitoraggio delle Emissioni al camino, anche un analizzatore di polveri PM10 e PM2.5;
2. prendere in considerazione l’installazione della tecnologia SCR (BAT) per l’abbattimento degli NOx da integrare con l’esistente DLNOx e, al tempo stesso (es. Centrale Mantova), fissare limiti di emissione più bassi per l’NO2 (es. CCTG Imola con limite pari a 15 mg/m3 per gli NOx). L’accoppiamento dei due sistemi DryLow-NOx e SCR consente di raggiungere concentrazioni di NOx pari a 5 mg/Nm3 (fonte : BAAQMD, California, usa).
3. Fissare un limite di emissione anche per il particolato fine (come fatto per la centrale di IMOLA) e per l’NH3
4. Prevedere misure di compensazione, da parte del Proponente, sia delle emissioni di CO2 che di polveri e NOx;
5. Analizzare i trend di qualità dell’aria successivamente all’accensione della centrale, al fine di valutarne gli impatti in termini di ricaduta al suolo di inquinanti emessi (ante-operam e post-operam).

Un’altra raccomandazione significativa riguarda il fatto che le stime presenti di emissioni in atmosfera sono formulate (e verificate al camino) ad impianto perfettamente funzionante e a pieno regime. Ma dal momento che il mercato dell’energia vede il proliferare di fornitori e produttori in grado di offrire energia elettrica di diversa origine e quantità, un impianto turbogas potrebbe vedersi “costretto” a modulare la propria potenza o ad essere spento e riacceso per mancanza di domanda continua (24 ore al giorno, per tutto l’anno escluso le fermate tecniche). E’ acclarato che in questo caso le emissioni aumentano (in modo non facilmente prevedibile, peraltro), e l’impatto nell’ambiente di queste variazioni dipende appunto da modalità e frequenza degli eventi in questione, denominati start-up e shut-down (s&s); anche in questo caso la normativa internazionale più avanzata ed attenta (BAAQMD, 2007) prevede di regolamentare in sede autorizzativa questi eccessi di emissioni, attraverso un’articolata serie di prescrizioni che integra il monitoraggio di ogni evento di s&s, la valutazione delle emissioni aggiuntive, la limitazione sia delle emissioni aggiuntive per evento sia del numero degli eventi.

Infine, va ricordato che una politica di tutela e risanamento di qualità dell’aria trova uno strumento di pratica attuazione nel principio di compensazione (Emission offset, BAAQMD 2007). Questo viene messo in pratica attraverso l’individuazione delle sostanze che non possono essere emesse nell’ambiente circostante senza una garanzia effettiva e certificata che il proponente della nuova attività emissiva realizzi contestualmente (anche ed auspicabilmente in cooperazione con diversi attori del territorio interessato) l’eliminazione di una uguale (tutela) e maggiore in proporzione prescritta (miglioramento) quantità di sostanza.








Epidemiologia


La valutazione dell’eventuale impatto sulla salute della popolazione generale legata alla Centrale Turbogas di Modugno è stata realizzata attraverso tre linee di attività:
1. Revisione sistematica delle informazioni contenute nel SIA e della letteratura scientifica in merito ai fattori di rischio per la salute umana;
2. Valutazione dello stato di salute delle popolazioni residenti nei comuni interessati dall’opera;
3. Calcolo dell’ impatto sulla salute, in termini di numero di casi in eccesso rispetto all’atteso, per le diverse patologie considerate.

1. Revisione della letteratura scientifica
Al fine di orientare la valutazione dell’impatto sulla salute umana associato al funzionamento della centrale turbogas, è stata realizzata una analisi sistematica della letteratura che ha condotto a ritenere l’inquinamento atmosferico quale principale fattore di rischio per la salute umana
In particolare, in base alla revisione dei dati disponibili, le principali emissioni delle centrali turbogas a ciclo combinato alimentate a gas naturale riguardano il biossido di azoto (NO2), il particolato fine e ultrafine (di diametro inferiore a 1 µ) e microinquinanti quali Composti Organici Volatili (COV, tra cui il più rappresentato è la formaldeide), gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) e i metalli pesanti.
A partire da queste informazioni, da un lato è stato approfondita l’indagine su precedenti analoghe valutazioni già effettuate in Italia e all’estero e, dall’altro, è stato creato – attraverso un software di gestione della bibliografia (EndNote) che consente la ricerca nei principali motori di ricerca generalisti e disciplinari sulla base di selezionate parole chiave – un data base delle principali referenze di letteratura.
Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico sono tradizionalmente distinti in effetti a breve ed a lungo termine. Nel primo insieme rientrano soprattutto quelli sulla patologia respiratoria, cardiovascolare e sulla mortalità generale legati a picchi di inquinamento, caratteristici soprattutto delle aree urbane. Nel secondo quelli a lungo termine, in particolare sui tumori delle vie respiratorie.
Per quanto riguarda, nello specifico, gli effetti associati alle emissioni rilasciate da questo tipo di impianti, va evidenziato che c’è un ampio consenso sul minore impatto ambientale e sanitario rispetto a centrali di produzione di energia alimentate con altre fonti, persino rispetto al fotovoltaico, fatta eccezione per le centrali nucleari, come si può osservare dalla seguente tabella tratta da un articolo di Krewitt W et al (Risk Analysis, 18:4; 377-383,1998).

In considerazione della tipologia e dell’entità degli inquinanti emessi, la valutazione degli effetti sulla salute ha riguardato la mortalità e l’ospedalizzazione per tutte le cause di malattia, le patologie cardiovascolari, le patologie respiratorie e tra queste nello specifico l’asma bronchiale e le broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO), il tumore al polmone.

2. Valutazione dello stato di salute delle popolazioni residenti nei comuni interessati dall’opera
La valutazione dello stato di salute è stata realizzata attraverso l’esecuzione di un’indagine epidemiologica di tipo descrittivo, con uso di dati sanitari correnti relativi sia alla mortalità che ai ricoveri ospedalieri, con il calcolo dei principali indici epidemiologici per tutte le patologie, ponendo particolare attenzione a quelle in possibile relazione con i fattori di rischio in studio.
Lo scopo era quello di evidenziare eventuali specifiche criticità del territorio in termini di profilo di salute che potrebbero determinare una particolare vulnerabilità rispetto ad un’ulteriore pressione ambientale rappresentata dalla nuova centrale.
Il primo approccio per la valutazione dello stato di salute di una comunità e, in particolare, di eventuali eccessi di patologie neoplastiche nel territorio comunale è stato lo studio dell’andamento della mortalità per causa, condotto attraverso l’Atlante Cislaghi che, nella sua più recente versione (Versione 2005) fornisce immagini spaziali attendibili, analitiche e sostenute da adatti test statistici. L’analisi è stata condotta con la collaborazione del gruppo di lavoro del Registro Tumori Jonico-Salentino dell’OER Puglia.
Con l’utilizzo dell’atlante è possibile ottenere la descrizione delle cause di morte a livello comunale e l’individuazione di punti di aggregazione spazio-temporale (cosiddetti cluster) anomala di decessi che possono suggerire la presenza di reali aumenti di rischio. Naturalmente a seguito dell’individuazione di cluster o comunque di eccessi locali di rischio sarà necessario approfondirne le cause mediante studi di epidemiologia analitica, per evitare bias di tipo ecologico.
I dati di mortalità implementati nel software dell’Atlante Cislaghi sono di provenienza ISTAT e comprendono gli anni 1981-2001. Per motivi di privacy è possibile effettuare ciascuna analisi su un minimo di tre anni cumulativi (es. 1999-2001) e su aree di almeno 10.000 abitanti.
Nello studio geografico dell’area di Modugno le procedure utilizzate sono state le seguenti: è stato per prima cosa individuato il centroide (Modugno) del cerchio di riferimento, quindi è stato scelto un raggio di 30 Km a partire dal centro del centroide, che racchiude quindi il comune centroide ed i comuni circostanti entro il raggio prefissato.
Successivamente sono stati scelti gli anni. Per una valutazione di trend temporali è possibile, come è stato fatto nel caso in questione, scegliere diversi quinquenni consecutivi (1981-1986; 1987-1991; 1992.1996; 1997.2991), ovvero considerare l’intero periodo temporale. Sono stati quindi selezionati i codici di malattia (sulla base della Classificazione Internazionale delle Malattie, IX revisione, definita ICD IX) riferiti alla causa di morte di interesse, con la possibilità di analizzare insieme cause consecutive o non consecutive. Per lo studio sono state prese in considerazione 1) tutte le cause di morte (codici ICD IX 001-999); i tumori del polmone (codici ICD IX 162); i tumori della vescica (codici ICD IX 188); le leucemie (codici ICD IX 204-208).
In ultimo sono state scelte le variabili per l’elaborazione statistica (sesso, popolazioni di riferimento, metodi di standardizzazione) e sono stati definiti i tipi di output grafico (mappe di frequenza) e testuale (statistiche comunali).
La misura di associazione utilizzata è il Rapporto Standardizzato di Mortalità (SMR), che corrisponde al rapporto tra casi osservati di una specifica patologia e il numero di casi attesi in considerazione del corrispondente dato in una popolazione di riferimento (in questo caso la popolazione della regione Puglia). Essendo pertanto il rapporto O/Ax100, un valore di SMR superiore a 100 indica un eccesso nel territorio studiato rispetto a quanto si realizza nel resto della regione.
Analizzando una mappa occorre chiedersi se essa evidenzi o meno una struttura spaziale e cioè se i decessi si dispongono in modo casuale o se possano essere il risultato di un processo determinato da fattori presenti nello spazio analizzato.Gli elementi di interesse epidemiologico più importanti sono la presenza di tendenze spaziali, di discontinuità tra aree contigue e di aggregati di casi.
Le patologie e le variabili utilizzate sono state:
1. Mortalità Generale: separato per maschi e femmine, periodo 1981-2001.
2. Mortalità per tutti i tumori: separato per maschi e femmine; periodo 1981-2001 e stratificazione per quinquenni.
3. Mortalità per tumore del polmone: separato per maschi e femmine; periodo 1981-2001; per il sesso maschile stratificazione per quinquenni.
In sintesi, l’analisi ha permesso di rilevare l’assenza di specifiche aggregazioni spazio-temporali di rischio per i periodi e le patologie studiate, in entrambi i sessi.
Mortalità per tutte le cause: non si evidenzano specifiche criticità. Si rileva in particolare un eccesso di circa il 30% nel Comune di Binetto nel sesso maschile (135 decessi osservati vs. 103 attesi).
Mortalità per tutti I tumori: eccessi pari al 9% circa presenti in entrambi i sessi nel comune di Bari; nel sesso maschile si segnala l’eccesso nel comune di Binetto (19%) e di Giovinazzo (13%). Si segnala l’incremento del 12% di rischio nel sesso femminile nel comune di Modugno nell’ultimo quinquennio esplorato 1997-2001.
Mortalità per tumore del polmone: eccessi nel comune di Molfetta (16%), di Giovinazzo (10%) e di Bitritto (9%) nel sesso maschile e nel sesso femminile dove però generalmente gli scostamenti sono di poche unità.
Alcune fluttuazioni riscontrate non si confermano nei periodi successivi e sembrano da attribuire alla normale variabilità casuale.
Il Comune di Modugno presenta tassi di mortalità generalmente inferiori a quelli del resto della regione Puglia.
Tab. 1 Mortalità per tutte le cause: 1981-2001;– sesso maschile -
 
 
STIME DI FREQUENZA
 
 
km
nome dei comuni
osserv.
attesi
S.M.R.
popolaz.
tot. decessi
0
MODUGNO
2019
2246,6
89,87
17904
2019
5,4
BITETTO
694
844,46
82,18
4556
694
5,9
BITRITTO
639
586,66
108,92
4149
639
6,1
BARI
28762
27381
105,04
167464
28762
7,2
PALO DEL COLLE
1379
1429
96,5
8782
1379
8,1
BITONTO
3766
3748,8
100,46
26316
3766
8,7
BINETTO
135
103,23
130,77
758
135
9,2
SANNICANDRO DI BARI
748
834,34
89,65
4308
748
9,7
VALENZANO
971
1028,4
94,42
7398
971
9,9
GRUMO APPULA
1081
1134,5
95,28
5964
1081
11,6
ADELFIA
1163
1356,6
85,73
7076
1163
12
TRIGGIANO
1723
1737,6
99,16
11838
1723
12,3
CAPURSO
776
865,17
89,69
6455
776
12,7
TORITTO
693
769,77
90,03
3996
693
14,1
CELLAMARE
193
183,17
105,37
1553
193
14,8
GIOVINAZZO
1633
1586,9
102,9
10151
1633
18,3
NOICATTARO
1342
1356,6
98,93
10391
1342
20,3
MOLFETTA
5529
5872,7
94,15
31988
5529
20,4
RUTIGLIANO
1225
1329,5
92,14
7994
1225
20,7
TERLIZZI
2159
2127,2
101,49
13097
2159
21,3
ACQUAVIVA DELLE FONTI
1813
2073,5
87,44
10154
1813
21,5
CASSANO DELLE MURGE
871
977,35
89,12
5039
871
25,1
RUVO DI PUGLIA
2476
2399,9
103,17
11987
2476
25,9
MOLA DI BARI
2174
2354,7
92,32
12866
2174
Tab. 2 Mortalità per tutte le cause: 1981-2001– sesso femminile -
 
 
STIME DI FREQUENZA


km
nome dei comuni
osserv.
attesi
S.M.R.
popolaz.
tot. decessi
0
MODUGNO
1847
1784,2
103,52
18194
1847
5,4
BITETTO
643
650,5
98,85
4656
643
5,9
BITRITTO
555
551,53
100,63
4134
555
6,1
BARI
27170
27120
100,18
178065
27170
7,2
PALO DEL COLLE
1410
1313
107,39
9224
1410
8,1
BITONTO
3544
3385,1
104,69
27346
3544
8,7
BINETTO
109
93,86
116,13
776
109
9,2
SANNICANDRO DI BARI
729
797,84
91,37
4353
729
9,7
VALENZANO
791
904,3
87,47
7508
791
9,9
GRUMO APPULA
1059
970,34
109,14
6080
1059
11,6
ADELFIA
1076
1120,7
96,01
7290
1076
12
TRIGGIANO
1556
1574,9
98,8
12178
1556
12,3
CAPURSO
739
718,7
102,82
6573
739
12,7
TORITTO
681
710,46
95,85
4269
681
14,1
CELLAMARE
148
140,05
105,68
1534
148
14,8
GIOVINAZZO
1400
1220,9
114,67
10434
1400
18,3
NOICATTARO
1178
1115,3
105,62
10310
1178
20,3
MOLFETTA
5312
5939,2
89,44
33321
5312
20,4
RUTIGLIANO
1188
1229
96,66
8210
1188
20,7
TERLIZZI
2065
1809,3
114,13
13208
2065
21,3
ACQUAVIVA DELLE FONTI
1696
1732,2
97,91
10443
1696
21,5
CASSANO DELLE MURGE
870
855,59
101,68
5278
870
25,1
RUVO DI PUGLIA
2348
2322
101,12
12690
2348
25,8
MOLA DI BARI
725
718,95
100,84
13172
725

Tab. 3 Mortalità per tutti i tumori: periodo 1981-2001


Maschi
Femmine
 
TUTTI TUM M 81-01
STIME DI FREQUENZA


STIME DI FREQUENZA


km
nome dei comuni
osserv.
attesi
S.M.R.
osserv.
attesi
S.M.R.
popolaz.
tot. decessi
0
MODUGNO
549
602,86
91,07
386
375,49
102,8
18194
1847
5,4
BITETTO
152
220,28
69
131
127,87
102,45
4656
643
5,9
BITRITTO
178
156,59
113,67
110
103,78
105,99
4134
555
6,1
BARI
8289
7573
109,46
5827
5368,2
108,55
178065
27170
7,2
PALO DEL COLLE
336
370,2
90,76
232
246,83
93,99
9224
1410
8,1
BITONTO
926
994
93,16
668
660,57
101,13
27346
3544
8,7
BINETTO
34
28,4
119,73
11
18,66
58,95
776
109
9,2
SANNICANDRO DI BARI
182
217,83
83,55
135
141,62
95,33
4353
729
9,7
VALENZANO
260
281,25
92,44
182
183,54
99,16
7508
791
9,9
GRUMO APPULA
253
294,04
86,04
195
185,06
105,37
6080
1059
11,6
ADELFIA
302
349,99
86,29
188
214,6
87,6
7290
1076
12
TRIGGIANO
414
475,57
87,05
298
314,6
94,72
12178
1556
12,3
CAPURSO
192
233,23
82,32
153
148,34
103,14
6573
739
12,7
TORITTO
179
199,51
89,72
119
127,98
92,98
4269
681
14,1
CELLAMARE
53
49,43
107,23
35
30,61
114,36
1534
148
14,8
GIOVINAZZO
501
439,95
113,88
305
271,06
112,52
10434
1400
18,3
NOICATTARO
343
378,76
90,56
248
238,64
103,92
10310
1178
18,3
CASAMASSIMA
287
354,65
80,92
217
211,34
102,68
7238
1035
20,3
MOLFETTA
1702
1557,1
109,3
1005
1071
93,84
33321
5312
20,4
RUTIGLIANO
302
355,15
85,03
220
233,44
94,24
8210
1188
20,7
TERLIZZI
534
559,41
95,46
346
353,63
97,84
13208
2065
21,3
ACQUAVIVA DELLE FONTI
486
527,51
92,13
318
325,74
97,62
10443
1696
21,5
CASSANO DELLE MURGE
245
259,9
94,27
185
158,4
116,79
5278
870
25,1
RUVO DI PUGLIA
581
636,91
91,22
370
423
87,47
12690
2348
25,8
SAMMICHELE DI BARI
174
219,89
79,13
151
136,7
110,46
3646
725
25,9
MOLA DI BARI
618
627,54
98,48
418
413,69
101,04
13172
2103
27,3
TURI
241
312,97
77
147
192,24
76,47
5574
932

Mortalità per tutti i tumori: periodo 1981-2001 – Mappe
Maschi

Femmine


Tab. 4. Mortalità per tutti i tumori: periodo 1981-2001, stratificati per quinquennio nel Comune di Modugno
Maschi Femmine


Tab. 5 Mortalità per tumore del pomone: periodo 1981-2001

Mortalità per tumore del polmone: periodo 1981-2001 – Mappe
Maschi

Femmine


Tab. 6. Mortalità per tumore del polmone: periodo 1981-2001, stratificati per quinquennio nel Comune di Modugno
Maschi
 
STIME DI FREQUENZA


ANNI
osserv.
attesi
S.M.R.
popolaz.
tot. decessi
81-86
38
42,05
90,38
17225
527
87-91
32
45,22
70,76
18247
431
92-96
43
49,66
86,59
18382
538
97-01
47
52,68
89,22
17926
523

Il secondo step ha previsto l’analisi del profilo di salute con i dati più aggiornati disponibili, in termini di mortalità e morbosità, della popolazione residente in un’area compresa in un raggio di 10 km dal sito di installazione (dati OER Puglia), corrispondente all’area di interesse valutata nello Studio di Impatto Ambientale fornito da Energia. L’indagine ha visto una proficua e fattiva collaborazione dell’OER Puglia che ha fornito il numero assoluto di casi, i tassi grezzi specifici per sesso e per età per 10.000 abitanti all’anno, i tassi standardizzati per età e sesso (utilizzando la popolazione pugliese come popolazione standard) per 10.000 abitanti all’anno, per le seguenti patologie:
1. Mortalità (periodo 2001-2004): tutte le cause, tutti i tumori, tumore di trachea, bronchi e polmoni, tumore della vescica, linfoma di Hogdkin, linfoma non Hogdkin, leucemie; malattie dell’apparato respiratorio, malattie del sistema cardiovascolare.
2. Ospedalizzazione (periodo 2001-2005): tutte le cause, tutti i tumori, malattie dell’apparato respiratorio, asma bronchiale, BPCO, malattie del sistema cardiovascolare.
I tassi standardizzati per 10.000 abitanti sono quindi stati riportati su mappe e contraddistinti da gradienti di colore per facilitarne la lettura.
Dai risultati ottenuti – riportati di seguito in mappe che riportano i tassi comunali di mortalità e ospedalizzazione standardizzati per 10.000 abitanti/anno sulla popolazione pugliese - si ricava che generalmente il profilo di salute dell’area è confrontabile con quello del resto della regione Puglia.
Si riscontrano tuttavia criticità nei ricoveri per tutte le malattie respiratorie, per le broncopneumopatie croniche ostruttive e per asma.








3. Calcolo dell’ impatto sulla salute, in termini di numero di casi in eccesso rispetto all’atteso, per le diverse patologie considerate.
Per il calcolo dell’impatto sanitario, in termini di mortalità e morbosità, è stato utilizzato il software AIRQ versione 2.2.3 prodotto e distribuito dal “WHO European Centre for Environment and Health”.
Per la valutazione dell’impatto sulla salute sono state operate alcune scelte fondate, oltre che sulle due precedenti fasi dello studio, anche sui risultati dell’analisi modellistica condotta per ARPA Puglia dall’ISAC-CNR di Lecce e descritta in dettaglio nel capitolo “Impatto sulla qualità dell’aria” della presente relazione.
Ai fini dell’indagine qui illustrata, sono state prese in considerazione l’area e l’entità della ricaduta al suolo degli inquinanti (NO2, particolato).
Dai modelli prodotti, si evince che per quanto riguarda il particolato nella sua totalità (sia primario che secondario) la massima ricaduta al suolo è compresa tra 0,01 e 0,08 e non raggiunge in nessun caso concentrazioni di 0,1 µg/m3. Per tali motivi, ritenuto che il contributo aggiuntivo delle emissioni previste dalla centrale non modifichi sostanzialmente gli attuali livelli di particolato aerodisperso, non si è proceduto a stimare l’impatto sulla salute, anche per motivi tecnici legati al software che non prevede la possibilità di effettuare calcoli per incrementi dei livelli dell’inquinante considerato inferiori a 1 µg/m3.
Per quanto riguarda NO2, si osserva che la ricaduta massima è compresa in un range di concentrazione pari a 3,71 e 4,35 µg/m3 ed interessa essenzialmente l’area industriale del Comune di Modugno.
Il calcolo dell’impatto è stato condotto per valutare in modo cautelativo gli effetti sanitari associati ad incrementi di NO2 di 5 µg/m3. In particolare si è deciso di prendere in considerazione le concentrazioni medie di 1 ora di NO2 sia per motivi associati ai limiti previsti dalla normativa, sia per la tipologia degli effetti sanitari - di tipo irritativo - che risentono maggiormente di picchi di concentrazione anche di breve durata.
Il software, mediante l’uso di alcune equazioni che tengono conto della distribuzione dei livelli di inquinamento e dei tassi grezzi di mortalità e/o morbosità in una determinata popolazione calcola l’impatto sanitario, in termini di mortalità o morbosità in eccesso, dovuto all’inquinamento.
Le funzioni di rischio (con relativi Intervalli di Confidenza IC al 95%), che correlano causa (livelli di inquinamento) ed effetti (outcomes) derivano da studi internazionali.
Le funzioni di rischio utilizzate dal software sono Rischi Relativi (RR), che corrispondono al rapporto tra tasso di incidenza dell’evento sanitario nella popolazione esposta all’incremento stimato dell’inquinante e tasso di incidenza nei non esposti. La quantificazione dell’impatto sulla salute da esposizione ad un certo fattore di rischio, nella fattispecie gli inquinanti ambientali, in epidemiologia è misurato mediante il rischio attribuibile (RA) nella popolazione. Tale RA è la frazione di casi di mortalità che possono essere attribuiti all’esposizione di una data popolazione, per un certo periodo di tempo, assumendo che ci sia un’associazione causale tra l’esposizione e l’esito sanitario in mancanza di importanti fattori confondenti: viene calcolato a partire dai RR.
La definizione della proporzione di esposti all’interno della popolazione generale viene effettuata sulla base della delimitazione delle aree di massima ricaduta ricavata dai modelli previsionali.
Una volta stabilita questa proporzione, la distribuzione d’esposizione della popolazione si realizza suddividendo i livelli dell’inquinante in fasce di concentrazione e calcolando la frequenza annua dei giorni in cui tale range di concentrazione si realizza.
Per poter valutare l’entità degli effetti sanitari occorre definire delle soglie di “concentrazione obiettivo”, di confronto con la situazione reale, al di sotto delle quali si presuppone non esistano tali effetti: si tratta pertanto di soglie di non effetto.
L’analisi restituisce gli effetti sulla mortalità e/o sui ricoveri in eccesso in termini numerici, calcolando l’impatto della differenza tra il livello di concentrazione ambientale teorico e quello reale.
Nel nostro studio, sono stati utilizzati i dati di NO2 misurati nell’arco del 2006 dalla stazione di monitoraggio sita presso lo stadio San Nicola di Bari facente parte della Rete del Comune di Bari, che si trova entro l’area compresa nel raggio di 10 km oggetto di indagine: tale scelta è stata condizionata dalla necessità di disporre di una serie storica annuale completa e il più possibile rappresentativa dell’area in studio. I dati di sintesi di NO2 misurati sono riportati nella seguente tabella:
Valori di NO2 (µg/m3) - 2006
 Valore Medio Annuo
41
Valore Medio Invernale
46
Valore Medio Estivo
35
98° percentile
84
 

Valore Massimo Annuo
92
Valore Massimo Invernale
92
Valore Massimo Estivo
79

Dal momento che è stato assunto di studiare gli effetti dell’incremento massimo di NO2 pari a 5 µg/m3, è stata costruita una tabella che riporta la frequenza assoluta di giorni in cui si sono determinati range di concentrazioni crescenti di tale entità nel 2006, la frequenza cumulativa, la percentuale assoluta sul totale di giorni di misure valide e la percentuale cumulativa.
In tal modo si ottiene una rappresentazione della distribuzione di fasce di concentrazione di NO2 nell’area, a partire dalla quale il software calcola la distribuzione dell’esposizione della popolazione.
Range Concentrazione
n. giorni
Giorni cumulativi
%
% Cumulativa
<5
1
0
0,28
0,28
5-9
0
1
0,00
0,28
10-14
4
5
1,12
1,40
15-19
12
17
3,37
4,78
20-24
11
28
3,09
7,87
25-29
19
47
5,34
13,20
30-34
37
84
10,39
23,60
35-39
70
154
19,66
43,26
40-44
41
195
11,52
54,78
45-49
108
303
30,34
85,11
50-54
0
303
0,00
85,11
55-59
0
303
0,00
85,11
60-64
0
303
0,00
85,11
65-69
27
330
7,58
92,70
70-74
0
330
0,00
92,70
75-79
0
330
0,00
92,70
80-84
0
330
0,00
92,70
85-89
0
330
0,00
92,70
90-94
0
330
0,00
92,70
95-99
0
330
0,00
92,42
100-124
0
330
0,00
92,70
125-149
24
354
6,74
99,44
150-174
1
355
0,28
99,72
175-199
1
356
0,28
100,00
<=200
0
356
0,00
100,00



La stima dei morti in eccesso da attribuire all’NO2 è stata effettuata considerando soglie di non effetto pari a 40 µg/m3, corrispondente agli attuali livelli medi di NO2, e 50 µg/m3, valore guida calcolato come 50° percentile delle concentrazioni medie di 1 ora rilevate durante l’anno.
In modo conservativo, anche se è evidente che la massima ricaduta si determina nella sola zona industriale – dove non vi sono abitazioni - del Comune di Modugno, è stato considerato esposto 1/4 della popolazione residente nello stesso comune corrispondente a circa 15.000 persone.
Inputando i dati sopra descritti, il software ha applicato ai tassi grezzi (rapporto tra n. eventi/popolazione a rischio nell’anno considerato) dell’evento sanitario di volta in volta oggetto di valutazione la funzione di rischio corrispondente.
Gli effetti sanitari studiati sono stati:
Mortalità Generale;
Mortalità per patologie cardiovascolari;
Mortalità per patologie respiratorie;
Ricoveri per malattie respiratorie nella fascia di età 15-59 anni;
Ricoveri per malattie respiratorie in soggetti di età superiore a anni;
Ricoveri per broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO).
Per quanto riguarda la mortalità generale, a fronte di un tasso grezzo di mortalità di 589 per 100.000 abitanti del Comune di Modugno, è stato applicato un RR=1,0015 per incrementi di 5 µg/m3 di NO2, considerando i due livelli di soglia di non effetto assunti. Il software, come detto, sulla base della tabella di frequenza delle concentrazioni misurate, distribuisce la proporzione di esposti e calcola per ciascuno strato di esposizione l’impatto (tabella con soglia di 40 µg/m3):

Pertanto, si può osservare che, stimando un incremento di 5 µg/m3 di NO2, si determina un eccesso cumulativo di morti per tutte le cause pari a 8,9, considerando anche livelli di concentrazione estremi. Tuttavia, dalla tabella si evidenzia come l’85% dell’esposizione si realizza a livelli di concentrazione fino a 65 µg/m3 e in corrispondenza di tale dato l’eccesso di decessi è pari a 1,8.
Di seguito si riportano le tabelle relative ai risultati per tutti gli eventi sanitari considerati.




*Non direttamente stimabile: applicate le funzioni di rischio disponibili per la mortalità cardiovascolare





Considerazioni conclusive:

La revisione della letteratura disponibile indica che, seppur presente, gli effetti negativi per la salute umana associati alle centrali alimentate con gas naturale sono limitati: tali effetti sono associati alle emissioni in particolare di NO2 e di particolato ultrasottile, nonché dalla composizione chimica di quest’ultimo e riguardano effetti a breve termine (aumento della mortalità e della morbosità per tutte le cause e per malattie cardiovascolari e respiratorie), nonché a lungo termine (aumento del rischio di tumore polmonare).
Rispetto a queste patologie, il profilo di salute della popolazione residente nell’area di interesse non è significativamente diverso da quello del resto della regione. Fanno eccezione le patologie dell’apparato respiratorio, e nello specifico le broncopneumopatie cronico-ostruttivo e l’asma bronchiale, che mostrano tassi elevati di mortalità e ricovero e rappresentano pertanto uno specifico elemento di vulnerabilità dell’area rispetto ad eventuali incrementi di fattori di rischio ambientali.
Nel caso in studio, le ricadute al suolo di particolato non sono tali da modificare gli attuali livelli e pertanto non sono stati considerati ai fini dell’impatto sulla salute umana, mentre è stato valutato l’effetto associato ad incrementi di NO2.
Le stime di impatto sulla salute calcolate con approccio cautelativo per i livelli di inquinamento da NO2 generalmente osservati nell’area e gli incrementi massimi attesi sono tali da non alterare il quadro epidemiologico complessivo locale.
Bisogna tuttavia tenere conto che le stime prodotte risentono:
Della bassa numerosità;
Dell’utilizzo di tassi grezzi di mortalità e morbosità che non tengono in conto la distribuzione del sesso e dell’età nella popolazione, variabili che possono influenzare le stime;
Del profilo di inquinamento specifico per centralina;
Del parametro di inquinamento scelto (stime più alte se si prende in considerazione la media oraria di NO2 piuttosto che la media annuale).
Alla luce di quanto sopra espresso si ritiene opportuno attivare una costante sorveglianza dei dati ambientali e sanitari che consenta una verifica delle stime previsionali alla luce delle misure osservate.